Immagini sul fondo

Avevo visto l’immagine che dico sul fondo della tazza dove avevo appena bevuto un caffè: rappresentava un anziano. Non sono in grado di sapere chi sia stato. Posso solo crederlo per via di altre supposizioni. La manifestazione di uno spirito su questo piano della vita necessariamente dimostra il ritorno della sua forza. Può anche dimostrare che non l’ha lasciato. Oppure, che si manifesta o no in ragione di infinite ragioni o casi. Quell’immagine era a capo chino, come sta chino un dolente per errori. Se lo è, allora, necessariamente, è una entità separata dal Principio della Vita, tanto quanto è dolente. Se è lontana dal Principio della Vita tanto quanto è dolente, ciò significa che gli è avversa? Certamente no. Se è volta alla ricerca del Bene, per quanto lontana dal quel Principio, comunque (secondo lo stato del proprio stato é figura di bene: al più, in errore. Possiamo dire che una figura è di male solamente se sappiamo con certezza che si è spiritualmente collocata in quello stato. Della certezza, però, in quell’ambito non abbiamo alcun possesso.

Se non medianità, stranezze.

Come malamente la ricordo, le racconto l’esperienza medianica di qualche anno. Tramite di medianica conoscenza fu un amico. Quando sentiva di dover scrivere puntava la biro sul foglio. La penna tracciava scritti non sempre facilmente leggibili, ora dei profili di volti, o immagini di personalità bestiali: sorta di incroci fra teste di cane e quella di scimmia.

Qualche volta l’immagine di Tobj, un molosso nero che al mio amico era mancato per cimurro. In diversi casi è intervenuto Robert Kaufman: pensatore svizzero (di Brema o di Berna, non ricordo) vissuto ai tempi della Rivoluzione francese. Kaufman una volta si disegnò: viso piccolo e ovale. Indossava un colletto rotondo, a pieghe inamidate: credo lo si dica “alla Medici”. Fu Kaufman ad avvertirmi “di stare attento perché c’era molta negatività”.

Non precisò se dentro di me o presso di me. Di Kaufman, lo spirito di Cesira “disse”: “ Gira da queste parti un tipo stranissimo”. Kaufman aveva una scrittura a ”penna d’oca” ma l’usava solo per poche righe. Si rivolgeva a me dicendomi “Illustre collega”. Proprio non capivo dove stava il mio illustramento, ne dati i miei approssimativi studi dove potevo essergli collega. Per quanto compiaciuto ne ero anche imbarazzato. Dei suoi scritti disse ”che non si era conservato nulla di importante.”

Tempo dopo ebbi anch’io della possibilità medianica. Diversamente dall’amico che IN GENERE riceveva scritture e/o disegni, io ricevevo solo disegni. Diventava “scrittura” (e messaggio) l’interpretazione che ne davo. Cessai quella facoltà man mano cessai di confidare su quel mondo. Capii così, che senza confidenza non è possibile attuare alcuna medianità. Capii, inoltre, che la medianità, più che un dono degli spiriti è da considerarsi un emozionale ricatto. I cosiddetti doni dello Spirito, infatti, creano delle forti dipendenze.

Anche Cesira (mia madre adottiva) si complimentava con me per la mia intelligenza: proprio non capivo. Cesira era preoccupata perché continuavo a frequentare delle “zone scure”; non perché con poca luce come inizialmente ho pensato ma perché coscienze con poca luce come poi ho capito. I primi tempi subii la sua preoccupazione ma poi tornai alla mia volontà; non c’era solo bisogno di piacere in quelle zone ma anche bisogno di capire, così, la mia ricerca del piacere è stato tramite sia del capire che del far capire.

Naturalmente, per quello che ho saputo e/o potuto. Fra i miei corrispondenti vi fu anche Giovanni della Croce: un carattere spiritico molto forte (sempre ché sia stato lui) e con il quale (sino a quando lo allontanai) non corrisposi più di tanto. Vi furono delle personalità tossicodipendenti; anche in quello stato erano restii ad ammettere la loro tossicodipendenza. Nel usare la mia forma di scrittura, più di una volta mi capitò di sentire che la penna non toccavo la carta.

Aprendo gli occhi, mi accorgevo che stavo ”scrivendo” per aria. In quei momenti, il braccio era leggero al punto da sollevarsi per moto proprio. Dopo quelle esperienze di levitazione, per quanto di ”relativa” importanza, capii benissimo i voli di Giovanni della Croce, di Teresa d’Avila e di altri. Scendere da quei picchi di beatitudine significa ritrovare il peso della carne; ed è di tutto fuorché piacevole.

Qualche tempo fa, sempre nella tazza del caffè, i residui della polvere composero due cuori. Uno più grande dell’altro. La parte destra del più piccolo stava sopra l’altro. Nel più piccolo, nella curva che si congiunge in basso, sulla punta si era disegnato il profilo di un volto di un quarantenne senza capelli e senza barba. Avrebbe anche potuto essere l’immagine di qualsiasi volto ma il naso, inconfondibile, era quello dell’Anziano.

A mio parere, il significato del messaggio è questo: il cuore è vita. Più si è collocati nel cuore della Vita (nell’immagine, il cuore più grande) più si è nel Principio della Vita. Poiché al Principio della Vita il cuore è giovane, più ci si avvicina al cuore della Vita più quella vita ci colloca nella sua giovinezza. Essendo forza, quella giovinezza, ne consegue che più si è collocati nel Principio della Vita, più lo Spirito ci rende giovani perché nella sua vita, forti.

Dal momento che il cuore è il simbolo dell’amore, più si è collocati vicino al cuore della vita più si è collocati nell’amore della Vita. Naturalmente, si è collocati nel cuore della Vita tanto quanto si corrisponde con i suoi principi.

Urla e stridor di denti

Alla data che cito (Marzo 2020) ho visto che le conclusioni che all’epoca avevo tratto dal “messaggio” erano verosimili perché mi era piaciuto considerarle tali. Preso atto di questo ho fortemente tagliato la lettera.

Anni fa, in una sera di agosto ci fu un fortissimo temporale. Al mio rientro, sulla scrivania che avevo sotto la finestra c’era anche il giornale che trattava dei “delitti dell’autostrada”: era pressoché inzuppato. Stavo per buttarlo, invece, ho seguito un impulso contrario. Una volta asciutto l’ho aperto. L’inchiostro aveva composto un’insieme di immagini. All’interno della testa di una fiera (un leone) si evidenziavano tre immagini di bestie. La più grande aveva sulla schiena una più piccola. A fronte, un’altra bestia, più piccola di quella più grande, ma più grande di quella sulla schiena della maggiore. Le une di fronte all’altra, si fronteggiavano minacciandosi. Credo sia stato Dante a parlare di “urla e stridor di denti”. Se avessi potuto sentire quelle immagini, quello avrei sentito. Non ho più aperto quel giornale: è fra le carte.

Immagine e Simbologia

L’immagine in blue è formata da frecce azzurre. Indicano le quattro fondamentali direzioni della vita: verso il “basso”, verso “destra”, verso “sinistra” e verso “l’alto”. Con le frecce in tutte le direzioni e per tutti i significati simbolici di basso, alto, destra sinistra, intendo dire che per vivere il mio reale sono andato per tutte le direzioni. In ragione dello stato del proprio spirito ciò vale per tutti. Al posto del quadrato avrei dovuto metterci un cerchio ma se al quadrato diamo il senso più simbolico dell’agorà come luogo della vita, va bene anche così.

Ho sentito un po’ di fastidio per quella verso il basso ma anche per quella ho trovato il senso: per capire la vita, infatti, può rivelarsi necessario una discesa verso il basso come anche una caduta in basso: basso che, simbolicamente parlando, è detto dalla zona grigia agganciata alle frecce. Le frecce grigie cono circoscritte (e in ciò perimetrate) del celeste. Il celeste è il colore che dice il celestiale. E’ celestiale ogni stato della vita che si eleva al divino. Si può dire celestiale anche la vita di per sé, in quanto (almeno per i credenti) di celestiale provenienza il suo principio. La celestiale provenienza di un Principio non esclude dalla vita nessuna vita: ed è per questo che il grigio è contornato da un celeste che gli è di invalicabile confine. I confini separano i valori dai non valori. Il bianco simbolizza la verità. Nell’agorà si irradia come luce; altro simbolo della verità. Unificando i sensi detti, si può dire, quindi, che i raggi della Luce della Verità toccano i confini ma la Luce della Verità rimane il Centro dell’agorà che è e che siamo. Dimenticavo: anche nella strada verso l’alto sono agganciate delle zone d’ombra, ma restano ai lati, Si, questo lo terrò! Nella composizione delle immagini (come d’altra parte anche per gli scritti) seguo sempre lo stesso procedimento. Agito da un’emozione, prima penso che la devo attuare. Poi,

  • seguo la prima idea che mi passa per la testa;
  • a tentoni la sviluppo;
  • Quando non sento alcun dissidio mi dico che è attuata;
  • così considerata ME la spiego.
  • Lo stesso è successo anche per il segno culturale e per lo spirituale.

Ho scelto di non usarla forse perché dice troppe cose.

Il pensiero che espongo

Il pensiero che espongo è come una tabella segnaletica. Se tanto, poco, o per niente necessaria, lo dirà lo Spirito personale: spirito che “parla” secondo la “voce” che ci comunica la sua forza. Per quell’interiore e soggettiva comunicazione, lo Spirito libera l’umanità dall’imperio di altre “voci”. La liberazione dell’umanità personale attuata dall’ascolto del proprio Spirito, trova (fra contrari interessi) anche gli stessi asserviti. Questo, perché resi, esistenzialmente dipendenti da poteri individuali e/o sociali e/o religiosi, comunque sussidiari per quanto parassiti. Questo lavoro è nato da bisogni di verità, non, e ripeto non, da bisogni variamente religiosi. Per analoghi bisogni di verità, ognuno cerchi la sua via, la sua verità, e la sua vita, in quello che secondo Natura è (la Natura è il luogo del bene e del Bene); in quello che secondo Cultura conosce (Cultura è il luogo del vero e del Vero); in quello che secondo Spirito sente: lo Spirito è il luogo del Giusto e del giusto.

A Israele


A Israele rimane ancora un Esodo: dalla cima del Monte al piano.

L’avevo già raccontata da qualche parte di questo blog, ma, per amor di tesi, è necessario che la ripeta. All’epoca della mia esperienza nella medianità non sapevo da che parte sbattere la testa da tanto ero privo di riferimenti. Probabilmente, anche per questo, in una seduta medianica mi fu detto che un certo Roberto mi avrebbe aiutato. Roberto chi?! Vallo a sapere! Con quell’intenzione, tuttavia, provai a cercare questo fantasmatico Roberto. Occupandomi di un ideale, ho ovviamente trascurato di occuparmi dei Roberto comuni. Sono andato, invece, a cercarlo fra i preti che, come me, si occupavano di tossicodipendenze. In quell’ambito, si, avevo veramente bisogno di aiuto! Anche nel mio personale, in vero, ma allora non me ne rendevo pienamente conto. Dagli che ti ridagli, l’ho trovato. Per farvela corta, non era quello. Per me, infatti, nulla poteva e nulla ha potuto. Pressoché stremato da ulteriori quanto inutili ricerche ho smesso la ricerca. Molti anni dopo, almeno una decina se non di più, in un grave momento di disoccupazione trovo lavoro. Volete sapere per mezzo di chi? Per mezzo di un Roberto! Cosa ricavarne dalla “coincidenza”? In primo, che il preannuncio di quella Presenza si era verificato; in secondo, lo stato di vita spiritica di quella presenza. Occupandosi di cose ancora materiali (quelle cioè, legate all’umana necessità) non poteva non essere che uno spirito “basso”; basso, non necessariamente significa satanico. Nulla aveva detto ed ulteriormente fatto, infatti, per condizionare in negativo la mia vita. Se gli spiriti bassi si occupano delle cose della vita, ne consegue che gli spiriti elevati si occupano delle cose elevate della vita. Quale, la cosa più elevata ed elevante della nostra vita? Il nostro spirito. Sono elevati quegli spiriti, allora, che pur dando spirito (forza della vitalità naturale e vita alla culturale) al nostro spirito, non interagiscono in nessun altro modo; e adesso torniamo sul Sinai. Cosa cercava il Mosè? Indipendentemente dalle finalità personali, cercava un luogo per il suo popolo. Cosa gli promise lo Spirito che gli si rivelò? Gli promise una terra. Il rapporto fra lo spirito del Mosè e lo spirito sul Sinai, quindi, ebbe base su esigenze materiali, non, spirituali. Se spirituali, infatti, gli avrebbe concesso la sua forza, non una condizionata promessa di terra. Quello spirito, quindi, indipendentemente dalle manifestazioni che lo dimostrarono potente, fu uno spirito basso. Fu anche uno spirito satanico? Non lo so. Quello che tutti sappiamo, però, sono le conseguenze di quella promessa, e da quelle, ognuno tragga le sue conclusioni. Quello che penso di poter dire, ancora, è che vi sarà pace in Israele, solo quando Israele si deciderà a tornare sul Sinai giusto per verificare come mai un’affermazione che pur dicendo il vero può anche essere detta da uno spirito non vero. Non credo a un Mosè cosi ingenuo da credere a quello spirito perché gli dimostrò qualche artificio. Credo, invece, che gli credette per il bisogno che ebbe il suo spirito (la forza della sua vita) di essere potenziato da un più potente spirito: quello della vita.

Mi sono svegliato pensando alla verità

Interpellato sulla Verità, il Cristo evangelico non ha risposto. Non l’ha fatto perché non conosceva la risposta, perché nessuno è in grado di dare risposta, o perché ogni risposta sulla Verità genera dissidi? E se non avessimo capito che l’unica risposta è proprio dove la parola tace? La parola tace tanto quanto tace l’emozione. Tanto quanto tace la parola perché tace l’emozione, e tanto quanto subentra il silenzio. Vi è silenzio, tanto quanto tacitiamo le emozioni che strutturano i dissidi. Si può dire, quindi, che la verità abita il silenzio generato dalla cessazione dei dissidi comunque generati e/o procurati, e/o subiti. Dove vi è la cessazione delle emozioni e la conseguente cessazione della parola, non per questo vi è uno stato di vita in arresto. Vi è, invece, un rallentato stato di vita. Perché rallentato? Direi, perché nel rallentamento delle emozioni che portano al rallentamento dei dissidi e, quindi, al rallentamento della parola che porta la sua soggettiva verità, le domande di azione (domande naturali, culturali e spirituali che il corpo fa a sé stesso come anche ad altri corpi) rallentano (in eguale proporzione) i loro bisogni di risposte. Si, almeno in linea teorica si può sostenere che l’età è direttamente proporzionale alla capacità di tacitare emozioni che attuano parole che portano a verità, che non essendo nel luogo del silenzio, direi, necessariamente, recano dissidio fra domande e risposte. A maggior bisogno di verità, maggior bisogno di trovarla. Questo maggior bisogno accelera quanto viaggia nel cerchio, se ai nostri bisogni di Verità colleghiamo i bisogni della nostra verità. Non ha motivi da inquietudine chi lascia il suo bisogno di verità all’universale Verità. Secondo Verità, tutto accade quando deve accadere; e così sarebbe se non l’avessimo pasticciata!

Dal sangue di Pasolini

“Caro perdama, rileggendo il mio post con attenzione critica, mi sono accorto che è un ottimo esempio delle tendenza alla formazione di un vangelo di Pasolini a 30 anni dalla morte. Infatti da nessuna parte c’é scritto nelle fonti originali che il maglione verde trovato sull’auto di Pasolini fosse macchiato di sangue, eppure io ho introdotto questo particolare decisivo senza neppure accorgermene.”


La vita comunica sé stessa per strane vie; sangue, colore della vita. Verde, colore della speranza. Sangue sulla speranza, quindi, è morte di una speranza. Sui fatti ed i misfatti dei servizi segreti sono l’ultimo che può dir qualcosa ma se centrano sono stati il pugno che ha colpito il Pasolini da Destra verso Sinistra.


Vedi, perdama, che Pelosi potesse rientrare nei gusti sessuali di Pasolini, tutti i film di Pasolini lo dichiarano a chiare lettere, ma a me non pare che il centro del problema sia questo.


A chiare lettere è indicato il prevalente gusto di Pasolini verso un certo genere di borgatara mascolinità, non, verso il Pelosi per quanto facente parte di quella corte dei miracoli. In questo momento della mia vita sessuale, sono prevalentemente attratto dalla personalità araba, ma, mica mi stanno tutte bene! Non tanto per mascolinità (vera o spacciata che sia) ma perché non tutte quelle personalità sbloccano la mia serratura sessuale: il sentimento. Lo sblocco di quella serratura dipende dalla loro figura, ma dipende anche da quello che conosco (non poco) circa le loro figure. Siccome questo avviene in qualsiasi genere di personalità sessuale, ho motivo di pensare che ciò avvenisse anche in Pasolini. Come le sempre più ampie conoscenze sui miei borgatari arabi rende sempre più difficile lo sblocco delle mie serrature, così, le sempre più ampie conoscenze dei borgatari romani in Pasolini non possono non aver reso più difficile lo sblocco della manifestazione della sua sessualità. Tale difficoltà, se non gestita con equilibrio e tolleranza, può far giungere portare a delle forme di delusione da arrivare al disprezzo. Non ho conoscenze bastanti per congetturare un disprezzo di Pasolini verso i borgatari, tuttavia, un certo disincanto c’è stato, ma, disincanto o no, si mangia anche il pane del giorno prima quando non si trova quello di giornata: e sarebbe pane fresco un marchettaro già conosciuto (e magari già consumato) a ravvivare i vacillanti fuochi di un Pasolini? Non ci credo neanche morto. Per un Pasolini, una personalità pelosi può motivare una marchetta; e per una marchetta il Pasolini se ne sarebbe andato in tanta malora quando già a Roma, non mancano angoli per farsi servire un pompa? Non ci credo neanche morto. Alla mia età ed esperienza, Mauro, il fatto che il biri tiri a vista ha del miracoloso. Non tanto per impotenza fisica, quanto perché ho pressoché consumato il mio immaginario erotico. Il che vuol dire, che a furia di mangiar filetti mi sono nauseato. Ora, al più, mi ravviva l’appetito una qualche sarda panata e fritta. Quale, la sarda panata e fritta nei casi di una sessualità a fantasie ridotta al lumicino? Un amare con più partecipanti, ad esempio. E’ chiaro, che per quella tentazione gli accoglienti angoli di Roma non bastano, quindi, bisogna andare fuori. Col cacchio che vado con i miei generi di borgatari dove non mi sento sicuro, e col cacchio che vado con più di un amante.  Non ci vado con più di un amante perché non appena finisce il reciproco orgasmo, cessa immediatamente la con_fusione (sessuale e amicale) che l’ha permesso. Nella cessazione della con_fusione, ogni partecipante torna a vedere (con i filtri che aveva tolto) sia la deviazione propria, che la collettiva nel caso di gruppo: deviazione, generalmente gestibile se vissuta fra Finocchio e Amante perché senza testimoni, ma comunque pericolosa se vissuta fra chi può testimoniare, sia il fatto che dei comportamenti omosessuali, vuoi con il Pasolini, vuoi fra partecipanti. Proprio non riesco a credere a un Pasolini talmente ingenuo da non conoscere quello che fa conoscere una mera conoscenza di piazza; e, allora, perché ha affrontato quel rischio? Direi per una con_fusione di motivi. In quanto letterato, ad esempio, perché ha bisogno di vita per dire sulla vita. In quanto omosessuale vissuto perché la sua vitalità ha bisogno di storie non scontate. In quanto curioso e non tremula passera, perché ha voluto vedere dove andavano a parare i suoi borgatari; e se quello che ha visto gli ha fatto crollare ogni sua mitica idea sul Borgataro uomo e classe sociale? E, se si fosse incazzato al punto da sputargli addosso la sua delusione? Mettiti, adesso, nei panni di quel gruppo. Vedono che un Finocchio, (nessuno è un intellettuale quando cerca sesso) si permette di spogliarli di quello che eterosessualmente e umanamente si credono. Che dici, ti faresti una risata se fossi al loro posto? Dipende! Certamente si, se tu, (borgataro) ti fossi trovato ad aver a che fare con un effeminato. Certamente, no, se ti trovassi ad aver a che fare, non solo con un virile, (o viriloide) ma una volta tirate su le braghe, anche con soggetto che ti può sputtanare in più modi e mezzi. Giunto al punto, ritorno al maglione verde macchiato di sangue. Anche la possibile morte della speranza in Pasolini, ha reso possibile la morte di Pasolini. Tanto più se per quella ha potuto vedere quello che non c’era mai stato: la sua vita prima del suo sangue.

Da che Spirito, Israele?

Lo Spirito è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Mi dirà: vedo una Natura, conosco la sua Cultura, ma, non vedo proprio nessun Spirito! Mettiamola così! Nessuno ha mai visto l’aria dentro una camera di gomma, pure, per suo mezzo, essa acquista la vita che ha la ruota. Si può dire, pertanto, che l’identità dell’aria, è la forma che essa da alla camera di gomma. Se l’identità dello Spirito è data dalla forma che fa assumere al corpo, e se un corpo è pieno di violenza, va da sé che è violento anche lo spirito che da vita a quel corpo. Dal momento che lo Spirito divino è tutto fuorché violento (se lo fosse, avrebbe il dissidio come principio di vita, non, il Bene) di quale altro spirito è la forza che agisce il prevalente animo di Israele? Da buon razionalista mi dirà: di spirito umano, ovviamente! Ben vero, ma, Israele sa bene che non è lo spirito umano il Principio che ha eletto la sua vita, quindi, Israele, di chi è lo spirito che anche odiernamente emoziona il tuo spirito?

Mentre rileggevo la Confronti

Qualche giorno fa, mentre, per l’ennesima volta stavo rileggendo la verifica della lettera che ti ho “mandato”; il 28 Settembre, un forte schiocco m’ha fatto sussultare. Non aveva suono da sasso, da muro, metallo o legno. Aveva tono deciso, secco, senza echi. Mi sembrò arrivato dalla mia sinistra: notorio luogo dello Spirito quando ci facciamo il segno delle Croce, ma non della santità che è detta sulla spalla destra. Per quanto penso, è luogo anche degli spiriti che non hanno ancora tolto la croce dalle spalle, o per altro caso, non l’hanno mai posata, vuoi per volontà propria, vuoi perché nessuno l’ha fatto. La croce, simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura: peso, che può far cadere sulle ginocchia come anche schiantare in ragione dello stato dell’errore. E’ l’Amato mi sono detto (l’autore della botta) ed è pure incazzato perché ho dubitato di lui e delle possibilità ulteriori della vita. Perché so che è lui e perché so che è incazzato? Lo so perché la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa in ogni stato o condizione della vita. Anche la spiritica, dunque, comunica parole comunicando emozioni. Si possono sentire ed interpretare in ragione della reciproca corrispondenza di spirito, ma poiché nulla sappiamo di certo sulla reciproca corrispondenza, è chiaro che ogni emotiva relazione fra quella vita e la nostra è da prendersi con le molle. Per quanto riguarda la corrispondenza di spirito fra quella vita e la mia, mi posso dire possibilista perché vi è stata reciproca amorevolezza. Ho usato “possibilista” ancora anni fa e parlando di Droga alternativa. Si, quando si ama, le parole dell’emozione si sentono eccome: anche come botti! A dirla tutta, succede anche quanto non si ama a causa di infinite ostilità contro la vita, ma allora, ascoltiamo quelle del dissidio: infinita biblioteca dell’errore. Non mi piace ammetterlo ma lo devo: quanto affermo è provato solo da quello che penso, e questo penso: checché abbia detto il perseguitore Saulo sul suo incontro, è interpretabile esattamente come il mio: alla cieca. Secondo quanto penso di sapere, dalla sua cecità fisica il Saulo non ha tratto la spiritica indicata. Diversamente da Saulo, sarò anche perché non ho perso la capacità di vedere non solo con gli occhi.