Immagini sul fondo

Avevo visto l’immagine che dico sul fondo della tazza dove avevo appena bevuto un caffè: rappresentava un anziano. Non sono in grado di sapere chi sia stato. Posso solo crederlo per via di altre supposizioni. La manifestazione di uno spirito su questo piano della vita necessariamente dimostra il ritorno della sua forza. Può anche dimostrare che non l’ha lasciato. Oppure, che si manifesta o no in ragione di infinite ragioni o casi. Quell’immagine era a capo chino, come sta chino un dolente per errori. Se lo è, allora, necessariamente, è una entità separata dal Principio della Vita, tanto quanto è dolente. Se è lontana dal Principio della Vita tanto quanto è dolente, ciò significa che gli è avversa? Certamente no. Se è volta alla ricerca del Bene, per quanto lontana dal quel Principio, comunque (secondo lo stato del proprio stato é figura di bene: al più, in errore. Possiamo dire che una figura è di male solamente se sappiamo con certezza che si è spiritualmente collocata in quello stato. Della certezza, però, in quell’ambito non abbiamo alcun possesso.

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Se non medianità, stranezze.

Come malamente la ricordo, le racconto l’esperienza medianica di qualche anno. Tramite di medianica conoscenza fu un amico. Quando sentiva di dover scrivere puntava la biro sul foglio. La penna tracciava scritti non sempre facilmente leggibili, ora dei profili di volti, o immagini di personalità bestiali: sorta di incroci fra teste di cane e quella di scimmia. Qualche volta l’immagine di Tobj, un molosso nero che al mio amico era mancato per cimurro. In diversi casi è intervenuto Robert Kaufman: pensatore svizzero (di Brema o di Berna, non ricordo) vissuto ai tempi della Rivoluzione francese. Kaufman una volta si disegnò: viso piccolo e ovale. Indossava un colletto rotondo, a pieghe inamidate: credo lo si dica “alla Medici”. Fu Kaufman ad avvertirmi “di stare attento perché c’era molta negatività”. Non precisò se dentro di me o presso di me. Di Kaufman, lo spirito di Cesira “disse”: “ Gira da queste parti un tipo stranissimo”. Kaufman aveva una scrittura a ”penna d’oca” ma l’usava solo per poche righe. Si rivolgeva a me dicendomi “Illustre collega”. Proprio non capivo dove stava il mio illustramento, ne dati i miei approssimativi studi dove potevo essergli collega. Per quanto compiaciuto ne ero anche imbarazzato. Dei suoi scritti disse ”che non si era conservato nulla di importante.” Tempo dopo ebbi anch’io della possibilità medianica. Diversamente dall’amico che IN GENERE riceveva scritture e/o disegni, io ricevevo solo disegni. Diventava “scrittura” (e messaggio) l’interpretazione che ne davo. Cessai quella facoltà man mano cessai di confidare su quel mondo. Capii così, che senza confidenza non è possibile attuare alcuna medianità. Capii, inoltre, che la medianità, più che un dono degli spiriti è da considerarsi un emozionale ricatto. I cosiddetti doni dello Spirito, infatti, creano delle forti dipendenze.


Anche Cesira (mia madre adottiva) si complimentava con me per la mia intelligenza: proprio non capivo. Cesira era preoccupata perché continuavo a frequentare delle “zone scure”; non perché con poca luce come inizialmente ho pensato ma perché coscienze con poca luce come poi ho capito. I primi tempi subii la sua preoccupazione ma poi tornai alla mia volontà; non c’era solo bisogno di piacere in quelle zone ma anche bisogno di capire, così, la mia ricerca del piacere è stato tramite sia del capire che del far capire. Naturalmente, per quello che ho saputo e/o potuto. Fra i miei corrispondenti vi fu anche Giovanni della Croce: un carattere spiritico molto forte (sempre ché sia stato lui) e con il quale (sino a quando lo allontanai) non corrisposi più di tanto. Vi furono delle personalità tossicodipendenti; anche in quello stato erano restii ad ammettere la loro tossicodipendenza. Nel usare la mia forma di scrittura, più di una volta mi capitò di sentire che la penna non toccavo la carta. Aprendo gli occhi, mi accorgevo che stavo ”scrivendo” per aria. In quei momenti, il braccio era leggero al punto da sollevarsi per moto proprio. Dopo quelle esperienze di levitazione, per quanto di ”relativa” importanza, capii benissimo i voli di Giovanni della Croce, di Teresa d’Avila e di altri. Scendere da quei picchi di beatitudine significa ritrovare il peso della carne; ed è di tutto fuorché piacevole.


Qualche tempo fa, sempre nella tazza del caffè, i residui della polvere composero due cuori. Uno più grande dell’altro. La parte destra del più piccolo stava sopra l’altro. Nel più piccolo, nella curva che si congiunge in basso, sulla punta si era disegnato il profilo di un volto di un quarantenne senza capelli e senza barba. Avrebbe anche potuto essere l’immagine di qualsiasi volto ma il naso, inconfondibile, era quello dell’Anziano. A mio parere, il significato del messaggio è questo: il cuore è vita. Più si è collocati nel cuore della Vita (nell’immagine, il cuore più grande) più si è nel Principio della Vita. Poiché al Principio della Vita il cuore è giovane, più ci si avvicina al cuore della Vita più quella vita ci colloca nella sua giovinezza. Essendo forza, quella giovinezza, ne consegue che più si è collocati nel Principio della Vita, più lo Spirito ci rende giovani perché nella sua vita, forti. Dal momento che il cuore è il simbolo dell’amore, più si è collocati vicino al cuore della vita più si è collocati nell’amore della Vita. Naturalmente, si è collocati nel cuore della Vita tanto quanto si corrisponde con i suoi principi.

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Urla e stridor di denti

Alla data che cito (Marzo 2020) ho visto che le conclusioni che all’epoca avevo tratto dal “messaggio” erano verosimili perché mi era piaciuto considerarle tali. Preso atto di questo ho fortemente tagliato la lettera.


Anni fa, in una sera di agosto ci fu un fortissimo temporale. Al mio rientro, sulla scrivania che avevo sotto la finestra c’era anche il giornale che trattava dei “delitti dell’autostrada”: era pressoché inzuppato. Stavo per buttarlo, invece, ho seguito un impulso contrario. Una volta asciutto l’ho aperto. L’inchiostro aveva composto un’insieme di immagini. All’interno della testa di una fiera (un leone) si evidenziavano tre immagini di bestie. La più grande aveva sulla schiena una più piccola. A fronte, un’altra bestia, più piccola di quella più grande, ma più grande di quella sulla schiena della maggiore. Le une di fronte all’altra, si fronteggiavano minacciandosi. Credo sia stato Dante a parlare di “urla e stridor di denti”. Se avessi potuto sentire quelle immagini, quello avrei sentito. Non ho più aperto quel giornale: è fra le carte.

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Immagine e Simbologia

L’immagine in blue è formata da frecce azzurre. Indicano le quattro fondamentali direzioni della vita: verso il “basso”, verso “destra”, verso “sinistra” e verso “l’alto”. Con le frecce in tutte le direzioni e per tutti i significati simbolici di basso, alto, destra sinistra, intendo dire che per vivere il mio reale sono andato per tutte le direzioni. In ragione dello stato del proprio spirito ciò vale per tutti. Al posto del quadrato avrei dovuto metterci un cerchio ma se al quadrato diamo il senso più simbolico dell’agorà come luogo della vita, va bene anche così.


neomarchio



Ho sentito un po’ di fastidio per quella verso il basso ma anche per quella ho trovato il senso: per capire la vita, infatti, può rivelarsi necessario una discesa verso il basso come anche una caduta in basso: basso che, simbolicamente parlando, è detto dalla zona grigia agganciata alle frecce. Le frecce grigie cono circoscritte (e in ciò perimetrate) del celeste. Il celeste è il colore che dice il celestiale. E’ celestiale ogni stato della vita che si eleva al divino. Si può dire celestiale anche la vita di per sé, in quanto (almeno per i credenti) di celestiale provenienza il suo principio. La celestiale provenienza di un Principio non esclude dalla vita nessuna vita: ed è per questo che il grigio è contornato da un celeste che gli è di invalicabile confine. I confini separano i valori dai non valori. Il bianco simbolizza la verità. Nell’agorà si irradia come luce; altro simbolo della verità. Unificando i sensi detti, si può dire, quindi, che i raggi della Luce della Verità toccano i confini ma la Luce della Verità rimane il Centro dell’agorà che è e che siamo. Dimenticavo: anche nella strada verso l’alto sono agganciate delle zone d’ombra, ma restano ai lati, Si, questo lo terrò!


Nella composizione delle immagini (come d’altra parte anche per gli scritti) seguo sempre lo stesso procedimento. Agito da un’emozione, prima penso che la devo attuare. Poi,

  • seguo la prima idea che mi passa per la testa;
  • a tentoni la sviluppo;
  • Quando non sento alcun dissidio mi dico che è attuata;
  • così considerata ME la spiego.
  • Lo stesso è successo anche per il segno culturale e per lo spirituale.

ps.

Ho scelto di non usarla perché tutto quel blu l’evidenzia in eccesso.

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Il pensiero che espongo

Il pensiero che espongo è come una tabella segnaletica. Se tanto, poco, o per niente necessaria, lo dirà lo Spirito personale: spirito che “parla” secondo la “voce” che ci comunica la sua forza. Per quell’interiore e soggettiva comunicazione, lo Spirito libera l’umanità dall’imperio di altre “voci”. La liberazione dell’umanità personale attuata dall’ascolto del proprio Spirito, trova (fra contrari interessi) anche gli stessi asserviti. Questo, perché resi, esistenzialmente dipendenti da poteri individuali e/o sociali e/o religiosi, comunque sussidiari per quanto parassiti. Questo lavoro è nato da bisogni di verità, non, e ripeto non, da bisogni variamente religiosi. Per analoghi bisogni di verità, ognuno cerchi la sua via, la sua verità, e la sua vita, in quello che secondo Natura è (la Natura è il luogo del bene e del Bene); in quello che secondo Cultura conosce (Cultura è il luogo del vero e del Vero); in quello che secondo Spirito sente: lo Spirito è il luogo del Giusto e del giusto.

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A Israele

A Israele rimane ancora un Esodo: dalla cima del Monte al piano.

L’avevo già raccontata da qualche parte di questo blog, ma, per amor di tesi, è necessario che la ripeta. All’epoca della mia esperienza nella medianità non sapevo da che parte sbattere la testa da tanto ero privo di riferimenti. Probabilmente, anche per questo, in una seduta medianica mi fu detto che un certo Roberto mi avrebbe aiutato. Roberto chi?! Vallo a sapere! Con quell’intenzione, tuttavia, provai a cercare questo fantasmatico Roberto. Occupandomi di un ideale, ho ovviamente trascurato di occuparmi dei Roberto comuni. Sono andato, invece, a cercarlo fra i preti che, come me, si occupavano di tossicodipendenze. In quell’ambito, si, avevo veramente bisogno di aiuto! Anche nel mio personale, in vero, ma allora non me ne rendevo pienamente conto. Dagli che ti ridagli, l’ho trovato. Per farvela corta, non era quello. Per me, infatti, nulla poteva e nulla ha potuto. Pressoché stremato da ulteriori quanto inutili ricerche ho smesso la ricerca. Molti anni dopo, almeno una decina se non di più, in un grave momento di disoccupazione trovo lavoro. Volete sapere per mezzo di chi? Per mezzo di un Roberto! Cosa ricavarne dalla “coincidenza”? In primo, che il preannuncio di quella Presenza si era verificato; in secondo, lo stato di vita spiritica di quella presenza. Occupandosi di cose ancora materiali (quelle cioè, legate all’umana necessità) non poteva non essere che uno spirito “basso”; basso, non necessariamente significa satanico. Nulla aveva detto ed ulteriormente fatto, infatti, per condizionare in negativo la mia vita. Se gli spiriti bassi si occupano delle cose della vita, ne consegue che gli spiriti elevati si occupano delle cose elevate della vita. Quale, la cosa più elevata ed elevante della nostra vita? Il nostro spirito. Sono elevati quegli spiriti, allora, che pur dando spirito (forza della vitalità naturale e vita alla culturale) al nostro spirito, non interagiscono in nessun altro modo; e adesso torniamo sul Sinai. Cosa cercava il Mosè? Indipendentemente dalle finalità personali, cercava un luogo per il suo popolo. Cosa gli promise lo Spirito che gli si rivelò? Gli promise una terra. Il rapporto fra lo spirito del Mosè e lo spirito sul Sinai, quindi, ebbe base su esigenze materiali, non, spirituali. Se spirituali, infatti, gli avrebbe concesso la sua forza, non una condizionata promessa di terra. Quello spirito, quindi, indipendentemente dalle manifestazioni che lo dimostrarono potente, fu uno spirito basso. Fu anche uno spirito satanico? Non lo so. Quello che tutti sappiamo, però, sono le conseguenze di quella promessa, e da quelle, ognuno tragga le sue conclusioni. Quello che penso di poter dire, ancora, è che vi sarà pace in Israele, solo quando Israele si deciderà a tornare sul Sinai giusto per verificare come mai un’affermazione che pur dicendo il vero può anche essere detta da uno spirito non vero. Non credo a un Mosè cosi ingenuo da credere a quello spirito perché gli dimostrò qualche artificio. Credo, invece, che gli credette per il bisogno che ebbe il suo spirito (la forza della sua vita) di essere potenziato da un più potente spirito: quello della vita.

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Riscrivere la Bibbia?

Parti storiche a parte, su quali scelte? Direi secondo questo principio: vita, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati. Ciò che permette la corrispondenza è lo stato della comunione. Lo stato della comunione dice l’amore fra gli stati. Dove non vi è la piena corrispondenza fra gli stati, vi è stato di non – vita, (errore e dolore) tanto quanto non è vi è la comunione che porta all’amore, che porta all’Amore. Se è l’Amore, l’ispirazione divina che conforma l’ispirazione all’amore umano, e se non – vita è separazione di stati fra vita e vita, ne consegue che dove vi è comunione vi è l’idea divina e dove vi è separazione vi è la comunione umana. Riscrivere la Bibbia, allora, è togliere dalle sue pagine tutto quello che non pone la vita in comunione con i suoi stati, o con altre parole, è separare ciò che è dell’umano da ciò che è del divino.

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Mi sono svegliato pensando alla verità

Interpellato sulla Verità, il Cristo evangelico non ha risposto. Non l’ha fatto perché non conosceva la risposta, perché nessuno è in grado di dare risposta, o perché ogni risposta sulla Verità genera dissidi? E se non avessimo capito che l’unica risposta è proprio dove la parola tace? La parola tace tanto quanto tace l’emozione. Tanto quanto tace la parola perché tace l’emozione, e tanto quanto subentra il silenzio. Vi è silenzio, tanto quanto tacitiamo le emozioni che strutturano i dissidi. Si può dire, quindi, che la verità abita il silenzio generato dalla cessazione dei dissidi comunque generati e/o procurati, e/o subiti. Dove vi è la cessazione delle emozioni e la conseguente cessazione della parola, non per questo vi è uno stato di vita in arresto. Vi è, invece, un rallentato stato di vita. Perché rallentato? Direi, perché nel rallentamento delle emozioni che portano al rallentamento dei dissidi e, quindi, al rallentamento della parola che porta la sua soggettiva verità, le domande di azione (domande naturali, culturali e spirituali che il corpo fa a sé stesso come anche ad altri corpi) rallentano (in eguale proporzione) i loro bisogni di risposte. Si, almeno in linea teorica si può sostenere che l’età è direttamente proporzionale alla capacità di tacitare emozioni che attuano parole che portano a verità, che non essendo nel luogo del silenzio, direi, necessariamente, recano dissidio fra domande e risposte. A maggior bisogno di verità, maggior bisogno di trovarla. Questo maggior bisogno accelera quanto viaggia nel cerchio, se ai nostri bisogni di Verità colleghiamo i bisogni della nostra verità. Non ha motivi da inquietudine chi lascia il suo bisogno di verità all’universale Verità. Secondo Verità, tutto accade quando deve accadere; e così sarebbe se non l’avessimo pasticciata!

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Qualche volta secondo l’esempio di Pilato.

Da quello che si racconta, Dio ha messo in tentazione anche Giobbe. L’ha fatto per vedere se superava una prova. Per come la vedo, “non ci mettere in tentazione” detto nel Padre Nostro, più che di sataniche tentazioni, dimostra che i cristiani non sono sullo stesso piano di Giobbe. Sai, invece, chi non teme di essere all’altezza? Non lo teme l’Islam perché ha rinunciato a decidere secondo soggettiva ragione. Qualche volta ho visto che è una rinuncia per vera fede. Qualche volta secondo l’esempio di Pilato.

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Da che Spirito, Israele?

Lo Spirito è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Mi dirà: vedo una Natura, conosco la sua Cultura, ma, non vedo proprio nessun Spirito! Mettiamola così! Nessuno ha mai visto l’aria dentro una camera di gomma, pure, per suo mezzo, essa acquista la vita che ha la ruota. Si può dire, pertanto, che l’identità dell’aria, è la forma che essa da alla camera di gomma. Se l’identità dello Spirito è data dalla forma che fa assumere al corpo, e se un corpo è pieno di violenza, va da sé che è violento anche lo spirito che da vita a quel corpo. Dal momento che lo Spirito divino è tutto fuorché violento (se lo fosse, avrebbe il dissidio come principio di vita, non, il Bene) di quale altro spirito è la forza che agisce il prevalente animo di Israele? Da buon razionalista mi dirà: di spirito umano, ovviamente! Ben vero, ma, Israele sa bene che non è lo spirito umano il Principio che ha eletto la sua vita, quindi, Israele, di chi è lo spirito che anche odiernamente emoziona il tuo spirito?

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Mentre rileggevo la Confronti

Qualche giorno fa, mentre, per l’ennesima volta stavo rileggendo la verifica della lettera che ti ho “mandato”; il 28 Settembre, un forte schiocco m’ha fatto sussultare. Non aveva suono da sasso, da muro, metallo o legno. Aveva tono deciso, secco, senza echi. Mi sembrò arrivato dalla mia sinistra: notorio luogo dello Spirito quando ci facciamo il segno delle Croce, ma non della santità che è detta sulla spalla destra. Per quanto penso, è luogo anche degli spiriti che non hanno ancora tolto la croce dalle spalle, o per altro caso, non l’hanno mai posata, vuoi per volontà propria, vuoi perché nessuno l’ha fatto. La croce, simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura: peso, che può far cadere sulle ginocchia come anche schiantare in ragione dello stato dell’errore. E’ l’Amato mi sono detto (l’autore della botta) ed è pure incazzato perché ho dubitato di lui e delle possibilità ulteriori della vita. Perché so che è lui e perché so che è incazzato? Lo so perché la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa in ogni stato o condizione della vita. Anche la spiritica, dunque, comunica parole comunicando emozioni. Si possono sentire ed interpretare in ragione della reciproca corrispondenza di spirito, ma poiché nulla sappiamo di certo sulla reciproca corrispondenza, è chiaro che ogni emotiva relazione fra quella vita e la nostra è da prendersi con le molle. Per quanto riguarda la corrispondenza di spirito fra quella vita e la mia, mi posso dire possibilista perché vi è stata reciproca amorevolezza. Ho usato “possibilista” ancora anni fa e parlando di Droga alternativa. Si, quando si ama, le parole dell’emozione si sentono eccome: anche come botti! A dirla tutta, succede anche quanto non si ama a causa di infinite ostilità contro la vita, ma allora, ascoltiamo quelle del dissidio: infinita biblioteca dell’errore. Non mi piace ammetterlo ma lo devo: quanto affermo è provato solo da quello che penso, e questo penso: checché abbia detto il perseguitore Saulo sul suo incontro, è interpretabile esattamente come il mio: alla cieca. Secondo quanto penso di sapere, dalla sua cecità fisica il Saulo non ha tratto la spiritica indicata. Diversamente da Saulo, sarò anche perché non ho perso la capacità di vedere non solo con gli occhi.

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Discorsi sulla Medianità

Il male può fingere il bene molto bene tanto quanto è male. Il che vuol dire che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

Se vera l’ipotesi (e la credo vera) chi c’era sul Sinai con Mosè? Nella grotta con il Profeta? Nella rivelazione a Saulo e in tutti gli altri casi, prossimi o no? C’erano quelli che hanno detto di essere, o ci sono quelli che hanno potuto dichiararlo perché di impossibile accertamento? La fiducia e/o la fede (che pure è necessario tramite di medianità) non può essere considerata una prova di verità. Al più, la prova di una fede indistinguibile dalla credulità. Per l’impossibilità di verifica, un credo che si basi anche sullo spiritismo è destinato ad essere deviante, tanto quanto (volente o nolente) fa passare l’animo dalla fede sul Principio alla fede e/o alla credulità su della vita principiata. Per altro dire: dai valori del Principio (il Bene, il Vero, il Giusto) ai valori principiati da della vita principiata. Comunque motivato e/o spiegato, e/o giustificato, l’aspetto prodigioso di qualsiasi manifestazione spiritica è dimostrazione di potenza, ma non necessariamente di verità. Lo spirito umano o sovrumano che non è cosciente dell’errore (propagazione del falso) è esente dalla colpa ma non esente dalla responsabilità per il dolo provocato alla verità.

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Voglio scriverti, Israele.

Voglio scriverti quello che ho nel cuore, Israele, ma non chiedere al cuore di essere intelligente: il cuore, è vita. Arrivo subito al dunque: sei, in uno stagno! Ne uscirai con le bombe? Illuso! Con gli omicidi mirati? Illuso! Ne uscirai con l’appoggio del Mondo Occidentale? Se alle presenti condizioni, illuso! Tu, hai solo un modo per uscire dal pantano in cui ti trovi: bonificarlo. Come? Togliendo acqua ad antichi odi e mettendo verità in antiche credenze. Tu devi tornare da capo, Israele; devi tornare al Tuo principio: ed il Principio è vita. Metti vita nel tuo stagno, Israele, e possiederai la terra che ti è stata promessa: la vita.

Non so dov’ero con la testa quando ho scritto questo post. Un tantinello fuori, direi. Lo lascio come sta.

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Spiriti della vita o spiriti della mente?

Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita e il suo spirito (la sua forza) vitalità. C’è chi sostiene che non esiste un sovra stato della vita, e che, quindi, non esistono neanche gli spiriti soprannaturali. Chi è di questa opinione afferma che gli “spiriti”, non sono altro che voci sovra mentali. Soprannaturali o sovra mentali che sia, non sono “realtà” verificabili. Il problema che ci pone lo spiritismo, pertanto, non è – esistono o non esistono gli spiriti? – ma, indipendentemente dal luogo di provenienza, se sono o non sono spiritualmente attendibili. Dal momento che al di fuori dello stato naturale della vita esiste il male, e dal momento che al di fuori dello stato della mente esiste l’errore, in ogni caso, non possiamo considerare attendibili quelle voci. Per quell’inattendibilità, diventa inattendibile anche chi le segue. Non tanto perché alunni del male (per esserlo è necessario perseguirlo in piena coscienza) ma perché alunni dell’errore quando non maestri.

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Cosa intendiamo per “morte”?

Cosa intendiamo per “morte”? La fine della vita o la fine della vivenza? Se per morte intendiamo l’arresto della vita, direi che sappiamo quanto diciamo ma non di cosa parliamo. Necessaria una qualche precisazione se invece intendiamo l’arresto della vivenza.

  • La vita è il Principio che agisce il suo principio: la vita.
  • In quanto Principio sino dal principio è un assoluto.
  • Ne consegue assoluto sino dal principio, quindi, anche quanto agisce: la vita.


Un assoluto non ha termine perché è al di fuori di ogni definizione, quindi, lo possiamo dire non a termine. Ne consegue che il suo Principio non può morire. Ammessa l’ipotesi, in Cristo, neanche può morire il principio del Principio: la vita. Per questa conclusione, Cristo non è risorto perché non è mai morto.

Per la stessa conclusione, non è possibile la risurrezione della nostra vita perché non è possibile la sua morte. Sia nel caso di Cristo che nel nostro è chiaramente possibile la fine della nostra vivenza. Con ciò intendendo la fine della possibilità di agire i nostri vissuti.

  • Dell’Immagine della vita, lo Spirito è la forza naturale e la potenza culturale della vita sino dal principio dello stesso Principio.
  • Lo Spirito del Principio origina lo Spirito del nostro principio.
  • Lo Spirito del Principio agisce la nostra vita.
  • Lo Spirito del nostro principio agisce la nostra vivenza.
  • La nostra vivenza è agita  dalla corrispondenza di forza e potenza fra tutti ed in tutti i suoi stati.

La forza e la potenza dello stato della corrispondenza fra tutti ed in tutti gli stati è soggetta ad usura. L’usura implica lo stato di fine usura che certamente si manifesta come morte della vivenza, ma che, sia pure come credenza, (di fatto, nulla conferma quanto sostengo) non può essere morte della vita. Sarà morte un lungo sonno invece, per quelli che non sentono la vita.

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Non tutti trovano casa

La nostra vita è gestita da due potenze: il Sapere ed il Sentire. La corrispondenza fra le due potenze (bagnate nell’esperienza che si confronta con altre) fonda e forma, quello che chiamiamo bagaglio culturale. Tutto molto bello e molto chiaro, detto così! Come mai, allora, per moltissimi anni della mia vita, è stato il Sentire, che ha prevalentemente gestito il mio Sapere? Mi sono risposto: perché la forza della mia vitalità naturale, era maggiore di quella della mia vita culturale. Ho potuto mettere in paritaria gestione i due poteri, quando ha cominciato a calare, la mia vitalità naturale. A quel calo (non necessariamente fisico) ha contribuito il costante lavorio del mio pensiero su di me. Un Sentire, che tracima dagli alvei posti dal Sapere, è una forza che trova i suoi termini solo in sé stessa. La stessa cosa si può dire della passione. Si può affermare, pertanto, che il prevalente sentire, la propria vitalità, rivela il narcisistico innamoramento di sé. In genere, avviene nella giovinezza ma non è detto. Nella giovinezza tutto gravita attorno a quel sole che diciamo IO. La forza della vitalità di quel sole può esser tale da far squagliare le ragioni del Sapere. In quel caso, le ragioni del Sentire, diventano ragione del Sapere. Della Giovinezza, allora, si può dire, che è l’età, nella quale, prevalentemente sa ciò che sente vero, più di ciò che è vero. Il pensiero della giovinezza, quindi, è prevalentemente soggettivo. Si comincia a ragionare con pensiero oggettivo, mano a mano, il pensiero soggettivo, com_prende (tanto quanto verifica) il mondo circostante che ha cominciato ad abitare. Il segno del trasloco dal mondo soggettivo a quello oggettivo si chiama maturità. Non tutti trovano casa.

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La medianità è come il diabete

C’è chi sostiene che non esiste lo stato soprannaturale della vita come neanche i suoi inquilini. Chi è di questa opinione afferma che gli “spiriti”, non sono altro che presenze mentali originate dalla schizofrenia. Se per schizofrenico si intende lo scisso fra Bene e Male, fra Conoscenza e Ignoranza, o fra Giusto e Ingiusto, allora tutto il mondo è da ricoverare. Vi sono scissioni che in più modi e stati invalidano l’identità, e scissioni che la diversificano. Il mondo dell’arte è pieno dei diversificati da schizofrenia. In quella categoria pongo anche i medium. Si dice e/o viene detto medium, l’individuo che sta (o dice di stare) fra i due stati della vita: il naturale e il soprannaturale. Dei due stati, è accertabile il naturale. Il soprannaturale, invece, è questione di fede. La mente razionale non crede nell’esistenza di quel mondo, e quindi, neanche su quanto si dice. Per la mente razionale, la fede (ragione della speranza, non della conoscenza) è un inverificabile delirio. Anche la facoltà medianica viene intesa così. Per quanto mi riguarda la considero una delle infinite possibilità della vita: non la escludo ma neanche la seguo. Vero è che per qualche anno l’ho fatto, e che se non l’avessi fatto avrei continuato a conoscerla per libro, non, per vita come è successo. Anche ammettendo che non sia vera l’opinione razionale sulla medianità, comunque, di quella realtà non si può provare nulla. Mi fermo su un solo fondamentale perché: non possiamo provare nulla perché il male (come l’errore) può fingere il bene molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore dove è maggiore una rivelazione. L’impossibilità di accertare l’identità dell’essere (soprannaturale e/o proveniente da un delirio che sia) rende, inattendibili (spiritualmente come religiosamente parlando) anche le origini delle Religioni del Libro: non solo. Come è di inattendibile provenienza la medianità, inattendibile diventa il medium che tanto o poco se la rende atto pubblico; inattendibile, non tanto perché asservito servitore del Male (per esserlo è necessario conoscerlo e perseguirlo in piena coscienza) ma perché asservito servitore dell’errore, quando non maestro. Ammesso quanto sostengo, chiedersi se esistono o non esistono gli spiriti è una mera perdita di tempo. Sull’argomento, infatti, ogni “toccato” crede a quello che più ama credere: e non c’è ragione che tenga. Dove la verifica di un dato essere (vuoi spirito e/o vuoi medium) è impossibile, è possibile invece, verificare l’azione concreta; ed è da quella verifica che si può capire l’effettiva sostanza spirituale, sia dell’identità influita che dell’identità influente. Anche in questo caso, però, restano inesplicabili i motivi e i fini. A maggior ragione, quindi, cautela! Accettare caramelle dagli sconosciuti è potenzialmente erroneo non solo per i bambini. Presso di noi, un medium diventa portatore di fede, tanto quanto manifesta i cosiddetti “doni dello Spirito: i carismi. Il portatore di fede spirituale sa che lo Spirito fa un unico dono: la vita come potenza derivata dalla sua. Ogni altro dono è carisma di origine spiritica. I carismi, oltre che maggiorare la personalità del medium aureolandolo di varia santità,  hanno l’implicita funzione di annulla diffidenza e/o di raccatta semplici o anime perse, vuoi per un dolore, vuoi per esistenziali confusioni, vuoi per misticheggianti ricerche: un’ipotesi non esclude le altre. I carismi non rientrano nella categoria dei volontariamente e liberamente dati. Bensì, in quella degli inevitabilmente concessi. Noi sappiamo che, fissata una data operazione e/o app, due cellulari, palmari e computer possono entrare in reciproco contatto: lo sappia o meno uno dei contattati, lo sappiano o meno chi contattano una volta avviata quella possibilità: mi venga un accidenti se mi ricordo come si chiama. Analoga comunione succede fra la forza (spirito) di uno spirito, e la forza (spirito) del nostro. L’influsso fra spiriti (vuoi fra disincarnati che incarnati) è perennemente continuativo, perché la vita, essendo corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati, ammette la divisione fra stati solo nei casi di dolore e/o di incoscienza da ignoranza. Vista da vicino, però, quello che ci appare come una divisione per quei motivi, in realtà è solo un’attenuazione del filo (forza o spirito) che collega vita a vita.

Per quanto sostengo, quindi, uno spirito soprannaturale, una volta in collegamento con uno naturale non può non passare il dono (la vita) ricevuto dallo Spirito. E’ prossimo allo Spirito, lo spirito che passa la sua forza al nostro. Non e’ prossimo allo Spirito che nel nostro passa la sua conoscenza: cio’ che sente della sua forza. Non vi può essere percepibile passaggio, però, dove, al proposito, non vi è coscienza di quella possibilità. Ho affermato prima che il passaggio avviene per affinità di spirito. Già sappiamo poco sul nostro spirito, figuriamoci sulle possibili affinità fra spirito e spirito. Con il che intendo dire che neanche nulla sappiamo su quanto donato  dagli spiriti, come nulla sanno di certo (se di incerta conoscenza di quanto hanno in coscienza) sul dono passato; le certezze che al caso diciamo di avere, altro non sono che delle soggettive convinzioni! Quando anche non chiaramente espresso, il medium diventa, volente e/o nolente, un risvegliatore di coscienza.  Di per sé non è un’opera negativa. A mio modo lo sto facendo anch’io. Quello che in genere non fanno i medium, però, è avvisare le persone influite, dei rischi insiti nel luogo del risveglio. In genere non lo fanno perché diventerebbero meno fascinosi agli occhi di un bisognoso di Oltre. Tanto più, se della loro medianità (vero o spacciata come vera che sia) ne hanno fatto un mestiere. Altrettanto vero, se ne hanno fatto una “mistica” missione. Quale il filo Arianna può portarci fuori da questo intrico fra intenti e/o convinzioni? Come accennato sopra, lo studio del Fare di un Essere. Dove il Fare dell’Essere disincarnato (ma vale anche per l’incarnato) genera (direttamente come indirettamente) il Dissidio nella sue infinite forme (funzioni, scopi palesi o impliciti, ecc, ecc) là vi è l’errore, e/o quanto può portare all’errore. Perseguendo l’errore e/o quanto può portare all’errore, può formarsi, in primo il male (dolore naturale e spirituale da errore culturale) e nel proseguo dell’asservimento all’errore, al Male dato dal maggior errore. E’ certamente vero: l’errore può essere perseguito in buonafede sia dal medium che dallo spirito che lo comunica. A maggior ragione, quindi, è meglio non superare la soglia fra stato e stato della vita: una volta superata, infatti, non si torna più alla coscienza di prima,, e nel dopo, non sarà più possibile capire (ammesso e non concesso che prima lo sia stato) se siamo gestori di quell’esperienza, o se  ancora ci ritroviamo ad esserne i gestiti. Se gestiti, da chi? E qui casca l’asino! Comunque ricevuto dagli spiriti, il carisma non si può restituire, perché una volta aperta la coscienza (è il luogo di ogni conoscenza) non si può più rinchiudere. Al più si può tacitare, o allontanare di memoria. In ciò, allontanare e/o sopire sia gli influssi che gli effetti deleteri della medianità. Alla fine di quanto detto mi resta un’ultima domanda: per quanto di pesantemente negativo può  portare,  la medianità val bene una messa? Rispondere con un sì dopo tutto questo lo direi da imbecilli. Rispondere con un no, comunque è influire la vita altra, e ciò può diventare altrettanto negativo. Penso infatti, che ognuno sia la via delle proprie verità, e che la ricerca delle proprie verità non vada intralciata: lo possono fare anche le buone intenzioni. Della morale della favola giunti al punto, non mi resta che questa: l’importante è ricordare che la medianità è come il diabete: non si guarisce. Al più, si può contenere.

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Nessun Paradiso è gratis

Sia pure per altra via, cultura, e un alterno intendere i simboli e i significati, credo nell’esistenza della vita spiritica e spirituale che L’Islam chiama houri. Al proposito, il Profeta sostiene che una volta raggiunto il Paradiso, ai martiri di quella fede spettano settantadue vergini. Non vada oltre con i pensieri il credente islamico umanamente semplice: gli spiriti sono asessuati. Il rapporto di vita fra spirito che sarà e spirito che e’ stato avviene per corrispondenza di forza. In ragione della corrispondenza di forza, la corrispondenza di vita è fra spiriti affini. Per quella necessaria affinità, all’islamico di valore spirituale cinque (ad esempio) corrisponderanno houri di paritario valore. Nessuno può dire, però quale sia l’effettivo stato di spirito del vivente che lascia questo piano della vita. Così, nessuno può affermare, se non per generosità di cuore, con quali spiriti (forze della vita) corrisponderà un trapassato. Al più, lo si può sperare. Si può sperare ma non sapere perché solo dopo il confronto di spirito con quello della Vita, farà sentire al credente con quali spiriti (prossimi o non prossimi allo Spirito) corrisponderà il suo spirito: vuoi per essere servito come anche per servire.  La vita, infatti, non ammette la mancanza di reciprocità perché non ammette il vuoto. Vita, infatti, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati. Non vi è corrispondenza di stati, tanto quanto vi è errore e/o dolore, sia contro il proprio vivere, sia contro il vivere altrui, sia contro i principi del Principio. Ne consegue che l’entrata nel Paradiso di Allah dei martiri islamici (come d’altra parte di tutti) non può non essere sottoposta ai costi (nondimeno ai guadagni) che vi saranno nell’autonomo giudizio che si darà il credente che avrà raggiunto la Luce: universale simbolo di Verità.

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Ho sognato Osama Bin Laden

Ci trovavamo in salita su pietroni color cioccolato al latte. Laden mi precedeva di un paio di passi. Reggeva aveva un sorrisetto che non mi piacque. Mi irritò anche al risveglio. Sarà perché, da buon Ariete, tendo al paranoico. Non m’avrebbe irritato, quel sorrisetto se l’avessi visto sul volto di un mistico con lieto spirito ma da un terrorista, a me che non spauro nessuno?! O è per questo? M’ha ulteriormente irritato perché mi è parso quello di chi è compiaciuto di sé. Di essere un passo innanzi? Per quanto lo conosciamo, tutto si può dire del Laden fuorché mistico; e se invece a suo modo lo fosse stato? Mistico è chi tende ad elevare i principi della vita umana a quelli della divina. Anche l’Islam ha i suoi mistici. Fra i mistici islamici alcuni hanno cercato i principi della vita divina servendosi della poetica comunque espressa. Il Messaggero, invece, guidato, fortificato e ausiliato dal Soggetto delle sue esperienze medianiche, anche con scritti oltre che per guerre. Non penso a un Laden guidato da uno spirito ulteriore. Non perché ne escludo la possibilità, ma perché non posso provarlo. E’ chiaro al mondo, invece, che è stato guidato dal messaggio del Messaggero. Se non mistico per diretta elezione, quindi, è stato certamente mistico per ricerca dei principi indicati dal Profeta. Considerazioni a parte, che ci facevamo il Laden ed io su quel costone di rocce assolutamente spoglie di tutto? Direi ovvia la risposta: stavamo salendo dal sasso (dove eravamo arrivati) verso la cima di un monte, immagino ma non lo so perché, se c’era, era fuori dal sogno. Ma, stavamo salendo su una china di sassi, o li stavamo spingendo su per la china? Ammessa l’ipotesi, per far capire al Laden prima e a me dopo che stavamo operando come Sifiso operò e secondo gli stessi risultati? Perché mai il Laden guardava me, mi sono chiesto al risveglio. Per accertarsi se avevo visto che gli ero dietro e quindi, dopo in quanto secondo? Occhiate del genere mi è capitato di vederle nelle gare sportive (le ciclistiche, ad esempio) poco prima del traguardo. E quel compiaciuto sorrisetto, cosa confermava al Laden? Che, rispetto a lui, il mio stato di secondo in quella salita gli era ovvio? E che ci facevano un diverso cristiano e un diverso mistico sulla stessa salita? Per far capire che solo (o anche) la vita diversamente comune può percorrere la stessa strada verso la cima di un immaginato Monte? Tutta, o sino a dove arriva come mostrato dal sogno? E perché il sogno non ha mostrato la meta? Perché il sasso raggiunto (particolare del Monte universale) ci ha mostrato quale posizione della mistica salita abbiamo potuto raggiungere, e quindi, altro non potevamo vedere non avendo finito il percorso? E se invece di compiacimento (come inizialmente interpretato quel sorriso) fosse stato di amicale tenerezza? Al risveglio avevo escluso l’inspiegabile sensazione sia a causa della mia arietina paranoia, sia perché non so spiegarmi su quali corrispondenze di vita si sia costituita.  Se non di vita, su quella della ricerca della cima di un Monte che ci porta verso la stessa salita, indipendentemente, dalla rispettiva Cultura di partenza? Di questa ipotesi, nulla nel sogno mi ha fatto capire se è una conferma o una speranza.

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Ci sono corde e corde

La parola è l’emozione della vita che dice sè stessa. Nel dire sé stessa su questo piano della vita, la parola esprime il suo verbo (io sono) e ciò che il suo verbo è: vita. Si, tutto bene, tutto vero, tutto giusto, ma nel piano ulteriore della vita (luogo dalle ben scarse corde vocali) la vita, come esprime sè stessa? Nel piano ulteriore della vita (luogo della forza e della potenza del Principio) lo Spirito che ha principiato la vita esprime sé stesso comunicando alla vita ciò che in assoluto è: vita. Gli spiriti (nello stesso luogo, forze somiglianti allo Spirito in ragione di infiniti stati di forza e di potenza vuoi prossima o non prossima al principio e allo stesso Principio) esprimono il proprio spirito comunicando ciò che in assoluto sono: vita secondo lo stato della soggettiva forza e potenza. In questo piano della vita, ogni vita è a forma dalla materia originata dal soggettivo spirito (vitalità della Natura e potenza della sua Cultura) originato dalla vita della Natura e della Cultura dello Spirito. Di per sé, nulla separa la comunione di forza e di potenza fra lo Spirito originante e lo spirito originato. Alla stregua, nulla separa la vita degli spiriti dalla vita del nostro spirito. Non vi è separazione perché, vita, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati. Al principio e dello stesso Principio,


NATURA

CULTURA                                       SPIRITO


Vi è separazione nello stato umano e spiritico, invece, quando la corrispondenza fra stati viene scissa dal male. Il male è dolore naturale e spirituale da errore culturale. In virtù del Vero (ciò che è Giusto secondo il Bene) la corrispondenza fra stati implica che la comunione avvenga (di prevalenza) fra spiriti affini. Fra spiriti prevalentemente affini, quindi, avverrà la trasmissione di affini emozioni. Per tale affinità, ciò che ci “dice” ma che non può materialmente dire uno spirito, viene recepito e detto da personalità che per infinite ragioni (tutte scientificamente indimostrabili) si trovano in medium fra un piano e l’altro della vita. Fra i medium ci sono quelli in buonafede e quelli che ci campano. Agli uni e agli altri ricordo che il male sa fingere il bene molto bene tanto quanto è male. Il che vuol dire che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Persegue l’errore, che porta al dolore che porta al male, allora, anche chi non si rende conto di operare per quel favore. Mi par di sentir dire: ma, lo spirito che ci dona carismi di bene mica lo farebbe se fosse del Male?! A quelle voci ricordo che per lo scopo soggiogare i buoni selvaggi tutti i conquistatori si sono sprecati in lustrini e in “caramelle” quelli intenzionati a sedurre gli infanti!

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Era bella la luce e fresca l’aria

Sto lavorando nella cucina di un un ristorante di una certa importanza. Sono stanco. Non ne posso più. Mi cade l’occhio su di una nota. E’ indirizzata a me. La leggo ma non ci capisco niente. E’ firmata da un certo Tosi. Chiedo chi è ad alcuni del personale ma non sanno dirmelo. Infine, indicato da un lavapiatti, senegalese per tratti, dopo tanto vagar lo trovo. Dopo aver letto la nota che gli ho riportato, mi chiede se sono disponibile a qualsiasi orario. Gli dico di si. Più tardi gli confermo che non c’è la farei. Non ho ancora mangiato nulla. Apro un frigo per prendere un qualcosa: e’ stracolmo. Sono tutti avanzi. Prendo del formaggio da un involto pieno di pezzi. Sembrava del Taleggio: era pieno di muffa. Con quello, un paio di grumi intinti in una salsa verde. Esco con quel po po’ di menu, e mi siedo ad un tavolo, messo sotto un albero senza foglie ma era bella la luce e fresca l’aria. Al tavolo di fronte al mio sono seduti quattro giovani. Li guardo. Non più di tanto. Non mi notano. Ciarlano ma non li odo.  Chino il capo sul merdaio di cibo che ho tolto dal frigo e comincio a mangiare. Mentre lo faccio, sento un canto corale. Bello si, ma non mi prende, così, mi rimane sullo sfondo. Inaspettata, dallo sfondo che trascuro emerge una voce. Mi blocco. La cerco. Viene da un morettino che avevo appena notato. E’ sui vent’anni. Capelli neri ma lisci. Il taglio della barba gli evidenzia il volto marcato e bellissimo! Non sta guardando gli amici mentre canta tenendo la sedia in bilico. Non sta guardando neanche me. Come tutti quelli che avrei potuto amare, d’altra parte. Cosa dirvi di quella voce se non che era angelica, ma non bianca. Sento che è una romanza. Non per donna. Non per me. Mi sarei tagliato un braccio perché lo fosse. Par che canti sulla sua vita. Forse di più, par che canti la vita. Non vedevo l’ora che terminasse per applaudirlo. Per fargli vedere che c’ero anch’io! Mi sono svegliato prima.

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Medianità e perplessità

Non la realtà dei miei rapporti medianici non è vera, ma il tipo di contatto (almeno quello mio) non rende possibile distinguere ciò che è vero dal falso (o verosimile sia al vero che al falso) vuoi perché non si conosce nè si può verificare lo stato spirituale della realtà spiritica che corrisponde con il nostro spirito. Lo stato di vita di una realtà spiritica che comunica attraverso il nostro spirito è molto più ampio del nostro. Va da sé che anche a fronte di una domanda semplice, gli stati culturali di realtà diverse fra loro, non raggiungeranno mai la stessa intesa sui concetti espressi e sui loro valori. Esemplificando, se una data domanda comprende una valutazione su ciò che è bianco, su quali concetti di colore verterà la risposta? Sui nostri o su quelli della forza in rapporto con la nostra, e che a sua volta, secondo il proprio stato di vita, è in rapporto con la Vita: universale via del bene nella verità? Data l’inverificabile condizione, possiamo dire vero solo quello che crediamo vero.

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Di spirito su spirito

Perché e come avviene l’influsso e/o l’invasione di spirito su spirito? Come più volte detto in altri discorsi, vita, è corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti i suoi stati.


La corrispondenza fra gli stati naturali, culturali e spirituali è permessa dalla comunione fra

ciò che alla vita è Bene per la Natura


Vero per la Cultura                              Giusto per lo spirito


Quando i nostri trinitario_unitari stati corrispondono con pienezza


mettiamo che il nostro essere sia così:


cerchio 1


Quando i nostri stati non corrispondono con pienezza perché per infinite condizioni e misure sono scissi a causa dell’Errore e del Dolore, invece, mettiamo che sia aperto all’influsso e /o all’invasione in ragione della misura e della condizione del Dolore e dell’Errore.


cerchio2


Essendo assoluta corrispondenza di stati, la vita non concepisce il vuoto che deriva dalla non pienezza esemplificata dalla parte mancante del cerchio. Il vuoto della non pienezza, così, viene necessariamente occupato dallo spirito di un altro essere.


cerchio3


(Come grafico faccio schifo anche ai cani ma lo stesso spero di aver reso l’idea.)


L’occupazione di un altro essere nel nostro può limitarsi all’influsso, ma può anche essere essere più invasiva. Dipende dallo stato di vita della nostra forza: tanto più è remissiva a causa dell’Errore e/o del Dolore, e tanto più viene influita e/o occupata. Poiché, vita, è corrispondenza di stati sia in questa realtà che nell’Ulteriore, l’influsso e/o invasione di spirito su spirito avviene (con la stessa dinamica) anche fra spirito umano e spirito umano. A meno che non si smentisca quanto sostengo sulla vita, non può non essere che così. C’è chi sostiene di conoscere l’identità influente e/o invasiva. In questa realtà potrebbe essere prevalentemente vero. Dell’ulteriore nella reale, invece, l’influito e/o l’invaso, crede ciò che ama (se l’influsso è affettivo e/o fatto credere come tale) o teme se l’avverte negativo e/o come tale si manifesta. Ne scrivo a ragion vissuta. Poiché ogni influsso e/o invasione avviene per corrispondenza di stati, ogni influsso e/o l’invasione non può avvenire che fra spiriti affini. Non potendo conoscere pienamente lo stato del nostro spirito, però, neanche possiamo dire con certezza quale sia l’identità spiritica influente e/o invasiva in ragione della condizione dell’influsso e/o dell’invasione. Possiamo sapere, invece, che se dal Dolore e/o dall’Errore siamo spiritualmente lacerati e laceranti, lacerato e lacerante sarà anche lo spirito influente e/o invasivo. Si sostiene che l’influsso (e/o l’invasione) sia dovuta alla volontà di spiriti satanici quando non dello stesso Satana. In ragione della soggettiva storia direi satanico ogni spirito avverso alla vita per le nostre stesse cause: l’Errore ed il Dolore. La misura dell’avversa volontà di ogni spirito comunque definito e/o qualunque sia il suo stato, quindi, dipende da quanto quell’essere è cosciente di sé. Se l’incoscienza assolve dalla colpa (Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno) non per questo l’assolve dal dolo procurato. L’evangelica compassione può valere anche per la forza spiritica che diciamo Satana? Non lo so, ovviamente. Quello che so, è che


se il nostro bene

il nostro vero                       e                   il nostro giusto

non fossero lacerati e laceranti, neanche lo spirito satanicamente maggiore potrebbe qualcosa.

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Della Metempsicosi si può dire

Della Metempsicosi si può dire che è il viaggio di ritorno della vita che vuole capire nuovamente il suo stato, o dallo stesso punto di vista (ritorno allo stesso stato) o da un uno stato diverso dal precedente. La vita, però, è uno stato di infiniti stati di vita. Così, sia lo stato del ritorno che i punti di vista per i quali si ritorna per un ulteriore capire possono essere infiniti. Con l’affermazione non intendo porre dubbi sulla Metempsicosi, tutt’al più, cautela su ciò che afferma l’identità che ritorna (o l’identità che contiene quella che ritorna) appunto, perché la vita, nel bene come nel male, nel vero come nel falso, è infinite identità di spirito. Tutte dicono quello che sono ma noi non possiamo verificare nulla. Il dubbio, pertanto, è quanto meno doveroso.

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Immaginando la Genesi dalla parte di Eva

Ci possono essere dei contenuti se prima non c’è il suo contenitore? Mi sono risposto di no. Ne consegue che, al principio, il Principio originò la vita che abbiamo chiamato Eva (il contenitore che originò i suoi contenuti) e che da una “costola” dei contenuti tolta a Eva (la Madre dei Viventi), il Principio originò la vita che abbiamo nominato Adamo: il nato dalla terra. Avendo avuto bisogno di una “costola” per generare Adamo, lo stesore della Genesi mi fa capire che Adamo non fu una seconda opera della Creazione (a rigor di logica per un Assoluto è impossibile) bensì, la prima vita per Evoluzione. A mio pensare, lo stesore di quel tratto della Genesi citò “costola”, perché non potendo (e/o non sapendo) parlare di pene (data la sacralità dell’argomento) si vide costretto ad usare una non turbante metafora. Ammessa l’idea che ho sempre pensato, è all’Uomo, non, alla Donna che si deve addebitare l’invidia del pene: costolante attributo che permette il sessuale proseguimento dei culturali e spirituali contenuti del primo contenitore: al principio, in Eva il Bene per la sua Natura, che origino il Vero per la sua Cultura, secondo il Giusto per il suo Spirito. Se ammettiamo in Eva una costola generatrice, e se al principio ancora non vi era l’Adamo perpetuante i principi della forma generatrice prima, con chi, per generare altra vita, Eva usò l’ipotizzata costola? Al principio, essendoci in vita la sola forma Eva, ne deriva che la seconda “creazione” (quella di Adamo) avvenne perchè la contenitrice Eva si scisse (non so immaginare e neanche tentar di dire come) nella parte Adamo (contenitore dei contenuti di Eva) che, per originarsi, li ripropone sessualmente all’Origine della sua origine. Per questo, dalla vita di Eva (contenitrice dei primi contenuti della vita) tutto parte e alla vita di Eva (contenitrice dei primi contenuti che ha trasmesso in Adamo) tutto torna. E di Adamo, cosa resta dei suoi contenuti di Bene, di Vero e di Giusto? Per come la vedo (o secondo opinione, stravedo) di Adamo rimane il potere della “costola”: contenuto invidiato sì da Eva, ma non di meno dallo stesso Adamo, perché nessun stato di potere basta alla vita del Potere. E a me, cosa rimane di tutta questa fantasia? A me rimane questo pensiero: Contenitore dei Contenuti della vita per la mia parte di Eva, e Contenuto del Contenitore VITA per la mia parte di Adamo.

ps. A mente temperata la rileggerò

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Mi racconta un sogno

Ero in un albergo con arredamenti stile anni 70, al mare, in un posto che potrebbe essere Jesolo o Bibione. Ero assieme a mia moglie e ad una comitiva abbastanza numerosa, composta principalmente da amici che frequentiamo abbastanza spesso. In questa comitiva c’eri anche tu, da solo e vestito elegantemente, perlomeno più elegantemente di noi che eravamo molto “casual”. Dovevamo partire tutti, credo per tornare a casa dopo una vacanza. Una nostra amica, parte del gruppo, aveva pensato bene di passare in tutte le nostre camere, prendere i bagagli di ciascuno, aprirli, svuotarli, e disporre su una lunga serie di scaffalature poste nella hall dell’albergo tutti gli effetti personali,ordinatamente catalogati per tipo. C’erano per esempio tutte le scarpe, poi tutte le calze, eccetera. L’ultimo scaffale ospitava tutte le valigie. Eravamo quindi tutti affannati a recuperare i nostri effetti per rifare le valigie e partire, credo ci fosse anche un pullman (un destinato vivere) che ci aspettava fuori. La cosa mi metteva molto in ansia, anche perché naturalmente non riuscivo a trovare nessuna delle mie cose. A un certo punto ho notato che in tutto questo bailamme l’unico che rimaneva tranquillo, seduto ad un tavolino del bar a sorseggiare qualcosa, eri proprio tu. Mi sono avvicinato per chiederti se avevi già finito la tua ricerca, ed ho scoperto che eri molto triste. Mi hai detto: “Cosa vuoi che mi interessi delle valigie, ho problemi più importanti da risolvere!”. Hai aggiunto che comunque apprezzavi molto che io fossi venuto a chiederti come andava, e hai voluto regalarmi i due famosi medaglioni, dicendomi che li avevi fatti con le tue mani. I medaglioni erano appesi ad una parete dell’albergo, avevano un po’ di polvere sopra. Non ricordo nulla di come fossero fatti, so solo che avevano dei nastri molto grossi e colorati, di una fattura che sembrava africana. Uno dei due aveva anche una fibbia sul nastro, questa la ricordo invece bene, era di legno a forma di croce.Ti ho ringraziato e sono tornato alle mie ricerche…Più o meno questo è stato il sogno, naturalmente ho cercato di seguire un filo nel racconto ma come ben sai i sogni sono molto più confusi è indefiniti di così. Deve essere stato l’ultimo sogno prima del suono della sveglia, perché quando mi sono alzato ne avevo un ricordo molto preciso. Ero stupito che tu fossi presente nel sogno, tant’è vero che ho preso subito il cellulare per mandarti il messaggio di saluto.

Il sogno è sfaccettato, Paolo. Lo devo riprendere per punti:

“… premesso che nei giorni scorsi non ho visto nè letto nè sentito nulla che mi potesse in qualche modo farmi venire in mente la tua persona, ti racconto brevemente il mio sogno di questa notte. Ero in un albergo con arredamenti stile anni 70, al mare, in un posto che potrebbe essere Jesolo o Bibione.”

La collocazione non è il luogo, ma uno stato d’animo vissuto in un dato luogo: quello della giovinezza, ad esempio, e/o quello di una serena vitalità, o analoghi casi e/o stati.

“Ero assieme a mia moglie e ad una comitiva abbastanza numerosa, composta principalmente da nostri amici che frequentiamo abbastanza spesso. In questa comitiva c’eri anche tu, da solo e vestito elegantemente, perlomeno più elegantemente di noi che eravamo molto “casual”.”

Come sai, per “vestiti” si intendono anche gli “abiti culturali”. Se casual i tuoi e quelli degli amici, ne consegue casual anche gli abiti culturali. Perché casual? A mio “vedere”, sono casual gli abiti culturali non artigianali. Quelli, cioè, non “cuciti” (pensati) con le proprie mani nel senso dalla propria mente e dal proprio spirito. Necessariamente più eleganti quelli fatti in proprio, sia sotto l’aspetto taglia, che per la scelta dei “tessuti” (intendi materie culturali e/o spirituali) che per i colori: i toni delle “coloranti” emozioni: rosso per il sangue, verde per la speranza, ecc,ecc.

“Dovevamo partire tutti, credo per tornare a casa dopo una vacanza. Una nostra amica, parte del gruppo, aveva pensato bene di passare in tutte le nostre camere, prendere i bagagli di ciascuno, aprirli, svuotarli, e disporre su una lunga serie di scaffalature poste nella hall dell’albergo tutti gli effetti personali, ordinatamente catalogati per tipo. C’erano per esempio tutte le scarpe, poi tutte le calze, eccetera. L’ultimo scaffale ospitava tutte le valigie.”

Questa parte del sogno motiva più interpretazioni perché è complessa.

“L’ultimo scaffale ospitava tutte le valige.”

Cosa ti ha fatto pensare che sia stato l’ultimo scaffale? Perché era in fondo? Può essere in fondo, però, quello che è stato strutturato al principio. Al principio, il Principio ha strutturato la Natura della vita. Ne consegue, direi, che quello scaffale la rappresenta. La Natura della vita, infatti, è il luogo e/o stato dove riponiamo le valigie (corpi e/o stati) che contengono i nostri abiti culturali. Per altro significato, le si può intendere anche come coscienze, sia nel nostro in fondo, sia in fondo perché prime.

“Una nostra amica.”

Amica dice lo stato di corrispondenza fra la tua vita e quella vita. Se amica, è anche affettiva. Amica dice lo stato femminile della vita che quella figura rappresenta. Principio di vita della donna è l’Accoglienza. Se ti è amica, è chiaro che ti accoglie in ragione della reciproca affettività. E’ un’accoglienza, però, che sente il bisogno di mettere ordine nella tua accoglienza. Ti è noto, che l’accoglienza femminile è anche maschile (a livello mentale) tanto quanto determina l’ordine da accogliere. Dove non vi è, il carattere maschile nel femminile (come l’opposto) lo pone. Nello stato spirituale della vita non vi è separazione fra l’Accoglienza femminile e Determinazione maschile. Si può dire pertanto, che quell’amica (accogliente_determinante, quanto determinante_accogliente) potrebbe essere una proiezione del tuo essere: spiritualmente accogliente_determinante come determinante accogliente. Con altro dire, è quello che tu sei ma che forse ancora non sai, o se sai, quanto, perché o come il tuo essere ha vissuto o non vissuto quegli stati che Lei_tu, nel sogno sta ordinando e/o che nella realtà dovresti ordinare.

“Eravamo quindi tutti affannati a recuperare i nostri effetti per rifare le valigie e partire, credo ci fosse anche un pullman (un destinato vivere) che ci aspettava fuori. La cosa mi metteva molto in ansia, anche perché naturalmente non riuscivo a trovare nessuna delle mie cose.”

Certo, non trovavi più le tue cose perché l’amica spirituale che sei te le aveva ordinate diversamente, e quello che culturalmente sei non le vedeva_riconosceva più perché non più casual_mente messe come fatto sinora.

“A un certo punto ho notato che in tutto questo bailamme l’unico che rimaneva tranquillo, seduto ad un tavolino del bar a sorseggiare qualcosa, eri proprio tu. Mi sono avvicinato per chiederti se avevi già finito la tua ricerca, ed ho scoperto che eri molto triste. Mi hai detto: “Cosa vuoi che mi interessi delle valigie, ho problemi più importanti da risolvere!”.”

Simbolicamente parlando, della “valigia! si può dire che è il “contenitore” dei nostri culturali e spirituali contenuti, pertanto, è come se ti avessi detto, cosa vuoi che mi interessino le valige, a me interessano i contenuti! Ed è vero.

Hai aggiunto che comunque apprezzavi molto che io fossi venuto a chiederti come andava, e hai voluto regalarmi i due famosi medaglioni, dicendomi che li avevi fatti con le tue mani. I medaglioni erano appesi ad una parete dell’albergo, avevano un po’ di polvere sopra. Non ricordo nulla di come fossero fatti, so solo che avevano dei nastri molto grossi e colorati, di una fattura che sembrava africana. Uno dei due aveva anche una fibbia sul nastro, questa la ricordo invece bene, era di legno a forma di croce.Ti ho ringraziato e sono tornato alle mie ricerche… Più o meno questo è stato il sogno, naturalmente ho cercato di seguire un filo nel racconto ma come ben sai i sogni sono molto più confusi è indefiniti di così.

Dipende! Un sogno è confuso e/o indefinito tanto quanto è confuso e/o indefinito un messaggero altro come anche il messaggero che potresti essere tu. Non so dirti nulla circa l’impressione africana dei medaglioni. Se pensiamo ad un Africa come luogo primigenio della vita, e se penso che anche i miei trinitario_unitari concetti lo sono, allora, una certa attinenza potrebbe esserci, Sulla fibbia che chiude il nastro? Dici che è di legno. A mio vedere, una croce (indipendentemente dal materiale) simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura: è un peso che può far cadere in ginocchio lo spirito: sai bene a chi è evangelicamente successo. La fibbia in legno, allora, potrebbe rappresentare l’inizio e il ritorno di ogni genere di cordone. Mezzo, appunto, che chiude il giro collegando un principio con il suo principio. Visto così la cosa, la croce e il cordone simbolizzano la metempsicosi della vita.

“Deve essere stato l’ultimo sogno prima del suono della sveglia, perché quando mi sono alzato ne avevo un ricordo molto preciso. Ero stupito che tu fossi presente nel sogno, tant’è vero che ho preso subito il cellulare per mandarti il messaggio di saluto.”

Non essere sorpreso della mia presenza: ogni particolare è nell’Universale. Il tutto che tutti siamo, si particolarizza (via sogno e/o con altri mezzi) tanto quanto è particolarizzato un bisogno. Cosa renda particolarizzato un tuo bisogno non mi è dato di capire. Capisco, invece, che la Hall dell’Albergo rappresenta una stanza culturale e spirituale e che è parte dell’Albergo (la vita) che ci alberga nella sua Natura come anche nella sua Cultura e nel suo Spirito. Vita, è stato di infiniti stati di vita, quindi, la vita che ci Alberga, nella nostra vita si alberga. Per quanto non poco, questa parte del sogno non mi indica altro. A proposito dei medaglioni che ti ho dato: erano appesi alla parete (scrivi) quindi, sotto gli occhi di tutti. Anche dei miei discorsi dico che sono sotto gli occhi di tutti. ed è appunto per questo che sostengo di affermare che non dico nulla di nuovo. Stanno appesi ad una parete della stanza culturale e spirituale che è la vita da non si sa quanto. Lo dice la polvere (del tempo) che portano sopra e che tu hai visto. Interpreto i medaglioni come attestati_ premio. Li diamo a chi ha vinto qualcosa fuori di sé (nella realtà al vincitore di una gara di qualsiasi genere) oppure, nel caso di questo genere di sogni, a chi ha vinto una gara tra due parti di sè in conflitto_contesa. Nei miei discorsi tratto la vita secondo Natura, secondo Cultura, e secondo Spirito. Direi allora, che te li ho dati perché hai vinto una gara (o conflitto_contesa) in due di quegli stati, e cioè, nella Natura e nella Cultura. Visto che questi pensieri li ho fatti io, ho dato io anche i medaglioni. Non ti ho dato il medaglione dello Spirito, perché quello lo può dare solamente lo Spirito: potenza della vita sino dal principio è dello stesso Principio, oppure, dartelo da te! Questo, però, è permesso solo agli spiriti esaltati dalla propria forza (forza nel senso di vitalità e di vita naturale quando non la culturale), quindi, anche in questo caso non puoi essere tu che ti premi. I medaglioni sono grandi, sia perché sono grandi i principi della vita che dico, sia perché di grande misura la contesa_ conflitto che hai superato in questo tuo momento di vita. Un’ipotesi non esclude l’altra. Vita vuole, però, che non sia mai finita, e che, quindi, mai finite le gare da superare. Che sia per questo che mi è stato possibile darti dei medaglioni ma non l’alloro? 🙂 🙂 Mi sa allora, che almeno al momento dovrai accontentarti dei medaglioni che si danno ai padovani perché Gran dottori! 🙂 🙂 Nel salutarti caramente ti chiedo il permesso di editare questo sogno nel Blog. Senza il tuo nome, ovviamente. Altro non c’è che ti possa far riconoscere. Ciao, Vitaliano.

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Dai deliri della mente

Dai deliri della mente ci si libera attenendoci costantemente al qui ed all’ora o, con altre parole, al dato momento. Per quanto giustificata da comuni interessi (la civile convivenza) volendolo, anche l’insegnamento delle regole che compongono la Norma potrebbe essere avvertito come una violenza. Lo potrebbe, quando l’educatore (famiglia e/o istituzioni preposte, e/o Stato) si impone con eccesso di forza. Si applica l’insegnamento della Norma con eccesso di forza quando la si attua senza quel calore (il sentimento verso l’umanità indipendentemente dal suo stato) che come nei metalli naturalmente piega ciò che deve formare. Senza il calore che naturalmente normalizza ciò che deve formare, si attua un “educativo” sopruso ed il suo corrispondente dolore. Che la normalizzazione avvenga in modo normale (cioè, naturalmente indotta dal calore del sentimento), o anormale (cioè, innaturalmente indotta perché senza calore) comunque vi è dolore, però, mentre nel caso del dolore da naturale normalizzazione, la ragione del crescente lo fa superare, nel caso della violenza da sopruso, non sempre il crescente lo sa e/o lo può, e/o lo vuole. Nei confronti della crescita culturale, il dolore che non si sa, e/o non si può e/o non si vuole superare, nella mente è ostacolo psichico, e nel corpo un ostacolo fisico. Sino a che non lo si è risolto (se a causarlo è un errore) o guarito (se a causarlo è una malattia) quell’ostacolo rimane come una barriera che, tanto quanto separa la Persona da sè (o da della vita altra o dai suoi principi di vita) e tanto quanto e per molti versi frena la soggettiva evoluzione anche sino al punto da fermarla. Tutti gli stati di sosta nell’evoluzione culturale sono ciò che formano il “bambino” dell’età adulta. Se è ben vero che fermando la crescita si può fermare anche il corrispondente dolore da erronea educazione, ma è anche vero che fermando la crescita resta continuamente bambina la parte fermata. Di conseguenza succede che la parte fermata diventa dissociata parte della persona. Tanto sarà più grave la dissociazione e tanto diventerà entità (dove non identità) in altra entità quando non in un’altra identità. Oltre alla forzata normalizzazione (o diversamente dalla …) l’aggressività che ti denota potrebbe anche essere conseguente alla paura di un dolore che si è subito e che non è ancora guarito. E’ l’aggressività tipica, la tua, di chi, essendosi scottato gravemente, comincia a temere la presenza di quella causa ancora prima di esserti avvicinato.

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Creazione o Evoluzione?

Lo stesore della Genesi racconta che Dio originò la madre di tutti i viventi con il concorso di una costola del nato dalla terra. Se esclusivamente creazionista quell’impasto, che centra l’osso che sarebbe servito a Dio per originare Eva? Penso invece, che lo stesore (e/o gli stesori) di quel racconto l’abbiano usato per farci capire che la vita al principio creata dal Principio evolse sè stessa in altra vita. Lo penso perché, essendo un Assoluto, il Principio può emanare solamente l’immagine di sé, e cioè, la vita che è. Comunque originati, né il nato dalla terra come neanche la madre dei viventi sono principi assoluti. Pur non assolute del Principio assoluto contengono il principio: la vita come principio assoluto.



Se la vita è un principio assoluto in ambo i principi e se il Primo principio (la vita) è anche nel Secondo (la vita) si può anche pensare che il Primo principio (la Vita del Principio) originò, per implicito senso, anche il Secondo: la vita principiata dal Primo. Mi chiedo: perché il Secondo senso (la vita originata) non rimase assoluta parte della vita originante? Mi rispondo, perché, vita, è lo stato di infiniti stati che si origina dalla corrispondenza di forza (spirito naturale) e di potenza (spirito culturale) fra tutti e in tutti i suoi stati, e che quella corrispondenza di forza e di potenza non può non evolversi in altre condizioni del suo stato. Poiché l’Evoluzione non esclude la Creazione (come l’opposto) che senso ha essere partigiani dell’una o di ipotesi in bandiere per bande trasformate?



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Mia cara

La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Dalle parole, quindi, si ricava l’identità emozionale di un dato momento di vita: quello che racconti. Domanda: come senti quel momento? “Molto vivo, però, dibattuto fra tante parole.” Domanda: piluccando fra tanti piatti (fra tante emozioni) comunque puoi dire d’aver fatto un pasto completo? Se no, scegli una parola e cibati di quella.

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Vi sarà un Oltre?

Doverosa premessa: quanto sostengo è basato, direi ovviamente, solo su quanto credo, non, su quanto conosco. Queste “visioni”, pertanto, derivano dalla speranza, non, dalla certezza. Vi corrisponda ognuno per quanto crede.

In ragione di infiniti stati di coscienza, vita, è stato di infiniti stati di vita. La vita è si originata dalla corrispondenza di forza e di potenza fra tutti e in tutti i suoi stati. Al principio dello stesso Principio


Natura

neotriangolo

Cultura                                                                 Spirito


La vita è infinita come principio ma come è ampiamente noto, per Natura e per Cultura a termine nel nostro principio. Non lo sarà, però, per la forza e la potenza che conosciamo come Spirito. In ragione dello stato del nostro spirito, la nostra forza e la nostra potenza si collocherà, prossima o non prossima, al principio: lo Spirito. Lo Spirito è forza e potenza della vita sino dal principio e dello stesso principio. Se così è della vita in Basso così non può non essere della vita in Alto. Per Alto intendo l’immagine della Vita. Per Basso intendo l’immagine a quella somigliante: la nostra. Della morte, quindi, si può dire che è il necessario ricongiungimento della nostra vita con la Vita: il Tutto dal principio. Senza la precedente Natura e senza la precedente Cultura il nostro spirito tornerà ad essere la tabula rasa che è stato alla nostra nascita. Come è stato alla nostra nascita, alla rinascita non per questo resterà tale. Non resterà tale perché, come Cultura rinascerà secondo il corpo corrispondente a quanto hanno dato forma i contenuti derivati dalle precedenti azioni di forza e di potenza. Non resterà tale perché, come Natura, rinascerà secondo il corpo corrispondente a quanto hanno dato forma i contenuti derivati dalle azioni di forza e di potenza. Perché sostengo la rinascita del nostro spirito? Lo sostengo perché la vita, essendo stato di infiniti stati di vita in infinita corrispondenza di stati, almeno secondo logica, non può ammettere divisione fra stato e stato: la vita non concepisce il Nulla fra i suoi principi. Il nulla vi è invece quando, a causa del dolore e/o dell’errore subiamo separazione fra stato e stato. Il nulla nel nostro stato, però, tanto si forma e tanto si annulla. Si forma e si annulla in ragione delle riparazione che si attua per mezzo della conversione dei principi che l’hanno attuato: dal dolore al bene, dall’errore al vero, dall’ingiusto al giusto. La conversione avviene discernendo sui nostri vissuti. Comparando i nostri vissuti con il Vissuto che è della Vita raggiungiamo (sempre in ragione dello stato della rinnovata coscienza) la verità che è nel Vero.

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