Il senso della vita

Vivere secondo NATURA

capire secondo                              essere secondo

CULTURA                                            SPIRITO

Perché dovremmo essere secondo Spirito?!

Dato ad ogni stato il suo stato, per essere immagini

Natura

Cultura                                                     Spirito

somiglianti all’Immagine

Natura

Cultura                                                  Spirito

La mia risposta implica il credere che la vita abbia due piani: questo e l’ulteriore. Su questo piano, il senso pedagogico che affermo è via di motivante equilibrio, sia per la relazione con il mondo personale che per quello  sociale. Sull’ulteriore, invece, è via di confronto fra la somiglianza che siamo e l’Immagine che è; confronto che, necessariamente, implica il giudizio da discernimento. A proposito di discernimento, non credo nel cosiddetto Giudizio Universale, se non, universale, come il giudizio che, indipendentemente da razza e/o cultura, tutti ci daremo. Non credo nel giudizio divino e tanto meno nella sua volontà separante. Non lo capirei. Non potrei capirlo. Se potessimo capire l’identità del Principio, (e, quindi, il suo giudizio) cosa distinguerebbe più l’Immagine dalla Somiglianza? Tanto meno accetterei una volontà separante. Il potere può separare, non, l’amore: principio culturale del Padre.. Un giudizio non capito non per questo è di per sé ingiusto. Lo diventa, però, perché fonte di dubbi fra giudicato e giudicante. Quando non fonte di dubbi, comunque un’ombra nel discernimento del giudicato, che per i bisognosi di verità, non rimuove neanche un’accettazione per fede: checché ne dicano le religioni che si costituiscono sulla paura.

Non la rimuove, perché comunque lascerebbe tracce di ignoranza nel giudicato, e quindi, tracce di perplessità: nella verità, ovviamente inesistenti, e che la Verità, non può far esistere. A mio vedere, quindi, il giudizio non può non avvenire che per il confronto fra lo Spirito e spirito, (o con altro dire, fra Forza e forza) per presa d’atto della differenza sulle condizioni del reciproco stato di vita. Non il Principio mi separerà, pertanto, ma io non potrò non separarmi dall’Inizio, tanto quando riconoscerò le condizioni di differenza fra i principi che hanno mosso la mia vita e i principi che muovono la Vita. D’altra parte, tanto quanto riconoscerò le similitudini, e tanto quanto mi collocherò presso il Principio; collocazione che non sarà mai definitiva però, perché la vita è stato di infiniti stati di vita in continuo divenire, e/o, al caso, regredire. Così, potrei collocarmi più vicino per il maggior divenire, o più lontano per il regredire, perché la vita, è contigua aula di scuola, e aula di processo su quanto appreso a scuola, ma come non potrà mai essere un’ultimata scuola, (se non pensando che anche la vita ulteriore è a termine) così, necessariamente, non potrà mai essere un ultimato giudizio. Per quanto sostengo, condivido in pieno il consiglio del Dalai Lama: diamoci una calmata!. Anche perché la Vita non ha fretta. In quanto eterna, ha tutto il tempo che occorre per darci di che capire.