Titubare o non titubare?

Nel comunicare i miei pensieri tengo in chiaro conto la quantità di quanto verso nella mente altrui. Non capisco, pertanto, le tue titubanze, o le capisco in ragione del proverbio che dice “chi ha patito l’acqua calda soffia anche su lo yogurt”. Ora io non so in quale acqua ti sia bagnata (o che sei stata bagnata) tantomeno la temperatura. Quello che so, è che me ne dai l’idea. Della causa posso solamente pensare:

* un dolore nella tua Natura: ad esempio una malattia;
* un dolore nella tua Cultura: ad esempio, un erroneo modo di vivere o di non potere o sapere vivere o la tua vita o degli stati della stessa;
* un dolore nel tuo Spirito: un erroneo modo (erroneo perché depresso o eccitato) di vivere la tua forza.

Se le ipotesi fossero, sino a che tu non elabori la tua guarigione discernendo su quei dolori, a nessuno permetterai di avvicinarti, indipendentemente dallo stato dei motivi ustionanti: tanto più se non oggettivi. La conseguenza di questa intenzione è decisamente pesantina. potrai renderla meno pesante, tanto quanto saprai liberare la tua ragione dalle false ragioni: le temute per fantasia.