Nella ricerca della Genesi

Degli edifici che in crescita mi hanno fatto abitare mi sono rimasti i diroccati, ma ancora mi pongo domande su quanto resta. Non ho pretese da Risposta.

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Nella ricerca della Genesi della vita, se per un aspetto il Testo rivela la capacità di elevazione culturale degli stesori, dall’altro, mi pare segnali che il Serpente non si limitò a tentare la sola Eva. A mio avviso, infatti, caddero nella tentazione (pericolosa tanto più l’imposero come verità rivelata dal Principio) di dire una realtà che, per ignoranza sul Principio della vita (la vita sino dal Principio) certamente non potevano conoscere, al più, immaginare, oppure, se dire per rivelazione, perché ispirati. Va beh! Dal momento che il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male e dal momento che in alcun modo possiamo verificare lo stato delle “voci” ispiratrici (ripeto la domanda) da chi dette e/o rivelate, se in mancanza di verifica, tutto il nostro credere può anche essere stato basato sulla strumentalizzazione (in buonafede e/o in malafede che sia) di un bisogno di credere in altri conseguente alla mancanza della capacità di credere nel Padre tramite noi?

Una elevazione spirituale può inebriare la ragione tanto da mandarla oltre il suo contesto storico personale e sociale. La può mandare “fuori” al punto da farla entrare in contatto con altri piani di vita. Non intendo la vita spirituale (che avendo vita ne siamo in contatto da sempre) ma quella spiritica. Al proposito, sappiamo l’opinione della Psichiatria, ma, se è vero che sull’argomento sa cosa dice, quanto può dire di sapere di cosa parla? Una mente ispirata oltre la sua realtà dalla forza della sua immaginazione (capacità di vedere culturalmente ciò che in cui si crede e che è elevata tanto quanto si ha fede in ciò che si crede) quanto sa distinguere se discerne secondo sé, o se lo può tramite altra vita?

Nel caso sappia distinguere che non discerne secondo sè, e anche ammesso che sappia quale sia lo stato di vita che influisce sul suo discernimento, può verificarne (non dico l’identità) ma anche la sola attendibilità spirituale? Direi di no. Infatti, se può essere inimmaginabile la capacità di verità di uno spirito nel bene, così è inimmaginabile la capacità di menzogna di uno spirito nel male. Così, data la facoltà e la capacità invasiva degli spiriti soprannaturali nella vita naturale (data la mia conoscenza dello spiritismo lo sostengo a ragion veduta, o meglio, sentita) non posso non dubitare (e, parecchio) che lo Spirito ispiratore sia stato quello del Padre. Il Padre influisce la vita che ha originato attraverso la Sua forza: il suo Spirito.

Se l’ispirasse secondo la sua Cultura, assoggettando il nostro giudizio al suo, renderebbe serva la nostra. Rendendola serva, però, assoggetterebbe anche la nostra coscienza, ma, una coscienza è piena, solamente se è libera di conoscere, al caso, anche ciò che non gli corrisponde per poter sapere ciò che gli corrisponde! Ergo, neanche il Padre può far dipendere da sè, la vita che pure ha originato. Ciò significa che non possiamo credere a nessuno? No, ciò significa che dobbiamo credere nel solo Principio della vita: in ragione della forza dello Spirito, corrispondenza di stati nella data vita e fra la nostra e la Sua. Ulteriormente, questo significa che non puoi credere neanche a me?

Ammesso e non so quanto concesso che ti sia mai girato per la capa, mi pare più che ovvio, per quanto riguarda la fede. Invece, per quanto riguarda la ragione, “credimi” solo dopo attenta valutazione! Il principio che ha permesso la vita è quello della comunione fra stati. Allora, dove vi è la voce di uno Spirito che interloquisce fra vita e vita non può essere quella del Principio che dice circa i suoi principi, in quanto, già all’origine ne ha detto i massimi:

Il Bene per la Natura

neotriangolo

Il Vero nella Cultura Il Giusto dello Spirito

Quei principi sono massimi al punto da originare la vita e universali al punto da indicare ad ogni via della vita (ad ogni Natura) la sua verità, cioè, la sua Cultura. Per corrispondenza di principi fra la vita originante e quella originata, anche un qualsiasi Spirito soprannaturale non può in alcun modo interferire nella vita altra se non ledendo la corrispondenza degli stati della vita personale (o sociale tramite la Persona) su cui interferisce. Tanta o poca che sia la sua forza, uno spirito interferente, (tanta o poca che sia la sua vita) comunque erra perché devia la corrispondenza di vita e di forza fra spirito e Spirito.

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#corrispondenza #vita #forza

Idea che non condivido

La mia idea di Dio non alberga in nessuna delle parole usate da questo papa (“Dio non si rivela più, sembra nascondersi nel suo cielo quasi disgustato dalle azioni dell’umanità”) ma certamente hanno offeso la mia idea di Dio. La mia idea di Dio si regge su due basilari concetti: l’idea cristiana del Padre, e l’amore oltre ragione, (in questo senso mariano) che Pietro manifestò verso l’Umanità chiamata Cristo. Se ci manca il senso dell’accoglienza mariana e petrina della vita non può esservi la rivelazione di Dio. Il Dio disgustato di Wojtyla, quindi, mi pare la pessimistica immagine di chi è schifato dal non veder sufficientemente confermata la sua semina, e intruppato il suo gregge, piuttosto che l’immagine di Dio. Sarebbe ora di smetterla di immaginare Dio secondo una teologia a somiglianza della nostra psicologia. Da questa teofantasia, infatti, non può non risultare che i nostri discorsi su Dio sono il frutto di chi immagina vera la sua idea del Grande, solamente perché sta pensando in grande. La rivelazione di Dio è la vita. Che altro vogliamo da Dio? Vogliamo che ce la gestisca? Ma, per favore! Vediamo di non confondere l’essere piccoli con l’essere infantili.

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#essere #piccoli #Dio

Crocifisso e crocifissioni

Cortese signore: mi hanno lasciato perplesso i toni, ma non per questo non ho condiviso alcune sue prese di posizione sulla questione del Crocifisso. Avrei voluto dirglielo già allora, ma solo in questi giorni ho saputo, per caso, il suo recapito. A mio vedere, la Croce senza il Crocifisso è il pedagogico memento che simbolizza il peso della Natura (corpo della vita comunque raffigurata), sulla forza (Spirito della vita comunque agita) della nostra Cultura: pensiero della vita comunque concepito. Non c’è Natura, Spirito, o Cultura che sia esente da cadute sotto i pesi che ci addossano e/o ci addossiamo. Della Croce, pertanto, direi che è l’universale memento, (e monumento), che commemora e riguarda tutti i caduti a causa della propria umanità. Ricorda la caducità umana, inoltre, anche a quelli che credono di possedere la facoltà, (vuoi in nome di un IO, vuoi in nome di Dio) di mettere in croce la vita altrui. Per questo senso, è monito che segnala l’errore all’affamato di qualsiasi genere di ambizione, ed è l’avvertimento che riconduce ogni esaltata umanità, al comune piano ed al comune valore.

La Croce con il Crocifisso, invece, a quanto sopra sostengo aggiunge una particolare identità e storia. Se ho capito bene, la sua religione sostiene che il Crocefisso è un falso storico. Non ho basi per smentire e né per affermare: e neanche ci provo. Porre affermazioni in fatti e discorsi originati in lontani contesti storici e culturali, infatti, può sconvolgere il proprio quanto l’altrui pensiero; può procurare dei dissidi così gravi da addolorare per epoche anche le future generazioni. Si può scegliere di porre pace, però, tanto quanto la nostra parola accetta di lasciare l’ultima, alla Vita. Nell’accettare di lasciar alla Vita l’ultima parola, e nel gesto dell’amore e dell’amicizia che è “nel porgere l’altra guancia”, vedo concordanti, (nello spirito della vita personale come in quello delle genti), le finalità pacificatrici del Profeta e del Cristo. Nell’augurarmi per queste opinioni di non risultarle uno strano cristiano, e nel confermarle che se vedo la paglia nell’occhio islamico, non per questo non vedo la trave in quello cattolico, la saluto.

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#cattolico #Profeta #Cristo
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Come per tutte le immagini

Senza sapere cosa stavo facendo ho ottenuto la sopprastante immagine elaborando un carattere Word Art: per la precisione un punto seguito da altri punti. Era lineare quando ho visto il risultato. Non era male ma non mi convinceva del tutto così, l’ho modificata come si vede. Scelgo un’immagine e non un altra ascoltando l’emozione che mi comunicano. So che è quella giusta quando sento di aver eliminato ogni obiezione. Agisco così anche quando scrivo.

Leggendola a posteriori ne ho tratto questo significato: la vita è un principio che viene dal Principio e che dal nostro torna al Principio. Per restarci? Non è necessariamente detto. Sono giunto a spiegarmi l’immagine, anche grazie a questi ragionamenti. Dell’immagine, il punto con il cerchio alla sinistra è stato il primo della serie, quindi, un punto di principio. Elevando il pensiero, è diventato il punto del Principio.

Nell’emanazione della sua potenza, il Principio della vita ha originato il nostro principio a sua Immagine: la vita. Essendo prima, e quindi sovrana, l’immagine del Principio dice il suo essere di Assoluto. Ciò che è dell’Immagine della vita è anche della vita a sua Somiglianza. Differenza vi è, nella condizione della rispettiva vita: assoluta quella del Principio e relativa al suo stato quelli della Somiglianza. Il principi della vita sono il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, il Giusto per lo Spirito. L’unione del Bene con il Vero per quanto è Giusto allo Spirito, “spinge” i principi della nostra vita (il bene per la Natura, il vero per la Cultura, il Giusto per lo Spirito) verso i principi del Principio. E’ una “spinta” che termina solo se ammettiamo a termine la vita, ma una vita a termine, non necessariamente pone temine anche a quella del Principio.

Ne consegue che neanche la nostra è necessariamente a termine. La vita del nostro principio, infatti, tornando Principio, continuerà l’esistenza (prossima o non prossima a quella vita) in ragione di quanto sarà riuscita a vivere il suo bene, il suo vero, il suo giusto. Non sarà un’esistenza secondo Natura, ovviamente. Lo sarà, però, secondo Spirito: forza della vitalità naturale e vita della culturale che avremo raggiunto vivendo. La culturale, sarà la stessa?

Poiché, vita, è stato di infiniti stati

tra Potenza e Conoscenza

non lo credo.

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Caro Francesco: senti questa!

Caro Francesco: è un bel pezzo che non ti scrivo. Sarà anche perché non mi avevi detto nulla di nuovo. In questi giorni, però, ti sei superato. L’hai fatto sostenendo che una chiesa universalmente non inclusiva diventa una setta. Da anni sostengo la stessa opinione. Con più di qualche intimo timore, devo dire. Vuoi perché sono fra quelli che hai difeso (nella parte di vittime ormai piegati?) vuoi perché tutto sono fuorché un teologo e se cristiano, si e anche no. Sia pure come non teologo (considero la teologia lo studio vanesio quando non vano delle opinioni su Dio) non posso non chiedermi se ti sei reso conto di quanto seguiva alla tua affermazione. Se la chiesa è inclusiva se no è una setta, che ne sarà del Principio della vita che nel giorno del giudizio universale dovrà (almeno a quanto si dice) non includere i cattivi dal suo cospetto? Dovremmo forse pensarlo come l’iniziale Principe di una Setta universale, non, di una universale Chiesa?

Se invece è il Principe di una chiesa universalmente inclusiva, ne seguirà, che (non potendo emettere giudizio perché settario per forza di cose) annullerà (ammesso che sia mai esistito e non lo credo) quello universale? Mi rifiuto di pensare che Dio sia possessore di tardi ripensamenti. Mi è più facile e logico pensare, invece, che non esista nessun giudizio universale come sinora descritto e che (comunque descritto) non vi sia proprio alcun giudizio universale: tanto meno un Dio universalmente giudice. Un Dio universalmente giudice non può risultare giusto a chi non può capire (per la Somiglianza che è) su quale verità si basa la verità della giustizia della divina Immagine. Certamente si può affermare che un giudicato può accettare come vero un giudizio in virtù della sua fede nel Giusto, tuttavia, ciò che potrebbe anche bastare ad uno spirito in giudizio, non farsi capire può bastare allo Spirito del Giusto?

Secondo me, no. Un’incomprensione fra spiriti (quello dell’Immagine e quello a sua Somiglianza) è pur sempre un’area incognita, un vuoto, un nulla, una separazione. Il Principio della vita (la vita) non può accettare che vi sia un vuoto fra la sua vita e una vita. Vita, infatti, è corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti i suoi stati. Dove la corrispondenza fra vita e vita (come fra vita e Vita) è mancante, là vi è l’errore che porta al dolore che porta al male. Ora, come pensare attuabile un giudizio universale che il Primo giudice (il Giusto) non può emettere se non diventando primo ingiusto? Sempre secondo me, concedendo (accettando, permettendo et similia) che il giudizio su di uno spirito lo esprima lo stesso spirito. Come? Su quali basi? Per quanto riguarda il come, direi considerando le differenze di forza e di potenza fra la sua immagine (quella di Somiglianza) e quella dell’Immagine del Principio.

Per quanto riguarda le basi, direi su quelle della forza e della potenza che lo spirito in giudizio ha raggiunto operando la sua vita secondo quanto è stato possibile alla sua forza e alla sua potenza. Mi si potrà obiettare: ma questo giudizio non è universale! Vero e anche no. Non è universale perché non riguarda l’universo mondo, mentre è universale perché riguarda (tocca, concerne, et similia) ogni parte dell’universale vita che è ogni singolo spirito. Mi si dirà: ma la vita a immagine della Vita mica può essere universale come il Principio! E’ vero e anche no. Non sono egualmente universali perché non hanno lo stesso stato di vita, ma sono egualmente universali perché ambedue sono lo stesso universale principio: vita.

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#francesco #universale #vita

Quo usque tandem Francesco?

Solo per le tue spalle la direi un po’ pesantina, Francesco: que sera sera! So bene che non sei Catilina, ma come Vita (mio soprannome per gli amici) ti devo ricordare lo stesso, che la mia politica, in primo è andate e gioite. Non per ultimo, con tutte le dovute ragioni della coscienza: luogo in cui si riflettono le emozioni (agite_agenti come anche agenti_agite) mosse da ogni conoscenza. Ora, sino a quando continuerai ad abusare della mia pazienza? Sino a che punto, senza freni mi scatenerai addosso la tua contrattuale clemenza? Pensi che non mi faccia nessuna impressione il violento reparto che presidia il tuo Palatino? Né le pattuglie che svolgono servizio di ronda nel credo altrui? Né l’ansiosa preoccupazione del popolo dal vivere pattuito con me, VITA, anche se non con te?

Pensi che non mi faccia nessuna impressione, l’accorrere in ribalde crociate dei cittadini fedeli a te più che veri a sé come a me? Né la tua Sede (non così ben fortificata come credi) per la seduta del tuo senato? Ne la genuflessa mimesi nel volto dei tuoi? Non t’accorgi che le tue trame stanno nullificando il mio Spirito? Non vedi che il filo dei tempi e dei mores che stai tracciando, è consumato già all’arcolaio? Non vedi che i miei disegni soffrono, nel tuo? Proprio non t’accorgi che il Verbo, IO SONO, e la Parola, VITA, stanno rinunciando, nel tuo mondo, alla forza del mio Spirito? Sino a quando, nelle tue catene costretto, Francesco, abuserai ancora della mia pazienza?

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#pazienza #Francesco #catene

La scienza e l’anima

Mauro mi dice: “Possono esserci delle forme di “energia psichica”, che fino ad oggi non abbiamo scoperto né misurato, che spiegano questi fenomeni?”

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Credo di averti accennato alle mie possibilità prano. Le ho sempre avute? Ammettiamolo come possibile, tuttavia, a tutto pensavo mentre non sapevo da che parte girarmi per la cura dell’Amato: questo, prima di un tentativo. Al massimo, mi sono detto, mi sentirò ridicolo: e così è stato. Ero all’Ospedale di Legnago. L’Amato, a letto, era girato verso la finestra. Pian pianino gli vado alla schiena e gli poso le mani sulla nuca. Non mi aveva visto e io non gliel’ho toccata, nonostante ciò, si gira di colpo! Vede che sono io, si rilassa, e torna nella posizione che era. Bofonchio qualcosa e rimango lì come il fesso che pure in età adulta si fa prendere con le mani nella marmellata! Mi muore. Inizia la mia ricerca di contatto: attraverso lo spiritismo: lo “trovo”. iniziano gli influssi, le testimonianze, le emozioni, tipiche dell’esperienza medianica. Passano gli anni ma il ricordo della sua reazione non passa. Mi risento ridicolo ma ci riprovo con conoscenti in momentaneo disagio fisico. Avvertono emozioni di caldo, di freddo, tremolii, senso di rilassatezza e generale benessere: passa anche qualche dolore. Vorrei poterti dare un qualcosa di quantistico, invece mi vedo costretto a dirti: questo è quanto.

Mauro mi risponde:

Accolgo con interesse la tua testimonianza su un percorso personale che hai raccontato in modo più disteso del solito, e ti segnalo il punto esatto in cui comincia il mio dissenso. “se vi sono gli spiriti, mi sono detto, ci sarà pure lo Spirito”. Nel momento in cui hai dovuto cercare di interpretare questo vissuto molto importante e significativo, l’unico supporto culturale che hai trovato è stato nel concetto di “spiriti”. Ti sei ritrovato, quindi, scusa se te lo dico, culturalmente nella preistoria, nella cultura prepagana addirittura. Altro supporto non hai avuto. Quindi perdonami ancora se ti dico anche questo: che, come non ritengo che il concetto di “spiriti” sia culturalmente adeguato per interpretare questi fatti, altrettanto inadeguato è quel salto logico un po’ grottesco che fai, passando dagli spiriti allo Spirito. A fronte di queste spericolate deduzioni, insisto che un onesto “non capiamo ancora” è molto meglio di teorie arrampicate sui vetri. Purtroppo queste mie parole risultano contro la mia volontà inevitabilmente saccenti e offensive senza volerlo, perché ricordare a qualcuno i limiti della sua conoscenza (considerando che ognuno di noi ne abbiamo) non è mai bello né simpatico. Però, purtroppo, è questo che si deve dire: che non è con la teoria degli spiriti che si possono studiare e comprendere i fenomeni paranormali, come quelli che tu descrivi, che sono certamente reali, ma che meritano un approccio con le categorie di pensiero del 2000 dopo Cristo e non del 2000 prima di Cristo. Detto con amicizia e incrociando le dita che tu non ti incazzi.

Gli replico: sciogli le dita, Mauro, che in vista non c’è nessuna tempesta! Da nessuna parte ho affermato di conoscere la verità, quindi, la tua, entra da una porta aperta. “Se vi sono gli spiriti ci sarà pure lo Spirito”, è come se avessi detto che se c’è Mauro ci sarà pure suo padre. Chiaro è, che se conoscessi tuo padre, avrei detto che se c’è Mauro ci sarà pure Antonio, ammesso ma non concesso che tuo padre si chiami così. Si, come cultura è un po’ scarsina, ma su quale altro argomento avrei potuto basarmi: su 2000 anni di teologiche balle? Si, la mia è solo una elementare deduzione. Certamente azzardata sino all’idiozia, se solo avessi proseguito nel dire che cos’è lo Spirito. Invece, ho solo detto che è la forza della vita sia dal principio che del Principio, se ammettiamo un iniziale generante.

Dici che è stato il Nulla? Bene! Allora vuol dire che quel Nulla ha generato la vita. Già, ma, chi ha generato il Nulla come vita? E se ammettiamo che quel Nulla non sia un sasso, quale “biologia” gli permette di essere vita? Memore della “biologia” degli spiriti, mi sono detto: quella di uno Spirito. Dici che con questo mi sono ritrovata nella cultura prepagana? Sbagli, Mauro. Mi sono ritrovato molto prima di ogni cultura: mi sono ritrovato da chi ha generato ogni possibilità di cultura. Dici che, seguendo il mio ragionamento, sei disponibile ad ammettere che è stato un Cosa ma, mai, un Chi? Benissimo! Trovo che nella vita ci sia spazio anche per una “teologia” naturale. Dici che non è con le mie teorie che si possono capire i fenomeni paranormali? Se condividiamo il fatto che la Natura fa la Cultura, come la Cultura fa la Natura, direi che sono due le vie per capire i fenomeni in oggetto. Io li capisco attraverso Natura, (il corpo della mia vita e della vita) altri li capiranno attraverso Cultura: il corpo delle conoscenze proprie, sommate a quelle altrui.

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#mauro #paranormal #biologia

Il Bardo Todol

Secondo la Cultura tibetana nel Bardo Todol sono scritte le stazioni di viaggio dell’anima diretta verso l’Anima del mondo soprannaturale. Per giungere a questa, l’anima in viaggio verso l’Universale dovrà spogliarsi di ogni umano residuo. Lo potrà, ascoltando le proprie emozioni: l’emozione è la parola della vita che dice sé stessa. Lo potrà, inoltre, tanto quanto sarà in grado di verificare (per adottare e/o rifiutare) la condizione di presa emotiva che una data anima ha conservato (intende conservare o rifiutare) della precedente. Questo libro è valido solo per i Tibetano? Purché lo si traduca anche secondo il nostro linguaggio, direi di no. In questo tentativo ho sorvolato sui particolari di quella Cultura (riti e preghiere) vuoi perché ad ogni fiore la sua terra, vuoi perché avrebbero appesantito il discorso che mi prefiggo: rilevare delle similitudini fra quel pensiero spirituale e il nostro, ragionando secondo Spirito.

Lo Spirito è la forza della vita che si origina dalla corrispondenza fra una Natura e la sua Cultura, e la Natura e la Cultura dello Spirito della Vita. Per Natura intendo la vita comunque formata; per Cultura, intendo il pensiero comunque ideato; per Spirito, intendo la forza della vita comunque agita. Pensando allo Spirito come ad una potenza, la nostra esiste perché al principio esiste la Potenza. In quanto principio assoluto, la Potenza (o Spirito) è uno stato della forza assolutamente unitaria. Ciò che gli è Natura, Cultura e Forza, (Potenza o Spirito) quindi, è di inscindibile stato. Vano quando non vanesio, ogni tentativo di teologica e/o mistica conoscenza. A mio credere e comunque lo si nomini, il Principio della vita è ragione della speranza, non, della conoscenza. Per dire l’assoluta conoscenza della speranza nel Principio, basta e avanza l’Amen (il Così sia cattolico) e l’islamico Inshallah.

Non conosco l’equivalente ebraico. Mea culpa. Secondo il pensiero tibetano, la Potenza si manifesta a fine viaggio come massima Luce. Come la vedremo, se, in quanto spiriti, non avremo occhi per la vista e neanche orecchio per l’udito? A mio pensare, la “vedremo”, come il sordo – cieco sa che c’è il sole perché, sentendone il calore, lo immaginano come la luce che i vedenti gli hanno descritto. Paragonando i vedenti a credenti, i non vedenti che generalmente siamo (sia in questo Bardo todol che nell’ulteriore) “vedranno” quello che i credenti hanno detto circa la Luce, ma anche i credenti, nei confronti della Luce sono ciechi, perché, per quanto possano elevare l’immaginazione, altro non possono vedere se non ciò che pensano. Di quella Luce, quindi, al più, vedranno e insegneranno sprazzi di verità. Sempre che non siano, quegli sprazzi, una fanatizzata emissione delle loro verità.

Dicevo innanzi che lo stato della vita è composto da tre stati di vita. Si può dire, allora, che ad ogni stato della vita (sia in questo che nell’ulteriore) corrisponde il suo Bardo todol. Avremo così, il Bardo todol naturale, il culturale e lo spirituale. Dicevo anche che, vita, è corrispondenza di stati, non solo fra i propri, ma anche fra i propri e quelli propri a chi vive sia in questa realtà che nell’ulteriore. Nella fase naturale del Bardo (come nella fase culturale e spirituale di ambo gli stati della vita) il prevalere delle emozioni legate al corpo, (o alla mente, o allo spirito) ci dirà quale è (o sarà diventata o ci rifiuteremo di diventare) l’identità raggiunta. Lo stato dell’identità prevalentemente raggiunta, ci dirà in quale collocazione troveremo posto presso la Luce. Sarà prossimo tanto quanto diventeremo luce (chiarezza nella Verità) e non prossimo, tanto quanto lontani (quando non avversi) alla Luce. Parlo di prevalente identità e non di identità, perché, la vita, essendo corrispondenza di stati, non ha e non è uno stato fisso, se non come principio.

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#luce #verità #principio

Padre: immagine e somiglianza.

Degli edifici che in crescita mi hanno fatto abitare mi sono rimasti i diroccati, ma ancora mi pongo domande su quanto resta.  Non ho pretese di risposta.

La corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito è vita. Il principio dell’uguaglianza è dato dalla corrispondenza fra un’immagine e ciò che gli somiglia. Secondo questo principio, dato ad ognuno il proprio stato e secondo lo stato del suo stato, la vita che è dell’ultimo (l’immagine originata) non può non essere a Somiglianza dello stato del Principio della vita: Immagine originante. La vita del Principio, allora, ha gli stessi stati dell’Immagine che è a Sua Somiglianza: Natura, Cultura e Spirito. La corrispondenza di stati è vita sia nello stato supremo che nell’ultimo. La vita, quindi, è l’Immagine della vita sia dello stato principiante che dello stato principiato. L’identità della vita conseguita dal Principio è data da ciò che sente la sua Natura per quanto sa la sua Cultura ed in ragione della forza del suo Spirito. Se così è per la Somiglianza, così non può non essere per il Principio di ogni immagine a Sua somiglianza.

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#edifici #abitare #immagine

In ragione del loro stato

In ragione del loro stato di spirito. Lo Spirito della vita non è una identità: è una potenza. In ragione del loro stato di spirito, anche gli spiriti sono potenze. Della potenza, però, conservano l’identità che sono stati, tanto quanto corrispondono con questo stato della vita. Corrispondono con questo stato della vita, tanto quanto subiscono un desiderio non rassegnato della vita e della vitalità che sono stati. La vita ulteriore si libera da quel desidero, tanto quanto sanno (possono e/o vogliono) elevarsi al principio della vita: lo Spirito. Cominciar a elevarsi dal desiderio di questo piano della vita già nella nostra, certamente aiuta. Di ogni persona sappiamo la parte identitaria più nota, ma nulla sappiamo su quello che è diventata per la parte non nota. Sostenere quello che ora sono, (ad esempio, santi o beati) si basa solo sul desiderio della chiesa di aver santi o di beati, e/o di poter sostenere che il suo magistero origina santi e beati oltre che servi.

Ben vengano i Servi: la vita ne ha bisogno. Ben vengano anche i beati e santi visto che la chiesa ci tiene. Ben vengano tutti se proprio si vuole, però, solo se usati come fonte spirituale del magistero del vero che è nel bene! Di negativa spiritualità, il magistero che strumentalizza quegli spiriti per lo scopo di assoggettare il nostro spirito! L’intento “non sarà perdonato”. Mi venga un accidenti se mi ricordo chi l’ha detto! Doverosa precisazione: solo dopo aver scritto questo pensiero (è di qualche tempo fa) mi sono reso conto di non esser stato preciso. Sono preciso dove sostengo di non aver mai visto nessuna apparizione spiritica. Non preciso quanto sostengo perché, a livello di visione mentale ne ho visti a josa. Pochi i riconosciuti. Molti gli sconosciuti. Mi apparivano (come fosse una schermata) all’interno della fonte. Pochi mi guardavano. I più, guardavano oltre me: verso destra.

Delle tante, solo una mi disorientò. Diversamente dalla altre che provenivano dalla mia sinistra, questa mi apparve proveniente dal basso. Potente e di per sé prepotente l’identità di quella potenza. Mi guardò (dritto negli occhi) come se avesse avuto il bisogno di guardarmi e/o di farsi guardare. Non lo riconobbi subito perché di un’impronta virile ben diversa da quella sottomessa all’ecclesiastica sottana. Come venne dal basso, verso il basso se ne andò. Se per basso intendiamo inferi e/o derivati, proprio non mi parve proveniente da quei luoghi l’ex don Luigi. Nel suo volto, infatti, non vidi traccia di sofferenza da colpa: vidi solo certezza e raggiunta accettazione: quella di chi, ancora è, quello che è.

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#bisogno #guardare #virile

Religioni: amori, errori, dolori.

Non dubito sul fatto che i soggetti che citi non siano islamici come tu li intendi, tuttavia, piaccia o non piaccia, lo “sono” per infinite forme e/o stati di aderenza, esattamente come lo sono io come cristiano. Posso dirmi non cristiano perché non condivido gran parte del cristianesimo? Direi di no, perché dove ho lasciato i riti e le favole, non per questo sono in grado di lasciare l’essere morale che sono diventato anche grazie a quella cultura. Molto probabilmente, anche se aderissi ad una visione atea della vita non potrei non dirmi cristiano per la parte universalmente pedagogica che mi ha indelebilmente “cresimato”. L’islamico, è libero di poter essere fedele alla fede di origine come io ho scelto di vivere la mia? In casa ne dubito più che fortemente. Fuori casa gli è certamente più possibile. Quando fuori casa (per fuori casa intendo un altro ambito sociale) si trova a vivere vari generi di povertà, a quale bisogno di una superiore giustizia si rivolgerà un dato islamico?

Ovviamente a quella che l’ha indelebilmente “cresimato”. Tanto quanto è culturalmente sprovvisto, lo farà, purtroppo, con tutte le con_fusioni del caso. Per quella confusiva povertà, al singolo islamico non imputo colpa per gli atti contro la vita altra: non tutti sanno quello che fanno. Imputo la colpa di ogni atto contro la vita, invece, a quanti, per figura e ruolo, non separano in sè e non insegnano ad altri, che alla vita (in ogni sua forma e sostanza)  è giusto dare vita, non, l’errore che porta al male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Comunque motivato e/o giustificato, quelli che in piena coscienza perseguono l’errore che porta al dolore, perseguono anche il Divisore. Tutte le religioni sanno chi è il Divisore, ma tutte si vivono non credendo quella trave nel loro occhio. Possibile che nessuna lo senta ridere?!

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#coscienza #religioni #errore

Sermoni americani

Mi hai fatto vedere dei sermoni che ti sono giunti da un gruppo ”Swedemborg” americano. A quei fogli, nell’angolo, mancava un pezzo grossomodo quadrato. Secondo una lettura per corrispondenze, il fatto potrebbe avere anche questo significato: poiché anche uno scritto è una costruzione (ideologica) ai pensieri che strutturano la costruzione di quei sermoni, manca la quadratura che completa la testata. Dal momento che la lacerazione è sulla sinistra, luogo nel quale facendoci il segno della croce citiamo lo Spirito, la “pietra” che manca potrebbe concernere quella forza?

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#angolo #significato #sinistra

Eppure la vita ci parla

Può essere come dici, ma, potrebbe anche non essere così. Potrebbe anche essere che non sai ascoltare quando la vita ti “parla”. Non ricordo se ti sei detta una credente, ma giusto per amor di tesi ti reputerò tale. Come credente sai che la vita, ha due piani di vita. Nel piano superiore, è collocata, (o meglio, abbiamo collocato) l’Entità creante. Se ammettiamo che quest’Entità creante sia vita, necessariamente ha “parola”. La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Siccome è il Principio che ha originato il suo principio, quale parola può dire quest’Entità? Direi che può dire se stessa. Quindi, essendo vita, la sua parola è: vita! E la vita è! [Detta e finita, questa è la Genesi “per Damasco”] In quanto prima vita, è un principio assoluto. Chi è principio assoluto non può dire nulla di non assoluto. Pertanto, vita, è l’unica Parola di quel Principio. Scendiamo adesso su questo piano di vita. Anche qui, tu dici, la vita è quello che sopra affermi.

Potrebbe essere, ma a mio avviso così non è. Su questo piano di vita le emozioni sono molte, pertanto, sono anche molte le parole che ci fa dire. Fra tante parole, quali, quelle del nostro principio di vita? Fondamentalmente, sono tre: depressione, esaltazione, pace! Depressione, quando, per eccesso o difetto di informazioni sbagliamo contro il Corpo. Esaltazione, quando per eccesso di informazioni sbagliamo contro la Mente. Pace, quando vi è corrispondente incontro fra le emozioni del Corpo e quelle della Mente. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra Corpo, Mente e Spirito. Lo Spirito è la forza della vita che si origina in ragione del Bene nel Corpo, e del Vero nella Mente. In ragione dell’infinita dinamicità dei rapporti emozionali, nel mondo personale che si pone in relazione con le infinite dinamicità del mondo esteriore, direi che le parole che ci dice la vita sono infinite, altro, che la “muta” che dici!

Mi piace, l’idea di vederti come una badante che assiste la vita ormai vecchierella. Mi fa tenerezza, ma per i modi sopra esposti mi risulta che sia la vita ad assistere te, non, il contrario. Siccome ha non poco e non pochi da assistere, delega il compito ad un’altra badante: il discernimento! Non dirmi che non l’hai mai ascoltato, vero?! E, se l’hai ascoltato come fai a dire che la vita è muta? Infine, solo gli animali sono solamente vivi. Se ne accompagni al macello, però, potrebbe venirti l’idea che sappiano di esserlo! Come l’umanità certamente no, ma cosa esclude che lo sappiano perché, pur sentendolo non c’è lo possono dire a causa della differenza fra il nostro linguaggio e il loro? Ciò fa pensare che, almeno in potenza, neanche loro sono solamente vivi.

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#principio # parola #potenza

Onda dopo onda può darsi

La ricerca di un’immagine neutra mi diventa particolarmente difficile perché vedo significati simbolici da tutte le parti. Finalmente l’ho trovata, mi dico, guardando l’ultima che sto usando. E’ un’onda a due colori: sotto un’ombra. In origine era un trattino nero. Con un antico WordArt (opzione di un antico FrontPage) l’ho variato procedendo a tentoni: come il mio solito. Contento dell’immagine solo decorativa, ci sono rimasto sino a quando mi sono accorto che non è vero: l’immagine parla eccome!

aondaombra

L’onda (che sia onda lo dice la sua forma) è composta da due colori: azzurro e verde. Penso l’azzurro come un cielo. Penso il verde come l’acqua di un mare. Certo! Il verde può essere quello di un prato, ma non conosco prato che sia ondulato così: così, solo l’acqua mossa da un vento senza fretta. I colori dell’onda sono tenui. Alla mia sensibilità ciò dimostra che l’immagine non è impositiva. Il carattere non impositivo mi dice che l’immagine è leggera. L’onda, pertanto, non è da mare turbolento. Sotto l’onda di quel cielo e di quel mare nuota_naviga un ombra. Non è speculare: è sè stante. La sinuosità di quell’ombra me l’aveva fatta intendere come un delfino, ma i delfini non hanno il muso a spada! C’è l’hanno invece i pescespada. Sul pescespada non mi viene alcun significato simbolico. Ben diversamente, se divido un pescespada in pesce_spada. Quando ho iniziato queste considerazioni stavo rileggendo un post sul Padre.

I pensieri sul Padre portano a pensieri sul Figlio. Sulla figliolanza di Cristo non la penso come la dottrina cattolica ma il soggetto delle riflessioni non è questo, quindi, passo oltre. Rammento che i primi cristiani (protestanti a loro insaputa) si riconoscevano fra di loro disegnando un pesce; un pesce perché così risulta in greco il nome di Cristo. L’immagine del pesce che loro disegnavano, però, non era quella di un pesce_spada. La spada che non aveva Cristo in greco (in pesce) l’aveva, però, il Pesce (il Cristo) non greco. Concludendo questo giro di pensieri si potrebbe pensare (o io lo potrei pensare) che l’immagine del pesce che sto usando come capoverso, sotto onda riveli (in questo lavoro) la spirituale presenza del Pesce_Cristo che nella sua vita (e della vita) fu capoverso di Storia religiosa e non? Secondo cattolicità lo è ancora e sommamente. Guaio è, che la Chiesa, se da un lato ha posto una sua verità, dall’altro non si è separata dalle sue falsità. La costringerà a separarsi la spada (strumento della verità) di un Cristo in greco pesce? Onda dopo onda può darsi di si come può darsi di no.

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#immagine #verità #spada

Madonne

Che Madonne girano da quelle parti? Non per far ballare i tavolini, o per cercar Madonne mi sono ritrovato nei gironi della medianità, ma per ritrovare, anche su quel piano di vita quello che avevo perso. Mi è stato virgilio un amico che non sapevo possessore di quella facoltà. In occasione di un incontro, mi zittisce. Punta la penna su di un foglio, e quella disegna una figura di donna con un bambino in braccio. Certamente si può dubitare di tutto. Io non ho mai smesso di farlo. Quella “penna” però, sapeva bene quello che faceva. Tanto è vero che tracciò le figure, velocemente, senza mai sollevarsi dal foglio e senza passare due volte sul segno già tracciato. Una “presenza” di nome Francesco ci disse onorati per la visita della Madonna. Lo sguardo delle due immagini era diretto verso di me; ed era di puro odio. Mi domando: che Madonne e che Figli girano da quelle parti?!

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#edianità #figure #amico

Credo, confido, diffido.

Credo nel Padre: del suo principio (la vita) assoluto generante. Confido nel Cristo Maestro. Non lo riconosco come Figlio del Padre. Un Principio assoluto può generare solamente l’assoluto che è, quindi, solamente ciò che è: vita. Neanche è possibile che un Assoluto si incarni in un non assoluto. Ad un Assoluto è possibile invece, incarnare il suo principio: la vita che da vita. Riconosco Cristo prossimo al Padre in ragione della sua conoscenza sul Principio. Non lo riconosco come Dio. Non ci può essere un altro Dio. Certamente lo riconosco al vertice dei Figli che per principio tutti siamo in quanto portatori di vita: facoltà generante del Padre. Come forza e potenza della vita del Principio credo nello Spirito. Apro una parentesi: secondo me non vi è scontro fra religioni, tanto meno uno scontro fra i Maestri che diciamo Profeti.

I Maestri ricongiunti con la forza e la potenza dello Spirito, nello Spirito annullano sé stessi in ragione del loro stato di spirito. In ragione dello stato di coscienza sulla vita del Padre, lo fanno tutti quelli che si riconoscono figli dei principi del Principio. Vedo, invece, uno scontro fra religiosi: scontro motivato dal bisogno di supremazia (spirituale, sociale, politica) degli “esecutori testamentari” dei Maestri, nel tempo diventati (e/o fatti diventare) dei fiancheggianti poteri quando non proprio potere.

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#maestro #padre #figlio

Cos’è la Verità?

La mia emozione non ha mai confuso un suo parere con la verità: men che meno con la Verità. Parere è quello che ognuno pensa. Di quanto si pensa, verità è ciò che è universalmente provato. Di universalmente provato sui miei argomenti non c’è assolutamente nulla. Certamente li credo veri, ma perché li ho veramente vissuti e in vero li dico. Ne tengano conto gli stracciatori di vesti. Mica voglio fare la fine che hanno fatto fare a Cristo, e che fanno fare a tutti i poveri cristi che osano dissentire dagli spacciatori di Verità. Dei tanti generi di spacciatori di droga (è droga tutto quello che fissa l’arbitrio, e quindi, anche una fede quando fissa la ragione) quelli in buonafede sono i più pericolosi: a tutti i livelli. La storia lo conferma da secoli. Mi si dirà: ma, nelle questioni di fede non si può non superare la ragione! E’ vero, ma dove la fede turba la ragione, o la ragione turba la fede, bisognerebbe imparare a seguire il credo che dice: “dove non si può dire, è meglio tacere.” Ricordino i contestatori della religione altrui, che nel silenzio alberga la pace, e che vi è pace dove non vi è dissidio, e dove non vi è dissidio tace ogni parola. Non è forse per questo che la diciamo il luogo della Parola? Non è forse per questo che Cristo ha taciuto quando gli hanno chiesto: cos’è la Verità?

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#pace #religione #verità

Cavolo! Sono un eretico!

Definizione più, definizione meno, non me ne può fregar di meno! Tuttavia, neanch’io credo che Cristo sia Dio in terra, tanto meno che sia sia figlio di Dio. Dio non ha e non può avere figli, a mio avviso, ma anche per amor di tesi sostenuto, chi è il Figlio? Cristo? No, a mio avviso, lo è l’opera del Padre: la vita. Vita come atto primo, però, non vita come atti di ciò che il Padre ha attuato. Se il Figlio di Dio è la vita nei termini sopra detti, la vita come atto primo, di per sé non ha identità sessuale. E’ l’atto in divenire che lo assume, in ragione di infiniti stati di corrispondenza, della volontà di vita dei suoi stati: natura per ciò che è, cultura per ciò che sa, e spirito per ciò che sente. Ciò che determina una sessualità, quindi, è il prevalere di un dato stato: maschile se determinante, femminile se accogliente. La vita, tuttavia (o, meglio, il vivere) è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra volontà determinante e volontà accogliente.

Anche la sessualità, quindi, è stato di infiniti stati; stati, sessualmente educati, in primo dalla naturale prevalenza di una data volontà sessuale su l’altro, ed in secondo, dal prevalere del carattere sessuale sociale, (nel senso più ampio del termine) sul personale. L’unica anomalia che vedo nell’omosessualità, pertanto, è che è difficilmente collocabile nella struttura che si socializza col fine di perpetuare sé stessa: o meglio, la vedo negli omosessuali che non contribuiscono a quel fine. Ce ne sono infatti, di quelli che contribuiscono. Ciò che è anomalo alla società, però, non per questo è anomalo per la vita. E’ anomalo alla società, perché questa si pone il fine di formare il Cittadino. Non sarebbe anomalo alla società se questa si ponesse il fine di formare la Persona. Non ci resta che confidare nella Città di Dio. Non quella cartografata dall’uomo, ovviamente, che questa è indubbiamente anticristiana!

Mauro

Commento grandioso, mi fa venire in mente una sinfonia di Bruckner. Come ogni filosofo riconosciuto ti inventi un linguaggio rigoroso e poi martelli sempre con quello. Non condivido questa concezione della filosofia, come sai: tuttavia so ben sentire quando questa musica trasmette delle emozioni. Il rischio però, alla fine – quello che sento – è la stessa rigidità dei religiosi non eretici, che di fronte ai fatti della vita ripropongono sempre le stesse formule. Per fortuna sei anche un poeta e mi smentisci, altrimenti direi che alla fine rischi di perderti le emozioni. Io preferisco una interpretazione più mutevole e flessibile delle cose. E comunque condivido le conclusioni di questa tua architettura grandiosa. (io sarei partito semplicemente da lì, senza tante complicazioni). La sessualità cioè ê mutevole sia tra gli individui sia negli individui, sia nello spazio sia nel tempo. Introdurvi l’idea di norma biologica è una contraddizione in termini: la sessualità è flessibile perché la vita deve esserlo e la flessibilità e la varietà sono le condizioni stesse della evoluzione e della vita. Di ciò vi è una evidenza sperimentale che a me basta ma che non ho bisogno di giustificare con nessun principio superiore. E’ vero che la omosessualità, se integralmente vissuta, non contribuisce alla riproduzione biologica. Per fortuna siamo umani, infatti. Per fortuna la “riproduzione” culturale è ancora più importante. Per fortuna nessuno potrà dire che Michelangelo è stato inutile, perché non ha generato. Del resto i preti che rimproverano alla omosessualità il suo carattere non riproduttivo sono stati i primi a tirarsi fuori dal gioco della riproduzione! Credimi, perdama, semplicemente non vogliono concorrenti possibili nella loro comoda condizione di uomini che non hanno messo su famiglia!

Caro Mauro:

è tardi. Sono appena rientrato da una cena con amici. Domani mi devo svegliare alle sette. Non so bene chi sia Bruckner, e credo di aver bevuto un po’ troppo. Tuttavia, sento in pieno cosa vuoi dire, ed arrossisco. Non di vergogna, sia ben chiaro ma del piacere di sentirmi condiviso. Credimi, non vedo dove ci sia filosofia nel mio dire, tanto meno “linguaggio rigoroso”. Ho solamente scoperto tre concetti di principio, (Natura, Cultura, Spirito) e li uso, come una qualsiasi casalinga usa gli alimenti base dei suoi menù. Per fortuna, dai barattoli che trovo nella cucina “vita”, non traggo sempre le stesse ricette, ma, se devo fare un risotto, posso, come base, usare un qualcosa di diverso dal solito tritato di cipolle? E la vita, è sempre la solita base per ogni tipo di risotto. Vuoi se fatto con piselli, vuoi se fatto con funghi, vuoi se fatto col ragù. Di mutevole, quindi, non è la base, ma il risotto, indipendentemente, dalla mia capacità di cuoco, o se c’è un Cuoco oltre me.

Certamente vi sono molte varietà di riso, “e la flessibilità e la varietà sono le condizioni stesse della evoluzione e della vita” vuoi del risotto, (la vita ) vuoi del dirmi autore di ricette, e di capacità di cottura delle stesse. Per fortuna, “la capacità di riproduzione culturale è ancora più importante” della mia capacità di cuoco. Così, nessuno potrà dirmi che non ho generato nessuna idea di vita: questa, mio figlio, e per questa, non deviante dalle norme che dice la buona Cucina. La Benetti se ne faccia una ragione. Dio mio! Chissà che occhiaie avrò domattina! Ciao.

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#cristo #dio #ragione

Complesso di Edipo e Dio

Pensandoci ancora: mi domando se anche nella cultura araba c’è il complesso di Edipo. Se non c’è, non c’è il bisogno di “uccidere” il padre. Se non c’è quel bisogno, allora, un figlio può amare un padre anche come amore, e, quindi, chiamarlo abba, anche per bisogni che non sono solo da figlio.

“Fermo qua! Nella cultura araba, data la forte dominanza maschile, il complesso di Edipo dovrebbe risultare ancora più marcato.”

Più marcato il complesso, potrebbe essere, ma anche più marcata la risposta? E se ti dicessi che molta migrazione è composta da chi ha potuto uccidere il padre solamente allontanandosi dai suoi occhi? E, se ti dicessi che molta contestazione verso il mondo occidentale attuata dalla migrazione giovane, è la risposta che non hanno saputo e/o potuto dare in loco al loro complesso di Edipo? Il guaio è questo: noi non gli siamo padre culturale, (e passi) ma non gli siamo neanche forti, cioè, padri capaci di contenere, con potenza, il loro Edipo. Per quanto ho conosciuto ed intuito, il principio della verità dell’arabo non è nella conoscenza, è nella forza. E nella forza, Allah, è il più grande! Non occorre che ti dica che le mie conclusioni sono da prendersi con molte molle.

“Molle o no, le tue conclusioni mi piacciono. E per la prima parte confermano la mia ipotesi che gli arabi abbiano un Edipo tendenzialmente più forte. Anche se poi è meno rigoroso, perché il padre a loro mica ha insegnato a rispettare la legge, ma soltanto, come giustamente dici tu, ad essere il più forte. Ed ecco l’arabo schiacciato dal suo Edipo che gli rimprovera di non esserlo!”

Direi meglio: che il padre ha insegnato a rispettare una sola legge; quella evidentemente più forte: la divina. Ed è verso quel Padre, che l’Arabo non ha superato l’Edipo. Noi l’abbiamo superato, facendo di Dio una sorta di benevolo presidente di una variegata associazione cristiana. Per l’islamico, invece, è il sovrano Più Grande! Chi glielo dice all’Islamico che Allah (o comunque Lo si chiami) non ha bisogno dei nostri attestati? Chi glielo dice all’Islamico che è la sua fede ad averne bisogno? Chi glielo dice all’Islamico che se attuato a suo uso e consumo, quell’attestato muta la sua Verità in una strumentalizzata vanità? Chi glielo dice a tutte le Religioni che permettono, usano e fanno usare i vani attestati ai loro fedeli?

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Con uno swedemborg

Se è vero che a Firenze non ho potuto ascoltare l’emozione delle cose (tanta era la gente) è anche vero che non ho mai recepito le tue emozioni. Per me, è come se tu fossi sempre stato oltre un vetro. Certamente il fatto di non averti colto mi ha ferito. Non certo al punto da fermare la mia vita ma a quello di renderla insicura certamente si. Anche a casa (senza contare per tutta la durata del nostro incontro) mi sono chiesto come mai il mio comportamento nei tuoi confronti non mi sconfinferasse per niente. Adesso lo so, come so cosa lo ha procurato. E’ stata la nostra mancanza di comunione. Con questo, non voglio certamente dire che tu sia uno spirito di male o nel male, ma che il tuo atteggiamento (una sorta di chiusura data o da una aprioristica diffidenza o da una mancata corrispondenza fra schemi culturali evidentemente diversi) è stato un male che può aver incanalato su di me un influsso di male. Se ricordi, ho detto che in te c’era dell’errore perché sentivo la pressione sulla scapola. Certamente non saprei dire in cosa consista quell’errore o quale sia la realtà che può avertelo fatto fare, ma, se si è rivelato fra di noi alterando in qualche modo il nostro incontro, certamente non voleva che comunicassimo.

Non solo per quanto intravedo della Vita, non posso non dirmi “pinco” se vi confronto la mia, ma anche perché, di me stesso, ho lucida coscienza. Nel bar dove eravamo non è che la mia coscienza dormisse, però, non capiva come mai non mi riuscisse di dire il Salmo “Il Signore è il mio pastore”. Mi alterava, o il fatto che non lo ricordavo (possibile? lo dico sempre!) o qualcosa non permetteva che lo ricordassi? Indipendentemente dai risultati del nostro incontro ti sei detto lieto di avermi conosciuto quando ci siamo lasciati. Tuttavia, l’espressione del tuo viso, per un attimo, si è mutata in freddezza, in calcolo. Eppure, sei sempre stato, non dico emozionalmente caldo nei miei confronti ma perlomeno temperato. Girandomi per tornare alla stazione, ho avvertito anch’io lo stesso stato di freddo e/o di calcolo. A mio sentire i significati possono essere tre: o la nostra storia è finita perché fra di noi non vi è stata sufficiente corrispondenza spirituale, o è finita perché ho fatto quello che dovevo fare, oppure, qualcosa vuole (o teme) finita questa storia. Se ti scrivo, è appunto perché non so dare sufficiente risposta a queste ipotesi. Fra le altre cose mi hai detto che Swedemborg sostiene che gli spiriti possano fingere al punto da spacciarsi per l’identità dello Spirito. E’ una affermazione che ha bisogno di ulteriori precisazioni, tuttavia, è possibile, non perché sia possibile ma perché noi non siamo in grado di distinguere ciò che è dello Spirito da ciò che è di uno spirito. (Per successiva esperienza confermo l’affermazione di Swedemborg anche nel caso degli spiriti)

Suppongo che ti sia reso conto, delle implicazioni che ci sono nell’affermazione. Se uno spirito sa fingere al punto da spacciarsi come il Santo, tanto più saprà spacciarsi come lo spirito di Swedemborg. Al punto, quale credibilità hanno i medium che si dicono in contatto con lo spirito di Swedemborg? Direi, nessuna. Lo spirito di Swedemborg che ha dato atto alla sua vita, certamente, secondo il suo stato di spirito, è in atto nella Vita. Lo spirito di Swedemborg, se si è elevato nella Vita, secondo il suo stato di vita torna a questa con l’identità della Vita, cioè, con quella dello sua forza: lo Spirito. Se diversamente non si è elevato tanto da con – fondersi nello Spirito della Vita (sempre secondo il suo stato di spirito) al punto da aver acquisito la definitiva identità spirituale di quello stato, certamente torna alla nostra vita con lo spirito della propria, cioè, con l’identità che è naturalmente e culturalmente stato. Considerato ciò, possiamo accettare come Cultura di Swedemborg quella di chi si dice in rapporto con la Cultura di Swedemborg?

Certamente la possiamo accettare, ma, con molte riserve di spirito. Se in quello che dico c’è anche della Cultura di Swedemborg, è perché indipendentemente dalle vie, ambedue ci siamo volti allo stesso Principio: quello della Vita divina, nella quale il nostro spirito (la nostra vita) ha trovato la sua forza. Poiché lo Spirito della vita divina è il Principio della forza della vita della Natura che corrisponde alla sua Cultura, ne consegue che è errore contro lo Spirito della Vita, ogni atteggiamento persecutorio verso la forza di ogni vita, ivi compreso quello di noi contro la nostra. Chissà perché mi è venuta questa frase che col resto della lettera non centra niente. Sei un giudice troppo severo? Solo di te stesso?

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Il “delitto” del Padre

Il “delitto” del Padre e i delitti in Suo nome

Non sono bambino da un pezzo, ma anche allora non riuscivo a raffigurarmi un Padre che sacrifica il Figlio per amore. Sicché, ho sempre visto il crocifisso come una domanda senza soddisfacente risposta. Diversamente, una risposta alla crocifissione la trovo, se penso che il Figlio venne ucciso perché un potere ebbe paura. Per questo aspetto, il Crocifisso è il memento che ricorda non solo la vittima ma anche chi fu il mandante. Secondo questo pensiero, i crocefissi saranno sempre pochi, e sempre troppo piccoli. Dio è assoluto. Come tale, non può concepire nulla di diverso dall’immagine che ha originato: la vita a Sua somiglianza. L’Assoluto non può non essere senza tempo. All’assoluta Mente di un Dio senza tempo non può non essere estranea ogni idea di morte. Se gli è estranea ogni idea di morte, tanto più gli sarà estranea volontà, la morte del Figlio.

Secondo questo pensiero, il crocifisso è l’immagine che dice quello che l’Amore divino non dice, pertanto, è contraddittorio messaggio. Per questo, sarebbe giusto deporre il Crocifisso da quel legno. Precedenti, contemporanei, o seguenti che sia, altri figli dello stesso Padre, hanno amato la vita oltre sé stessi. Pertanto, anche a chi segue questi Maestri si dovrebbe permettere di esporre l’immagine della Vita che più considerano sovrana: vuoi come figura, vuoi come scritto. Impedire questa possibilità, significa affermare che il nostro potere di cristiani, nega alla Vita, la possibilità di farsi conoscere anche in altri modi, e/o in altra cultura. I Cristiani che rivendicano questo potere mettono in croce la divinità che è in ogni umanità. Il violentato che diventa un violentatore, segue la lezione del dolore, non quella dell’amore del Figlio per il Padre.

Tanto o poco che sia, chi ama la Vita (nell’Uomo e per l’Uomo) è tentato di confermare la sua opera, confermando il potere che ricava dalla personalizzazione dell’Idea. Dove un servizio verso l’umanità può motivare la volontà di mettere l’umanità a servizio di un qualsiasi sé, la Croce è il monito che segnala la presenza di uno spirito omicida per molti modi e versi. Dove vi Umanità, quindi, l’esposizione della Croce, è necessario avviso di pericolo in corso!

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Al confine

Caro Francesco: mi cade tutto l’ambaradam del ragionamento che segue se prima non colloco questa citazione. Non volermene.

“Uomini senza fede hanno avuto comunque bisogno di immensità al limite delle loro risorse, nell’azzardo provvisorio della natura umana che lascia qualcosa di inesaudito. Il salmo 78 racconta di Dio che conduce Israele nel deserto “e li portò al suo confine santo” (verso 54). Sottolineare con cura: l’incontro avviene all’estremità, al confine, non al centro. Lo scambio della legge ai margini della schiavitù d’Egitto avviene nel deserto profondo ma è un viaggio compiuto solo a metà, non seppero mai se quel confine era santo. Quando nell’Eneide Virgilio scrive “spes sibi quisque” (ognuno sia speranza a se stesso) esclude la parola ebraica “tikvà ” scritta da Zaccaria (9,12) per annuncio di salvezza “Tornate alla fortezza, prigionieri della speranza.” Ma quella parola, tikvà vuol dire anche “corda” e quindi: tornate alla fortezza prigionieri della corda. Una speranza che trascina e può spezzarsi. Quando Rachele piange a Ramà i suoi figli e rifiuta ogni consolazione (geremia 31,15) Dio interviene: “Distogli la tua voce dal pianto. Con una corda (speranza) torneranno figli al loro confine (l’incontro).” Nota a margine. A piè di post. Al confine.”

In questi giorni, ho postato questa provocatoria domanda: esiste veramente lo Spirito? Nello scritto mi servo del dubbio giusto per provare una verosimile Verità. Il maiuscolo in Verità consideralo una grande speranza, non, ovviamente, una grande conoscenza. Tanto meno se detta da me. In tanto cotanto senno, dico: se ammettiamo che lo Spirito sia la potenza che tutto origina e tutto pervade, dobbiamo anche ammettere che nello stato naturale della vita, l’opera della sua forza non conosce confini. Ciò vale, solamente per questo stato della vita? Potrebbe essere, come potremmo essere noi, gli impossibilitati a vedere oltre i nostri confini. Non sempre è possibile raggiungere i confini. Non sempre è possibile raggiungere i confinati. Non sempre è possibile raggiungere chi, nei suoi deserti, sta al confine. Ciò che non possiamo raggiungere, però, possiamo sentire, tanto quanto poniamo, al confine, lo spirito che siamo.

Badino i comunque mistici, e/o comunque fondamentalisti: chi resta al Confine perde i suoi confini! Pur avendo toccato il Confine (comunque l’abbiano potuto) non si perdono quelli che vivono i propri. “Il salmo 78 racconta di Dio che conduce Israele nel deserto “e li portò al suo confine santo”. Chi ha scritto quel Salmo vede l’azione di Dio come la può vedere un mistico. Mistico diventa chi giunge al Confine religioso e/o spirituale di quanto crede. A quel Confine non resta confinato chi percorre (e vive) i suoi deserti: luoghi con poca vita quando per nulla. Ha vissuto, e quindi conosciuto i suoi deserti quel salmista? Se al Confine ma non confinato direi di sì. Se al Confine, dalla sua fede è stato confinato, direi di no. Nello scritto odierno sostengo che lo Spirito, tutto e tutti pervade con la sua forza. Pertanto, è un Centro che non può avere un centro.

L’antica Israele, quindi, quale Dio la portò “all’estremità”, se essendo il Centro di tutto e di tutti, non può portare che al suo centro? Fu per non aver capito questo che i credenti dell’epoca vagarono per anni nel deserto di sé? Appunto perché non riconobbero che il Santo sta al Centro, non, a un’estremità che nel Tutto non può essere in nessun luogo, se non ammettendo, che anche il luogo di tutto (la vita della Vita) ha un confine? Fu per smentire questo che Dio mandò loro una corda di speranza? “Tornate alla fortezza, prigionieri della speranza,” dice il salmista. Si dice fortezza, una struttura militare. Fortezza, però, è anche lo stato d’animo dello spirito. Tornare alla fortezza, quindi, è raccomandazione per chi si trova in uno stato di debolezza, vuoi naturale, vuoi di fede; ed è, quindi, invito di salvezza per dei carcerati nella speranza del loro pensiero su Dio. Si libereranno da confinanti pensieri gli odierni carcerati della loro idea di Dio in nome di Dio?

Se al confine di sé troveranno il Centro che non può stare presso nessuna estremità (tanto meno presso nessun estremismo) forse sì: purché tornino alla fortezza. Già, ma aggiungo parecchio tempo dopo. Se da un lato per fortezza si intende l’ambito che contiene la forza militare sia per manifestarla cche per proteggerla, dall’altro per fortezza (poco usato per dire della persona) si intende anche lo stato della forza vitale e culturale di ogni individualità. Mi chiedo, allora, di quale corda torneranno prigionieri della speranza? Della corda offensivva e/o protettiva della fortezza o di quella offensiva e/o protettiva della forza della loro vita? E se della corda o speranza dalla forza o speranza della loro vita come liberi o ancora sotto la corda di altra fortezza?

Ho reso premessa un commento ricevuto da Luisa Ruggio (Lady L. per gli amici) quando, non pochi anni fa, scrivevamo su Blog.it lo sento di una musicalità sinfonica: travolgente. A distanza di anni mi commuove ancora quando lo sento. Ha la potenza emotiva di un “Va pensiero”. O è il Va pensiero che ha la fortezza di quel salmo?

Intendere il Padre

Se intendiamo il Principio della vita come Padre pensiamo secondo un principio evangelico. Se abbandonati nella volontà di vita di un Padre considerato più grande pensiamo secondo il principio islamico. Se l’intendiamo secondo Spirito (il Padre) pensiamo che il Principio sia la Forza (sotto l’aspetto naturale) e la Potenza (sotto l’aspetto culturale) che ha dato vita alla vita.  Altre convinzioni pensano (affermo un fascio con molte erbe) che la Vita_ Padre sia il viaggio di ritorno verso il suo culturale e spirituale principio: la Vita che ha dato principio alla vita che si nomina Padre. Comunque si pensi intorno alla questione, Vita è Parola che dice l’inizio della vita in ogni suo stato. Ne consegue che il Padre (Principio di ogni inizio) non può non avere passi in tutte le vie che ci hanno indicato le loro verità.

Chi genera vita

Chi genera vita è padre di quanto originato. A maggior ragione, quindi, si può dire Padre chi l’ha generata al principio. Poiché ne ha generato l’evidente universalità, universale la sua paternità. Il Padre della vita è inimmaginabile, indefinibile, innominabile. L’affermazione non ferma il Credo. Riconosce, però, che fra il credere e il sapere vi è infinito divario. Su quel divario, solo la speranza può porsi come ponte ma la speranza è ragione della fede, non, ragione della conoscenza:

ad ognuno i suoi bisogni.

La via dei barabba

Non ricordo le parole precise, ma, Cristo, ebbe a dire: chi fa qualcosa ad uno di questi lo fa a me. E’ un’affermazione che sento divinamente giusta, pure, recalcitro, come puledro a briglia corta! Chi è Cristo? Le ipotesi sono molte come le negazioni, quindi, mi limito al messaggio noto. Cristo è via, verità, e vita. Chi è Barabba? Come Cristo, certamente è via, se conveniamo che il Corpo, (la Natura), sia via della vita. Ma, Barabba, è anche verità? Più che verità, direi, estrema confusione, (quando non falsamento), di verità. Quindi, Barabba non è Cristo. Come Cristo, Barabba è vita? Anche Barabba, è vita, ma, come per le sue confuse verità, quale il suo stato di vita? Come quella di Cristo? Direi proprio di no! Allora, Barabba non è Cristo. Se, Barabba, non è come il Cristo, né come Cultura, e né come azione di vita, allora, dove il Cristo trova ragione nel difendere i Barabba? Direi, solo nel primo concetto della Parola: vita!

In quel concetto, Barabba è come Cristo! Si potrebbe dire, pertanto, che togliere la vita ai Barabba, è toglierla a Cristo. Naturalmente, tutto questo sul piano della Parola, e delle ideali parole, ma, anche nella realtà di questo piano di vita? Nella realtà di questo piano di vita, quanto può, lo Stato – società, togliere ad una vita, la sua totale vitalità, sia pure per lo scopo di cassare da sé i Barabba, quando gli diventano gravi metastasi? Se vado in Francia, caro Pabloz, devo parlare francese, se voglio farmi capire, e quindi, accettare. Se non lo faccio, è chiaro che non posso mica dare colpa ai francesi, se mi trovo escluso dal loro consesso. Così, quanto possiamo rimproverare un consesso, se cassa da sé, (anche in modo estremo), tutti quelli che non parlano la comune lingua? La mia parte ideale, dice, che, comunque, non lo può! La mia parte reale, dice che, a ragion veduta, lo può! Dove, la Verità?

A fronte a questo genere di questioni, mi trovo, regolarmente, senza fiato, se non per quel tanto che basta, per dire (a me oltre che ha te) cosa fatta, Principio ha. Mi dirai, questo è un Amen, (inteso come accoglienza della vita in tutti i suoi aspetti), che dolcifica la pillola per gli impotenti! Può essere. Può anche essere, però, che, che al di fuori di questa pillola sia illusoria ogni potenza.

Per memoria dell’acqua e del fango

Per le pulizie della casa sono aiutato da una operaia che lavora per una Cooperativa che lavora per il Comune. In Colombia era un’infermeiera professionale ma qui il suo diploma non viene riconosciuto. Parla l’italiano meglio di me. E’ così diversa (culturalmente e socialmente parlando) che si potrebbe dirla nata a Cavalcaselle di Verona. Sa bene come sono e come e cosa penso e di quali argomenti scrivo. .Siamo andati a far la mia spesa qualche tempo fa. Arrivato davanti a s. Zeno mi siedo sul primo posto che vedo: un grosso vaso con dell’erba secca. Sono senza fiato. Sono certamente vivo ma l’idea che do a Sandra non pare quella tanto che mi chiede: che sarà, dopo? Dopo gli dico, torneremo quello che siamo stati: forza e potenze della vita, prossime o non prossime alla Vita in ragione della corrispondenza di forza e di potenza fra il Principio della vita (la Vita) e il principio della nostra forza e della nostra potenza: la vita.

Tanto più il nostro stato della vita sarà corrispondente con lo stato della Vita e tanto più la nostra identità sarà prossima a quello stato. In ragione della vicinanza data dalla corrispondenza il nostro stato di forza e di potenza diverrà l’identità del nostro spirito. Lo Spirito è la forza naturale e la potenza culturale di ogni stato di tutti gli stati della vita. Gli ho citato poi, l’esempio dell’Oceano e delle infinite gocce che lo compongono. Ecco: nell’Oceano della vita saremo delle inseparabili gocce della sua acqua. Nell’acqua di quell’Oceano non avremo, direi necessariamente, nessuna memoria di quello che siamo stati. Ricorda chi è stato, solo la goccia che ancora conserva memoria delle tracce del fango che è anche stato; fango: acqua più materia. Le tracce di materie nell’Oltre, sono come delle schegge di errore e di dolore piantate nello spirito.

Uno spirito nello Spirito, col cavolo, che torna su questo piano della vita. Lo fanno e lo possono, invece, gli spiriti appesantiti nella loro forza e nella loro potenza a causa del fango nolentemente o volentemente conservato o volentemente o nolentemente non risolto.

Quanto è universale

Quanto è universale la chiesa o quanto è una libertà vigilata? Cortese Direttore: l’ultimo “Spazio Aperto” scritto da Don Oliosi sull’argomento Omosessualità e Chiesa è più che chiaro e, non l’avrei mai detto, svolto anche in modo generalmente pacato. Con questo non voglio dire che lo condivido, ma solo che da oggi capisco di più le ragioni del rifiuto: ragioni opinabili fin che si vuole, ma, ragioni. Adesso mi aspetto di leggere le ragioni dei rifiutati. Non tanto perché coinvolto nel problema, (l’ho risolto decine di anni fa rigettando la Chiesa che mi rigettava), ma perché desidererei ascoltare meglio anche quelle voci. Sino a questo momento, infatti, ho solamente sentito dei lamenti, o dei  richiami ad un amore che essa è ben disponibile a dare anche omosessuale, ma, solo a umanità lacerata, e a moralità sotto cattolica custodia.

Di dire il suo Verbo

Caro Francesco: o permetti alla Parola di dire il suo Verbo, oppure morto un papa l’altro ti seguirà. Intanto che ci pensi senti un po’ questa.

Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità. Questo scritto è il cappello di decine di stesure sullo Spirito e su quanto correlato, nel tempo viste e riviste non so più quante volte. E’ la base (la stesura sullo Spirito) di tutti i discorsi che ne ho ricavato. Mi vedo ancora mentre sto scrivendo un’idea della quale non avevo alcuna idea. E’ come se avessi dovuto disegnare un cerchio, senza assolutamente sapere com’è fatto, ma punto dopo punto, alla fine l’ho visto. Non sempre quando stavo scrivendo a casa. Qualche volta in giro, e non poche volte sul lavoro. Giusto per dire un caso, il pensiero introduttivo ai discorsi sullo Spirito e agli annessi e connessi, l’ho pensato mentre stavo al secchiaio delle trattoria dove all’epoca lavoravo. Ridevano e scuotevano la testa i colleghi quando mi vedevano partire in tromba alla ricerca di carta e penna. Avevano capito, però, (e accettato) che in quei casi dovevo scrivere, e che niente mi avrebbe fermato!

Io, evangelista a naso.

Non conosco, Mauro, il Vangelo che citi. Forse è meglio che mi tracci tu, quello che ti ha colpito, così, posso verificare se giungo anch’io alla tua stessa intuizione. Al momento ti mando la mia.

Spiritualità, per me (evangelista a naso) è rapporto con i principi del Principio: nel caso di Cristo, il Padre, in quello del Profeta, Allah, ecc. Per giungere ai principi del Principio, è necessario elevare il pensiero sino al principio. A quelle parole, cioè, che dicono Parola. Le ho trovate nel Bene della Sua Natura: il “contenitore” della sua vita; nel Vero della sua Cultura: i contenuti della Sua vita; per quanto è giusto al suo Spirito: la forza della Sua vita. Questi, i principi del Principio. Sono principi assoluti, perché sono la “forma” naturale, culturale e spirituale del Principio, e sono universali perché “forma” che principia ogni immagine a Sua somiglianza. Il Principio, è il Padre della vita: assoluta nel principio, stato di infiniti stati, nella vita attuata dal Principio. Chi giunge ad immaginare il Padre come ente assoluto non può non giungere che alle mie stesse conclusioni.

Cristo, ha concepito il Padre come massima forma dell’amore. L’amore è comunione di stati fra ciò che è bene per la Natura propria, altra e sociale; Vero per la cultura propria, altra e sociale; Giusto per la forza della vita propria, altra e sociale. Nella relazione fra la vita propria, altra e sociale, dove la Verità? L’ho trovata nella pace dello Spirito. Pace, infatti, è cessazione di ogni dissidio. La cessazione del dissidio permette alla vita di perpetuare i principi del Principio, senza dolore naturale, senza errore culturale, senza esaltazione o depressione nella forza della vita. E, adesso, dimmi la traccia! Verificheremo assieme, quanta attinenza c’è fra i principi che ti ho esposto, e quelli che sono esposti in Johannes/Marcus. Al momento te ne dico una. Il Cristo dei Vangeli canonici, non ha gestito alcun potere sulla vita altra. Con i principi che ti espongo, non puoi gestire alcun coartante potere sulla vita altra.

p.s. Spiritualismo mi suona come incasto connubio fra Spiritualità e Spiritismo. Lo Spiritismo è rapporto con i principi (comunque culturali) degli spiriti. Vi è spirito umano e spirito disincarnato. Ne consegue che, come vi è spiritismo fra spirito umano e spirito disincarnato, cosi vi è spiritismo fra umano ed umano, vuoi nel caso di equa corrispondenza di forza, vuoi nel caso di dominanza di forza su forza.

I frutti del destino

Permettimi di escludermi da un “cosmico pessimismo” che è stato anche la visione della vita del precedente papa. Il destino, è frutto degli atti che facciamo, con quelli che, purtroppo, subiamo. E’ frutto di scelte veritiere, e di scelte erronee. In definitiva, è il frutto di una vita, agente – agita, all’interno di un Tutto. In questo Tutto, quando una vita si sente abbandonata? Direi, quando non trova il Padre. In questo momento, non penso al Padre che è nei piani alti della spiritualità, ma solo, ad un ideale guida. Sino a che non lo si trova, certamente possiamo dirci “orfani”, e subire la solitudine che è nello sentirsi abbandonati. Tuttavia, se si abbandona la ricerca del filo guida, possiamo imputare colpa, al Padre? Direi, di no. Direi piuttosto, (se di “colpa” vogliamo parlare), che la colpa è del “figlio”, perché rinuncia, per abbandono, alla ricerca dei suoi principi di vita: ivi compreso, quelli dell’amore. Nel sentirsi abbandonati per rinuncia di ricerca del Padre, vedo un ulteriore errore. E’ quello che facciamo, quando mettiamo la parola fine, ad una vita, che non abbiamo ancora finito di leggere e di scrivere.