“Lassa fare a Lu”

In un difficile momento della mia vita di Frocio ebbi bisogno dell’aiuto di qualcuno. Vicino a dove abitavo c’era la chiesa del Rione dei Filippini. Sapevo chi era il parroco perché avevo casa nei pressi della canonica. Chiamato che l’ebbi non si fece pregare: venne, vide, risolse. Gli sarò sembrato più che leggermente fuori fase perché si fermò in casa ancora un poco. Gli raccontai dei mari che non avevo saputo e/o potuto navigare, e dei monti che non avevo saputo e/o potuto scalare. (Non gli dissi delle paludi perchè gliene avevo appena mostrata una.) Non lo feci piangendo (lo sto facendo adesso) ma forse ero lì, lì per farlo! Quando ripresi fiato mi disse una frase che sul momento mi fece pensare: sto’ qua le mato! Mi disse: lassa fare a Lu! Ma come, Don Ottorino, ti sto dicendo che ho fame qui ed ora e tu mi dici che “Lu” ti sfamerà non si sa come e non si sa quando ma certamente prima o poi? Passarono tempi ed anni. Amai un Tossicodipendente. Mi lasciò a causa di forze maggiori. Aprii una Associazione a favore dei Tossicodipendenti. Non sapendo più da che parte girarmi per cercare dell’aiuto, ancora una volta mi rivolsi a Don Ottorino. Rammaricato e sincero mi disse che non era in grado di aiutarmi. Lo capii, lo salutati, e mi voltai per tornare all’automobile. Dopo qualche passo sento, dietro di me, che qualcuno corre. Non era Lù: era Don Ottorino. Molto giovialmente mi dice: ma, ti, sito quelo del vissieto?! Ne abbiamo riso e ne rido ancora. All’epoca non andai mai alle sue messe, e non sentii mai le sue prediche. Messa e predica l’ebbi dalla sua sottana: ai bordi persino verdastra da quanto era lisa. Non l’aveva migliore (o magari di viola bordata) forse perché non è quella che Lu concede a chi pasce le sue pecore: nessuna escludendo e nessuna tosando!