La Chiesa del Potere

La chiesa del Potere minaccia tuoni e fulmini, contro i soliti diavoli e le solite diavolerie moderne. Da “Uccideteci tutti”, allora, riprendo “Scomunicateci tutti!” In quanto ai treni che passano una sola volta non è mica detto! Ovvero, potrebbe esser detto per i treni di tipo “Rivoluzione”, ma, non cessano mai di passare, e di ripassare, i treni di tipo “Evoluzione”. Per i drogati da potere anche l’evoluzione è una rivoluzione; ed è per questo che si agita tanto.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Ma sempre sassi rimangono

In una foto su la Repubblica vedo un altro esempio di prostituzione nell’Incontro fra Religioni. Tutte le sedie erano senza braccioli: a parte quella centrale. Lascio indovinare a chi era riservata. Un altro esempio e poi finisco. Il precedente papa incontra il suo feritore. La sedia del papa aveva i braccioli quella dell’altro, no. L’ho trovato umiliante in maniera indecente! “Beati gli ultimi” diceva quell’Altro! Dopo duemila anni ancora predica nel deserto. Poveruomo! L’ho sempre detto: la voglia di sovranità non è solo di quelli che aspirano al potere. E anche di quelli che si illuminano del potere che servono, come si illumina la Luna di luce riflessa; ma sempre sassi rimangono.

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A che chiesa si riferisce?

La Chiesa non cerca l’egemonia dice don Bagnasco, facendo, a mio avviso, la parte di chi casca dal pero curiale. Volenti o nolenti, coscienti o meno, tutti i propugnatori di verità fanno in modo di possedere la parola ultima. E per possedere la parola ultima, devono, necessariamente, dominare le altre, dove non di fatto, almeno in presenza. 

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S’odono a Cannes degli alti lai

Vita è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra il principio maschile (la Determinazione) e quello femminile: l’Accoglienza. Dall’affermazione se ne ricava che nella virilità maschile è presente la femminile come nella femminile è presente la maschile. La stessa Bibbia ci ricorda che (cito a memoria) “maschio e femmina li ho fatti.” In separata carne o in unica carne? Penso in un’unica carne nel senso di unica creatura dell’unica creazione. Scissa che in due si fece la prima parte quale la parte Adamo e la parte Eva per Adamo intendendo il carattere Determinante della vita (il maschile) e per Eva la parte Accogliente, con ciò intendendo quella femminile? Riconoscere a una o all’altra carne il suo carattere di principio (cioè, se dalla vita emerse prima il principio maschile o se prima quello femminile) credo sia culturalmente e spiritualmente impossibile. Il riconoscimento certo delle due parti, invece, è dato dallo stato naturale: quello si, indubbiamente maschile e indubbiamente femminile. Indubbiamente fluida, invece, la corrispondenza di forza e di pensiero della vita maschile (e, quindi, anche femminile perché mentalmente accogliente) e della vita femminile: mentalmente maschile tanto quanto determinante. Quando si parla di Dio bisognerebbe tener presente che è un Principio Assoluto. Come tale, in assoluto maschile (determinante) e in assoluto femminile (accogliente) in inscindibile stato. In quanto Immagine somigliante all’immagine, lo stesso principio è anche della vita derivata dalla Vita. Diverso, ovviamente, lo stato della condizione del soggettivo stato: in assoluto non unitario. Per quanto sostengo, la femminilizzazione di Dio che la chiesa teme di aver visto recitato in un film, pertanto, è solo un teologico quanto inutile schiamazzo.

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Millantato credito

Dopo uno sciampagnino con un amico, dalla Bra, in bicicletta, tornavo pian pianino verso casa. Davanti a me avevo un tram in sosta. Portava la scritta: “Dio ti ama. Non bestemmiare.” Sapete perché hanno scritto “Dio ti ama: non bestemmiare” invece di “Dio ti ama: perché bestemmiare?” Perché neanche le buone intenzioni seguono il comandamento che dice: non rompere i coglioni!

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La prova che Dio non esiste?

Cortese Signore: giorni fa il professor Veronesi ebbe a dire “dopo Auschwitz il cancro è la prova che Dio non esiste.” Se adorassimo l’acqua, potremmo ben dire che il suo principio è H2O ma chi mai si sognerebbe di imputare alla formula che ci sono le alluvioni, che c’é chi si annega, che ci sono i tsunami, tanto per citare alcuni esempi? Le alluvioni ci sono perché non curiamo il territorio; si annegano quelli che suppongono di sapersi capaci in ogni caso; i tsunami hanno tragiche conseguenze perché se potessimo edificare a dieci centimetri dall’acqua, molto probabilmente lo faremmo. Ora, il cancro è provocato da motivi che certamente non devo ricordare al professor Veronesi e neanche ai lettori del suo giornale. Per quanto concerne Auschwitz, c’è stato a causa di una nefanda e insepolta ideologia che milioni hanno servito e che, nonostante tutto, migliaia ancora servono. Che c’entra l’Acqua con l’uso che ne facciamo? Il Cristo evangelico ebbe a dire che Dio è Padre; ed è Padre chi principia la vita. Non dovremmo confondere ciò che è del Padre come assoluto principio della vita, da ciò che è delle idee di Padre che ci siamo fatti.

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Come cristiano, amareggiato.

Di Cristo hanno detto di tutto e di più. A maggiorata conoscenza, però, di quell’identità è prevalentemente rimasta la fede di chi non sa camminare con le proprie gambe. Nonostante la personale delusione, comunque in quell’idea ci trovo il desiderio del fratello maggiore che non ho avuto. Fra fratelli non ci si separa. Al più ci allontana la vita: avrà le sue ragioni. Più facile viverle che gestirle, le vie della vita: non per chi ha bisogno di non vivere la propria. Gli occhi del bambino che sono stato e che nonostante tutto ancora spero di essere e restare, ora lo vedono meglio l’Avatar che hanno usato per mettere l’anima in servitù. Meglio avrebbero fatto i soggetti in discorso (e meglio farebbero) a mettersi al collo una macina da mulino. Quanto dolore mi sarei risparmiato, e quante teologiche ciance sul Figlio e sul Padre. Per quanto amareggiato, comunque confido nell’acqua che verifichiamo pulita, (cristiana o no che sia) e butto la sporca. E’ sporca l’acqua che rinverdisce le rive melmose: cristiane o no che sia. L’acqua simbolizza la vita. Sono riconoscibili, quelle rive, dalla gramigna che ci nasce. Non ne elenco i generi. Nessuno ha bisogno di me per nominarli, e ognuno ha bisogno di sé, per poterla vedere secondo sé: anche perché non sono un “pescatore d’uomini”! Al più, nella vita e della vita, pesco quello che scrivo: questa lettera, ad esempio.

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Il prezzo di Sodoma

Cortese signore: non me ne voglia, ma, nella prima parte della relazione “il prezzo di Sodoma” pubblicata su “la Repubblica”, non sono riuscito a capire il soggetto dell’argomentazione. Al di la del fatto storico (?) era la giustizia divina, o la giustizia divina secondo l’uomo? Se era la giustizia divina secondo l’uomo, mi dichiaro soddisfatto, ma, insoddisfatto, se era la giustizia divina in quanto tale. Mi dico insoddisfatto perché l’ho sentita venata da una psicologia, divina perché elevata, ma non divina perché di Dio. In una idea di Dio, separata dall’idea dell’IO, non posso non rendermi conto che so cosa dico, ma, necessariamente, non so di cosa parlo. Al che, come non riconoscere arbitraria ogni mia supposizione su Dio? Dal riconoscimento, non posso non ricavarne che due comportamenti:

  • taccio, anche perché confortato dal fatto che a Dio “si addice il silenzio”;
  • taccio anche perché continuo a sovrapporre su Dio la mia idea di Dio: non sono il solo.

Saprà certamente meglio di me, che è possibile sovrapporre la nostra idea di Dio su Dio, abbassando la Sua immagine al nostro livello, o alzando la nostra al Suo. Così facendo, però, o otteniamo una sorta di deificazione dell’io umano, o otteniamo una sorta di umanizzazione dell’Io divino. Ciò che vale per l’idea di Dio, non può non valere per la Sua giustizia. Per capirla, o umanizziamo il senso della Sua, o deifichiamo il senso della nostra. Nell’umanizzare il senso della Sua, o nel deificare il senso della nostra, si fonde l’Immagine della vita con ciò che gli é di Somiglianza. Non le pare? Il bisogno di dare a Dio quello che è Suo mi ha suscitato una serie di domande. Dopo averlo fatto, però, non mi ha dato neanche una risposta! Può farlo lei?

  • Quanto può essere giusto un giudizio divino se il giudicato non può assolutamente capirlo a causa della suprema differenza che esiste fra il Suo sapere ed il nostro?
  • Quanto può dirsi equa, la giustizia divina, se la sua qualità rischia di essere invalidata dalla nostra limitatezza?
  • Quando e/o come capiremo la sua giustizia, dal momento che non sapremo mai quello che Lui sa?
  • Non capendo mai quello che Lui sa, ne dobbiamo arguire che la giustizia divina ha l’intrinseco peccato di essere nolentemente arbitraria?
  • La nostra giustizia non è certo infallibile ma è corretta perché pone il giudicato nella condizione di dibattere la sua causa e di capire il verdetto anche quando non l’accetta
  • Non capendo la divina non ci resta che accettarla per fede, ma (ulteriore “Prezzo di Sodoma”?) a spese della nostra comprensione.
  • Quanta divinità vi è, in una giustizia che sottomette la nostra ragione alla fede?
  • La giustizia divina è assoluta perché è assoluto il giudice. In quanto assoluto, non può concepire che sé stesso. Come tale, non può comprendere ed emettere che leggi assolute. L’Assoluto che non può concepire che sé stesso, come distingue “i giusti” da quelli che non lo sono? Perché “i giusti” corrispondono alla Sua legge?
  • Lo fanno in modo assoluto? Se non lo fanno in modo assoluto, agli occhi di Dio non sono giusti neanche “i giusti”, quindi, Dio può comminare la sua giustizia anche non secondo sé stesso?
  • Se l’ipotesi è inverosimile, è anche inverosimile che ad accogliere l’istanza di Abramo sia stato Dio.

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Chiesa, Pecore, Capri.

La chiesa dovrebbe permettere un maggior sviluppo della coscienza delle pecore ma maggior sviluppo significa allargare i perimetri dell’ovile, e allargare i perimetri dell’ovile, significa poter subire il rischio di un allargamento della coesione fra chi guida e i guidati: rischio, che c’è già dal momento che i pastori stanno restringendo la libertà di movimento delle pecore. Restringendo la libertà delle pecore, la chiesa restringe anche la libertà di movimento sociale. Come i poteri religiosi&sociali curano la sofferenza da restringimento della libertà delle pecore? Semplice! Gli da in pasto le ossa dei capri. I moti che rinnovano i principi sono sempre quelli: la paura e l’amore: adesso è il tempo della paura. Hai un bel dire, col cacchio che mi faccio capro per il bisogno di carne delle pecore! Lo affermi perché ti è sfuggito un non piccolo particolare. Sull’altare del sacrificio oggi non ci mettono l’Omosessuale: ci mettono il suo abito mentale. A gay ho sempre preferito Finocchio. Lo preferisco perché con Finocchio, mica riesci ad inscatolare la storia dei martirizzati secondo norma.

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L’Iman che sostiene suicidaria

L’Iman che sostiene suicidaria la fine umana di Cristo non può provare la sua affermazione, esattamente come io non posso provare l’attacco di megalomania che gli ha permesso di imputare a Cristo quello che lui avrebbe fatto  al posto di Cristo. La mia versione della storia, invece, sostiene che Cristo di quei frangenti rinunciò a qualsiasi difesa perché determinò di accogliere la volontà del Padre. Ammessa l’ipotesi, il Figlio si collocò prossimo alla Vita: di ogni idea di madre, sovrana.

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Crocifisso e crocifissioni

Cortese signore: mi hanno lasciato perplesso i toni, ma non per questo non ho condiviso alcune sue prese di posizione sulla questione del Crocifisso. Avrei voluto dirglielo già allora, ma solo in questi giorni ho saputo, per caso, il suo recapito. A mio vedere, la Croce senza il Crocifisso è il pedagogico memento che simbolizza il peso della Natura (corpo della vita comunque raffigurata), sulla forza (Spirito della vita comunque agita) della nostra Cultura: pensiero della vita comunque concepito. Non c’è Natura, Spirito, o Cultura che sia esente da cadute sotto i pesi che ci addossano e/o ci addossiamo. Della Croce, pertanto, direi che è l’universale memento, (e monumento), che commemora e riguarda tutti i caduti a causa della propria umanità. Ricorda la caducità umana, inoltre, anche a quelli che credono di possedere la facoltà, (vuoi in nome di un IO, vuoi in nome di Dio) di mettere in croce la vita altrui. Per questo senso, è monito che segnala l’errore all’affamato di qualsiasi genere di ambizione, ed è l’avvertimento che riconduce ogni esaltata umanità, al comune piano ed al comune valore. La Croce con il Crocifisso, invece, a quanto sopra sostengo aggiunge una particolare identità e storia. Se ho capito bene, la sua religione sostiene che il Crocefisso è un falso storico. Non ho basi per smentire e né per affermare: e neanche ci provo. Porre affermazioni in fatti e discorsi originati in lontani contesti storici e culturali, infatti, può sconvolgere il proprio quanto l’altrui pensiero; può procurare dei dissidi così gravi da addolorare per epoche  anche le future generazioni. Si può scegliere di porre pace, però, tanto quanto la nostra parola accetta di lasciare l’ultima, alla Vita. Nell’accettare di lasciar alla Vita l’ultima parola, e nel gesto dell’amore e dell’amicizia che è “nel porgere l’altra guancia”, vedo concordanti, (nello spirito della vita personale come in quello delle genti), le finalità pacificatrici del Profeta e del Cristo. Nell’augurarmi per queste opinioni di non risultarle uno strano cristiano, e nel confermarle che se vedo la paglia nell’occhio islamico, non per questo non vedo la trave in quello cattolico, la saluto.

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C’é un solo Padre

Caro Francesco: senti un po’ cosa m’ha sparato la vita questa mattina: c’é un solo Padre! Invero l’ha fatto anche altre volte ma non così compiutamente. Te la mando pur sapendo che è un boccone non facilmente digeribile nonostante sia composto solo di fiato. Certo, lo si può dire anche flatus nel senso di anima, ma non vorrei apparirti più culturalmente vanesio più di quello che sono: spero, non invano! Sia come sia, mi permetto di proseguire lo stesso anche perché so di star parlando senza ascolto, e quindi, come in un deserto. Nel deserto, oltre alle palme, chi raccoglie i venti? Se nessuno, me ne farò una ragione! La troverò fra i matti, e pazienza se non sono sempre distinguibili dai saggi. Quello che un cattolicesimo dissociato da Cristo chiama Dio (il Principio della vita) Cristo (per la piena orfanità che aveva vissuto sino a prima) ha chiamato Padre. E’ padre il generante umano, ed è Padre il generante divino. Per saperlo, basta solo elevare le parole alla loro origine: la Parola. Quello che noi crediamo di Dio (crediamo per le ragioni della speranza in una fede, non di certo per quelle della conoscenza della vita e della Vita) l’Islam chiama Allah. Sia pur con altro nome, anche Allah possiede la proprietà di essere Generante primo, e quindi, quella di essere Padre. Crediamo altresì bene, che pur nei diversi nomi sono ambedue lo stesso generante, e quindi, lo stesso Padre. Cominci a capire adesso che se è vero che non possiamo non dirci cristiani (anche se non cristiani per idee e riti) neanche non possiamo non dirci islamici anche se non islamici per idee e riti? Leggo che stai passando momenti difficili: panta rei, Francesco! Manderò questa lettera anche alla Comunità Islamica Italiana. Lo faccio perché è fortemente necessario ritrovare la stessa Parola, ritrovando le stesse parole. Mal comune (questa lettera con i suoi intenti ) ti sia almeno di mezzo gaudio! Con questa speranza ti saluto.

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Babele

Nei miei pensieri gira da mesi una parola: Babele. Simbolicamente parlando, Babele è il luogo della condanna che subisce chi, per fame di potere, orgoglio, vanità, (ecc.) osa innalzare la sua vita oltre sé. Chi dice il segno dell’eccessivo innalzamento è la confusione mentale e spirituale, nota, appunto, col nome di babilonia. Chi, in babilonia, oggi? Direi la politica quando si fa potere. Direi la medicina (e/o scienza) quando si fa perseguitante. Direi la religione quando l’ortodossia finisce col motivare delle alterne ricerche di Dio, o quando, per difendere il nostro animo dalle sue pretese, ci costringe a recitare una parte, cioè, ad essere ipocriti. L’ortodossia definisce le personalizzate ricerche di Dio come religioni fai da te. Definisce relativismo etico la difesa dell’animo che si rifiuta di portare dei gravi che essa gli reca oltre misura. Non si rende conto l’ortodossia, che alterna ricerca e relativismo etico, altro non sono, che la babilonia spirituale che origina, ogni qual volta predica dalla cima della Babele di parole che usa per avvicinarsi al cielo in cui crede ci sia Dio. Secondo Cristo, Dio è il Padre, quindi, fondamento di vita. Ciò che è fondamento non sta sulla cima della realtà dell’IO in Babele, bensì, alla base. Il Padre, quindi, sta nella vita, non, in cima alle nostre torri Con questo non voglio dire che l’ortodossia non abbia ad insegnare quello che crede giusto. Intendo dire, bensì, che deve farlo come “clemente e misericordiosa” compagna, non, come uno spirito, che, bontà sua e tante grazie se gli va, qualche volta rinuncia ad essere un babilonico con_dominio.

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Aborro le prevaricazioni per fede

Spettabile Ufficio: è dimostrato dai fatti che il terrorismo politico cela le sue armi sotto l’abito religioso. Eliminare il terrorismo, quindi, è anche spogliarlo di quella veste. Se fossi Presidente di stato organizzerei un Congresso Mondiale delle Religioni. A quella sorta di ONU dello Spirito proporrei due temi di lavoro: *) la ricerca dei principi universali che guidano ogni religione particolare; *) i principi fondamentali di una religione, quanto e quando possono legittimare la prevaricazione che è in ogni ideologia quando è imposta? Con il primo punto vorrei raggiungere lo scopo di far generalmente conoscere l’unità che è in ogni diversità. Conoscere la diversità è già non temerla, è già non osteggiarla. Il risultato di questo lavoro lo farei diventare un’obbligatoria materia di studio. Con il secondo punto, invece, ogni campagna contro un qualsiasi fondamentalismo cesserà di essere intesa come una crociata. Premesso che il dolore è la voce del male (naturale, culturale, spirituale) in tutti i generi di errore, ne consegue che il pensiero politico e/o religioso (nel diventare pensiero sociale condiziona forzosamente il diritto di essere ciò che si vuole essere) lede la specificità individuale. Per tale offesa, è delitto contro la vita, e, per estensione del principio, contro la Vita. Il fondamentalismo che prevarica la vita personale è una guida spirituale carcerante. Per tale principio, la difesa dell’universale Adamo, “il nato dalla terra”, che è in ogni genere di individualità, si deve considerare mossa dalla volontà di liberarla dalla pretesa di costringerla a sottostare al pensiero religioso che vincola il pensiero sociale. Ovviamente, nulla vieta a questo Ufficio di considerare folle questo scritto. Prima di escluderlo dalla sua considerazione per questo motivo, però, ricordi, che la follia è un pensiero bifacciale. Da un lato mentecatto, e dall’altro originale. Perdoni la rima.


Datata  – L’originale, a causa di un salvataggio da word in dot è diventata un incomprensibile pastrocchio. L’ho recuperata a memoria. Non ricordo a chi l’avevo mandata.

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Parola, cosa?

Caro Francesco: non smetterò di dirlo: la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Tanto quanto eleviamo l’emozione e tanto quanto la parola diventa Parola. In virtù di quell’elevazione, l’IO ha sempre creduto di parlare di Dio quando non con Dio. Un tuo precedente, Francesco, aveva amaramente constatato di non sentire più la Sua voce. Può esser stato perché la gestione del potere l’aveva costretto nei piani bassi della vita? Può essere perché quei piani gli avevano carcerato la capacità di salire dall’Io a Dio? Tutto può essere come anche no, ma a mio immodesto parere, Dio si sente solamente attraverso la voce del suo unico e primogenito profeta: la “creatura” che abbiamo nominato vita. Non si può dire che non l’abbia ascoltata chi, elevando il proprio sé al Sé, ho potuto affermare: in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Vero è che ci ha lasciato nelle peste. Infatti (e forse perché abbacinati da tanta intuizione) non ne abbiamo mai capito il significato: almeno sinora. Eppure, l’abbiamo sempre avuto sotto gli occhi! Non l’abbiamo mai visto prima, forse perché i Teologi (e quanto altro del genere) ci hanno detto che essendo frutto di divina ispirazione, non ci restava altro che capirla per fede. Io non sono certo un teologo, e per via di fede, tutto sono fuorché uno scolastico, però sono un Ariete, e quando gli Arieti si impuntano, prima o poi ci arrivano. Io sono arrivato a questo: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio, perché il Verbo SONO non può essere scisso dalla Parola VITA, e la parola VITA non può essere scissa dal Verbo SONO, se non tagliando la gola (l’hanno fatto e lo fanno anche in senso non metaforico) a chi afferma il suo indiscutibile Essere: IO e/o DIO che sia. Nell’aver svelato l’arcano secondo me, spero di non avervi rovinato la giornata. Ne sia assolvibile causa, l’influsso dell’emozione della mia vita: anch’essa (e d’altra parte come tutte) indiscutibilmente Verbo e Parola.

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Papale idea che non condivido

La mia idea di Dio non alberga in nessuna delle parole usate da questo papa (“Dio non si rivela più, sembra nascondersi nel suo cielo quasi disgustato dalle azioni dell’umanità”) ma certamente hanno offeso la mia idea di Dio. La mia idea di Dio si regge su due basilari concetti: l’idea cristiana del Padre, e l’amore oltre ragione, (in questo senso mariano) che Pietro manifestò verso l’Umanità  chiamata Cristo. Se ci manca il senso dell’accoglienza mariana e petrina della vita non può esservi la rivelazione di Dio. Il Dio disgustato di Wojtyla,  quindi, mi pare la pessimistica immagine di chi è schifato dal non veder sufficientemente confermata la sua semina, e intruppato il suo gregge, piuttosto che l’immagine di Dio. Sarebbe ora di smetterla di immaginare Dio secondo una teologia a somiglianza della nostra psicologia. Da questa teofantasia, infatti, non può non risultare che i nostri discorsi su Dio sono il frutto di chi immagina vera la sua idea del Grande, solamente perché sta pensando in grande. La rivelazione di Dio è la vita. Che altro vogliamo da Dio? Vogliamo che ce la gestisca? Ma, per favore! Vediamo di non confondere l’essere piccoli con l’essere infantili.

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Elementare, Watson!

Padre, è colui che origina la vita, quindi, al principio della vita vi è il Padre. Chi principia la vita, ha la vita come principio. La vita, quindi, è il principio di chi principia la vita. Lo stato della vita che principiamo dice l’attuazione dei nostri principi. Lo stato dell’attuazione dei nostri principi dice che Padre abbiamo trovato.

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Fra botteghe forse no

Su Civiltà Cattolica si discute se Maometto è profeta anche per i Cristiani. Naturalmente, i teologi cristiani escludono quella possibilità. Riti e regole a parte, le due religioni divergono nel dare nome al soggetto del Credo. Per i Cristiano è Dio. Per gli islamici Allah. Ciò che è separato dai nomi, però, è unito dagli attributi. Per ambo le fedi, infatti, ambedue i nomi sono creatori di vita. Come creatori di vita, necessariamente Padri. Cristo predica l’amore per il Padre. Non vi può essere nessun genere d’amore se non ci si mette in comunione con il soggetto amato. Non vi può essere nessun genere di comunione se non ci si abbandona con fede nella volontà di vita del soggetto amato: la vita del Padre della vita. Per quanto sostengo, se da un lato vedo che l’Islam ha spirito cristiano, dall’altro vedo dello spirito islamico nel cristianesimo. Il riconoscimento dei comuni principi (gli universali) comporterà l’unione fra religioni? Fra maestri forse si. Fra botteghe forse no.

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Ti scrivo per due questioni

Caro Francesco ti scrivo per due questioni. In primo, perché i cristiani più papi del Papa mi fanno pena. In secondo, perché delle Unioni Civili (etero o homo che siano) forse non hai colto la valenza spirituale quanto basta. Ai papisti più papi del Papa dovresti ricordare che se una nave ha bisogno di chilometri per non rovesciarsi quando vira, tanto più la tua Barca necessita di tempo; e siccome al comando ci sei tu, facciano il piacere di non fare come i trasportati che sommergono di contrastanti quando non isterici consigli il guidatore. Posso anche capire che non hanno in te la fede che dicono di avere in Dio, ma a che serve incrinare la fede di quelli che, pur avendola in Dio, l’hanno anche in te? Per salvare la fede, dicono! Mi facciano il piacere! Riflettano piuttosto se è la loro anima in gioco, o se è con il potere della fede che giocano! Ti dirò, ora, quanto sai anche tu, ma che forse non altrettanto sanno quelli che leggeranno questo papiro! La vita al principio che nominiamo Dio è uno stato sovrano perché assoluto. Sovrano ed assoluto perché i suoi stati di vita hanno raggiunto il massimo stato della corrispondenza fra tutti e in tutti i suoi stati, cioè, l’Uno! Quali siano gli stati di Dio lo credo ma non lo so. Al che, glisso la questione. Ora, se noi siamo a Sua immagine, anche in noi non può non esserci la tendenza all’unità che si origina dalla corrispondenza di vita fra gli stati della vita, vuoi l’umana, come vuoi per l’umana che si eleva alla superiore. Negare, ridurre, falsificare, osteggiare e via elencando, altro non significa che l’impedire alla vita di ricongiungersi nella sua ricerca di unità, e, quindi, di essere, per quanto sa, può, o vuole, a Sua immagine. I libri raccontano che Dio ha Dato vita alla vita (inizialmente, materia) insufflando la forza del Suo spirito. Negare, ridurre, falsificare, osteggiare e via elencando, allora, è, a mio credere, un errore verso la forza del Creatore: errore, che in tutti i casi è capitale quando non mortale. Mi dirai: caro Vitaliano, una qualche regola la dobbiamo pur mettere! Vero, ma se non può essere contro lo Spirito della vita, su quale altra complementare verità? Mi rifiuto anche qui di essere più papa di te. Al più, ti ricordo che dove c’è dolore non può esserci verità. Il dolore, infatti, è il male naturale e spirituale da errore culturale. Contro il male, c’è un solo antidoto: l’amore. E l’amore è comunione. Se al principio, il Principio ha potuto diventare l’Uno, è perché ha amato ogni stato dei suoi stati. Secondo te, stiamo facendo la stessa cosa? Al momento, direi che ci stiamo provando, ma un po’ istericamente perché lo concepiamo come un lenzuolo ad una piazza per un letto che la vita ha fatto ad infinite piazze. Al che, o universalizziamo il lenzuolo in modo che copra tutte le piazze, o siamo destinati a combattere per il letto. Terza via non vedo, se non quella dello Spirito Paracleto, generalmente noto (almeno spero) come mediatore. – Marzo 2007

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Verità: cos’é e di chi?

Caro Francesco: oso scriverti una possibile risposta. La questione mi è tornata fra i pensieri durante una breve pausa dal lavoro di ristrutturazione del Blog. Colgo l’occasione per scrivertela, non tanto perché suppongo di sapere quello che pensava Cristo, ma perché rispose proprio non rispondendo. Comincerò dicendoti il luogo della Verità. Il luogo della verità è nella cessazione del dissidio, vuoi fra vita e vita, vuoi fra vita e Vita. Nella cessazione del dissidio subentra la pace. La pace raggiunta, consente alla vita di perpetuare il suo principio (la vita) senza dolore naturale e spirituale e senza errore culturale. Nella pace detta dalla cessazione del dissidio subentra il silenzio. Dove subentra il silenzio la vita vive la sua verità in ragione dello stato di silenzio raggiunto alla cessazione del dissidio. Poiché al principio (e nello stesso Principio) non può esservi dissidio, al principio e nello stesso Principio non può non esservi la Verità detta dal suo stato di silenzio per la raggiunta pace dovuta ad una unità in alcun modo divisa in ciò che è


NATURA

neotriangolo

CULTURA                                                               SPIRITO


Poiché il Principio della vita è stato di vita Assoluto, non può non essere che Primo, Uno, e Sovrano. Ne consegue, che Prima, Unica, e Sovrana, non può non essere la Verità del Principio. Ammesso il percorso di questo pensiero sulla Verità divina, quanto è adattabile al nostro? Lo è, non per diverso percorso, ma perché umano. Si può dire, allora, che noi siamo nella Verità della vita del Principio, tanto quanto la nostra raggiunge la pace che deriva dal silenzio che segue alla cessazione del dissidio.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

L’origine della parola

Parola, è l’emozione della vita che dice sé stessa. Se così è della nostra (il Basso) così non può non essere in Alto. Pena la cessazione della corrispondenza fra Immagine e Somiglianza se così non fosse. Per Basso intendo quanto possiamo conoscere. Elevando il pensiero, per Alto intendo quanto possiamo credere di conoscere: la conoscenza finisce prima.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

a Eugenio S.

Caro Sior: Dio l’è nel creato come un so’ scrito no’ l’è Eugenio ma quel che l’ha dito. E, Dio l’ha dito: vita. Che la sia deventà na rosa, l’è tutta n’altra cosa da quel che sè restà, respiro primo, la!

Poteva, Dio, esclamare un qualcosa di diverso dalla cognizione di Sé? A mio avviso, no, perché la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Se così è nella Somiglianza, così non può non essere nell’immagine. Non per questo intendo dire che Dio non è in grado di dire “rosa”, ma per questo intendo dire che essendo l’assoluto Principio dell’emozione di ogni vita, è Parola, non parole; è Nome, non nomi; è Universale, non particolari. Sento di poter affermare, pertanto, che Dio è vita, (atto della creazione data la Sua emozione), ma non è nella vita, (atto dell’evoluzione corrispondente alla creazione), se non come volontà di creato. Con altre parole, è atto della rosa, non, vita della rosa. Chi ammira Dio nel creato ha la bellezza della rosa come maestra. Chi ammira Dio nella vita, ha la bellezza della verità come rosa. Quale, la rosa giusta? Siccome so ben distinguere la conoscenza per speranza dalla conoscenza per ragione, quello che io credo non è quello che io so. Quello che certamente so, invece, è che devo badare alle spine che ci sono nella nostra rosa.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Caro Don Farinella

Caro Don Farinella: innanzi tutto non mi metta dove crede lei. Dove credo io ci sto più che bene! Non per ultimo chiarimento: il Cristo originale era indubbiamente ebreo e con la pelle probabilmente bronzea, ma il Cristo che dal Saulo in poi è stato reso cattolico, no. Quello l’avete fatto diventare romano e bianco! Da certe immaginette, poi, lo si direbbe persino svedese! Ora, chi offende questa donna, a quale identità religiosa suppone di appartenere? A quella originale che neanche si può dire cristiana perché al Cristo non è mai passato per la testa nessuna balzana idea, a parte quella (a vostro dire) di lasciarsi crocifiggere per i nostri peccati? Ma neanche per idea! Pensa, invece, al Cristo dalla pelle bianca che ci avete inculcato da secoli! Capisci, adesso perché non provano alcun senso di colpa nei confronti di Cristo se agiscono non cristianamente? Se ancora non lo capisci te lo dico io: non provano alcun senso di colpa nei confronti di Cristo originale perché seguono il cristianesimo della copia.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

La Cina non si avvicina

Da “la Repubblica” di oggi (14 Agosto) leggo: la Cina all’attacco dei Cattolici: arrestati un vescovo ed un prete. In cella anche 90 fedeli della Chiesa clandestina. Sarò sintetico: vista l’attitudine all’ingerenza, che la “Città di Dio” pratica nella Città dell’Uomo non me la sento proprio di dar torto alla Cina. Il Cardinale Francesco Pompedda, giurista e presidente della Cassazione Vaticana dice: Perché l’Onu non interviene? Quel regine, reprime ogni libertà! Senti chi parla?! E tutte quelle voci che il suo regime, ha represso?! Niente Onu, per quelle, vero?! Francesco d’Assisi predicava la parola di Cristo, solamente, attraverso l’esempio di vita. Quindi, niente “abiti”, niente chiese, niente martirii da usare a proprio beneficio, e niente ricorsi all’Onu! Ma, il Pompedda è diventato un Cardinale, mentre Francesco è rimasto un folle di Dio.

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La Genesi della Parola

L’umanità che eleva i suoi principi al Principio può immaginare molto ma non può “vedere” altro: men che meno oltre. Nonostante questo, l’autore della Genesi rilevò la Parola con queste parole:

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Non so se è mai stato mai reso maggiormente comprensibile quell’enunciato, tuttavia ci provo: il Principio è presso il Verbo, e il Verbo presso il Principio, e il Verbo è il Principio perché, vita, è l’inscindibile unione tra il riconoscimento di sé fatto Verbo (IO SONO) e quanto  riconosce di essere: VITA (sino dal principio dello stesso Principio) fatta Parola.

ps. Giusto per evitare erronei intendiment: qui sto parlando di quanto scritto sulla Genesi, non di quanto penso sulla Genesi.

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Castigo divino

“Ho ricevuto un audio Whatsapp che invita a pregare contro il ‘castigo divino’. Beh, un Dio così io ve lo lascio!”

E’ in queste particolari condizioni che mi spiego perché non hanno ancora staccato Cristo dalla croce. Meglio lì, infatti, che libero di rovesciare i banchi ancora una volta.

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L’ovile cattolico

Blair lascia l’ovile anglicano e si ricovera in quello cattolico. Chissà dove è andata a finire la stanza dove ci si dovrebbe rivolgere alla Santità in cui si crede! Questo, almeno secondo il Cristo evangelico. Dev’essere finita, talmente ultima, nella nostra casa, che non sappiamo neanche più dove l’abbiamo messa! La troviamo subito, invece, quando deve diventare una testimonianza non dissimile dalla pubblicità. Il priore di Bose afferma: tanti i laici che ritrovano la vera fede! Temperi le sue scoperte, il priore perché è anche vero che tanti credenti la perdono, anche se non sotto i mediatici riflettori! Comunque sia, buon per il Blair, se convinto della sua decisione spirituale. Non è mica questo che mi irrita! E’ la mano morta su ogni verità che mi irrita. Cosa cacchio significa, definire vera, la religione d’appartenenza, se non per implicito, definire false le altre! Della Verità, che cacchio ne sa il priore di Bose e quelli che la pensano come lui. La fede è un atto della speranza, non, della certezza! Che cacchio significa definire vera, quindi, una religione da casuale appartenenza se non istigare dissidi, pronunciare motivi di crociate, alimentare guerre! E questa sarebbe gente di pace? Ma facciano il piacere!!! Nelle scelte di fede, non sono contro nulla e nessuno! Se non altro, perché so di poter credere, come so di non poter sapere! Quindi, ad ognuno la sua strada! Invece, di che ti gioiscono questi scopritori di redenti?! Gioiscono del ritorno del Figliol prodigo, purché (se decide di farsi biondo) usi la tinta che si trova solo nel loro supermercato! Suvvia! Siamo ancora qui?!

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Preti e sessualità etero_bonsai

Bisognerebbe innanzi tutto, capire che cos’è la “chiamata”, cosa si intende per sentirsi “chiamati”, e cosa rivela_nasconde la chiamata. All’epoca, l’avevo sentita anch’io. Ho sintetizzato il rifiuto dicendomi: Signore, non son degno. Perché mi sono reputato indegno? A mio avviso per due nascenti verità. In una già sentivo le pulsioni omosessuali. Nell’altra (sia pure molto confusamente) sentivo presente la paura del dopo collegio. Di quello che c’era fuori, infatti, non conoscevo assolutamente nulla! Se era la paura che mi aveva tentato con la chiamata come avrei potuto presentarmi con animo onesto? Devo anche dire che i preti del collegio non mi hanno mai chiesto se volevo entrare in seminario. Forse perché avevano intuito la mia omosessualità. Andando giù di piatto, però, si può anche dire che non me l’abbiano chiesto perché (a parte il prete che mi amò o mi usò che sia) di non gradito tipo. Da avviare al seminario si promuovono angeli del tipo che non ero: eccezione a parte. Nella motivazione della chiamata non si può trascurare neanche l’ipotesi di una sistemazione all’interno di schemi da esistenziale sussistenza. In questa ipotesi, il chiamato/a si avvia al seminario come in altre occasioni e/o casi e/o indole, un giovane o una giovane si avvia alla carriera militare. Che ne sarebbe stata della mia sessualità se avessi risposto alla chiamata? Come per quella etero avrei dovuto reprimerla, ovviamente, ma sarebbe bastato questo, per fermarla? Se me l’avessero resa bonsai, e tale fossi riuscito a mantenerla. forse, ma molto molto forse visti i dimostrati fallimenti.

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Di Dio non considero

Di Dio non considero quanto gli si mette in bocca. Se prenderò il Covid, quindi, non sarà perché non sono andato a messa. Un blogger m’ha rivelato che con imbecille si intende “microbo bisognoso di aiuto”. Per questo significato vedo piena di imbecilli la politica sociale di chi (per fazioso contrasto con il Governo) taglia il ramo dove é seduto. Pur da seduta sullo stesso ramo, la stessa Chiesa parla di negazione del culto, quando il vero soggetto è la negazione degli assembramenti comunque motivati. Penso, invece che (a chiese già meno frequentate) il vero motivo sia la paura che gli italiani possano perdere l’abitudine “religiosa” che sinora occupa (o meglio, occupava) almeno un oretta della domenica mattina. L’aperitivo mica si può prendere alle nove, vero! Per fortuna Francesco ha messo a posto le voci bisognose! L’ha potuto, sia perché gesuita (e quindi, capace di maggior vista) sia perché non appartenente al sistema clericale pur appartenendo al pensiero evangelico. La chiesa è un’idra dalle molte teste. Francesco potrà anche trasferire le contrarie ma non le può decapitare nel senso di obbligarle al silenzio! Ne farebbe i martiri del loro bisogno. Tornando alla Bibbia. nel libro si racconta che i popoli dell’epoca raggiunsero tali vette di potere e di vanità, da farli crollare sotto il peso di quelle vette e di quelle vanità. Come sempre succede nei casi di maggior disastro, i religiosi (quelli pieni di vanità quando non di voglia di potere) addebitano quel genere di crolli alla giustizia di Dio. Ben diversamente, inconsapevoli artefici del crollo sono state (prese da deliri di potenza e di conoscenza) le stesse vittime. Tolti alla storia biblica tutti i fantasiosi orpelli di ordine fideistico, cosa distingue quel crollo da quello che stiamo subendo nell’odierna Babele di voci e di fatti? A mio vedere, solamente l’edile modernità della Torre.

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