Al Filarmonico di Verona

Tanto per cambiare non mi ricordo in che hanno è stato. 1985/90 direi. Con uno spruzzino dovevo mantenere l’umidità nel palco, in modo che la polvere non giungesse ad irritare le canore ugole. Lunghi e tediosi i tempi fra un compito e l’altro eguale, così, a me un libro non mancava mai e al Filarmonico non mancava mai un trono. Vista la mia personalità, nessun maschiaccio macchinista si è mai sognato di salutarmi sul lavoro. Di sorridermi, poi, non se ne parlava proprio! Saluti è sorrisi solo fuori: quando nessuno poteva vederli! Un bel giorno i macchinisti decidono di mettere del vino nello spruzzatore. Me l’hanno detto anni dopo. Non me n’ero accorto. Come, d’altra parte, neanche mi accorgevo dei solo saluti e dei loro sorrisi extra attività. Odio far beneficenza! L’ho sempre trovato umiliante. Sarà perché l’ho subita.