Caro Francesco: senti questa!

Caro Francesco: è un bel pezzo che non ti scrivo. Sarà anche perché non mi avevi detto nulla di nuovo. In questi giorni, però, ti sei superato. L’hai fatto sostenendo che una chiesa universalmente non inclusiva diventa una setta. Da anni sostengo la stessa opinione. Con più di qualche intimo timore, devo dire. Vuoi perché sono fra quelli che hai difeso (nella parte di vittime ormai piegati?) vuoi perché tutto sono fuorché un teologo e se cristiano, si e anche no. Sia pure come non teologo (considero la teologia lo studio vanesio quando non vano delle opinioni su Dio) non posso non chiedermi se ti sei reso conto di quanto seguiva alla tua affermazione. Se la chiesa è inclusiva se no è una setta, che ne sarà del Principio della vita che nel giorno del giudizio universale dovrà (almeno a quanto si dice) non includere i cattivi dal suo cospetto? Dovremmo forse pensarlo come l’iniziale Principe di una Setta universale, non, di una universale Chiesa?

Se invece è il Principe di una chiesa universalmente inclusiva, ne seguirà, che (non potendo emettere giudizio perché settario per forza di cose) annullerà (ammesso che sia mai esistito e non lo credo) quello universale? Mi rifiuto di pensare che Dio sia possessore di tardi ripensamenti. Mi è più facile e logico pensare, invece, che non esista nessun giudizio universale come sinora descritto e che (comunque descritto) non vi sia proprio alcun giudizio universale: tanto meno un Dio universalmente giudice. Un Dio universalmente giudice non può risultare giusto a chi non può capire (per la Somiglianza che è) su quale verità si basa la verità della giustizia della divina Immagine. Certamente si può affermare che un giudicato può accettare come vero un giudizio in virtù della sua fede nel Giusto, tuttavia, ciò che potrebbe anche bastare ad uno spirito in giudizio, non farsi capire può bastare allo Spirito del Giusto?

Secondo me, no. Un’incomprensione fra spiriti (quello dell’Immagine e quello a sua Somiglianza) è pur sempre un’area incognita, un vuoto, un nulla, una separazione. Il Principio della vita (la vita) non può accettare che vi sia un vuoto fra la sua vita e una vita. Vita, infatti, è corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti i suoi stati. Dove la corrispondenza fra vita e vita (come fra vita e Vita) è mancante, là vi è l’errore che porta al dolore che porta al male. Ora, come pensare attuabile un giudizio universale che il Primo giudice (il Giusto) non può emettere se non diventando primo ingiusto? Sempre secondo me, concedendo (accettando, permettendo et similia) che il giudizio su di uno spirito lo esprima lo stesso spirito. Come? Su quali basi? Per quanto riguarda il come, direi considerando le differenze di forza e di potenza fra la sua immagine (quella di Somiglianza) e quella dell’Immagine del Principio.

Per quanto riguarda le basi, direi su quelle della forza e della potenza che lo spirito in giudizio ha raggiunto operando la sua vita secondo quanto è stato possibile alla sua forza e alla sua potenza. Mi si potrà obiettare: ma questo giudizio non è universale! Vero e anche no. Non è universale perché non riguarda l’universo mondo, mentre è universale perché riguarda (tocca, concerne, et similia) ogni parte dell’universale vita che è ogni singolo spirito. Mi si dirà: ma la vita a immagine della Vita mica può essere universale come il Principio! E’ vero e anche no. Non sono egualmente universali perché non hanno lo stesso stato di vita, ma sono egualmente universali perché ambedue sono lo stesso universale principio: vita.

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