Pasolini docet!

“Ma proprio non vedo cosa c’entri l’omosessualità nella visionarietà di Pasolini è uno dei tanti fattori che l’hanno costruito… e basta.”

(Commento e lettera risalgono agli anni che furono in Blogs.it. L’ho corretta e  ampliata.)

Basta lo dici tu! Certamente non conosco l’animo omosessuale, personale di Pasolini, tuttavia, se me lo permetti, conosco sulla mia pelle l’animo dell’omosessualità rifiutata! E, tu mi dici, e basta? Nell’animo dell’omosessualità rifiutata vi è un costante bisogno di riento. Non cessa mai! Quel bisogno forma (o al caso deforma) l’identità omosessuale in tutti i suoi atti: vuoi comuni, vuoi visionari.

L’animo omosessuale anela al rientro (intendi rientro nel senso più ampio dei significati) e lo compie, quanto non totalmente, infiltrandosi per infinite vie, modi, emozioni. E’ un animo negro quello dell’omosessualità rifiutata! La cosiddetta gayezza è il suo blues. Dove un animo omosessuale (ma, a questo punto, anche eterosessuale anche se meno pesantemente gravato dal suo segno) sente “stretto” al suo spirito l’alveo a cui tende “la pargoletta mano”, per quanto può lo ruba tanto quanto non riesce a cambiarlo e/o almeno a sognarlo.

Maggiore il furto, il cambio e il sogno negati e maggiore il Visionario: Pasolini uno dei casi maggiormente noti. Tanto quanto la vitalità della sessualità e della corrispondente cultura dell’omosessuale è negata, e/o ridotta, e/o continuamente processata dal Principato e dalla Religione, e tanto quanto può ammalare la mente del giudicato.

Ne consegue che un omosessualità recisa dal proprio esistere diventa malattia tanto quanto è negata dalle molteplici e multiformi avversioni di chi (a questo punto direi evidentemente)  ha in odio la Vita perché la sua ha prodotto solamente quanto esigono i produttori (sociali o religiosi che sia) di forme che devono essere tutte coltivate allo stesso modo per star normalmente bene negli stessi recinti.

Ai mancanti di bene, è noto che la misericordia sociale provvede con la psichiatria e quella religiosa con della fede che vale il tempo dei secoli e delle sue più che opinabili fondamenta.

APRO UNA PARENTESI

La perla si produce nella valva quando una scoria s’infiltra nel suo corpo. Sostengo la stessa opinione anche per la formazione dell’Artista. Come vi sono perle di fiume e perle coltivate, così vi sono artisti di fiume e artisti coltivati: indipendentemente dal come, tutti producono le corrispondenti perle. Quelle di fiume e quelle coltivate, però, non sono paragonabili a quelle di mare, se per mare si intende l’alveo di chi si sente destinat* a volgersi verso rive che teme di non poter raggiungere, e che se le raggiunge non sono quelle che voleva raggiungere.

Raggiungono le proprie rive, invece, sia le perle di fiume che quelle coltivate. Di somma unicità la valva della perla che si produce nell’acqua salata di quel mare, ma della stessa somma non è la sua Natura. Ne consegue che può proteggere l’Artista (prodotto dal dolore prodotto dalla scoria) solamente dai messi da parte dal Sistema che li ha messi da parte in minor modo. Nulla può, invece, per i messi da parte in maggior modo. Fra i non protetti dalla propria valva come neanche da quella sociale e religiosa: Pasolini docet. E tu mi vieni a dire “uno dei tanti fattori e basta” Direi evidente che sai quello che dici ma non sai proprio di che perla parli.

CHIUDO LA PERENTESI

Comunque siano le valutazioni sul caso e sulle nostre, io non sono un tuo amico. Sono un tuo corrispondente: spero educato, spero civile, spero capace di esprimersi. Se non ci riesco come vorrei me ne dolgo. In un prossimo futuro spero di tornare anche più calmo. Non mi interessa chi sia il tuo ex amico, ne le ragioni della vostra separazione: punto! Non sono l’alter ego di nessuno: punto! Tanto meno di una persona che non apprezzi più: punto! Non vedo, pertanto, cosa tu debba sperare, “soprattutto per me”. Tanto meno vedo perché decidi tu come e dove collocare la mia vita, cioè se presso i tuoi amici graditi, o se presso quelli sgraditi: punto!

Nessuno ti ha chiesto niente, quindi, tu mi lasci dove sto: punto! Già che ci sono: dei tuoi giudizi e delle tue idee su di me non me ne può fregar di meno: punto! Riserva a te, quindi, delle opinioni che sento offensive perché cognitivamente alteranti. Non solo: alla mia valva assolutamente improprie: punto!

ANDANDO PER SCALINI