Droga: delizia e nequizia.

La sua affermazione (la droga è un anestetizzante) non mi giunge nuova: sarà perché l’ho pensato anch’io. Se fosse, in una malata perché errata ricerca di sè stessi, allora la droga è “medicina”. Se fosse, che senso ha rendere tossico – delinquenti quelli che pur dipendendone, lo sarebbero naturalmente ma non culturalmente se solo fosse socializzata? E’ se la droga anestetizzasse ogni dolore alla forza della vita: lo spirito? Se fosse, sarebbe la protezione massima, ma è da “mamma” o da “mammana”? Non so quanto sia vero che la droga sia mamma: certamente la droga procura un alveo psichico che alla mente dell’occupato da quella sostanza può evocare una maternale oasi.  Se chi usa la droga lo fa per tornare all’oasi del suo principio, allora, intossicante è la droga o un fuori che motiva la ricerca a ritroso? Il proibizionismo con il quale ci curiamo degli avvelenati dai tossici che produciamo, che senso ha se proibire procura dei dolori che, nei casi che abbiamo fatto diventare più gravi, solo la droga può anestetizzare? Per liberare e liberarsi dalla droga perché non cominciamo col liberarci da precostituiti giudizi, dal momento che questi non fanno altro che inchiodare più pesantemente la condizione del drogato?

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima –