Fra mondo e mondo

Finite le elementari mi ritrovai molto colto in orazioni e riti da messa ma con il resto a zero. Al cancello di uscita dal collegio, così, ci trovai l’angoscia di chi è ben cosciente  della pressoché totale impreparazione. Ci trovai anche la Cesira. Sul treno a vapore che da Feltre mi portava a Padova, ne ebbi lucida coscienza:  “non so guadagnarme na’ ciopa de pan!”. Ricordo che bestemmiai! Non ne vado fiero: è andata così. Sono capitato alla porta e nella foto, solo perché passeggiavo nel salone. Indossavo la giacca che mi avevano fatto le suore. Mi dicevano principino da quanto mi stava bene. Anche secondo me, devo dire. Quella giacca rischiò di finir male! Fui scelto dal Cantù per partecipare ad una gara su chi si sporcava meno di zabaione e sporcava di più l’altro; l’altro la perse, e io persi il titolo di principino e la preferenza delle suore. Ci tenevo alla giacca (blu e di panno) e non ero così sciocco da non prevederne la fine, visto il genere di tenzone.

Sciocco non doveva esserlo neanche il Cantù, invece, sostenne quella parte! Per malignità? Probabile. Il prete in prima fila sulla destra è il mio seduttore. Il prete in mezzo con i bambini davanti è Don Paolo: il suo animo era come la sua faccia: magro. Nessuno salutò quando arrivai in quel collegio e nessuno salutò quando me ne andai: non si salutano le robe che entrano ed escono dai magazzini delle Pie Opere.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

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