Ho scritto

Ho scritto questa lettera quando stavo sul Monte del Sapone a dirla con il Guzzanti. Riletta e chiarita la trovo accettabile anche oggi: tempo infettato dalla sociale e mediatica preferenza al grido anziché alla ragione.

Della personalità dipendenti da pulsioni pedofile l’equo giudizio non può non cogliere il dissidio interiore di chi riesce a tacitare quell’improprio desiderio. Le pulsioni negate, infatti, possono giungere a scardinare la ragione con una potenza che è proporzionale alla repressione di sé. Della personalità pedofila, quindi, se da un lato è giusto il giudizio sul Fare, dall’altro non è giusto il giudizio sull’Essere: già croce di suo. Sai bene che questo genere di esplosioni della sessualità è fermata da norme  che se da un lato inibiscono la manifestazione pedofila (etero o omo che sia) dall’altro nulla possono per inibire il desiderio. Prova ne siano i casi di stupro. Come non lasciare a sé stesso chi sente le pulsioni pedofile? Come aiutarlo a reggere le dighe che un sommato desiderio frenato sta facendo crollare? Mi domando: si può pensare che possa chiedere l’aiuto a chi, oltre al Fare gli ha rintanato (per aprioristico giudizio) anche l’Essere? Non vedo come. Vedo, invece, che in tutti i generi di emozioni socialmente non pattuite ci stiamo comportando come il medico che cura la pelle spalmando la crema su gli abiti.