Quando ammettiamo

Quando ammettiamo a noi stessi e/o con altri che la nostra volontà è stata forzata, comunemente diciamo che “l’abbiamo preso nel ….” L’affermazione fa pensare che il sedere sia il luogo sul quale si riflette la volontà determinante espressa dal pensiero e del corrispondente atto, come nel caso opposto, allargandolo quando il pensiero accogliente determina la corrispondente volontà. In altro caso, rilassandolo quando il pensiero non produce nulla da determinare (piacere e/o volontà) come nulla (del piacere e/o della volontà) da accogliere. In quanto ricerca di affermazione (virile e/o animale che sia) l’atto sessuale determinante è bisogno di potere. Per lo stesso motivo ma per opposto caso, l’atto sessuale accogliente è comunque un bisogno di potere: quello di poterlo concedere (al determinante) accettando l’idea e i collegati scopi: naturali o esistenziali che siano. Se fine a sé stessa, della la determinazione (anche sessuale) si può anche dire che è come un sasso. Se minimo, all’udito di chi lo lascia cadere a terra giunge un suono (un’emozione) altrettanto minimo. Da quel minimo corrisponderanno minime onde (conseguenze) solo minimamente rilevanti per le rive: della vita sociale e religiose le mete. Se minimamente rilevanti è certamente vero, dove è scritto vero che saranno anche nulle? E’ scritto dove la volontà determinante (politica o religiosa che sia) deciderà di escludere dalla sua vita ogni via non corrispondente al suo desiderio (culturale e spirituale) di metterlo nel c..o. Ben che vada ai sottomessi, nel solo mentale.