Vitaliano_”per Damasco”_Vitaliano

Mi firmo in questo modo per porre netta separazione fra la mia vita ideale e quella reale. Per mezzo della separazione evito sia la con_fusione fra le parti che il possibile predominio (per desiderio di una affermazione che magari cela una voglia di fuga) di una parte su l’altra. Mancando la separazione (di fatto un confine) si rischia di finire prede di una voglia di elettività che è (e se non è, lo diventa) il vano quando non il vanesio abbellimento per la mente che nasconde (e così facendo) motivare e/o giustificare secondo illudenti comodi e/o sacrifici e/o martirii) l’inarrestabile dissidio fra ciò che siamo e ciò che vorrremmo essere sia per intenti personali che per motivi sociali quando non per quelli comunque religiosi. Quel dissidio non pare tale perché si manifesta con impalpabili quantità (tutte senza chiaro nome) ma non vi è confessionale che tutte contenga. La separazione fra parti idealmente preferite e parti rifiutate perché non corrispondenti alle idee che vogliamo essere, da un lato può certamente agire una elevazione del pensiero ma dall’altro può motivare esaltanti fanatismi e formare esaltati fanatici. Per opposto caso, a quella svalutazione di sé, e/o della vita altra, e/o della Vita, che nella depressione del proprio spirito trova la sua febbre. Evito questo rischio rendendo il mio ideale un fatto dell’anima che discerne su ciò che sente ma non sentenzia su ciò che sente. Dove non è detto virtuosa questa scelta sia almeno detto che all’ipocrisia non lascia possibilità di millantato credito quanto non di mendacio.