Each man kills the thing he loves





Ognuno uccide quello che ama: la ragione per poter avere, o l’amante per potersi avere.

Ogni genere uccisione è l’estrema ricerca di liberazione da ciò che ferma una volontà di vita. Direi, ancora, che si uccide anche quando l’amore (o meglio, una passione) diventa ciò che fissa l’arbitrio. Quando intossicano un arbitrio di fissazione, tutte le passioni diventano droghe. Con le sentimentali, anche le politiche, e anche le religiose: giusto per citare le maggiori “bustine”: in genere, sconsideratamente “tagliate”. Nessuna passione é vera (tanto meno l’amore) tanto quanto si propone il cosciente fine di fissare una vita altra alle proprie condizioni. In prevalenza succede sia perché vi sono soggetti che esistono a sé stessi solo se schiavizzano lo spirito altrui, e solo perché trovano soggetti bisognosi di una schiavitù che può giungere a costituirsi come una fondante ragione di vita. Una qualsiasi fondante ragione è un amore solo se coscientemente condiviso, e tanto quanto è condiviso. Vuoi da una parte o dalla controparte, in assenza della volontà di paritaria condivisione (e nella volontà di perseguire comunque la la ragione della dipendenza fra le parti) si origina lo stupro della volontà altra, quando non lo stupro della totalità della vita altra. Chi uccide la causa di una intossicata e intossicante passione (pur avendone bisogno) altro non fa che sostituire la causa di tossicodipendenza da fissata passione con un’altra fissante passione: l’accecamento del fallimento. Per quanto riescano ad uccidere chi amano, i tossicodipendenti da qualsiasi bisogno rischiano di condannarsi ad un ergastolo che trova fine nella loro fine: esistenzialmente totale che sia, o parziale che possa diventare. – Datata – Corretta e meglio mirata nell’agosto 2021