Tutto è via della verità

Tutto è via della verità se porta alla vita. Vita, è stato di infiniti stati di via e di ricerche di verità. Vi sono vie che percorrono gli abissi, altre, le vette, altre il piano: tutte, sono viaggio. Ad ogni viaggiatore la sua lode, la sua pena, il suo costo. La Verità alberga nel silenzio che segue alla cessazione del dissidio.

E’ capitato a Woitila

E’ capitato a Woitila. Ci sarà chi dice mancanza di rispetto aver chiamato per nome quella persona. Il fatto è che tutti i titoli che si è data la Chiesa o che ha dato agli appartenenti sono autoreferenziali. Pertanto, a parte la qualifica di Don e di Servo, non ne riconosco altri. Ora, (tu be or no tu be) apparire irrispettosi o sentirsi ipocriti? Ho scelto di non sentirmi ipocrita. Sia pure in ben diversi casi è capitato a don Woitila quello che si dice capitato anche a Cristo: sentirsi abbandonati dal Padre perché non ne sentivano più la voce. E’ padre chi procrea una vita. Elevando il pensiero, si può dire che è Padre anche chi ha originato la vita. Il chi, il come e l’identità non sono in discorso. E’ voce, il suono dell’emozione. Si può dire, allora, che non sentivano più la voce perché non sentivano più l’emozione che li faceva sentire vita della e nella Vita, o con altro dire, figli del e nel Padre.

A un credente può capitare di sentirsi in relazione con il Padre, tanto quanto, fra i principi che reputa di Dio e i suoi, vi è stato di eletta comunione. Dove (almeno secondo fede) la morte non scinde (culturalmente e spiritualmente parlando) una vita dalla Vita, lo può la Natura: contenitore comunque effigiato, di contenuti comunque raggiunti. La scissione del contenitore della vita (la Natura) dal suo pensiero (Cultura) e dalla sua vitalità (forza dello spirito dato lo Spirito) può capitare all’improvviso come per gradi. Nei soggetti in esempio è successo per gradi, e per gradi, hanno potuto rendersi conto dell’abbandono che emotivamente vivevano, ma, è stato vero abbandono, e chi ha abbandonato chi? L’idea della vita che diciamo Dio e/o Padre è prima. Come prima, è sovrana e assoluta. In quanto tale, dipendente solo da sé stessa. In questo e per questo, esente da qualsiasi altro stato emotivo.

Se questa è l’immagine prima della vita, questa non è l’immagine di qualsiasi somiglianza da quella derivata. Nella somigliante, infatti, la sua vita vive infinite emozioni, e fra queste (voluto o subito) l’abbandono. Ciò che non può essere del Padre e nel Padre, quindi, lo è nella sua “figliolanza”. Ed è solo della e nella “figliolanza”, pertanto, la capacità di abbandonare come quella di abbandonarsi. Da ciò ne consegue, che l’abbandono vissuto era di loro da loro, e che del Padre, da loro non poteva assolutamente essere abbandonati, avendo il Principio della vita, un solo principio di vita: quello di dare vita. Figlio, Santi o Profeti che si possa dire, all’umanità non sfugge nessuno: il Principio della vita (la vita del Padre) è Clemente e Misericordioso.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE


#Padre #Figlio #vita

Desiderio di padre – a Silvana

Ho accolto con tenerezza la tua manifestazione di simpatia ed il tuo affettivo abbandono nei miei confronti ma le occhialute occhiate destra – sinistra che ci dava Alberto (sembrava un ” carabbbiniere ” in servizio non stop quanto un granchio che ha occhiato un riccio) mi ha costretto ad una ritrosia che, oltre che forzosa, non mi è consona: tanto più, quando non giustificata. Siccome i galletti sono sempre sul chi vive anche quando non è l’evidente caso, per chiarire la situazione gli ho telefonato. Nel nostro colloquio (nella prima parte, personalmente imbarazzante perché da parte sua tendente al gnorresco) gli ho detto che la tua simpatia non segnava una voglia d’uomo ma di padre. Tanto per confermare che ogni tanto non dico sciocchezze m’ha detto che a te era mancato presto o, non ricordo, “che non l’avevi mai avuto”. In occasione degli assedi cui lo sottopongo per disperazione da mia computeristica ignoranza, gli ho chiesto se ne avevate parlato.

Nel confermarlo, ha precisato che, per il motivo detto, anche tu escludevi la mia ipotesi. Alberto ha creduto che la voglia di padre che rilevavo in te fosse rivolta nei suoi confronti e non nei miei come gli avevo detto (lapsus freudiano?) e, siccome puoi averlo pensato anche tu, così, ho deciso di scriverti. Mia cara, se è ben vero che con la tua affermazione hai inteso smentire la mia ipotesi, è anche vero che lo fa solo per un terzo. Infatti, sia pure naturale, un principio paterno l’hai ben avuto. Ciò che ti manca, allora, sono gli altri due terzi di padre: ossia, la parte padre fonte di cultura e quella che è fonte di forza, cioè, di Spirito. In genere, a provvedere all’assenza di questi due terzi vi sono figure putative. Possono essere una persona, delle informazioni culturali, (le cogliamo via via si cresce e ci aiutano o al caso impediscono a farlo) quanto, anche delle emozioni, che sono non meno importanti delle informazioni culturali.

Pensa che anche degli odori quanto dei sapori o dei colori ci possono essere padri di informazioni cultuali e spirituali: lo sono, in particolare, per il nostro periodo infantile. Se la mia teoria ti persuade (talaltro, non scopre nulla di nuovo) non puoi non trarre la conclusione che di padri ne hai avuto di che stufarti, ma, forse, sia pure in abbondanza di padri culturali e spirituali, il tuo sentimento per la vita si sente ancora orfano dell’emozione visiva, vocale e tattile concessa dalla realtà umana del padre. Se fosse, è chiaro il tentativo che fai, (in identiche situazione lo facciamo tutti), di curare il dolore di quella mancanza attraverso figure che ti suscitano delle emozioni, (quanto consce o quanto inconsce è tutto da verificare), che desidereresti avere dal padre ideale che ognuno configura per se. Le emozioni sono il verbo del nostro Spirito.

Lo Spirito si esprime con tre parole: depressione, esaltazione, pace. La pace è il verbo dello Spirito del Principio. Lo è perché pace è assenza di ogni dissidio e, dove non vi è nessun dissidio non può non esservi che verità. La dove vi è la Verità, non può non esservi che il silenzio. Per questo, la pace è l’unica parola dello Spirito del Principio e, per questo, è il suo Verbo ed il silenzio il Suo luogo. Ma scendiamo a piani meno spiritualmente rarefatti! Siccome la nostra vita è stato di infiniti stati delle parole ” depressione “, ” esaltazione ” e ” pace “, ne consegue che anche il verbo del nostro Spirito è stato di infiniti stati. Se in me hai colto emozioni di pace, anche al punto da consentire alla tua forza, (al tuo spirito), di adagiarti sul mio e, se la pace (silenzio per raggiunta verità data la cessazione dei dissidi), è ciò che tu desidereresti dalla figura del padre che ti manca, ergo, tu in me, hai sentito la figura di padre.

Dico sentito e non ri – conosciuto, perché la Natura di una vita, ( il suo corpo), sa sempre ciò che non sempre sa la sua Cultura: la mente. Ciò è possibile perché non sempre la Cultura sente ciò che sa, mentre la Natura, che sente sempre, dunque, sempre sa anche se non sa ri – conoscere ciò che sente. Se, diversamente dalla Cultura, la Natura non sempre sa definire ciò che sente, tuttavia, ciò non toglie che gli manchi la sua parola, appunto, l’emozione data dalla forza della sua vita. Per ri – conoscere il padre che ti manca, allora segui le tue emozioni. Indipendentemente dalla figura e/o dal concetto e/o dal fatto che te le procurano, se te ne viene del bene naturale, del vero culturale e della giustizia spirituale, vuol dire che l’hai trovato. Siccome anche la figura di padre è uno stato che ha infiniti stati di vita, allora, ogni qual volta hai sentito uno stato di bene, di vero e di giusto, in mancanza del tutto che è il padre, comunque, hai trovato uno stato di padre.

Come vedi, ragionando in questi termini nessuno può dirsi orfano che, in mancanza di figure, ad essergli padre e madre è la stessa vita. Lasciatelo garantire da me che una certa esperienza c’è l’ho. Non per niente ho avuto due madri e tre padri. Se da tanta abbondanza parentale comunque non me ne rimasto il senso di ” orfanità “, (d’abbandono), è appunto, perché mi sono sentimentalmente adagiato nella vita, così come tu ha sentito di poterlo naturalmente fare contro il mio fianco. D’altra parte, non potevi agire diversamente. Non per niente, come semplificazione del mio nome, mi chiamano Vita. Ora che ci ripenso: é molto bella l’idea di essere ” fianchi ” (sostenitori quanto difensori) della vita altrui.

L’importanza del padre

L’importanza del padre biologico è superata (quando non annullata) dalla realtà. Un bambino, oggi, passa dal sapere chi è e cosa significa padre, ad altre forme paternali di cura e di magistero (asili, scuole, forme amorevolmente putative, parentali o no) in un fiat temporale rispetto agli anni che vivrà. Statisticamente parlando, almeno. Senza contare che l’importanza del padre è pressoché annullata dalle schizofrenie della società: padre culturale che forma, a sua immagine, il padre biologico. Per il crescente, il padre rimane solo il prevalente forte_fortilizio da conquistare, o da accantonare. Edipo, oggi, non ucciderebbe il padre: gli manderebbe un’e-mail!

Vita e Piacere

Quanto è dato al piacere nel rapporto di vita
del Bene

Giusto                         al                           Vero


alimenta la forza e la potenza della vitalità naturale

e della vita culturale e spirituale.

Il fato di certa giovinezza

Perché muore anzitempo una certa giovinezza? A domanda mi rispondo. Accelera la macchina “vita”, l’impulso della forza (spirito) che diciamo bene a livello naturale, vero a livello culturale e giusto a livello spirituale. L’arresta, l’impulso della forza che diciamo dolore a livello naturale, errore a livello culturale, e male a livello spirituale. L’equa guida è permessa dal compatibile uso dell’accelerazione come dell’arresto. L’uso dei due momenti di guida è compatibile, in ragione delle infinite valutazioni che intercorrono fra la vita del guidatore e quella della sua strada. Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’accelerazione. Persegue l’accelerazione, chi privilegia il piacere sul sapere. Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’arresto. Persegue la frenata, chi privilegia il sapere sul piacere.

Quando, in ragione delle valutazioni su strada, e meta, vi è idoneo uso dei due momenti di guida, la macchina procede secondo via della vita. Chi persegue la frenata sull’accelerata ha vita depressa. Chi persegue l’accelerata sulla frenata ha vita esaltata. Non brucia il motore, o non fa morire la macchina, chi gestisce le due emozioni con equilibrio. Usano additivi, quali alcool, droghe, psicofarmaci, (e/o similia ) sia i guidatori esaltati che quelli depressi. Il primi, per assuefazione al piacere, ed i secondi, per dissidio nei confronti della frustrazione. I primi bruciano il motore, ed i secondi, l’ingolfano. A mio avviso, non vi è dedito all’accelerazione (come alla frenata) che non dubiti sulle sue capacità di guida. Non vi è guidatore, quindi, che non si tema, e/o non tema. Quale, la risposta a quel panico in tanta giovinezza? In genere, un ulteriore ricorso ad additivi: alcool, droghe, psicofarmaci, e/o similia. Intelligenza vorrebbe, almeno un ripasso del Codice della Vita.

Perché non lo fa, la giovinezza che avrà anche pochi anni ma non per questo è generalmente stupida? A mio avviso, perché il corrente Codice della Vita (quello che dovrebbe insegnare la guida personale, sociale e spirituale) è fermo a quando c’erano altri generi di macchine, altri generi di strade, altri generi di mete. In attesa di un rinnovo di quel Codice, la giovinezza che non sa guidarsi secondo il bene, non può che continuar a guidarsi secondo il suo vero: che se da un lato è ciò che gli può dare precoce piacere, dall’altro è ciò che gli può dare un precoce morire.

Io sono vita

Cosa intendeva far capire quel biblico stesore quando con poetica (ma criptica ovvietà) ha scritto “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”? La prendo un po’ larga ma poi arrivo al punto: punto che è circolare nel senso che quello di partenza è indistinguibile da quello d’arrivo. Ammettendo al principio un’esistenza capace di vita umana nella versione divina, dobbiamo anche ammetterla capace di discernere su di sé. Un discernimento sovrano perché primo di ogni pensiero, cosa mai può dire se non ciò che è? Cos’è? Lapalissiano, direi! Sentendo sé e sentendosi in vita, dirà

IO

(Coscienza dell’Essere)

SONO                                              VITA

(Coscienza del Sapere)                        (Coscienza dell’Esistere)

Non dirà IO SONO (IN) VITA perché ciò ammetterebbe una precedente conoscenza che prima del Principio di ogni principio non può esserci stata.

Ora, o al principio di ogni principio ammettiamo una qualche sofferenza da dissociazione, oppure, necessariamente, nessuna parte è separata da un altra, appunto come mostra l’affermazione come l’ho composta. Ovviamente, almeno per me, lo stato trinitario dell’immagine, nell’assoluto principio del Principio è assolutamente unitario.

Ne consegue che ogni parte del’identità del Principio è, ed è, indiscibilmente presso di sè.

Preciso: sto interpretando una storia, non, sostenendo che sia vera una spiegazione che, almeno a vitsa, non fa una piega.

Detto da un questo qui

Clinton dichiara di aver appoggiato l’espansione americana perché temeva quella russa e che la guerra in Ucraina gli dimostra la verità del sospetto. Mi sono detto: ma questo qui ci fa o ci è! Subito dopo, però, ho ricordato che questo qui (come tutti i questi qui del genere, tipo, e caso) ragionano secondo potere e che il potere ragiona secondo il bene che gli viene dall’utile.

POTERE

BENE                                                     UTLE

Visto che le cose vanno avanti così da millenni temo sia solo paradisiaco pensare che ogni potere e il corrispondente potentato comincino a discernere innanzi tutto secondo il vero.

POTERE

VERO                                                  BENE

Cominciano a farlo, invece, tanto quanto le ripetute lacrime e il ripetuto sangue dimostrano il fallimento degli scopi del bene utilizzato. Guaio è che le lacrime si asciugano, che il sangue si secca, che le emozioni si scordano, che la memoria si perde, e che tutto ricomincia.

Colpa

La colpa si prova nel dissidio fra conoscenza e coscienza.

Meno conoscenza

Meno coscienza                         Più dissidio

Sia di quelle apprese perché sentite, che di quelle sentite ma non apprese, coscienza, è il luogo delle emozioni naturali, culturali e delle vitali se danno vita, o non vitali se non danno vita come anche se danno dolore. Ogni qualvolta il bene (Principio della vita della Natura) si separa dal vero (Principio della vita della Cultura) la forza dello Spirito (vitalità della Natura e vita della Cultura) entra in sofferenza. Secondo lo stato della separazione dal bene, la forza della vita (lo Spirito) somatizza il male dato dalla sofferenza derivata dalla separazione. Lo Spirito somatizza il male con la depressione o con l’esaltazione. La depressione indica falsità nella vitalità della Cultura della Natura: il corpo. L’esaltazione indica falsità nella vita della Natura della Cultura: la mente. Il male, dolore naturale e spirituale da errore culturale è mancanza di vita tanto quanto è sofferenza naturale, culturale e spirituale.

Mancanza di vita è recessione della sua forza. La recessione della forza dello Spirito segna di vuoto i valori della vitalità della Natura e, corrispondentemente, quella della vita della sua Cultura. Nello stare male per carenza di vita data dal vuoto dei valori nel corpo e nella mente, la Natura (sistema del sapere secondo sentire) comunica alla Cultura (sistema del sentire secondo sapere) il senso della colpa data dal vuoto dei valori conseguenti alla mancanza verso lo Spirito: sistema della vita secondo la sua forza. Nella colpa, il giudizio che la Natura da alla sua Cultura come quello che la Cultura da alla sua Natura consiste nelle emozioni di dolore che essa prova. Sia nella vita propria che fra la propria ed altra, gli stati della colpa da dissidio verso la vita sono corrispondenti agli stati di separazione dal suo Principio: Il bene nella Natura, il vero nella Cultura ed il giusto nello Spirito.

Si somatizza la colpa per la mancata corrispondenza fra gli stati del bene nella Natura, del vero della Cultura e del giusto per lo Spirito, o come depressione o come esaltazione. La si avverte nel corpo se ad essere depressa e/o eccitata è la Natura del bene. Nella mente, se ad essere depressa e/o eccitata è la Cultura del vero. Nella vita, se ad essere depressa e/o eccitata è la Cultura del Giusto: lo Spirito. Si distingua il calo della vitalità di origine naturale (variamente motivata) dal calo della vitalità per il dolo (comunque mosso) da errore morale e/o spirituale. La con_fusione fra le due emozioni ha permesso ai tentati da ogni genere di potere di strumentalizzarne l’uso.

Neanche Eros gioca a dadi

Sentiamo l’amore secondo Natura. Voce della Natura è la passione. Della passione si può dire che è il motore emozionale della vitalità. Sappiamo l’amore secondo Cultura. Voce della Cultura è il dato della Mente. Della Mente si può dire che è il dato del Sapere: motore della vita. Poiché, quello che è della Natura non può non essere della Cultura, (pena degli stati di dissociazione nella vita) ne consegue che l’amore è comunione fra i dati della vitalità nella Natura (il corpo della vita) e della Cultura: la mente della vita.

Dove la corrispondenza fra fra dati è mancante, anche l’amore non può non risultare mancante. Vi è una universale formula di ricerca dell’amore? La direi questa:

vita

passione                                      comunione

Determinanti o determinati?

Mi sono sempre pensato predeterminato dal Bene ma liberamente determinante in ragione del principio che determina la corrispondenza di forza e di potenza con gli altri trinitari principi. Dal

BENE

il VERO                                                    il GIUSTO

OPPURE

dal VERO

il BENE                                                     il GIUSTO

OPPURE

dal GIUSTO

il BENE                                                      il VERO

L’elaborazione formale del Blog ha messo in crisi quelle certezze. Del Blog (ma anche della mia vita devo ammettere) non saprei dire (tantomeno ricordare) quante versioni grafiche (e storie) ho concepito concepite, e quanti i disegni (progetti, speranze, idee) fatti e messi e quasi subito rifatti e infine definitivamente tolti! Sarà anche per tutto quel fare e disfare ma la conseguente stanchezza e non di meno il bisogno di smetterla con l’uso di miraggeschi tentativi mi stanno facendo accettare (e personalizzare solo dove possibile) la versione precostituita del blog. Della vita l’avevo già accettato ma non del blog; e di fatto, se nel vivermi sono quasi sempre in quiete, nell’agire il blog, invece, raramente. Devo proprio riconoscerlo: se rivedessi a fondo tutti gli scritti sarei in quiete ancor più raramente, ma per fortuna questo è un altro discorso!

Da illusorio e schizofrenico de_formante, quindi, starei diventando un de_formato secondo originale schema? Secondo attuale presa di coscienza direi proprio di si. In effetti un avvertente campanello l’avevo sempre sentito, ma. accidenti a me se non è diventato una campana che mi sta battendo un te l’avevo detto, per fortuna a sopportabile distesa! Non so quanto sia paragonabile un sistema blog con un sistema vita. Certamente lo sono se considero che ambedue i sistemi necessitano di ciò che, per raggiungere

il giusto

è bene                                                      al vero

Certo! Nell’elaborazione della parte tecnico_grafica di un blog si utilizzano e si applicano i principi contenitori (quelli del bene, del vero e del giusto) dei contenuti formati dagli studi e/o del genio artistico e/o artistoide che sia nel mio caso. Giunto al punto, non può non risultarmi evidente che non vi è alcuna differenza di principi fra attuare cose e attuare vita. In ambo i casi, infatti, nulla può risultare giusto se collochiamo contrasto di falsità (come di errore)

nel BENE

del VERO                                                   del GIUSTO

OPPURE

nel VERO

del GIUSTO                                             nel BENE

OPPURE

nel GIUSTO

del BENE                                                            nel VERO

fra quanto è necessario al vero per farci sentire bene. Morale della favola: non so come chiudere questa storia. O la so chiudere se mi dico, Vitaliano,  hai scoperto l’ombrello: bravò! Oppure se mi dico: ci sei arrivato, finalmente, a capire che la vita può farci male solo se (coscienti o no) facciamo in modo di farci male determinando quanto ci fa male. Ma anche qui non parlerei di autodeterminazione. Al più, di maggior corda. Quella che ci permette si, di allontanarci dai principi piolo, ma non di liberarci dal piolo come neanche della libera corda in prefissato piolo: la vita e i suoi principi.

Identità@Umanità

  • Omosessualità: non malattia, ma identità di una sessualità. Questo, se lasciata vivere.

  • Se non lasciata vivere o non la si vive diventa causa di malattia, come causa di malattia diventa l’Eterosessualità, quando non riesce ad esprimere compiutamente sé stessa.
  • Per esprimere il suo potere (non solo politico), lo Stato sociale ha bisogno di cittadini, omogenei per stessi valori e pensieri.
  • In quanto sessualmente non omogeneo, il cittadino Omosessuale non è normale tanto quanto non omogeneo: tanto quanto perché ogni affermazione di assoluto (normale o non normale) è fuori dalla nostra realtà. E’ omogeneo, invece, tanto quanto vive le norme sociali (morali e legali) comuni in ogni genere di identità.
  • Neanche, è “normale”, una qualsiasi forma di devianza dall’Omogeneità imposta dalle necessità dello Stato.
  • Allo Stato necessita un Regolatore morale con funzione di Arbitro e di Giudice.
  • Tale compito è svolto dalla sua legge, con il concorso – soccorso dell’Istituzione Ecclesiastica.
  • Tale concorso – soccorso li fa “strani compagni di letto”. “Non per amore, solo per amore”, ci finiscono, infatti, ma per un implicito (quando non esplicito), scambio di voti. Tale fatto, scambia l’amore per la vita in tutte le sue manifestazioni, (amore che dovrebbe essere libera donazione sia dello Stato che della Chiesa), in una reciproca prostituzione fra Poteri.
  • I Pacs, in quanto rapporti fra non Omogenei, sono visti come possibilità eversiva. Della serie: si sa come cominciano, ma non si sa dove finiscono. Sono eversivi, non tanto di per sé stessi, ma come esempio di una “libertà”, non omogeneizzabile. O, meglio non omogeneizzabile, per il presente momento storico – politico – religioso.

E’ necessario, pertanto, creare il momento storico – politico che accolga l’istanza Pacs, ma in modo che il prezzo della novità storica, non abbia a pesare sui più indifesi. A tal proposito, abbiamo ricordato i martiri del divorzio: i figli. Figli martirizzati dai dissidi fra i Coniugi, e dai dissidi da mancata accoglienza, presso il loro mondo: compagnie, scuola, ecc, ecc. E, arriviamo, all’adozione. Ne abbiamo già parlato, se ricordi. Avevamo convenuto sul fatto, che il principio, di per sé, è di legittima richiesta, ma, ambedue, abbiamo convenuto, che la richiesta deve procedere con giudizio, perché se è vero che sulla carta tutto è bello e buono, nella realtà, invece, quasi mai è così. Per quanto mi riguarda, per tutti i miei Amori, oltre che amante, sono stato Padre, Madre, Fratello, Sorella, e mettici pure tutte le figure parentali che credi: ci stanno. Tutti i miei “figli”, però, erano maggiorenni: almeno anagraficamente. Laddove culturalmente minorenni, ho provveduto ad elevare il loro stato, dando informazioni, maggiori per la loro conoscenza, e maggiorabili, per loro intelligenza. Trattandosi di minori, sia anagraficamente che culturalmente, però, come agire in un mondo che non prevede, simili paternità e/o maternità putative? La risposta non può che essere: amandoli e rispettandoli! Ma, il mondo circostante il loro, che pur tollerando non ama la non Omogeneità sessuale e le rispettive Figure, saprà amare e rispettare, i figli di quelle figure, e le loro scelte d’amore e d’amare? Ecco! Il punto non è il Pacs per Omosessuali! Il punto è questo!

I principi sono morti?

I principi universali della vita sono il Bene per la Natura (il corpo della vita comunque effigiata) il Vero per la Cultura (il pensiero della vita comunque concepito) e il Giusto dello Spirito che corrisponde dalla relazione fra il Bene e il Vero. I principi sono maestri tanto quanto indirizzano la vita verso i loro principi. Dei principi si può dire che sono la basilare fonte del discernimento nella capacità di scelta personale, sociale e, elevando gli intenti, spirituale. Tanto quanto sono magistrali, e tanto quanto formano e confermano. Vi sono prefiche che lamentano la loro morte. Balle! Sta succedendo, invece, che vi sia la nostra riappropriazione della vita dove insegnano, o della cella dove al caso (nolenti loro) galerano.

Ad ognuno la sua

Circa il Principio e i principi della vita vi sono certezze basate sulla cultura religiosa di nascita, oppure, su di quelle successivamente adottate per emigrati pensieri. Vi è inoltre chi ci pensa a immagine del Principio immaginato, come anche chi lo pensa a immagine del nostro principio. Vi sono anche di quelli che si intruppano (e/o sono stati comunque intruppati) al seguito delle millenarie bandiere che si dicono rappresentanti della Verità.

Ad ognuno la sua VIA

la sua VERITA’                                     la sua VITA

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Derivato dal Principio

Derivato dal Principio (come, dove, quanto e quando è teofantasia che abbevera il Dissidio e non di meno l’Errore) il nostro principio (non Primo, non Sommo, non Sovrano e quindi non Assoluto) è lo stato trinitario che in virtù

della vitalità naturale e della vita culturale

mossa del bene                                          mosso dal piacere

.

tende all’unitario per quanto

è giusto


al senso                                                    di un vero

.

emozionalmente indicato dalla forza della vita indicata dallo spirito del suo stato.

Amore: unità della trinità.

La Vita è permessa dall’Amore, permesso dalla Comunione, che permette la Vita, permessa dall’Amore. Nessuna vita è maestra di Comunione e/o di Amore quando (dove e quanto) è agita da avversa forza e/o da altra potenza (interiore e/o esteriore) e/o da stato comunque avverso ad altro stato.

L’amore è detto dallo stato della corrispondenza agita dallo stato della comunione fra i suoi trinitario_ unitari stati.

Natura

Cultura                                                           Spirito

Nella vita dell’Immagine come in quella a sua somiglianza, la Comunione fra gli stati del suo stato permette l’Amore fra gli stati del suo stato. Ne consegue che la vita secondo il suo stato di forza e di potenza è maestra della Comunione che permette l’Amore che permette la Comunione che permette l’Amore…

Chi pone l’amore prima della verità ama ciò che sente prima di ciò che sa. Chi ama ciò che sente prima di ciò che sa è principiato dalla passione. La passione ascolta sé stessa. L’amore ascolta la vita.

Meglio in Africa

“Meglio che un bambino resti in Africa piuttosto che adottato da una coppia omosessuale”

Di per sé, il diritto all’adozione reclamato dal mondo Gay è giusto, nonostante ciò mi lascia perplesso. Non tanto per difficoltà d’amare e/o squilibri di infiniti generi, fra adottato ed adottanti (scagli la prima pietra la famiglia che ne è esente) ma perché vedo che la culla sociale non è ancora pronta ad accogliere, in pratico, quel diritto. Il che significa che non si potrà mai attuare quel diritto? No. Significa, “andare avanti con giudizio”. Questa qui ebbe a dire al Berlusconi di non essere una donna a disposizione. Neanche a disposizione della vita, constato. Non tanto per questioni di femminilità, quanto, viene da pensare, per questioni di aridità: di cuore o di sesso non fa differenza. Come “per Damasco” non ho altro da aggiungere. Come Umanità, per questa donna ho solo disprezzo.

La Genesi della Parola

L’umanità che eleva i suoi principi al Principio può immaginare molto ma non può “vedere” altro: men che meno oltre. Nonostante questo, l’autore della Genesi rilevò la Parola con queste parole:

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Non so se è mai stato mai reso maggiormente comprensibile quell’enunciato, tuttavia ci provo: il Principio è presso il Verbo, e il Verbo presso il Principio, e il Verbo è il Principio perché, vita, è l’inscindibile unione tra il riconoscimento di sé fatto Verbo (IO SONO) e quanto  riconosce di essere: VITA (sino dal principio dello stesso Principio) fatta Parola.

ps. Giusto per evitare erronei intendiment: qui sto parlando di quanto scritto sulla Genesi, non di quanto penso sulla Genesi.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

C’é un solo Padre

Caro Francesco: senti un po’ cosa m’ha sparato la vita questa mattina: c’é un solo Padre! Invero l’ha fatto anche altre volte ma non così compiutamente. Te la mando pur sapendo che è un boccone non facilmente digeribile nonostante sia composto solo di fiato. Certo, lo si può dire anche flatus nel senso di anima, ma non vorrei apparirti più culturalmente vanesio più di quello che sono: spero, non invano! Sia come sia, mi permetto di proseguire lo stesso anche perché so di star parlando senza ascolto, e quindi, come in un deserto. Nel deserto, oltre alle palme, chi raccoglie i venti? Se nessuno, me ne farò una ragione! La troverò fra i matti, e pazienza se non sono sempre distinguibili dai saggi. Quello che un cattolicesimo dissociato da Cristo chiama Dio (il Principio della vita) Cristo (per la piena orfanità che aveva vissuto sino a prima) ha chiamato Padre.

E’ padre il generante umano, ed è Padre il generante divino. Per saperlo, basta solo elevare le parole alla loro origine: la Parola. Quello che noi crediamo di Dio (crediamo per le ragioni della speranza in una fede, non di certo per quelle della conoscenza della vita e della Vita) l’Islam chiama Allah. Sia pur con altro nome, anche Allah possiede la proprietà di essere Generante primo, e quindi, quella di essere Padre. Crediamo altresì bene, che pur nei diversi nomi sono ambedue lo stesso generante, e quindi, lo stesso Padre. Cominci a capire adesso che se è vero che non possiamo non dirci cristiani (anche se non cristiani per idee e riti) neanche non possiamo non dirci islamici anche se non islamici per idee e riti? Leggo che stai passando momenti difficili: panta rei, Francesco! Manderò questa lettera anche alla Comunità Islamica Italiana. Lo faccio perché è fortemente necessario ritrovare la stessa Parola, ritrovando le stesse parole. Mal comune (questa lettera con i suoi intenti ) ti sia almeno di mezzo gaudio! Con questa speranza ti saluto.

I principi della vita

Il Principio della vita è genesi del numero di ogni vita e genesi della vita di ogni numero.

In ogni stilla di universo è capoverso.

Il Principio della vita è la Natura del Bene

La Cultura del Vero                             Lo Spirito del Giusto

La Cultura del Principio è la ragione del Bene

La Cultura del Principio                        Lo Spirito del Principio

è la ragione del Vero                          è la ragione del Giusto

che corrisponde allo stato di vita che si origina dalla relazione

fra il Bene ed il Vero

La vita è un principio che torna al suo principio

Umanità

Società                                                        Spirito

dell’Umanità nella Società

Lo stato della corrispondenza

fra vita reale                           e                                 vita ideale

dice il raggiungimento dell’Identità personale, sociale e spirituale.

A livello personale e sociale lo stato evolutivo raggiunto dall’Identità che in prevalenza opera secondo i principi naturali e culturali della vita dirà lo stato di Cittadin*.

A livello personale e sociale lo stato evolutivo raggiunto dall’Identità che in prevalenza opera secondo i trinitario_unitari principi della vita

IL BENE

IL VERO                                                        IL GIUSTO

dirà la sua Umanità.

Amore è Comunione

Sino dal principio e dello stesso Principio

le vie della vita

sono permesse dall’Amore

permesso dalla Comunione                che permette la Vita

permessa dall’Amore

L’AMORE E’ L’AMANTE CHE INSEGNA. L’AMANTE E’ L’AMORE CHE IMPARA.

Chi pone l’amore prima della verità ama ciò che sente prima di ciò che sa. Chi ama ciò che sente prima di ciò che sa è principiato dalla passione. La passione ascolta sé stessa. L’amore ascolta la vita.

Sul Bene, sul Dolore, sul Male, sul Lutto.

Opera contro la vita dello Spirito chi e/o cosa favorisce

il Male fra

una Natura                         e la sua                              Cultura

Il Male è dolore naturale

e spirituale                      da errore                        culturale

Il Male in maggior stato è la massima condizione dell’Errore che porta al Dolore. Per opposto principio, al Dolore che porta all’Errore.

A fronte degli infiniti stati della vita

infiniti

gli stati del Dolore                                   che porta all’Errore

che porta al Male

Dal dolore nella Natura si origina l’urlo

Dal dolore nella Cultura              Dal dolore nella forza della vita

si origina il pianto                                 si origina il lutto.

Come la vita è stato di infiniti stati di forza, così, il lutto, è lo stato di infiniti stati di sofferenza.

Il lutto è afflizione naturale, culturale e spirituale della Natura della Cultura della vita, mortificata nel corpo, nella mente e nello Spirito: forza della vitalità della Natura e vita della Cultura.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

#lutto #mente #vitalità

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Umanità – Società – Spirito

Lo stato umano nello stato sociale nello Stato sociale per lo spirituale secondo la visione “per Damasco”.

Umanità

Società                                                               Spirito

Natura, Cultura e Spirito sono lo stato trinitario della Persona. Nella corrispondenza degli stati la Persona è unitaria. Corrispondente alla Figura umana e sua emanazione: lo stato sociale. Lo Stato sociale è l’unità sociale composta dalla Natura del luogo in cui è collocato, dalla Cultura dei suoi cittadini e dallo Spirito che corrisponde dalla relazione di vita fra i componenti. La Figura del cittadino e la Figura dello Stato si configurano negli stati del Bene, del Vero e del Giusto. Il Bene è Cultura della Natura. Il Vero è Natura della Cultura. Il Giusto è Natura della Cultura dello Spirito: forza della vita della Natura nella corrispondente Cultura. Nell’ambito naturale (Umanità e Luogo) le realtà umana e sociale sono quello che sono. Nell’ambito culturale sono quello che sanno. Nell’ambito spirituale sono la vitale manifestazione di quello che sono in quello che sanno. La Comunione fra gli stati della Natura nel Bene, della Cultura nel Vero e dello Spirito del Giusto umani e sociali conformano e confermano lo stato Umano, quello Sociale e, per corrispondenza culturale e spirituale dei reciproci stati, la sua Civiltà. Norma e Normale è tutto ciò che attua lo sviluppo Trinitario – Unitario dello stato umano: stato di se, nello stato sociale per lo stato spirituale.

A – normale è tutto ciò che divide lo stato umano da se stesso e per corrispondenza di divisione dallo stato sociale. Dalla negazione per divisione dello stato trinitario (succeda a causa della Persona o per cause sulla Persona) la negazione dello stato Umano. Per corrispondenza di opposizione da divisione, la Persona è negata dallo Stato sociale e/o la Persona nega lo Stato sociale. Una separazione degli stati trinitari che succeda sia nell’Uomo che nello Stato sociale, conforma e conferma la disumanità dell’Uomo, quella dello Stato sociale e, per la mancata corrispondenza fra Natura e Natura, Cultura e Cultura, e fra vita e vita, l’inciviltà dello stato umano e di quello sociale. Tutto ciò che trinitariamente conforma e conferma è Via della Natura per la Verità della Cultura nello Spirito della Vita umana e sociale. L’Umano ed il Sociale giungono al proprio stato attraverso la Via della Natura nella Verità della Cultura per lo Spirito della Vita: suprema comunione del Bene della Natura nel vero della Cultura per il giusto Spirito. La corrispondenza fra lo stato Umano e quello Sociale, permette la Fede che permette l’Amore che permette la Vita. La Fede è la realtà che corrisponde all’amore corrispondente nella comunione. Su questa realtà, la Natura, la Cultura e lo Spirito umano e sociale, assurgono a trinitario – unitario tramite della realtà spirituale, nella realtà umana e sociale.

Lettera al Cattedratico

Come ritrovare una verità disincrostata dalla sovrapposizione di tanti smalti? Mi sono risposto: tornando da capo. Al principio ho visto tre stati di vita. Considerato il rapporto fra una immagine e ciò che gli somiglia, al principio e dello stesso Principio, sono

NATURA

CULTURA                                                   SPIRITO

Per Natura intendo il corpo della vita comunque effigiata;

per Cultura intendo la conoscenza della vita comunque raggiunta;

per Spirito, intendo la forza della vita comunque agita.

La Natura come luogo del Bene;

La Cultura come luogo del Vero;

Lo Spirito come luogo del Giusto che corrisponde dalla relazione fra il Bene e il Vero.

Per stato intendo la condizione naturale, culturale e spirituale, dell’Io personale, sociale, e spirituale.

Le corrispondenze solo relazione di interdipendenza fra gli stati.

Per coscienza intendo il “luogo” della conoscenza vissuta nell’unità fra gli stati.

In ragione del rapporto di corrispondenza che c’è fra una Immagine e la sua Somiglianza, “quello che è in alto è anche in basso”. Come di converso, naturalmente. Cosa differenzia l’Immagine dalla Somiglianza, ovvero, l’Alto dal basso? Direi, lo stato della loro vita: supremo nell’Immagine, e relativo al suo stato nella Somiglianza. Non mi par di affermare nulla di nuovo. Di nuovo, al più, la triangolare collocazione dei concetti, ma, un momento! Ora che ci penso, neanche la faccenda del triangolo è nuova. Avevo dimenticato di averla vista con un occhio al centro, nei dipinti a tema religioso. Fanno intendere che Dio e Tre persone in Una. Come tre distinte identità possano convergere in una unità lo si può intendere solo per fideistica accettazione del concetto, invece, come tre stati della vita

possano convergere in una unità in ragione dello stato della comunione fra gli stati lo può accettare anche la ragione.

Devo “Principato e Religione” al titolo della prolusione scritta da padre ALDO BERGAMASCHI ex Ordinario di Scienza dell’Educazione dell’Università di Verona.

L’immagine di Cristo

Alla molle figura del Cristo universalmente rappresentata preferisco questo volto.

cristo

Dove non credo possibile verità nell’immagine che con il tempo hanno costituito come Cristo, comunque seguo le parole che (almeno dicono) ci sono rimaste. Non sono di Cristo? Non tutte sono di Cristo? Come capire? Come distinguere? Nell’impossibilità di capire e distinguere le accetto tanto quanto corrispondono alla mia idea di un Dio come vita, e alla mia idea di Figlio di quella Parola. Tutto il resto, è “polvere siamo, e polvere torneremo” per chi non crede in un Oltre, ed è speranza di vita per chi ci crede. Problemi? Zero!

https://lettereperdamasco.com

La Soglia fra verità

La Soglia fra verità è il luogo esistenziale (umano come sovrumano) nel quale (in vario grado e stato) si passa dall’identità precedente (coscienza di ciò che era e/o si era) a quella seguente: coscienza di ciò che è e/o si è. E’ vero che il processo di comprensione è pena: tanta o poca che sia. La chiesa lo dice Purgatorio. E’ anche vero, però, che quella sofferenza (tanta o poca che sia) è compensata dallo sgravio (della sofferenza) che avviene mentre capiamo.

Come la vita è stato di infiniti stati di vita, così, fra noi e la Verità vi sono stati di infiniti stati di soglia fra verità e Verità. La Soglia fra verità, pertanto, è anche luogo dell’estasi che si prova quando godiamo il giusto perché abbiamo messo in corrispondenza il bene con il vero.

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In ragione dello stato della comprensione ne consegue

coscienza

verità                                                             vita

L’Immagine della vita

L’Immagine della vita al principio (e dello stesso Principio) è composta da tre stati di vita. Perché principi al principio, sono primi, sovrani, assoluti. Ciò che è Assoluto non può avere che un’unica parte. Il Principio di ogni principio a sé somigliante, quindi, di TRE non può non essere l’UNO.

neotriangolo

Non essendo prima, sovrana e quindi, neanche assoluta, l’immagine della vita derivata dal Principio, ha sì gli stessi stati del Principio ma non la condizione assolutamente unitaria. Lo stato dell’Immagine a somiglianza dell’Immagine, quindi, non può essere che trinitaria. Unitaria lo diventa in ragione di quanto i suoi stati assomigliano all’Immagine. Per quanto somigliante, non potrà mai raggiungere l’unità perché la vita al principio, e per principio, ammette un solo Principio. Gli stati della vita sia nell’Immagine che nella Somiglianza non sono più di tre, perché, la corrispondenza di stati fra la sua forza (il suo Spirito) e la sua Cultura (la sua Conoscenza) sono contenuti che stanno e derivano dal contenitore che gli è il Corpo che, in ragione dello stato dei contenuti derivati dalla corrispondenza di vita fra vita e vita, origina altri corpi che originano altra vita. Dove vi è corrispondenza di stati fra stati vi è l’amore indicato dallo stato della comunione fra stati.  Dove vi è addizione di stati e fra stati vi è tentazione potere. Ogni genere di potere emerge dalla divisione che pone fra vita e vita e/o nei suoi stati.

Beatitudine

E’ beata la Natura della Cultura della vita che vive se stessa in eguale misura di Spirito. Un’eguale misura di forza fra gli stati della vita la pone in pace. Quando gli stati della vita sono in pace perché sono cessati i dissidi (vuoi i propri che quelli fra vita e vita e della data vita con quella del suo Principio) allora, la vita è nella verità tanto quanto è in pace. Nella verità data dalla cessazione dei dissidi conseguente al raggiungimento della pace vi è omeostasi nel corpo, nella mente e nello Spirito: forza che è vitalità della Natura e vita della Cultura. Nella verità perché nella pace sono cessati i dissidi fra la Natura propria ed altra, la Cultura propria ed altra e lo Spirito proprio ed altro, non può non esservi silenzio. Il silenzio è il luogo del Principio della vita perché principio della verità: bene per ciò che è giusto allo Spirito. Come luogo della beatitudine degli osservanti, tutte le religioni hanno il proprio Paradiso. Paradiso, è il luogo del Padre: principio della vita perché principio del bene detto da ciò che è giusto al vero. Antitetico al Principio del bene vi è il male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Secondo stati di infiniti stati di dolore, il male è separazione dal paradiso naturale (luogo del Principio del bene) se colpisce il corpo; dal paradiso culturale (luogo del Principio del vero) se il dolore colpisce la verità; dal paradiso spirituale (luogo del Principio della forza della vita) se il dolore colpisce lo Spirito. Tanto quanto è perseguito, il dolore è cacciata dal Paradiso del Padre quando diventa principio di Spirito (di forza) della vita che si oppone al suo Principio: il bene del Padre: Principio della vita. Secondo stati di infiniti stati di vita, tanto quanto una vita si oppone al bene proprio, all’altrui e a quello del Principio e tanto quanto essa è Inferno: stato del male avverso la vita e del Male avverso quella del Principio.

Io sono vita

L’affermazione “IO SONO VITA” che traggo dal racconto della Genesi per me è chiarissima. Devo ammettere, tuttavia, che è diventata tale dopo un trentennio di giornaliere riflessioni. Chi la legge la prima volta, però, risulterà, temo, un attimo disorientante. Sento il bisogno, quindi, di doverla frazionare per chiarire. Premetto un sogno. Anni che furono, fra sonno è veglia, una bellissima voce di donna disse: cristiano, non cristiano. Lo fece tre volte. Ricordo che mi svegliai un pochino irritato: mica ero sordo! No, non l’aveva detto tre volte perché mi aveva reputato sordo. Me l’aveva detto tre volte perché gli stati di principio della vita sono tre, quindi, una volta per la Natura: il corpo della vita comunque effigiato. Una volta per la Cultura: la conoscenza della vita comunque ottenuta. Una volta per lo Spirito: la forza della vita comunque agita. Ulteriormente me le spiego (quelle tre volte) perché la vita nel nostro stato è trinitario_unitaria, perciò, soggetta ad essere così e non così, così e non così, così e non così, in ragione di infinite cause.

 Quello che vale per la nostra vita, vale anche per i miei discorsi: sono comuni e non comuni, comuni e non comuni, comuni e non comuni. Premesso questo, procedo. In rosso cito la lettera che spiego: la parola è l’emozione della vita che dice è stessa. L’affermazione si prova di per sè. Ulteriormente spiega perché il Mondo è pieno di infiniti linguaggi. Infinite, infatti, sono le emozioni che si sono fatte verbo e parola. Il Principio è nel verbo Io sono, e Vita nel dirsi secondo emozione, ne consegue che il Principio ha attuato il suo principio: la vita. Ogni religione ha dato nome al Principio in ragione della sua Cultura, ma secondo la mia lo nomino per attributo perché “non amo nominare invano e/o in modo vano”. Nulla di nuovo: quell’errore era già stato detto. La mia parte non cristiana (non perché contrario ma perché pensiero altro) non sa perché il Principio sia già stato detto Verbo e Parola.

Nel dire il mio perché, allora, spero di non star facendo la scoperta dell’ombrello! Se ammettiamo che il Principio sia a somiglianza della nostra immagine, dobbiamo anche ammettere che il Principio sia in grado di dire a sè stesso, sia chi è che cosa è. Ammesso il Principio che universalmente immaginiamo, cosa può dire di sè quel Principio? Sentendosi vivo dirà IO SONO e nel dire il Verbo dirà la Parola: VITA. Baso questa versione sulla Cultura nota, ma della religione nota io sono dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori. Ne consegue, che la parte fuori del mio pensiero ha anche altri pensieri. Giusto per citare il fondante, il mio Principio è lo Spirito: la forza della vita sino dal principio e dello stesso Principio. Vero è, che il Principio è assolutamente unitario. L’Uno che è, quindi, è di inscindibile stato. Posso considerare su una parte del Principio, quindi, solo per amor di pensiero. Per questo amore, l’abbiamo pensato secondo Natura: è sono nati gli Dei. L’abbiamo poi pensato secondo Cultura e sono morti gli Dei. Invece, pensandolo secondo Spirito (forza o potenza del Principio) muore la vita solo se (in questo stato della vita) muore la sua forza.  Constato che ci stiamo impegnando. Essendo il massimo Principio perché al principio, la vita del Principio non può originare  altra identità, altri principi, altro nome. Il Principio è quello che è: vita. Perché non può fare quanto sostengo? Lapalissiano, direi. Non lo può fare perché il Principio è un assoluto, e un Assoluto può originare solo sé stesso. Non mi pare di aver dimenticato qualcosa.

La Donna non è un materasso

Nel riprendere il discorso sull’indole della donna che ti è ideale, ti domando: la cerchi dolce perché accogliente, o la cerchi dolce perché passiva? Se per dolcezza intendi passività, è chiaro che la figura che cerchi, più che una donna è un “materasso” per la tua determinazione. Diversamente, se per dolcezza non intendi passività ma accoglienza, quanto puoi determinare presso di lei, prima che ti rifiuti perché sente che la stai facendo diventare un “materasso” per la tua determinazione? I concetti di “dolcezza”, “accoglienza”, “passività”, ” determinazione “, di per sé, sono definizione di assoluto. Ogni assoluto, però, è composto da infinite misure. Così, vi sono infinite dosi di dolcezza, ecc, ecc. Fra tante misure, quale, quella giusta? E’ semplice! La dove si origina dolore, (il rifiuto dell’accoglienza può anche solamente essere la febbre che denuncia il dolore, non, assenza di dolcezza), la dose della determinazione maschile adottata può essere in over. Allora, non la donna che hai, potrebbe non essere sufficientemente dolce, ma, potresti anche chiedergli di accogliere delle pesanti determinazioni. Se in quei casi non le accetta, è sbagliata la tua donna? Forse. Se in quei casi non le accetta sono sbagliate le misure delle determinazioni che adotti presso di lei? Forse. Dove trovare la verità fra voi due? Dove non c’è dolore nella reciproca ragione.