Cos’è la Verità?

La mia emozione non ha mai confuso un suo parere con la verità: men che meno con la Verità. Parere è quello che ognuno pensa. Di quanto si pensa, verità è ciò che è universalmente provato. Di universalmente provato sui miei argomenti non c’è assolutamente nulla. Certamente li credo veri, ma perché li ho veramente vissuti e in vero li dico. Ne tengano conto gli stracciatori di vesti. Mica voglio fare la fine che hanno fatto fare a Cristo, e che fanno fare a tutti i poveri cristi che osano dissentire dagli spacciatori di Verità. Dei tanti generi di spacciatori di droga (è droga tutto quello che fissa l’arbitrio, e quindi, anche una fede quando fissa la ragione) quelli in buonafede sono i più pericolosi: a tutti i livelli. La storia lo conferma da secoli. Mi si dirà: ma, nelle questioni di fede non si può non superare la ragione! E’ vero, ma dove la fede turba la ragione, o la ragione turba la fede, bisognerebbe imparare a seguire il credo che dice: “dove non si può dire, è meglio tacere.” Ricordino i contestatori della religione altrui, che nel silenzio alberga la pace, e che vi è pace dove non vi è dissidio, e dove non vi è dissidio tace ogni parola. Non è forse per questo che la diciamo il luogo della Parola? Non è forse per questo che Cristo ha taciuto quando gli hanno chiesto: cos’è la Verità?

Usi e costumi

Non pochi anni fa ero alla porta di un bar gay qui a Verona. Con l’intento di entrare, un giovane, si avvicina femminilizzandosi non poco. Non mi pare il caso, gli dico, sia perché Verona è quello che è, sia perché è meglio “non smarassare el can che dorme”, cioè, risvegliare la negativa opinione su di noi che quel ragazzo stava reclamizzando. Tanto più se può offrire fianco a imbecilli reazioni contro la proprietà in questione. Il ragazzo incassa il rilievo, ma uscendo dal bar mi dice che sono una checca repressa! Anni fa a Verona girava una figura stupendamente femmina. Ricordo di averla vista con un fasciante vestito nero e un grande cappello di paglia. Vista davanti aveva la barba: questo, ancora prima della nascita della Conchita. Ho visto ridere molti di quelli che, magari nolenti loro, godevano di un paso doble così elegantemente folle da non offrire fianco al disprezzo. Il gay che dimentica la differenza che c’è fra l’originale eleganza che molto può permettere, e la realtà culturale del luogo in cui vive, o viene “dal monte del sapone”, oppure è una cretina! La cretina che si è rilevata in quel giovane non può esprimere che opinioni cretine! Mi auguro che non sia rimasta tale. Non l’ho più visto. Se mi capitasse di rivederlo glielo chiederò.

Cavolo! Sono un eretico!

Definizione più, definizione meno, non me ne può fregar di meno! Tuttavia, neanch’io credo che Cristo sia Dio in terra, tanto meno che sia sia figlio di Dio. Dio non ha e non può avere figli, a mio avviso, ma anche per amor di tesi sostenuto, chi è il Figlio? Cristo? No, a mio avviso, lo è l’opera del Padre: la vita. Vita come atto primo, però, non vita come atti di ciò che il Padre ha attuato. Se il Figlio di Dio è la vita nei termini sopra detti, la vita come atto primo, di per sé non ha identità sessuale. E’ l’atto in divenire che lo assume, in ragione di infiniti stati di corrispondenza, della volontà di vita dei suoi stati: natura per ciò che è, cultura per ciò che sa, e spirito per ciò che sente. Ciò che determina una sessualità, quindi, è il prevalere di un dato stato: maschile se determinante, femminile se accogliente. La vita, tuttavia (o, meglio, il vivere) è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra volontà determinante e volontà accogliente. Anche la sessualità, quindi, è stato di infiniti stati; stati, sessualmente educati, in primo dalla naturale prevalenza di una data volontà sessuale su l’altro, ed in secondo, dal prevalere del carattere sessuale sociale, (nel senso più ampio del termine) sul personale. L’unica anomalia che vedo nell’omosessualità, pertanto, è che è difficilmente collocabile nella struttura che si socializza col fine di perpetuare sé stessa: o meglio, la vedo negli omosessuali che non contribuiscono a quel fine. Ce ne sono infatti, di quelli che contribuiscono. Ciò che è anomalo alla società, però, non per questo è anomalo per la vita. E’ anomalo alla società, perché questa si pone il fine di formare il Cittadino. Non sarebbe anomalo alla società se questa si ponesse il fine di formare la Persona. Non ci resta che confidare nella Città di Dio. Non quella cartografata dall’uomo, ovviamente, che questa è indubbiamente anticristiana!

Mauro

Commento grandioso, mi fa venire in mente una sinfonia di Bruckner. Come ogni filosofo riconosciuto ti inventi un linguaggio rigoroso e poi martelli sempre con quello. Non condivido questa concezione della filosofia, come sai: tuttavia so ben sentire quando questa musica trasmette delle emozioni. Il rischio però, alla fine – quello che sento – è la stessa rigidità dei religiosi non eretici, che di fronte ai fatti della vita ripropongono sempre le stesse formule. Per fortuna sei anche un poeta e mi smentisci, altrimenti direi che alla fine rischi di perderti le emozioni. Io preferisco una interpretazione più mutevole e flessibile delle cose. E comunque condivido le conclusioni di questa tua architettura grandiosa. (io sarei partito semplicemente da lì, senza tante complicazioni). La sessualità cioè ê mutevole sia tra gli individui sia negli individui, sia nello spazio sia nel tempo. Introdurvi l’idea di norma biologica è una contraddizione in termini: la sessualità è flessibile perché la vita deve esserlo e la flessibilità e la varietà sono le condizioni stesse della evoluzione e della vita. Di ciò vi è una evidenza sperimentale che a me basta ma che non ho bisogno di giustificare con nessun principio superiore. E’ vero che la omosessualità, se integralmente vissuta, non contribuisce alla riproduzione biologica. Per fortuna siamo umani, infatti. Per fortuna la “riproduzione” culturale è ancora più importante. Per fortuna nessuno potrà dire che Michelangelo è stato inutile, perché non ha generato. Del resto i preti che rimproverano alla omosessualità il suo carattere non riproduttivo sono stati i primi a tirarsi fuori dal gioco della riproduzione! Credimi, perdama, semplicemente non vogliono concorrenti possibili nella loro comoda condizione di uomini che non hanno messo su famiglia!

Caro Mauro: è tardi

Sono appena rientrato da una cena con amici. Domani mi devo svegliare alle sette. Non so bene chi sia Bruckner, e credo di aver bevuto un po’ troppo. Tuttavia, sento in pieno cosa vuoi dire, ed arrossisco. Non di vergogna, sia ben chiaro ma del piacere di sentirmi condiviso. Credimi, non vedo dove ci sia filosofia nel mio dire, tanto meno “linguaggio rigoroso”. Ho solamente scoperto tre concetti di principio, (Natura, Cultura, Spirito) e li uso, come una qualsiasi casalinga usa gli alimenti base dei suoi menù. Per fortuna, dai barattoli che trovo nella cucina “vita”, non traggo sempre le stesse ricette, ma, se devo fare un risotto, posso, come base, usare un qualcosa di diverso dal solito tritato di cipolle? E la vita, è sempre la solita base per ogni tipo di risotto. Vuoi se fatto con piselli, vuoi se fatto con funghi, vuoi se fatto col ragù. Di mutevole, quindi, non è la base, ma il risotto, indipendentemente, dalla mia capacità di cuoco, o se c’è un Cuoco oltre me. Certamente vi sono molte varietà di riso, “e la flessibilità e la varietà sono le condizioni stesse della evoluzione e della vita” vuoi del risotto, (la vita ) vuoi del dirmi autore di ricette, e di capacità di cottura delle stesse. Per fortuna, “la capacità di riproduzione culturale è ancora più importante” della mia capacità di cuoco. Così, nessuno potrà dirmi che non ho generato nessuna idea di vita: questa, mio figlio, e per questa, non deviante dalle norme che dice la buona Cucina. La Benetti se ne faccia una ragione. Dio mio! Chissà che occhiaie avrò domattina! Ciao.

Posso rivedere questi scritti

Sono quello che sono perché non sono come mi è stato detto di dover essere.

Non mi considero così importante da rendere necessaria l’avvertenza che segue. M’ha costretto a farla più di qualche possibilità: al momento solo teorica.

Per dire la mia conoscenza ho dovuto presevare la mia ignoranza.

Principi a parte, del Principio assoluto della vita non so assolutamente nulla. Ne ricavo i principi perché, altrettanto ovviamente, sono, necessariamente, gli stessi della vita originata. Non vi sarebbe rapporto fra Immagine e Somiglianza se così non fosse.

Non sono in grado di sapere cosa si conosce (e/o quanto) sugli argomenti che avendo tempo e comodo invito a leggere, così, mi sento costretto ad argomentarli come se conducessi per mano. Questa scelta non mi piace ma non ne trovo altre.

Questo lavoro è il prodotto di un’emozione che per anni mi ha portato quasi mai dove sapevo.  Al momento di dargli parola, infatti, l’emozione che mi agiva era raramente gestibile: in molti casi anche difficilmente sostenibile. Riprendevo maggior lucidità e presenza quando si raffreddava: in più di un caso dopo anni. Se in questa strada i lavori sono sempre in corso è anche a motivo di questo. Finiranno quando finirò: o forse no.

Posso rivedere questi scritti solo se decido di riascoltare le emozioni (più volte invasive) che me li hanno dettati. Il pensiero c’é. Il mio spirito fatica a seguirlo: sarà l’età!

Ho scritto pensieri che riesco a riprendere solo a calmierata emozione. Non l’ho ancora raggiunta dove non vi è bastante chiarezza; di non aver bastante Italiano mi sono rassegnato.

Per correggere una lettera mi servono una quindicina di minuti: ben che mi vada. Le lettere sono più di mille e cento. Possibili i doppioni: temo di non averli eliminati tutti.

Collegamenti, citazioni, immagini esterne a parte, quest’opera (in Rete con il titolo e i diritti di lettereperdamasco.com.) è di mia esclusiva proprietà. Chi desidera scaricarla può farlo e la può usare, ma sia nel presente che nel futuro questo non legittima alcun genere di diritto e/o pretesa: morto me, sarà quello che sarà, intanto è quello che sostengo.

Non ho delegati di sorta e non ho mai dato incarichi, diritti, e titoli a nessuno.
Postando a nuovo le lettere (lo devo) si cancella la presenza di chi le ha apprezzate. Non vedo scelta e me ne dolgo.

C’è stato chi mi ha pensato come illuminato, profeta, guru, e via similando. E’ come se mi avessero creduto Napoleone perché capita anche a me di mettere una mano sullo stomaco.

Quando vedo una chiesa

Quando vedo una chiesa, non penso ai suoi stili, epoche, e quanto di altro. Penso invece ai poveri cristi che hanno pagato, sudato, e non si sa quanto d’altro ancora, per averla eretta, in nome di Dio, gli hanno detto, in nome della vanità dell’IO, diversamente affermo. Quando vedo una chiesa penso ai suoi martiri, ma certamente non dimentico i martirizzati dalla Chiesa! Quando vedo una chiesa penso che c’è quella del potere (la parte maschile)  e quella dell’amore: la parte femminile. Per quanto mi riguarda, le chiese potrebbero diventare anche tutti musei della bellezza quando è fissata nel dolore. Dopo di che, nonostante che il Cascioli.it mi abbia “distrutto” la storia di Cristo, continuo a pensare che vi è colpa, dove vi è piena coscienza di compierla. I giudizi sulla chiesa del potere, quindi, vanno visti e rivisti, anche sotto questa luce.

Non sono tutti tulipani

Un conto è insegnare la materia sessuale anche ai bambini e un conto è abituarli all’amante pedofilo: che cazzo! Un conto è amare un bambino. Un conto è usare un bambino: che cazzo! Mi par di una tal stronzata, sto tulipano olandese che lo direi opera più bassamente giornalistica che notizia! Mi par di una tal stronzata, sto tulipano olandese, che lo direi più bassamente provocatorio che notizia! Provocatorio, nel senso di voler suscitare un viscerale istinto da conservazione – repressione nella massa belluina. Non so che dire: è indubbio che un’over dose di libertà può far delirare come un’over dose di spirito: forza della vita per alcuni e alcool per altri.

Giovinezza: Olimpo ed Ergastolo.

Cara Regina: ho letto con profondo disagio la violenza che Chiara ha subito, ed ho capito i riflessi che quel fatto t’ha evocato. Che dire, che tu non abbia già detto con la chiarezza che ti è usuale? Sia negli uomini che nelle donne, nella giovinezza (vorrei dire purtroppo ma non sarebbe giusto per la giovinezza) comanda la testa… inferiore. Solo nella tarda maturità comincia a prevalere la superiore. Nella giovinezza la violenza è una merda fra tante merdate! Ma, nella maturità, è una merda che il violento sulla giovinezza altrui non riuscirà a ripulire dal suo cesso: cesso, inteso come il luogo in cui “defechiamo” i nostri squallori; e da padre di figli, il giovane violento ricorderà come è stato o ci si sente da figli! Questa, la sua vera condanna! Questo, è l’ergastolo in cui, da sé si rinchiude, il violento contro la vita.

Le facoltà del “corpo calloso”

Mi ero perso il tuo commento sul “corpo” (non so cosa sia ma mi fido di te) che avrei più “calloso” dei maschietti, e alla pari con le donne. E, tu, che ti lamentavi quando ti presentavo la mia parte femminile! Adesso capisco! Era invidia! Ma, dall’alto del mio maggior callo derivato dal fatto che sono naturalmente maschio, culturalmente uomo ed in contemporanea culturalmente donna posso connettere i due emisferi cerebrali più razionalmente e più emotivamente degli esistenzialmente scissi. Dillo niente!

L’idea che seguo


Come perdamasco e come persona, seguo l’idea del Padre (il Principio della vita sino dal suo principio) e l’idea del Principio della vita è la vita:

Bene per la Natura

Vero per la Cultura                   Giusto per lo Spirito

Se lo stato che segna la verità della vita è lo Spirito, e lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e, pertanto, del Principio, allora, procedendo oltre l’idea cristiana, perseguo il principio dell’idea del Principio: lo Spirito che ha dato forza all’idea.

Per deviazione dell’acqua

Per andare al lavoro passo davanti la chiesa di s. Zeno. Specialmente nei festivi, sul marciapiede della strada che porta alla piazza della chiesa si siede una zingara. Saluta. Ricambio il saluto. Si aspetta un’offerta. Non la faccio: odio far la carità: mi umilia. Se mi dicesse: regalami una spesa lo farei. Mi costerebbe più di un euro di superiorità ma molto di più il piacere. Molto di più, il senso dell’uguaglianza fra poveri, al di là del fatto che uno dei due possa maggiormente: almeno all’apparenza. Davanti l’ingresso laterale della chiesa, staziona un altro povero. Sui quaranta. Solido di struttura. Prima di quello c’era la donna che si è trasferita nella strada dove passo. Ancora prima di quello c’era un mutilato: romeno mi è parso. Per qualche giorno c’è stata anche un’altra donna: sparita. Strano. Non che si trovino in tutti i cantoni, i posti in cui la mercificazione della povertà può diventare un buon stipendio. Di quel mutilato non mi piace la figura. E’ una forza che sento non provata da fatica o da disgrazia. Mettendomi al posto delle anziane e degli anziani che andando a messa gli passano davanti la sento intimidente. Non che faccia qualcosa per spaventare, ma, sappiamo che può far spaventare anche un semplice modo di posizionarsi sia con il corpo che in un dato spazio e/o luogo. A proposito di intimidazione non espressa. Ho il terrore dei cavalli. Lo domino ma è più forte di me. Sulla sponda dell’Adige, nella zona che chiamano Lazzaretto ogni tanto passa qualche cavaliere. Un pomeriggio ne viene uno verso di me. Cacchio! L’argine che in quel posto permetteva il passaggio non era largo più di un tre metri: forse neanche. Da una parte e dall’altra del passaggio le rive erano era ripide. Troppo per una ritirata strategica, così, a panico più o meno fermo aspetto che il cavallo mi passi davanti. Man mano che il cavallo s’avvicina mi irrigidisco. Non posso farne a meno. A due passi da me il cavallo rallenta, tituba. Dal centro del passaggio si scosta sino alla ripida alla sua destra. Mi guarda, allarga un occhio da pazzo, scrolla la criniera, nitrisce. Ripreso dalle redini del cavaliere, mi supera. Mi sa che dal sollievo abbiamo sospirato tutti e due! Non saprei proprio dirvi come la mia paura del cavallo sia diventata la sua paura di un… asino ma questo è successo. Se un cavallo è in grado di sentire lo stato d’animo di una forza potenzialmente pericolosa anche se in alcun modo espressa, a maggior motivo, direi, lo può una persona. In ragione dell’esempio, se fossi il parroco chiederei a quel povero di non mettersi su quello stretto passaggio. Fisime? Può darsi. Un paio di giorni fa, seduti al tavolino della birreria all’angolo della piazza dove usualmente passo c’erano tre giovani. Due ragazze ed un ragazzo. Sono Sinti e sui venti, direi. Il ragazzo ed io ci guardiamo. A suo tempo ho avuto non pochi amanti Sinti, ed il soldo era ultima e non necessaria cosa. Più dal soldo erano sedotti dalla personalità del seduttore. Cercavano un’ospitalità del cuore più che della casa. Cercavano forme d’affetto, amorevolezza, eguaglianza. Non sono una figura così smaccata di Finocchio, ma certamente sono smaccatamente diverso dagli anziani standard. Per il gruppo tribale Sinto (ma anche per il nostro devo dire!) ogni diverso da usuali schemi è necessariamente un Finocchio. A maggior ragione l’avranno pensato, vedendo che più delle ragazze ho guardato il ragazzo: “è il nostro “difetto e’ fabbrica!” Vaglielo a dire che stavo pensando al lavoro e non al sesso! Nella mia direzione avanza un ragazzo più giovane: sinto anche questo. Mi saluta. Lo saluto. Lo avrei detto dai 16 ai 18 anni, ma, avrebbe potuto averne anche meno. E’ fortissimo, in loro, il divario fra età somatica ed età anagrafica. Il fatto che debbano affrontare la vita (la loro e la nostra) ancora in età infantile (ammesso, e ne dubito, che abbiano avuto il possesso di quell’età) li rende, anche fisicamente precoci, oltre che esperenzialmente. Non per tale fatto sono uomini, ma per tale fatto miraggi di maschio. Sbagliano, gli assetati di sesso e/o d’affetto, e/o d’amore (?) che non sanno (e/o rimuovono) che i miraggi di maschio o di femmina appaiono veri dove il percorso sessuale di un’età maggiore è arido. Nell’Omosessualità, per deviazione dell’acqua.