La nostra Commedia

Mi hai costruito monumenti. Costituito ordinamenti. Detto sui monti. Fissato sui dipinti. Offerto, morti. Il tutto, nei percome che dichiari a mio nome! Che ne sai di me, tu, nato dalla terra ma frutto della tua serra? Che ne sai del mio nome, tu, cincischio di vocali dai rami disceso forse solo per il peso! Lo rispettano di più quelli che non sanno! Quelli che non ti sono causa di danno!  Quelli che non bruciano la vita dei figli!


Pabloz: questa poesia è scritta da Dio!
IO: non dirlo in giro, ti prego! Lo sai solo tu che è stata scritta da Me!
Pabloz:

eh, eh, ti ho stanato.. sai, non ne ero sicuro, per cui ho usato una frase che tutto sommato poteva voler dire semplicemente “è scritta davvero bene!” [con la “d” minuscola l’avrei capito da me, Pabloz!] Invece, caro Dio, al quale non credevo, mi appari sul blog – altro che Madonna ai pastorelli nella grotta, questi sì che sono effetti speciali! E quindi: che devo fare ora? Crederti? Pregarti? Dirti osanna, osanna nell’alto dei Cieli? Ma era vera la storia dell’angelo Gabriele? E il logo della croce, è stata una cosa studiata a tavolino o è venuta fuori così, da sola? Toglimi queste curiosità!!


Dopo essermi ascoltato gli scrivo:

La Genesi? Una menestrellata! La Bibbia? Un’inventata! Gabriele non mi cale. Maria? Buona donna! Suo figlio? Osanna! La Croce? Na’ rogna! Poi, come neve sulla china, il resto è venuto a slavina! Ora lasciami la giacca! Ti basti sapere, che non ho fatto nessuna gogna! C’è chi lo pensa? Sua la vergogna!


Stupefatto da cotanta confessione, Pabloz replica: Mio Dio, allora non era vero niente l’asino il bue e tutta quella gente? E la stella cometa, fammi capire, qual’era la sua vera meta? Ci hai cacciato dal tuo giardino, (a sberle: eppure Adamo era il tuo bambino), e hai sussurrato parole nelle orecchie dei profeti: così per secoli una mandria di esegeti ha letto, spulciato, commentato e interpretato, per arrivare a cosa? Ad un nulla senza posa. La giacca te la tiro, e scusa se mi adiro: vieni in questo mondo prima che venga su, e ti cacci, io, per sempre a fondo!


“Dio”: lo dici a me o a Vitaliano?

Pabloz:

Be’, in questa sera memorabile, ho avuto il dono dell’apparizione di Dio su un blog. A chi dovrei rivolgermi, quindi, a Vitaliano che leggo sempre, o a Te che non ti avevo mai sentito prima? Però ora il sonno, che credo sia, come tutte le altre cose, una tua invenzione per fregarci qualcosa, mi strappa dalla tastiera, e mi trascina verso il talamo nuziale. Ti saluto dedicandoti l’incipit canzone, che se non conosci ti consiglio di andare a cercare… Notte Dio, fai il bravo – e non piovere, che ho lo stendino fuori!


“È successo quello che doveva succedere. Ci siamo addormentati perché è venuto il sonno a fare il nostro periodico ritratto. E per somigliarci a noi più che noi stessi, ci vuole fermi, che appena respiriamo, e mobili ogni tanto, come un tratto sicuro di matita. Ecco che siamo la viva immagine di una distilleria abusiva che goccia a goccia secerne puro spirito. Noi dietro una colonna ridevamo per l’aneddoto, e ci contrastava amabilmente su aria, fiato e facoltà vitale, su brio d’intelligenza, sull’indole e sull’estro, soffio, refolo, vento e venticello, sull’essenza e sulla soluzione, sul volatile e sulla proporzione, sul naturale e sul denaturato. E poi sulla fortuna. La fortuna non c’entra quando una cosa per terra si posa…”


IO:

Non so per quale accostamento (forse la comune fede nelle possibilità della vita) ma il “quando una cosa per terra si posa” mi ha evocato “sotto la neve pane” Le “divine commedie” che ci siamo mandati, Pabloz, al momento sono solo grano. Domani, chissà?! Comunque andranno le Cose ed il Pane e qualunque idea tu abbia di Me, in quanto Dio continuerò a fare quello che voglio! Quindi, lascerò a te, “l’ultima cosa che per terra si posa”. Ciao (Aprile 2021 – Per “cosa” intendevo la parola)


Pabloz:

Caro Dio – a questo punto insisto – leggendo il nostro scambio di commenti e di rime, ho pensato che questo è uno dei post più divertenti che ci sono in giro… perciò, alla faccia dei diritti d’autore (in fondo, in questo momento, siamo come Lennon e McCartney), lo pubblico anche da me… e poi a dormire, ripetendo il finale di questo post!


IO – Uomo di poca fede, ne dubitavi?

Non ricordo quando ma ho scoperto che l’incipit era il testo di una bellissima canzone inglese. Non ricordo di chi. Neanche ricordo se devo allo stesso Pabloz quella scoperta. Non conoscendo quella lingua non potevo sapere che la cosa posata posata per terra un ubriaco. Completamente fuori strada, quindi, il mio commento. L’ho scritto: prima o poi troverò dove.

Giugno 2006 – Rivista nel Dicembre 2020 – Ottobre 2021 – Non l’ho ancora riletta.


VERSO LA VITA E ALTRE STORIE