Che acqua abbiamo dato?

Il cardinale dice: ai bambini mussulmani non nascondete la natura religiosa e cristiana della festa del Natale! Non sia mai che qualche disgraziato imbecille (dico io) non si sogni di dire loro che il Natale, altro non è stato che una conversione cristiana di una festa pagana. Non sia mai che questa laica teoria venga imposta ai bambini, sradicandoli così dalla tradizioni scese dal camino in cui vivono. Vivono, o condizioniamo a vivere?! Catastrofe quella perdita di radici, dice il cardinale! Meglio, quindi, dire la verità ai bambini mussulmani. La verità storica, smentisce le parole del cardinale. Naturalmente, non smentisce quelle storiche scritte dai cardinali. Allora, che cavolo dobbiamo dire, ai bambini mussulmani? Che la nostra fede, divisa fra verità storica e verità fideistica, è schizofrenica? E che cavolo speriamo di ottenere, con questa bella notizia? La conversione dei bambini mussulmani? I bambini bevono le feste come i fiori bevono l’acqua. Crescono mezzo appassiti? Che acqua abbiamo dato?

Novembre 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.  #natale  #cardinali

E’ questione di Essere

Nei festivi di anni fa (ora mi pare tutto di molti anni fa!) ho lavorato come cameriere in casa di conti veronesi. In un lato della sala bigliardo posta nel seminterrato erano appesi dei proclami dell’Impero d’Austria. In questi, l’elenco di oppositori italiani, definiti sovversivi e banditi, da mettere alla forca, o quanto meno in galera. Meglio o peggio non si può dire, tuttavia, senza di questi “banditi”, non saremmo Italia, non saremmo italiani. E, questo, credo valga anche per i “banditi” iracheni, che in casa loro non vogliono imperi d’austrie! Mentre si recava alla ghigliottina, una, nonmiricordopiùqualedama, ebbe a dire: libertà, libertà: quanti delitti in tuo nome! Parafrasando, si può dire: Mercato, Mercato: quanti delitti in tuo nome! Non ultimo delitto, il potere di gestire la Menzogna di comodo per poter gestire la verità di comodo. Per questa capacità di delitto del Mercato, noi, “vasi di coccio”, vediamo quello che i Poteri vogliono farci vedere, dire, e, a sua utilità, amare o odiare. Fai e senti quello che vuoi, Ewan, ma sappi verificare se nel tuo fare sei gestore o gestito: é questione di Essere.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.  #cameriere  #festivi

Mi venisse un accidenti!

Vi è stato chi non ha creduto al mio profilo social, così, c’è stato chi m’ha preso per illuminato, profeta, guru, e via similando. A questi ho dato un’unica risposta: macché, macché, macché! In me, non c’è nulla di diverso da altri. Neanche la mia sessualità, tutto considerato non è diversa da quella etero. Ho amato l’uomo, infatti, come uomo che ama una donna, e/o, come donna che ama uomo. Di diverso, forse, ho un superato uso degli attributi, o degli orifizi, ma è una diversità che ha fatto scuola anche agli etero, quindi, è andata a ramengo anche quella diversità. Tolto di mezzo le quisquilie, quindi, io sono quello che sono, non quello che sembro. Ma, perché posso sembrare un illuminato, o profeta, o guru, e via similando? Mi venisse un accidenti se lo so!

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Diluviano virgole

Per la verifica dei post lunghi non ho ancora fiato. Mi limito, così (troppa grazia s. Antonio!) a rivedere la parte iniziale dei corti. Misericordia: quante virgole! Ne giustificavo la presenza dicendole necessarie alla comprensione dello stato d’animo che descriveva un dato momento e/o caso. Sono lo strumento che battono il passo all’emozione, mi dicevo. Sono il regista che muove i soggetti in scena, mi dicevo; si mi dicevo ma perché ora mi dico: che palle, Vitaliano?! Forse perché è cessato il bisogno di mettere in scena le parole secondo vissute tragedie? Forse perché, direttamente al petto, ora miro la vita?

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Devi dire la verità

Più di una ventina di anni fa (tramite un amico con proprietà medianiche) suo zio (Francesco prima del trapasso) gli fece scrivere (per me) “devi dire la verità”. Per via di verità, la mia conoscenza sulla vita e sulla mia stava come l’Emmental sta: pieno di buchi! Così. più che chiarirmi le cose, l’affermazione me le mise in ulteriore confusione. L’ho intuita solo adesso: a.d. 2020. Devo dire la verità perché i piatti della giustizia devono stare alla pari. Così, se uno contiene il mio l’ideale (il pensiero che esprimo) su l’altro ci deve stare il mio reale. I piatti porteranno lo stesso peso? Non ne ho la più pallida idea! Dopo l’affermazione, lo spirito di Giuseppe “parlò” d’altro. Per questo lo ringrazio solo adesso. Un po’ tardi, mi si dirà! E’ vero secondo il nostro tempo ma non è vero secondo il tempo degli spiriti. Il tempo degli spiriti è lo stato del loro spirito, e lo stato dello spirito è detto dallo stato della loro forza. Lo stato della forza del loro spirito può mutare continuamente perché continuamente corrisponde (o non corrisponde) al

Giusto

che si origina dalla relazione

del Bene                              con                                 il Vero

Dove vi è prevalente corrispondenza fra stati, anche ogni spirito è, nella sua condizione di forza, prevalentemente stabile, e quindi, senza “tempo”. Poiché solo lo Spirito del Principio è assolutamente stabile nel suo “tempo” (e per questo possiede uno stato di Forza senza fine) ne consegue che lo spirito di Giuseppe (come quello di qualsiasi altro nome) può dirsi tale solo nel dato momento del suo spirito: relazioni o no con il nostro. Anche il nostro spirito è soggetto a mutevolezza e quindi, a cambiare stato di spirito. Quando ne prenderemo veramente atto, e pienamente vivremo quell’atto, non avremo più bisogno dei documenti identificatori che dimostrino la nostra prevalente Determinazione (forza del principio maschile) o lo stato della nostra prevalente Accoglienza: forza del principio femminile. Poiché il carattere della forza dirà lo stato del nostro spirito, e poiché la vita è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati, nell’Oltre, neanche avremo bisogno di apparati sessuali perché, apparato, sarà lo stato della nostra forza.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si. Ho tagliato le parti eccessivamente visionarie.

Siamo diversi perché noi stessi o perché no

Avrete notato che non vado tanto per il sottile per definire la mia sessualità. Mi sono domandato, però, se questa mia franchezza non possa alterare una qualsiasi forma di rapporto fra me ed i miei eguali: Omo o etero che sia. Risolvo la questione una volta per tutte. Gay, per me, è il nome del moderno fondo tinta, che, lungi di favorire l’accoglienza che spetta ad ogni Identità non a-sociale, la rende, al più, globalmente sopportabile! Gay, per me, è il nome del moderno fondo tinta, che copre, le tumefazioni che il volto dell’Omosessuale, (e con lui, l’identità Omosessuale), ancora subisce, sia pure per educate forme, e civili maniere. Gay, per me, è il nome che sortisce l’indesiderabile effetto, di sbiancare le scritte, che l’hanno storicamente condannato, a subire l’ultimo sfregio del lancio dei semi di finocchio, perché, quando li bruciavano: accidenti, che puzza! Ed io, dovrei contribuire, a far dimenticare, quanto la norma sociale e religiosa, possa essere infallibilmente omicida, nei confronti dei Fuori?! Ma, neanche per idea! Io sono un Finocchio! Non vi vado bene? Sopravvivremo!

Giugno 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

asepara

Le sponde della sessualità

Mi è capitato di avere sessualmente relazionato con persone di destra, sinistra, centro, secessionisti, anarcoidi e anche con quelli socialisticamente maleducati: ovviamente non tutti in una volta. Come l’ho potuto se non sono etero, giovane, bello, ricco e per niente palestrato? Evidentemente, latente e/o palese che sia stato, fra me e quelle figure fu galeotto un comune momento sessuale. Un comune momento, certamente non fa una sessualità, tuttavia, prova che essa è come un fiume che può toccare più stati. Si può normalizzare quel fiume, la sessualità? Direi solamente convogliando la sua vita in quel canale artificiale che abbiamo chiamato norma sessuale. Vita, è lo stato di infiniti stati del suo stato. Anche una “diversa” sessualità, quindi, è via della vita

vita è bene per la Natura

vero per la Cultura                                  giusto allo Spirito

in ogni sua parte. Deviare da questa normalità, quindi, non può non deviare la vita. Tornando alle dichiarazioni di F., se vi sono degli omosessuali che ancora tollerano di non sentirsi chiaramente accettati dal suo partito, allora, l’autolesionismo che evidenziano prova il loro bisogno di essere psicologicamente posseduti nonostante i costi. Per questo psicologico e politico desiderio di attiva passività, anche se l’omosessuale che lo vota non fosse di quelli che lo prendono in fondo alla schiena, comunque, scegliendo quella ideologia, temo sarà fra i destinati a prenderlo… nella vita. Buon pro faccia a questo genere di amanti, è ben amaro augurio di ogni felicità. Comunque vada a finire la storia, il signor F. ha ragione di temere quelli che, etero o homo, hanno il coraggio di viversi per quello che sono anche al di fuori del privato. Laica, politica e/o religiosa che sia, per chi ha fame di regime, i liberi, sono sempre dei pessimi soggetti.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Godo della paternità culturale

Godo della paternità culturale ma non godo di quella naturale. Figli sì o figli no, allora, non è domanda che coinvolge il mio presente; coinvolge, però, il senso che conosco della vita. Per quel senso dico sì nonostante un tutto che tutto par fare fuorché saperla colorar di rosa. Un esistenza affaticata può essere di sereno giudizio verso il futuro? Per quanto mi riguarda, riconosco di poterlo con difficoltà ma altro senso non vedo al nostro ed al futuro vivere. Altro fato, neanche. Fato e senso da ergastolati già dalla nascita, mi direte. Vero, se li pensiamo come compito forzato. Non è vero, se oltre al nostro orticello pensiamo a quello della vita. Altro senso non vedo, che giustifichi la fatica di vivere. Altro fato, neanche.

Agosto 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Ossigenazioni

Avevo del fango da ossigenare così, sono andato al “Romeo”. Il parcheggio è quasi vuoto. Strano. Non è serata da nebbia! Entro. Vedo le solite trippe. Sarei tornato indietro. La musica è diastole e sistole, ma per chi viaggia in bicicletta non c’è molta scelta. La gente è poca. Un girapiatti riesce pure a svuotare la pista. Mi rassegno. Aspetto un’emozione non stantia. Sono in ciabatte. Vedo commenti di scandalizzate. Me ne sbatto. Chiudo gli occhi. Sono da altra parte. Un Srilanka, in un angolo, vibra. Gli sorrido. Vorrei dirgli: che fai, lì! Buttati! Mi evita. Paura di vecchio Finocchio. Un altro rovinato. Bevo un 45. Sono ubriaco da non reggermi dritto! Per un solo 45?! Strano. Mi lascio prendere dal tam – tam. Ne ricavo di che dire. Attorno a me, solamente coretti. Sopra di me, raggi di luci ed occhiate. Non mi toccano. Grazie al cielo sono fuori mercato! Vedo conflitti fra manze. Ancora?! Mi rompo le palle! Esco. Salgo sulla carolina e vado a casa. Casa dolce casa non fu mai così vera. Mi sbafo del pane con del lardo aromatizzato: stupendo. Sulla finestra, il minestrone. Sbafo anche quello! “Domani, è un altro giorno!”

Dicembre 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

asepara

Mio caro: , ad ogni equino la sua greppia.

Pur correndo il rischio di sembrarti un asino mi vedo costretto a rinunciare alla tua presenza fra i miei Amici. Lo faccio perché in FaceBook come d’altra parte in Blogs.it, in primo grado esprimo la mia cultura d’uomo pur in quella comprendendo la non omogenea sessualità (che è anche la tua) e che non è un mistero per nessuno dei miei corrispondenti. Ogni accostamento a pagine nelle quali, invece, si esprime (direi prevalentemente) il personale gusto sessuale, non può non rischiare di allontanare dei lettori dalla mia conoscenza; e se posso permettermelo come nome, non posso come pseudonimo. Con altro dire, se nel mio reale me ne posso sbattere le palle del giudizio altrui, altrettanto non posso per il mio ideale. Per la ricerca del mio reale non ho escluso nessun genere di sito e, a parte i falsi a sé stessi, nessun genere di persona. Nella mia vita, però, (sino alla presente data, ovviamente, che il domani è fra le braccia degli dei) ho concesso ad una sola persona e alla sua cultura di mescolarsi con la mia ma è stata l’eccezione. Per ogni altra normalità, roa, roa, ognuno a casa soa! Niente mutande e calzini nello stesso cassetto, quindi. Nella speranza di essere capito quando non condiviso, ti saluto.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

I miei studi

Considero i congiuntivi come si considerano gli U.F.O. C’è chi li vede. A me non è mai capitato. Dopo le elementari in collegio, verso i trentacinque (anno più anno meno) ho conseguito la licenza media e la prima superiore studiando alle serali. Siccome errare è umano e Ariete perseverare, in mezzo a ragazzi che gridavano alle ragazze ”col c…., col c…., è tutto un altro andazzo” e alle ragazze che gridavano ai ragazzi ”col dito, col dito, orgasmo garantito“, iniziai a perdere i capelli e cominciai il biennio. Successe alle Montanari di Verona. Mi distinsi in religione, in un test dell’insegnante di Pedagogia nel quale risposi: ”quasi sempre” o ”quasi mai” alle domande, e perché mi si chiamava papà. Molto francamente, se i miei studi sono proseguiti lo devo alla carità degli insegnanti più che alle mie capacità. Quando non ho potuto non ammettere che la vergogna di accettarla era maggiore del fine per cui l’accettavo (capire e capirmi) ho lasciato la scuola. Da qualche parte dell’Emilia devo avere una abilitazione ad una terza superiore: ci stendo un pio velo.


Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Storia di dipendenza e di liberazione

Eravamo in un corridoio degli uffici del condominio Palladio dove gestivo le pulizie, l’ultimo “amato” ed io. Lo rimproveravo perché non stava pulendo il pavimento come, in virtù di responsabilità gli avevo detto di fare. Guardandomi con ghigno di sfida e continuando a sbattere la radazza ora qua, ora là mi ha risposto: io non faccio quello che tu dici! Lo farò licenziare. So già che non è possibile. Gli farò avere una lettera di preavviso! Esco dal corridoio da arrabbiato. Non di meno arrabbiato, mi sveglio. A calma raggiunta, la sua risposta mi lascia confuso. Cosa mai gli avrei detto da motivare un opposizione del genere! Non gli avevo detto mai nulla neanche quando, per anni, si era fatto di eroina a mie spese! Vero è che in vita l’avevo fatto lavorare al Palladio con me; giusto per riempirgli le ore fra la pera della mattina e quella della sera. Vero è, che usava l’aspirapolvere sullo stesso metro quadro e oltre misura di tempo. Non se ne ebbe a male quando decisi che così non andava proprio! Tanto che la faccenda non mutò lo stato della nostra “unione”, Si, è vero: claudicante da ambo le parti. Se in vita non gli ho mai detto nulla, certamente gli ho detto dopo il ripristino dell’unione, in coscienza permessa dalla medianità. Sentivo (e quindi sapevo la sua presenza) a motivo di una pressione sulla scapola destra. Essendo uno dipendente da l’altro sino alla rispettiva tossicità (nel mio caso “droga” perché quella passione mi aveva fissato l’arbitrio) ho sempre figurato quella pressione come la “scimmia” da tossicodipendenza. Dopo il suo trapasso è chiaro che non ero più il suo tossicodipendente. Non lo sono più stato di nessuno. Da allora, solo qualche leggera e occasionale “bustina”. Immutata se non addirittura rafforzata, però, una dipendenza da affettività, o come ebbe a dirmi via tramite, da una amorevolezza che ancora sentimentalmente praticavo, incurante degli invalicabili limiti che stanno fra questa vita e l’ulteriore. Sconsiglio quel genere di superamento. Chi lo fa, rischia di restare preso nel pensiero se non di fatto. Vai avanti gli dicevo ogni volta lo sentivo. Devi percorrere la tua strada! Se avesse iniziato a percorrerla, direi necessariamente, quando non più avrei perlomeno sentito meno la pressione sulla spalla destra e/o meno volte. Continuando le pressioni (qualche volta leggere, qualche volta forti, in rari casi imperiose) presi atto che non lo stava facendo. Anche in questo caso di “lavoro” decisi “che così non andava proprio!” La vita non mi aveva liberato dall’umana versione di una siringa per poi mettermi nella condizione di continuare la tossicodipendenza con la versione spiritica, ma altro non avevo e più niente tenevo, così, continuai a farmi della “roba” sentimentale che mi iniettavo, felice da una parte e amaramente rassegnato da l’altra: prima o poi capita a tutti i “tossici”! Anche durante il nostro percorso ho sempre saputo la sua “chimica” e di quali tagli morali fosse composta la sua “bustina”. Lo giustificavo perché tossicodipendente. Lo facevo, inoltre, se non altro perché ogni scarafone è bello a mamma sua! Figuriamoci, poi, quando la mamma decide di rendersi cieca! Vero è, che durante i suoi ultimi quindici giorni di ospedale non ci fu nessuna intossicante dipendenza fra di noi: solo sentimento per libera scelta. In quel piccolo mare (quindici giorni su cinque anni) affogai per per più di un decennio. Tutto fuorché dolcemente. La dolcezza venne dopo. Si manifestò nei ricordi belli come negli errati e/o luttuosi. Si manifestò nelle malinconie da inutilità e da solitudine. Si manifestò nei pianti. Si, anche fra l’amore di uomo con uomo si piange. Vita dimostra che tutte le lacrime sanno dello stesso sale. Sanno dello stesso sale anche quando è scipita la ragione. Senza più niente e nessuno, chi mai restava al mio desiderio di vita? Dallo spirito dell’amato che avevo perso (credevo) passai così allo Spirito che non perde e non si perde. Vi trovai quello ho scritto e sto scrivendo. Malgrado la separazione, l’elevazione del pensiero non mi ha del tutto allontanato dallo spirito che avevo amato perché la memoria continua ad operare come passaggio fra il prima e il dopo. Questo consente a quello spirito di raggiungere il mio. Solo un cambiamento di spirito permette la chiusura del passaggio. Ci sto operando. Paradosso vuole, aiutato anche dall’ostilità dello stesso ex amato senza condizioni. Sul mio spirito di ora, l’ostilità che gli si origina dal rifiuto di accettare quello che gli dico, incide solamente con qualche fastidio: alterandomi la fase precedente al sonno agendo la pressione sulla scapola, ad esempio. Altro non può perché conosco bene la mascherina come anche le mascherine. Altro non può o possono le mascherine perché ora posso togliere le maschere.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Non sono farina da ostie

Non sono farina da fare ostie, e quando Patrizia mi ha allontanato dalla sua corrispondenza perché assomigliavo ad un amico che l’aveva disgustata gliene ho dette quattro! Ma, il tempo è galantuomo e Patrizia ha ragione! Ha ragione verso quella persona, però, non verso di me! Ora, a mia volta provo verso di quella lo stesso disgusto provato da Patrizia! Capisco che un disgusto possa orbare un giudizio, ma, serenamente, non capisco, dove stia somiglianza, fra me e quello. Questo, non per dire chi sia il migliore, ma solo per dire la diversa identità di vita ed il ben diverso modo di rapportarsi con gli altri! Se fossi anche lontanamente eguale a quello non avrei scritto, nel mio profilo, le mie scomode verità, ma per l’amicizia lunga io sono per i patti chiari. Per questo sono stato me stesso anche dove non richiesto, anche dove non necessario. Ovviamente, per il disgusto che provo anche al solo pensiero, non collocherò alcun mio scritto sul Blog di quello, e se commenti farà su di me, (vuoi positivi, vuoi negativi), li considererò estremamente falsi! Liberi i presenti di pensare ed agire come capiscono, sanno, credono, o vogliono. Siccome non cerco approvazioni, e le disapprovazioni sull’argomento non mi toccano, credo superfluo ogni commento.

Faccenda da Blog.it – Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Stragi di baùchi nelle tane delle volpi

Esco. C’è un cielo che pare celeste veneziano. Sulla panchina davanti la chiesa di s. Zeno sta seduto un srilanka. Sono le tre, quindi, non ha lavoro: ci indovino. Mi sorride. A chi lo fa? Al Finocchio? All’uomo? Ad una speranza che porta la mia faccia? Sorrideva a quest’ultima. Ha quarant’anni. Li porta sulla pancia e attorno i fianchi. Per venire qui ha lasciato la moglie e due figli. Non sa l’italiano. Mi dice di capirlo. Accerto che non ha ben chiara la differenza fra il non capire ed il poco sapere. Ha patente di guida per bus. O la converte o non gli serve a niente. Glielo dico. Mi aiuti, mi dice. Torna a casa, gli dico. Naturalmente non può! Per venire qui s’è mangiato 12 mila euro, o meglio, glieli ha mangiati chi gli ha detto ci_ci_ari_ari vieni qui che c’è il bengodi! Nulla di nuovo. Il linguaggio della miseria e di certa miseria è transnazionale. L’istinto di sopravvivenza dei baùchi suggerirebbe l’uccisione di tutte le volpi, ma, come si fa, quando si capisce che non c’è baùco che non provi a far la volpe, e non c’è volpe che non gli capiti l’occasione di dover fare il baùco? La povertà bisognerebbe uccidere! Succederà? Quando la volpe che è di noi, sbranerà l’ignoranza del baùco che è in noi, si, ma le volpi non hanno fretta e i baùchi si credono volpi. Su l’ordine del giorno, così, non c’è scritto ancora nulla.

  • In veneto per bauchi si intendono gli sciocchi

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Normali timori

Più dei delinquenti ho temuto i comuni. Il delinquente può anche toglierti la vita, ma i normali possono togliere brandelli di vivere sia per tutta la loro vita che per quella dello sbranato da una voglia di carne che pretendono di agire usando verità e giustizia come zanne.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Mostrare i denti

Al Mercato dello Stadio un giovane che stava friggendo del pesce si gira e mi vede. Sorride un ciao. Sembri un marinaio, mi dice. Si, di acqua dolce, gli rispondo, a mia volta sorridendo ma con strascico di passo in avvio veloce. Ma dove cazzo devo andare di corsa?! E perché cazzo devo sempre sminuire le dimostrazioni di stima: amicale, affettiva, o comunque amorosa che poi contiene sia l’amicale che l’affettiva! Avete presente i cani battuti che si ritraggono alla sola vista di una mano in avvicinamento? Ad alcuni di quelli capita di mordere: a me capita di mostrare i denti.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Sponde

Non capendo quello che ha motivato la tua risata, mi ritrovo in sospeso fra sponde che non vedo. Ammetterai il mio disagio. Ulteriore disagio ne ricavo, anche perché potrebbe essere interpretata come moto che abbonda nella bocca di personaggi a te molto lontani. E’ certamente vera la tua indifferenza verso questa ipotesi, tuttavia, non riesco ad esserne indifferente io, pertanto, toglierò quel tuo commento. Strano modo di agire, mi dirai! Fai entrare in questo post quello che hai fatto uscire dal post. L’apparente contraddizione si spiega nella scelta che ho fatto nella mia scrittura: in equilibrio fra sponde, non, forzosamente appoggiato su una o l’altra sponda. Dove non mi riesce l’equilibrio accetto processi.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Sono in ferie

Sono in ferie, signor Direttore. Lascio il cantiere alla responsabilità degli operai. Naturalmente, dopo averli ben guidati nei compiti che devono assolvere. Al proposito, credo di essere una buona guida perché sono riuscito a formare anche di quelli, che per via di lingua italiana glieli raccomando. Dei tanti che nel tempo ho fatto assumere, nessuno di loro si è qualitativamente elevato al punto da poter gestire autonomamente il lavoro. Così, anche se sono in ferie, mi ritrovo a dover fare come i carrettieri di una volta: battere sulle stanghe del carro ogni volta il loro passo operativo tende a procedere a livello sonnolenza quando non incuria. La situazione, non è solo degli operai stranieri: l’indolenza nella volontà, è carattere che non conosce confini. Se poi, a livello produttività, ci mettiamo il passo psichico della cultura di provenienza, dove basterebbe un operaio ce ne vogliono due. Le lascio immaginare che fine fanno gli appalti, che, in genere, sono proposte già economicamente ridotte all’osso. Che può fare un datore di lavoro che si trova ad aver a che fare con operai, generalmente convinti di dover essere pagati anche per il solo fatto di essere presenti sul cantiere? Nulla, se non iniziare delle guerre di posizione, il più delle volte interpretate come atti di razzistica rivalsa, più che delle battute sulle stanghe nel senso dell’esempio detto sopra. Sindacalmente parlando, proteggere i diritti degli operai è, ovviamente, più che giusto, ma ho potuto notare in più di un caso che i sindacati difendono l’operaio dicendolo grano per partito preso. Più di me, ne sa qualcosa la mia titolare: precisa nel pagare, e di tutto fuorché orco tiranno! Va indubbiamente dato atto ai sindacati di aver formato la classe operaia. Li vedo mancanti, però, perché non sono riusciti a formare l’operaio di classe. Non per questo non ci sono operai di classe. Sono operai, però, del genere fai da te, ed in genere, avviliti dal fatto che ben poco li distingue dalla categoria – faccio l’indispensabile e la do a bere per il resto.

Luglio 2008 – Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Su l’intelligenza del Colonello

Da una cinquantina di metri da Ponte Navi vedo i veicoli due pattuglie in mezzo all’incrocio: un forte vento aveva buttato a terra un paio di transenne. Le incidentate vittime erano circondate da vigili e vigilesse: quattro senza grado e uno con grado. Erano intervenute, suppongo, per rialzarle e collocarle a lato della strada. All’ovvio proposito, però, non seguiva la corrispondente azione. Come non sapessero decidere chi fra di loro doveva farlo, continuavano a girarci attorno. Forse per l’intento di opporsi al ridicolo che trasmetteva ai non pochi presenti quell’inutile girotondo, il colonnello del battaglion invita le truppe all’assalto della questione dicendo: facciamo una cosa intelligente! Parve dubitare dell’intelligenza del colonello il diluvio che immediatamente seguì!

Datata – Nel Settembre 2021 meglio mirata. Versione ultima? Alla data, si.

Ogni tanto un pensiero

Ogni tanto un pensiero mi gira per la testa come un volo dentro una gabbia: devo occuparmi delle cose del Padre mio. Non sussultare che adesso mi spiego. Cosa significa, occuparsi delle “cose” del Padre? Per me significa questo: il Padre ha (ed è) una sola cosa: vita. Occuparsi delle cose del Padre, allora, è occuparsi della vita che ha originato. Vi è vita del Padre, vi è la nostra. Per quanto riguarda la vita del Padre, chi più eletto di Lui ad occuparsene? Quindi, non mi rimane che occuparmi della sua opera. Per quanto so e posso, ovviamente. Vi è l’opera che è diventata Vitaliano. Vi è l’opera che è diventata “per Damasco”. Ora, mettiamola così: Vitaliano si occupa della vita e “per Damasco” si occupa della Vita. Avendo principio dallo stesso Principio, è chiaro (almeno per me) che occupandomi del mio principio (della mia vita) mi occupo anche della vita del Principio. Siccome il Principio della vita è il Padre della vita, ne consegue che, occupandomi della vita e della Vita mi occupo delle cose del Padre. Più o meno consciamente (e/o intenzionalmente) è quello che facciamo tutti.

Maggio 2008 – Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Pensione e liberazione

Il mondo non da problemi mi dice l’amico tossicodipendente, e se hai problemi è perché te ne fai tu. Accolgo la sentenza di chi non ha e non si fa problemi se non altro perché li seda più volte al giorno. Diversamente da lui, io li sedo isolandomi, come chi si isola in un proprio convento, o in un proprio convenuto. Non so se si possa dire bello il periodo della pensione in quanto stacco dal mondo, ma per me lo è. Dal mio punto di vista, infatti, pensione, è il certificato sociale che mi conferma l’avvenuta liberazione dalle infezioni per conflitti; è ciò che mi permette di uscire dall’ammalatorio dove sinora sono stato ricoverato. Per un cosiddetto vivere dovrei rientrare? Perché mai? Per infettarmi ancora? Ma neanche per idea!

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Ore otto e qualche minuto

La srlankiana collega mi dice che l’operaio se n’è già andato perché aveva mal di pancia. Morale della favola: quasi tutto da fare. Panico! Trovo altri due operai, ma, da lunedì, perché prima vengono gli amici! Etica invidiabile, ma intanto che faccio? Glielo racconto alla polvere?! In qualche modo tampono. Finisco nel tardo pomeriggio. Avete presente le acciughe? Sono così! Vado a prendere sigarette e giornale. Voglia di andare subito a casa? Zero! Voglia di farmi da mangiare? Zero! Vado dal mio Kebaccaro. Gli ordino una porzione grande di patate fritte. C’è un caldo boia, all’interno del 2 x 2 che osa chiamare negozio. Prendo una sedia e mi siedo sul marciapiede. Apro la prima birra. Pardon, la seconda! Non potrei stare sul marciapiede, ma per fortuna, il vigile che può confermarlo non passa, o deve ancora nascere. Passa una vecchia culandra. E’ la versione maschile della vecchietta con i due cagnetti che avrete visto in Un pesce chiamato Wanda. Mi cade l’occhio sui suoi pantaloni: la riga è perfetta. Rifletto sull’età, e sul rifiuto di arrendersi. Passa un’anziana accompagnata dalla figlia. Non l’ombra di un grasso nell’anziana in emiparesi facciale. Non l’ombra della figa che deve pur esser stata la figlia: ora, madre compita ma, sepolcreto della passera. Mi capita di vedere ogni tanto delle donnone africane o latine, più larghe che alte, eppure, ancora così femmine! Cos’è, che abbiamo sbagliato?! Ordino la terza birra e una porzione piccola di patate. Dico all’amica commessa, e filarino dello spacciatore di farinacei, non sposarlo! E’ un bandito! Ride. Deve già saperlo. La capisco. E pakistano, lo sciagurato! Ti sorride come fossi l’amante della sua vita mentre ti pugnala il fegato con un olio che te lo raccomando, e che tu sai mentre fai finta di non sentire i rigurgiti dei suoi delitti! Dio, se almeno lo facesse alla Bin Laden, in qualche modo potrei anche difendermi, ma chi mai si è difeso quanto basta dagli Arsenio Lupin?! E ordino la quarta birra. Passa un ragazzo sui venti. Tutto a puntino. Ivi compreso la cinghia bianca dei regolamentari Gabbana: pantaloni che paiono cadere dalle anche ad ogni passo, ma che non è vero pericolo (sostengono le chiappe) smentite complici (d’induzione a reato) dal fatto che il ragazzo continua a tirarseli su. Lo stesso tic anche nelle ragazze che portano le mini. O meglio, delle giustificazioni che spacciano per sottane. E che cazzo, ragazzi! Abbiate il coraggio delle vostre opinioni! O su, o giù! Che in mezzo, oltre che alla virtù, c’è anche l’ipocrisia! Così ragionando, dico di no alla quinta birra e me ne torno a casa. Giusto per recuperare il fiato andrò a dormire un po’. Al risveglio, vedrò di fare in modo di alimentare le illusioni di qualcuno.

Luglio 2007 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Correvano anni

Cortese signore: correvano anni d’esperienza in meno quando ho iniziato ad occuparmi di tossicodipendenze. Conscio dei miei tanti limiti, ho bussato a non si sa quante porte. Fra queste, a quella di un gruppo politico di Sinistra. Sentite le mie necessità, un aderente di quel gruppo mi pone la classica domanda da cento milioni: la droga è un male, o fa male? Feci fatica, allora, a capire il senso della domanda. Non poca fatica mi ci è voluta per rispondere, non allora, adesso: la droga fa male, ma se non risolta, può diventare un male. Ora, infatti, pur essendo usata per gli stessi motivi di allora, ha percorsi implicitamente più malevoli. Non tanto, o non di più, nel corpo del tossico, ma tanto e di più, nelle vene del mondo. Non è ignoto a nessuno, infatti, che vi sono culture che la vendono come arma, oltre per lo scopo di comperare armi. Per quelle culture, ogni pera è la pallottola che fiacca, quando non uccide, un alterno pensiero. Dal che ne consegue una necessità di difesa, che non può non procedere oltre una campata pretesa della libertà di farsi, se quella libertà è il cavallo di Troia che favorisce un generalizzato disfacimento: vuoi della personalità individuale, vuoi di quella sociale. Nelle tante e dispendiose campagne contro la droga, mai una volta ho visto trattato con evidenza, anche questo aspetto. A mio avviso, sarebbe ora di farlo.

Novembre 2007 – Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Nell’Omosessualità, per deviazione dell’acqua.

Per andare al lavoro passo davanti la chiesa di s. Zeno. Specialmente nei festivi, sul marciapiede della strada che porta alla piazza della chiesa si siede una zingara. Saluta. Ricambio il saluto. Si aspetta un’offerta. Non la faccio: odio far la carità: mi umilia. Se mi dicesse: regalami una spesa lo farei. Mi costerebbe più di un euro di superiorità ma molto di più il piacere. Molto di più, il senso dell’uguaglianza fra poveri, al di là del fatto che uno dei due possa maggiormente: almeno all’apparenza. Davanti l’ingresso laterale della chiesa, staziona un altro povero. Sui quaranta. Solido di struttura. Prima di quello c’era la donna che si è trasferita nella strada dove passo. Ancora prima di quello c’era un mutilato: romeno mi è parso. Per qualche giorno c’è stata anche un’altra donna: sparita. Strano. Non che si trovino in tutti i cantoni, i posti in cui la mercificazione della povertà può diventare un buon stipendio. Di quel mutilato non mi piace la figura. E’ una forza che sento non provata da fatica o da disgrazia. Mettendomi al posto delle anziane e degli anziani che andando a messa gli passano davanti la sento intimidente. Non che faccia qualcosa per spaventare, ma, sappiamo che può far spaventare anche un semplice modo di posizionarsi sia con il corpo che in un dato spazio e/o luogo. A proposito di intimidazione non espressa. Ho il terrore dei cavalli. Lo domino ma è più forte di me. Sulla sponda dell’Adige, nella zona che chiamano Lazzaretto ogni tanto passa qualche cavaliere. Un pomeriggio ne viene uno verso di me. Cacchio! L’argine che in quel posto permetteva il passaggio non era largo più di un tre metri: forse neanche. Da una parte e dall’altra del passaggio le rive erano era ripide. Troppo per una ritirata strategica, così, a panico più o meno fermo aspetto che il cavallo mi passi davanti. Man mano che il cavallo s’avvicina mi irrigidisco. Non posso farne a meno. A due passi da me il cavallo rallenta, tituba. Dal centro del passaggio si scosta sino alla ripida alla sua destra. Mi guarda, allarga un occhio da pazzo, scrolla la criniera, nitrisce. Ripreso dalle redini del cavaliere, mi supera. Mi sa che dal sollievo abbiamo sospirato tutti e due! Non saprei proprio dirvi come la mia paura del cavallo sia diventata la sua paura di un… asino ma questo è successo. Se un cavallo è in grado di sentire lo stato d’animo di una forza potenzialmente pericolosa anche se in alcun modo espressa, a maggior motivo, direi, lo può una persona. In ragione dell’esempio, se fossi il parroco chiederei a quel povero di non mettersi su quello stretto passaggio. Fisime? Può darsi. Un paio di giorni fa, seduti al tavolino della birreria all’angolo della piazza dove usualmente passo c’erano tre giovani. Due ragazze ed un ragazzo. Sono Sinti e sui venti, direi. Il ragazzo ed io ci guardiamo. A suo tempo ho avuto non pochi amanti Sinti, ed il soldo era ultima e non necessaria cosa. Più dal soldo erano sedotti dalla personalità del seduttore. Cercavano un’ospitalità del cuore più che della casa. Cercavano forme d’affetto, amorevolezza, eguaglianza. Non sono una figura così smaccata di Finocchio, ma certamente sono smaccatamente diverso dagli anziani standard. Per il gruppo tribale Sinto (ma anche per il nostro devo dire!) ogni diverso da usuali schemi è necessariamente un Finocchio. A maggior ragione l’avranno pensato, vedendo che più delle ragazze ho guardato il ragazzo: “è il nostro “difetto e’ fabbrica!” Vaglielo a dire che stavo pensando al lavoro e non al sesso! Nella mia direzione avanza un ragazzo più giovane: sinto anche questo. Mi saluta. Lo saluto. Lo avrei detto dai 16 ai 18 anni, ma, avrebbe potuto averne anche meno. E’ fortissimo, in loro, il divario fra età somatica ed età anagrafica. Il fatto che debbano affrontare la vita (la loro e la nostra) ancora in età infantile (ammesso, e ne dubito, che abbiano avuto il possesso di quell’età) li rende, anche fisicamente precoci, oltre che esperenzialmente. Non per tale fatto sono uomini, ma per tale fatto miraggi di maschio. Sbagliano, gli assetati di sesso e/o d’affetto, e/o d’amore (?) che non sanno (e/o rimuovono) che i miraggi di maschio o di femmina appaiono veri dove il percorso sessuale di un’età maggiore è arido. Nell’Omosessualità, per deviazione dell’acqua.

Marzo 2008 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

L’idea che seguo

Come perdamasco e come persona, seguo l’idea del Padre (il Principio della vita sino dal suo principio) e l’idea del Principio della vita è la vita:

il Bene per la Natura

il Vero per la Cultura                   il Giusto per lo Spirito

Se lo stato che segna la verità della vita è lo Spirito, e lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e, pertanto, del Principio, allora, procedendo oltre l’idea cristiana, perseguo il principio dell’idea del Principio: lo Spirito che ha dato forza all’idea.

Indecisi diplomi

“Sei pazzo o sei un genio!” Me lo disse un angelico biondino dall’aria simil prete. Mi capitò nella trattoria dove lavoravo. Fu per caso? Non so, ma ho sempre avuto il sospetto che venne per annusarmi su incarico. La stessa curiosità (sempre anonima) si manifestò (dal Vescovado) al Referente del Sert veronese. La fecero qualche giorno dopo la pubblicazione (nel Giornale locale) della richiesta di una annuale messa solenne per i tossicodipendenti morti per over dose. A parte la telefonata del prete al Sert (chiesero chi fossi) e una messa comune solo per quell’anno, altro seguito non ci fu: neanche dal biondino che già alla prima occhiata mi parve soggetto_oggetto da preti: se non di fatto, in potenza. Una cliente della Trattoria aveva il fratello prete. Di quell’uomo (nulla di che per via di mascolinità) mi risultò sedotta sino alla sessuale infatuazione quando vennero tutti e due in trattoria. Figuratevi se mi facevo scappare l’occasione, così, mostrai il malloppo anche a quel prete. Ebbene, le disse perfettamente cristiane. Non me n’ero proprio accorto! Comunque sia, da cotanta affermazione altro non sorse; che io sappia, almeno.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Le facoltà del “corpo calloso”

Mi ero perso il tuo commento sul “corpo” (non so cosa sia ma mi fido di te) che avrei più “calloso” dei maschietti, e alla pari con le donne. E, tu, che ti lamentavi quando ti presentavo la mia parte femminile! Adesso capisco! Era invidia! Ma, dall’alto del mio maggior callo derivato dal fatto che sono naturalmente maschio, culturalmente uomo ed in contemporanea culturalmente donna posso connettere i due emisferi cerebrali più razionalmente e più emotivamente degli esistenzialmente scissi. Dillo niente!

Giugno 2006 – Datata – Modificata e corretta nel Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Giovinezza: Olimpo ed Ergastolo.

Cara Regina: ho letto con profondo disagio la violenza che Chiara ha subito, ed ho capito i riflessi che quel fatto t’ha evocato. Che dire, che tu non abbia già detto con la chiarezza che ti è usuale? Sia negli uomini che nelle donne, nella giovinezza (vorrei dire purtroppo ma non sarebbe giusto per la giovinezza) comanda la testa… inferiore. Solo nella tarda maturità comincia a prevalere la superiore. Nella giovinezza la violenza è una merda fra tante merdate! Ma, nella maturità, è una merda che il violento sulla giovinezza altrui non riuscirà a ripulire dal suo cesso: cesso, inteso come il luogo in cui “defechiamo” i nostri squallori; e da padre di figli, il giovane violento ricorderà come è stato o ci si sente da figli! Questa, la sua vera condanna! Questo, è l’ergastolo in cui, da sé si rinchiude, il violento contro la vita.

Giugno 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Non sono tutti tulipani

Un conto è insegnare la materia sessuale anche ai bambini e un conto è abituarli all’amante pedofilo: che cazzo! Un conto è amare un bambino. Un conto è usare un bambino: che cazzo! Mi par di una tal stronzata, sto tulipano olandese che lo direi opera più bassamente giornalistica che notizia! Mi par di una tal stronzata, sto tulipano olandese, che lo direi più bassamente provocatorio che notizia! Provocatorio, nel senso di voler suscitare un viscerale istinto da conservazione – repressione nella massa belluina. Non so che dire: è indubbio che un’over dose di libertà può far delirare come un’over dose di alcool: è uno spirito, infatti!

Giugno 2006 – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.

Quando vedo una chiesa

Quando vedo una chiesa, non penso ai suoi stili, epoche, e quanto di altro. Penso invece ai poveri cristi che hanno pagato, sudato, e non si sa quanto d’altro ancora, per averla eretta, in nome di Dio, gli hanno detto, in nome della vanità dell’IO, diversamente affermo. Quando vedo una chiesa penso ai suoi martiri, ma certamente non dimentico i martirizzati dalla Chiesa! Quando vedo una chiesa penso che c’è quella del potere (la parte maschile)  e quella dell’amore: la parte femminile. Per quanto mi riguarda, le chiese potrebbero diventare anche tutti musei della bellezza quando è fissata nel dolore. Dopo di che, nonostante che il Cascioli.it mi abbia “distrutto” la storia di Cristo, continuo a pensare che vi è colpa, dove vi è piena coscienza di compierla. I giudizi sulla chiesa del potere, quindi, vanno visti e rivisti, anche sotto questa luce.

Datata – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si.