Casa dolce casa

Preso da impossibilità di scelta avevo occupato una casa del Comune a Borgo Nuovo. Le… amiche, diplomarono l’azione concedendomi il nomignolo parafrasato dal titolo dall’opera di Puccini: La Vitaliana in Algeri. Giusto per dire l’ambito e l’inquilinato: allora totalmente composto dal nostro Sud. Riuscii ad occuparla inventandomi una storia. Mi vestii bene. Andai da un noto ferramenta. Dissi di aver perso le chiavi di casa. Potevano aprirmi la porta? All’epoca non avevo la macchina. L’operaio mi ci portò con la sua: una ottocentocinquanta sullo sganghèr! Aprì la porta. Mi diede la chiave. Comunicai la faccenda all’Agec e gli spedii un primo affitto: trentamila lire. Era quello che pagava una signora allo stesso pianerottolo. Seguì una faccenda legale: andò avanti. Mi offrirono una seconda casa: indecente. Accettai la terza offerta. Ci abito dal 79. Stavo lavorando solo nei festivi, in quel periodo. Certamente non mi andava di lusso, così, dove non mi assolse la legge mi assolsi io.