Nella Croce si, ma…

LE VITALIANE

Non per il segno mi sono sempre scostato dall’idea che il Saulo ha sovrapposto sulla Croce ma per il senso di sacrificio che ci ha impresso nella mente e che cristiani vicari di ogni genere e grado ci hanno insegnato ad imprimerci nel corpo. E’ un boccone, quel sacrificio, che di malvoglia ho sempre mandato giù, come di malvoglia si mandano giù anche le medicine più amare se ci costringono a farlo. Questo sino ad oggi! Oggi, invece, mi è capitato di rivedere il bellissimo Sacrificato scolpito dal Donatello, ed ancora una volta l’imposto sacrificio mi è tornato in gola come un acidulo riflusso E, no, basta! devo aver pensato perché alla mente mi è venuta un’alterna visione della costituita per fede. 

A mio “vedere” la Croce simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura vivificata dalla Forza e dalla Potenza dello Spirito. Il peso della Croce, è sì la tara composta dagli errori che gravando sul bene alterano la conoscenza e non di meno la forza e la potenza del nostro spirito; errori, direi inevitabili tanto quanto non siamo in grado di evitarli, appunto perché, della conoscenza, non di tutto abbiamo coscienza. Se di tutto avessimo coscienza saremmo Immagine dell’Assoluto, non, a quello Somiglianti.  Se la possibilità dell’errore è intrinseca parte della nostra intrinseca limitatezza, perché mai, mi sono detto, dovrei subire il peso di una Croce usata come veicolo di colpa per errori che, visto quello che siamo, non possiamo saperlo dove non vi è la lucida volontà di volerlo? E se (assolutamente concordando con il Cristo evangelico) “non sappiamo quello che facciamo” (dall’ignoranza assolti, quindi) perché mai dovremmo portare sulle spalle il peso di un aprioristico giudizio?

E se lo sapeva il Figlio che non sappiamo quello che facciamo, perché mai il Padre ha accettato che si caricasse sulla vita  i pesi di errori inconsapevoli e quindi, necessariamente senza colpa? Per provarci come ha fatto con Abramo? E come mai non ha fermato la mano di chi, a quanto si racconta, gli ha ucciso l’Agnello? Perché vi sono figli e figli? Perché vi sono casi e casi? Perché vi è Padre e Padre? No, vi è un solo Padre ed è un Padre che non ha figli perché un Assoluto può generare solo sé stesso: un sé, quindi, che è la sua storia, non, le storie che parole di uomo ci hanno raccontato.

Il Padre della vita è quello che è. Dove non vi è presunzione, superbia, vanità, ricerca di potere, la massima verità che possiamo dire sul Padre è questa:

  1. E’ l’Immagine assoluta del suo principio: la vita data dall’assoluta corrispondenza di Spirito fra la sua Forza e la sua Potenza;
  2. Essendo al principio, il Padre (primo, unico, e quindi sovrano) è un Principio assoluto. Un Assoluto può concepire solo sé stesso. Essendo l’Assoluto principio della vita ed essendo quello il suo sé stesso, ne consegue  che può essergli figlio solo quanto porta il suo Assoluto. Poiché solo la vita porta il suo assoluto principio (la vita) ne consegue che quanto possiede vita è generato dal Padre, ma il Padre genera la vita come atto che permette la vivenza, non, come atto che permette i vissuti. Si può dire, pertanto, che se siamo figli di Dio per vivenza, non per questo lo siamo nella vita dei nostri vissuti. Siccome il principio della vita è un Assoluto e siccome non vi può essere Assoluto al difuori dell’Assoluto, ne deriva che al di fuori dell’Assoluto non vi può essere figlio di stato assoluto.
  3. della Forza e della Potenza del Principio è immagine lo Spirito. Lo Spirito è la Forza e la Potenza sia della vita del Principio che l’ha principiato, sia la forza e la potenza del nostro quando viene liberato dalla croce che nega la vita tanto quanto fissiamo l’opera con chiodi.

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