Ricordi dal Gabinetto

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Verso i venti (forse meno) sono stato cameriere al Gabinetto di Lettura di Este. Ore assolutamente vuote, nel pomeriggio. E dalle sale grandi, inquietanti silenzi mi venivano incontro. In genere domande. A lato del bar, il salone da ballo. Lungo. Alto. In 800, penso. Sul palco, un piano. Risposta senza domande anche quello. Per lunghi pomeriggi. Scocciato dal silenzio, un qualcosa che voleva una risposta, m’ha preso. Mi sono seduto sullo sgabello, ed ho esplorato la tastiera. Arriva un socio. Giovane. Ora avvocato. Non sapevo che sapessi suonare, mi dice. Non ricordo cosa gli ho risposto; ricordo che sono tornato alla macchina del caffè.

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