Quando la testa c’è

Una psichiatra che ho sollevato dalle sue depressioni con vassoi di bignè, ad un suo collega ebbe a dire che sono fuori di testa. No, gli ho ribattuto: io sono dentro la mia testa. Questo vale anche per te. Io non sono di parte: io sono dentro la mia parte. Convengo sul fatto che non sia la tua o come tu la intendi.

Leggendo “Fedro”

Leggendo “Fedro” ho scoperto che ad avere un naso notevolmente rincagnato era Socrate. Per considerazioni altrove esposte ne ricavo che, o sono sotto l’influsso di quel filosofo, o che sono sotto influsso di un filosofo che aveva il naso rincagnato tanto quanto Socrate. Potrebbe anche essere vero, però, che posso essere sotto l’influsso di un Anziano che filosofeggia e che condivide con Socrate solamente la stessa forma di naso. Ciò che nella vita (la biga) io dico Natura e Cultura, Socrate lo dice cavallo temperante e cavallo intemperante. Ciò che io dico ” arbitrio dato dallo Spirito ” (guida della vita) Socrate lo dice ” auriga “. Socrate non disprezzava la Natura, anzi, se ricordo bene, la diceva “fonte del ricordo della Bellezza e della Bontà che è presso il Nume”. Come si può disprezzarla sapendola via della verità (Cultura) della forza della vita: lo Spirito? Secondo Socrate, la retta guida dell’auriga (dello Spirito) era data dalla temperanza e la temperanza si raggiunge, appunto, mediando fra forze contrapposte. Con questa intuizione, Socrate aveva presagito che l’Auriga (lo Spirito della vita dato da volontà contrapposte e, dunque, l’un l’altra temperanti) aveva una funzione paracleta, cioè, mediatrice. Con Platone sostengo non la temperanza per contrapposizione di volontà (quella del bene contro quella del male) ma la temperanza data da una relazione di stati che, lo Spirito, dato dalla reciproca corrispondenza, non può non mediare.

La sincerità come vincolo

Non so mentire, non perché non ne abbia la capacità (o, al caso non ne veda gli interessi) ma perché trovo estremamente comodo essere sinceri: vuoi perché non ho molta memoria, vuoi perché mi è consono farlo, vuoi perché è più riposante dire ciò che è o tacere. Non per ultimo, non mi piace perdere la faccia. Data l’attitudine, non mi risultò chiaro perché, in un incontro medianico con “Francesco”, quell’entità mi raccomandò di fare ciò che comunemente faccio. Quello spirito, non precisò quale verità avrei dovuto dire, cioè, quella mia o quella del soprannaturale che mano a mano andavo scoprendo, così, giusto per semplificare le cose, le dico tutte e due. In vita, Francesco era stato lo zio dell’amico medium: era stato un barista.

Educare fa male

Ho bisogno di parlare col nuovo operaio. Lo chiamo al cell. Risulta occupato per più di mezz’ora: sul lavoro! Parto dai pressi della Bra, e piombo al Palladio: 62 anni in bicicletta. Immaginatevi la scena. Arrivo, e gli provo che mi racconta balle quando mi dice che non è vero. Mi hanno sentito urlare sino all’undicesimo piano! In sintesi, sento che non mi posso più fidare! Gli faccio ridurre l’orario di assunzione, da completo a parte time. E se funziona ancora, gli darò altre ore, e se non funziona, saranno cazzi suoi! Sono stanco di essere derubato dei miei sentimenti! Così, dove se ne fregano delle regole dell’amore (quelle della filìa) imporrò quelle del timore! Che amarezza, dover educare così! Non credano i figli che il dovere di educare sia un piacere. Il più delle volte fa soffrire anche chi educa.

Per anni

Per anni non ho badato alle montagne russe praticate dal cuore. Non avevo tempo per farlo: dovevo lavorare! Lo sto ascoltando, invece, da quando sono in pensione. L’ha fatto al punto da costringermi a contattare una specialista. La dottoressa mi accerta un’ischemia in peggioramento. Mi ordina una medicina e mi avvia al Reparto Cardiologia di Borgo Trento per un’ulteriore verifica. Ricevo l’appuntamento quando non l’aspettavo più. Scrivo la data, ringrazio, saluto e chiudo la telefonata. Mai, però, che riesca a chiudere la mente! Mi dice: Vitaliano, hai 77 anni e quasi tutti li hai vissuto senza riserve. Sei presso ché a zero sia con i rimpianti che con desideri non vissuti. Sei a zero anche perché non saprei dirti cosa non hai già vissuto. Posso dirti, però, che sei diventato uno dei tanti che è diventato uno dei troppi! E vero: sei in questa situazione anche perché, la Medicina, se da un lato salva i naturalmente destinati alla fossa e solo a rimandare la fossa per quelli ammalati da vecchiaia, dall’altro contribuisce a scavare la fossa alla Terra. Ora, o ti rendi conto che stiamo diventando i becchini di quella vita, oppure devi renderti conto che riuscirai ad impedirti di scavargli la fossa solo accettando di tornar a vivere secondo Natura, dove vivere secondo Cultura potrebbe diventarti oltremodo gravoso; non solo per te, ovviamente! A quel bivio, si presenteranno due prevalenti scelte: accettare passivamente (quando non amaramente) di percorrere la via generalmente priva di compensanti perché, o passare alla vita di chi resta quanto ti resta. A fronte della donazione di parte del tuo mantello già sento l’obiezione dei Tuttologi in religione: lei, Vitaliano, non può donare quanto non le appartiene! Ai Tuttologi rispondi con un fondante particolare: io non sto pensando di dare a chi resta l’evangelica moneta che ho ricevuto: mi sarebbe impossibile! Io sto pensando di dare a chi resta solo quanto mi resta del guadagno che sono diventato facendo fruttare il capitale ricevuto. Chiarito questo, lascia dire al Proprietario della moneta se il guadagno che sei diventato è tanto o poco o se fallimentare o no, ma, visto che tace, ti invito a pensare che stia acconsentendo.

Spiriti: le caramelle no.

C’è chi afferma di parlare con gli spiriti. Dipende da come lo dicono possibile. Secondo me, il modo è nei pensieri che seguono. Non ne conosco altri e non credo in altri. Nella speranza di rendere più accessibile l’argomento lo scrivo a blocchi. Doverosa premessa: ho confessato più volte che il vero autore dei miei scritti è l’emozione, non, la mia conoscenza. Spinto dall’emozione motivata da un dato atto e/o fatto, scrivo la prima frase dell’argomento: è come un cucchiaino di lievito su un impasto. Data la minima misura e, probabilmente, la minima qualità di quell’aggiunta, più di tanto non dovrebbe farlo crescere, invece, lo lievita sino a farlo straripare dal contenitore: una cultura indubbiamente non bastante. Quando capita (pressoché sempre) faccio più fatica a rimettere l’impasto – argomento dentro il contenitore (la mia conoscenza) che a scrivere quanto sento di dover scrivere. Un po’ ne rido perché mi vedo come Topolino soverchiato dalle scope. Lunga e perigliosa la strada di questa saggezza, però!

1) Una mano che si appoggia sulla nostra ci comunica la sua temperatura, gli eventuali tremori, la ruvidità o la morbidezza della pelle, ecc, ecc. E’ chiaro che a nessuno viene in mente di dire che la mano parla.

2) Come la mano che ha toccato la nostra non parla ma ci fa pensare e al caso dire così, uno spirito ulteriore non parla ma ci fa pensare e al caso dire lo stato del suo stato. Lo può, tanto quanto gli stati della sua forza e potenza sono entrati in comunione con la nostra forza e alla nostra potenza.

3) La comunione fra uno spirito umano e un ulteriore è possibile perchè, vita, è stato di infiniti stati e si origina in ragione dello stato della corrispondenza di forza e potenza fra tutti ed in tutti i suoi stati.

4) Lo stato della forza e della potenza fra spiriti in comunione dice lo stato della corrispondenza. Esemplificando: se lo stato del rispettivo stato vale + 4 la corrispondenza fra stati varrà + 4. Se – 4 la varrà – 4. Così per altre misure

5) E’ possibile fermare la corrispondenza fra stati e per questo fermare la vita onde poter dare il definitivo giudizio sullo stato e misura di ogni spirito? Escludo un ipotesi confermata da una biblica e/o evangelica speranza più che dalla conoscenza, ma la speranza, è la ragione della fede, non la fede della ragione, ma ad ognuno il suo credo.

6) Poiché la vita è stato di infiniti stati e poiché si origina dalla inarrestabile corrispondenza fra tutti ed in tutti i suoi stati, ne deriva che il Nulla e il Niente non esistono.

7) Ammessa l’inesistenza del Nulla e del Niente ne consegue che (materia provvisoria a parte) nulla e niente separa gli spiriti disincarnati da quelli incarnati, come nulla e niente separa ciò che appartiene ad una data forza e alla potenza che origina la personale identità sia nello stato ulteriore della vita che in questo.

8) Ulteriormente ne deriva che il nostro spirito è in mezzo (in medio) a infiniti spiriti: spiriti che del proprio spirito sono e hanno infiniti stati di inscindibile forza e potenza

9) La separazione fra forza e potenza di uno stato avviene, invece, su questo stato della vita. Ciò è causa del dolore naturale che porta all’errore culturale che porta al male spirituale. La separazione fra l’individuale forza e la sua potenza è compiuto dalla Società e dalla Religione. Dei due imperi, non conosco maggior delitto.

10) Il rapporto spiritico fra forza e potenza umana e forza e potenza ulteriore avviene fra spiriti affini. E’ fonte di dissidio dove non avviene fra spiriti affini.

11) Comunque siano le cause, e/o lo stato del dissidio, e/o le motivazioni coscienti o no, i dissidi (conflitti, discrepanze, e quanto di analogo) provocano infinite sovrapposizioni di parola su parola (emozione su emozione) e delle mancanti corrispondenze di forza e potenza fra spiriti come fra spirito umano che è e quello umano che fu.

12) Secondo lo stato di infiniti stati, in ambo gli stati della vita e in ragione della rispettiva forza e potenza, ci sono spiriti che attuano il dissidio e spiriti che lo subiscono. Ci sono spiriti che se ne rendono conto (di attuarlo o di subirlo) e spiriti che non se ne rendono conto. Ci sono spiriti che perseguono l’errore e spiriti che non si rendono conto dell’errore. Come è detto in una antica constatazione, così in Basso così in Alto.

13) Dell’esperienza medianica la psichiatria dice che è opera da schizofrenia. A mio riconoscere non è vero tanto quanto una mente in medium è in grado di tornare nella sua realtà. E’ vero, invece, quando non sa o non può perché non più in grado di gestire l’entrata e l’uscita da quella realtà. Non è più in grado di farlo, o perché preso da quel mondo, o perché quel mondo l’ha preso. Un’ipotesi non esclude l’altra.

14) Secondo personale esperienza la relazione di spirito fra forza e potenza terrena e quella ultraterrena si rivela (non comunque, non in ogni caso, e non nello stesso modo) quando fatti e/o atti della nostra vita portano emozionalmente fuori dal sentire e dal sapere generalmente condiviso.

15) In genere, a portar fuori dal comune sentire sono degli estremi casi di dolore. Può succedere anche per la “spiritualità” che necessita di confermanti manifestazioni. In questo caso è ben difficile distinguere la forza e la potenza della santità dalla forza e dalla potenza della vanità.

16) Per scelta o per cause naturali, come vi è spirito umano che appare nella vita ulteriore perchè cessa l’apparizione in questa, così, vi sono forze e potenze della vita ulteriore che appaiono in questa. Come per lo spirito umano, può succedere per bisogni da non risolta e/o rifiutata affinità con lo stato ulteriore della vita, o con lo stato del suo stato. Un’ipotesi non esclude l’altra.

17) Fra altri bisogni (in genere) prevalenti: il rifiuto del trapasso, o di come è accaduto, o un ulteriore bisogno di vita umana, oppure, un bisogno di potere e/o di amore (comunque espressi) e/o di dipendere, e/o di far dipendere (comunque agiti) ecc, ecc, ecc.

18) Come nessun spirito umano è attendibile in Basso, così, nessun spirito ulteriore può essere attendibile in Alto. Non tanto perché tutti e tutto è fasullo e /o falso, ma perché non siamo assolutamente in grado di distinguere chi lo è da chi non lo è, indipendentemente dalle prove concesse e/o dai carismi “donati” dagli spiriti, non dallo Spirito come fa piacere pensare.

19) Lo Spirito dona la vita, non, perline!

20) Solo il Principio della vita (la vita) è attendibile e dimostrabile, e solo nei principi di quella medianità spirituale, non, spiritica, si può contare veramente.

21) In ultimo ma non per ultima: oltre alle dette impossibilità indico questa. Secondo me, taglia la testa al toro: il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Ciò significa che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

22) Stante l’incontrovertibile verità, affrontare la medianità e lo spiritismo con fiducia (o peggio ancora con fede) è (a più livelli e casi) fortemente disturbante quando non pericoloso per la mente che in quella realtà si vincola o che da quella realtà viene vincolata: un’ipotesi non esclude l’altra.

23) Tanto più, perché una volta aperta nella memoria, quella porta non si chiude più. Pena leggera se introduce in aperte memorie. Quelle, cioè, che non rendono dipendenti perché di poco segno e/o aggiuntivo valore. Pena pesante, invece, se introduce nelle memorie chiuse. Quelle, cioè, che rendono dipendenti perchè di maggior segno e/o aggiuntivo valore.

24) Le memorie chiuse non danno l’impressione di esserlo perché si spostano dove si sposta la mente che incautamente si è introdotta; ed è appunto per questo che si crede libera.

25) In tutti i casi e i generi di medianità, invece, è veramente libero chi non accetta caramelle dagli sconosciuti.

E mo’?!

Non immaginavo niente di tutto questo quando ho iniziato a scrivere questa strada da confuso, disorientato, perplesso e, cosciente dei miei limiti culturali e di vita, non di meno preoccupato. Di quello che sono stato qualche volta ne sorrido: per niente all’epoca! All’epoca mi pare di essere stato come il fornaio in preda al panico perché vede l’impasto tracimare dal contenitore pur avendoci messo solo tre cucchiaini di lievito! Immaginatelo ancora, mentre si rende via via più conto che l’impasto, dopo aver riempito il negozio, gli sta finendo in strada; e nulla lo sta fermando. Men che meno lo può il fornaio. Ad opera pressoché finita, per altra immagine mi rendo conto di essere stato il bambino che senza aver alcuna idea su quello che stava combinando ha tolto tre mattoncini (tre matt – on – cini!) dalle Cattedrali del potere: sociale e/o religioso che sia. Immaginatelo mentre le vede vacillare, forse anche crollare: e mo’!?

Appena prima

Appena prima di svegliarmi, sogno. Sto aprendo la cassetta della posta: è piena di carta grigia. Simbolicamente parlando, il grigio rappresenta l’area fra la verità senza dubbi (quella “bianca”) e quella verosimile alla bianca tanto quanto il grigio è chiaro. Da cotanto grigiore emergono due fogli particolarmente bianchi. Uno grande e uno più piccolo. Sul grande, leggo: signor nome e cognome, lei non ha ricevuto il Nobel. Scritta in corsivo con inchiostro nero, il carattere (grande) è elegante e senza fronzoli. Verrebbe da dirlo quello di servizio di un mittente che cura la forma della sostanza che fa pervenire. Con lo stesso carattere e le stesse caratteristiche, sul foglio piccolo leggo: non è stata solo una scelta. L’affermazione mi suscita una marea di ipotesi: tutte verosimili e nessuna accertabile, quindi grigie nel senso sopraddetto. Mi sveglio un tantinello irritato, non tanto per il Nobel mancato ma perché quella parte della missiva m’ha lasciato nell’indefinito. L’ho perimetrato con la formula che uso in questi casi: que sera sera.

Ho detto ti amo

Ho detto ti amo solo una volta. Se non come voce di una certezza affettiva, almeno come voce di una speranza effettivatizzante non mi stancherò mai di dire: ti voglio bene. [Se effettivatizzante non è nel vocabolario, passamelo per amor di tesi.] Mi è capitato più volte, di trovarmi a voler bene a personalità “Pabloz” ma l’ho fatto come personalità “Mauro”: generalmente razionale. Ebbene, in casi come quelli fra Mauro ed il Pabloz, la mia razionalità, pur non negando nulla all’integrità della personalità “Pabloz”, da Mauro si sarebbe aspettata, non dico, una presa di posizione, ma almeno un riparatore distinguo. Libertà, Pabloz, a mio avviso è poter dare dell’idiota agli idioti, ma, libertà, sempre a mio avviso, è proibirsi di dar dell’idiota a chicchessia. Allora, per riparatore distinguo, intendo dire, che se qualcuno da dell’idiota a me, come minimo, mi aspetto che un libero ricordi all’offensore, che non può permettersi quella libertà, se non ledendo il concetto che tu stesso possiedi. Non per il Mauro, quindi, avresti dovuto intervenire, ma per difendere il valore che anche sei. Chi non lo fa per questa ragione, ne può trovare delle altre per difendere il suo concetto di libertà, ma non può, sempre a mio avviso, non cercarne. Sostenere la personale indipendenza da altri e/o da altro, è certamente un gran valore, ma, se questo valore comporta l’esclusione della scelta di dover anche partecipare, mi domando, allora, se è l’indipendenza spirituale che difendiamo, o se è dal dolore altrui che ci difendiamo. Può anche essere che ci difendiamo rimanendo sopra le parti per la paura di essere esclusi, o da una, o dall’altra parte. E’ indubbio, che i tuoi post dimostrano ampiamente la tua partecipazione al dolore altrui. E’ un dolore, però, che per la gran parte rimane oltre un vetro. Ogni tanto, però, ci sono dolori che lo superano, e che chiedono, almeno una nota di presenza. Quando succede, l’ideale non può non congiungersi con il reale. Per fare questo, non si può non scendere a patti fra ciò che siamo, e ciò che il nostro prossimo è. Almeno coscientemente, non era mia intenzione farti questa sorta di predica, ma, come ho detto ad Ewan in un commento a te diretto, la questione mi ha preso il cuore, e al cuore, non si comanda.

Ho iniziato questi scritti

Ho iniziato i miei scritti nella Primavera del 1991. Ero sulle 800 pagine quando le ho contate anni fa. Saranno almeno un centinaio di più, adesso. Giusto per fare un CD le ho convertite in HTML Di media, ogni conversione necessita di 7/8 operazioni, se tutto va bene. Naturalmente, non tutto va bene perché, sbagliare delle operazioni è fisiologico! Consideriamo, allora, la media di dieci operazioni per pagina. 800×10= 8000 operazioni. Un lettore napoletano starà certamente pensando: che cagamiento e….! Non è mica finita qui, però. Il fatto è che le devo organizzare secondo attinenza fra argomenti. Immaginate che in tutti questi anni, le abbia collocate in una ventina di cassetti. Per qualche anno più o meno come mi sembrava, ma poi, come mi sembrava meglio, quindi, meglio su questo: si prima e no dopo anche decine di volte. Su quell’altro cassetto forse ma vediamo. Su questo senza dubbio oggi, ma con più di qualche dubbio domani, ecc, ecc. Naturalmente, devo ricordare sia le pagine che le collocazioni precedenti se voglio poi ritrovarle per spostarle! Vi sta venendo una qualche idea sul quel po po’ di casino?! Cosa mi fa sapere che ho risolto il casino? L’ho risolto, quando, guardando sia le pagine che i cassetti, non sento alcun dissidio! Ecco! Questo vale anche per le nostre pagine, argomenti, conversioni, mariti, figli, amicizie, e non per ultimo noi. Dove non sentiamo più il dissidio, abbiamo raggiunto la nostra verità. Se non lo sentiamo più in noi e con chi ci corrisponde, abbiamo raggiunto la verità della vita. A proposito di verità, devo proprio accendermi una sigaretta!