Alla Scuola di Raffaello

Dall’Accademia di Raffaello ho tratto due immagini che ben raccontano quanto generalmente succede al nuovo che si affaccia alla vita. Il nuovo è detto dal giovane. Il vecchio dall’anziano a destra. Raffaello mostra il giovane senza abiti. Simbolicamente parlando, spoglio, cioè, da precostituiti abbigliamenti culturali. Sotto il braccio, i suoi (del giovane) sono chiusi in rotolo. Così, perché non li ha ancora pubblicamente esposti (con altro dire, indossati) alla luce della conoscenza dei Saggi, che, (presi da sé, dai loro discorsi, e dal bisogno di confronti) non vedono quell’ingresso. L’accompagna un amico che allegramente saluta e viene salutato da un giovane con la barba. Non lo “vedono” neanche questi, come non lo “vede” l’usciere (?) che lo fa entrare. Sono necessari per la realizzazione dell’accadimento, ma non più di tanto alla mia lettura dell’immagine. Li lascio.

Il nuovo che sfugge alla generalità dei Saggi e ai semplici, non sfugge però all’anziano in rosso che il Donatello ha posto al limite della scena; limite – margine che si può intendere come profetico superamento, sia di quel pensatore, come dei tempi che il suo pensiero ha formato. In ragione dell’importanza che un pensatore da a sé stesso (o che gli viene data) ogni avvisaglia di superamento può anche essere intesa (o vissuta) come una sorta di “lesa maestà”: vuoi della persona o dell’importanza che si da, vuoi dei tempi e dei pensieri, vuoi dell’insieme delle ipotesi; ipotesi non tanto campate per aria, direi, visto quanto il Donatello mostra di quel volto. Quella sorta di attentato, (voluto da un attentatore, o solo temuto dalla vittima che sia) in genere comporta il precostituito rifiuto di chi lo vive in quel senso. Diversamente dal giovane, l’anziano è completamente vestito: direi anzi, riccamente paludato. Simbolicamente parlando, vuoi di sé, vuoi del senso che ha dato a sé, vuoi di quello che gli ha dato la storia.

Lo sguardo dell’anziano accoglie il giovane  con  chiara diffidenza. Il braccio destro raccoglie la massa dell’abito (e quanto simbolizza) e la colloca (e si colloca) in posizione di difesa: difesa, che in genere forma la chiusura mentale che attua (e/o fortifica) la conservazione dell’identità e di quanto porta. Lo stato della difesa è detta dalla posizione del braccio. Non all’altezza del cuore, che sarebbe assoluta perché indicherebbe la difesa della vita, bensì, all’altezza del ventre, luogo delle viscere. Di quella difesa, allora, si può dire che ha stato viscerale. Ciò fa pensare, che in quell’anziano, oltre che una forte ragione vi era anche una forte passione, e che fra ragione e passione, ha ritenuto più debole quest’ultima. A lato dell’anziano, quattro figure. Un anziano che direi ebreo. Dietro di questo, un volto virile. Sovrastante il volto, un giovane esce/ fugge dall”aula. L’anziano regge un bastone. La posizione del bastone suggerisce il modo in cui lo porta un cieco. Chi vede, infatti, lo porta accanto la gamba, non, prima del passo. Si può dire, allora, che il Donatello ha dipinto il portatore di una verità dalla figura saggia, ma cieca alla vita: vuoi quella intesa dal Donatello, vuoi quella dei suoi tempi.

Il volto subito dopo il cieco, potrebbe indicare una vita – vitalità di supporto all’anziano. Pare anche di analogo luogo, quindi, forse anche della stessa cultura. Vero è, che il Donatello potrebbe aver dipinto quel volto (sia pure con i significati che suppongo) per staccare le due figure. Il giovane che fugge al consesso, potrebbe indicare la giovinezza che disprezza sia i suoi tempi che da quelli più antichi. Si potrebbe anche dirlo, un giovane, non in relazione con la vita, vuoi quella intesa dal Donatello, vuoi quella dei suoi tempi. Nella giovinezza succede anche oggi. Non solo nella giovinezza, a dirla tutta.