Primo fra tanto dal nulla

Primo fra tanto dal nulla, poi goccia, palpito, fame, carne, primo cervello, primo piacere, primo doppio, primo oltre, primo passo, primo vacillo, primo fuoco, primo uso, primo abuso, dissanguante nei deliri, debole nei fini, nelle croci rinascita o forse commedia, distruttore nei progressi, costruttore nei regressi autore di genti, architetto di nazioni.

Nelle ere tacendo, di me incurante.

Il soggetto di questo scritto è il Principio della vita: la vita dal principio.

Il vero tesoro dell’Uomo

“Il vero tesoro dell’uomo è l’amore di Dio, che da senso agli impegni di ogni giorno, alle fatiche e alle cadute, e aiuta anche ad affrontare le grandi prove”. Sarò franco e sincero, Francesco. Ho potuto rapportarmi con uomini e amanti anche sessualmente perché, prima della loro anima, ho soddisfatto il loro bene e gliel’ho reso via del vero. La teologia che non fa lo stesso ti svuoterà le chiese. Non te lo dico perché sono un profeta. Te lo dico perché lo sta già facendo.

E Gesù diventò Dio”

Caro Francesco: non sono uno studioso e manco ho studiato, tuttavia, so ben capire che della figura in questione ne hanno fatto una ribollita di non si sa più quale carne. Al più, si sa non poco sulla inattendibile pentola che l’ha cotta; ed è appunto per questo che concordo con le tesi del libro anche se non l’ho letto. Non concordo, però, dove lo dice (e/o lo fa pensare) come esaltato. Non può essere mentalmente e spiriticamente esaltato chi chiede agli altri chi è. Viene da dirlo depresso invece. Di ambo le letture, però, non abbiamo prove umane e/o storiche: abbiamo delle certezze per fede spacciate per verità in odore di eresia: è Gesù divento Dio, è la più culturalmente assurda. Ameno che non si ammetta che la chiesa, pur di avere un solo Dio in Cristo, abbia dovuto fargli uccidere il Padre. Dubito, però, che nei piano alti della vita si persegua la legge del taglione!


gesu


Chiesa: quando non sente.

Caro Francesco: esperienza insegna che un guidatore agisce il volante un po’ verso destra e un po’ verso sinistra anche quando la strada è dritta. Se non lo fa, finisce fuori! Perché lo fa anche quando la strada è dritta? Mi rispondo: perché la condizione della strada influisce la condizione del volante che influisce la condizione del guidatore. Lo stesso fa il marinaio con la sua barca quando ascolta il mare. La chiesa che non agisce allo stesso modo è una chiesa che ha scelto di non ascoltare la strada sulla quale agisce. Non occorre essere profeti per sapere che è destinata ad uscire dal percorso vita: già si vede.

Senza naufragare

Caro Francesco: in altri discorsi sostengo che c’è la Chiesa dell’Amore, e c’è la chiesa del Potere. Tu non abiti sopra il fico da dove è sceso un certo gabelliere, vero? Parto dal presupposto, quindi, che per quanto sai e puoi conosci questa realtà almeno quanto me. Per questa conoscenza, sai che la chiesa del potere ha fatto strame di infinita vita e di infinite verità. Questo non è un mio giudizio: è il giudizio della storia. Per quanto mi riguarda, allora, io non credo nella chiesa che si è fatta potere di vita sulla Vita. Credo, invece, nella vita come universale casa di quanti amano, rispettano, e la perpetuano secondo una ragione, amante anche se completamente scollegata da ogni fideistica visione del Padre. Da questo universale punto di vista posso vedere che tutto è storia e storie, ma senza naufragare.

 

Gli usi della carne

“… che solo il pensiero cristiano che Dio possa farsi uomo (erede del politeismo greco) pone le premesse perché l’uomo agisca nella natura come un Dio. “

Distinguerei la rivelazione “Dio si è fatto carne” (in Cristo come nei poveri cristi) con l’uso che la carne fa di Dio. Con gli esempi degli uccelli e dei gigli, Cristo ci dice la provvidenza del Padre, ma la Sua visione del Padre è onnicomprensiva e che pertanto, nessuna parte é separata dal Tutto. Secondo un pensiero universalizzante è certamente vero. Secondo quello egoistico – egocentrico, invece, no. Nell’Islam della “sottomissione assoluta” vedo circolare ancora dello spirito biblico: quello obbligante che è di ogni padre – padrone. In quello dell’abbandono, invece, vedo circolare ben altro Soffio: quello di chi si abbandona nel Padre per libera convinzione. Azzarderei un altro parallelo: vedo l’Islam odierno come ancora vedo l’odierno Cattolicesimo: strutturata e piramidale Parola. Vedo l’Islam dei profeti Sufi, invece, come vedo il “cattolicesimo” di Cristo: parola che attua le parole secondo principi comuni da porre in comune.

Quale chiamata campa sotto la tonaca?

Non vi è carisma sessuale che abbia la stessa forza della “chiamata”. Neanche la stessa impronta “caratteriale”, e neanche lo stesso periodo biologico e culturale di rivelazione e riconoscimento. In una sessualità primitiva (primitiva nel senso che è il piacere a formare il sapere) il fatto non avrebbe alcuna importanza. Non pochi guai, ci sono, invece, in una sessualità non primitiva, cioè, in una sessualità in cui è il sapere che forma il piacere. Il sapere forma il piacere quando la sessualità è anche una questione sociale. In quanto questione sociale, la primitiva sessualità è formata e gestita da regole ed informazioni consce, e da regole ed informazioni non consce. Sono normali le regole e le informazioni che conformano il Soggetto sociale. Non sempre e/o comunque sono non – normali, le regole e le informazione che nel Soggetto sociale conformano la data individualità. Solo nei casi di una sofferenza mentale costituita vi è separazione di vita fra quanto è del Soggetto sociale e quanto è della sua Individualità. Non per questo non vi è sofferenza mano a mano un crescente sviluppa la conoscenza della sua identità. Già, ma, quale identità? Non ho mai creduto alla cosiddetta “chiamata” verso il sacerdozio, anche se sono disposto a crederci, quando, chi la sente, e di costituita e serena umanità. Non sono disposto a crederci, alla chiamata sacerdotale, tanto più, quando lo sviluppo dell’identità è ancora giovane, tanto più, quando, di fronte all’Infinito, il cuore, ancora “si spaura”. Credo, piuttosto, nella chiamata della vita. Quella che avviene nella personale che sta cominciando a rendersi conto, che al di fuori del suo mondo, vi è da affrontare il Mondo. Voce stupenda, quella della vita. Non altrettanto, o non sempre, quella del Mondo. Nella prima chiamata, l’Io canta sé stesso. Nella seconda, non sempre lo può, quell’Io. C’è chi è, e/o si sente compiuto al punto da saper unire la sua voce a quella del Mondo. C’è chi non si sente e/o teme di non sentirsi pronto a far parte del coro. Ma pronta o non pronta che sia una data individualità, la vita del mondo chiama lo stesso. Che fare? Per i non pronti, coscienti o non coscienti che sia, (e/o per quelli che temono di non esserlo) due le ipotesi di cura per le sofferenze da titubanza verso i richiami della vita: o edificarsi un mondo, o entrare in un altro mondo. La vita non accetta silenzi: al più, attende.