Credere o non credere?

Negare l’esistenza di una Verità superiore implica pur sempre una dose di fede. Allora, dal momento che sia i credenti che i non credenti non possono provare nulla a che serve affermare l’una o l’altra, fede? A mio avviso, a niente! O meglio, ad arruolare “guerrieri” se ci si serve della personale credenza per porre i dissidi che reggono le divisioni che reggono i poteri.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Dedicata ai giovanardi

Quando ferma la speranza, la presunzione ferma la vita.

Se do un obolo ad un povero compio un’opera di carità. Se quel povero usa il mio obolo per farsi del male, ad esempio, comperarsi dell’eroina, ciò significa che sono diventato complice di spaccio? Certamente no, in quanto, era mia intenzione fargli del bene, non del male. Se lo Stato compie un’opera di bene, (ad esempio: ausiliare dei poveri di vita con progetti inerenti la Riduzione del Danno e/o altri di corrispondente politica sociale), perché mai deve sentirsi accusare di spaccio, dal momento che la sua intenzione non è quella spacciare? Perché fa del male naturale, nel senso che protrae il periodo della tossicodipendenza? E’ vero, ma, un tossicodipendenza che non delinque, anche la dove non è un recupero naturale, tuttavia è principio del recupero al legale – sociale, e può essere principio di quello naturale e culturale. Perché mai si dovrebbe escludere a priori la possibilità di usare anche questo genere di recupero, come il possibile campo base di diversi e/o ulteriori tragitti esistenziali? Solo perché i giovanardinizzati non ci credono?

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Dante in Bronzino

Dante troneggia anche nella visione di Bronzino. Data l’ampiezza del libro, Bronzino dice troneggiante anche la Commedia. Noto che la “piramide” dei gironi è per la gran parte in pietra grigia. Il grigio, è l’area del dubbio, della domanda non risolta, del luogo della riflessione in attesa della verità, (la parte bianca che sovrasta la piramide) e dell’amore: la parte gialla che è sopra la verità e che sembra contenerla. Noto che un girone prima della cima è incoronato da luci. Stati di coscienza di quelli nei pressi della Verità? Alle spalle del Dante vi è un’ampia zona di nero. Per far risaltare una figura è ben facile espediente, ma Bronzino, mica è pittore della domenica, vero? Ne arguisco quindi, una volontà di messaggio. Per i mistici e per i simbolisti, lo scuro rappresenta la notte; nella coscienza per i mistici, nella vita per i simbolisti non mistici. Fra l’amore divino detto dal giallo e la notte dell’incoscienza, vi è un area di colore, dove la notte è meno notte. Perché l’amore comincia ad illuminarla? Sotto la mano sinistra del Poeta, vi è una cupola; è quella di s. Pietro. Vicino a quella una chiave in piedi. La si vede solamente ingrandendo moltissimo l’immagine. Ovvio, il riferimento alle Chiavi del Regno, ma perché in piedi? Perché ciò che apre deve stare di_ritto? Vicino alla chiave, una figura che per quanto ingrandita non riesco a capire, quindi, sorvolerò. Bronzino ha messo cupola e chiave nella notte. Gli è andata bene! Hanno bruciato gente per molto meno! Sulla cupola e sulla chiave, c’è la mano di Dante. Non essendo pienamente sopra, però, non si capisce se sia in atto di andarci molto piano, o in atto di ritrarsi molto piano. Avrei voluto chiederlo al Dante ma ci ho rinunciato. Si vede chiaramente, infatti, che è ancora fortemente preso da ben altre questioni.

dante

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Considerando i nostri passi

“ma quando senti di aver perso tempo nella vita, di aver perso tante cose… “.

E se fosse stato necessario perdere quel tempo così come l’albero perde le foglie secche onde permettere lo spuntare delle verdi che si seccheranno, cadranno, ed altre rispunteranno, e via – via producendo infinito inizio e nessuna fine?

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Vorrei porre distinzione

Vorrei porre distinzione fra affettività (anche sessuale) e rapporto sessuale. Dell’affettività, si può dire che è l’alveo che incanala quella comunione di intenti che può anche sfociare in un più intenso sentimento. Il rapporto sessuale, invece, può anche essere inteso come Lo scambio di emozioni erotiche. E’ uno scambio che acquieta il cuore, ma in genere, non la mente, tuttavia, una bella botta è pur sempre preferibile al più efficace dei Tavor! In questo senso, parificherei il sesso in carcere a calmierante medicina. Se fossi il dottore di un Carcere, te lo garantisco, non si sa quanti ricettari consumerei. Diverso il discorso, dell’affettività. Diverso, perché la negazione dell’affettività (da sé procurata e/o procurata dalle contingenze) dovrebbe far capire al carcerato quale importanza abbia, e, per tale importanza, tentar di ricostruire i valori eventualmente distrutti, o quanto meno acciaccati! Questo percorso di rinascita, però, implica più fattori. Implica uno scavarsi dentro. Implica la necessità di avere chi ti aiuta a scavarti dentro. Implica che ci sia chi è ancora disponibile a scavarsi dentro con te. La carcerazione non ferma l’elaborazione mentale dei primi fattori che ti cito. Certamente complica quella con l’ultimo fattore. Complica, ma non ferma, vuoi, nel caso che dall’altra parte ci sia una vita che ti aspetta, vuoi nel caso che dall’altra parte ci sia la vita che ti aspetta.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Cosa costa indignarsi?


Cosa costa indignarsi? Nulla! Anzi, si scrivono post molto lunghi! Cosa costa sentirsi belli, bravi e buoni? Nulla! Anzi, si mandano avanti i Mercati! Cosa costa sentirsi normali? Nulla! Anzi, ci sentiamo protetti! Ma se volete percorrere la strada della conoscenza, della vostra conoscenza, dovete uscire dal Gregge! Ci vuole solo coraggio: qualche volta molto. Non sia la disperazione il vostro pastore per quella strada! L’ho conosciuto: è’ una brutta compagnia.

Questione emersa in Blogs.it

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Maternità e ombre in Edipo

Nel non saper o voler recidere il cordone culturale che la lega al figlio, l’amore della Madre devia verso di sé il sentimento sessuale destinato alla Femmina. Nel rilevare la femmina nella madre, il Crescente in sovrapposta immagine (la Madre sopra la Femmina) cercherà la Madre in ogni Femmina. Il Crescente in quei frangenti, allora, con il Padre, dovrà “uccidere” anche la Madre. Di virilità eterosessualmente sottomessa a quanto concerne della madre quelli che non diventeranno psicologicamente matricidi. Fatti di psicologia (quando non di psichiatria) raccontano di Crescenti incapaci di fare questo superamento culturale – sentimentale perché l’amore per la Madre li ha “castrati” dell’amore per la Donna.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Diciamola tutta!

Facciamo l’amore con i più vari soggetti ma non con il preservativo. Che sia, perché una volta indossato dice la sua su ciò che dimostra l’anima che lo regge, o su ciò che dimostra il momento, anche etico, che dovrebbe proteggere? Il rifiuto di indossarlo, allora, riguarda la struttura portatrice quando è valutata un problema di dimensioni e/o forma infelicemente presentabili, o riguarda anche il rifiuto di prendere atto dei dissidi culturali (e/o morali) che il preservativo evoca sulle nostre intenzioni? In queste ed in altre ipotesi, quindi, lo rifiutiamo perché toglie piacere, o perché al piacere aggiunge un non richiesto sapere?

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Maschi di paglia

Nel condominio dove lavoro rifanno le facciate. Montano un’impalcatura che è una cattedrale. Fra gli operai italiani, degli arabi: + o – sulla trentina. In linea di massima, sono spontanei gli arabi. Spontaneità che perdono, mano a mano si italianizzano. Che peccato! L’ho constatato anche oggi. Dall’impalcatura, uno di loro m’ha salutato accennando un movimento di braccio. Dico accennando perché é stato fermato da un commento del collega. Analoga cosa è successa con un altro. Il giorno prima m’ha salutato guardandomi, mentre il giorno dopo, salutato non guardandomi. Di cos’hanno paura?! Ai Finocchi mancano i sorrisi, non gli amanti!

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

La divisa è una multipla

In primo, le scelte citate nell’articolo sono deficienti a più livelli. Le posto come mi vengono alla mente, ben sapendo che nessun pensiero può rispondere a tutti i pensieri. Per i simbolismi collegati, la divisa è un’armatura. Come per tutte le cose, possiede dei pro e dei contro. E’ pro perché fortifica l’identità di chi l’indossa. E’ contro, perché permette la formazione di un esaltante superomismo nei bisognosi di compensazioni. Normalizzare la divisa normalizzando i suoi simbolici segni, quindi, è riportare la cultura e la psicologia dell’operatore di Polizia alla valenza di cittadino, di fatto come gli altri non perché lo dice la Legge che serve, e della quale si serve quando la usa come ulteriore protezione. Fra i cittadini comuni vi sono soggetti che hanno di che perdere, e soggetti che sentono di non aver nulla da perdere. I primi sono prevedibili e quindi gestibili, mentre i secondi, aprioristicamente non prevedibili e quindi non gestibili. Quanto è non prevedibile e quindi aprioristicamente non gestibile, spaventa già a priori  l’animo dell’operatore di Polizia. La paura da imprevedibilità e da ingestibilità nei casi da panico è una condizione psicologica presente in tutti, quindi, è sia conosciuta che universalmente agita quando non dominata. La maggiorata forza psicologica dei socialmente nullatenenti mette l’operatore di Polizia nella condizione di doversi sentire più forte già a priori. Non potendo sapere già a priori quanto debba essere maggiorata la sua forza, adotta la maggiore che può e/o sa, e/o vuole: giusto per non doversi sentire inadeguato e/o comunque non adatto al ruolo. L’operatore che non sa dominare (e quindi gestire con equilibrio) la sua aprioristica paura, è pressoché destinato a compiere delle azioni difensive in eccesso: non capita solo in America. Si può tentare di risolvere (o quanto meno di ridurre) questo avvelenante groviglio di situazioni  con due contemporanei intenti: A) accertare la stabilità culturale dell’operatore di Polizia mettendo a nudo la sua mente. Ciò, per lo scopo di valutarne l’umana idoneità, sia al momento dell’assunzione che durante il proseguo del compito. B) mettendo la parte sociale che si vive come chi non ha nulla da perdere perché variamente povera, nelle condizioni di aver di che perdere dando stima, lavoro, studi, giustizia, e quanto necessario. Vorrà la Politica, fortificare i nullatenenti al punto che sia quella l’armatura che difende l’operatore di Polizia? Non gli è mai mancato il tempo per volerlo ma sperare non costa nulla.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

La Donna spaventa l’Uomo?

La Donna che si fa prevalentemente determinante “spaventa” l’Uomo. Perché lo spaventa? A mio avviso, perché trovandosi di fronte un eguale carattere psicologico non può non sentire forma di Uomo in forma di Donna. L’uomo che sente di fronte a sé una figura di analogo principio si trova di fronte a ciò che gli somiglia vuoi come cultura vuoi come spirituale virilitas. Giunto al punto si può dire, allora, che la paura dell’Uomo è provocata da forme di disorientamento che non sa porre (e/o non può, e/o non vuole) in equilibrata vivenza. Mi si dirà: ma, la Donna è sempre stata così! Concordo, tuttavia, la capacità di determinazione della donna era contenuta (filtrata, repressa, condizionata) da forti muri socio – culturali. Ora che questi muri hanno fatto la fine di quelli di Gerico, chi o cosa conterrà l’espansione di vita del carattere culturale femminile? Non di certo degli altri e stramaledetti muri, ma, certamente, delle rinnovate ragioni! Quali, le rinnovate ragioni? Quella, ad esempio, di riconoscerla e di accettarla come culturalmente simile. Accettandola come culturalmente simile, cosa diventerà l’odierna Etero cultura maschile? Direi che, per transcultura,  diventerà Omoculturale. Ossignur! Si dirà l’Uomo ulteriormente spaventato: ciò significa che diventerò Omoculturale anche sessualmente? Ad ognuno la cottura del suo piatto! Questo scritto è solo una padella.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Avverso la furbizia

La furbizia è l’egocentrico discernimento dei bugiardi. Non per ultimo, è il tarlo che si alimenta depredando l’altrui fiducia ed è, quindi, causa del disagio esistenziale che porta alla malattia che diciamo paranoia. Al collo dei furbi che vampirizzano lo spirito altrui per accumulare il proprio, una macina è poco.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Chi costudisce i custodi?


A domanda rispondo: semplice! I custodi custodiscono sé stessi! A chi importa dei custodi se non custodiscono altro da sé stessi, mi obietta Silvia? A Silvia rispondo: i custodi che custodiscono sé stessi custodiscono il potere che li fa custodi! Quindi, non è vero che custodiscono “altro che sé stessi” se per “altro da sé stessi” intendi la mera identità di custodi. A chi importa dei custodi? A quelli che non hanno consegnato loro le chiavi della loro vita importa meno che un fico, ma a quelli che hanno consegnato loro le chiavi della loro vita, importa e come! Importa, non tanto per controllare l’uso di quella chiave ma perché dando ai Custodi la chiave della loro vita si sentono parte del potere dei Custodi del potere sulla vita; e qui si cela un dramma.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Come la vita

Come la vita è stato di infiniti stati, così i discorsi dello Spirito sono stato di infiniti stati; ci dicono lo stato della corrispondenza o della divisione fra gli stati.

Poiché la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa, così le emozioni dello Spirito (esaltate, depresse o in pace)  ci dicono lo stato spirituale dei nostri vissuti.

Vi è Pace, tanto quanto la forza della vita e della vitalità non patisce dissidi fra Natura e Cultura.

L’assenza del Dissidio conseguente alla presenza della Pace permette alla vita di perpetuare sé stessa senza male naturale e spirituale da errore culturale.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Famiglie

Ci sono famiglie di vita e famiglie di paglia


Anni fa, un ragazzo pavese, militare a Verona, ebbe a dirmi: che problemi ti fai con la donna! Quando è necessario, puoi sempre pensare ad un uomo! Da allora non credo più alla dichiarata eterosessualità, appunto perché non è possibile accertare se tale è, o se invece è una maschera per schifate e/o represse debolezze. Comunque stiano le cose, i favorevoli della Famiglia hanno in mente una costruzione ideale. Una costruzione di quel genere è come Dio: c’è, ma nessuno l’ha mai visto, così, l’eterosessualità politica non può far altro che mostrarci un Fantoccio e sperare con non perda la paglia. Anche se necessaria, per quanto mi riguarda non credo nella Famiglia di marchetta sociale. Credo, invece, nella vita che sa farsi famiglia perché sa farsi carne sociale, indipendentemente dal genere sessuale dei componenti. I politici che sbandierano madri e figli naturali come conferma del loro essere per la vita, a me fanno solo una grande tristezza. Mi succede in tutti i casi di prostituzione.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Cristo, Crapuloni, Celibato.

Dal celibato si ricava che è la regola che eleva sia chi si sacrifica veramente, sia di chi usa quel sacrificio come uno schermo. Non potendo distinguere chi non ha schermi da chi è schermato dal celibato (ed essendo sempre pericoloso concedere a vanvera la nostra fiducia a chi si propone come maestro) non ci resta che seguire l’esempio di Cristo, il quale, non aveva remore nel frequentare i crapuloni, mentre ne aveva contro gli ipocriti. Ipocrita in greco significa attore. Se Cristo non sopportava gli ipocriti, se ne ricava che era insofferente verso quelli che recitavano una parte. Che i crapuloni siano pieni di vizi non vi è dubbio, però hanno almeno una virtù. Non possono carpire la nostra fede, appunto perché, vivendosi con totalità, non possono recitare quello che non sono. I crapuloni, pertanto, non possono essere che veri. Dalle affermazioni, una morale: Cristo non frequentava i crapuloni per stima della gozzoviglia, ma perché, amando la verità, non poteva non amare chi è quello che è.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

1) Quanto sa di sale…

Cortese Signora: da dire stecchito il pollo che mi hanno portato oggi dall’Istituto Anziani. Prima di salvare il salvabile non ho potuto non recitare una prece ai defunti anche per le patate; depresse, forse a causa della cottura in un olio a non adeguata temperatura. Per non dire, poi della pasta, gratinata in superfice tanto da sembrare la marmorea lapide di quanto stava sotto di scuro. Guaio è, purtroppo, che non posso permettermi di non mangiare la prova le mie affermazioni: folcloristiche sino a che si vuole ma solo per farla sorridere; che ci sia anche di che pensare e agire, a lei ogni decisione e a me ogni speranza.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Il Dolore è il sostantivo del Male

Il dolore, è il sostantivo del male naturale e spirituale da errore culturale ma per quanto di controverso percorso, comunque, ogni via è destinata alla verità del giusto Spirito: dove non secondo Cultura, secondo Natura. Non procede secondo vita (Natura, secondo Cultura e secondo Spirito) la via che al bene reca la voce del Male: contro i principi della vita, dolore da massimo errore.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Diversità in_complete

Sulla difficoltà d’amare che dico nella favola fra un Tulipano ed una Farfalla, Luisa, commenta così: eppure ci deve essere una completezza che viene dalla diversità. Poco fa è venuto a trovarmi un amico. Mi racconta di essere stato, fortemente desiderato da uno sposato. Dopo che questi ha cessato di rincorrerlo, l’ha fatto lui! Per accostamento di storia, mi è venuto in mente un importante film francese. In quel film, la Bardot era rincorsa da un innamorato. Quando smette di farlo, lo fa la Bardot. Visto che non riusciva a cavar ragno dal buco, preda della gelosia, la Bardot uccide l’amante. Al processo, il Pubblico ministero si rivolge alla Bardot dicendo: questa donna ha ucciso l’amante perché non l’ha mai amato! Al che, la Bardot, replica: non è vero che non ci siamo amati! Non ci siamo amati, contemporaneamente! Quale la morale delle due storie, Luisa? Direi questa: la diversità in amare, è il momento che ci permette d’amare, con completezza, solo a momenti. Saremmo, quindi, destinati ad amare sempre incompletamente? Dipende! Se consideriamo un tutto anche le parti, certamente no!

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Caro D.

Se (come dici) la coabitazione forzata data dalla carcerazione riesce a tirar fuori il meglio degli inquilini, perché non salta fuori in più libera coabitazione? Perché è sociale? Perché estranei a quel sociale? Perché culturalmente estranei al sociale? Perché lo siamo normativamente? Perché lo siamo sessualmente? Perché, consapevolmente o meno, si reclude chi ha un multiforme bisogno di ambiti esistenziali esclusivamente maschili? Perché?

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Non credo esista il Nirvana per sempre

DOVEROSA PREMESSA – Non sono sicuro di aver espresso il mio pensiero con chiarezza e dovuta ragione pertanto considero questo testo non ultimato. Lo pubblico lo stesso perché solo dopo aver editato un testo riesco a vedere dove sono stato mancante. Sarà anche perché, pur avendolo scritto e riscritto numerose volte (o forse a causa di questo) ascolto quello che sento di dover dire più di quello che sento di aver detto. Ho patito questa condizione da quando ho iniziato a scrivere: ormai da un trentennio. Non per ultimo: le ipotesi che esprimo sono frutto di “visioni” culturali. In quelle, direi necessariamente, so quello che dico ma non so di cosa parlo.

Per quanto mi par di capire, nessuna vita sfugge alla ripetizione della materializzazione che diciamo Reincarnazione. Per questo non credo nell’esistenza di un Nirvana per sempre. Credo invece, in una riduzione dei ritorni per riduzione dell’ignoranza che è prevalente causa di ritorno. Si, tutto considerato, Reincarnazione è rifare gli esami e più conosciamo la materia meno abbiamo bisogno di rifar gli esami, o per altro dire, di reincarnarci. La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Come lo è la parola (un’emozione della vita) così anche per lo Spirito è “parola” l’emozione detta dalla sua forza (a livello naturale) e dalla sua potenza: a livello culturale. Vi è Spirito e spirito. Con la maiuscola penso allo Spirito che ha originato ogni spirito. Con altro dire, all’Immagine da cui deriva ogni Somiglianza, come anche dal Principio da cui deriva ogni principio. La vita (corrispondenza di spirito fra i suoi stati) è stato di infiniti stati di vita. Come lo è la vita, così è anche il nostro spirito: stato di infiniti stati di forza e di potenza. In quanto massima corrispondenza di forza e di potenza fra i suoi stati, lo Spirito dell’Immagine della vita è Assoluto. Ne consegue che lo Spirito è l’immutabile forza che manifestando l’assoluta condizione del suo stato mostra l’assoluta via (la vita) che deriva dalla sua.

Dal suo essere Principio assoluto della vita ne deriva lo stato di Immagine assoluta della vita. In ragione della vita dello stato dei nostri stati, il nostro spirito è soggetto a un aumento della sua forza come anche a un possibile diminuzione. Lo spirito che è aumentato o diminuito in ragione dello stato della corrispondenza fra i suoi stati, aumenta o diminuisce gli stati che l’aumentano o lo diminuiscono. Raggiunto il massimo stato del suo stato in questo piano della vita, nell’ulteriore il nostro spirito si collocherà prossimo alla forza e alla potenza dello Spirito in ragione dello stato della forza e della potenza raggiunta. Nel piano ulteriore della vita non esiste il tempo come lo concepiamo_viviamo in questo; esiste lo stato della condizione dello spirito: condizione che muta in ragione della sua elevazione verso il Principio o di una discesa (avvertita e/o temuta come caduta) verso il nostro principio. La continua caduta – discesa degli spiriti verso il nostro principio di vita (il nostro spirito) permette la vita continua di questo piano della vita. Si, a causa della discesa – caduta anche noi siamo degli spiriti discesi – caduti: caduti, però, se ragioniamo secondo verticalità, Se invece ragioniamo secondo orizzontalità, allora, al nostro inizio non vi è stata caduta ma solo un allontanamento dal Principio di ogni nostro principio. Sarà anche una questione di lana caprina ma “caduta” e “allontanamento” hanno sensi ben diversi. Mi sono chiesto: perché mai i prossimi al Principio dovrebbero mutare il loro stato di vicinanza visto che ciò li allontanerà dal raggiunto Bene, dal raggiunto Vero, dal raggiunto Spirito. Mi sono risposto così: non lo fanno perché lo vogliono.

Lo fanno perché, per quanto beata, non c’è emozione che non scemi. Non tanto per un qualsiasi genere di usura comunque provocata ma perché la continuità di un qualsiasi stato in e_stasi, stabilizza ogni e_stasi in stasi. Se ciò è del nostro spirito, ciò è anche dello Spirito? Diversamente da lo stato del nostro spirito (mutevole appunto per variabile stato) lo Spirito del Principio, avendo aggiunto la massima corrispondenza fra i suoi stati, è Assoluto. Ne consegue assoluta anche la sua e_stasi? Dalla sua e_stasi è esclusa la stasi perché una vita assoluta non può alcuna modifica al suo stato. Parentesi necessaria: per motivi di lavoro ho conosciuto una sergente americana: proveniva dalle Havai. Durante un inverno tipicamente veronese (in genere molto umido, tendente al nebbioso, e freddo veramente solo nelle sue montagne) alla Mary dico: ma che ci sei venuta a fare in questo clima di merda! Quasi miagolando mi risponde: a casa faceva sempre così caldo!! Ecco, noi sentiamo cos’è caldo perché sentiamo cos’è freddo. Dove sentiamo il solo caldo, alla lunga o alla corta non sentiamo più alcuna differenza. Nel perdere la differenza perdiamo le emozioni che strutturano le parole che strutturano le differenze. Ritroviamo emozioni, parole, e alterne strutturazioni delle parole tanto quanto il nostro stato emigra verso un altro stato. Ad esempio ammesso si può sostenere che la reincarnazione è un’emigrazione: quella dello spirito di una vita verso un’altra vita (nel caso di invasione) o di un’altra forza nel caso di influsso. Ci escludiamo da rinnovate e rinnovanti emigrazioni tanto quanto una vita nel nuovo stato saprà (potrà e/o vorrà) ricongiungersi (per rinnovata conoscenza) con il Principio e i suoi principi:


Il Bene per la Natura



il Vero per la Cultura il Giusto per lo Spirito


In ultimo ma non per ultimo: poiché nulla sappiamo di veramente attendibile circa la condizione del nostro spirito, così, nulla possiamo dire di veramente attendibile circa la vita che, reincarnandoci, ci ritroveremo a vivere. Poiché solo uno spirito assoluto può sfuggire alla Reincarnazione, e poiché il nostro spirito non lo è, ne deriva che sono soggetti al ritorno per Reincarnazione anche gli spiriti più eletti. Non è scritto da nessuna parte che l’emigrazione degli spiriti eletti o non eletti che furono, avverrà secondo quanto furono. Non è possibile saperlo perché le strade della vita sono infinite come infinite le verità che giustificano la sua forza naturale e la potenza culturale espressa negli spiriti come forza e potenza delle emozioni. Al più possiamo ipotizzare; ed è quello che ho appena finito di fare.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Particolare e universale

Un sasso e un monte hanno analoga verità nell’essere ambedue calcare. Alla stregua, nella ricerca di verità fra il nostro stato della vita (la particolare) e lo stato della Vita (l’universale) ho trovato il comune “calcare” nello Spirito: forza della vitalità naturale e potenza della vita culturale, sia in Basso (nel nostro stato di vita) che in Alto: lo stato del Principio della vita comunque lo si pensi, lo si creda, o lo si nomini. La Forza del Principio (lo spirito dello Spirito) è, necessariamente, in ogni stato della vita che principia. Così, l’Alto (Immagine della vita) e il Basso (la vita a quella somigliante) sono in ogni dove: indissolubilmente.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Della spada della verità

La spada della verità che simbolizziamo nella forma occidentale non è curva ed ha due tagli. Non è curva perché la Verità procede rettamente; è curva la spada islamica, invece, perché ricordare (dati i fatti, pare inutilmente) che anche una forza impugnata a favore può rivoltarsi contro l’impugnatore del caso. Ha due tagli (la spada della verità universale) perché (sempre simbolicamente parlando) quello esterno serve a dividere il vero dal falso che è al di fuori di chi la usa, mentre quello interno serve a separare il vero dal falso in chi la usa. La spada della verità universale, infine, è senza impugnatura; è senza impugnatura perché la Verità ha in sé stessa la sua presa; è senza impugnatura perché nessuno la possa impugnare e per smentire chi afferma di poterlo.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Il minore Rom e la prostituzione maschile

Il giornale non pubblica la foto di quell’uomo, ma, potrebbe essere questa: anagraficamente parlando è maggiore. Nel caso in questione è un prete, quindi, direi che anche il suo vissuto culturale è maggiore. Sessualmente parlando, però, si confronta con un minore. Si può dire, quindi, che anche la sua sessualità è minore. Possiamo trovare i perché nella culturale ed emotiva dello sviluppo sessuale precedente a quella scelta. Lo possiamo trovare, nella violenza che compiamo sull’umanità, quando graviamo un’identità, di norme a quella non corrispondenti. Chi conosce più di me, troverà più cause di me. Il minore Rom, anagraficamente parlando, è un bambino. Legalmente parlando, anche. Lo è come vissuto? Come vissuto, il minore Rom, (non parlo di tutti i minori Rom, ma solo di quelli che gravitano nella prostituzione maschile) è come una matrioska. Voglio dire, che sull’immagine del suo stato di bambino (o di giovane) il suo ambiente ha sovrapposto molte immagini di adulto. E qui, rilevo la prima violenza che subisce il minore Rom del presente tema. Per l’ambiente Rom, (sempre riferendomi a quello in cui si sopravvive per espedienti di vario genere), il suo minore, oltre che bambino, è visto come lo scalino di un reddito da un lavoro che inizia molto prima di maturare la fisicità corrispondente alla soggettiva età somatico&storica. Inizia, fra le braccia dei genitori, (o di chi per essi) nel lavoro di questua ai semafori, o per le vie, o per altri modi. Quello di proporsi (o di venir proposto) come strumento sessuale, inizia verso i 12/13 anni ma non li dimostra perché maggiormente provati dal fatto che si deve maggiormente mostrare ai suoi prossimi. Per questo, il minore Rom non è un bambino: è un uomo piccolo! Negli atti del suo mestiere di prostituto, (ma direi anche in tutto il suo vissuto), il minore Rom nasconde il suo Bambino, anche al punto da fargli perdere la coscienza di esserlo: se mai l’ha avuta, quella coscienza. Non perché sia un incosciente, ma perché non può permettersi (o non glielo permettono) di essere cosciente. Non tanto i suoi prossimi, non glielo permettono, quanto il sistema di vita in cui si trova. Comunque causata, viviamo come disumanità la perdita della coscienza di una parte di noi, ma, il minore Rom avviato al mestiere di prostituto, è messo in grado di distinguere l’umano dal non umano? Per il minore Rom, è umano il cliente più gentile; quello più generoso; quello che lo tratta da uomo. Non è umano, invece, il cliente scortese, quello violento, il tirchio, quello che lo tratta da cosa. Chi inizia il minore Rom ad essere trattato, anche da cosa? Il fattore primo è senza dubbio l’alveo di crescita. Ad esempio: la promiscuità di vita. Ad esempio, il fatto che anche il padre, in giovinezza, sia stato un prostituto, vuoi per guadagno, vuoi per una naturalezza sessuale da istinto precognitivo. Può essere strada anche un diverso e/o alterno senso della propria virilità. Nella diversa, e/o alterna sessualità, il minore Rom pratica la prostituzione come fosse il gioco tipico della sua età. Lo smette, quando si sposa: generalmente presto. La riprende, (occasionalmente e non sempre per soldi) dopo la nascita del primo figlio. La nascita del primo figlio dimostra al gruppo che l’omosessualità praticata dal minore Rom è rimasta confinata nella sua giovinezza. Dimostra al gruppo, che il gusto di uomo che ha praticato non ha intaccato il gusto per la donna.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Mi pare sia stato Socrate

Mi pare sia stato Socrate a dire che la Bellezza discende dal Nume ed è, quindi, l’origine della Giustizia della Verità. A questa enorme vaccata dobbiamo l’origine delle millenarie e multiformi brutture da ostilità verso la vita altra perché non corrispondenti all’idea di Bellezza e, quindi, neanche di Giustizia come neanche di Verità. Comunque lo si immagini, lo si dica, o lo si nomini, dal Nume, invece, discende


la Verità

della Giustizia                che           origina la Bellezza


E’ ben vero che presso il Nume, Verità. Giustizia e Bellezza sono inseparabili e indistinguibili stati. E’ vero, altresì, che nel nostro stato di vita sono principi collocabili secondo prioritarie verità. Le conseguenze delle scelte prioritarie che abbiamo attuato sinora hanno ammorbato la vita di putrefazione: lo conferma la Storia.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Titubare o non titubare?

Nel comunicare i miei pensieri tengo in chiaro conto la quantità di quanto verso nella mente altrui. Non capisco, pertanto, le tue titubanze, o le capisco in ragione del proverbio che dice “chi ha patito l’acqua calda soffia anche su lo yogurt”. Ora io non so in quale acqua ti sia bagnata (o che sei stata bagnata) tantomeno la temperatura. Quello che so, è che me ne dai l’idea. Della causa posso solamente pensare:

* un dolore nella tua Natura: ad esempio una malattia;
* un dolore nella tua Cultura: ad esempio, un erroneo modo di vivere o di non potere o sapere vivere o la tua vita o degli stati della stessa;
* un dolore nel tuo Spirito: un erroneo modo (erroneo perché depresso o eccitato) di vivere la tua forza.

Se le ipotesi fossero, sino a che tu non elabori la tua guarigione discernendo su quei dolori, a nessuno permetterai di avvicinarti, indipendentemente dallo stato dei motivi ustionanti: tanto più se non oggettivi. La conseguenza di questa intenzione è decisamente pesantina. potrai renderla meno pesante, tanto quanto saprai liberare la tua ragione dalle false ragioni: le temute per fantasia.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Mi gira per la testa

Mi gira per la testa una domanda da cento milioni. Se è certamente vero che i Movimenti in LGBT ecc. ci hanno reso collettivamente più forti, è anche vero che ci hanno reso singolarmente più deboli perché più esposti alla conoscenza dei contrari? Ulteriore domanda: perché mai un diritto può nascere alla vita solo se irrorato dal sangue di chi la chiede?

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Droga: delizia e nequizia.

La sua affermazione (la droga è un anestetizzante) non mi giunge nuova: sarà perché l’ho pensato anch’io. Se fosse, in una malata perché errata ricerca di sè stessi, allora la droga è “medicina”. Se fosse, che senso ha rendere tossico – delinquenti quelli che pur dipendendone, lo sarebbero naturalmente ma non culturalmente se solo fosse socializzata? E’ se la droga anestetizzasse ogni dolore alla forza della vita: lo spirito? Se fosse, sarebbe la protezione massima, ma è da “mamma” o da “mammana”? Non so quanto sia vero che la droga sia mamma: certamente la droga procura un alveo psichico che alla mente dell’occupato da quella sostanza può evocare una maternale oasi. Se chi usa la droga lo fa per tornare all’oasi del suo principio, allora, intossicante è la droga o un fuori che motiva la ricerca a ritroso? Il proibizionismo con il quale ci curiamo degli avvelenati dai tossici che produciamo, che senso ha se proibire procura dei dolori che, nei casi che abbiamo fatto diventare più gravi, solo la droga può anestetizzare? Per liberare e liberarsi dalla droga perché non cominciamo col liberarci da precostituiti giudizi, dal momento che questi non fanno altro che inchiodare più pesantemente la condizione del drogato?

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE