Gayenna: per qualche verso in più.

L’occasionale incontro con il motociclista è un mito nel mondo gayoso. Qui interpreto speranze di “piazza” e forse anche quello che mi sarebbe piaciuto vivere almeno una volta.

Dopo un saluto te ne vai con la moto: e me? Fante, cavallo, re, o soltanto una sveltina per te? Tutto è in sospeso. Nulla è di peso. Anche la sera mi resta il caso, del povero coso che hai lasciato non più di tanto meravigliato se ho già dimenticato il tuo viso. Tu sei stato il mio cavalletto ed io ho sbagliato petto: questa è la verità! E va beh! Che sarà! Ma tutto vuoi sospeso. Che nulla ti sia di peso. Lasciare vuoi alla sera, giudizio e caso.

Non mi interessano gli Adoni. Non i fustaccioni. Degli orsi non voglio pelle. Non desidero sorelle. Voglio qualcosa d’ignoto. Niente di già vissuto. Di superato. Voglio una storia, non una memoria. Non mi interessa che duri un’era ma che nel durar sia vera. Voglio un libro da leggere piano. Con nessun arcano. Lo voglio nel mio letto. Tranquillo nel suo sonno. Lo voglio un po’ arlecchino. Lo voglio un po’ signore. Bianca, rossa, gialla o nera che sia la copertina, la mattina, lo voglio al mio risveglio. Lo voglio nome per il giorno. Lo voglio attorno. Lo voglio mio presente. Tocco nella mano. Sollievo alla fatica. Lo voglio vita. Intendo viverlo a piene mani. Farò in modo che non pensi mai: e se domani.

Mi hai lasciato, amante ambrato,  malinconia nella mia via. Nulla di definito ma la povertà è già il dito. Così, t’ho cullato con amore! Così, ho cancellato ogni traccia del timore. Forse per questo ti sentirai straniero meno palese. Dello stesso paese almeno la notte.

A suo tempo, più della donna ho sentito la mancanza del figlio. Con il tempo ho capito che, almeno per me, quel desiderio non era altro che “una fuga in avanti”. Così, al posto del figlio ho adottato la vita. Oltre che figli, ora, ho un’infinità di parenti: non pochi i serpenti.

Amo un uomo ma c’è un però: appena sa dir: boobo! Nel sorriso c’è il papà. Negli occhi la mammà, ma quando fa: boobo! pare me, ma, con i suoi però. Non pretendo di essergli il papà. Figuratevi la mammà. Intendo solo camminargli accanto. Solo intendo dargli il mondo. Si farà grande. Si farà domande. A suo tempo gli risponderò, ma, con dei però. Si, lo so! E’ un amore prematuro. E’ un amore da futuro, però, fra le mie braccia non c’è alcun ma. Fra le vostre si vedrà.

Come mai, tu, meraviglia del creato, ti sei trovato a seder piantato a causa di uno scipito sbarbato? E’ presto detto: ci si ritrova col cuore rintronato ogni volta la passione fa rima con limone, ma alzi la mano chi non ha mai sbucciato l’amaro frutto dell’errore. Chi non ha ascoltato prima del passo, il suono fesso dell’apparenza. Ti consoli un pensiero: senza quella fantascienza di che vivresti con gli amici, tu, deragliato a causa di un sasso sulle tue rotaie?

Non ho mai spacciato per mio delle cose d’altri ma questa lo pare anche a me da tanto è  simil Zero.

Col dito puntato. Allo scudo avvinghiato. Siamo al solito. Ma cosa vuoi puntare. Cosa vuoi coprire? La paura di mancare? Di godere? Di sapere? Cosa vuoi sapere? Se sono regina o palafreniere? I caci vanno con le pere e ancora ti domandi quale mercato offro al tuo piacere? E’ chiaro che ti offro l’amare che non conosci. E’ chiaro che ti offro risposte che non hai. Io ti offro confusioni. Forse emozioni. Forse nulla di tutto questo. Forse il resto. Guardami! Potrei essere i tuoi bisogni. Forse i tuoi sogni.

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