Titubare o non titubare?

Nel comunicare i miei pensieri tengo in chiaro conto la quantità di quanto verso nella mente altrui. Non capisco, pertanto, le tue titubanze, o le capisco in ragione del proverbio che dice “chi ha patito l’acqua calda soffia anche su lo yogurt”. Ora io non so in quale acqua ti sia bagnata (o che sei stata bagnata) tantomeno la temperatura. Quello che so, è che me ne dai l’idea. Della causa posso solamente pensare:

* un dolore nella tua Natura: ad esempio una malattia;
* un dolore nella tua Cultura: ad esempio, un erroneo modo di vivere o di non potere o sapere vivere o la tua vita o degli stati della stessa;
* un dolore nel tuo Spirito: un erroneo modo (erroneo perché depresso o eccitato) di vivere la tua forza.

Se le ipotesi fossero, sino a che tu non elabori la tua guarigione discernendo su quei dolori, a nessuno permetterai di avvicinarti, indipendentemente dallo stato dei motivi ustionanti: tanto più se non oggettivi. La conseguenza di questa intenzione è decisamente pesantina. potrai renderla meno pesante, tanto quanto saprai liberare la tua ragione dalle false ragioni: le temute per fantasia.

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Dai deliri della mente

Dai deliri della mente ci si libera attenendoci costantemente al qui ed all’ora o, con altre parole, al dato momento. Per quanto giustificata da comuni interessi (la civile convivenza) volendolo, anche l’insegnamento delle regole che compongono la Norma potrebbe essere avvertito come una violenza. Lo potrebbe, quando l’educatore (famiglia e/o istituzioni preposte, e/o Stato) si impone con eccesso di forza. Si applica l’insegnamento della Norma con eccesso di forza quando la si attua senza quel calore (il sentimento verso l’umanità indipendentemente dal suo stato) che come nei metalli naturalmente piega ciò che deve formare. Senza il calore che naturalmente normalizza ciò che deve formare, si attua un “educativo” sopruso ed il suo corrispondente dolore. Che la normalizzazione avvenga in modo normale (cioè, naturalmente indotta dal calore del sentimento), o anormale (cioè, innaturalmente indotta perché senza calore) comunque vi è dolore, però, mentre nel caso del dolore da naturale normalizzazione, la ragione del crescente lo fa superare, nel caso della violenza da sopruso, non sempre il crescente lo sa e/o lo può, e/o lo vuole. Nei confronti della crescita culturale, il dolore che non si sa, e/o non si può e/o non si vuole superare, nella mente è ostacolo psichico, e nel corpo un ostacolo fisico. Sino a che non lo si è risolto (se a causarlo è un errore) o guarito (se a causarlo è una malattia) quell’ostacolo rimane come una barriera che, tanto quanto separa la Persona da sè (o da della vita altra o dai suoi principi di vita) e tanto quanto e per molti versi frena la soggettiva evoluzione anche sino al punto da fermarla. Tutti gli stati di sosta nell’evoluzione culturale sono ciò che formano il “bambino” dell’età adulta. Se è ben vero che fermando la crescita si può fermare anche il corrispondente dolore da erronea educazione, ma è anche vero che fermando la crescita resta continuamente bambina la parte fermata. Di conseguenza succede che la parte fermata diventa dissociata parte della persona. Tanto sarà più grave la dissociazione e tanto diventerà entità (dove non identità) in altra entità quando non in un’altra identità. Oltre alla forzata normalizzazione (o diversamente dalla …) l’aggressività che ti denota potrebbe anche essere conseguente alla paura di un dolore che si è subito e che non è ancora guarito. E’ l’aggressività tipica, la tua, di chi, essendosi scottato gravemente, comincia a temere la presenza di quella causa ancora prima di esserti avvicinato.

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Sogni e confini

All’improvviso (non saprei dirti se nel sonno o nei momenti che lo precedono o lo finiscono) mi sono trovato davanti ad una giovane donna. Indossava una camicia bianca. Aperti i primi due bottoni. L’immagine, la vedevo solo a mezzo busto. I suoi capelli erano corti, biondi e ricciolini. I lineamenti del suo viso erano morbidi. Gli occhi (vividi) non blu ma più intensi dell’azzurro. Mi guardava non come si guarda un amico e non come si guarda un amante, ma, certo, come si guarda chi ci è motivo d’amore. Sentivo che ciò che la rendeva stupenda era esattamente quel motivo, anche se, proprio non saprei dirti perché lo trovasse mentre guardava me. Non chiedermi come si guarda chi ci è motivo d’amore. Vuoi perché quando guardo i miei, certamente non mi vedo (al più mi sento) vuoi perché non sono mai stato guardato così. Forse è per questo che lo sguardo di quella donna lo dico d’amore. Non perché lo so, ti ripeto, ma perché è quello, lo sguardo, che testimonia il raggiungimento della nostra suprema speranza: essere amati come si ama. Quella donna aveva un bambino in braccio. Lo avresti detto: tutto sua madre! Anche lui mi guardava con lo stesso incantamento. Sapevo (perché lo sentivo) di ricambiare lo stesso modo e lo stesso stato di intensità verso ambedue. Diversamente da altri sogni (li interpreto come messaggi di spiritualità) nei quali sento che non è tempo e/o non ho tempo per restare lì, di fronte a loro non me ne sarei mai andato ed il doverlo fare l’ho sentito come uno strappo nella zona del petto dove terminano le costole e che credo si chiami plesso solare. Come quello che ho sentito in quel sogno, nulla, se non un eguale sentimento, potrebbe reggere l’idea dell’amore (intensa comunione) che quella donna rappresentava presso di me. Era un’idea così elevata che potrebbe anche riuscire a confinarmi in un limbo d’impossibilità ad amare qualcosa di più terra – terra se non fosse perché, non in conflitto da affermazione di uno sull’altro ma in parallelo, vivo abbastanza serenamente sia il mio ideale che il mio reale: ciò che sono per quanto sento di ciò che so. Certo è, che da quella notte, mi è diventato più difficile credere di saper scrivere su l’amore.

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La Genesi della Parola

L’umanità che eleva i suoi principi al Principio può immaginare molto ma non può “vedere” altro: men che meno oltre. Nonostante questo, l’autore della Genesi rilevò la Parola con queste parole:

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Non so se è mai stato mai reso maggiormente comprensibile quell’enunciato, tuttavia ci provo: il Principio è presso il Verbo, e il Verbo presso il Principio, e il Verbo è il Principio perché, vita, è l’inscindibile unione tra il riconoscimento di sé fatto Verbo (IO SONO) e quanto  riconosce di essere: VITA (sino dal principio dello stesso Principio) fatta Parola.

ps. Giusto per evitare erronei intendiment: qui sto parlando di quanto scritto sulla Genesi, non di quanto penso sulla Genesi.

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Creazione o Evoluzione?

Lo stesore della Genesi racconta che Dio originò la madre di tutti i viventi con il concorso di una costola del nato dalla terra. Se esclusivamente creazionista quell’impasto, che centra l’osso che sarebbe servito a Dio per originare Eva? Penso invece, che lo stesore (e/o gli stesori) di quel racconto l’abbiano usato per farci capire che la vita al principio creata dal Principio evolse sè stessa in altra vita. Lo penso perché, essendo un Assoluto, il Principio può emanare solamente l’immagine di sé, e cioè, la vita che è. Comunque originati, né il nato dalla terra come neanche la madre dei viventi sono principi assoluti. Pur non assolute del Principio assoluto contengono il principio: la vita come principio assoluto.



Se la vita è un principio assoluto in ambo i principi e se il Primo principio (la vita) è anche nel Secondo (la vita) si può anche pensare che il Primo principio (la Vita del Principio) originò, per implicito senso, anche il Secondo: la vita principiata dal Primo. Mi chiedo: perché il Secondo senso (la vita originata) non rimase assoluta parte della vita originante? Mi rispondo, perché, vita, è lo stato di infiniti stati che si origina dalla corrispondenza di forza (spirito naturale) e di potenza (spirito culturale) fra tutti e in tutti i suoi stati, e che quella corrispondenza di forza e di potenza non può non evolversi in altre condizioni del suo stato. Poiché l’Evoluzione non esclude la Creazione (come l’opposto) che senso ha essere partigiani dell’una o di ipotesi in bandiere per bande trasformate?



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Mi gira per la testa

Mi gira per la testa una domanda da cento milioni. Se è certamente vero che i Movimenti in LGBT ecc. ci hanno reso collettivamente più forti, è anche vero che ci hanno reso singolarmente più deboli perché più esposti alla conoscenza dei contrari? Ulteriore domanda: perché mai un diritto può nascere alla vita solo se irrorato dal sangue di chi la chiede?

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Per i miei contestatori

Nei miei discorsi parlo dello Spirito e di spiriti. Dello Spirito, indico solamente i suoi principi. Ogni altro precedente scritto, lo considero una brutta copia. Li lascio nel Blog, perché testimoniano un percorso che per più volte e per anni, ho fatto mentalmente in ginocchio. Degli spiriti dico la sola esistenza. Di nessuno, infatti, ho mai detto l’identità con certezza. Non ci avrei scommesso una lira su quella che per amor di tesi mi è capitato di fare. Non vedo perché lo dovrei fare visto che nella medianità e nello spiritismo nulla è verificabile, quindi, nulla, nei suoi scopi e/o mete, è attendibile? Ricavarne motivi per essere e vivere non li rende verità. Come si raccomanda ai bambini di non accettare caramelle dagli sconosciuti, così non dovremmo accettarle da spiriti non conoscibili. Certo, i cosiddetti doni dello Spirito sono affascinanti, e per questo ci prendono la vita e non di meno la volontà. Il guaio è proprio questo: ci prendono. Chi lo fa? Per quali mete e/o motivi? Per le “dette”, o perché ve ne sono di tacitate? Alle domande si può rispondere per quello che crediamo vero, non, per quello che sappiamo vero! Ora, su quali basi intellettuali pretendete di capire chi vi è un perfetto sconosciuto, e che tale rimane visto che nei commenti mi dimostrate di aver capito solo quello che di voi e in voi avete capito? Poco e male a mio parere. Giusto per evitare futuri equivoci, ricordo che io sono io e che se assomiglio ad altro nome è solo perché avete nella mente quello che non è nella mia.

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L’ovile cattolico

Blair lascia l’ovile anglicano e si ricovera in quello cattolico. Chissà dove è andata a finire la stanza dove ci si dovrebbe rivolgere alla Santità in cui si crede! Questo, almeno secondo il Cristo evangelico. Dev’essere finita, talmente ultima, nella nostra casa, che non sappiamo neanche più dove l’abbiamo messa! La troviamo subito, invece, quando deve diventare una testimonianza non dissimile dalla pubblicità. Il priore di Bose afferma: tanti i laici che ritrovano la vera fede! Temperi le sue scoperte, il priore perché è anche vero che tanti credenti la perdono, anche se non sotto i mediatici riflettori! Comunque sia, buon per il Blair, se convinto della sua decisione spirituale. Non è mica questo che mi irrita! E’ la mano morta su ogni verità che mi irrita. Cosa cacchio significa, definire vera, la religione d’appartenenza, se non per implicito, definire false le altre! Della Verità, che cacchio ne sa il priore di Bose e quelli che la pensano come lui. La fede è un atto della speranza, non, della certezza! Che cacchio significa definire vera, quindi, una religione da casuale appartenenza se non istigare dissidi, pronunciare motivi di crociate, alimentare guerre! E questa sarebbe gente di pace? Ma facciano il piacere!!! Nelle scelte di fede, non sono contro nulla e nessuno! Se non altro, perché so di poter credere, come so di non poter sapere! Quindi, ad ognuno la sua strada! Invece, di che ti gioiscono questi scopritori di redenti?! Gioiscono del ritorno del Figliol prodigo, purché (se decide di farsi biondo) usi la tinta che si trova solo nel loro supermercato! Suvvia! Siamo ancora qui?!

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Droga: delizia e nequizia.

La sua affermazione (la droga è un anestetizzante) non mi giunge nuova: sarà perché l’ho pensato anch’io. Se fosse, in una malata perché errata ricerca di sè stessi, allora la droga è “medicina”. Se fosse, che senso ha rendere tossico – delinquenti quelli che pur dipendendone, lo sarebbero naturalmente ma non culturalmente se solo fosse socializzata? E’ se la droga anestetizzasse ogni dolore alla forza della vita: lo spirito? Se fosse, sarebbe la protezione massima, ma è da “mamma” o da “mammana”? Non so quanto sia vero che la droga sia mamma: certamente la droga procura un alveo psichico che alla mente dell’occupato da quella sostanza può evocare una maternale oasi. Se chi usa la droga lo fa per tornare all’oasi del suo principio, allora, intossicante è la droga o un fuori che motiva la ricerca a ritroso? Il proibizionismo con il quale ci curiamo degli avvelenati dai tossici che produciamo, che senso ha se proibire procura dei dolori che, nei casi che abbiamo fatto diventare più gravi, solo la droga può anestetizzare? Per liberare e liberarsi dalla droga perché non cominciamo col liberarci da precostituiti giudizi, dal momento che questi non fanno altro che inchiodare più pesantemente la condizione del drogato?

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Preti e sessualità etero_bonsai

Bisognerebbe innanzi tutto, capire che cos’è la “chiamata”, cosa si intende per sentirsi “chiamati”, e cosa rivela_nasconde la chiamata. All’epoca, l’avevo sentita anch’io. Ho sintetizzato il rifiuto dicendomi: Signore, non son degno. Perché mi sono reputato indegno? A mio avviso per due nascenti verità. In una già sentivo le pulsioni omosessuali. Nell’altra (sia pure molto confusamente) sentivo presente la paura del dopo collegio. Di quello che c’era fuori, infatti, non conoscevo assolutamente nulla! Se era la paura che mi aveva tentato con la chiamata come avrei potuto presentarmi con animo onesto? Devo anche dire che i preti del collegio non mi hanno mai chiesto se volevo entrare in seminario. Forse perché avevano intuito la mia omosessualità. Andando giù di piatto, però, si può anche dire che non me l’abbiano chiesto perché (a parte il prete che mi amò o mi usò che sia) di non gradito tipo. Da avviare al seminario si promuovono angeli del tipo che non ero: eccezione a parte. Nella motivazione della chiamata non si può trascurare neanche l’ipotesi di una sistemazione all’interno di schemi da esistenziale sussistenza. In questa ipotesi, il chiamato/a si avvia al seminario come in altre occasioni e/o casi e/o indole, un giovane o una giovane si avvia alla carriera militare. Che ne sarebbe stata della mia sessualità se avessi risposto alla chiamata? Come per quella etero avrei dovuto reprimerla, ovviamente, ma sarebbe bastato questo, per fermarla? Se me l’avessero resa bonsai, e tale fossi riuscito a mantenerla. forse, ma molto molto forse visti i dimostrati fallimenti.

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Di Dio non considero

Di Dio non considero quanto gli si mette in bocca. Se prenderò il Covid, quindi, non sarà perché non sono andato a messa. Un blogger m’ha rivelato che con imbecille si intende “microbo bisognoso di aiuto”. Per questo significato vedo piena di imbecilli la politica sociale di chi (per fazioso contrasto con il Governo) taglia il ramo dove é seduto. Pur da seduta sullo stesso ramo, la stessa Chiesa parla di negazione del culto, quando il vero soggetto è la negazione degli assembramenti comunque motivati. Penso, invece che (a chiese già meno frequentate) il vero motivo sia la paura che gli italiani possano perdere l’abitudine “religiosa” che sinora occupa (o meglio, occupava) almeno un oretta della domenica mattina. L’aperitivo mica si può prendere alle nove, vero! Per fortuna Francesco ha messo a posto le voci bisognose! L’ha potuto, sia perché gesuita (e quindi, capace di maggior vista) sia perché non appartenente al sistema clericale pur appartenendo al pensiero evangelico. La chiesa è un’idra dalle molte teste. Francesco potrà anche trasferire le contrarie ma non le può decapitare nel senso di obbligarle al silenzio! Ne farebbe i martiri del loro bisogno. Tornando alla Bibbia. nel libro si racconta che i popoli dell’epoca raggiunsero tali vette di potere e di vanità, da farli crollare sotto il peso di quelle vette e di quelle vanità. Come sempre succede nei casi di maggior disastro, i religiosi (quelli pieni di vanità quando non di voglia di potere) addebitano quel genere di crolli alla giustizia di Dio. Ben diversamente, inconsapevoli artefici del crollo sono state (prese da deliri di potenza e di conoscenza) le stesse vittime. Tolti alla storia biblica tutti i fantasiosi orpelli di ordine fideistico, cosa distingue quel crollo da quello che stiamo subendo nell’odierna Babele di voci e di fatti? A mio vedere, solamente l’edile modernità della Torre.

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I miei discorsi sullo Spirito

E’ ben vero che puoi anche non capire i miei discorsi sullo Spirito perché a livello culturale sono uno sciagurato, ma, può anche essere perché, per comprenderli, è necessario vuotare la mente da quanto la chiude. Propendo per questa ipotesi perché ho cominciato a scrivere (e, solo in seguito a capire) dopo che la Vita aveva pressoché vuotato la mia. Per quanto mi frulli un’idea per la testa (anche se non escludo nessuna possibilità alla Vita, comunque preferisco non parlartene perché mi pare un po’ esaltatina) non conosco le vere ragioni della mia disponibilità verso di te. Al momento, so solo che lo sento e, dunque, lo devo. Non è detto, però, che mi siano del tutto sconosciuti i motivi della mia disponibilità verso la Vita. Con la Natura e la Cultura, lo Spirito è la terza persona della Trinità. I miei discorsi su questa vita potrebbero contribuire a renderla evidente tanto quanto lo sono le altre due. E’ ben vero che questa ipotesi potrebbe solamente fare parte delle attese spirituali di una mente in delirio tanto nulla le conferma. E’ altresì vero, però, che nulla smentisce questo miraggio se non, sullo Spirito, le odierne ”opinioni e congetture” che riempiono la vita di ora: l’attuale tazza. Si capiranno i miei discorsi quando la Vita avrà vuotato anche le tazze che al momento sono piene d’altro? Non sono in grado di confermarlo e ne di smentirlo, ma, se per vuotare le tazze che non sappiamo o non vogliamo vuotare da noi, la Vita, userà la “terapia dolore” come a suo tempo ha fatto con me, già da oggi non può non preoccuparmi (e, dovrebbe preoccupare) l’avvento del dolore che potrebbe rivelarsi necessario.

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Anticristo chi?

Il Cristo evangelico insegnò la nuova figura di Dio: il Padre. Prima di Cristo era il Padrone che ancora è rimasto per gli amanti della religione (cattolica, variata, o comunque avariata) quando si manifesta con gli stessi intenti: espliciti o impliciti che sia. Si possono dire anticristiani, dunque, tutti i possessori di quella padroneggiante e divisoria tentazione. Anche dello stesso Saulo, lo si può dire anticristo. Lo è, tanto quanto, impadronendosi dell’identità Cristo (mai conosciuto) sovrappose la sua. Ne consegue, ovviamente, che non è anticristo perché non è contro la sua idea di Cristo.

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Cari uomini e caro te

La Donna, cari uomini, è la “costola” che accoglie la vostra vitalità e ne fa una ragione di vita ma, mentre la vostra vitalità le giunge per la ragione de qualche scorlon, (quando non, per qualche illusion e poi, generalmente, finire lì) la ragione della donna porta avanti la vostra vita, per mesi prima, e per la vita dopo. Nell’ovvia differenza, non può non risultare che la Donna è un animale più complesso dell’animale uomo. Come, complessivamente, amare la donna, oltre ai sempre più calanti quattro scossoni nella vostre parti basse? In un suo post, R. ha elencato una serie di modi. Non avendo al sua cultura sarò più sintetico: la Donna va amata come amate voi stessi! Non vi amate abbastanza, tanto da saper amare abbastanza? Allora andate a Figa! Male non fa! Sono certo che vi state dicendo: ma come si permette sto’ Finocchio di mettere lingua in argomenti che non lo riguardano?! Cari uomini, quando la smetterete di sindacare sul dove l’Omosessualità mette il suo sedere, io la smetterò di sindacare sul dove (ma, soprattutto sul come) voi mettete il vostro potere!

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Cardini e Cardinali

Con un condomino non particolarmente brillante oggi ho parlato della minaccia a don Bagnasco. Diceva, il condomino: pensa, Vitaliano, stì schifosi, i ga mandà na’ pallottola al cardinale! Mentre parlava, vedevo uscire la C di cardinale, sempre più grande da quella bocca. La grandezza della C diceva il genere di sudditanza al titolo di Cardinale di quell’uomo. Non da oggi, più è grande un titolo, più orgogliosi i servi! A dirla fra di noi, mi era venuta la tentazione di domandargli se sapeva cosa significava Cardinale, ma non ho osato: far fare la figura del fesso a chi ti paga lo stipendio: quasi mai è buona politica.

Cardinale deriva da cardine: base, sostegno, fondamento, per lo più di una concezione o di un organismo di notevole importanza. [ Devoto – Oli ]


Nelle porte, vi è un cardine in alto ed uno in basso. Simbolicamente parlando, di un Cardinale, quindi, lo si può dire, fondamento di due ragioni: quelle del cielo e quelle della terra. Quale la Ragione fra Cielo e Terra? I cardini sostengono l’uscio. Sempre simbolicamente parlando, possiamo dire che sostengono la porta (chiamiamola verità) che apre o chiude il passaggio fra i due Regni. Una porta si può aprire per spinta, o usando la maniglia. Possiamo dire, pertanto, che anche la porta della Verità si può aprire allo stesso modo: per spinta, o per impugnatura. Vedo l’apertura per spinta, come una forzatura della porta, (e, quindi, della Verità) sia che la si spinga posando la mano in alto, (cioè, a favore del Cielo) come posandola in basso, cioè, a favore della Terra. Lo vedo, perché spingendola in alto si forza il cardine in basso. Lo vedo, perché spingendola in basso, si forza il cardine in alto. Allora, dove è più giusto posare la mano sulla porta fra i due Regni? Direi, dove i Cardinali non manomettono i cardini.

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Cara Platinette

Una vita non vissuta in tutte le sue parti, è come uno stomaco con delle anse da riempire, o con quello che vivrà, o con quello che gli sostituisce quello che non sa, o non può, o non vuole vivere. Vedo che sei giunto al punto da ammalarti perché hai delegato al frigo il compito di angelo consolatore. Nelle stesse condizioni (sia pure non così pesanti) un mio amico percorreva le ore della notte (affacciato alla finestra che dava sulla strada) in compagnia di vasetti di cipolline. Cercare in frigo di che riempire quelle ansie non è una buona idea: lo stai constatando. Stai anche constatando (ma forse non ancora del tutto) che non è una buona idea neanche quella di riempirle con protesi di due prevalenti generi: quelli che reggono quello che intellettualmente sei, e quelli che reggono quello che di te sopporti e vivi sia nella parte di burattinaio a tuo favore, che in quella di burattino: sempre a tuo favore. Quando ti renderai conto che nel tuo teatro la parte del capo comico non comprende quella del burattino, aprirai il frigo solo a ragion sentita.

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Quale chiamata campa sotto la tonaca?

Non vi è carisma sessuale che abbia la stessa forza della “chiamata”. Neanche la stessa impronta “caratteriale”, e neanche lo stesso periodo biologico e culturale di rivelazione e riconoscimento. In una sessualità primitiva (primitiva nel senso che è il piacere a formare il sapere) il fatto non avrebbe alcuna importanza. Non pochi guai, ci sono, invece, in una sessualità non primitiva, cioè, in una sessualità in cui è il sapere che forma il piacere. Il sapere forma il piacere quando la sessualità è anche una questione sociale. In quanto questione sociale, la primitiva sessualità è formata e gestita da regole ed informazioni consce, e da regole ed informazioni non consce. Sono normali le regole e le informazioni che conformano il Soggetto sociale. Non sempre e/o comunque sono non – normali, le regole e le informazione che nel Soggetto sociale conformano la data individualità. Solo nei casi di una sofferenza mentale costituita vi è separazione di vita fra quanto è del Soggetto sociale e quanto è della sua Individualità. Non per questo non vi è sofferenza mano a mano un crescente sviluppa la conoscenza della sua identità. Già, ma, quale identità? Non ho mai creduto alla cosiddetta “chiamata” verso il sacerdozio, anche se sono disposto a crederci, quando, chi la sente, e di costituita e serena umanità. Non sono disposto a crederci, alla chiamata sacerdotale, tanto più, quando lo sviluppo dell’identità è ancora giovane, tanto più, quando, di fronte all’Infinito, il cuore, ancora “si spaura”. Credo, piuttosto, nella chiamata della vita. Quella che avviene nella personale che sta cominciando a rendersi conto, che al di fuori del suo mondo, vi è da affrontare il Mondo. Voce stupenda, quella della vita. Non altrettanto, o non sempre, quella del Mondo. Nella prima chiamata, l’Io canta sé stesso. Nella seconda, non sempre lo può, quell’Io. C’è chi è, e/o si sente compiuto al punto da saper unire la sua voce a quella del Mondo. C’è chi non si sente e/o teme di non sentirsi pronto a far parte del coro. Ma pronta o non pronta che sia una data individualità, la vita del mondo chiama lo stesso. Che fare? Per i non pronti, coscienti o non coscienti che sia, (e/o per quelli che temono di non esserlo) due le ipotesi di cura per le sofferenze da titubanza verso i richiami della vita: o edificarsi un mondo, o entrare in un altro mondo. La vita non accetta silenzi: al più, attende.

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Mia cara

La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Dalle parole, quindi, si ricava l’identità emozionale di un dato momento di vita: quello che racconti. Domanda: come senti quel momento? “Molto vivo, però, dibattuto fra tante parole.” Domanda: piluccando fra tanti piatti (fra tante emozioni) comunque puoi dire d’aver fatto un pasto completo? Se no, scegli una parola e cibati di quella.

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Vi sarà un Oltre?

Doverosa premessa: quanto sostengo è basato, direi ovviamente, solo su quanto credo, non, su quanto conosco. Queste “visioni”, pertanto, derivano dalla speranza, non, dalla certezza. Vi corrisponda ognuno per quanto crede.

In ragione di infiniti stati di coscienza, vita, è stato di infiniti stati di vita. La vita è si originata dalla corrispondenza di forza e di potenza fra tutti e in tutti i suoi stati. Al principio dello stesso Principio


Natura

neotriangolo

Cultura                                                                 Spirito


La vita è infinita come principio ma come è ampiamente noto, per Natura e per Cultura a termine nel nostro principio. Non lo sarà, però, per la forza e la potenza che conosciamo come Spirito. In ragione dello stato del nostro spirito, la nostra forza e la nostra potenza si collocherà, prossima o non prossima, al principio: lo Spirito. Lo Spirito è forza e potenza della vita sino dal principio e dello stesso principio. Se così è della vita in Basso così non può non essere della vita in Alto. Per Alto intendo l’immagine della Vita. Per Basso intendo l’immagine a quella somigliante: la nostra. Della morte, quindi, si può dire che è il necessario ricongiungimento della nostra vita con la Vita: il Tutto dal principio. Senza la precedente Natura e senza la precedente Cultura il nostro spirito tornerà ad essere la tabula rasa che è stato alla nostra nascita. Come è stato alla nostra nascita, alla rinascita non per questo resterà tale. Non resterà tale perché, come Cultura rinascerà secondo il corpo corrispondente a quanto hanno dato forma i contenuti derivati dalle precedenti azioni di forza e di potenza. Non resterà tale perché, come Natura, rinascerà secondo il corpo corrispondente a quanto hanno dato forma i contenuti derivati dalle azioni di forza e di potenza. Perché sostengo la rinascita del nostro spirito? Lo sostengo perché la vita, essendo stato di infiniti stati di vita in infinita corrispondenza di stati, almeno secondo logica, non può ammettere divisione fra stato e stato: la vita non concepisce il Nulla fra i suoi principi. Il nulla vi è invece quando, a causa del dolore e/o dell’errore subiamo separazione fra stato e stato. Il nulla nel nostro stato, però, tanto si forma e tanto si annulla. Si forma e si annulla in ragione delle riparazione che si attua per mezzo della conversione dei principi che l’hanno attuato: dal dolore al bene, dall’errore al vero, dall’ingiusto al giusto. La conversione avviene discernendo sui nostri vissuti. Comparando i nostri vissuti con il Vissuto che è della Vita raggiungiamo (sempre in ragione dello stato della rinnovata coscienza) la verità che è nel Vero.

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Edipo d’Arabia

Della nostra Omosessualità si dice che sia prevalentemente provocata dall’assenza del padre e/o da una madre castrante, e/o per l’insieme di emozioni direttamente e/o indirettamente assorbite dal Crescente. Succede analoga cosa anche nel Crescente arabo? Il padre dei “miei” arabi è generalmente preso dal compito di essere sovrano. Un sovrano può essere giusto ma non affettivo verso i sudditi, dove l’affettività rischia di essere intesa come una femminilizzazione dell’autorità virile. Nei miei arabi, così, l’affettività che può dare il padre solo diventando meno sovrano, viene data da figure putative: il nonno e/o lo zio e/o una amicale figura adulta. Ammessa l’ipotesi, quale figura fra le putative deve uccidere Edito in Arabia per diventare grande? Dove non può con il padre non resta che le putative. Lo può senza colpa con le putative perché, non essendo regali (principio di principi) i principi che in quelli supera con l’uccisione dei loro simboli non minano il regno del padre che gli viene dalla sociale e, per elevazione di concetti, dalla divina. L’omicidio per interposta persona può contribuire alla formazione della sessualità interposta, con ciò intendendo dire di una sessualità da interposta virilità per interposto superamento? Negli amati arabi, in quasi tutti i casi ho constatato la presenza di una eterosessualità che si specchiava in quella a fronte; e se era omosessualità quella a fronte, omosessualità diventava quella a fronte. Viste e concesse le ipotesi sulla sessualità del crescente arabo si può dire che è naturalmente fluida. Devo il pensiero a un occasionale amante. Mi disse: dove mi tira, vado! Quella conversione emozionale, però, è a termine! Non appena raggiunto la fine del godimento e collegati interessi tornano quello che sono per quello che sanno e/o dicono di sapere. Questo genere di ritorno è vissuto anche da l’Edipo delle nostre parti, ovviamente. Ciò mi fa pensare che prima della sessualità, è fluida la vita, non perché di liberata sessualità ma perché liberata da improprie etichette.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Parlando della Pedagogia

Dopo aver parlato della Pedagogia con conoscenti mi venne l’impulso di puntare la penna su un foglio. La penna tracciò le immagini di due ”bestie“: la più piccola stava sopra la più grande. La più piccola aveva la lingua in fuori a mo’ di sberleffo. Ne trassi due conclusioni: o mi sbeffeggiava perché indispettita dal fatto che avendo detto del giusto avevo ”fregato” gli influssi del male (o dell’errore) di cui era immagine, oppure mi faceva capire di avermela fatta, cioè, di avermi fatto dire ciò che voleva quello spirito, non quello che voleva il mio: il che è come dire che aveva fregato me. Mi viene alla mente anche una terza considerazione. Dal momento che quello spirito sa, che non so quali delle due ipotesi sia vera, lo scopo della comunicazione non è stato quello di dare la sua spiegazione (ci crederei con molta riserva) ma è stato quello di seminare dubbi; il che, è come dire che con una minima spesa ha tentato di avere il massimo guadagno. Per quanto riguarda me gli è andata buca, e per quanto riguarda gli altri (dando le spiegazioni che sto dando a lei) credo di avere vanificato il tentativo: prova ne sia il fatto, che nonostante avessi puntato ancora la penna, non c’è più stata nessuna comunicazione. Lo so che si può dubitare di chi dice di avere questo tipo di possibilità (la corrispondenza con gli spiriti) ma siccome non intendo fare nessun tipo di mercato, ne porvi la mia affermazione personale, che mi si creda o no, per quanto mi riguarda è irrilevante.

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Qualcosa mi strozza

Nel tuo commento c’è un qualcosa che mi strozza: un boccone di pensieri troppo grosso per la mente. Ad occhio, a naso e ad orecchio, direi che sia pure da un legittimo pensiero stai traendo un eccesso di conclusioni. Se, come credo, è anticristo ogni sovrano potere sulla vita, e se è nell’homo economicus che trovi quel potere, allora, direi che Bill Gates è più anticristo di Berlusconi. Fra i due, non saprei proprio dirti se l’istituzione ecclesiastica lo sia di più o di meno. L’informatizzazione del pensiero umano è come il nucleare. Si può usarlo per scopi pacifici o per scopi guerrafondai. La scelta però, non è del nucleare: è di chi lo gestisce. Così, come non si può accusare un Fermi di aver sganciato la Bomba, alla stregua direi che non si può accusare il Gates dell’informatizzazione con i sensi negativi che gli dai. Certamente è anticristiano non vedere gli esseri umani come esseri umani. Questo, però, se da un lato può essere motivato da voglia di potere, dall’altro può essere motivato dall’economica distanza che il Gates ha nei confronti della restante umanità. Certamente non c’è l’ha (penso) nei confronti dell’umanità dei suoi simili in ricchezza Al che, potremmo concludere che vi è classe e classe di umanità. Le classi sono anticristiane? Già Cristo distingueva ed accettava l’esistenza della “classe“ Cesare e della classe Padre. Tanto che invitava a dare ad ognuno ciò che competeva. Il punto, allora, è come con il nucleare, cioè, quale, l’uso? Dall’uso, il giudizio.

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Gli usi della carne

“… che solo il pensiero cristiano che Dio possa farsi uomo (erede del politeismo greco) pone le premesse perché l’uomo agisca nella natura come un Dio. “

Distinguerei la rivelazione “Dio si è fatto carne” (in Cristo come nei poveri cristi) con l’uso che la carne fa di Dio. Con gli esempi degli uccelli e dei gigli, Cristo ci dice la provvidenza del Padre, ma la Sua visione del Padre è onnicomprensiva e che pertanto, nessuna parte é separata dal Tutto. Secondo un pensiero universalizzante è certamente vero. Secondo quello egoistico – egocentrico, invece, no. Nell’Islam della “sottomissione assoluta” vedo circolare ancora dello spirito biblico: quello obbligante che è di ogni padre – padrone. In quello dell’abbandono, invece, vedo circolare ben altro Soffio: quello di chi si abbandona nel Padre per libera convinzione. Azzarderei un altro parallelo: vedo l’Islam odierno come ancora vedo l’odierno Cattolicesimo: strutturata e piramidale Parola. Vedo l’Islam dei profeti Sufi, invece, come vedo il “cattolicesimo” di Cristo: parola che attua le parole secondo principi comuni da porre in comune.

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In amore

In amore, la speranza è inattendibile sirena.

L’ultimo desiderato della serie ha rotto le palle e questa mattina gli ho dato il Tfr. Sapevo già che sarebbe finita così ma la speranza e la sirena che seduce continuamente i senza tappo per “l’orecchio”. Le ha rotte, per l’impossibilità, (è talmente tipica da farmi pensare che sia culturalmente congenita) di calibrare ciò che sa con ciò che viene a sapere. Ho rilevato la stessa situazione in tutti gli arabi che ho conosciuto: vuoi biblicamente, vuoi per rapporti di lavoro. Generalizzare è sempre erroneo, si dice, ma, cazzo, possibile che fra tante mosche nere, nessuna bianca? Nel pomeriggio di sabato, avevo conosciuto un altro nordafricano: algerino. E’ fissato sulle Grandi Domande. Gli dico l’inutilità di farlo. Gli dico che se Islam è abbandono nella volontà del Padre, è il Padre che deve rispondere a quelle domande, e che tentar di rispondere in Sua vece, oltre che sterile, è antislamico. Mi da ragione, ma… Entriamo, poi, in dettagli personali. Gli faccio riconoscere la necessità di dire almeno a sé stessi ciò che muove la sua presenza in quel parcheggio: notorio luogo di spaccio di un certo… vizietto. Mi dice che ama la donna sino ad un certo punto ma che è con l’uomo che si diverte. Giunge al punto da segnalarmi la sua eccitazione. Noto, non colgo, saluto, e mi avvio per lasciarlo. Non dico che s’incazza ma quasi. A parole sei bravo a svegliare, mi dice, ma poi lasci lì! Ed è a questo che intendevo arrivare. Noi li risvegliamo, ma poi li lasciamo lì! O, perlomeno, non li prendiamo in carico, quanto basta per collocarli in un nuovo, lì! Lasciati così, fra lì e lì, che altro possono fare se non tornar a rinserrarsi nelle loro fortezze?

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Nella vita del Tutto

Gli spiriti sono vita che è stata su questo piano della vita. In ragione della corrispondenza fra stati in tutti e fra tutti gli stati, ci sono spiriti prossimi o non prossimi allo Spirito: potenza al principio e dello stesso Principio. Ci sono spiriti elevati tanto quanto Gli sono prossimi. Perché contrari e/o non pienamente coscienti del Principio, ci sono spiriti bassi tanto quanto non Gli sono prossimi. La potenza dei prossimi o non prossimi allo Spirito corrisponde allo stato del loro stato di vita. Dove non comunichiamo per mezzo di parole si può comunicare per mezzo di emozioni, vuoi fra vivente e vivente, vuoi, per inverificabili motivi, fra il nostro spirito e lo spirito di uno spirito. Ciò è maggiormente possibile, tanto quanto una coscienza è aperta al Tutto che è la vita: corrispondenza di stati fra il bene e il Bene, fra il vero e il Vero, fra il giusto e il Giusto. Tanto quanto una vita è avversa a quei principi, e tanto quanto (nel Tutto che è la vita) il suo spirito comunicherà avverse emozioni, pertanto, di spiriti dolenti se sono nell’errore che porta al dolore; di spiriti falsi se nel falso verso il vero e il Vero; di spiriti ingiusti se verso lo spirito e lo Spirito sono ingiusti. Vita, però, è stato di infiniti stati di vita, così, anche le emozioni a favore come le contrarie. Cosa ci dice, allora, da quale spirito sono influite le nostre azioni? Lo capiamo, dalla forza prevalente che agisce le nostre. E’ una forza solamente nostra? Per come la vedo, no. La corrispondenza di stati che origina la vita non ammette separazione fra luogo e luogo, ed è, quindi, un Tutto che influisce il tutto che è ogni vivenza. Solo il nostro stato di coscienza sul Tutto ci separa dal Tutto ma questo non ci separa dalla Vita. Ammessa o non ammessa che sia l’ipotesi, degli influssi sul nostro spirito non possiamo escludere  alcuna provenienza.

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Senza naufragare  

In altri discorsi sostengo che c’è la Chiesa dell’Amore, e c’è la chiesa del Potere. Tu non abiti sopra il fico da dove è sceso un certo gabelliere, vero? Parto dal presupposto, quindi, che per quanto sai e puoi conosci questa realtà almeno quanto me. Per questa conoscenza, sai che la chiesa del potere ha fatto strame di infinita vita e di infinite verità. Questo non è un mio giudizio: è il giudizio della storia. Per quanto mi riguarda, allora, io non credo nella chiesa che si è fatta potere di vita sulla Vita. Credo, invece, nella vita come universale casa di quanti amano, rispettano, e la perpetuano secondo una ragione, amante anche se completamente scollegata da ogni fideistica visione del Padre. Da questo universale punto di vista posso vedere che tutto è storia e storie, ma senza naufragare.

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“La stanza del Vescovo”

“Atmosfere rarefatte nelle stanze del vescovo di Bologna, dove a dirla col precedente papa, manca solo un Raffaello per essere in Vaticano. Solo qualche matita fuori uso nel cassetto della sua scrivania, e, fatalità delle fatalità, in tempi di Dico, la lettera di una donna abbandonata da un giorno all’altro dopo nove anni di convivenza. “

Tribolato dalla pena per quella donna (immagino) il vescovo dice al Giornalista: eccole, le coppie di fatto! Secondo me, guarda la paglia per non vedere la trave statistica, secondo la quale i matrimoni regolarizzati dalla Chiesa durano meno delle cambiali firmate per pagare la camera da letto! Disgustato dal vescovo, interrompo la lettura dell’articolo. Prima di passare oltre, però, mi cade l’occhio su questa interessante affermazione: “del resto, la chiesa fa politica nella democrazia, ma non è una democrazia. Il tutto, “per mandato dell’Altissimo”. Ben strano mandatario un Altissimo che manda il Figlio a dorso di mulo e i vicari a dorso di potere! Fortunata la fede che sa distinguere la psichiatria dalla teologia.

Considerazioni su l’articolo di Michele Smargiassi ne la Repubblica 11/2/2007

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La perla del pirla

Secondo il mio intendere la vita, tutti siamo suoi alunni. Agli esami di questa scuola sono stato bocciato e/o ripetente, per anni. Mi par di cavarmela, adesso, ma, solo da ieri. Sarebbe questo, il bell’esempio di intelligenza da complimentare? E’ ben vero che la mia generale deficienza è stata la scoria che ha permesso la formazione della perla (il pensiero “per Damasco”) ma se possiamo dire anche bella la perla non vedo come si possa dire bella l’ostrica! Al più, possiamo dire che l’ostrica è la bestia della bella, ma, questa è la necessaria funzione dell’ostrica, mica un’eroica virtù! La morale della storia, quindi, é da cercarsi nelle perle, non, nei gusci.

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