Mettiamola così!

agirafreccia

Tutti i giorni compro giornale e sigarette da un negoziante di Destra. Si scherza, si ride, e ci prendiamo anche in giro per le nostre idee. Perché non vado anche da un giornalaio di Sinistra? Capita, ma essendo “pantegana solidale” con la vita, non bado più di tanto a quale stato politico  permetto la non estinzione. E’ chiaro che permettendo lo stato privato di quella persona di Destra, ne permetto anche il suo stato pubblico, ma come dico sempre, siamo sistema arterioso e venoso. Giunti al punto, che facciamo? Tagliamo le vene che non ci piacciono?!

Ottobre 2007

Caro Gigio: mentre stavo facendo colazione…

agirafreccia

Caro Gigio: mentre stavo facendo colazione nel mio giardino, sei capitato fra le mie emozioni Quando mi capitano queste visite, so che devo scrivere a chi e/o a cosa mi visita. Mi sono detto: adesso leggo il giornale e poi lo faccio. Non ci sono mai riuscito una volta! Prima, devo scrivere!
asepara

Inizierò con il raccontarti una “visita” di ieri sera, o meglio, di questa mattina dal momento che erano le quattro passate. Vedo arrivarmi incontro una figura. La riconosco. E’ un “tossico”. In Aids conclamata. Ha il viso pieno di ferite. Sarà stato picchiato. Avrà truffato qualche dose ad uno spaccia. Credo stia ancora in piedi, solo per il Metadone che prende, o forse, anche per qualche pera che ancora si fa. Pensa alla potenza di quelle due chimiche! Riescono a fermare, persino il proseguo della sindrome Aids. La persona in quelle situazioni, non muore delle malattie che compongono la sindrome: muore, per generale crollo. Ti dirò, (anche con un po’ di vergogna) che avevo fatto finta di non vederlo. Tutt’ora, non mi è facile reggere quel genere di vista. L’Amato, è finito allo stesso modo, sia pure in ben diverso modo: da amato! Questi, invece, non ha più nulla e nessuno. Così, stavo per tirare diritto. Mi chiama. Mi fermo. Mi sento un po’ merda quando gli sorrido: sono falso. So bene che è lui che mi costringe ad esserlo, tuttavia, questo non cambia il fatto. Inizia la solita tiritera sul lavoro che manca ( non ha forza, neanche per spostare una farfalla da qui a lì ) sulla casa che non c’è, ecc. ecc. Del lavoro non si è mai preoccupato! E, della casa, solo come non indispensabile necessità. Capisco che vuol farsi commiserare a scopo di accattonaggio. Perdo la pazienza, e vado giù di piatto: “Mio caro! Tu hai bisogno di un ricovero. Se rifiuti questa possibilità, perché preferisci la libertà di “farti”, allora, prima o poi ti raccoglieranno da qualche parte! Non vedo, altre banane!” Sa, che è così! Annuisce. Mi chiede una sigaretta. Ne ha un’altra posata sull’orecchio! Gliela do. Ci lasciamo. Cosa intendo farti capire con questa storia? Che dopo averti scritto questa lettera, usando i toni della franchezza che ho usato con quel Tossico mi sentirò una merda, ma lo devo! Ho avuto modo di dirti, che non leggo i tuoi post perché li urli! Mi hai detto: carattere! Vero! Ma cosa motiva quel carattere?

L’urlo, Gigio, è voce del dolore, ed è anche, auto incoraggiamento nei casi di battaglia. Comunque tu lo veda, in ambo i casi è sintomo di una aprioristica e riconosciuta possibilità di debolezza. Mi domando, se non sia anche per questo, che non sopporto l’urlo negli uomini! Per me, gli uomini non urlano! Al più, sono “i miei uomini” che urlano. So già, però, che sono dei vinti. Ed è anche perché l’urlo è curativo, che li lascio urlare. Per me, gli uomini, parlano. Certamente si accalorano, (e ci mancherebbe) ma non urlano, se non appunto, perché in molti modi feriti. Ferito, il Gigio? Il Gigio ha moglie, figli, interessi. Sì, ci sarà anche qualche battostina da qualche sacramento, ma non vedo ferite da urlo. Ferite da urlo, le vedo solo nella tua ideologia politica. Segno di forza? Per quanto sostengo, segno di debolezza! E, la tua debolezza la si legge benissimo, Gigio! La si legge, ogni volta l’urlo esclamativo, è inarticolante al punto, da non rendere articolato il concetto! Hai avuto modo di dirmi, che sei più pericoloso quando taci. Concorderei, ma aprendo una “finestra” sul discorso. Per come la sento io, non vi è dubbio che diventi più pericoloso come forza fisicamente avversa, ma come forza culturalmente avversa, non direi proprio. Non spaventeresti neanche me, che politicamente parlando sono ancora in età da pannolino, e che molto probabilmente, ci resterò anche sino all’età da pannolone! Più di una volta, leggendoti, mi sono detto: ma non è possibile che il Gigio sia così! Ti ho anche pensato come una figura “d’arte”: di quelle cioè, che usano la paglia della violenza verbale, per cavare dal buco, dei ragni socialmente velenosi! Ma se non sei quel genere di figura d’arte, permettimi di dirti che la tua parte personalmente politica, non fa nessun favore alla tua parte socialmente politica. Anzi! Recentemente, il Mauro ha ammesso una mia intuizione su di lui. Gli avevo detto, che in fondo in fondo, è una personalità di Destra, e che in questo senso, fatte salve le soggettive manifestazioni del personale pensiero, aveva con te dei punti in comune. Il Mauro è personalità di Destra, non certo per significati storici propri della Destra che è stata (significati che, a mio avviso avvelenano ancora l’oggi di Destra, ma lo stesso si può dire anche di qualche aspetto della Sinistra ) ma perché, di prevalenza, psicologicamente conservatore. A differenza di te, però, il Mauro, giunge anche a concordare con altri pensieri. Lo spingerlo per altre strade potrà anche essere una faticaccia, ma lo fa. Lo stesso potrei dire di Ewan. Tu, invece, sei come un elastico. Certamente sei capace di allungarti verso un altro pensiero, ma, appena quel dato pensiero ti molla, torni al punto di partenza. E, questo, è anche giusto, purché, almeno un qualcosina ci rimanga dentro, del pensiero condiviso prima del ritorno al tuo punto di partenza. Dalla lettura dei tuoi post, questo qualcosina non si sente. Il che, potrebbe anche rivelare un’autodifesa delle proprie posizioni. Sentire l’altra parte, però, (anche quando non la si capisce ) in qualche modo permette di abbassare i toni del confronto, perché, direi intimamente, si capisce che anche le nostre verità, hanno dello spurio. Tu, a parole lo ammetti, ma l’urlo, rivela che tendi a negare quello che non puoi non ammettere. Tornando a prima, l’urlo non è un segno di potenza: di nessun genere di potenza.
Ottobre 2007

Amare è anche lasciar andare

agirafreccia

C’è del vero in quello che dici, ma non sempre il nostro vero è aiuto sufficiente. Ci sono casi (indubbiamente estremi) che sono oltre ogni possibilità di aiuto che non sia il mantenimento vegetativo. Aiutarli a vivere? Mi pare ovvio, ma, è altrettanto ovvio, quando un vivere avviene per mezzo di un corpo tranciato da ogni emozione, e quindi, ridotto ad un mero respirare, mangiare e defecare? Ecco! In quei casi, ad ogni “Welbi” il suo passo, perché, a mio avviso, amare, è anche lasciare, ad ognuno la sua via, la sua verità, la sua vita.

Amanti dopo

agirafreccia

Allo scopo di togliermi qualche ragnatela all’apparato stavo uscendo. Prima, però, decido di rispondere ad un commento. Destino o fatalità, questo ritardo sulla decisione permette l’arrivo di un mio amante. Sui 40. Piccoletto e torsolotto. Tunisino. Possibile spaccia. Senza cielo né terra. Elementare. Spontaneo. Strumento che ottimizza la strumentazione. Sale, mi abbraccia e via facendo. Terminato il facendo con reciproco piacere diventiamo due estranei che solo la confidenza tiene uniti per quel tanto che basta per il bacino finale. Se dovessi seguire quello che sento lo manderei a rivestirsi in cortile.

Maggio 2007

“Così in Alto, così in Basso”

agirafreccia

L’affermazione originale dice l’opposto. Non unica spiegazione, forse perché l’autore era più interessato a dire l’Alto anziché il Basso. Io, invece, che ero interessato a ritrovarmi, sono partito da me, cioè, dal Basso. Visti i principi della vita in Basso, (quelli, appunto, della Somiglianza che sono e siamo) e dato il rapporto di uguaglianza che vi è fra un’immagine e ciò che gli somiglia, (uguaglianza di stato fra l’Alto e Basso, non eguaglianza di condizione fra i rispettivi stati) non ho potuto non giungere a “vedere” anche i principi della vita in Alto. Con altro dire, preso atto del bene, ho “visto” il Bene. Così per il vero, il Vero, e lo stesso per il giusto il Giusto. Una volta concepito lo Spirito come forza della vita (nel Basso come nell’Alto) ogni “visione” mi è apparsa da sé. Su questo piano della vita (come su l’Ulteriore) ho scritto quello che penso, ma quello che penso non è quello che certamente so. Ne consegue, che le mie verità sono il frutto di speculazioni, fondate su una capacità di pensiero. Quanto sia fondata questa capacità, prima o poi andrò a verificarlo. L’esistenza della Divinità e del suo Spirito (la forza della sua vita) si basa su un atto di fede, quindi, a ognuno la sua, o la sua opinione. L’esistenza dello spirito umano, invece, è provato (come forza della vita) dal sentire la nostra vitalità. Sulla Metempsicosi, molto si può dire, o tanto, poco, o per nulla credere. Come anche sull’esistenza degli spiriti, e sui cosiddetti doni dello Spirito che ho trattato. Non è possibile accertare, infatti, se provenienti da un’altro stato della vita, o se provenienti da un altro stato della mente: stato raggiunto (il mentale ignoto) vuoi per malattia, vuoi per “mistica” o vanesia ricerca di potere. Per quanto riguarda il pensiero “per Damasco” e per i credenti, l’unico dono dello Spirito chiaramente verificabile è la vita: Bene per quanto è Vero al Giusto.Per quanto riguarda i non credenti, l’unico dono chiaramente verificabile è lo spirito della loro vita: bene per quanto è vero al giusto. D’inattendibile fonte ogni “dono” di dubbia provenienza perché da quando c’é vita è noto che il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Il che vuol dire, che il male può essere maggiore (anche come errore) dove maggiore la rivelazione.Mi si dirà: ma ci sono manifestazioni, che pur provenienti da inattendibile fonte, comunque recano soccorso e quindi sono un bene! E’ vero, tuttavia, per quale fine? Quello fine a sé stesso, (recare gratuito bene) o un fine sotteso, quale, ad esempio, far dipendere un animo, dall’animo donante? Ogni potere di qualsiasi genere usa questa rete. Ci cadono persino gli stessi adulti che ai bambini raccomandano di non accettare caramelle dagli sconosciuti! Dimenticano il loro stesso avvertimento (quegli adulti) non appena un dolore fisico, e/o culturale e/o spirituale li fa tornare bambini alla ricerca della guida consolatrice. C’è una sola attendibile guida: Il Principio del Bene nella Natura, per quanto è Vero alla sua Cultura, perché Giusto al suo Spirito per i credenti, e il principio del bene nella Natura per quanto è vero alla propria Cultura e Giusto al proprio Spirito, per i non credenti.

Hai presente l’Albero della vita?

Hai presente l’Albero della vita?
agirafreccia

Non ho rilevato alcuna acrimonia nel tuo scritto. Al più, un continuar a volermi rinchiuso nella stessa tomba della Madre (la Chiesa cattolica) che ho ucciso per legittima difesa. Ho la sensazione che ti stai comportando con me, come il giornalista che basa le sue tesi solamente sulle convinzioni personali. Questo a parte, vedo la vita (il tutto dal Principio che ognuno è in grado di concepire e scegliere) come un grande albero. Di questo Albero, io sono un ramo con foglie. Tutti lo siamo e abbiamo, ovviamente, ma sto parlando di me. Essendo parte del tutto dell’Albero perché dovrebbe sorprenderti se in me si trovano pensieri biblici, evangelici, cattolici, ed altri a tua volontà cercando? Dove starebbe, la mia contraddizione spirituale? E se invece fosse un’amplificazione quella che dici contraddizione? Mi stai dicendo che non si può dire amplificata, bensì contraddittoria, la produzione di un pero che frutta anche mele! Ne convengo (se pensi che a non poterlo fare sono gli alberi della nostra vita) ma che ne sai tu di quello che può o non può fare l’Albero della vita? Non affermo e non ho mai affermato di conoscere la verità. Suppongo la stessa cosa anche per te, quindi, il confronto fra i nostri pensieri potrebbe dilungarsi sino all’esaurimento fisico di entrambi. Per fortuna c’è il punto!
Novembre 2006

Accidenti e poca memoria

agirafreccia

Ho iniziato i miei scritti nella Primavera del 1991. Ero sulle 800 pagine quando le ho contate anni fa. Saranno almeno un centinaio di più, adesso. Giusto per fare un CD, le ho convertite in HTML Di media, ogni conversione necessita di 7/8 operazioni, se tutto va bene. Naturalmente, non tutto va bene perché, sbagliare delle operazioni è fisiologico! Consideriamo, allora, la media di dieci operazioni per pagina. 800×10= 8000 operazioni. Un lettore napoletano starà certamente pensando: che cagamiento e….! Non è mica finita qui, però. Il fatto è che le devo organizzare secondo attinenza fra argomenti. Immaginate che in tutti questi anni, le abbia collocate in una ventina di cassetti. Per qualche anno più o meno come mi sembrava, ma poi, come mi sembrava meglio, quindi, meglio su questo: si prima e no dopo anche decine di volte. Su quell’altro cassetto forse ma vediamo. Su questo senza dubbio oggi, ma con più di qualche dubbio domani, ecc, ecc. Naturalmente, devo ricordare sia le pagine che le collocazioni precedenti se voglio poi ritrovarle per spostarle! Vi sta venendo una qualche idea sul quel po po’ di casino?! Cosa mi fa sapere che ho risolto il casino? L’ho risolto, quando, guardando sia le pagine che i cassetti, non sento alcun dissidio! Ecco! Questo vale anche per le nostre pagine, argomenti, conversioni, mariti, figli, amicizie, e non per ultimo noi. Dove non sentiamo più il dissidio, abbiamo raggiunto la nostra verità. Se non lo sentiamo più in noi e con chi ci corrisponde, abbiamo raggiunto la verità della vita. A proposito di verità, devo proprio accendermi una sigaretta!

Edipo a babbo appena ferito

In un post di sei anni fa che stavo rileggendo, avevo scritto che funzione di nutritore a parte, il padre, in quanto maestro di cultura per il figlio è morto. L’ha sostituito l’ambito di azione del figlio; ambito scolastico e/o di relazione. Per associazione di pensiero, da padre morto sono risalito a Laio e da Laio a Edipo che uccide Laio per poter superare la cultura del padre. Chi non supera il padre non giunge a sé stesso.  Si può anche dire, allora, che chi non giunge a sé stesso, uccide il padre che è in sé stesso. Per giungere a sé, può un odierno Edipo uccidere l’ambito che gli fa da padre? Per quante rivoluzioni faccia, direi proprio di no. Per trovare sé stesso allora, a Edipo non resta che sottomettersi alle leggi dell’ambito, o uscire dall’ambito. Di età in età, può succedere anche così.

momentidodici

apenna

E’ possibile Dio dopo Auschwitz?

Vediamo di capirci: non ho alcuna intenzione di rompere la mia amicizia con te: in nome di nessuno! Tanto meno in nome di Dio che a me non risulta proprio di essere il suo portavoce. Non ho detto che è gesuitico pensare che Dio si occupi delle mie o delle tue rogne, ma che è gesuitico l’argomento sostenuto dagli atei per provare l’inesistenza di Dio, e cioè, se certe ingiustizie succedono, e Dio non interviene, ciò prova che non esiste. Ora, a questa tua domanda:

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“è possibile Dio Dopo Auschwitz? O meglio: è sostenibile l’idea di un Universo in cui ci stiano, contemporaneamente, un Dio onnipotente e un bambino tra le braccia nude di una donna, un attimo prima che qualcuno li uccida entrambi?”

apenna

rispondo di si, anche nel caso di donna con braccia non nude.

Secondo la mia visione culturale, infatti, Dio, è il Principio della vita che ha attuato il Suo principio: la vita. Lo chiamo Principio perché a me non piace nominare invano. Permettimi di sottolinearti il punto: la vita, caro Paolo, non, il vivere di ciò che quel Principio ha attuato. Con altre parole, Dio è responsabile del nostro principio, non, di quello che il nostro principio attua. Perché sostengo questa idea? Lo sostengo perché un principio primo (e per questo assoluto) non può originare che principi primi ed assoluti. Ora, quale il principio primo della nostra vita? Quello che noi facciamo? Ma neanche per idea: è quello che noi siamo. Ora, eliminando da noi tutti i minimi termini che ci resta come principio assoluto? Ci resta il nostro essere vita. Da questo principio, si emana il nostro essere in vita, e, quindi, il nostro vivere. Ovviamente questa mia visione non si concilia per niente con la visione cattolica di Dio, quindi, è un’idea eretica. Detta da me, poteva mai essere una visone normale? Chiaro che no! Non conosco abbastanza Dio per sapere se è una entità superiore. D’altra parte, nessuno ha mai sentito nulla di proveniente da Dio. Certamente vero, però, che essendo vita al principio della vita, la si può dire superiore se non altro perché prima. In quanto tale, non può esser detta bassa, così come tuo figlio non può esser detto di natalità superiore (o prima) della tua. O, no?  La fede, Paolo, è un credo che la ragione non può accettare perché è un vero e proprio salto nel vuoto. Nessuno infatti può dire di conoscere Dio, quindi, verso chi ci buttiamo? O, islamicamente dicendo: a chi ci dedichiamo? D’altra parte, quando mai un allievo paracadutista impara a diventarlo se non prende il coraggio di buttarsi dalla torre di allenamento? Ecco, della fede, inoltre, si può dire che è coraggio. Certamente coraggio dell’incoscienza (dal punto di vista della ragione atea o no che sia) o coraggio dell’in_coscienza dal punto di vista della fede. Per quanto mi riguarda, riconosco un solo principio della vita: il Principio; e a questo penso come Dio. Tutto il resto è teologia: in vero, scienza dell’ignoranza su Dio, non, della conoscenza. Sul fatto che pregarlo sia sensato o no, ad ognuno la sua fede. Per quanto riguarda la mia, a me viene di pensarLo solo quando ho momenti di felicità. Come vedi, non sono ortodosso neanche qui!

Datata

Gli attentati non hanno mai una sola “natura”

L’attentato di Parigi è di natura religiosa afferma Adinolf: non è detto. Il Corano, infatti, è sia guida religiosa che guida sociopolitica, quindi, le “nature”, almeno in potenza, sono due.

apenna

Si può dire, allora, che l’Adinolfi ha torto o ragione, secondo il punto di vista che considera. Il fatto che non vi sia un Islam protestante (al più un Islam che protesta e/o non aderisce, ma che socialmente parlando non conta perché non riconosciuto) favorisce i proclami adinolfiani et similia. La tendenza a pretendere che anche il cattolico agisca da credente nella visione politica è la stessa di quella islamica. Solo che nell’Islam è ancora fondante mentre nel cattolicesimo una costante ingerenza. A controbilanciare quella pretesa, (ed è il caso di dire per fortuna) vi è il pensiero agnostico, quello del “credente maturo”, e quello ateo. All’Islam, questo manca. Sotto l’aspetto socio politico, ciò rende l’islamico, cosiddetto moderato, un essere né carne e né pesce fuori loco, mentre in loco non può non essere che carne, perché secondo le regole di ogni genere di potere, o sei con me, o sei contro di me. In mezzo, ci stanno i macelli.

Devo le immagini a…

devoa

Tre a parte, ho trovato le restanti immagini in Rete. In Google ho sempre cercato le immagini libere, gratuite, free. Quasi mai ho capito se lo erano effettivamente: ho sperato. Comunque stiano le cose, rimango a disposizione.

asepara

Immagine Cornupia: circa la proprietà non risultava alcuna indicazione.

Immagine Girasoli: la proprietà iscritta nell’immagine era talmente sfocata che non sono riuscito a leggerla. Non avrei voluto ringraziarla con un tacon chel pare peso del buso.
asepara

Immagine della Gru: all’epoca (parlo del 95/98) non sapevo come addebitare un’immagine al proprietario. Non ricordo se era detto.
asepara

Immagine seguente: era titolata Riflessi. Nell’ansia di fare, brigare, e finire non pochi doveri mi sono sfuggiti. Di chi la proprietà o se libera o meno fra gli altri.
asepara

Immagine usata in testata: salvo errori od omissioni (mi riferisco ai miei) la proprietà non risultava. L’ho trovata fra le gratuite.
asepara

Immagine della freccia con i Pc: di chi la proprietà mi venga un colpo se ricordo dove l’ho scritta. Magari l’ho cancellata pensando di ricordarla: un accidenti!
asepara

Immagini usate nel post I Fiori Sovrani. Le devo a Douglas Simonson di “The Art of Douglas Simonson”. Avevo collocato il post anche su Facebook. Preso atto dell’intelligente censura usata da quel Sociale (mi sono tolto) ho dovuto celare i punti criticabili da variamente scompensati. Siccome i variamente scompensati sono dappertutto, li ho lasciato come su Facebook. Il marchietto che dice l’autore delle opere è solo un’abbreviativa indicazione.
asepara

L’Immagine della Chiesa Degli Ognisanti di Padova la devo a URBIS PATAVI.

Immagine del vecchio collegio “Beato Bernardino” a Vellai di Feltre. Le devo a LUCIANO CASSOL. Con le altre, Le ho trovate in seguito ad una occasionale ricerca in Rete. All’autore ho chiesto il permesso di usarle (l’ho fatto sia sulla sua pagina Facebook che per e-amil) ma non mi ha mai risposto: avrà avuto i suoi buoni motivo.  Comunque stiano le cose lo abbraccio ancora commosso e, a dirla tutta, sino al pianto.
asepara

Devo il mio ritratto a carboncino al pittore che esponeva alla Galleria Ghelfi di Verona. In uno svaccato autunno dell’83 (mi pare) mi ero fermato alla Ghelfi (ora chiusa da anni) perché non avevo voglia di andare a casa: non ne avevo particolari motivi. All’epoca, ero pressoché rassegnato a vivere allo stesso modo. Cambiò tutto nella notte di Capodanno del 1985. Non cito il nome del pittore perché non lo ricordo e non riesco a decifrare la firma.

asepara

Devo l’immagine della penna con calamaio a canstockphfoto.it

apenna

Cammini e passi falsi

Non ricordo perché ho mandato questa lettera a un responsabile della Lila o del Lila che sia.  Non so neanche se esiste ancora. Non mi interessa controllarlo. Gliela avrò mandata, anche per farmi conoscere come persona. Anche per un bisogno di condivisione, probabilmente. Tanto più perché anche quella apparteneva alla parrocchia di s.Frocio. Non ho sbagliato nel credere nella cultura di quella persona. Ho sbagliato nel credere che fosse una Persona, invece, si è rivelata una figurina. Dovettero pensarlo anche al Sert perché, di punto in bianco, fu pubblicamente esclusa da ogni collaborazione.
apenna

Per quasi sei anni ho condiviso la vita con un dipendente da tossico sostanze. Con lui ho girato le “piazze” di Verona. Con lui ho esplorato la sua tossicodipendenza: quella da eroina. Con lui ho esplorato la mia tossicodipendenza: confusa, disordinata, disarmonica somma del suo stato e del mio. Lui era la “roba” di me, dipendente da lui, sia affettivamente che sessualmente. Oltre alle piazze dello smercio, con lui ho esplorato la famiglia: dalla sua, al concetto di famiglia. Abbiamo esplorato Ospedali e Centri medici deputati alle tossicodipendenze. Abbiamo esplorato i Referenti di vario genere e grado che si occupavano di tossicodipendenze. Assieme siamo andati per uffici. Abbiamo conosciuto “gente per bene” e “gente per male”. Nel nostro girare, abbiamo trovato del bene, dove, normalmente non avrebbe dovuto esserci e, del male, fuori luogo presso il bene. Ora, lui ha finito il suo giro. Per me, ed anche come Associazione, l’Aids si è rivelato una grande lezione di storia e di vita. Il tutto, per la caratteristica di essere sindrome, complesso di sintomi, confluenza di variabili, condizioni, stati. Se prima ragionavo per settori, dopo, ho dovuto cominciare a ragionare per totalità. Da questa conclusione, la necessità di vedere sindrome, anche la Persona, anche la vita. Sotto questo aspetto, l’Aids che tanto “spaura”, è stato il maestro che mi ha indicato la via. Quella che avevo cercato per anni, e che ho trovato dove non me lo sarei mai aspettavo: alla fine di una strada.

Diiin, dooon!!!

ALLA CORTESE ATTENZIONE DELLE ASSISTENTI SOCIALI

del Comune di Verona e a quanti sono ufficialmente e ufficiosamente delegati alla Distribuzione Pasti

apenna

Una polenta di tal fatta la servivo (ancora nel 69 a Merano) a una certa Mirka: cagna di razza pastore! Mi rifiuto a credere che per gli Anziani una polenta valga l’altra, ma questo è successo! Divido il pasto che mi si porta in pranzo e cena. Il che vuol dire, che ho compensato le evidenti carenze del primo pasto con un panino bagnato nell’olio di semi! A proposito di pane! Serenamente mi meraviglio che ancora non si sia strozzato nessun Anziano. Messo in bocca, infatti, il pane mescolato con la saliva diventa una poltiglia che si attacca al palato (o come nel mio caso, alla dentiera) e/o si ferma in gola! ! Mi si creda: per mandarla giù, bisogna correre al rubinetto dell’acqua! Con il pane di diverso acquisto non mi succede!

Con l’occasione le rendo noto che recenti analisi hanno rivelato, nella testa, la presenza di due tumori: al momento benigni! Sono accidenti che possono procurarmi un’emorragia celebrale: della serie, quando capita capita. Ovviamente, il punto del discorso non è questo: il punto è che di tutto necessito fuorché dover subire degli inutili stress emozionali! Non per ultimo, anche il cuore mi fa quello che gli pare, non, quello che deve. Per quello che gli pare, mi lascia ben poco fiato. Avendolo, sarei andato personalmente alla Distribuzione Pasti con quanto ricevuto. Mi vedo costretto, invece, a mandare al foto a questo Centro. Avrei voluto farla con un mezzo migliore del telefonino. Nonostante ciò, anche con quello si vedono i granuli nella polenta quando non è doverosamente cotta! Capisco bene che nell’Assistenza Anziani non sempre sia possibile la totalità di quanto si deve, tuttavia, faccio fatica a pensare che quanto si deve venga escluso dalla cottura di una misera polenta! La lascio con i miei saluti.

Le premetto che per carattere non amo aspettare.

All’Assistente Sociale e a quanti dovrebbero provvedere in merito.
apenna

Le premetto che per carattere non amo aspettare. Tanto meno far aspettare chi lavora. Vedo arrivare i Consegnatari dalla finestra che da sulla strada. Per questo, quando suonano sono già alla porta con il dito sul pulsante di apertura, sia per aprire loro il cancello, sia per aprire loro la porta d’ingresso alle scale. Se non lo sento andare dopo aver appeso il sacchetto alla maniglia della porta succedono due possibili faccende: o apro quando il consegnatario è ancora alla porta, oppure, mi ritrovo in attesa di un forse c’è ancora o forse non c’è più! Dietro questo che può anche essere insignificato c’è una questione molto più importante. Suonare alla porta significa far capire all’Utente anziano e in più casi solo, che non è considerato solamente un pacco da collocare in un magazzino! Significa fargli capire che la suonata equivale a un buon giorno che di persona, ora, non si può più ricevere e neanche dare se non attraverso la porta: Consegnatario suonando. Non tutti i Consegnatari si comportano come le sto dicendo. Probabilmente, solo quelli non appropriati ma da appropriare! Con una Consegnataria, oggi ho perso la pazienza! Vuoi anche perché mi si porta del cibo (i dolci) che inevitabilmente devo buttare! Irritato anche da questo, a maggior tono gli ho detto di suonare anche alla porta! Ora, la questione è: Vitaliano è un maleducato, o viene reso maleducato? Mi scuserò con la Consegnataria quando riceverò chiara risposta a questa domanda. Cordialità, Vitaliano

Francesco d’Assisi?

Una sera di anni fa leggo un qualcosa di Francesco d’Assisi. Faccio tardi. Spengo la luce. Inizio gli accomodamenti che favoriscono il sonno. Chiudo gli occhi. Come apparsa all’interno della fronte vedo un’immagine un po’ da distante. Si avvicina o mi avvicino: non so. All’interno di una forma grigia vedo un volto. Fortemente irrequieto. muove lo sguardo verso più direzioni. Riconosco la forma grigia. E’ un abito da frate. Sarà per il colore, tipico dei monumenti esposti alle intemperie, o sarà perché niente muove quell’abito, lo sento come una specie di Vergine di Norimberga, da tanto quella figura mi comunicava una sofferente prigionia. Quando un abito indossa l’uomo, succede.

apenna

Quale futuro?

Quale futuro ti aspetta mio caro Al Haiat?
apenna

Sono uscito con un amico ieri sera. Sapevo di fare un po’ tardi, ma sapevo anche che hai il mio numero cell. Non hai chiamato. Non sei venuto.
Pioveva.
Parecchio.
Avrei potuto chiamarti io.

Non l’ho fatto perché poteva sembrarti un’insistenza. Fatto sta, che ti hanno trovato sotto un ponte. Il che sarebbe niente, se con te non avessero trovato il tuo decreto d’espulsione.

Ti fermeranno una notte da qualche parte ma poi ti lasceranno andare. Cosa vuoi che facciano! Le galere sono piene, e per di più costose. A Verona non mi risulta che ci siano campi di contenimento per immigrati. Non ancora, almeno. D’altra parte, non sei un delinquente d’ufficio come lo diventerai non appena andrà in vigore il reato di immigrazione clandestina. Non so se ti reputeranno così pericoloso per l’Italia da meritare l’espulsione forzata, ma se dipendesse da me, te la darei se non altro perché stai diventando pericoloso per te stesso. Non si sa in quanti modo te l’ho fatto capire: e tu li hai capiti tutti, o meglio, li ha capiti la tua ragione, ma la tua ragione non è ancora stata capace di farli sentire alla tua emozione.

Insciallah?

“Non ho niente. Sono senza lavoro, Vitaliano! Sono stanco di questa vita.”

Ti credo, ma se non hai uno straccio di documento non puoi trovare lavoro. Lo stentato italiano che parli, non può farti trovare un lavoro.”

“Sono un elettricista capace, Vitaliano.”

Te credo, ma, quanto tecnicamente aggiornato? Quanto, puoi documentarlo? Con che scuole professionali? Con che referenze? Se non hai risposte per queste domande, altro non ti resta che dell’attività generica, e genericamente pagata: se pagata.

Hai 28 anni. Non lo si direbbe quanto sorridi, ma un bel sorriso non fa stipendi. Non di sicuri, almeno. Non di quelli da sudore, almeno. Che ci fai, ancora qui, mio caro Al Haiat?

“Mio padre m’ha dato 5000 mila euro per venire in Italia. Come faccio a tornare senza niente?”

Capisco, ma, e qui, come farai ad andare avanti senza niente?
Insciallah?

Penso di rivederti questa sera, o al massimo domani sera. Tornerai senza soldi, senza sigarette, senza aver mangiato, e con il bisogno di lavarti. Non perché sei sporco. Perché non sopporti di pensarti sporco. O perché non sopporti di pensare che lo sia la vita.

Da me ti laverai, fumerai, mangerai, e, forse, ti rifugerai in quell’anfratto che diciamo far l’amore. E dopo?

Insciallah?

La furbizia è un asino vestito da cavallo

I Nokia, sono di una tal semplicità d’uso, (almeno quelli di fascia economica) da far sentire genio anche un interdetto come me, ma non mi soddisfano sto’ granché sotto l’aspetto estetico. E’ la solita storia: si apprezza la moglie, ma si sogna l’amante!
apenna

Nella mia ricerca di un cell amante, vado per vetrine come un bimbo per pasticcerie, cioè, sbavando su tutte le paste ma sognando il sommo bignè! Sommo bignè in questione, si è rivelato un Samsung di un blu scuro, mezzo opaco e mezzo lucido. Elegantissimo. Leggero. Coloratissima la schermata. Grandi e colorati i caratteri. Fa anche le fotografie. Mignon per la verità, ma sono un tipo che si accontenta. Qualche rogna, nel fatto che non è intuitivo come un Nokia. Così, che sia bello non compensa abbastanza il fatto che mi faccia sentire deficiente. Va beh! Ormai l’ho comperato! Il giorno dopo, però, mi accorgo che la mascherina è abrasa, come da lungo uso. Mi girano le palle. Torno al negozio. Il commesso mi dice che non è usato ma che ha sbagliato modo di pulirlo, e che se proprio voglio ci rimetterà lui 50 euro. Costava 98. Gli dico che come operaio di pulizie, con me sarebbe durato molto poco, ma che non intendo far processi ne farlo pagare la pena. Gli dico anche, però, di sapersi regolare perché non intendo pagarla io, la sua pena. Restiamo d’accordo che in giornata mi farà sapere. Siccome non mi fa sapere nulla, alle 15 e 45 sono davanti la negozio. Aprono alle 16. Aspetto! Il commesso è già all’interno del negozio con un amico che poi vuol farmi spacciare per cliente. Alle 16, il commesso e l’amico escono. Il commesso mi dice: non si preoccupi che le cambio il telefonino e, va al bar. Per dieci minuti, dice. Capisco che vuol rivalersi sul vecchio rompicoglioni. Mi siedo su di un gradino ed aspetto. E’ di parola. Apre la porta del negozio, fa entrare l’amico, mi dice ancora due secondi e mi chiude fuori! C’è un caldo boia, ho appena finito di lavorare, sono esaurito, e devo ancora mangiare. Insomma, non sarei tanto bendisposto, anzi, mi sto rompendo i coglioni! Al quarto secondo gli batto sulla vetrata e a voce non poco bassa gli dico: sono un cardiopatico, mi sento poco bene, devo chiamare un’autoambulanza?!!!! Ciancia ancora sui suoi impegni di lavoro, ma apre. Subito! Torna a perdere un po’ di tempo con l’amico ma deve aver già capito che non sono farina da far ostie! Dopo qualche secondo, infatti, l’amico, poveretta, se ne va! Accolgo le magre giustificazioni del commesso: altra poveretta! Avrei potuto smontargliele in quattro e quattro otto le sue giustificazioni ma non infierisco. Avrei potuto accusarlo, benissimo, almeno di malafede, dal momento che mi ha rifilato come integro, un oggetto che non lo era. Tuttavia, mi basta avergli fatto capire che essere vecchi, non necessariamente, vuol dire essere cretini. Morale della favola: gli asini si vestano pure da cavallo, ma quando c’è un cavallo in giro, è meglio di no!
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Agli Artisti credenti

Nei Vangeli che il credente conosce emerge la Parola che hanno reso vincitrice su le molte dette. Ne consegue, allora, che, a scopo di potere, è frutto di opportunistiche preferenze. Su di quelle, immaginate il bambino che si fidava della parola dei padri su quanto raccontavano sul Padre.
apenna

Per quanto raccontavano sul Padre, immaginate quanto si sia sentito escluso, offeso, umiliato, spaventato, a motivo di un’emozione sessuale non corrispondente alla norma: vuoi del Padre, vuoi quella detta dai padri. Immaginatelo, ora, davanti a una grotta per il serale rosario, mentre, sentendo la “chiamata”, si sente rispondere Signore non son degno alla figura di un Cristo che, indipendentemente dalle mie fughe dallo sguardo, comunque mi seguiva. Ora so che l’insistenza di quello sguardo è dovuto alla qualità artistica dell’opera, non, ad effettiva possibilità di moto, ma all’epoca, che ne sapeva un bambino da terza elementare, con conoscenze da orfanotrofi più che di vita! Immaginate ora, la crescita di quel bambino sotto pesi piu’ grandi di lui. Immaginatelo cresciuto, un po’ subendoli, un po’ rimuovendoli, un po’ baipassandoli. Diventato adulto per maggior discernimento, ora quell’uomo si e’ reso conto di quanto abbia sofferto per nulla! Per il discernimento raggiunto, infatti, nulla sta in piedi della Parola che gli hanno somministrato. Non per questo ha perso la fede nella Parola, ma per questo (avendone bisogno) l’ha cercata, e a suo dire trovata, per altre vie. Data la pochezza culturale di quell’uomo, la sua rivelazione è indubbiamente detta da un pescatore incolto. Ben più sapientemente dicevano i padri che l’avevano illuso, e che, a mio credere, continuano ad illudere, rendendo bella la Parola per mezzo di belle parole. Ammesso e per amor di tesi concesso se non da me (penso) che la Verità viene prima della Bellezza, e che se della Verità nulla sappiamo, su cosa gli artisti basano la fede nella Parola, se non per Credo su l’inconoscibile bellezza del Verbo? O si basa su verbi e parole, emozionalmente motivanti perché vivificano la loro vita. Mi chiedo ancora: i credenti artisti, seguirebbero la Parola se indicata da un pescatore, poeticamente parlando, non in grado (o non intenzionato) ad elevare l’animo esteta al Regno dei Cieli? Si, aveva ragione il Cristo che ci hanno detto: beati i poveri di spirito. A mio sentire, non poveri perché variamente nulli, bensì perché sentono solamente il loro spirito. Si, ad ognuno “la sua via, la sua verità, la sua vita”.
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La Trinità è corpo della vita

asepara

1 per la Natura

triangolo

1 per la Cultura                                            1 per lo Spirito

Sono 1 per la vita, perché, vita, è corrispondenza di stati

non, addizione di stati.

asepara

Dove vi è corrispondenza di vita fra stato e stato vi è l’amore indicato dalla comunione naturale e/o culturale e/o spirituale. Dove è cercata la somma di vita fra stato e stato vi è tentazione di  potere: comunque si manifesti.

Il Potere scorpora l’avvinto da potere

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Se al principio…

Se al principio non esiste che il Principio ciò significa che è senza nascita? Ragionando secondo Fede tutto è possibile. Ragionando secondo umanità non tutto è possibile. E’ possibile congiungere la Ragione con la Fede? Nelle parole della vita, no. Nella vita come Parola assoluta, si. Si può dire allora, che al principio, la vita (il suo tutto dal principio) ha originato sé stessa? E qui si torna daccapo: secondo parole, no. Secondo Parola, si. Questo discorso ha un possibile errore? Si! L’abbiamo compiuto da quando abbiamo nominato il Principio della vita (la Vita) con altri nomi. La Vita non necessita di nascita e di nomi: la Vita, è!

apenna

Per arrivare a Israele

le vie della vita sono passate per Venezia
apenna

Un autore italiano racconta di essere andato in un monastero di Venezia. Assieme al priore visitò la cucina del convento. Con loro entrò un grosso gatto. In mezzo alle due finestre della cucina c’era il camino. Il fumo non usciva completamente dalla canna: qualcosa l’ostruiva. Il Priore prese un badile e con il manico tentò di liberarla. Cadde una grossa pantegana. Il gatto gli fu addosso. I due animali si presero per la gola. La loro forza era paritaria. Separarli era impossibile, così, Il Priore prese i due animali con il badile e li gettò nell’acqua del sottostante canale. L’antifona si dice da sé.
Non cito l’Autore perché non ricordo chi è, e non cito il titolo dell’opera perché non ricordo neanche quello!
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Armonica, una voce dalla notte…

Armonica, una voce dalla notte m’ha detto: guardatela. Secondo il mio pensiero, la croce, simbolizza il peso della Natura (il corpo della vita) sulla vita della Cultura. La Croce, in quanto simbolo del peso della Natura sulla forza della Cultura è il simbolo universale che dice la fatica e la sofferenza che è nel vivere. A mio vedere, ogni pensiero che solleva la croce dalle spalle di chi vi è caduto sotto, è Cireneo.
apenna

Dalla simbolica lettura di quest’immagine, rilevo che, Cireneo, è l’atto dell’Uomo che ausilia il caduto, e l’atto delle Leggi che si prefiggono analogo scopo. Anche il mio sonno di questa notte deve essere caduto sotto il peso della fatica di venire a capo della questione, Crocifisso si, Crocifisso no, ma non so quanto sia stata cinerea la voce che appena prima di svegliarmi m’ha detto: guardatela. Non so quanto cirenea, appunto perché non ha potuto non aggiungere fatica a fatica nel tentar di capire.

So bene cosa si dice di chi sente le voci nella mente, ma io l’ho sentita in mezzo ad un sogno da dormiveglia, del quale non ricordo nulla se non che non aveva chiaro capo. Intenzione di quella voce, era fornirlo? Mi vien di pensare di si, dal momento che il logos del contendere, per la mia sensibilità e finalità, esige la risposta mediatrice che aiuti a far cessare un dissidiante contenzioso. Avete presente una bandiera mossa da un vento delicato? Ecco, il “Guardatela”, era detto con un tono che nella mia mente oscillava come una bandiera. Perché quella voce m’ha detto – Guardatela – e non – Guardatelo – e perché, già che c’era, non ha aggiunto verbo?

Nelle manifestazioni dello spiritismo vi sono voci che indicano una meta, e voci che guidano alla meta. Ascolto le prime, diffido delle seconde. Le prime, infatti, lasciano liberi di percorrere in proprio la via indicata, mentre le seconde possono influire chi le ascolta senza discernere, anche sino al condizionamento; e qui non ci siamo!

Nulla può verificare l’identità del parlante, infatti; e niente può dire sulle sue reali intenzioni, come nulla può provarle se non una fede che non può non essere intellettivamente mal riposta. Se quella voce m’avesse detto – Guardatemi – l’avrei pensata proveniente da una vita crocefissa. Divina o umana, chi può affermarlo se non dicendo quello che pensa ma non quello che necessariamente è e/o sa?

Se quella voce avesse detto – Guardatelo – (sottintendendo il Crocifisso) l’avrei pensata proveniente da chi osserva il Crocifisso, oppure, da un crocifisso delle tante centinaia che lo furono letteralmente, e/o delle innumerevoli trapassate che sono state appese alla loro croce dalle personali sofferenze, ingiustizie, ecc, ecc. Ma quella voce (non esclamativa) m’ha solamente detto – Guardatela – Non il Crocifisso o un crocifisso ha indicato, allora, ma solamente la Croce. Perché? Può essere perché ha indicato il luogo del dolore di chi persegue l’errore. In questo senso potrebbe essere una pedagogica avvertenza. Può essere perché la Croce senza il crocifisso ci dice che nessuna vita rimane per sempre inchiodata ad un destino di dolore. Eminentemente cristiano, quest’ultimo pensiero. A mio sentire. Da appendere ai muri delle chiese: a mio sperare.
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Rapina a Rete armata?

Non so. Al momento, di chiaro c’è solo la fattura.

apenna

Vedo accumularsi la polvere sui mobili con estrema indifferenza ma non ne sopporto un granello nei programmi del Pc. Ogni tanto, allora, (pari – pari a isterica casalinga) Canc! Canc! Canc! Per questa pur lodevole sollecitudine verso il Pc, per anni sono stato reddito fisso per più di un tecnico. Da qualche tempo, però, sarà la vecchiaia, sarà la minima, sono diventato più tollerante verso il byte grigiume, ma un qualche residuo mi deve essere rimasto nei file mentali se la faccenda Canc! mi è capitata, ancora una volta, una quindicina di giorni fa. Non ricordo cosa ho cancellato, ma nel farlo mi è sparito il Microsoft Office Picture Manager: niente in tutto, ma per le mie esigenza, più che bastante. (L’ho ritrovato proprio ieri. Era tornato a casa: in Office.) Questo però non lo sapevo quando sono andato a cercare in Rete un qualcosa di gratuito. Ne ho trovato quintali; tutti facili, simili, e semplici secondo chi li raccomanda, ma per me, complessi. Nel girare fra siti, da una pagina che quale non ricordo, si accoda, a mio avviso con insistenza, un certo Italia – Programmi Service. Ma questo, che vuole, mi chiedo?! Lo chiudo ma mi riappare in altra ricerca. Lo richiudo. Non se ne va. Molti siti chiedono l’iscrizione per darti informazioni, ed io mi iscrivo per sapere di cosa si tratta. Mi basta un’occhiata per capire che non capisco cosa offra ma che di quello che offre non mi interessa in alcun modo. Cip e passo! La pensavo finita, invece, è solo cominciata! Da quel sito, ricevo questo sollecito. Non capisco il sollecito dal momento che non ho sostenuto spese d’acquisto, ma tant’è!

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“Non reddito per tutti ma lavoro per tutti”

Caro Francesco: bagnata nell’Arno dell’umana realtà, quest’idea non può risultare che un velleitario pour parler. Ha valore mediatico perché, detta da te, fa girar di più le rotative.

apenna

Nessun santo proposito, infatti, è mai riuscito a trasformare l’ambizione con denti da carnivoro che è della voglia di potere (vero lupo in ogni uomo, la voglia di potere) in un’ambizioni di potere, che, o dovrebbe avere denti eguali per tutti, o tutti senza denti. Nessun comunismo, c’è riuscito. Nessuna democrazia. Nessuna comunità. Nessuna chiesa. Nonostante questo, sento che la tua affermazione ha un qualche valore profetico. Si realizzerà (forse) quando la vita (il tutto dal principio) ci farà capire che continuando a mangiare l’odierna minestra, ci ritroveremo fuori dalla finestra. Non prima. In attesa di tanto, crepi Cassandra, si spera. Non creperà.

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Da l’Arena di oggi

“L’Amministrazione comunale, attraverso la Polizia municipale, ha chiesto l’allontanamento dal paese di alcune decine di persone. Si tratta per lo più di cittadini comunitari di appartenenza Rom: sono sempre le stesse persone, fermate più volte dalle Forze dell’ordine, professioniste dell’accattonaggio e che vivono di espedienti, per nulla intenzionate ad integrarsi nella nostra comunità. Poiché costituiscono, per loro scelta, un problema per la comunità, abbiamo chiesto ufficialmente al Prefetto che vengano presi nei loro confronti provvedimenti di allontanamento dal territorio come previsto dalla Direttiva europea n. 39 del 2004.”
apenna

Lo ha comunicato il sindaco Flavio Tosi, al termine del Comitato Provinciale sulla Sicurezza, svoltosi questa mattina in Prefettura. Come tutti quelli che operano nei centri di Volontariato, conosco bene la cultura Rom, anche se, in verità, quella dell’accattonaggio e dell’espediente più di quella tribale. Per la Cultura che sostengo di sapere, so per certo che i Rom allontanati da una parte o dall’altra se la caveranno comunque. Lo fanno da centinaia di anni: come lo sappiamo. Quello che mi domando, invece, è come c’è la stiamo cavando noi, che in questo mare stiamo filtrando le scorie più apparenti mentre per i filtri sociali stanno passando le più inquinanti ed eterogenee schifezze. Il futuro ci dirà se è stata fatta cosa buona e giusta. Intanto, i mie auguri al futuro di chi se ne dovrà andare e il mio augurio al futuro di chi resta.

Datata

Appena prima di svegliarmi, sogno…

Sto aprendo la cassetta della posta: è piena di carta grigia.
apenna

Simbolicamente parlando, il grigio rappresenta l’area fra la verità senza dubbi (quella “bianca”) e quella verosimile alla bianca tanto quanto il grigio è chiaro. Da cotanto grigiore emergono due fogli particolarmente bianchi. Uno grande e uno più piccolo. Sul grande, leggo: signor nome e cognome, lei non ha ricevuto il Nobel. Scritta in corsivo con inchiostro nero, il carattere (grande) è elegante e senza fronzoli. Verrebbe da dirlo quello di servizio di un mittente che cura la forma della sostanza che fa pervenire. Con lo stesso carattere e le stesse caratteristiche, sul foglio piccolo leggo: non è stata solo una scelta. L’affermazione mi suscita una marea di ipotesi: tutte verosimili e nessuna accertabile, quindi grigie nel senso sopraddetto. Mi sveglio un tantinello irritato, non tanto per il Nobel mancato ma perché quella parte della missiva m’ha lasciato nell’indefinito. L’ho perimetrato con la formula che uso in questi casi: que sera sera.

Quale sessualità nel Cristo evangelico?

Caro Francesco: a che gender é appartenuta la spiritualità culturale di Cristo? Etero o Omo? Voglio dire, spiritualmente parlando, amò i diversi, o amò i simili?

apenna

E chi l’uccise? La cultura divisiva perché condizionante (quella spiritualmente Etero) o la spiritualità Omo, che nel suo principio pone l’eguaglianza di spirito come alleante condizione? Per quanto è fondato sostenerlo, certamente amò la vita: crapulona o no che sia stata e/o che abbia trovato. Nella vita che amò, certamente ci sono stati quelli prevalentemente etero spirituali come anche quelli prevalentemente omo spirituali.Al proposito, sento il bisogno di vedere da vicino, se il suo amore per i simili abbia cambiato in simili anche i diversi. Basta un breve giro di Storia per vedere che in genere gli è andata buca. Dopo di lui, altri hanno colto il testimone, (il Principato e la Religione, indipendentemente dai tempi e dalle forme) ma come nel caso del Testimone del Padre, più di tanto non hanno potuto, o saputo. Bisogna ammettere, però, che più di tanto non hanno neanche voluto. Si sono immediatamente resi conto, infatti, che nella separazione impera la vita del Separante, (indipendentemente dalla forma e/o dall’identità) mentre nella spirituale conciliazione fra le parti, impera la vita, e nella vita (il tutto dal Principio) la soggettività spiritualità si abnega. Ammesso che di quella Figura sappiamo ciò che ci hanno detto di sapere, non prendo in ipotesi né la versione eventualmente sessuale immaginata dal credente, né quella omosessuale immaginata da un alterno pensiero. A tutto sono interessato, fuorché sapere il prevalente carattere sessuale della vitalità e della vita di Cristo!  Mi interessa, invece, capire il carattere spirituale di quello Spirito. Fu prevalentemente determinante? Con altre parole, fu il classico maschiaccio arabo che tuttora ritroviamo nei suoi conterranei nel nostro tempo? O fu prevalentemente accogliente come in genere non è l’arabo di oggi, e Bibbia testimone, neanche l’arabo di ieri?

Non sono uno studioso e neanche uno che ha studiato. La mia Cultura, quindi, è come un Emmental: piena di buchi! Fra buco è buco del mio formaggio, però, ricordo bene un pieno: chi è senza peccato scagli la prima pietra! Il Cristo evangelico l’avrebbe detto se non fosse stato un accogliente Omo spirituale? Direi proprio di no. Un carattere spiritualmente Etero (determinante) avrebbe lapidato quella donna, e poi sarebbe andato a lavorare, o in Sinagoga, o a sgridare i bambini, o nei casi peggiori a picchiare e/o usare la moglie! Ben vengano altre ipotesi.Confermato il tenore del carattere Omo spirituale del Cristo,  fu simile a quelli del suo tempo o fu un diverso? E se diverso, come si visse e visse, se fra i suoi rischiava di venir prevalentemente giudicato come un estraneo (non dalle Donne, ci dicono) quando non, nel proseguo del suo pensiero, come un eretico bestemmiatore?Non serenamente, pare, se giunse a porre agli apostoli delle domande su di sé. Cosa mai potevano dirgli quegli affascinati dalla sua diversità, se non che gli volevano bene. Anche molto bene come, dicono, gli confermò il Cefa. Sono convinto che il Cristo conobbe molto bene la solitudine degli unici; unici, non tanto perché diversi, ma perché sconosciuti a sé stessi sia per un vago passato, sia perché di un vago futuro. A quella solitudine, il Cristo sfuggì perché trovò, identità e nome nello stessa identità del Padre: io sono quello che sono.Lo poté (sto fantasticando, ovviamente) nel momento stesso che si riconobbe pieno della stessa sostanza (spirito) dello Spirito apparso sul Sinai. Ecco perché si disse figlio del Padre: perché riconobbe di essere mosso dalla stessa forza che muove Iavè. Per Spirito intendo la forza della vita sia al principio che dello stesso Principio. Non me ne vogliano i non credenti del mio discorso. Non li sto convincendo a cambiare sponda: sto solo seguendo il mio pensiero. Per lo stesso motivo, non me ne vogliano neanche i credenti in disaccordo con le mie fantasie.Nella Cultura spirituale di rinascita, il Cristo evangelico scoprì un altro nome del Padre: lo disse Amore. Si può amare in toto una tale identità senza farsi totalmente accoglienti come bambini? Direi di no. Se da un lato il Cristo della nascita mi è pressoché ignoto (quello che raccontano si sta rivelando attendibile solo per una fede che esclude la ragionata conoscenza) quello della rinascita, invece, comincia ad “apparirmi” delineato.

Dalla sua totale accoglienza del Padre – Amore, immagino anche l’accoglienza di quanto attuato dal Padre. Ammessa l’ipotesi, quella condizione del suo Spirito mi mostra l’aspetto materno del suo carattere spirituale. Non rivela l’aspetto umanamente paterno perché non ebbe genitore se non in una figura sostitutiva. Volenti o nolenti, le figure sostitutive non imprimono il loro carattere sul figlio adottivo. Si può pensare, allora, che fu quello della madre: a sua volta accogliente per il noto episodio: vero o non vero che sia, il punto non è questo. Altre ipotetiche forme di accoglienza della madre non sono in discorso e non m’interessano. Quello che immagino di un Cristo secondo il principio dell’Accoglienza anche spiritualmente materna nei confronti della vita, non lo penso del Mosè, ad esempio. In quanto guida e giudice di un popolo non poteva non essere che prevalentemente determinante, e quindi, gli sia piaciuto o meno, spiritualmente Etero. Certo, anche lo spirito etero sa farsi accogliente ma a delle condizioni che possono diventare anche inderogabili. Certo, anche Cristo dovette porre delle condizioni alla a sua accoglienza: mica viveva sul “Monte del sapone” a dirla con il Guzzanti. Ne ha poste, però, solamente di basilari. Non so se ne avesse avute anche di non basilari, visto che gli hanno tolto la parola molto in fretta.Quando tentarono di coinvolgerlo in una grossa questione (cos’è la Verità) ha risposto con il Silenzio. Vaglielo dire alla spiritualità dei suoi eredi che la Verità risponde solo nel Silenzio, e che è stato l’unico a sentirla! Vaglielo a dire alla spiritualità dei suoi eredi, così occupati a cercare la Verità che non si rendono conto che non è il luogo della Verità detto dal Cristo quello che stanno ascoltando, bensì, il luogo delle loro verità. Va bèh!

Errare è umano, ma, diabolico secondo proverbio lo diventa quando (incuranti dei vespai che direttamente e/o indirettamente hanno provocato per secoli e che ancora provocano) affermano che la loro verità è più vera e più grande di un’altra.Abbiamo sempre pensato che prima maestra di vita sia la Cultura, sì, ma quale Cultura? Quella etero spirituale che ha riempito e riempie il mondo di Dolore?  Sostengo invece, che sia la Natura. Per Natura intendo il Corpo della vita comunque formato. Dove la ricerca del Bene che porta al Giusto perché Vero è attuata dalla corrente Cultura, inevitabilmente si mostra incapace di trovarla, anche  perché presa e condizionata da secolari vincoli. Così, finisce con il perdersi  per infinite strade. La Natura, invece, non si perde mai! La Natura capisce subito se in essa vi è menzogna. Lo capisce perché immediatamente ed inequivocabilmente lo sente per mezzo del dolore.Il Dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale. Tanto è maggiore il dolore, e tanto è maggiore l’errore che porta al maggior Male. Se il Bene naturale ci dice la presenza della Verità tanto quanto cassiamo il Dolore che porta all’Errore, ci dice anche che per giungere al Vero di ciò che è Giusto allo Spirito, dobbiamo cassare il Dissidio.Si cassa il Dissidio, tanto quanto, fra vita e vita si diventa Omo spirituali. Con altro dire, di forza (vitalità e vita) simile. La spiritualità etero non può essere tramite di quel carattere dello Spirito. E’ vero: a suo modo anche la Cultura etero spirituale rincorre la Verità, ma sino a che resta strumento di Potere, è destinata a dividere le parti soggette sia in loro che fra di loro.

Non può non farlo, vuoi perché le verità umane sono innumerevoli, e quindi, ingestibili da qualsiasi forma di centralizzante potere; vuoi perché tutti pretendiamo di agirle secondo verità pur non sapendo l’Assoluta; vuoi evitando che gli spiriti sottomessi, (gli incarnati, e /o cittadini che dir si voglia) si rendano spiritualmente conto che lo stesso Spirito, tanto è nel loro particolare, e tanto è nell’Universale. Fra Particolare e Universale, differenza vi è, non perché altro spirito, ma perché diverso lo stato dello stesso Spirito. Nel principio, infatti, è Assoluto, mentre il nostro corrisponde al nostro stato di vita: l’opinione è provata dal rapporto fra Immagine e Somiglianza.Ogni accentrante potere chiama unione fra soggetti, quello che di fatto è un contenimento_appiattimento di pensieri resi artificialmente ipocriti, cioè, omo spirituali nella forma. L’educazione spiritualmente etero, se da un lato contiene il Dissidio sociale (per il morale e lo spirituale non ci riesce neanche la sussidiaria Religione, se non continuando a dividere i suoi dagli altri) dall’altro non lo annulla. Al più, gli impedisce di esplodere ma, l’impedimento non disinnesca l’implosione interiore che si origina dai dissidi fra inverificabili  verità. Per i motivi detti, la possibile implosione interiore ci dice la continuità del Dissidio.Ora, Caro Francesco,  alla fine di questa pizza ti chiedo: ti preoccupa di più l’idea di amare la vita per cristiana Omo spiritualità in quanto ti ricorda l’omosessuale spauracchio, o ti preoccupa constatare che la farina macinata dalla Religione finisce sempre in crusca? Se ti può consolare, non solo la tua.

La passione sportiva è di apolide psiche

Secondo me, nel momento stesso che entra nello stadio, lo sportivo da gradini (come anche da poltrone) si spoglia completamente della precedente identità per assumere quella di una passione apolide in cerca di stato; e lo stato (o condizione) la riceve sostenendo e contribuendo ai variegati moti (verbali e/o quanto di altro) che condivide e stimola mentre i suoi duellano per confermargliela. Il giocatore che per qualsiasi motivo si sente offeso dovrebbe tenere a mente (e dar per scontato) che sui gradini di ogni colosseo non ci sono più persone: ci sono soggetti dall’essere con bisogni da riconoscimenti tribali, più inconsapevolmente animali che consapevolmente umani.
apenna

Antonello

“L’importante è, che tu sia infelice.”

apenna

Antonello Venditti è un autore che non ho mai particolarmente seguito: uno dei miei tanti errori, scopro. Nella sua biografia, il Venditti dice del rapporto con sua madre: a più livelli castrante. Racconta anche, come sia rinato dalle castrazioni che inibivano il suo diritto alla felicità, e che è proprio a sua madre che deve quella riuscita. Non tanto perché fosse il chiaro proposito di quella donna, ma proprio perché, la negazione della felicità è stata la cartina di tornasole che per confronto gli ha fatto capire cos’è e com’è la felicità. Per quella nolente lezione ora l’ama come non l’ha amata sino a che era in vita. Lezione tortuosa, è vero. Un po’ mi ricorda la mia: ho riconosciuto la strada del mio bene, proprio perché una vita matrigna (credevo) mi ha messo in quella del non bene che porta all’infelicità. Quello che è successo ad Antonello è successo anche a me. Ho potuto scrivere la mia “canzone” appunto perché messo nell’infelicità. Se non fosse stata un’importante necessità non avrei scritto nulla, come non avrebbe scritto nulla Antonello, e alla stregua, neanche l’Arte avrebbe composto qualcosa.

aneolinea

Novenbre 2009

Il Dolore e il Dissidio

Essendo, la vita, una trinitario unitaria corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati, il dolore naturale e/o culturale e/o spirituale che impedisce il suo raggiungimento denuncia l’assenza di verità tanto quanto l’impedisce.

agirafreccia

Tanto quanto la forza della vitalità  naturale e della vita culturale e spirituale non patirà l’errore fra Natura e Cultura, e tanto quanto, l’assenza del dissidio permetterà alla vita umana, sociale e religiosa, di perpetuare i suoi principi senza dolore naturale e spirituale da errore culturale.

Ovviamente, neanche per questa strada si giunge a conoscere la Verità. Si riconoscono, però,  i due caposaldi della Non_Verità: il Dolore e il Dissidio.

Il primo può condurre anche al Male. Il secondo può portare anche all’Errore che porta al Dolore che può portare anche al Male.

agirafrecciaIl Male è la massima espressione di chi, in piena coscienza, avversa la vita, il Principio, e i suoi principi.