Saremo tutti islamici?

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Secondo statistiche l’Islam diventerà la religione più seguita del mondo. Alla statistica risulta che se tu mangi due polli e io neanche uno, ne abbiamo mangiato uno a testa. Giusto per dire che sono da prendere con le molle, tuttavia, segnano delle possibilità. Possibilità che si può anche verificare se non altro perché le nascite nel mondo islamico sono maggiori che nel nostro. La statistica previsione, però, non dice, non sa e non può dire se l’Islam che è sarà l’Islam che sarà. Non dimentichiamo che per i suoi scopi la vita è in grado di usare infinite vie. La statistica ne prova solo alcune: quelle che le appaiono di più. Non è scritto da nessuna parte che siano le più determinanti.

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Islam e scissioni

acapoversoE’ possibile la scissione dell’atomo islamico? Lodevole il tentativo occidentale di provarci, scindendo a responsabilità dell’Islam civile e religioso dalla responsabilità dell’Islam fanatico, ma è una parte che facciamo a nostro uso e consumo. E’ una parte che permette all’islamico che vive negli stati prevalentemente democratici di vivere la sua fede “moderatamente”, ma è pur sempre una recita, soggetta a una resa dei conti (anche violenta) fra mussulmani fondamentalisti e mussulmani poco o tanto occidentalizzati. Ci saranno anche martiri mussulmani a favore dell’Islam moderato come ci sono “martiri” mussulmani a favore della fede integralista? Non lo so. Quello che so, è che ogni libertà ha sempre preteso il prezzo del sangue.

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Libero dice

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Libero dice: troppi mussulmani festeggiano le stragi di Parigi. Durante il fascismo, gli italiani non fascisti erano liberi di non festeggiarlo? No. Non lo erano ma dovevano sembrarlo. La stessa cosa succede fra i mussulmani. Come noi dovevamo appartenere visivamente alla stessa fede o allo stesso modo di intenderla, così loro. Come noi dovevamo appartenere visivamente alla stessa politica, così, loro. Come noi non potevamo essere di libero pensiero, pena l’ostracismo sociale, così loro. Come noi potevamo essere chiaramente antifascisti solo in esilio in qualche isoletta, o martirizzati quando non solo condannati, così loro. Come noi potevamo essere chiaramente atei o variamente disinteressati alla religione d’imperio, così loro. Qualsiasi genere di potere costringe all’uso della maschera.

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Onda dopo onda può darsi

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La ricerca di un’immagine neutra mi diventa particolarmente difficile perché vedo significati simbolici da tutte le parti. Finalmente l’ho trovata, mi dico, guardando l’ultima che sto usando. E’ un’onda a due colori: sotto un’ombra. In origine era un trattino nero. Con un antico WordArt (opzione di un antico FrontPage) l’ho variato così: procedendo a tentoni come il mio solito. Contento dell’immagine solo decorativa, ci sono rimasto sino a quando mi sono accorto che non è vero: l’immagine parla: eccome parla! L’onda (che sia onda lo dice la sua forma) è composta da due colori: azzurro e verde. Penso l’azzurro come un cielo. Penso il verde come l’acqua di un mare. Certo! Il verde può essere quello di un prato, ma non conosco prato che sia ondulato così: così, solo l’acqua mossa da un vento senza fretta. I colori dell’onda sono tenui. Alla mia sensibilità ciò dimostra che l’immagine non è impositiva. Il carattere non impositivo mi dice che l’immagine è leggera. L’onda, pertanto, non è da mare turbolento. Sotto l’onda di quel cielo e di quel mare nuota_naviga un ombra. Non è speculare: è sè stante. La sinuosità di quell’ombra me l’aveva fatta intendere come un delfino, ma i delfini non hanno il muso a spada! C’è l’hanno invece i pescespada. Sul pescespada non mi viene alcun significato simbolico. Ben diversamente, se divido un pescespada in pesce_spada. Quando ho iniziato queste considerazioni stavo rileggendo un post sul Padre. I pensieri sul Padre portano a pensieri sul Figlio. Sulla figliolanza di Cristo non la penso come la dottrina cattolica ma il soggetto delle riflessioni non è questo, quindi, passo oltre. Rammento che i primi cristiani (in vero, protestanti a loro insaputa) si riconoscevano fra di loro disegnando un pesce; un pesce perchè così risulta in greco il nome di Cristo. L’immagine del pesce che loro disegnavano, però, non era quella di un pesce_spada. La spada che non aveva Cristo in greco (in pesce) l’aveva, però, il Pesce (il Cristo) non in greco. Concludendo questo giro di pensieri si potrebbe pensare (o io lo potrei pensare) che l’immagine del pesce che sto usando come capoverso, sotto onda riveli (in questo lavoro) la spirituale presenza del Pesce_Cristo che nella sua vita (e della vita) fu capoverso di Storia religiosa e non? Secondo cattolicità lo è ancora e sommamente. Guaio è, che la chiesa, se da un lato ha posto una sua verità, dall’altro non si è separata dalle sue falsità. La costringerà un Pesce_Spada? Onda dopo onda può darsi.

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Eppure la vita ci parla!

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Può essere come dici, ma, potrebbe anche non essere così. Potrebbe anche essere che non sai ascoltare, quando la vita ti “parla”. Non ricordo se ti sei detta una credente, ma giusto per amor di tesi, ti reputerò tale. Come credente sai che la vita, ha due piani di vita. Nel piano superiore, è collocata, (o meglio, abbiamo collocato) l’Entità creante. Se ammettiamo che quest’Entità creante sia vita, necessariamente ha “parola”. La parola, è l’emozione della vita che dice sé stessa. Siccome è il Principio che ha originato il suo principio, quale parola può dire quest’Entità? Direi che può dire se stessa. Quindi, essendo vita, la sua parola è: vita! E la vita è! [Detta e finita, questa è la Genesi “per Damasco”] In quanto prima vita, è un principio assoluto. Chi è principio assoluto, non può dire nulla di non assoluto. Pertanto, vita, è l’unica Parola di quel Principio. Scendiamo adesso su questo piano di vita. Anche qui, tu dici, la vita è quello che sopra affermi. Potrebbe essere, ma a mio avviso così non è. Su questo piano di vita le emozioni sono molte, pertanto, sono anche molte le parole che ci fa dire. Fra tante parole, quali, quelle del nostro principio di vita? Fondamentalmente, sono tre: depressione, esaltazione, pace! Depressione, quando, per eccesso o difetto di informazioni sbagliamo contro il Corpo. Esaltazione, quando per eccesso di informazioni sbagliamo contro la Mente. Pace, quando vi è corrispondente incontro fra le emozioni del Corpo e quelle della Mente. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra Corpo, Mente e Spirito. Lo Spirito, è la forza della vita, che si origina in ragione del Bene nel Corpo, e del Vero nella Mente. In ragione dell’infinita dinamicità dei rapporti emozionali nel mondo personale che si pone in relazione con le infinite dinamicità del mondo esteriore, direi che le parole che ci dice la vita sono infinite, altro, che la “muta” che dici! Mi piace, l’idea di vederti come una badante che assiste la vita ormai vecchierella. Mi fa tenerezza, ma per i modi sopra esposti mi risulta che sia la vita ad assistere te, non, il contrario. Siccome ha non poco e non pochi da assistere, delega il compito ad un’altra badante: il discernimento! Non dirmi che non l’hai mai ascoltato, vero?! E, se l’hai ascoltato come fai a dire che la vita è muta? Infine, solo gli animali sono solamente vivi. Se ne accompagni al macello, però, potrebbe venirti l’idea che sappiano di esserlo! Come l’umanità certamente no, ma cosa esclude che lo sappiano perché, pur sentendolo non c’è lo possono dire a causa della differenza fra il nostro linguaggio e il loro? Ciò fa pensare che, almeno in potenza, neanche loro sono solamente vivi.

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Evoluzione di un pinocchio

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Pur avendolo votato, non sono del P.d.s. Non sono neanche A.N. ex M.S.I. pur avendolo votato (una volta) per rinsaldare la traballante posizione (economica più che ideologica) di un amico di un mio amico. Non sono neanche di “Forza Italia”, sia perché già per nascita faccio parte di quell’augurio, sia perché non amo le faccende ovvie. Non sono neanche Radicale perché, o Pannella non lo capisco più, o rifiuto di capire quello che mi par di capire. Quando esisteva, non ho mai votato D.C. In vero, non ricordo se all’epoca potevo votarla, ma anche potendolo, non l’avrei fatto. Al P.S.I. ho dato la mia fiducia due volte. Se è finito come è finito, mi piacerebbe tanto sapere se sia perché gliel’ho tolta. Non voterò il signor B. I suoi perché sono troppo interessati, e le sue idee mi paiono zebrate: zebrate nel senso che non mi è chiaro se sono bianche ma a linee nere, o se nere ma a linee bianche. Per aiutare la maggioranza a non cadere nella seduzione del potere, voto i partiti in minoranza. Purché non di Destra. Lo faccio, non solo perché sono curioso di vedere dove vanno a parare, ma anche perché trovo giusto contribuire allo sviluppo di nuova vita. Certo! La grillina di ora e’ ora fortemente acciaccata. Non appena si ritrovano a dover gestire la Rex Pubblica, tutte le forze rinnovatrici si ritrovano prese a martellate. Succede questo, perché c’e’ una parte del popolo pinocchio che ancora preferisce credere alle fole raccontate da volponi e da gattoni.

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Parla il mondo alla mia mente

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Parla il mondo alla mia mente cosi velocemente che non ci capisco più niente!

Accendo il PC, e dopo aver dato una veloce occhiata ai titoli su la Repubblica guardo le foto: non di meno articoli degli scritti. Ne ho sempre ricevuto uno strano malessere. Domanda senza chiara risposta (su quel malessere) almeno sino ad oggi. La risposta che mi sono dato oggi, è iniziata con un leggero senso di vomito. Se le foto mica si mangiano, mica può essere problema di stomaco mi sono detto. O si, ho obiettato subito dopo. Se le informazioni sono cibo per la mente, infatti, non è escluso che il procurato senso di vomito mi venga da quello stomaco! Perché? Evidentemente, perché si è cibata o e’ stata cibata in eccesso; evidentemente perché la mente non è riuscita ad assimilare contrastanti gusti, odori, profumi emessi dal mediatico minestrone.

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“Tennis, Dubai: il match blindato di  Andy Ram”

Ram è un tennista israeliano. Sto poveruomo ha dovuto giocare sentendosi assediato, non solo dall’idea di un attentato verso la sua persona, ma anche dall’ambaradan messo in piedi per la sua protezione. Come siamo malmessi, mi sono detto! Non ho neanche il tempo di fare almeno un rigurgito liberatorio che mi si presenta (pressoché coperto da una mano maschile) la foto del volto di una bambina.

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“La siciliana ribelle”

Non so ancora bene di cosa si tratti, ma la mente mi va incontro alle donne violate che si sono ribellate all’ergastolo sofferto per stili di vita da antichi mondi. Da una Sicilia che faccio fatica ad assimilare, passo a Milano. C’è il Misex leggo. Chissà che è il Misex! Sarà un coadiuvante per stitici? No, è una Milano a luci rosse: culi, tette, e alè!

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Non ho il tempo di prendere un fiat di fiato, che mi ritrovo in America mentre sta tornando a giocare Tiger Woods E’ un golfista. Non so quante volte campione del mondo. Ha fatto montagne di soldi. E’ tornato alle gare dopo problemi fisici. Giocherà con 64 campioni tra i più forti della specialità. Se nulla ha da dire Madama la Marchesa, cosa cavolo avresti da dire tu, Vitaliano? Ed infatti, “così va il mondo”. Già, ma perché il mondo ha vinto la buca, o perché gli è andata buca? Dal deprimente quesito mi distoglie, sempre a Milano, la visione di una bella donna in passerella. E’ una certa Belem ciliegia di moda sulle solite torte. Noto fianchi generosi: letizia dei parti, mi risulta. E’ delicatamente bella. Chissà perché, penso che anche la bellezza può essere una schiavitù. Che sia una schiavitù l’hanno capito prima, e mortalmente peggio le Schiave di Ravensbrueck.

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Ho un bel bere la mia filosofia per mandar giù quel blocco, ma non va giù niente! Forse mi mancano un bel po’ di concezioni tibetane sui destini nella vita. Stanno festeggiando il Capodanno da quelle parti, nonostante siano in una situazione che ha molti capi e molto danno. Non ho il tempo di assimilare quanto vedo, che “Le copertine più trash della storia della Musica” mettono della spazzatura sulla doverosa riflessione inerente al Capodanno tibetano che ho appena visto. Come non bastasse quella delle copertine, mi si da modo di vederne dell’altra attraverso l’occhio indiscreto di Street View: una foto di matrimonio. C’e’ chi caga, chi piscia, chi dorme, delle tette, un culo, ed altro che mi fa cader le braccia da tanta nullità in cui si è perso l’occhio burino di Street View, ma “Usciremo dalla crisi” dice Obama. Non gli dico, hai voglia, solo perché la speranza è l’ultima a morire, ed è forse, la prima divina commedia che ci recitiamo da sempre. Ora, però, ce la faranno giocare all’Inferno.

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La grafica dell’Inferno che vedo non è certo come quella che hai disegnato tu, Dante, tuttavia, è intrigante. Non come i tuoi internati, ovviamente. C’è il solito bellone forzutone, i soliti cloni di strane capre, ruderi a gogò, luci stroboscopiche, e l’inevitabile magia. Se bianca o nera non ho sindacato. Dai gironi di quell’Inferno, vengo spinto in quelli di uno stadio, dove l’Arsenal ha fregato la Roma nonostante, la Roma, “abbia sfiorato la rete del pari”. Nonostante? Che è, nonostante? Un’assoluzione in articulo mortis! Altro sfioramento letterario in “Pari senza reti per l’Inter” “I nerazzurri rischiano più volte di passare in svantaggio”. Il che mi suona come dire che a scuola ho rischiato di essere promosso per mancata sufficienza! Aria! Voglio aria!

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E l’aria m’arriva tornando a Milano. Profumo di campione in Milano: quello di Beckham e degli annessi e connessi che muove. Si, avete pensato giusto! Davanti al negozio c’è una ressa da matti: centinaia di persone. Tutte, per comperare le “sue” scarpe. Non capisco perché il Vaticano non l’abbia ancora usato per reclamizzare l’Obolo di s. Pietro! Capisco sempre di più, pero’, quelli che, dal mondo, vogliono scendere prima.

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Nel loro fanno pena

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L’evoluzione culturale dell’Omosessualità, ben segnata dalla richiesta di pari diritti dimostra che il mondo in Lgbt sta modificando il suo esistere. Infatti, dalla storica venerazione per il corpo simile, sta passando alla venerazione della vita simile, e ciò, nonostante le voci idrofobe contrarie. Ciò prova, che la vita ride degli omofobi_idrofobi. E’ vero che lo fa così piano che quasi non la si sente. Non di certo perché manca di rispetto a quel mondo ma perché vede che nel loro già fanno pena.

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Questioni in Aids

acapoversoCon il tema che segue avrei dovuto chiudere il convegno organizzato dal professore Ettore Concia, primario di Malattie Infettive di Verona. Contrariamente a quando deciso prima, parlo a braccio. Inizio dicendo “Bisogna amare la vita.” L’affermazione é indiscutibile ma non era il tema! Fatto sta’ che non so più andare avanti! In prima fila ci sono i maggiori rappresentanti sociali e culturali di Verona! Li guardo. Mi dico: ma che ci faccio, qui?! Mi rispondo con una fuga che proprio non riesco a dimenticare! Non so come il Referente del convegno l’abbia chiuso al mio posto. Quello che so, è che mi do’ del cretino ogni volta ci penso; e ci penso da anni! Faccio fatica anche a rileggerla. La lascio com’è!

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In genere, il Futuro viene rimosso dalla vita come se fosse una malattia infettiva: un Aids. Come per le malattie a trasmissione sessuale, per non essere infettati dal Futuro si usano vari tipi di preservativi. Si usa l’extra resistente, che è quello di non pensarci affatto; il resistente, che è quello di pensarci sotto l’aspetto economico; il sottile, che è quello di pensarci mano a mano che viene; l’extra sottile che è quello di chi si vive in bilico. Poi, c’è anche quello profumato, che è quello di chi si vive secondo tendenza. Ma, nessun tipo di preservativo è impermeabile in assoluto: cosicché, prima o poi, tutti prendiamo il Futuro. Contrariamente a quanto si teme, il Futuro non è una malattia irreversibile ma è un passo fra due stati della vita. Come faccio ad essere sicuro che sia così dal momento che della vita conosco solamente un versante? La mia certezza è confortata dal fatto che sono culturalmente mancato alla Vita tante di quelle volte e, tante di quelle volte sono risorto che, non potrà non essere così, anche quando naturalmente, lascerò questa realtà. Per quanto credo, quando succederà, non sarà la mia Cultura ad essere spaventata dal viaggio ma la mia Natura. Tutto considerato, direi che la scienza sa reggere bene la fatica naturale di chi inizia un viaggio che viene da un più o meno lontano presente. Non altrettanto bene, o perlomeno non a sufficienza, lo sa reggere la cultura sociale: laica o religiosa che sia: troppi, giungono al passo, assolutamente impreparati. Non mi preoccupano quelli che sono stati tanto previdenti da munirsi di qualche bagaglio culturale, ma, i più poveri: quelli che stanno iniziando il percorso (dal presente al futuro) pressoché sprovvisti di tutto. Fra gli sprovvisti, è vero che si possono introdurre discorsi culturali di tipo religioso o spirituale ma, si stia bene attenti non solo alle dosi ma anche al grado di corrispondenza personale e spirituale con la persona alla quale le si da. Se i dosaggi e la personalità del dosatore non sono corrispondenti alla personalità da assistere culturalmente (oltreché specificatamente) non solo potrebbero frastornare quanto violentare l’assistito ma possono anche indurlo a rigettare sia l’aiuto che la persona. Nei casi di rigetto da erroneo ausilio, non solo si rischia di aggiungere povertà a povertà ma anche di finire sviliti sia umanamente che professionalmente. A fianco della persona che accompagnavo, oltre ai centri correlati alle tossicodipendenze, ho avuto modo di conoscere non solo questo “Malattie Infettive”, ma anche quello di Venezia, di Treviso, e di Legnago. Presso questi centri, la Persona ed io, soprattutto, speravamo di trovare umanità. Avevamo fame di umanità. Umanità è accoglienza: è il ventre protettivo, nel quale, dentro, si torna a vivere come tutti. Ogni volta l’abbiamo trovata, la Persona ed io, eravamo meno terminali. Se manca il ” fattore umanità ” non vi è gestione che tenga. Se vi è quel fattore, anche la gestione più deficitaria è sufficientemente compensata. Dove vi è umanità, lo spirito si allevia anche senza tanto discorsi. Se poi vi è anche la capacità professionale (oltreché tanta pazienza) allora c’è il massimo dei discorsi. I discorsi che non producono umanità, o che la rendono settaria, quelli sono i terminali da gestire al fine di farli finire. L’umanità comunica com – passione di vita ed è, senza tante parole, di per sè, com – passione nella sofferenza. Decine di volte ho avuto modo di constatare che a fronte della serenità che comunica l’umanità non c’è terapia che regga il confronto: senza contare che ad un Amministratore ospedaliero non costa nulla. Naturalmente ciò non significa che l’umanità non costi a chi la esprime. Ciò significa solo che chi la esprime sa, che nel momento stesso che si dona, essa paga perché appaga.

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Maggio 2020 – La sto rileggendo anni dopo. Non mi sono ancora assolto.

Psiche e Soma

acapoversoLe somatizzazioni sono segnali di pericolo in corso. Più sono gravi è più sono pericolose le situazioni psicologiche che segnalano. Il luoghi colpiti dalle somatizzazioni rivelano la sede del problema: nel tuo caso, ai lati del collo, sotto la gola. Il collo è ciò che porta gli strumenti fisici del discernimento: occhi, naso, orecchie, la bocca nel suo complesso: lingua, palato, corde vocali, ecc. La bocca è sede sia dell’alimentazione naturale che di quella culturale. E’ attraverso la bocca, infatti, che comunichiamo, ed è attraverso la comunicazione che alimentiamo i nostri dati culturali. Poiché alla base del collo, avevi del pus provocato da una infiammazione, la somatizzazione potrebbe dirti che, malata, cioè, in stato di crisi, alla base (appunto il collo) è la tua complessiva capacità naturale, culturale e di vita di reggere e/o introiettare, e/o comunicare la tua ragione sia verso te che verso altri e/o altro da te.

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Pessimismo: amara radice che inciampa il passo alla fede.

acapoversoAllo scopo di non rendere vana l’ultima fatica, l’Enciclica Evangelium Vitae, accolgo l’invito “di litigare e dibattere” con il Papa che il corrispondente M.P. ha inoltrato ai lettori. Il corrispondente sostiene che “se il titolo dell’Enciclica è pieno di speranza, il contenuto è ispirato ad un pessimismo apocalittico”. Del pessimismo si può sostenere che è lo stato naturale, culturale e spirituale della vitalità che non media il proprio spirito con ciò che è positivo. Nell’Enciclica, è segno di pessimismo il fatto che essa verta soprattutto sui temi della morte della vita: aborto, deboli e debolezze sociali, anziani ed eutanasia. Del pessimista si può dire che è colui che ha un piatto della sua bilancia più pesante dell’altro. Ciò che appesantisce di più quel piatto sono le amarezze. Ciò che pone in medio i piatti sono i piacere. Il piacere naturale alimenta la fiducia nella Cultura della Natura della vita: il bene. Il piacere culturale alimenta la fiducia nella Natura della Cultura della vita: il vero. Il piacere spirituale alimenta la fiducia nella forza del Principio della Vita: il giusto, nello (e dello) Spirito. Più le corrispondenze fra gli stati naturali, culturali e spirituali sono integre e più motivano la fiducia nella vita: più la motivano e più la fiducia diventa fede. La mancanza di fede nella Vita (nella certezza del suo Spirito) origina paura nei confronti della vita. Secondo l’elevazione dello stato culturale di chi teme (e/o secondo le confusioni naturali, culturali e spirituali provocate da timori) quelle paure possono diventare anche apocalittiche. Ottimista è colui che confida nella Vita. Chi confida nella Vita “si disseta a placide acque”. Chi si abbevera alla fonte di quella calma ha lo spirito in pace. Chi ha lo spirito in pace, estingue la violenza presso di se perché colloca la ragione della sua vita nella Ragione della Vita. Diversamente, compie un violento arbitrio chi presume la ragione della Vita presso la sua. Ogni arbitrio è violenza. Fra le violenze, è violazione di arbitrio, ogni ideologica inflessibilità. Ogni violazione motiva il corrispondente rifiuto. La massima corrispondenza fra gli stato della vita (Natura, Cultura e Spirito) è l’amore. Esso origina la fede che origina la vita. L’amore è comunione. L’amore per il mondo, in primo è amore per la vita naturale, culturale e spirituale del proprio. Indipendentemente dallo stato di positività o negatività dei motivi (per stati di infiniti stati e secondo infinite corrispondenze fra la Natura, la Cultura e lo Spirito della vita propria e quella altrui, ora balsami ora veleni ) colui che nel proprio mondo si separa dalla totalità del mondo, non concepisce l’amore ma solo il dolore che da l’amore quando lo si nega o ci si separa sia in se stessi che fra il proprio ed altro sé. Nell’ignoranza dell’amore quando non c’é la comunione con il Tutto, frustratore nella negazione e nel condizionamento asservitone, il pessimismo è l’amara radice che inciampa il passo alla vita.

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L’uomo sarà femmina?

acapoverso

Il Professore A. rileva che nelle scienze dell’Uomo è entrato con forza il termine “femminilizzazione della Società”. La parificazione sociale dei ruoli e dei compiti fra l’uomo e la donna potrebbe comportare (secondo il timore dell’A.) ad una cancellazione biologica delle due figure. Ciò sarebbe una metamorfosi eccessiva, “forse ancora più drammatica di quella cui Franz Kafka sottopone Gregorio Samsa: da uomo a insetto”. Non si allarmi più di tanto il Professore: la Natura è tutt’altro che debole e quella sessuale men che meno. Dovrebbe ben saperlo lui, che cura le negative conseguenze di quella forza su chi non riesce a manifestarla: tanto più gravi quanto più inibita. In tutti i tempi, L’Uomo diventa altro da sé, ogni qualvolta non gli si permette di essere quello che è: la sua vita. Se con la sua denuncia il Professore intende sostenere la necessità di ausiliare le metamorfosi della Persona (da non sé stessa e sé stessa) sia la benvenuta, ma, se con la sua denuncia intende sostenere la necessità di rinforzare gli argini della sessualità convenzionale, allora, certamente contribuirà, non alle metamorfosi dell’essere (dal vero non vero al vero) ma a quelle fra essere e ar_restare l’essere.

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“Eppur si muove!”

acapoversoIl raggio di conversione delle gambe è di un metro;
di una bicicletta, tre metri;
di una moto, quattro metri;
di una macchina otto metri;
di un pullman, quaranta metri;
di un camion, sessanta metri;
di un treno, chilometri;
di una nave, decine di chilometri;
di una vita, la sua vita;
della Vita, l’Infinito;
della Chiesa: “eppur si muove!”

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a Don Carlo V. – Non sospirare. Stammi bene.

Le opinioni di una cassandra

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Negli emigranti che ho conosciuto, (nordafricani, dell’est, e del centro Africa), ho riscontrato un forte egocentrismo. Ho creduto di trovare la comune causa nella fondamentale necessità di essere al centro delle cose, onde poter dirigere e gestire gli eventi a proprio e indiscutibile sopravvivenza. Nelle personalità egocentriche per la tutela di sé, il dover anteporre la ragione delle cose sulla loro, viene vissuto come una “femminilizzazione”, (termine ed allarme a suo tempo usato dallo psichiatra Andreoli nei confronti della cultura accogliente) perché implica l’accettazione dell’altro: evento, idea, o persona che sia. Nelle identità che basano il giusto, sul valore della forza virile, l’accoglienza, (principio naturale della femmina e culturale della donna), viene intesa come una passività: orrore, ancora prima che errore della mascolinità. Costrette a “femminilizzarsi” (appunto nel senso di essere dominate da altra norma e/o principio), questo genere di carattere si tutela “mentendo” senza alcun senso di colpa, perché il loro principio guida è la sovranità del sé personale su qualsiasi altra forma di sovranità. Per questa individualistica morale non esiste via di mezzo, compromesso, o grigia sapienza. Per essa, il mondo è in bianco o in nero. A proposito di visione in bianco o nero. Un giovane dell’est mi stava portando via la bicicletta. Diceva che era sua. Gli chiesi come poteva affermarlo, dal momento che la chiave del lucchetto era in tasca mia. Il particolare si rivelò per niente convincente di fronte alla sua volontà di possesso. Fermò la sua pretesa, solamente quando gli dissi: se la bicicletta è tua chiama i Carabinieri; li aspetto! Non la forza fisica, (che non ho), ha fermato le ragioni del “proprietario” della mia bicicletta. L’hanno fermato, solamente i due forti, netti, chiari colori della mia proposta. Come bianco, il diritto di poter accedere ad una giustizia non di parte. Come nero, la paura di subire le conseguenze di una giustizia non di parte. L’atteggiamento psichico e culturale che descrivo dell’emigrante egocentrico, non può non collidere con il nostro; non certo perché noi culturalmente superiori, ma perché parliamo un linguaggio culturale e una morale sociale, che non capiscono gli emigranti in buona fede, e ben capiscono per servirsene a proprio uso quelli in malafede. Stante il vero in ciò che penso: come essere accoglienti, ma non per questo proni come i debosciati che generalmente ci credono perché sentono accogliente la nostra volontà? Direi, come nel caso della bicicletta, cioè, contrapponendo alla forza della ragione fisica, la forza della ragione mentale, ma con la stessa incontrovertibile verità. L’uso della fermezza legislativa e della forza sociale come valori e voleri della giustizia è una politica leghista, fascista, razzista, non di Sinistra, non cattolica, non cristiana? Ad ognuno la sua opinione. La mia è questa: una genitura instabile cresce figli instabili.

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A Israele in Roma

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A Israele in Roma. Per conoscenza: Addetto Culturale dell’Ambasciata.

Cortese signore: più di una volta mi sono trovato con il capo appoggiato al mio muro del pianto. Dopo aver ripreso un po’ di fiato, però, sono sempre tornato daccapo: al principio dei miei principi. Se lo posso io, (certamente più ignorante dei signori Amos Oz e David Grosman) ben di più lo potranno loro, mi sono detto. Dalla loro intervista, invece, vedo che la possibilità di tornare daccapo, (al principio di un Israele persona, popolo, nazione), non è ancora passata fra i loro pensieri. Per la mente del signor Oz, invece, è passata una speranza. Un po’ messianica e un po’ pilatesca: verrà chi attuerà il gesto, la ricerca, il coraggio di saper dire e perseguire parole nuove. Per la gran parte del nostro tempo, le nuove parole sono sempre state dette dagli ignoranti (tali, anche solamente perché fuori da legittimati pensieri) oppure dai folli: fuori, questi, perché, nel vero come nel falso, (nel bene come nel male), legittimati solo dalle idee che li occupano. E’ amaro, dirlo, ma gli intellettuali non possono dire nulla di nuovo. Non lo possono, perché sono occupati dalle loro verità. Diversamente possono gli ignoranti e/o i folli perché occupati dal mistero nei casi degli ignoranti, o dal Mistero nel caso dei folli. Una ipotesi non esclude l’altra. Sono passati non so quanti secoli ma tutt’ora Israele è di “dura cervice”. Non ha ancora capito, infatti, il suo Mistero: la promessa di terra si attualizzerà nel momento stesso che prenderà coscienza di essere il corpo, dove la Vita, dando vita, ha mantenuto la sua promessa già dal principio della terra. Ne consegue che vi è terra promessa dove vi è vita permessa. Ascolterà questo pensiero, Israele? Non lo so. penso di sapere invece, che continuando ad ascoltare la forza della sua vita più che la forza della Vita, ancora una volta si ritroverà a camminare per luoghi deserti.

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Datata

Grillini: interrogazione parlamentare.

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Secondo le mie intenzioni, questo scritto è una “Interrogazione parlamentare”. Io non ho mai fatto interrogazioni parlamentari, quindi, è quella che è, ma, riveduta, corretta e ulteriormente mirata, dovrebbe stare in piedi, se non altro come legittima rimostranza e/o provocazione. Dal testo se ne può ricavare l’idea che il mondo Gay è completamente composto da gente variamente e gravemente incapace di affrontare sé stessa ed il contesto in cui vive. So bene che non è così. Mentre lo scrivevo, però, pensavo a quelli che annaspano, non, a quelli che hanno imparato a nuotare. Condividendo le mie intenzioni e la fattibilità della cosa, puoi passarla al Grillini? Lo farei io, ma, dove lo trovo? Cordialità, Vitaliano

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Preso atto del dovere di proteggere i cittadini credenti miei elettori;
constatata la forzosa esclusione dal consesso cattolico di riferimento: esclusione che li costringe a vivere, divisi in sé stessi, separati nel sociale, moralmente ipocriti;
accertato che la scissa perché ipocrita modalità di vita che devono subire per sopravvivenza ha pesanti, ed in molti casi irreversibili conseguenze nella formazione della Persona prima e del Cittadino poi
accertato che tali conseguenze li ingabbiano in una coazione a ripetere senza sbocchi perché occlusa da carceranti giudizi;
accertato, inoltre, che questi ed altri giudizi, finiscono con il motivare molti generi di delitti nei loro confronti,
in primo, domando:
cosa intende fare questo Stato per tutelarli, sia da questi delitti, che da rappresentanti religiosi, che, a causa della violenza implicita in opinioni espresse senza cautela, (tanto meno misericordia), li espongono alla rappresaglia di chi (forte solo per muscoli o per viltà) agisce nei modi che denuncio, vuoi per sentirsi degno di aderire a delle ideologie politiche ultra conservatrici o fondamentaliste a livello religioso, vuoi, (più sterilmente ancora), perché non sanno come meglio riempire la loro vita o una serata, oppure (dove sei misericordia divina!) perché non trovano altro modo per empire sé stessi.
In secondo, chiedo: cosa intende fare questo Stato per favorire la liberazione dei miei tutelati da quei giudizi e da quei giudici, ed in ciò, meglio permettere lo sviluppo di una Personalità, che già ha dovuto esiliarsi nella “diversità” perché si è sempre sentita respinta come eguale?

amezzosepara
Datata

“Ridi pagliaccio”: sei un genitore!

acapoverso

Come sempre mi capita, qui o altrove, vi sono commenti che innescano l’effetto Star Trek, così, mi ritrovo nell’altrove che pure ho lasciato da mo’: il passato. Certamente non vivevo epoche da bombardamenti bellici, né da stupri, né da bestiale violenza. Naturalmente, tutto sta a vedere cosa si può anche intendere per bombardamenti, stupri, bestiale violenza. Per quanto mi riguarda non mi sono fatto mancare niente, e se in un mio post qualcuno ha scritto “tristezza”, vuol dire che me la sto portando ancora sulle spalle. Si, di prevalenza il mondo è una fogna! I bambini e/o i ragazzi che fuggono da guerre, come altri da guerre analoghe alle mie, ancora non lo sanno, o meglio, lo sanno, ma per il sentire, più che per il sapere. Devo aver avuto (e devono avere) una capacità di resistenza che solo il cielo lo sa, perché, se è vero che sono stato lesionato da bombardamenti (come tutti d’altra parte) non sono crollato! A distanza di decenni mi sono reso conto che mi ero rifugiato in me stesso. Lo chiamano autismo, adesso, ma mica lo sapevo sotto i bombardamenti. Non per questo sono diventato autistico. Forse perché, buio il rifugio, sono rimasto vicino alla porta. Ci sono rimasto decenni, vicino a quella porta! L’ho lasciata, piano, un po’ alla volta, da ieri, mi dico. Guerre e bombardamenti su di me, tutto hanno fatto fuorché trasformarmi in un allegrone. Tanto più, che non mi era mancato l’indubbio contributo di tempi, cause, povertà, non solo materiali. La domanda lascia il tempo che trova, ovviamente, ma me la sono posta lo stesso: sarei uscito prima dai miei scuri rifugi se attorno a me avessi trovato, non dico dell’allegria ma almeno delle belle giornate? Molto lo fa pensare. Chi avrebbe dovuto darmi delle belle giornate? Chi, dentro, (e non di certo per sua causa) non ne aveva proprio? Il mondo, nelle stesse condizioni? Ecco! I bambini che non trovano genitori e mondi con belle giornate dentro, sono destinati a rifugiarsi negli antri che si fanno a loro uso, consumo, e difesa. Vengono da storie tristi? E’ chiaro che intristiscono, ma altrettanto sia chiaro, che la tristezza che ci comunicano la dobbiamo assorbire, e dopo avergliela cambiata in cielo sereno, restituire. Intanto vi piange il cuore? Ridi, pagliaccio: sei un genitore! Consiglio un po’ estremo, mi direte! Vero, ma non è anche vero che in guerra e in amore tutto vale? Allora, buon canto!

amezzosepara

Non se ne abbiano dei miei scritti i genitori che sanno. Non è per loro che scrivo.

Trova amore

acapoverso

Trova amore e vero amore polacco dice Google. Passi per trovare l’amore, ma chissà com’è il vero amore polacco! Quello che conosco (purtroppo come un credente che raramente è andato a messa) dura nel tempo se un’alleanza riesce a storicizzarsi. Dove non ci riusciamo perché la storia è scritta da una sola mano, di molto possiamo parlare ma non d’amore.

amezzosepara

A proposito di Giove e di Ganimede

acapoversoChi legge questo scritto collochi Dio al posto di Giove. Al posto di Ganimede, invece, collochi il Magistero religioso: maschile o femminile che sia. Nell’immagine si vede Ganimede che, dopo essersi castrato, allontana da sé i naturali attributi della sua sessualità. L’immagine dunque ci dice che per amare pienamente un principio Sovrano è necessario allontanare dalla propria umanità ogni vincolo naturale. Quanto ha fatto Ganimede, così (onde essere maggiormente con_fusi con il Principio della vita e i suoi principi) fa il Magistero religioso. Se è ben vero che Ganimede ci rinuncia per libera scelta, così non è attualmente vero per i Castrati per Magistero. Non per ultimo, è anche vero che nessun Castrato per eletti motivi riuscirà in toto, ad allontanare da sé i dolori (e gli eventuali errori) conseguenti alla privazione della parte di sé che naturalmente fonda l’umanità. O meglio, riuscirà ad allontanarli tanto quanto l’idea adottata riesce a compensargli la rinuncia. Dove non ci riesce, (e non perché Dio lo chiede) la Castrazione perseguita a favore del principio è una lacerazione costantemente aperta. Come tale, fonte di Dissidio sia nella Natura, sia nella Cultura, sia nello Spirito. Il Dissidio (o meglio, i dissidi) conseguente alla castrazione viene certamente meno patito da identità sessualmente tiepide già per Natura, e/o già per Cultura, e/o già per Spirito. Nelle identità non sessualmente tiepide, invece, la rinuncia premiata dall’ideale è costantemente sotto assedio. Ci sono identità che sanno resistere. Ci sono identità che subiscono l’invasione dei piaceri allontanati. Che genere di Magistero possono servire gli invasi da non vinte emozioni? Quello formale quando non ipocrita? Come disse un personaggio di un film sulla Clausura femminile “i problemi (sessuali) sono nei primi trentanni”. Ma la virtù che comincia a dominare l’essere dopo quel tempo, è una virtù che vedo più con_vinta che con_vincente. Di più potrebbe con_vincere se il Magistero vivesse un’umanità che ora (casi a parte) conosce (e giudica) solo con parole avulse dalle corrispondenti emozioni.

amezzosepara

Ai Gentleman Grindr

acapoverso

Cosa significa dirci attivi? Se un problema è come un arancia, è chiaro che di quella vedo gli spicchi che ho davanti gli occhi. In particolare, gli spicchi post del Culo e i relativi commenti. Resto non poco perplesso per le notevoli confusioni che ci sono nelle storie pubblicate circa le figure e i ruoli esistenziali e sessuali detti. Portati ai minimi termini i principi della sessualità Omo, ai miei tempi stavano prevalentemente così: prima me lo dai (o me la dai) e se vai bene dopo ci pensiamo. Atteggiamento, certamente maschilista, nonché simil etero. Ora succede, invece, che si stia assumendo il principio (non solo sessuale) della Donna: prima vedo se ti posso amare e se va bene dopo te lo do. Anche per il caso della Donna mi riferisco sempre a quella dei miei tempi. Ovvio che i tempi cambiano e (con le parole per dirli) anche i principi, ma se adottiamo (come si sta via più facendo) il principio di vita della Donna, ne consegue che ci stiamo femminilizzando? Non sarebbe una scoperta. Sia pure nicchiando, lo sta diventando anche il mondo etero. Ma se ci stiamo femminilizzando, quale è adesso il vero senso dell’affermazione “sono attivo”, visto che non vi può essere femminilizzazione dove non si adotta l’accoglienza che è il principio naturale e culturale della Donna? Io non lo trovo: e voi?

In articulo mortis

acapoverso

Al capezzale dell’Ammalato che sa terminale già alla diagnosi, la Medicina cura il curabile, agisce il possibile, e rifiuta l’impossibile.

Lo rifiuta per più motivi. In prevalenza:

*) Perchè la Medicina non accetta che la Malattia prevalga sulle sue conoscenze;

* Perché non accetta l’altrui dolore, tanto quanto non accetta di sentirsi impotente;

*) Perchè sta via via diventando la cura ricostituente per degli indeboliti interessi: vuoi scientifici, vuoi umanitari, vuoi di cassa, vuoi per quanto vuole o può.

Non mi si venga a raccontar banane! Nelle malattie incurabili, la Medicina sa, pressoché da subito, quale sarà l’esito finale e (almeno statisticamente) quanto tempo ci metterà a giungere. Nel terminale che ho seguito si è sbagliata di qualche minuto! Sapendolo da subito, a cosa deve l’inutile insistenza di una perseguitante assistenza? All’ammalato lo deve per aiutarlo nel suo desiderio di vita, o al caso, per contrastare la sua paura della morte. Ai parenti dell’ammalato, lo deve per contrastare la paura della morte nolentemente proiettata dalla condizione dell’ammalato (e/o della gravità della malattia) oltre che insita nel pensiero che il Principato e la Religione hanno formato se è andata bene, o deformato se è andata male! Lo deve al pensiero odierno (sulla Medicina) perché condiziona l’esistenza di quello futuro. Lo deve al multivalente bisogno di sviluppare il sistema “Cura”. Lo deve al proseguimento di quanto detto in apertura per quanto riguarda il Medico. Lo deve per ausiliare delle speranze che sono decisamente meno fallaci quanto e/o dove e/o come contribuiscono al condizionante mantenimento del suo Potere. Quanto sostengo è sotto gli occhi di chi non ha paraocchi. Dovrebbe esser messo, anche sotto gli occhi di chi non è in grado di vedere, non vuole vedere, o ha interesse a non vedere, vuoi per incosciente buonafede, o vuoi per cosciente o incosciente malafede. Non da oggi sappiamo che ci sono terminali così disperati da invocare la fine definitiva della loro esistenza. Per chi la chiede (e senza fargliela diventare un calvario) si attui quell’invocazione: in proprio o comunque ausiliata non fa la differenza ultima. A più, vi è differenza nel ragionare su lane caprine! In quegli estremi casi, che fa la Medicina? Direi un insieme di quanto sopraddetto. Che fa lo Stato? Lo Stato fa quello che dice la Chiesa. Che fa la Chiesa? Fa quello che fa fare allo Stato. Che fa Dio? Fa quello che lo Stato pensa di Dio. Che fa la Chiesa di Dio? Fa quello che ha consigliato a Dio di dire. Il non credente mi perdoni per aver coinvolto quella somma Figura. Ci faccia caso in virtù di discorso. Sapeva (l’ammalato che invoca misericordia) che la sua malattia era incurabile? Se lo sapeva, per quali convinzioni si è ritrovato, senza più forze, solo alla fine del vicolo? Non è che la Medicina e/o i sui Parenti gli hanno fatto credere che si può sperare, che la medicina fa progressi, che ci sono sempre nuove scoperte, che esistono i miracoli, che non si sa mai, ecc, ecc? Credere e sperare è umano. Disumano e disonesto, è far credere e sperare oltre ogni ragione! Giunto al punto, lascio Dio nell’empireo che merita per fede dei credenti, e mi metto a guardare cosa potrebbero fare la citata Medicina, il citato Stato, e la citata Chiesa. In primo non cedere alla tentazione di mettere bocca nelle cose della vita! La vita ne sa più di tutti, sia quando e quanto deve amare, sia quando deve finire, sia quando e come ha dato, e sia quando, man mano, toglie ciò che ha dato! Una Medicina veramente e totalmente votata al giuramento che moralmente la regge, dovrebbe, nell’assistenza dei casi ultimi, garantire ogni cura contro il dolore mentre la vita opera quanto deve alla cura, togliendo vita alla malattia. Alla Medicina ricordo che l’Ammalato cosciente di sé è una tremebonda vittima (o pittima) solo se la rendiamo tale! Sempre a mio vedere, allo Stato il dovere di garantire un’amorevole assistenza: domiciliare o no che sia. Alla Chiesa, il compito di dire sulla vita, ma non sino al punto da condizionare l’arbitrio dello Stato e del Cittadino! Non sino al punto da ombrare con il suo spirito, l’opera dello Spirito. Se ancora crede alla Parola, la Chiesa che vuole tornare universale (non solo a parole) deve rifiutare quella tentazione! Mi si sta dicendo: ma togliendo ogni malattia all’ammalato, la Vita gli toglierà anche la vita! Ormai secoli fa, questo dubbio me l’ha posto anche l’Amato. Se mangio, m’ha detto, do da mangiare anche alla malattia! Dipende da dove ti volgi, gli ho risposto: se verso la vita, o se verso la malattia. Da allora amo i girasoli.

Ci sia rispetto per il dolore, il lutto e le sue fasi.

acapoversoPer il mezzo di bianco bevuto ieri sera a cena oggi va meglio ma non ancora bene. Se è vero che quella zona d’ombra si è chiarita, è anche vero che non si è chiarita quella del dolore. Mi riferisco a quello che ho recepito leggendo il tuo trattatino su Marlon Brando. In particolare, dove dici che “quell’uomo si era rinchiuso nella stanza del suo dolore per dialogare con il perduto amante, non, per ciucciarlo” come può aver fatto in altri casi. Può anche essere quello che pensi, tuttavia, la sento basata su della malignità, truccata da innocenza. Ebbene, tu mi hai tolto il Brando da quell’intima stanza, (non l’icona, l’uomo) e me l’hai pubblicamente spogliato. E’ come se tu avessi violato il suo diritto ad essere anche la figura che siamo, quando nudi, ben poco di lungo e di durevole mostriamo di noi. Prima di te, altri hanno spogliato il Brando ma questo non mi tange: sei tu quello che sto cominciando ad apprezzare, mica quelli che anche per trenta palanche di fama farebbero la biografia del culo della madre. Devo confessarti che mi hai spiacevolmente sorpreso. Nulla di grave: possiedi di che recuperare, e di recuperarmi. A mio credere, intelligenza è capacità di elaborare informazioni: capacità, questa, che metti a servizio della vita altra, e, per elevazione di concetti, superiore. Non so e non mi interessa quale sia il servizio intellettivo, (nella questione in discorso), che hai espresso per la tua vita, e non entro in merito, nella superiore che cerchi. Per la mia, però, hai aggiunto solamente malessere, dolore, ingiustizia; malessere, dolore, ingiustizia, che devo lavare dalla mia mente come una casalinga deve lavare delle peste di fango dai pavimenti della sua casa. Certamente, non avevi alcuna intenzione di sporcare la mia mente, forse solo eccessivamente sensibile, più che che a tuo dire, incompreso filosofo. Tuttavia, questo è il mio fatto, ma, è ora di andare oltre. Non mi preoccupo se non ti capisco, (succede), perché mi dico, quello che non capisco non è indirizzato a me. Così, quando o dove non mi capisci, altri lo potrebbero. Mi piace l’idea che tu mi legga per il mio stile. Mi piacerebbe ancora di più, se sapessi qual’è, il mio stile, oltre che chiaro, (quando mi riesce), e frittatina d’emozioni varie quando non mi riesce.

Le ragioni della vita e quelle dei mummificatori

acapoverso

Perché l’Omosessualità femminile suscita meno contrasto della maschile nei casi di adozione? Mi rispondo: perché, in quanto donna, è personalità materna più mimetizzabile negli odierni schemi. Anche nella coppia lesbica vi è la figura più determinante, e in questo senso, maschile, e quindi, psicologicamente “papà “. Lo stesso nella coppia Gay: vi è la figura più accogliente dell’altra, e in questo senso, più femminile e quindi psicologicamente “mamma”. Non per questo, però, “mimetizzabile” negli schemi, perché nell’apparenza fisica rimane pur sempre un maschio, e quindi, di paterna convenzionalità eterosessuale. Anche nella coppia etero, non sempre la figura maschile (la determinante) è quella dell’uomo, quindi, lo dovremmo dire e riconoscere come psicologicamente “mamma” perché accogliente più che determinante. Invece no, perché gli schemi odierni ci sono socialmente sovrani. Certamente sovrani secondo Natura, ma, che senso ha sostenere il predominio secondo Natura, quando la Cultura testimonia maggiormente l’evoluzione e la ragione della vita? Indubitabile il senso biologico, ma la Natura rimane pur sempre l’invaso di ciò che pensa la Cultura. Allora, in quale parte della vita ritrovare dei principi che la vita stessa rende così caleidoscopici? A mio pensare, nella sua forza: la conosciamo come Spirito.

Perché gli uomini uccidono le donne?

acapoverso

Principalmente, direi, perché la Donna è quel complemento personale e storico che permette all’Uomo di fondare sia la sua identità personale e di vita, che la sua fede nella sua potenza. Se ne renda conto o meno, ma la Donna che rifiuta questo percorso, e/o lo interrompe, altera quel progetto il più delle volte anche inconsapevolmente. Consapevole lo è solo nel suo desiderio di liberazione. Ciò vuol dire che la Donna deve irrimediabilmente sottostare al principio maschile della vita? No. La Donna (come d’altra parte l’Uomo) è esclusivamente sottoposta al principio della vita: essere e dare vita. Come? Secondo sé! E qui casca l’asino! Quanto è libera l’identità maschile e femminile di vivere e di unirsi ad altra vita secondo sé? A mio avviso lo è, solo nel credersi libera. La personalità non libera come anche quella che si crede libera, è morta molto prima che venga uccisa. In questa situazione, tentar altre scelte di vita da parte della donna, rischia di essere uno scomposto tentativo: quello di uscire dalla cassa in cui l’ha rinchiusa una disumana normalizzazione; e questo vale per tutti i sepolti da norme non proprie all’umanità anche se proprie alla cittadinanza.

Lasci ogni speranza chi pensa di restare fuori

acapoverso

La vita amalgama l’animante con l’animato solo per affinità di Spirito. Naturalmente, ognuno da, fa, ed è, quello che può, ma lo stesso, lasci ogni convinzione chi pensa di escludersi  dal compito di essere coscienza che anima coscienze. Con l’affermazione intendo dire che andando verso la vita non possiamo restare come siamo (qualsia individualità si sia) neanche volendolo. La presa d’atto di ogni informazione, infatti, non può non mutare il pensiero dell’informato a nuovo: ne sia cosciente o no. Ogni conservatore dell’identità che è, pertanto, perda la speranza di restare così. Non ho mai creduto che fosse complicato capire questo concetto, ma il commento di un offensivo e multiforme infelice (confido nel forse) m’ha costretto a ripensarci.

Caro Grillo

acapoverso

Ti pregherei di considerare l’idea che ti mando: può rendere il movimento molto più duttile. Immagino il Movimento come il concetto di camicia e i grillini come indossatori. Ora, nessun grillino è contrario alla camicia ma non tutti gli indossatori hanno lo stesso petto! Da questo, il rifiuto di indossare le misure non adatte. Inevitabili le lacerazioni della camicia se obbligati; ed è quello che sta succedendo! Come venirne fuori? Secondo me, confezionando la camicia 5Stelle in tre taglie: la contestualmente conservatrice, la contestualmente mediatrice, la contestualmente oppositrice. Ogni attuale iscritto si iscriverà alla “camicia” che gli è adatta. Farà così, ovviamente, anche ogni futuro simpatizzante. Così facendo, maggiorerai, non solo la democrazia interna ma (pensando e sperando) potresti diventare esempio di ulteriore condotta anche per quella esterna. Ti lascio con un abbraccio. Vitaliano nel reale e lettereperdamasco.com nell’ideale. Dimenticavo: ogni dissenziente (come ogni altro futuro aderente) potrà passare (su preavviso) da una corrente a un’altra. Così permettendo, quelli che decidono di ricoverarsi nel Gruppo misto, altro non faranno che perdere completamente la faccia!

Soccorso per genitori con figli di altro letto

acapoverso

Stavo su una panchina a fumarmi una sigaretta (non dovrei!) quando alla mente mi è tornato il ricordo che le racconto. Lo faccio, vuoi per la sua Cortese attenzione, vuoi per soggetti che sono come anch’io sono stato: figlio di un padre da seconde nozze. Sono passati più di sessantanni ma ricordo ancora la mia antipatia per l’essere che inaspettatamente si era messo fra me e mia madre. Quando mi confermò che c’era, impulsivamente pensai: ma, ci sono io! Capirai che sostegno potevo dare a mia madre, io, inesistente per più motivi e casi e forse meno che decenne! Non poca acqua è passata sotto i ponti che ho attraversato, qualche volta temendo di finirci sotto, qualche volta temendo di buttarmi sotto. Solo adesso, che so distinguere, direi pienamente, quando va’ a coppe e quando va a spade, sento di poter dire la mia; e quella (lei consentendo) girerei ai figli e ai padri che sono forzatamente e ostilmente legati dal comune sentimento verso una donna: chi da figlio (quel sentimento) e chi da marito. Visto che solo i patti chiari permettono una vita lunga, ho strutturato la lettera come fosse un contratto notarile. Quello che propongo ad un padre per caso, è valido anche per una moglie per caso.

Contratto d’Alleanza fra i figli di una moglie, è il marito che legalmente parlando diventa padre di prole da altro sangue:

Punto primo:

io non sono tuo padre naturale ma la Legge mi obbliga ad esserti padre culturale culturale, indipendentemente dal fatto che fra di noi ci sia della condivisa stima e affettività;

Punto secondo:

Il compito di gestire la famiglia è delle figure anagraficamente maggiori. Valuteremo assieme quando non umanamente, o quando immaturamente.

Punto terzo:

L’autorità derivata dalle norme sociali, non autorizza me (come neanche tua madre) a diventare i tuoi secondini. Le stesse norme, però, obbligano te a non metterci in quella condizione;

Punto quarto:

Nella tua vita può entrarci solo tua madre. Io, a tua richiesta;

Punto quinto:

Comunque tu decida di viverti, tua madre ed io lasceremo al tuo discernimento il compito di valutarlo con giudizio. Se lo vorrai, dove il tuo giudizio manca della debita esperienza, aggiungeremo il nostro.

Punto sesto:

Fa in modo che la tua famiglia non debba mai patire il giudizio della società. Mi riferisco a quello non legale. Quello di altri generi e/o fonti trova il tempo che cerca. Dovesse succedere, comunque resterai nostro figlio, ma per il solo dovere, e solo perché la Legge c’è lo impone. Di fatto, e a ipotesi successa, non potremmo non viverti come un proliferante tumore. non necessariamente maligno, ma comunque portatore di “malattia”. Su questo punto, tua madre la pensa allo stesso modo.

La droga eleva la vita alla cima dei costi

acapoverso

Sostenere che drogandosi, la personalità t.d. dipendente può elevarsi a cime culturalmente sublimi, e che quell’elevazione gli costerà la vita potrebbe essere un’idea ”o forse solo un’astrazione”. Per il preso, la droga è sempre un bene. Anche quando é male o fa male. Non c’è nulla che la droga non possa coprire. Per questo, è il massimo degli amori e massima amante. Per avere ciò che deve avere per essere preso da quell’amore e da quell’amante, la personalità t.d. non può che pagare (e/o far pagare alle realtà che si oppongono a quella scelta) i suoi proibitivi costi. Le realtà che si oppongono alla scelta ”droga“, salvo rare eccezioni, non fanno altro che fare quello che fa la droga: iniettano estranee cure nella vita che, per amore e/o per legge, si sono fissati di recuperare. Poiché, nel bene e nel male, la Persona è la ragione e i valori della somma delle proprie scelte, per non costringere quelli che voglio vivere la proprie a rubare la vita, più che liberare la droga si dovrebbe liberare la vita. Rendere delinquenti le scelte (proibendole) non significa migliorare la comprensione sui valori della vita ma per la gran parte delle volte, solamente renderne impossibile ogni tentativo di modifica. Ammesso che vi siano scelte per molti versi non drogate, liberiamo le scelte anche se drogate e, senza discuterle moralmente e/o penalizzarle affettivamente e legalmente, opponiamoci al dolore. Ecco, proviamo a ripartire anche da qua.

amezzosepara

Povere cose quando la vita da droga e la droga non da vita

acapoverso

La droga è morte ma il suo principio è vita: la sua in un’altra. Mercante di vita è colui che tratta ciò che vende: la vita. Qualsiasi personalità che cede i propri valori di vita, rende cosa la vita. Tra tutti i mercanti della vita ridotta a merce, la personalità t.d. e quella che più si rende merce per avere vita da trattare come cosa da ridurre a merce. La personalità t.d., dipende così tanto dalla cosa che è la sua vita da non permettere che esca dalle vene della sua vita: povera cosa se piena di ”roba“. Con la ”roba“, la Personalità t.d. è in assoluta simbiosi fra cosa e vita: essa ausilia la cosa che lo ausilia di vita: povera merce se fatta di cosa. Tacere fa male ma anche dirlo fa male. Nessuna esclusa, tutte le Personalità t.d. riducono se stessa a merce per poter avere della cosa e, tutte, sono mercanti della stessa merce: vita e cosa di vita, in una vita che hanno ridotto a cosa. Si grida: ” spacciatori pentitevi! Chi vende sé (cuore della vita) per avere della cosa a vita non se lo può permettere. La Tossicodipendenza può far giungere non solo sino a questo punto ma molto più a fondo. La dove la cosa che è stata vita incontra la Vita: ben altra cosa! Quelli che vendono la vita per possedere della vita, quelli si dovrebbero pentire. Forse allora non ci sarebbero più Persone intossicate da cose elevate a vita e non ci sarebbe chi spaccia merci chiamandole vita.

amezzosepara

Siamo state due stronze? Si e no.

acapoverso

Mio caro: l’atteggiamento che hai avuto con tua madre stamattina mi ha irritato. Passerei oltre se ti vedessi ancora bambino. Vedendoti prossimo uomo, non posso. Ogni volta ha dovuto pagare delle salate bollette, per anni, tuo padre si è sempre chiesto cosa avevamo di tanto importante da dirci, tua madre ed io. Meno male che non ci ha mai sentito, perché era di lui, che quasi sempre parlavamo. Parlavano, forse non rende bene l’idea. In effetti, lo squartavamo; e senza anestesie di sorta. Non solo lui od altro, a dir la verità, ma, di lui in particolare modo, e con particolare ferocia. Non ferocia cattiva, ma non per questo senza spargimento di sangue. Per un niente in tutto che è stata un’ironia di tua madre, oggi, però, ti sei eletto difensore di papà, e ci hai detto (a tua madre in particolare) che lo stavamo criticando ingiustamente, e che tua madre doveva dirmi tutte le cose, prima di parlare. Giusto?! Si e no. Giusto, nel sapere tutte le cose prima di parlare, ma, sei sicuro di poterti dire di sapere tutte le cose? Secondo me, no; ed ora provvedo. Per anni (saranno almeno una ventina) tua madre ha travasato su di me non pochi dissidi, malesseri, ombre: ed io ascoltavo. Qualche volta dicevo. Qualche volta aggiungevo. Qualche volta chiarivo. In virtù di questo, il saluto di fine telefonata, era più leggero di quello iniziale. Questo, cosa vuol dire? Questo vuol dire, che alleggerendo lo spirito di tua madre, quelle telefonate hanno contribuito a reggere il suo compito di donna e di moglie, e che alleggerendo quel compito, gli hanno permesso di reggere ulteriormente la sua presenza presso i figli. In definitiva hanno contribuito a salvare un matrimonio, ed hanno contribuito a tener unita una famiglia. Allora, ti pare ancora gratuitamente stronzo verso tuo padre il nostro comportamento, o è stata stronzagine necessaria? Non te ne parlo per menare vanto, ma giusto per darti di che riflettere, prima di parlare. Quando sei andato a riprendermi la borsa, tua madre mi ha detto che stai rovesciando su di lei delle costanti ostilità. Hai vent’anni.

amezzosepara

Alla tua età, li ho avuti anch’io verso mia madre. Ricordo una volta di avergli dato della cretina. A mia madre! Se c’è un inferno, lo merito anche fosse solo per quello. Non so se sia una giustificazione: ero imbecille! D’altra parte, era lei il principale riferimento per la crescita della mia identità di uomo. Ed era lei, che dovevo distruggere, per diventare me. Che idiota, che ero! Era della cultura e/o un modo di vivere che non mi apparteneva, che dovevo distruggere, non, lei! Lei, però, era quella che in quel dato momento della mia storia, rappresentava quello che dovevo distruggere. Così, si è presa i pugni che in alcun modo doveva prendersi. Solo simbolici, per destino o per fortuna, ma non per questo, meno dolorosi da subire. Nel vedere te, ho rivisto me, senza padre, se non lei. E’ ben vero che tu non sei mica orfano! E’ anche vero, però, che l’influsso educativo paterno viene molto dopo quello materno. Nei primi tempi di un figlio, la madre è anche padre. Tanto più, quando ai figli capitano delle madri psicologicamente forti, o con altre parole, determinanti. Considero carattere maschile, la determinazione della propria volontà sulla vita altra. Pur avendo particolare femminilità, tua madre è sempre stata un maschiaccio, e quindi determinante, e quindi padre. Allora, per la visione che ho della tua età, e per la visione che ho di tua madre, mi viene da pensare che i tuoi conflitti verso di lei, altro non sono che i normali conflitti che ogni crescente manifesta contro l’autorità. Per trovare la propria, lo deve. Non tutti, agiscono allo stesso modo verso l’autorità, ma limitiamo il discorso a noi. Tu dici che a tua madre non gliene frega di niente e di nessuno. C’è del vero, in quello che dici. Almeno per quanto riguarda il suo aspetto caratteriale di prevalenza, appunto, il maschile, che rende, direi necessariamente, egocentrici.

amezzosepara

Il potere paterno, infatti, è per sua natura, centrale; non per niente lo è il suo Io. Oltre che uomo, però, tua madre è anche donna. Come tale, nutrice. Come nutrice, maestra di sentimento verso la vita. La tua accusa, quindi, se da un lato è giusta, dall’altro, è profondamente ingiusta. O meglio, è lacerantemente ingiusta. Ti ricordo bene da bambino! Eri uno spacca coglioni di rara capacità, ma, per la situazione che t’ha colpito e che ben conosci, non ti si poteva dire nulla! Una qualsiasi opposizione, infatti, poteva scatenare delle pericolosissime ansie, e questo, peggiorare le tue forme asmatiche. Per anni, allora, tua madre, altro non è stata che il materasso sul quale scalciavi le tue emozioni; emozioni distruttive, appunto perché senza alcuna forma di inibizione. Tu non prendevi pappe da lei. Tu prendevi vita! E tuo padre non c’era. Non sai, perché non ci fosse, ma perché ai padri, non mestiere adatto, il far da nutrice; perché i padri devono andar a lavorare. Adesso che sai un qualcosina di più su tua madre, sei ancora dell’idea di prima? In tua madre, il conflitto fra il carattere maschile ed il femminile ha preso lo stomaco. E’ una somatizzazione, molto probabilmente. Il saperlo, però, non necessariamente significa guarirla. Non ci credo, ma, forse, lo potrebbe un’analisi di anni. Il guaio è, che lo stomaco di tua madre potrebbe colassare prima di finir l’analisi. Se l’ipotesi avvenisse, come la metti? Mente e stomaco di tua madre, trovano guarigione allontanandosi periodicamente da voi. E qui, succede un po’ quello che è successo fra me e mia madre; colpivo lei perché lei era fra me e quello che dovevo veramente distruggere. Vostra madre, colpisce voi, (allontanandosi) perché voi siete proprio davanti a quello che in effetti dovrebbe distruggere per guarire. Ciò che dovrebbe distruggere, è quell’infinito e commisto insieme dei fattori che l’hanno incanalata in quello che è e che fa, ma, non secondo la verità della sua identità, bensì, secondo la famigliare e/o sociale che l’ha formata. Hai presente che grovigli dovrebbe sciogliere un ipotetico psicologo per tua madre? E mica lo deve fare in una bambina, vero? Lo deve fare in una donna, che ti può lessare uno psicologo, ancora prima che tu finisca di fare una pisciata, mio caro! Giunti al punto, sintetizziamo! Tua madre t’ha portato agli anni che ti ritrovi. Sia pure a vista, il risultato non mi pare male, pertanto, sei in grado di camminare con le tue gambe anche se non c’è l’hai sempre dietro il culo, anche se non ti è sempre a tiro di braccia! Tua madre è costantemente lacerata fra il bisogno di essere presso di te, (e non di meno di tua sorella, a te minore d’età anche se con il suo bel caratterino) ed il bisogno di essere anche per sé! Si ritrova così a dover scegliere (da debole perché malata) fra due bisogni di sopravvivenza: il vostro ed il suo. Domandatevi, figli, chi amate di più, e saprete di chi è, il bisogno maggiore.

amezzosepara

Dicembre 2007