Nonostante le lacrime

E’ venerdì: le abitudini chiamano. Le seguo. Comincio il giro delle cappelle: S. Zeno rione, le Rigaste, la Bra, via xx Settembre, Porta Vescovo. Da Porta Vescovo torno alla Bra. Dalla piazza vado verso la stazione. Davanti la stazione una chiesa e davanti la chiesa la panchina di marmo dove solitamente mi siedo per fumarmi qualche sigaretta. È occupata da un tipo. Indossa un abito blu. Sartoriale. L’abusivo occupante di una panchina che ormai porta il mio nome ha il capo posato su un borsone di pelle. Il tipo (sui cinquanta) sembra addormentato. Non mi suscita niente. Proseguo. Ripasso dalla panchina dopo una decina di minuti. Davanti al tipo si è fermato un Suv Mercedes. C’è proprio speranza proprio per tutti, mi dico. Faccio il giro all’incontrario, e dopo tempo ritorno alla panchina. Sulla panchina anche una donna. Stessa età. Stessa qualità dell’abito. Proseguo. Per un grido d’angoscia sussulto. Allarmato, mi giro verso i due panchinati giusto in tempo per vedere che la donna è salita in macchina ed è partita! A livello Codice, quella partenza ma senza stridio di gomma. Buon segno, mi dico. Vuol dire che sa ancora usarsi nonostante le lacrime che ha sparso sul Tizio.