Beati i poveri

“Beati i poveri di spirito” ebbe a dire l’Ascoltato secondo opportunità. Poveri a mio pensare non perché con poco spirito ma perché prevalentemente agiti (indipendentemente dal come o verso cosa) solamente dalla forza e dalla potenza del loro. La Beatitudine al massimo stato si manifesta nell’Essere che pone in essere solamente il suo esistere. In ragione della corrispondenza fra i suoi stati è Forza e Potenza mobile. In ragione dello stato dell’unitario raggiungimento dei suoi stati è Forza e Potenza im_mobile. Perché Forza e Potenza prima è Forza e Potenza sovrana. In quanto tale, assoluta. Questa visione della Beatitudine appartiene alla capacità di immaginazione della mente. Ne consegue che vale il credito che gli si da. Scesa dal fico, la mente si rende ben conto (almeno la mia) che la vita è stato di infiniti stati. Così, nel nostro stato di vita anche la beatitudine. Ulteriormente si rende conto che un’estrema ricerca di beatitudine porta la mente oltre la soggettiva e contestuale realtà. Quella ricerca è basilarmente vana perché, per quanto faccia, e/o dica e/o viva, nessun mistico potrà mai diversificare il suo stato: da Somiglianza del Principio (comunque lo si intenda, lo si nomini, o si dica di conoscerlo) a Principio: comunque lo si “veda”, lo si intenda, lo si nomini, o si dica di conoscerlo. Per quanto faccia, e/o dica e/o viva, non lo potrà neanche nel piano spiritico e spirituale raggiunto post vita. In ragione dello stato spiritico e spirituale raggiunto già è molto che un mistico possa culturalmente sentirsi un Risvegliato o che, come tale, lo si possa riconoscere noi.