Metempsicosi – a Luciano D. F.

La prima stesura è del 1995. L’ho quasi completamente rifatta nel 2020. Inorridito anche dalla seconda stesura, l’ho rifatta nel Marzo 2021. Questo scritto è stato il primo documentato con un certo ordine. Temo non sempre riuscito come non sempre alle ciambelle riesce il buco. Lo considero la base di successivi frazionamenti; più che necessari quando mi sono reso conto (pressoché subito) che è assimilabile con fatica: ancora, anche per me. Apile 2022 Lo dovrei riprendere ma sento di non aver bastante fiato. Ci proverò più avanti: forse.

Al principio, la vita ha ed è tre principianti stati di vita: Natura, Cultura, Spirito. Nel vivere il suo trinitario principio, i suoi stati sono stato di infiniti stati. Anche la Metempsicosi, quindi, sia nel caso di subita in uno spirito che nel caso di attuata da uno spirito, è stato di infiniti stati di Metempsicosi. Lo Spirito (potenza della vita e forza della vitalità) è il “corpo” che anima ciò che si anima.Ciò che non ha vita animata, come anima ha l’esistere. Lo Spirito universalmente animante è ciò che si anima per la sua forza (per la sua Natura) e per la sua potenza: per la Cultura della sua forza. Siccome vi è la forza dello Spirito (l’anima che anima la vita del Principio) e la forza degli spiriti (l’anima che anima la vita dei principiati dalla forza del Principio) allora, vi sono due stati di Metempsicosi: quella dello Spirito che si incarna nella vita che gli corrisponde (la vita del Principio) e quella degli spiriti che (dato lo Spirito iniziale) possono materializzare la forza e la potenza che sono stati in altra esistenza.

La reincarnazione non avviene per volontà di reincarnazione ma per il “peso” di quanto ancora conserva dell’umanità che è stata. Forse semplificando: la reincarnazione è il fato (dolente o no, come quando, come o dove nessuno è in grado di prevederlo o a posteriori di affermarlo) di chi non ha svincolato l’anima dalla pur necessaria materia. Senza la carne, infatti, saremmo come acqua senza formante contenitore. Con altro dire, senza il contenitore necessario a formare i contenuti. Data l’indispensabile corrispondenza di forza e di potenza fra contenitore e contenuti, osteggiare il contenitore è osteggiare i contenuti. Negarsi all’uno o all’atra parte, quindi, è tutto fuorché a proprio favore. Tanto quanto riusciamo svincolare l’anima dalla carne e tanto quanto siamo spiriti (forze e potenze smaterializzate) prossimi allo Spirito.

Per opposto caso, distanti. Poiché non abbiamo modo di verificare lo stato di vicinanza e/o di lontananza di uno spirito dallo Spirito, (come neanche i suoi stati) ne consegue che non possiamo verificare, neanche quanto sia vera l’immagine del sé che, rivelandosi al nostro spirito si rivela nella nostra materia in ragione di corrispondente e/o di compensante affinità della forza e della potenza fra comunicanti. Nella data forza e nella data coscienza, più siamo simili al Tutto (dal principio, la vita del Principio) e più siamo svincolati dal nostro tutto. Più siamo svincolati dal nostro tutto e meno siamo vincolati alla Reincarnazione. Con altro dire: più siamo svincolati dal nostro tutto e più siamo spiriti elevati e meno siamo svincolati e più siamo spiriti bassi. Spiriti bassi, non necessariamente significa diabolici.

E’ basso, infatti, anche uno spirito incosciente circa la vita e le sue verità, ma mica per questo è spirito che si oppone alla vita: è solo uno spirito non in grado di capire perché non è in grado di conoscere o perché non sa o perché non può; se non vuole neanche, se non opera l’errore che non vuole risolvere. Guaio è, che la vita è corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti gli stati e che, pertanto, non concepisce il vuoto. Anche uno spirito di mera falsità per mera ignoranza non può non influire ciò che è per ciò che sa volendo non sapere. Secondo infiniti stati di vita, uno spirito è nel bene tanto quanto corrisponde al Bene. Così per il vero e così per il giusto. Per il rifiuto del dolore che porta all’errore (come nel caso opposto) lo spirito brama una maggior vicinanza allo Spirito; la brama perché lo Spirito è il “luogo” della massima forza di ogni bene perché massima potenza di ogni giusta verità.

Vive con sofferenza (estrema in ragione della lontananza dallo Spirito) lo spirito comunque impossibilitato ad elevarsi. Tanto più gli spiriti sono vicini allo stato dello Spirito e tanto più sono a sua somiglianza. Tanto più la loro forza e la loro potenza somiglia alla forza e alla potenza dello Spirito e tanto più sono presso il Principio. Lo stato della Metempsicosi, dunque, corrisponde allo stato della somiglianza di spirito con lo Spirito. La vita che è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati non può concepire il vuoto che è del nulla. Non lo può perché ogni stato di interruzione del suo principio sarebbe uno stato di inesistenza, ed in ciò, un’estrema contraddizione con il suo principio: la vita sino dal Principio. Gli spiriti che tanto più conservano il proprio stato di vita, tanto più influiscono della propria personalità, la vita in cui si incarnano.

Pertanto, nel bene come nel male, sono elevati gli spiriti che influiscono con la loro forza (la Natura della loro Cultura) e sono bassi gli spiriti che influiscono con la loro vita: secondo spirito, Cultura della loro Natura. Nella vita dello Spirito, ogni differenza dallo Spirito è differenza di vita fra il nostro stato ed il Suo. Ogni differenza è una separazione fra Vita e vita. Ogni divario di vita fra i due stati, allora, non può non essere che dolore da separazione dal Principio: la vita di origine. Poiché la differenza è dolore e, poiché il dolore essendo separazione dalla Vita non è vita tanto quanto è dolore, ecco che si è lontani dal Principio della vita tanto quanto l’ingiustizia nel nostro spirito ci ha reso dolenti.

Poiché il dolore dato da ciò che non è stato giusto al nostro spirito si è originato dal male dato dalle erronee corrispondenze fra i nostri stati, ecco che, allo scopo di annullare ciò che è male per la Natura, falso per la Cultura e conseguentemente ingiusto allo Spirito della vita personale quanto verso quello della vita Universale, non si può (a causa dei pesi) non tornare a questo principio di vita, per ripetere a nuovo lo svincolamento dai pesi. Lo svincolamento dai pesi è necessario perché, presso lo Spirito del Principio non può esistere il dolore: male naturale e spirituale da errore culturale. Non può esistere il dolore perchè presso il Principio della vita (assoluta corrispondenza di stati nel bene dato il giusto per il vero) esclude dalla sua vita ogni altro principio Ciò che impedisce l’invasione di spirito su spirito è la coscienza di sè. Tanto più è lucida, e tanto più è intaccabile. Per ottenere quella necessità la vita potrebbe presentarci un calice e chiederci di berlo sino alla feccia. Tanto più sarà amara e tanto più sarà necessario berla. Vedo molte alternative, è vero. Non vedo, però, vie di fuga.