C’è l’indegno

Sono il più alto dei ragazzi. Alla mia sinistra c’è l’indegno. Uscito che fui da quest’altro Esposti, il chierico spiritualmente indecente prese gli ordini e andò missionario in Africa. Si chiamava Cantù il diventato prete. Non ricordo chi mi disse che era stato divorato da un leone. In un sogno o in una visione mentale che sia stato vidi il leone: vecchio e spelacchiato. Vidi la testa del Cantù in quella bocca: vidi che urlava. Quando stavo nella sua bocca, invece, io tacevo. Cantù era confratello dell’effeminatissimo don C.., poi segretario del vescovo di Belluno dell’epoca. Non che ricevesse tanta corda dal don C.., però: almeno in nostra presenza. Il C.., a differenza del Cantù, era amatissimo dai suoi orfani. Nonostante l’avessi vista solo una volta, ricordo anche la madre del Cantù: come il figlio, rigida, amaro il taglio della bocca, senza sorriso. Tornando al cortile: una sassaia!