Sessualità e norma

Alle domande che hanno accompagnato il mio crescere (e molte volte assillato) una decina di anni fa ho risposto così: la vita della Cultura sessuale, deforma, se fissa ciò che forma, la vita della Natura sessuale. Per quello che sente, secondo ciò che sa in ciò che è, è maschile il principio che determina ciò che deve o non deve essere naturalmente, culturalmente e spiritualmente proiettato della vita propria o altra. Per quello che sente, secondo ciò che sa in ciò che è, è femminile il principio che determina ciò che deve o non deve essere accolto (naturalmente quanto culturalmente e spiritualmente) della vita propria e altra.In ciò che è Uomo ed in ciò che è Donna, – vita – è stato di infinite corrispondenze fra gli stati maschili della determinazione e i femminili dell’accoglienza. L’Uomo, dunque, è maschile secondo quanto la sua determinazione proietta (sia essa vita naturale, culturale quanto spirituale) ed è femminile secondo quanto culturalmente e spiritualmente accoglie di ciò che ha determinato. La Donna è femminile secondo quanto accoglie la vita naturale, culturale e spirituale, ed è maschile secondo quanta vita proietta la sua determinante accoglienza. Se è ben vero che la sessualità si può nominare per generi, è anche vero che nell’essere “vita” vi è il genere universale che contiene ogni particolare. Data l’universalità del genere “vita”, generare vita secondo la Cultura dell’individuale Natura è il principio di vita, del genere della sessualità naturale, culturale e spirituale di ogni vita della vita. Secondo questo principio, ogni genere di Natura sessuale che persegua la Cultura dell’universale genere della vita, è normale a sé stessa, ed normale al Principio della vita: la vita. Dati questi principi, ogni Natura che fissi (e/o venga fissata) in un nome particolare, condiziona (o si condiziona) la sua evoluzione. Condizionando una vita di nome particolare, anche fosse allo scopo di tutelare la manifestazione di quel dato particolare, comunque si sosta quell’essere presso quel nome. Sostandolo, nel contempo si arresta ciò che si vuole e si deve evolvere. Da ciò, non può non conseguire che la Cultura “Gay” della realtà culturale umana di una data tendenza sessuale (lo specifico vale per tutti i generi sessuali) è sostanzialmente e formalmente inficiata dalla negazione che si procura alla universale Cultura della persona, quando la si contiene nei dettami detti da una “normalizzazione” che esprime la sua regola esistenziale sulle basi di un genere sessuale, culturalmente convenzionale se aderente a precostituiti principi.

a Franco G.

Norma e normalità

Con il “Principato e Religione” non me ne voglia neanche la Donna se ho usato un’immagine maschile nell’Indice iniziale di una passata edizione del sito. Non volevo assolutamente far intendere che dal mio principio maschile (la Determinazione) sia escluso quello femminile: l’Accoglienza. L’elemento femminile nell’Uomo, infatti, è dato dalla capacità di accogliere, mentalmente e spiritualmente, vuoi ciò che ha determinato la sua vita, vuoi ciò che dell’altra vita (o la vita nel suo complesso) gli determina di accogliere. Per l’alterno ma complementare principio, l’elemento maschile nella Donna è dato dalla capacità di determinare ciò che culturalmente e spiritualmente è da accogliere, vuoi per interessi della sua vita, vuoi per interessi di altra vita, vuoi per interessi della vita nel suo complesso. La vita, però, è stato di infiniti stati di vita, quindi, la Figura maschile e/o Femminile, ha infiniti stati di determinante o di accogliente volontà di vita. Gli infiniti stati di determinazione ed accoglienza, femminili nel maschile e maschili nel femminile, compongono infiniti stati del carattere maschile e/o femminile dell’Uomo e della Donna. Nella Figura maschile o femminile, il prevalere di un dato carattere, (il determinante o l’accogliente) forma la prevalente l’identità sessuale. Sia essa Eterosessuale, o Omosessuale, o altre non prevalenti a livello numerico e/o sociale.

Al punto:

* se, vita, è lo stato di infiniti stati di vita;

* se il principio della vita è il Bene;

* se le due condizioni sono l’origine della forza sessuale sentita dal prevalente stato di vitalità e di vita;

* se, la norma non può essere data dal carattere sessuale, (in quanto, al principio, vi fu vita in quanto Bene e non un suo orientamento sessuale) non si può non trarne che una conseguente logica, e cioè, indipendentemente da ciò che si è e si ama, si è normali operando vita dando del bene, e si è anormali operando contro la vita non dando del bene. Il punto dolente della sessualità giudicata socialmente e/o culturalmente, e/o religiosamente non normale, quindi, non è dell’Essere (di per sé, Bene) ma il suo Fare. Per quanto sostengo, oltre ai Normalizzatori e la Donna, non me ne voglia neanche chi pratica il dolore, l’errore, e l’altrui “fatica di vivere”, allo scopo di ricavarne bandiere politiche, crociate morali, o egocentriche missioni religiose.

Omovecchiaia

Al Circolo Pink di Verona

Siamo spiritualmente deboli in due momenti della vita Gay: nella giovinezza e nella vecchiaia. Tanto o poco, non manca l’aiuto nella giovinezza. Quale aiuto, invece, nella vecchiaia? Direi nessuno. O meglio, c’è, ma, secondo standard culturali, marginalmente corrispondenti alla vita dell’omosessuale anziano. Precisando meglio, sono corrispondenti, quegli standard culturali, solo per le esigenze inerenti la cura medica e la domiciliarità. La vita anziana, però, non è solo pastiglie e pannoloni! Vita, è anche racconto di storia personale e di epoca; è anche condivisione d’esperienza. E’, inoltre, anche possibilità di poter parlare liberamente, come simile fra simili; è anche possibilità, di poter ancora sorridere come simile fra simili! Nella normale assistenza e nei normali ambiti, con chi ricordare e sorridere delle storie che è stato quell’Omosessuale, senza con questo esser compatito, o magari, ancora osteggiato, (quando non rifiutato) come magari lo è stato in giovinezza e/o nell’età adulta? Per il timore di quel rifiuto, l’anziano Omosessuale si costringe, così, (o lo si costringe) a dover recitare, (ancora?!) ciò che gli impone un ricovero diverso perché culturalmente estraneo. Il che, è come dire che si costringe, (o lo si costringe) a negare la sua umanità anche per il solo fatto di veder visti, come sessuali, dei meri desideri di affettività. Negare (o far si che si neghi) anche quegli ultimi fiori, è forzarlo all’interno di un’agonia cosciente; è seppellirlo culturalmente e spiritualmente, ancor prima che muoia naturalmente. Sollevo, quindi, il problema, e propongo a questa Associazione, di ideare un’assistenza domiciliare, e/o una casa alloggio, attuata da operatori sessualmente omogenei. Il problema che sollevo, riguarda anche l’Omosessualità femminile, ovviamente!

Governo di popolo

La democrazia è la coesione sociale, dici? Non mi dispiace, quest’affermazione, pure, mi lascia perplesso. Abbiamo visto che la democrazia attuata, in effetti è volontà di una maggioranza su di una minoranza. Ne consegue, che la democrazia è veramente tale se la minoranza accetta di essere socialmente coesa con la maggioranza. Se fosse veramente così avremmo così tanti divisivi partiti? A me pare, invece, che la democrazia che attuiamo sia la democratica dittatura della maggioranza sulla minoranza. Non diventa assoluta, ovviamente, sino a quando la libertà d’opinione ed il conseguente agire politico non viene privato della possibilità d’esprimersi; e ciò, appunto, avviene in regime di libertà. Libertà, è il “contenitore” (vedilo come forma di una disciplinata morale individuale e sociale) che contiene (anche nel senso che limita) l’azione individuale e l’azione sociale: ambedue, infatti, devono avere corrispondenti fini. Tutto molto bello ma anche molto ideale. Scendendo dal fico, allora, direi che il concetto di libertà è come la Donna: mobile. Cosa ferma la mobilità della libertà nell’essere? Direi quello che ferma, presso l’uomo, la mobilità della Donna, (come l’opposto) cioè, una corrispondenza di fini supportati da comuni progetti, regole, e sentimenti di vita.

Complici un paio di 45°

Complici un paio di 45°, ieri sera Patty ha affermato: omosessuali si nasce. In seguito a non poche riflessioni, affermo, invece: lo si diventa. Ulteriormente ti dico, che ogni sessualità lo diventa. Lo diventa in modo culturale, tanto quanto siamo coscienti di sapere circa il nostro piacere. Lo diventa in modo naturale, tanto quanto non siamo coscienti di sapere circa il nostro sentire. Seguimi sino al nostro primo momento di vita e di vitalità. Il quel momento, noi, espresse conseguenze di volontà genitoriali, siamo Natura che attua il perseguimento ed il mantenimento del proprio stato: punto! In quel dato momento di vita, quindi, non vi è nessuna predeterminazione culturale circa la sessualità dell’uomo o della donna che diventerà quell’iniziale Natura. A quel livello, pertanto, non si nasce già etero o omo, al più, inizia a nascere il piacere di un vivere che, nel proseguo delle infinite informazioni di bene, metabolizzate da quel corpo, gli farà prendere la strada sessuale che vivrà sano se volente o malato se nolente. Nel decidere di vivere le informazioni acquisite attraverso il piacere della genialità, mano a mano si vorrà anche attuarle. Attuare un bisogno, implica la culturizzazione di quel bisogno. Nella volontà di culturizzare quel bisogno, direi inevitabilmente, diventeremo ciò che abbiamo culturizzato. In ragione del raggiungimento di quel proposito, quindi, assumeremo l’identità sessuale che, di prevalenza, risulterà dalla somma dei bisogni sperimentati: solo i coglioni crescono comunque! Chi vuole il raggiungimento di sé stesso, invece, lo deve volere. Diversamente da ogni teoria medica sostengo che si nasce vita, e che la vita non è etero o quanto d’altro, ma solamente vita. Dopo di che, quella vita sviluppa sé stessa in ragione della relazione che ha con il suo mondo e con il mondo. Vita si nasce, quindi, e nel tutto si diventa, o non si diventa, ovviamente, in ragione di infinite impotenze, negazioni, e/o ignoranze di sé. Nel mio caso, ho avuto pulsioni sessuali verso il simile a precocissima età. Il che vuol dire che sono nato Finocchio? No, il che vuol solamente dire che la mia coscienza ha preso atto di quel sentire a età precoce. Non è scritto da nessuna parte, però, che quella precoce pulsione abbia contribuito alla definitiva formazione della mia sessualità, come di una sessualità comunque indirizzata. Sino a non avvenuta presa, della prevalenza di un dato istinto sessuale, si può affermare solamente che, sessualità, è transito fra pulsioni sessuali, e che l’identità sessuale che ne consegue si conferma solo per il perdurare del dato istinto sessuale. Prendiamo invece il caso di persone che si scoprono omosessuali solo in tarda età e dopo avere già avuto altre relazioni con eterosessuali… in questo caso lo si è diventati? No. Quelle persone hanno solamente preso atto di un sopito indirizzo sessuale che il dato caso ha fatto emergere. Nulla esclude, che delle ulteriori emozioni eterosessuali, “coprano” ancora una volta, quello che le omosessuali avevano portato in superficie. Al proposito, come esempio ti ricordo le manifestazioni sessuali che sorgono in dati momenti di costrizione da ambiente, (carceri, collegi, o similia) e che poi “spariscono”, una volta terminata la costrizione. Nelle costrizioni in esempio, succede anche che la “scoperta” così avvenuta, possa poi conformare definitivamente omosessuale, una personalità che prima era prevalentemente etero. Non è escluso il caso inverso, ma, a mio avviso, solo in personalità in “transito” sessuale, non in quelle giunte alla definitiva lucidità circa sé stessi. Detto questo, possiamo dire della vita quello che diciamo di certi antibiotici, cioè, è ad ampio spettro, e così può formare, anche della non recintata sessualità, quella cioè, che si usa dire non normale perché esclusa dalle regole con le quali la società, a spese dell’umanità personale, ha inteso formare il cittadino sociale. Naturalmente, all’umanità personale non tutto può essere lecito, ma l’illecito avrebbe dovuto riguardare il solo comportamento personale a posteriori un dato illecito, mentre, invece, è diventato identitario giudizio a priori.

Trans

Le Trans sono donne all’ennesima potenza sostiene il Marazzo. A mio conoscere, sono femminili all’ennesima potenza. Potenza ulteriormente sorretta sino a che scelgono di rinunciare alla genitalità di origine. Attuata quella scelta, perdono quanto le fa (o li fa) Trans +. Sono rassicuranti in quanto bisognosi di essere rassicurati, ma questo vale per ogni genere di scambio. Per quello scambio fra Trans che rassicura e amante da rassicurare si potrebbe parlare di un amoroso mutuo soccorso. Vero è che tutti i generi di amori sono dei mutui soccorso. Vero è, che non tutti sono socialmente integrati. Vero è, che se da un lato non dicono la piena condivisione sociale (i mutui soccorsi non pienamente integrati perché più o meno non aderenti ad alcune convenzionali norme) dall’altro dicono l’adesione alla personale umanità. Nel dirli rassicuranti, il Marazzo non dice se la sua affermazione nasce da un condiviso vissuto con un Trans che si è donato, o con un Trans che si è venduto. I rassicuranti per mestiere sono un’altra parte di un discorso che riguarda tutti i rassicuranti per finalità economiche.

 

Genitori e altri letti

Stavo su una panchina a fumarmi una sigaretta (non dovrei!) quando alla mente mi è tornato il ricordo che le racconto. Lo faccio, vuoi per la sua Cortese attenzione, vuoi per soggetti che sono come anch’io sono stato: figlio di un padre da seconde nozze. Sono passati più di sessantanni ma ricordo ancora la mia antipatia per l’essere che inaspettatamente si era messo fra me e mia madre. Quando mi confermò che c’era, impulsivamente pensai: ma, ci sono io! Capirai che sostegno potevo dare a mia madre, io, inesistente per più motivi e casi e forse meno che decenne! Non poca acqua è passata sotto i ponti che ho attraversato, qualche volta temendo di finirci sotto, qualche volta temendo di buttarmi sotto. Solo adesso, che so distinguere, direi pienamente, quando va’ a coppe e quando va a spade, sento di poter dire la mia; e quella (lei consentendo) girerei ai figli e ai padri che sono forzatamente e ostilmente legati dal comune sentimento verso una donna: chi da figlio (quel sentimento) e chi da marito. Visto che solo i patti chiari permettono una vita lunga, ho strutturato la lettera come fosse un contratto notarile. Quello che propongo ad un padre per caso, è valido anche per una moglie per caso.

Contratto d’Alleanza fra i figli di una moglie, è il marito che legalmente parlando diventa padre di prole da altro sangue:

Punto primo:

io non sono tuo padre naturale ma la Legge mi obbliga ad esserti padre culturale culturale, indipendentemente dal fatto che fra di noi ci sia della condivisa stima e affettività;

Punto secondo:

Il compito di gestire la famiglia è delle figure anagraficamente maggiori. Valuteremo assieme quando non umanamente, o quando immaturamente.

Punto terzo:

L’autorità derivata dalle norme sociali, non autorizza me (come neanche tua madre) a diventare i tuoi secondini. Le stesse norme, però, obbligano te a non metterci in quella condizione;

Punto quarto:

Nella tua vita può entrarci solo tua madre. Io, a tua richiesta;

Punto quinto:

Comunque tu decida di viverti, tua madre ed io lasceremo al tuo discernimento il compito di valutarlo con giudizio. Se lo vorrai, dove il tuo giudizio manca della debita esperienza, aggiungeremo il nostro.

Punto sesto:

Fa in modo che la tua famiglia non debba mai patire il giudizio della società. Mi riferisco a quello non legale. Quello di altri generi e/o fonti trova il tempo che cerca. Dovesse succedere, comunque resterai nostro figlio, ma per il solo dovere, e solo perché la Legge c’è lo impone. Di fatto, e a ipotesi successa, non potremmo non viverti come un proliferante tumore. non necessariamente maligno, ma comunque portatore di “malattia”. Su questo punto, tua madre la pensa allo stesso modo.

#f

1) Ciao, Vita! La sai l’ultima?

Il mio uomo ha fatto le valige! Allora (mi dice l’amica) giovedì sera ricevo un messaggino dal piccolo. Leggo: ti lascio. Sono in viaggio per casa. Non ti vedo più come la mia donna. Ti vedo come mia madre. Antefatto. Lei: transessuale. In età. Regge bene. Femminile. Carattere viriloide. Lui: militare. Sui trenta e qualcosa. Non male. Anche lui, a mio conoscere, è un transessuale, sia pure a livello di passaggio da Etero ondivago, ad Omo con difficoltà d’accettazione. Tradimenti del genere, sono l’amaro destino del Transessuale che si evira per sentirsi completamente donna. Secondo me, il piccolo, ha solamente trovato una madre non operata, ma sono pressoché sicuro di una cosa: non si fermerà neanche lì. Sento di potermi dire, ancora, che prima o poi, troverà un padre che non ha proprio nessuna intenzione di operarsi. Al più, di operarlo.

Istituto dell’abuso?

A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

Chiudendo la porta su qualsiasi sviluppo giudiziario sulla vicenda che sta coinvolgendo l’Istituto Sordomuti, dichiara: Impossibile indagare su questi fatti! Perché mai, mi direte? Semplice: perché sono successi più di 25 anni fa. Ma per fortuna, le autorità ecclesiastiche non hanno i tempi di prescrizione come la giustizia ordinaria. Già, non ha i tempi della giustizia ordinaria; ha gli eterni della Giustizia straordinaria, la quale, in attesa del processo, consente, per sua norma, il piede libero a tutti gli accusati. Il procuratore, inoltre, “esclude, categoricamente, di aprire un fascicolo per far luce sulle parole di Don Zenti, pronunciate due giorni fa.” Il Vescovo aveva affermato di sentirsi vittima di un ricatto dei vertici dell’Associazione Provolo. Mi avevano minacciato di rendere pubblici questi episodi di pedofilia se non avessi accolto le loro richieste, dice il vescovo. Per il Procuratore, però, mancano gli elementi fondamentali per parlare di estorsione. Che se ne ricava da questo? A mio vedere, se ne ricava che il Zenti non ha denunciato chi dell’Associazione l’avrebbe ricattato, e chi si è sentito diffamato dallo Zenti per tale dichiarazione, non ha denunciato il Vescovo.

A domanda risponde don Danilo Corradi del Provolo.

Auspicando voglia di chiarezza, il Corradi dichiara “a parte un seminarista che è stato rimandato in famiglia, mai ho avuto segnalazioni di reali fatti, concreti, accaduti”. E che voleva, il Corradi, per provvedere? Il morto in casa?! Mi meraviglio di lei, don Corradi. Nei corridoi dei Collegi al massimo della concretezza, si sussurra! Concreti, reali, accaduti, al massimo, li si dice nei confessionali, ma lì, cadono come “corpo morto cade”, caro Corradi, perché il segreto confessionale attorciglia nella comune paccia di quel dogmatico silenzio, sia l’animo del confessore che quello di chi si confessa! Il quale, ovviamente, si duole si pente e promette di non farlo più! Sino alla prossima volta, evidentemente, se ciò che hanno narrato le vittime (due volte vittime perché hanno aspettato più di 25 anni per parlare) è realmente, concretamente accaduto, secondo quanto si aspetta il Corradi! Neanche il Corradi sostiene il bisogno di un’indagine, perché, “padri non ci sono, confratelli non c?è ne sono più, non possono rispondere, non possono parlare.” Tutti buttati fuori dal Provolo? Tutti buttati fuori dalla chiesa? Tutti morti? Non lo dice, ed io non lo so, ma il Corradi che pure pretende fatti, accadimenti, concretezza, quando gli fa comodo lascia affermazioni in sospeso.

A domanda risponde il patriarca di Venezia.

“I direttori di giornali che hanno giudicato “che non si poteva non farlo”, si sono mossi sul verosimile o hanno avuto la vera passione alla verità?” Che cacchio significa?! E che altro vuol dire? Che hanno giudicato che non si poteva non farlo, ma qualcuno ha chiesto loro di non farlo?! Chi, gliel’ha chiesto? L’associazione Provolo? Non direi proprio! Al che, non ci resta che la chiesa! O no?! “Vera passione per la verità”? Ma che sta dicendo, sto’ Angelo?! Non esisterebbero istituzioni ecclesiastiche, se le chiese avessero vera passione per la verità detta da chi è andato a morire a cavallo di una mula! Ma forse, l’Angelo intendeva passione per le umane verità. E cosa gli fa pensare che i Direttori dei giornali ci provino meno dei preti, o con la stessa possibilitàdi errore in cui possono cadere i preti?! Comunque sia, ai Media gli sta bene questo schiaffo! I Media dovrebbero smetterla di considerarci come clienti da frutta e verdura! Dovrebbero smetterla di presentarci le mele più lucide sopra e sotto quelle meno lucide! Ci diano mele e basta! Ma anche i giornali sono botteghe! Rassegnamoci noi, e si rassegni l’Angelo.

A domanda risponde il vescovo di Padova

“Accusa pesante, infamante, senza nomi e cognomi, non circostanziata, senza approfondimento, senza un’analisi ben chiara”. Auspica, poi, che la stampa tratti la faccenda con “delicatezza” e “voglia di verità”. Nella cronaca dei fatti pubblicata da l’Arena, a parte il nome del Presidente dell’Associazione, non c’è il nome delle vittime (o presunte tali) tuttavia, c’è la foto di un gruppo di loro. Il che vuol dire, che se non altro hanno avuto il coraggio della loro faccia! Il don Corradi del Provolo, invece, non ha avuto neanche il coraggio di dire se i presunti violentatori sono vivi o morti! Con che faccia il vescovo di Padova, quindi, può dare lezioni di faccia ai Sordomuti del Provolo di Verona?

A domanda risponde il vescovo di Vicenza

“Non commento”. “Spesso ci si trova impotenti davanti a campagne orchestrate per confermare tesi che poi si rivelano fasulle”. Mi par di sentire tutti quelli che gridano al complotto quando i media li prendono in causa quando non in castagna! Parlando del vescovo di Vicenza, il Busi scrittore lo dice “quella”.

A domanda risponde l’Associazione Provolo

Rilanciando le accuse dall’Università, afferma: “è sempre stato difficile farsi ascoltare. Credetemi, so molto bene quanto sia vero! Lo chiedono da anni, e mostrano copie di lettere, di dichiarazioni sottoscritte da decine di firme, di volantini. E raccontano. Riferiscono storie di violenze non solo sessuali. In alcuni casi, vere e proprie torture. Sempre su l’Arena, da un articolo di Giancarlo Beltrame, estrapolo: “Racconta un sordo, che ora ha molti decenni in più: sono entrato al Provolo che avevo otto anni. A 11, un prete, (di cui fa il nome ma che il giornalista non pubblica, forse per tenerezza e voglia di verità) in piedi davanti a tutti noi ragazzi sordo muti, afferra un bastone grosso come un due euro, picchia sulla schiena un nostro compagno sino a che il bastone si spezza, ne prende un altro più grosso e lo picchia sino a che si spezza anche quello, poi prende una cinghia perché “quella almeno non si sarebbe rotta”. Di violenze (all’ordine del giorno) ne racconta anche il Presidente dell’Associazione: picchiato sulle mani con un frustino, schiaffi, pugni, strattoni di capelli, pizzicotti, orecchie storte. Raccontato da un altro, ustioni da ferro da stiro sul dorso delle mani subite da un ragazzo che non voleva studiare. Nelle riunioni dell’Ente Nazionale Sordomuti ne abbiamo parlato più volte. Nessuno può dire di non aver mai saputo.” Si, ma non erano creduti! Il Dalla Bernardina aveva detto ai suoi che c’era un prete che gli sparava proiettili di plastica e/o di gomma. Non è stato creduto neanche da loro. Non volevano credere che fatti del genere potessero farli i preti! Così, smise di parlargliene. Su di una tv locale, reazione da impossibilità a credere, l’hanno avuta anche due pensionati ed una donna sulla quarantina. Impossibile!!!! La signora sulla quarantina ha detto: mi cadrebbe tutto un mondo, se fosse vero! Capite adesso perché quei ragazzi hanno taciuto? Hanno taciuto perché la vernice di certi sepolcri, comunque sia il morto e/o il tempo di sepoltura, è sempre bianca. Con questo, anch’io ho risposto alla tua domanda, Giulietta.

Materia grigia

Materia grigia: ad ognuno la sua. Da “Le frontiere della scienza”, ne la Repubblica, leggo che la neuropsichiatra Louann Brizedine ha scoperto “la differenza tra la materia grigia di uomini e donne”. Sarà anche perché non sono un neuropsichiatra, ma a me pare la classica scoperta dell’ombrello. La generale, anche se generica, opinione maschile sulla donna, infatti, l’ha anticipata di molto. Della Donna, (o quanto meno di certe donne), l’Uomo dice che ragiona con l’utero. L’intenzione è squalificante, eppure possiede un fondo di verità. L’utero, è il luogo deputato ad accogliere il seme della vita. La trasmissione del seme avviene attraverso il piacere sessuale. Dal che, se ne può trarre che la donna ragiona con l’utero, tanto quanto i suoi principi di vita sono fondati sul piacere, più che sul sapere. La squalificante opinione dell’uomo sulla donna, però, gli è un arma a doppio taglio. Anche dell’Uomo di può dire che ragiona con il pene, ogni qual volta argomenta secondo i principi del piacere, più di quelli del sapere. Non per niente, certe personalità maschili sono dette teste di cazzo.

“I detrattori della ricerca compiuta dalla Dottoressa, sostengono che non ci sono differenze biologiche che possono spiegare il diverso comportamento dei sessi.”

A mio parere, questa opinione nega che vi sia rapporto di reciproca vita fra Mente e Soma, e che, quindi, la diversa genitalità, non influisce nella formazione del pensiero culturale maschile e femminile. Su questi detrattori, viene da pensare che non abbiano mai interagito con una donna o con un uomo: nudi, o vestiti che sia. La conservazione del piacere nella donna, e la proiezione del piacere dell’uomo, non possono non originare due diversi modi di vivere e di intendere la vita! E, poiché la mente fa il corpo, come il corpo fa la mente, i due diversi modi di vivere e di intendere la vita, non possono non originare due diverse materie grigie. Della ricerca della Dottoressa, le femministe americane sostengono che è un passo indietro. E’ certamente vero se vogliono donne con cervello da uomini! Non è vero, se vogliono donne dal cervello autonomo da quello maschile. La psichiatra Andreasen sostiene: così si discrimina! Non vedo perché! Io non mi sento affatto discriminato se non ho la materia grigia di una donna; e non mi sento discriminato, se non ho la materia grigia di un uomo. Neppure mi sento discriminato, se ho la materia grigia sia dell’uomo che della donna. Io mi sento discriminato, solo quando non mi si permette di vivere quello che sono: mentalmente determinante come uomo, e culturalmente accogliente come donna. La mia scienza, pertanto dice che ognuno ha quello che è secondo quanto è riuscito ad essere, valicando quanto non gli permetteva di essere.a

Accendo il Computer

Dopo aver dato una veloce occhiata ai titoli del giornale guardo le foto: non di meno articoli degli scritti. Ne ho sempre ricevuto uno strano malessere; domanda senza chiara risposta, almeno sino ad oggi. La risposta che mi sono dato oggi, è iniziata con un leggero senso di vomito. Se le foto mica si mangiano, mica può essere problema di stomaco, mi sono detto. O si, ho obiettato subito dopo. Se le informazioni sono cibo per la mente, infatti, non è escluso che il procurato senso di vomito mi venga da quello stomaco. Perché? Evidentemente, perché si è cibata in eccesso; evidentemente perché la mente non è riuscita ad assimilare contrastanti gusti, odori, profumi emessi dal giornalistico calderone.

“Tennis, Dubai: il match blindato di Andy Ram”

Ram é un tennista israeliano. Sto poveruomo ha dovuto giocare sentendosi assediato, non solo dall’idea di un attentato verso la sua persona, ma anche dall’ambaradam messo in piedi per sua protezione. Come siamo malmessi! Non ho neanche il tempo di fare almeno un rigurgito liberatorio che mi si presenta la foto del volto di una bambina, pressoché coperto da una mano maschile.

“La siciliana ribelle per immagini.”

Non so ancora bene di cosa si tratti, ma la mente mi va incontro alle donne violate che si sono ribellate all’ergastolo sofferto per stili di vita da antichi mondi. Da quella Sicilia mi si butta a Milano. C’é il Misex leggo. Chissà  che è il Misex! Sarà un coadiuvante per stitici? No, è una Milano a luci rosse: tette, culi, e solita roba. Non ho il tempo di dire va bèh, che mi ritrovo in America mentre sta tornando a giocare Tiger Woods. E’ un golfista. Non si sa quante volte campione del mondo. Ha fatto montagne di soldi. E’ tornato alle gare dopo problemi fisici. Giocherà  con 64 campioni tra i più forti della specialità. Se nulla ha da dire la Madama Marchesa, cosa cavolo avresti da dire tu, Vitaliano? Ed infatti, “così va il mondo”. Già, ma perché il mondo ha vinto la buca, o perché gli é andata buca? Dal deprimente quesito mi distoglie, sempre a Milano, la visione di una bella donna in passerella. E’ una certa Belém ciliegia di moda sulle solite torte. Noto fianchi generosi: letizia dei parti, mi risulta. Auguri. E’ delicatamente bella. Chissà perché, penso che anche la bellezza può essere una schiavitù. L’hanno saputo prima, e mortalmente peggio le Schiave di Ravensbrueck. Ho un bel bere la mia filosofia per mandar giù quel blocco ma non va giù niente! Mi mancano un bel po’ di concezioni tibetane sui destini nella vita, penso. Stanno festeggiando il Capodanno da quelle parti, nonostante siano in una situazione che ha molti capi e molto danno. Non ho il tempo di considerare il fatto che “Le copertine più trash della storia della Musica” mettono della spazzatura sulla doverosa riflessione. Come non bastasse quella delle copertine, mi si da modo di vederne dell’altra, attraverso “l’occhio indiscreto” di Street View: una foto di matrimonio, chi caga, chi pisca, chi dorme, delle tette, un culo, ed altro in cui si è spanta la questione, ma, “Usciremo dalla crisi” dice Obama. Non gli dico, hai voglia, solo perché la speranza è l’ultima a morire, ed è forse, la prima divina commedia che ci recitiamo da sempre. In questo “Inferno”, invece, c’é la servono molto ultra umana. Scusali Dante. Ci sarà pure anche quella ragione. La grafica di quell’infernale videogioco non é certo come quella che hai disegnato tu, tuttavia, é intrigante. Non come i tuoi personaggi, ovviamente. C’é il bellone forzutone, i soliti cloni di strane capre, ruderi a gogò, luci stroboscopiche, e l’inevitabile magia. Se bianca o nera non ho sindacato. Dai gironi di quell’Inferno per gioco, vengo spintonato in quelli di uno stadio, dove l’Arsenal ha fregato la Roma, nonostante, la Roma, “abbia sfiorato la rete del pari”. Nonostante? Che é, nonostante? Un’assoluzione in articulo mortis! Altra capriola letteraria in “Pari senza reti per l’Inter” “I nerazzurri rischiano più volte di passare in svantaggio”. Ci provo, ma proprio non sento alcuna disperazione. Mi sento invece, mancante d’aria! E l’aria (si fa per dire) m’arriva tornando a Milano. Profumo di campione in Milano: quello di Beckham e degli annessi e connessi che muove: inguinali o no che siano. Ci sono centinaia di persone davanti al negozio. Tutti, per comperare le “sue” scarpe. Non riesco proprio ad immaginare la somma che potrebbe raggiungere l’Obolo di s. Pietro se solo lo reclamizzasse lui! Anche se è messo così, non é che non capisco il Mondo, Madama la Marchesa; è che capisco sempre di più quelli che vogliono scendere prima della loro fermata.do

Amore, mondo, amicizia.

Citando il Saba, il B. ricorda che “tutto il mondo ha bisogno di amicizia”. Dicendola Alleanza, prima del Saba l’aveva ricordato anche lo Spirito biblico. Cos’è, infatti, l’amicizia, se non quel bisogno di unione che permette alla vita di procedere (non lacerata e non lacerando) verso un destino, certamente prefissato a livello naturale, ma non prefissato a livello culturale, e il più delle volte, inconsapevolmente vagito? Dell’amicizia si potrebbe dire che, dell’animo, è forza carnevalante. Fonte di elementare felicità, quindi; felicità che è la voglia di calore che ci portiamo dentro dalla prima fiamma nel petto, come dal primo falò nella grotta. Quale acceso per primo non si sa. Quale la prima scintilla, neanche. Dell’amicizia, ancora direi che è l’offerta di chi si propone come mela all’altrui morso. Sciocco, capro, o eunuco, chi opera perché tratturi amici non si cancellino? L’amicizia ci disegna come la luce disegna l’ombra: mai la stessa. Per questo c’è chi la vorrebbe fissa. Per questo c’è chi la teme. In quell’ombra c’è chi confida. Dell’amicizia si può dire che sa essere puttana. Nulla dice, infatti, sulla differenza fra verità e vanità. Preferisce tacere, e dove non può, mentire. Prima di non credergli più, ci diciamo (vorremmo convinti) che l’ha fatto per amicizia.

Mogli, buoi, ma paesi tuoi.

Sono al bar. Il caffè è un sabba di carbone e il crafen un gommone. Lo affermo con obiettività: non mi sono alzato male. Ho deciso da tempo di non leggere i giornali, ma su di uno aperto vedo: donna imprenditrice, sgozzata da un senegalese. Non ho letto il resto per cui non saprei dirvi se il delitto è stato casuale, oppure, il sipario su di una storia mal recitata. Prendo spunto lo stesso da questo fatto perché le donne di ora (o è meglio dire le femmine di ora?) sanno quello che vogliono, ma il come, non sempre in modo felice. Succede anche nell’Omosessualità. Nella ricerca delle figura corrispondente, illuso, l’etero che pensa di essere ancora il prevalente decisore: ammesso che lo sia mai stato. Evoluzione culturale vuole, però, che lo stesso errore (la prevalente decisione) lo stia facendo anche la Donna. Certo: può andare bene per uomini che amano essere “presi” (i cosiddetti passivi) ma per niente per quelli che amano “prendere”: i cosiddetti attivi. La donna culturalmente mascolinizzata, nel maschio apprezza l’aspetto accogliente; aspetto che, culturalmente parlando, è sempre stato suo. L’accoglienza, direi necessariamente comporta la remissione della forza: vuoi naturale, vuoi culturale, vuoi spirituale, vuoi l’insieme. La remissione, direi necessariamente, configura una femminilizzazione dell’identità prevalentemente determinante: la maschile. Se è già parecchio difficile distinguere quanto sia attivo e/o remissivo il maschio occidentale, figuriamoci se lo è di meno nel maschio tribale. Per tribale, intendo il maschio che basa la sua identità sessuale sul piacere dato dal suo sentire, più che sul piacere dato dal suo sapere. Ci sono maschi, che in virtù di un fine (farsi prendere per prendere) decidono di giocare il ruolo passivo. Non fatevi illusioni, Donne o Omosessuali. Lo fanno sino al raggiungimento dello scopo. Non rendersi conto della differenza fra vero e verosimile, può rivelarsi anche pericolosissimo: vuoi per relazioni che hanno la durata della funzione sessuale, vuoi per relazioni che, almeno per intenti, dovrebbero avere la durata della vita. Riconoscerei in questi capovolgimenti di ruolo, le basi non dette di molti delitti (per non dire in quasi tutti) verso la Donna come verso l’Omosessuale. Quel senegalese ha ucciso la donna sgozzandola. A suo modo, lo sgozzamento è il rito che esorcizza l’invasione della “voce” (emozione della forza) che disorienta la mente dello sgozzatore. Lo sgozzamento può arrivare sino al totale decollamento. In quel caso, il decollamento è il rito che scaccia la “voce” del potere di un “capo” (quella della femmina o dell’omosessuale) che dopo aver preso il comando sessuale e culturale lo vuol mantenere) su di un altro “capo”: quello di chi, dopo essersi fatto prendere, intende liberare la mente dalla presa passiva che ha subito sia pure per voluta recitazione. Si può anche dire: tanto più la recita gli è diventata culturalmente modificante  e tanto più sarà marcata la ripresa della precedente. Popolare saggezza consiglia: mogli e buoi dei paesi tuoi. La liberazione delle identità sessuali ha ampliato sia il concetto di “mogli” che di “buoi”, ma non ha eliminato gli steccati ai pascoli. Non tenerne conto può risultare fatale.

Cortese Brigliadori

Cortese Brigliadori: non so per quale percorso sia giunta a pensare la vita secondo spirito. In genere, giunge a pensarlo chi ha avuto esperienze di medianità. Fra queste, lo spiritismo, sia nel solo caso culturale, sia nel caso di agito e/o subito. Secondo il mio pensiero, lo Spirito è la forza della vita comunque agita; forza che paritariamente vivifica gli altri due stati della vita che sono la Natura (il corpo della vita comunque formata) e la Cultura: il “corpo” della mente comunque raggiunto. Immagini che si sia una goccia d’acqua, agente nella maggiore (l’oceano che è la vita) in parte pura e in parte inquinata. E’ certamente vero che lo spirito della goccia opera a favore della sua purezza escludendo dalla sua formula ogni estraneità. E’ altrettanto vero, che quell’opera è condizionata dai nostri inquinamenti. La goccia, può negarsi all’influsso della parte negativa dell’oceano? A mio pensare, no. A meno che la goccia non si tolga in toto dalla massa delle gocce che lo compone. Tentativo conventuale molto illusorio visto che neanche i frati del convento cistercense del Monte Rua (nel padovano) sono riusciti a liberarsi dal’influsso dei dissidi. Tanto è vero (a dire del frate portinaio) che capita di litigare per il caffè quando è di ordinaria povertà. Se ogni goccia ha parte evidente agli occhi (con altro dire alla coscienza) e parte meno, può giungere (la goccia individuale) a curare (e curarsi) la parte di sé variamente in crisi a causa di dissidi comunque motivati? Se è vero che la mente della persona non può liberarsi totalmente dalla sua condizione di goccia inquinata, altrettanto è vero che la mente, per mezzo del discernimento concesso dalla ragione ha facoltà antidoto. Come per ogni medicina non si deve superare i dosaggi, così anche con l’assunzione dell’antidoto discernimento + ragione. Nella medicina discernimento + ragione  corrispondente alla persona in dissidio, quando vi è giusto dosaggio? Direi, quando l’eliminazione di un dissidio non ne genera altri. A ciò deve badare anche chi, indipendentemente dal come e perché, soccorre il dissidiante.

La censura del Social

Ho imparato dalla lotta animale e non di meno umana, che alla difesa può rivelarsi necessario porsi di schiena nonostante il rischio di mostrare la pancia. Capita così, nei miei scritti, che per difendermi e/o difendere il soggetto di un dato argomento, lo abbassi di più per il solo scopo di alzarlo di più! Può un accorgimento del genere essere capito da una censura stupida come tutte quelle che si basano su prefissati giudizi? Chiaro che no! Nessun programma censorio, infatti, è in grado di valutare le sfumature del pensiero. Neanche lo sono le menti rigide come neanche le menti elementari che pure ti possono segnalare come spam e/o altro. Vuoi a causa di certe menti, vuoi per cause dipendenti dal sistema censorio di FaceBook, più di una volta sono stato censurato con motivazioni che mi hanno collocato assieme a potenziali disonesti! Prego?! A fronte delle mie spiegazioni non ho ricevuto alcuna cessazione della censura praticata sui testi giudicati, nonostante (chi per FaceBook) avesse detto che era stata annullata, che i testi tornavano visibili, e che potevo sponsorizzarli ancora. Giunto al disgusto mi sono cancellato dal Social. Adesso mi sta chiedendo di tornare sulla mia decisione. Costi quello che costi non lo farò, indipendentemente dal fatto che me l’abbia chiesto perché gli sono importante, o perché nei casi come il mio lo faccia d’ufficio.

Piramidi come?

Alla Cortese attenzione della Dirigenza e a chi in interesse. Stavo guardando un filmato francese sulle piramidi. Si sostenevano le varie ipotesi sul come siano riusciti a costruirle ecc, ecc. Mentre lo guardavo capendone ben poco mi è venuta un’idea. Se già espressa, come non detto. Noi costruiamo gli edifici partendo dal basso. Allo stesso modo anche gli egizi, supponiamo; e se invece (a noi impensabile sistema) avessero iniziato, prima costruendo  il “tetto” (la punta) e poi le “pareti” composte da gradoni precedenti che che poggiavano su gradoni successivi.: gradoni che formarono le pareti esterne, e una volta tolto i materiale sottostante la punta e le pareti interne formate dalle pareti esterne? Ho mentalmente chiara l’idea ma, graficamente parlando non so renderla meglio di così. Per via di disegno sono sempre stato un disastro! Penso, tuttavia, che sia abbastanza “semplice” intuire il proseguo dell’immagine che non so fare, come anche “vedere” la semplificazione di altri “misteri”: vedi passaggi, e misure. Converranno con me che orientare una punta è molto più semplice che orientare una piramide; non tanto sulla carta quanto in opera. Non per ultima considerazione, ogni Faraone (sul carattere umano capisco un poco di più) avrebbe potuto vedere la sua piramide (la parte parzialmente raggiunta) sia all’inizio della decisione di costruirla (o di continuarla) sia “finita” con la sua vita per la parte attuata. Non solo, l’ultimo che l’ha vista definitivamente compiuta avrebbe potuto dirsi e dirla come opera di sé, Dio in opera “incarnata” per la totalizzante volontà dei Faraoni dei che l’hanno preceduto. Per altro dire: Dio in Dei. Della Piramide, allora, si potrebbe dire che è l’imperituro sacrario del percorso, nella loro vita, della vita degli Dei che si reputavano in vita, ma che in fine, come tutti, bisognosi dell’aiuto che potevano procurarsi e che ancora vediamo. Certo, partendo dalla cima, ogni parte della piramidale struttura non sarebbe stata quella totale che noi reputiamo finita, tuttavia, sarebbe stata la totale che il dato faraone avrebbe visto compiuta, non, lasciata per interrotto cantiere per interrotta vita. Immagino questa ipotesi, anche perché non so proprio immaginare l’amarezza di un Dio che non può non sentirsi meno Dio alla vista di un’opera in perenne cantiere. Divinità confermata secondo il suo tempo, invece, procedendo come penso. Come penso, maggiormente affrontabile anche l’aspetto economico; graduale se graduale l’opera, e quindi, di minor peso sulle spalle di chi l’avrebbe pagata. Se come adesso, quelli che stanno alla base di ogni genere di piramide. Termino qui il mio visionario delirio, anche perché mi pare non poco fantasioso. Con i miei più cordiali saluti.

Ho spedito la versione precedente al Museo Egizio di Torino, dandomi pure del cretino: perdonate la rima. Questa versione, invece è un attimo più “visibile”. Nonostante questo non so se troverò il coraggio di mandargliela.

La storia della Torre

La storia della Torre mi gira per la testa da anni. Mi sono bastati tre micro secondi di Wikipedia per perdermi in quel tanto, così, butto via tutto e te la racconto secondo me. Vedo la Torre di Babele come la struttura che rappresenta l’innalzamento della nostra conoscenza. Per quell’innalzamento, siamo persino giunti a replicare la creazione umana, animale, vegetale. Non solo. Per quell’innalzamento, i referenti religiosi (non esenti da commistione con il potere politico) sono giunti, persino a dir di conoscere la Verità, e quel che è peggio (a mio avviso) a pretendere d’imporla. Non occorre che ti dica il Caos che ne è derivato e che tutt’ora ne deriva. Tornare a tempi prima della costruzione è assolutamente illusorio, e chi li predica assolutamente fanatico. Eppure, è necessario ridistruggere la Torre. E’ necessario, mica perché Dio si preoccupi più di tanto di vedersi tampinato dall’IO, ma perché stiamo rischiando di porre in delirio la mente. Cosa che, Natura docet, succede ogni volta saliamo cime dove l’ossigeno (la conoscenza) è più rarefatto. Certamente, è ben difficile (quando non pericoloso e/o vano) poter distruggere quel simbolo del collettivo orgoglio intellettuale. Tuttavia, il collettivo è composto di parti, ed ogni parte, è suo mattone. Ciò che non si può fare nel collettivo, quindi, lo si può, nel singolo, o lo può il singolo. Lungi da me l’idea di invitare il singolo mattone a suicidarsi (culturalmente) onde poter permettere lo smantellamento del collettivo orgoglio detto dalla Torre. Più vicino a me, invece, è l’idea di contenimento dell’orgoglio. Come? Auto_riducendosi. In che senso? Ritrovando la misura uomo, che abbiamo perso nella misura Scienza. Come? Ad ognuno la sua risposta. Rispondere al posto d’altri è continuar a costruire la Torre.

I miei auguri

“L’Amministrazione comunale, attraverso la Polizia municipale, ha chiesto l’allontanamento dal paese di alcune decine di persone. Si tratta per lo più di cittadini comunitari di appartenenza Rom: sono sempre le stesse persone, fermate più volte dalle Forze dell’ordine, professioniste dell’accattonaggio e che vivono di espedienti, per nulla intenzionate ad integrarsi nella nostra comunità. Poiché costituiscono, per loro scelta, un problema per la comunità, abbiamo chiesto ufficialmente al Prefetto che vengano presi nei loro confronti provvedimenti di allontanamento dal territorio come previsto dalla Direttiva europea n. 39 del 2004.”

Lo ha comunicato il sindaco Flavio Tosi, al termine del Comitato Provinciale sulla Sicurezza, svoltosi questa mattina in Prefettura. Come tutti quelli che operano nei centri di Volontariato, conosco bene la cultura Rom, anche se, in verità, quella dell’accattonaggio e dell’espediente più di quella tribale. Per la Cultura che sostengo di sapere, so per certo che i Rom allontanati da una parte o dall’altra se la caveranno comunque. Lo fanno da centinaia di anni: come lo sappiamo. Quello che mi domando, invece, è come c’è la stiamo cavando noi, che in questo mare stiamo filtrando le scorie più apparenti mentre per i filtri sociali stanno passando le più inquinanti ed eterogenee schifezze. Il futuro ci dirà se è stata fatta cosa buona e giusta. Intanto, i mie auguri al futuro di chi se ne dovrà andare e il mio augurio al futuro di chi resta.

Ho l’abitudine

Premetto: ho l’abitudine di parlare per me, non di certo perché mi considero il centro delle questioni che propongo (intelligenti o no che siano) bensì, perché non sono così megalomane da parlare per tutti! Accanto a questa mia verità ne metto un’altra: non mi reputo il corista di nessuno, anche se sono ben cosciente del fatto, che al di fuori del pensiero condiviso per precostituita appartenenza, non c’è trippa per gatti! Ne ho avuto esperienza. Certamente fa sentire soli; e grave sarebbe se non fossi l’IO che sta bene anche senza altri. Finito il pistolotto, arrivo alla questione “Caso di Orlando” anche se è facile prevedere che di quei casi (la vita non voglia!) c’è ne saranno ancora! Il caso Orlando ci ha dimostrato ancora una volta che, indipendentemente dai perché, i fuori testa, pur mirando a precisi generi di vittime, sparano, poi, dove capita; e dove capita, ci siamo tutti! Vaglielo a dire, dopo morti, che i loro omicidi, altro non sono che dei suicidi per interposta persona; vaglielo a dire che, umanamente parlando, hanno comunque fallito! Vaglielo a dire, alla politica dei gesti da tre campanelle! Vaglielo dire a una chiesa che grida il diritto alla vita, ma alle sue condizioni. Vaglielo dire alle cristiane pecorelle con denti da lupo. La finisco qui, che mi pare quanto basta! Non finirò mai, però, di dire, SVEGLIA!!, alle organizzazioni in Lgbt Non finirò mai di dire: dovete crescere! E per crescere, è necessario uscire da ogni personalistica culla! E nella culla della vita, che bisogna tornare! Dalla stessa dalla quale siamo venuti “FUORI”! Dalla stessa, che se da un lato ha permesso un maggior vissuto, dall’altro (sè nolente) permette un maggior morire! Ora, asciugati i pianti e spente le proteste, che difesa ad oltranza ci resta?! Certo! Una maggiore visibilità della nostra situazione di Persone, o la stessa precarietà personale di prima?! Cosa propongono di nuovo, oltre alla legge contro l’Omofobia, che è giunta a parere il coro dell’Aida quando canta “partiam, partian” ma resta sempre lì? Uscire dalla culla, dicevo! Esce dalla culla il bambino che prende atto della vita circostante la sua. Analogamente, dobbiamo prendere atto che la difesa di un genere di vita, necessità della difesa della vita, e che per difendere la vita (e nella vita, noi) le leggi devono prevedere la difesa dei principi universali perché oltre gli steccati c’è lo steccato della vita! Se oltre una persona c’è la Persona, non la legge su l’Omofobia bisogna spingere, ma la legge contro la disumanità. Certo! Uscire dalla culla personale costa rinunce al bambino costretto a crescere. Infatti, non può più essere individualmente egoista e/o egocentrico; non può più chiedere di venir cresciuto! Deve imparare, per il tutto che è, a crescere nel Tutto che siamo! A me non interessa una legge che mi difenda come Finocchio! A me interessa una legge che mi difenda (e che tutti difenda) come l’Umanità che sono e siamo, e che da sempre grida (nei deboli, nelle donne, nelle altre razze, negli anziani, e in tutti i generi di ultimi) un più forte bisogno di intangibilità! Non mi aspetto grandi cose da questo urlo! Tutti i generi di poteri, purtroppo, (vuoi i maggiori come i piccoli, vuoi delle piazze del bene come di quelle del male) nel momento stesso che diventano organizzazioni, passano, dall’agire secondo vita, all’agire secondo la loro vita. In ciò, dalle rispettive verità alle rispettive opportunità. Starò a vedere! Non avrò niente da vedere? Non mia la vergogna!

 

Democrazia: dalla psiche alla psichiatria.

Ognuno di noi agisce la propria visione politica in ragione di una raggiunta forma mentale. Un insieme di strutture mentali (soggettive, e quindi, private) modellano quegli organismi di potere che abbiamo chiamato partiti. In quanto collettive proiezioni di parti, i partiti godono della maturità degli aderenti, o risentono della non maturità degli aderenti. Sulla carta è tutto un bel dire. Nella vita, invece, non sempre è così; in quanto organismo infinitamente mutevole, infatti, anche la vita dei partiti lo è. Onde impedire alla mutevolezza del pensiero politico di tracimare disordinatamente, regole e leggi lo alveano tra le “sponde” che abbiamo detto Destra e Sinistra. E’ successo (e succede) che date correnti di pensiero (di una o dell’altra parte) abbiano superato quelle sponde per ideologici eccessi. Di una Democrazia da tanta tracimazione alluvionata, si può dire che non è più governo da Rex Publica, bensì, governo da Rex Privata: privata perché prevalentemente personalistica, come de_privata della sua specificità. Il premier della maggioritaria corrente italiana è stato ferito durante un incontro con i suoi sostenitori. L’ha ferito una mente politica personalistica o una mente politica che si è sentita de_privata del suo senso di democrazia? La risposta verrebbe da sé, se stessimo parlando di un aggressore in stato di maturità personale e politica, ma non è così. L’aggressore, è in cura psichiatrica da una decina d’anni. In tale condizioni, direi che nulla e nessuno può dire che quell’attentato cela motivazioni politiche. Al più, lo si può pensare. Al più, lo si può credere. La trasformazione di un’ipotesi in una non verificata certezza, è atto di una mente (o di un partito) che, strumentalizzando un accaduto, si rivela non di meno allucinata del folle che l’ha agito. Si, devo proprio ammetterlo: come Manicomio è scritto di fuori, così anche nella Democrazia è scritto per fuori quello che per dentro non è agito.

Il tuo paradiso

Il tuo paradiso sia nei monti che amavi. Nel condominio dove abito, Francesco stava al secondo piano. Non chiedeva niente a nessuno, salutava sempre per primo, ti raccontava le ultime novità del giorno. Si rallegrava se era sereno, e se pioveva o faceva freddo: tempo, mati e siori, i fa sempre quelo che i vole lori. Amava Roki: il suo gatto. Lo nutriva di quantità industriali di prodotti in scatola, al punto da renderlo persino rognoso. Avevo provato a dirgli l’errore, ma l’avvisarlo di quell’errore era come un togliergli di che sentirsi per qualcuno, per qualcosa. Non mi sono sentito in condizione di raccomandargli una minor quantità di cibo perché anche a me è capitato di eccedere per amore: pasienza per il gatto. Francesco aveva un figlio ma viveva da solo. Sarà inciampato, sarà stato uno sbalzo della pressione, è caduto in casa: femore andato. Ha battuto sul muro tutta la notte, ma, fatalità, la vicina non c’era. Io non l’ho sentito perché abito al primo. Rientrata, la vicina lo sente il mattino. Pompieri per accedere all’abitazione, e autoambulanza per l’ospedale, immagino. Sono venuto a conoscenza del fatto solo questa mattina. Me l’ha raccontato una volontaria che lo seguiva per quanto glielo permetteva il Francesco: carattere di felina indipendenza, certamente più del Roki. Gli aggiustano il femore, penso, ma la vitalità è quella che è. Lo portano, così, all’ospedale di Marzana. Da quello che m’ha detto la signora, è una specie di sala d’aspetto ante RIP. Ho saputo di sondini per l’alimentazione forzata. Ho saputo che l’hanno legato al letto perché non voleva il sondino in gola. Ho saputo di gastroscopie che non voleva fare. Era sui 90anni. Un sopravvissuto alla ritirata di Russia. Gli erano ritornate le paure di guerra, mi diceva la signora. Paura di essere chiuso in cella, (ricordo di Germania) mentre, invece, era in una camera d’ospedale, che certamente può diventare detentiva come una cella se non tolgono manette alla volontà neanche quando si sta per prendere l’ultimo sonno. Ora non ci sono sondini e neanche gastroscopie, o celle da buone intenzioni in cima ai tuoi monti, Francesco.

A Israele in Roma

A Israele in Roma. Per conoscenza: Addetto Culturale dell’Ambasciata.

Cortese signore: più di una volta mi sono trovato con il capo appoggiato al muro del mio pianto. Dopo aver ripreso un po’ di fiato, però, sono sempre tornato daccapo: al principio dei miei principi. Se lo posso io (certamente più ignorante dei signori Amos Oz e David Grosman) ben di più lo potranno loro, mi sono detto. Dalla loro intervista, invece, vedo che la possibilità di tornare daccapo (al principio di un Israele persona, popolo, nazione) non è ancora passata fra i loro pensieri. Per la mente del signor Oz, invece, è passata una speranza. Un po’ messianica e un po’ nolentemente pilatesca: “verrà chi attuerà il gesto, la ricerca, il coraggio di saper dire e perseguire parole nuove.” Per la gran parte del nostro tempo, le nuove parole sono sempre state dette dagli ignoranti (tali, anche solamente perché fuori da legittimati pensieri) oppure dai folli: fuori, questi, perché, nel vero come nel falso, (nel bene come nel male), legittimati solo dalle idee che li occupano. E’ amaro, dirlo, ma gli intellettuali non possono dire nulla di nuovo. Non lo possono, perché sono occupati dalle loro verità. Diversamente possono gli ignoranti e/o i folli perché occupati dal mistero nei casi degli ignoranti, o dal Mistero nel caso dei folli. Una ipotesi non esclude l’altra. Sono passati non so quanti secoli ma tutt’ora Israele è di “dura cervice”. Non ha ancora capito, infatti, il suo Mistero: la promessa di terra si attualizzerà nel momento stesso che prenderà coscienza di essere il corpo, dove la Vita, dando vita, ha mantenuto la sua promessa già dal principio della terra. Ne consegue che vi è terra promessa dove vi è vita permessa. Ascolterà questo pensiero, Israele? Non lo so. penso di sapere invece, che continuando ad ascoltare la forza della sua vita più che la forza della Vita, ancora una volta si ritroverà a camminare per luoghi deserti.

Pessimismo: amara radice che inciampa il passo alla fede.

Allo scopo di non rendere vana l’ultima fatica, l’Enciclica Evangelium Vitae, accolgo l’invito “di litigare e dibattere” con il Papa che il corrispondente M.P. ha inoltrato ai lettori. Il corrispondente sostiene che “se il titolo dell’Enciclica è pieno di speranza, il contenuto è ispirato ad un pessimismo apocalittico”.  Nell’Enciclica, è segno di pessimismo il fatto che essa verta soprattutto sui temi della morte della vita: aborto, deboli e debolezze sociali, anziani ed eutanasia. Del pessimista si può dire che è colui che ha un piatto della sua bilancia più pesante dell’altro. Ciò che appesantisce di più quel piatto sono le amarezze, sensi di colpa o di fallimento, ecc.. Ciò che pone in medio i piatti sono i piacere. Il piacere naturale alimenta la fiducia nella Cultura della Natura della vita: il bene. Il piacere culturale alimenta la fiducia nella Natura della Cultura della vita: il vero. Il piacere spirituale alimenta la fiducia nella forza del Principio della Vita: il giusto, nello (e dello) Spirito. Più le corrispondenze fra gli stati naturali, culturali e spirituali sono integre e più motivano la fiducia nella vita: più la motivano e più la fiducia diventa fede. La mancanza di fede nella Vita (nella certezza del suo Spirito) origina paura nei confronti della vita. Secondo l’elevazione dello stato culturale di chi teme (e/o secondo le confusioni naturali, culturali e spirituali provocate da timori) quelle paure possono diventare anche apocalittiche. Ottimista è colui che confida nella Vita. Chi confida nella Vita “si disseta a placide acque”. Chi si abbevera alla fonte di quella calma ha lo spirito in pace. Chi ha lo spirito in pace, estingue la violenza presso di sé perché colloca la ragione della sua vita nella Ragione della Vita. Diversamente, compie un violento arbitrio chi presume la ragione della Vita presso la sua. Ogni arbitrio è violenza. Fra le violenze, è violazione di arbitrio, ogni ideologica inflessibilità. Ogni violazione motiva il corrispondente rifiuto. La massima corrispondenza fra gli stati della vita (Natura, Cultura e Spirito) è amore. Esso origina la fede che origina la vita. L’amore è comunione. L’amore per il mondo, in primo, è amore per la vita naturale, culturale e spirituale del proprio mondo. Indipendentemente dallo stato di positività o negatività dei motivi, colui che nel proprio mondo si separa dalla totalità del mondo non concepisce l’amore, bensì, il dolore: male naturale e spirituale da errore culturale. Nell’ignoranza dell’amore quando non c’é la comunione con il Tutto,  il pessimismo è l’amara radice che inciampa il passo alla vita.

Questioni in Aids

Con il tema che segue avrei dovuto chiudere il convegno organizzato dal professore Ettore Concia, primario di Malattie Infettive di Verona. Contrariamente a quando deciso prima, parlo a braccio. Inizio dicendo “Bisogna amare la vita.” L’affermazione é indiscutibile ma non era il tema! Fatto sta’ che non so più andare avanti! In prima fila ci sono i maggiori rappresentanti sociali e culturali di Verona! Li guardo. Mi dico: ma che ci faccio, qui?! Mi rispondo con una fuga che proprio non riesco a dimenticare! Non so come il Referente del convegno l’abbia chiuso al mio posto. Quello che so, è che mi do’ del cretino ogni volta ci penso; e ci penso da anni! Faccio fatica anche a rileggerla. La lascio com’è!In genere, il Futuro viene rimosso dalla vita come se fosse una malattia infettiva: un Aids. Come per le malattie a trasmissione sessuale, per non essere infettati dal Futuro si usano vari tipi di preservativi. Si usa l’extra resistente, che è quello di non pensarci affatto; il resistente, che è quello di pensarci sotto l’aspetto economico; il sottile, che è quello di pensarci mano a mano che viene; l’extra sottile che è quello di chi si vive in bilico. Poi, c’è anche quello profumato, che è quello di chi si vive secondo tendenza. Nessun tipo di preservativo è impermeabile in assoluto, così, prima o poi, tutti prendiamo il Futuro. Contrariamente a quanto si teme, il Futuro non è una malattia irreversibile ma è un passo fra due stati della vita. Come faccio ad essere sicuro che sia così dal momento che della vita conosco solamente un versante? La mia certezza è confortata dal fatto che sono culturalmente mancato alla Vita tante di quelle volte e, tante di quelle volte sono risorto che, non potrà non essere così, anche quando naturalmente, lascerò questa realtà. Per quanto credo, quando succederà, non sarà la mia Cultura ad essere spaventata dal viaggio ma la mia Natura. Tutto considerato, direi che la scienza sa reggere bene la fatica naturale di chi inizia un viaggio che viene da un più o meno lontano presente. Non altrettanto bene, o perlomeno non a sufficienza, lo sa reggere la cultura sociale: laica o religiosa che sia: troppi, giungono al passo, assolutamente impreparati. Non mi preoccupano quelli che sono stati tanto previdenti da munirsi di qualche bagaglio culturale, ma, i più poveri: quelli che stanno iniziando il percorso (dal presente al futuro) pressoché sprovvisti di tutto. Fra gli sprovvisti, è vero che si possono introdurre discorsi culturali di tipo religioso o spirituale ma, si stia bene attenti non solo alle dosi ma anche al grado di corrispondenza personale e spirituale con la persona alla quale le si da. Se i dosaggi e la personalità del dosatore non sono corrispondenti alla personalità da assistere culturalmente (oltreché specificatamente) non solo potrebbero frastornare quanto violentare l’assistito ma possono anche indurlo a rigettare sia l’aiuto che la persona. Nei casi di rigetto da erroneo ausilio, non solo si rischia di aggiungere povertà a povertà ma anche di finire sviliti sia umanamente che professionalmente. A fianco della persona che accompagnavo, oltre ai centri correlati alle tossicodipendenze, ho avuto modo di conoscere non solo questo “Malattie Infettive”, ma anche quello di Venezia, di Treviso, e di Legnago. Presso questi centri, la Persona ed io, soprattutto speravamo di trovare umanità. Avevamo fame di umanità. Umanità è accoglienza: è il ventre protettivo nel quale, dentro, si torna a vivere come tutti. Ogni volta l’abbiamo trovata, la Persona ed io, eravamo meno terminali. Se manca il ” fattore umanità ” non vi è gestione che tenga. Se vi è quel fattore, anche la gestione più deficitaria è sufficientemente compensata. Dove vi è umanità, lo spirito si allevia anche senza tanto discorsi. Se poi vi è anche la capacità professionale (oltreché tanta pazienza) allora c’è il massimo dei discorsi. I discorsi che non producono umanità, o che la rendono settaria, quelli sono i terminali da gestire al fine di farli finire. L’umanità comunica com – passione di vita ed è, senza tante parole, di per sè, com – passione nella sofferenza. Decine di volte ho avuto modo di constatare che a fronte della serenità che comunica l’umanità non c’è terapia che regga il confronto. Senza contare che ad un Amministratore ospedaliero non costa nulla. Naturalmente ciò non significa che l’umanità non costi a chi la esprime. Ciò significa solo che chi la esprime sa, che nel momento stesso che si dona, essa paga perché appaga.

India – Festival degli Eunuchi

Mi rivolgo alle donne, perché gli uomini non sanno guardare, o non sono interessati a guardare, o hanno paura di guardare.

eunuco

Avete visto gli occhi di questo giovane? Non è l’effeminato che una qualche ragione potrebbe anche aver motivato il dolo, o il sacrificio religioso, o il mercato della prostituzione, o l’insieme delle cose. E’ una forza ancora maschia, quella che traspare dallo sguardo; tanto che lo dico, di chi non ha avuto scelta; rose sui cappelli, ora. Per coprire il fronte, oro (giusto per tacitar la mente) e oro sulle orecchie giusto per tacitar l’udito.

Verona – Via XX Settembre

Dovrebbero chiamarla via delle Nazioni. Ci sono le africane, le indiane, le brasiliane e dell’Est. Gli abitanti di quella strada, sono disordinatissimi, coloratissimi, vocianti. Sono, fòra come i balconi: balconi nel senso di luoghi dell’affaccio sulla strada_vita. Sono, degli scamiciati: nel senso di privi di quell’abito che si chiama comune educazione. Sono, degli scoperchiati: nel senso di senza il coperchio delle nostre sovrastrutture; di una naturalità primitiva per quello e per come li vedo agire. Ci vado, quando ho bisogno di ricaricare la batteria delle emozioni. Ne sono affascinato. E’ indubbio che lo sono per le tensioni e tentazioni erotiche che mi comunicano ma anche perché, sia pure di striscio, (e per lo struscio) mi raccontano altre storie, altra vita. Per vedere altra vita, per sentir raccontare altre storie, c’è chi ha fatto il giro del mondo in mongolfiera. Io lo faccio a Verona, in bicicletta.

Per naturalità primitiva intendo la potenza psichica, che trova la sua ragione nella forza fisica.

Trascinati come foglie

Cortese signore: trascinati come foglie nelle tempeste raccontate dalle cronache, è tutto fuorché facile trovare i bandoli delle matasse, pure, ci dobbiamo provare; ci dobbiamo provare, anche non rifiutandoci di percorrere delle alterne strade. Non è il mio già scritto futuro che si preoccupa per i fatti detti dalle cronache; si preoccupa per quelli che sono da scrivere, per quelli che non lo sanno scrivere; per quelli che pensano bella, la copia che stanno scrivendo. Ognuno di noi, signor Direttore, è via della propria vita. Nessuno di noi, però, abita sulla cima dei monti, quindi, la via personale non può non corrispondere con quella sociale. Lungi da me l’idea di pretendere della santità al mio prossimo. Al più, una decente media. Nel corrispondere con la via sociale, vi sono di quelli che viaggiano al centro, o per infinite posizioni del passo, ai lati della strada: qualche volta, anche agli estremi margini. Nei viaggi al limite dei confini della strada sociale (e non di meno personale) vi è di che maggiormente cadere nell’errore. Pure, ogni viaggio, è di per sé legittimo, quindi, nessun viaggio dovrebbe essere fermato, quando non interrotto. Il che vuol dire, che ogni viaggio è un legittimato fai da te? No. Il che vuol dire, che lo Stato – pastore deve guidare i suoi cittadini, non, sovrapponendo cultura a cultura, ma facendo emergere dalla coscienza della cultura personale, la coscienza della cultura sociale. Quale, lo strumento idoneo, se ogni cultura esterna alla persona può essere considerata una educativa forzatura? A mio avviso, lo può essere la riscoperta del dolore: sia esso subito che procurato. Nessun genere di pensiero, infatti, può esser considerato giusto, la dove origina del dolore. Ed è nella presenza del dolore, che io pongo la ricerca del vero. L’assenza del senso del dolore, è assenza di ogni limite al piacere che è nel vivere per il piacere. L’assenza di ogni limite al piacere che è nel vivere per il piacere, esalta la mente che non vede fermata in alcun modo la sua forza; esaltazione che noi ben vediamo negli stadi; nell’incosciente uso della personale vita (droghe ed altre sfide, delitti, follia, violenza stupida e/o gratuita, ecc.) Non c’è parola o norma, che barrieri quell’esaltazione; è l’esaltazione di chi sa, ma che, interiormente, non sente (e/o rifiuta di sentire) quello che sa. Chi non sente quello che sa, conosce la vita a metà; è la condizione, di chi sa l’amore, ma non ha mai amato; e la condizione, di chi sa il dolore ma non l’ha mai sofferto. Chi conosce la vita a metà, è un crescente a metà. Un crescente a metà, rischia di essere inoltrato alla vita, come siamo usi inoltrare, i barboncini: sì di razza, ma costituzionalmente più deboli dei meticci.

Islam e scissioni

E’ possibile la scissione dell’atomo islamico? Lodevole il tentativo occidentale di provarci, scindendo a responsabilità dell’Islam civile e religioso dalla responsabilità dell’Islam fanatico, ma è una parte che facciamo a nostro uso e consumo. E’ una parte che permette all’islamico che vive negli stati prevalentemente democratici di vivere la sua fede “moderatamente”, ma è pur sempre una recita, soggetta a una resa dei conti (anche violenta) fra mussulmani fondamentalisti e mussulmani poco o tanto occidentalizzati. Ci saranno anche martiri mussulmani a favore dell’Islam moderato come ci sono “martiri” mussulmani a favore della fede integralista? Non lo so. Quello che so, è che ogni libertà ha sempre preteso il prezzo del sangue.

Dio lo vuole?

Dio lo vuole? Non credo proprio! Sarà anche perché ho un po’ bevuto, ma le ragioni del cuore mi stanno dicendo (stasera in particolare modo) che gli islamici (i poveri che conosco, almeno) soffrono di schizofrenia. La paranoia che riscontro in loro, però, non è malattia mentale (anche se lo può diventare) bensì, è la sofferenza esistenziale di chi si sente scisso dalle ricchezze del mondo, per quanto non scisso dalle ricchezze del Dio. Non cura la divisione, il fatto che la persona mussulmana possa aggrapparsi alle ricchezze del Dio per compensare quello che gli manca delle ricchezze della vita, al più, la può medicare: a sufficienza per chi confida solamente nel Dio, non a sufficienza per chi tende a confidare anche nelle ricchezze della vita. Se potessimo ascoltare le sole ragioni del cuore ci metteremmo un attimo a curare quella sofferenza, invece, dobbiamo ascoltare anche il cuore della reciproca ragione onde essere reciproca vita. Se da un lato è vero che la ragione del mussulmano lo sa bene, dall’altro è anche vero che la sua emozione fatica ad accogliere questo intelletto. Dove non l’accoglie, il mondo mussulmano è scisso anche da noi. Mi rifiuto di pensare che ci sia un Dio che lo vuole.

Sbaglia, signor Ministro.

Questione Discoteche – Non è rovinando delle Imprese che si curano i malesseri nei giovani, signor Ministro; e non è nel favorire lo spasso della disoccupazione (che le sue disposizioni ha originato in altri giovani) che si curano i malesseri dei giovani. Invece, è come se Lei avesse disposto di ridurre la produzione di autoveicoli, perché i limiti orari imposti dal Codice della Strada non ottengono lo scopo di impedire ai giovani di uccidersi in macchina, ma la Fiat è la Fiat, e noi, evidentemente, non siamo nessuno. Sbaglia, signor Ministro. Noi siamo dei nessuno che, globalmente, hanno più dipendenti della Fiat. E’ anche vero che ci mancano i Sindacati che curano gli interessi degli operai della Fiat, ma se una nostra debolezza può legittimare la Sua forza, allora, tutto è la sua contestuale politica, fuorché equilibrata. Siamo ben coscienti, del fatto che lo Stato che Lei rappresenta deve tutelare anche i suoi figli più incauti. Come siamo ben coscienti del fatto che fa quello che può. Non è certo il dovere di tutela che contestiamo. Neanche contestiamo il fatto che è tenuto a fare di più di quello che può. Noi la contestiamo, Cortese Ministro, non perché ha fatto quello che ha dovuto, ma perché non ha fatto quello che doveva sapere. E Lei doveva sapere di più, prima di agire. Certamente, avrebbe saputo di più se ci avesse consultato. Attraverso le associazioni di categoria, ad esempio. E’ anche vero che avrebbero dovuto essere quelle associazioni a raccogliere le nostre opinioni, i nostri progetti. A dirle, quello che già stiamo facendo, ad esempio. Visto che non l’hanno fatto, lo facciamo noi. Ben pochi giovani, signor Ministro, possono permettersi il lusso di ubriacarsi in Discoteca. Lo sono, su di giri, già prima di arrivarci. E noi li accogliamo così come sono, così come stanno: fuori, ma non palesemente fuori. Se lo fossero palesemente, non li faremmo entrare. Ci pare ovvio. Secondo la logica delle Sue disposizioni, per impedire l’alcolismo nei giovani, o quanto meno ridurre i suoi effetti almeno nei fine settimana, avrebbe dovuto disporre un limite orario alla vendita degli alcolici anche nei Supermercati. Non ci risulta che sia stato fatto, eppure, dove crede che comperino i liquori che non possono permettersi di comperare da noi? E’ ben vero che non li comperano solo nei Supermercati. E’ ben vero che bevono anche al bar dove si riuniscono prima di andare a ballare, come è ben vero che prima di arrivare da noi, bevono nei bar degli Autogrill. Anche per questi ambiti, non ci risulta nessun limite orario per la vendita degli alcolici. E’ ben vero, anche, che, poco o tanto, bevono a casa! Non ci risulta che i genitori nascondano le bottiglie. Non ci risulta che lo facciano neanche nei fine settimana! Al proposito, non ci risulta che Lei abbia ordinato nessuna repressiva disposizione. Chiaramente ci risulta, invece, che solo noi Discoteche, siamo accusate di essere i ricettacoli di ogni bagordo. Chiaramente ci risulta, invece, che solo le Discoteche dovrebbero diventare i poliziotti dei Clienti. Chiaramente ci risulta, invece, che solo le Discoteche dovrebbero proibire quello che dovrebbero fare le famiglie dei nostri Clienti. Troppo comodo, cortese Signore. A noi Discoteche, si può imputare di essere causa della punta del problema “avventata guida dei giovani”, non, causa di iceberg come ci si sta processando: a vanvera, a nostro giudizio: C’e lo consenta: le Discoteche, oggi, più che luoghi di spontaneo divertimento, a noi Titolari paiono diventate delle sorte di ambulatori. Non è dagli psicologi che i giovani curano lo stress da fatica di vivere. Lo fanno da noi. E noi stiamo diventando sia loro medici che i loro luoghi di cura. E’ vero che non tutti i medici sono capaci di idonea cura. E’ anche vero, però, che ci sono giovani, e/o loro particolari situazioni, fuori di ogni possibilità di cura. Non ci risulta che Lei abbia fatto chiudere dei luoghi di cura, o perché mancanti di per sé, o perché nulla possono per utenti fuori di ogni controllo. Che sia perché non Le è sfuggito che vi sono stati Cittadini che sono entrati con una malattia e ne sono usciti con delle altre? Che sia perché non Le è sfuggito che vi sono stati Cittadini che sono entrati con una gamba malata e si sono ritrovati amputati della sana? Umani errori, Lei ci dirà . Vero, signor Ministro. Questo ci dimostra, però, che in altri casi Lei tiene conto anche della fatalità , e che non fa di ogni caso un fascio, e tanto meno pensa che per tutte le malattie vada bene la stessa ricetta. Come mai l’ha fatto con Noi, cortese Ministro?

Ottobre 2007 – Marzo 2020 – Non più necessaria: per un motivo o per un altro non se ne parla più. – Settembre 2021 – Versione ultima? Alla data, si. L’ho scritta per un amico proprietario di Discoteca. E’ una bozza, pertanto, soggetta a modifiche.