Nell’Omosessualità, per deviazione dell’acqua.

Per andare al lavoro passo davanti la chiesa di s. Zeno. Specialmente nei festivi, sul marciapiede della strada che porta alla piazza della chiesa si siede una zingara. Saluta. Ricambio il saluto. Si aspetta un’offerta. Non la faccio: odio far la carità: mi umilia. Se mi dicesse: regalami una spesa lo farei. Mi costerebbe più di un euro di superiorità ma molto di più il piacere. Molto di più, il senso dell’uguaglianza fra poveri, al di là del fatto che uno dei due possa maggiormente: almeno all’apparenza. Davanti l’ingresso laterale della chiesa, staziona un altro povero. Sui quaranta. Solido di struttura. Prima di quello c’era la donna che si è trasferita nella strada dove passo. Ancora prima di quello c’era un mutilato: romeno mi è parso. Per qualche giorno c’è stata anche un’altra donna: sparita. Strano. Non che si trovino in tutti i cantoni, i posti in cui la mercificazione della povertà può diventare un buon stipendio. Di quel mutilato non mi piace la figura. E’ una forza che sento non provata da fatica o da disgrazia. Mettendomi al posto delle anziane e degli anziani che andando a messa gli passano davanti la sento intimidente. Non che faccia qualcosa per spaventare, ma, sappiamo che può far spaventare anche un semplice modo di posizionarsi sia con il corpo che in un dato spazio e/o luogo. A proposito di intimidazione non espressa. Ho il terrore dei cavalli. Lo domino ma è più forte di me. Sulla sponda dell’Adige, nella zona che chiamano Lazzaretto ogni tanto passa qualche cavaliere. Un pomeriggio ne viene uno verso di me. Cacchio! L’argine che in quel posto permetteva il passaggio non era largo più di un tre metri: forse neanche. Da una parte e dall’altra del passaggio le rive erano era ripide. Troppo per una ritirata strategica, così, a panico più o meno fermo aspetto che il cavallo mi passi davanti. Man mano che il cavallo s’avvicina mi irrigidisco. Non posso farne a meno. A due passi da me il cavallo rallenta, tituba. Dal centro del passaggio si scosta sino alla ripida alla sua destra. Mi guarda, allarga un occhio da pazzo, scrolla la criniera, nitrisce. Ripreso dalle redini del cavaliere, mi supera. Mi sa che dal sollievo abbiamo sospirato tutti e due! Non saprei proprio dirvi come la mia paura del cavallo sia diventata la sua paura di un… asino ma questo è successo. Se un cavallo è in grado di sentire lo stato d’animo di una forza potenzialmente pericolosa anche se in alcun modo espressa, a maggior motivo, direi, lo può una persona. In ragione dell’esempio, se fossi il parroco chiederei a quel povero di non mettersi su quello stretto passaggio. Fisime? Può darsi. Un paio di giorni fa, seduti al tavolino della birreria all’angolo della piazza dove usualmente passo c’erano tre giovani. Due ragazze ed un ragazzo. Sono Sinti e sui venti, direi. Il ragazzo ed io ci guardiamo. A suo tempo ho avuto non pochi amanti Sinti, ed il soldo era ultima e non necessaria cosa. Più dal soldo erano sedotti dalla personalità del seduttore. Cercavano un’ospitalità del cuore più che della casa. Cercavano forme d’affetto, amorevolezza, eguaglianza. Non sono una figura così smaccata di Finocchio, ma certamente sono smaccatamente diverso dagli anziani standard. Per il gruppo tribale Sinto (ma anche per il nostro devo dire!) ogni diverso da usuali schemi è necessariamente un Finocchio. A maggior ragione l’avranno pensato, vedendo che più delle ragazze ho guardato il ragazzo: “è il nostro “difetto e’ fabbrica!” Vaglielo a dire che stavo pensando al lavoro e non al sesso! Nella mia direzione avanza un ragazzo più giovane: sinto anche questo. Mi saluta. Lo saluto. Lo avrei detto dai 16 ai 18 anni, ma, avrebbe potuto averne anche meno. E’ fortissimo, in loro, il divario fra età somatica ed età anagrafica. Il fatto che debbano affrontare la vita (la loro e la nostra) ancora in età infantile (ammesso, e ne dubito, che abbiano avuto il possesso di quell’età) li rende, anche fisicamente precoci, oltre che esperenzialmente. Non per tale fatto sono uomini, ma per tale fatto miraggi di maschio. Sbagliano, gli assetati di sesso e/o d’affetto, e/o d’amore (?) che non sanno (e/o rimuovono) che i miraggi di maschio o di femmina appaiono veri dove il percorso sessuale di un’età maggiore è arido. Nell’Omosessualità, per deviazione dell’acqua.

Marzo 2008 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.