Zelensky, Putin, Martino.

Martino fu il cavaliere che divenne santo perché donò parte del suo mantello a un ignudo. Ammessa la storia mi chiedo: quel povero era come si mostrava o per apparire maggiormente bisognoso aveva nascosto gli abiti dietro un qualsiasi qualcosa? Ora, il signor Zelensky è un bisognoso e il signor Putin, certamente non un Martino da santificare nonostante intenda coprire l’Ucraina con il suo mantello. Mentre siamo ben consci della visione politica, sociale e storica del Martino in Putin, come anche della sua protettrice e nel contempo ottundente armatura, così non lo siamo dell’Ignudo. Una politica, ignuda quando si ritrova con un abbigliamento senza poteri rischia di subire degli stati di impotenza. L’impotenza (comunque motivata) certamente non favorisce l’equilibrio. Alla stregua non è possessore di equilibrante facoltà chi vive (sente e agisce) del potere in eccesso. In eccesso, perché magari derivato da esaltanti (perché sovrani) concezioni di sé. Per le due ragioni, allora, potremmo dire mancanti di equilibrio sia il putiniano Martino che l’Ignudo Zelensky. Dove è scritto che lo squilibrio mentale in un Ignudo è meno pericoloso di quello di un esaltato? Comunque originata, una qualsiasi carenza diventa malattia se il suo stato si fissa nel dato stato. Ipotesi ammessa, si può pensare, allora, che il Putin si sia fissato nel suo stato e quindi sia non equilibrato a causa di un qualsiasi arresto della condizione di sé? Ammessa l’ipotesi, la stessa vale anche per la condizione esistenziale dell’Ignudo se fissato da un potere senza abiti. E se da sani o malati, comunque, ambedue recitassero una parte in un’Ucraina vista come il Campo dei Miracoli offerto dal Gatto Zelenschy al Occidente pur sapendo contraria la volpe Putin che intende piantare le sue monete d’oro nel Campo dei Miracoli sottomesso alla sua volontà? Concessa l’ipotesi e l’uso della favola, quale parte resta all’Occidente? Per altre stufe, temo, quella di un Pinocchio lasciato in infiammabili abiti di legno.