A distanza di anni

A distanza di anni constato che stavo pensando alla mia vita mentre pensavo alla Vita. All’epoca, però, la differenza non mi era ancora chiara, come ancora non mi era chiara l’uguaglianza.

Se ho capito bene, dici:, “la perdita dei referenti maschili e femminili dell’identità sessuale comporta una “fluidità” che può portare alla perdita di sé.” E, se, invece, non fosse una perdita di sé ma ritrovare un sé che è “fuori” da una sessualità socialmente precostituita? Al concetto di sessualità applico il concetto di transcultura sessuale oppure di sessualità transculturale. Ciò, perché tra la figura maschile e la femminile (come per opposto intento) viaggiano, secondo la personale Natura formata dalla personale Cultura, infinite emozioni sessuali: non tutte prevalentemente identificanti ma tutte formanti. La naturale (e quindi culturale sessualità) è stata inibita per la necessità di “creare” quella finalizzata alla conservazione e perpetuazione dello stato sociale. La vitalità secondo Natura, però, è maggiore di quella secondo Cultura. Sapendolo, cosa ha fatto lo Stato per difendere la sua proprietà sui cittadini? L’ha divisa in “normali” e “diversi”. Li gestisce capitalizzando in molti modi i primi e galerando in molti modi i secondi.