Istinto sessuale

Sino a che l’istinto sessuale non ha preso coscienza di se, l’identità sessuale non può non dirsi transculturale, cioè, di passaggio fra uno stato e l’altro della conoscenza. Come transculturale non significa che non si manifesta la corrispondente potenza, bensì significa, che pur manifestandola (al caso, ora a destra ora a manca) comunque la vita del transculturale non si afferma (se non naturalmente) ne a destra ne a manca. Allo scopo di raggiungere la conoscenza della propria sessualità, il transculturale non può non cercare lo stato che più gli corrisponde, ma, quanto può farlo se si sente censurato da una convenzione sessuale che potrebbe non essergli globalmente propria? Ammesso ma concesso con riserva che possa essere vero che la “deviazione” sessuale è un errore che può recare dolore (a mio avviso l’errore che reca il dolore sta, soprattutto, nell’aprioristico giudizio sulla personalità sessuale) non è forse altrettanto vero che vi è errore perché vi è dolore in ogni regola che normalizza la personalità forzandola in calzari non adatti al proprio viaggio esistenziale. Allora, quanto può dirsi “normale” una Norma strutturata sul dolore? A questa domanda non ci può essere che una sola risposta: una Norma è legittima tanto quanto non reca dolore. Potrei anche convenire che nella personale rinuncia di parti dell’io sessuale, lo stato sociale ne avrebbe giovamento (nel senso che è più ordinabile anche se più opinabile) se non fosse che le rinunce di se stessi che il Sociale chiede e/o impone, alla fin fine rivelano il cattivo odore che emana il fiato dei Poteri, non sui doveri (che non metto in discussione) ma sulla Persona. Considerazioni a parte, può essere anche vero che la tua sessualità sia di quelle valenti a destra o a manca come anche verso controparti più mature e/o più giovani. Comunque sia, non nelle scelte vi è anomalia, tutt’al più, diventano anormali quando le si impone con violenza, o quando, a causa di una qualsiasi censura (vera o anche solamente temuta che sia) le si vive in modo infelice, e per scelta e/o per obbligo, ci si costruisce una vita che può essere anche infelice pur di poterle vivere o, al caso, non vivere. La sessualità (indipendentemente dal genere purché diretta verso la vita) è una potenza sempre e comunque costruttiva anche quando non è necessariamente finalizzata alla procreazione. Dove non si genera figli, comunque si possono generare sentimenti di vita e/o opere a suo favore. La sessualità, anche quando è goduta per un piacere sia pure finalizzato allo scopo di se stesso, comunque è al servizio della vita: infatti, essa fruttifica la gioia naturale. La gioia naturale diventa anche letizia culturale e, la letizia naturale – culturale, permette di attraversare gli anni della vita, quanto basta per non inaridire il sorriso. Per “normali” Potentati intendono i cittadini sessualmente etero. Fra i “normali”, non pochi relegano l’individuale umanita’ nel limbo dei desideri da accarezzare da soli. “Normali” sono anche quelli che, convogliando la propria sessualità verso una qualsiasi un’idea, purché suprema, sono riusciti a sublimarla sufficientemente. Sono persone queste, che magari in assoluta buona fede non si rendono conto delle tragedie che provocano quando diventano in grado di imporre la loro volontà. Certamente se ne rendono conto quelli che censurano la vita “diversa” per motivi di potere: politico e/o religioso che sia. Non siamo in grado di saper quanto sia vera o recitata l’eterosessualità dei normali. Si può dire, pertanto, che lo sono perché lo affermano.