L’errore, il dolo, l’esilio, il recupero.

L’odierna concezione della carcerazione non è disgiunta dall’opera di recupero all’io personale e a quello sociale. Natura insegna, che è possibile recuperare la piega negli alberi giovani, più che negli sviluppati al loro massimo. Cultura insegna, però, che il Coltivatore regge il ramo che non può più raddrizzare perché definitivamente cresciuto, e che comunque ne accetta i frutti che ne ricava. Difficile, ricondizionare delle adulte personalità. Non tanto perché queste non capiscono l’errore che ha deviato il loro vivere (dal sociale al fuori) quanto, perché ancora fortemente dipendenti dal campo di crescita; invaso asociale, che la galera può contribuire a mantenere attivo. Colpa, è il giudizio che diamo su di un dolo: può essere dolo verso una morale altrui e/o collettiva; può essere dolo verso un altro vivere; può essere un dolo verso il complessivo esistere che chiamiamo società. La colpa, è proporzionale al dolo. Con altre parole, siamo colpevoli tanto quanto perseguiamo, in piena coscienza, un dato errore, e/o delinquere. L’opera di recupero di un esiliato dal sociale, quindi, non può non partire dall’analisi del soggettivo campo, del soggettivo invaso, dei soggettivi frutti attuati dall’esiliato. Questo, non di certo per caricarlo di ulteriori croci, ma per portarlo a ben distinguere, la croce che è nella fatica di vivere (e questa la portiamo tutti) dalla croce che l’esiliato ha caricato sulle spalle altrui, e/o su quelle della società. Direi che senza un’analisi senza vie di fuga (senza giustificazioni, ma non per questo senza attenuanti) non può esservi inizio di recupero, e quindi, di possibile travaso dal campo con pietre e gramigna, (quello asociale) al campo che non dobbiamo mai finir di sarchiare, che è quello sociale. E’ ben vero che anche quell’analisi, può apparire un secondo processo; in particolare modo, morale, direi. Ed è ben vero, che per tale venatura, può essere respinto dall’esiliato, che pur accettando il fatto di aver compiuto un dolo, non per questo accetta l’idea della colpa. Non l’accetta, perchè anche l’esiliato, è stato, dentro un colpevole campo (vuoi contestuale, vuoi collettivo) un seme innocente, o quanto meno, inconsapevole. Sa bene, l’esiliato, che tutti siamo stati semi innocenti, come non tutti siamo diventati dei rami fortemente storti. Cosa abbia impedito ai rami relativamente storti di non piegarsi di più, quando non definitivamente, lo sa il cielo, da tanto pare legato al caso, o quanto meno, al caso che m’ha formato, giusto per non tirarmi fuori da questo post, e dalle mie responsabilità! Ho conosciuto di tanto e di tutto. Vi risparmio la lista. E’ facile immaginarla. Come mai, mi domando, allora, non sei diventato di tanto e di tutto, Vitaliano? Non certo per virtù: che non voglio far ridere nessuno! Forse, per, via, via, maggiorata, lucidità. Non ho mai saputo coprirmi quanto basta, davanti a me stesso. Ecco! Recuperarsi, è anche spogliarsi davanti a sé stessi. Lo si può fare senza paura, però, se senti che lo stai facendo impunito, perché ti spogli, davanti a chi si sa spogliare, tanto quanto chi si spoglia. Tutti nudi alla meta, mi dirà qualche bello spirito? Dipende! Dipende dalla meta. Dipende da quanto c’è da spogliare. L’importante, è che la stanza non sia fredda!

Novembre 2007

Nonostante le lacrime

E’ venerdì: le abitudini chiamano. Le seguo. Comincio il giro delle cappelle: S. Zeno rione, le Rigaste, la Bra, via xx Settembre, Porta Vescovo. Dalla Bra, dove sono tornato, vado verso la stazione. Antistante la chiesa la panchina di marmo dove solitamente mi siedo per fumarmi qualche sigaretta. È occupata da un tipo. Indossa un abito blu. Sartoriale. L’abusivo occupante di una panchina che ormai porta il mio nome ha il capo posato su un borsone di pelle. Il tipo (sui cinquanta) sembra addormentato. Non mi suscita niente. Proseguo. Ripasso dalla panchina dopo una decina di minuti. Davanti al tipo si è fermato un Suv Mercedes. C’è proprio speranza proprio per tutti, mi dico. Faccio il giro all’incontrario, e dopo tempo ritorno alla panchina. Sulla panchina una donna. Stessa età. Stessa qualità dell’abito. Per un grido d’angoscia sussulto. Allarmato, mi giro verso di loro giusto in tempo per vedere che la donna (sta piangendo) è salita in macchina ed è partita! A livello Codice, quella partenza, ma senza stridio di gomma. Buon segno, mi dico. Vuol dire che sa ancora usarsi: nonostante le lacrime.

Luglio 2008 – Corretta e migliorata in data 11/01/2020

Profeti, chi?

Possono dirsi profeti, tutti i portatori di nuova parola. La parola, è l’emozione della vita che dice sé stessa. Sono profeti, quindi, tutti i portatori di nuove emozioni. Se miriamo la vista solamente verso le grandi parole – emozioni, ovviamente, ne consegue che i profeti non sono mica tanti, ma, siccome, vita è lo stato di infiniti stati di parole – emozioni, non possiamo non ricavarne che infiniti sono i profeti perché le emozioni dette dalle parole, necessariamente non sono mai le stesse. Pertanto, necessariamente sempre nuove. Giunti al punto, dove è scritto che la parola di un “grande” profeta è più utile alla vita della parola di uno “piccolo”? Non di certo dal principio di profeta.

Datata Luglio 2008 – Verificata e meglio mirata in data 12 Gennaio 2020

Sia ben chiaro

Non ho nulla contro la norma, tutt’al più, contro le nefandezze nella normalizzazione. Per nefandezze, intendo le coercizioni che permettono si, la formazione del cittadino, ma a scapito dell’individualità. Di quelle nefandezze ne ho subito così tante, da urlare per anni. Da chi è intento ad urlare di dolore non si può certo pretendere capacità di delucidazione. Per avere quella, bisogna che il dolore passi, ma, passerà quel dolore? Temo di no. Come la “scimmia del “tossico” grava la sua spalla, così, il dolore di chi non è convenzionale, graverà sempre la sua vita. Lo prova questa lettera. E’ così piena della mia sofferenza che faccio molta fatica a riprenderla. Dal momento che la notte porta consiglio, ci riproverò domani: 25 Dicembre 2001. Oggi, l’ho pressoché rifatta.

Nel processo a carico degli autori dei fatti successi a Montecchia di Crosara, (aiutato da due amici, un figlio ha ucciso i genitori), il professor Andreoli, (psichiatra), dice che fu “un delitto della norma”. Anche secondo me la norma uccide. Sopratutto la nostra normalità. Da quell’originale delitto, (vittime ma a nostra volta carnefici), si dipana un’infernale girone, che la norma non può che normalizzare, (curando o reprimendo), pena la sua estinzione. La norma sociale è, (dovrebbe essere), l’equilibrato amalgama di un insieme di relazioni fra individualità è società. Se le relazioni che provengono dalla società, bacano l’individualità, allora, quella normalizzazione è lesiva. La risposta del leso che non sa o non può assorbire le ecchimosi da errata normalizzazione, non può che essere difensiva. Tale difesa può giungere al punto da essere offesa.

Vi sono difese che il sociale accetta e promuove, (pane et circensi vari), perché, non solo non gli sono offesa, ma sono anche medicina per l’offeso che si difende da una estranea normalizzazione.

Vi sono difese che la Norma combatte per un eccesso di difesa dell’offeso. Per eccesso di difesa intendo tutti gli atti che, in vario modo e gravità, minano l’altrui umanità, e/o il suo bisogno di collegialità.

Non mi interessa sapere se è nato prima l’uovo, (il cittadino), o la gallina, (la società), ma solo affermare che a formare il pulcino è la gallina. Escludendo i casi variamente patologici, (nel senso lato del termine), da ciò ne deriva, che l’errata normalizzazione non è colpa dell’individualità del cittadino ma della norma sociale. La norma non accetta questa responsabilità se non concedendo, (e concedendosi), delle attenuanti generiche: attenuanti che applica, quando le difese del normalizzato offeso, oltrepassano i limiti detti dall’integrità altrui. Con questo, non è che la norma non tenti di provvedere ai mali che procura, è che giudicando l’altro ma non sé, si spersonalizza da ciò che fa. Si può dire per questo, che il più miserabile dei delitti, la norma lo compie su sé stessa quando si vieta la carità di tornare sui suoi passi, cioè, di non tornare quello che è stata al principio: voce dell’Umanità, non, voce “dell’umano” potere.

Aprile 1992

Nel dire circa lo Spirito

Nel dire circa lo Spirito ho sentito che dovevo preservare la mia ignoranza per poter dire la mia conoscenza, così, non so se Gioacchino da Fiore ed io stiamo parlando della stessa vita, ma per quel poco che ho letto mi pare di si.

Detenzioni ed evasioni

Mi ci è voluto del tempo per capire perché sono evaso da questa stanza. Succede quando ci si rende conto di essere confinati da muri. Per quanto portanti, se anche un ideale confina, evadere è vitale o Vitaliano.

Marzo 2008 – (Per stanza intendevo il Blog.it all’epoca)

Nella quasi totalità degli scritti

Nella quasi totalità degli scritti, e cominciando da un’epoca che non credo di aver ancora finito, non sapevo neanch’io cosa stavo pensando mentre scrivevo. Anche perché, quando scrivo, nella mente ho solo silenzio.

Giunsi anche a domandarmi se c’ero ancora con la testa. Mi capita di chiedermelo anche adesso, sia pure non sempre. Non sempre perché, dagli oggi e dagli domani, un qualcosa ho imparato.

In tutti i discorsi mi sono inoltrato nella terra come si inoltra la trivella che usiamo per cercare l’acqua. E’ noto che prima della pulita esce quella mista a fango. In quest’acqua non penso di averlo tolto del tutto. Anche perché, passata l’emozione che me li “detta”, mi ricordo solo malamente cosa ho scritto. Così. ammessa l’emozione come vera maestra, devo anche ammettere di essere un alunno da un tanto al franco;  meno quando scrivo.  Di più quando parlo.

I primi testi in particolare (l’emozione in quelli era irrefrenabile) sono degli indigeribili polpettoni. Li lascio, sia perché sono fra i fondatori di questa storia, sia perché non devo tacere nulla. Mania di grandezza, o no che sia, sono soggetti da studio. Non saprei dire se da avanzata letteratura, o se da avanzata psichiatria. Non per la prima volta la vita ci presenta questi “strani compagni di letto!”

Non so più cosa inventarmi per rendere maggiormente agibile la lettura di questi scritti: decisamente tanti. Per i testi non citati nei Menu non mi resta che subire la scelta di invitare a vedere il Carteggio. Non poche lettere del Carteggio sono ancora da rivedere. Vita permettendo le sistemerò.

Tutti gli scritti del Blog sono frutto del compensante lavorio dell’ostrica che copre l’intrusione nella sua valva con la medicamentosa perla.

Per dire la mia conoscenza ho dovuto preservare la mia ignoranza. Con l’Italiano penso di esserci particolarmente riuscito.

Il Sito è in costante verifica, modifica, e completamento.

Si stenda un pio velo sui congiuntivi tarocco e su tutti gli altri u.f.o della lingua italiana.

Solo in rari casi capisco (in altri Blog) come e dove ricambiare l’apprezzamento che ricevo. Come navigatore, a dirla in napoletano,  sono parecchio storduto. Tanto e’ vero che ho pulsato followin per tutti i presenti senza minimamente sapere cosa stavo facendo: mi suonava bene!

Non sono in grado di sapere quali temi si sceglie di capire, così, sia pure col rischio di annoiare, ho dovuto ripetere gli stessi pensieri in piu’ pagine.

Dante in Bronzino

dante

Dante troneggia anche nella visione di Bronzino. Data l’ampiezza del libro, Bronzino dice troneggiante anche la Commedia. Noto che la “piramide” dei gironi è per la gran parte in pietra grigia. Il grigio, è l’area del dubbio, della domanda non risolta, del luogo della riflessione in attesa della verità, (la parte bianca che sovrasta la piramide) e dell’amore: la parte gialla che è sopra la verità e che sembra contenerla. Noto che un girone prima della cima è incoronato da luci. Stati di coscienza di quelli nei pressi della Verità? Alle spalle del Dante vi è un’ampia zona di nero. Per far risaltare una figura è ben facile espediente, ma Bronzino, mica è pittore della domenica, vero? Ne arguisco quindi, una volontà di messaggio. Per i mistici e per i simbolisti, lo scuro rappresenta la notte; nella coscienza per i mistici, nella vita per i simbolisti non mistici. Fra l’amore divino detto dal giallo e la notte dell’incoscienza, vi è un area di colore, dove la notte è meno notte. Perché l’amore comincia ad illuminarla? Sotto la mano sinistra del Poeta, vi è una cupola; è quella di s. Pietro. Vicino a quella una chiave in piedi. La si vede solamente ingrandendo moltissimo l’immagine. Ovvio, il riferimento alle Chiavi del Regno, ma perché in piedi? Perché cio’ che apre deve stare di_ritto? Vicino alla chiave, una figura che per quanto ingrandita non riesco a capire, quindi, sorvolerò. Bronzino ha messo cupola e chiave nella notte. Gli è andata bene! Hanno bruciato gente per molto meno! Sulla cupola e sulla chiave, c’è la mano di Dante. Non essendo pienamente sopra, però, non si capisce se sia in atto di andarci molto piano, o in atto di ritrarsi molto piano. Avrei voluto chiederlo al Dante ma ci ho rinunciato. Si vede chiaramente, infatti, che è ancora fortemente preso da ben altre questioni.

Dal “matrimonio” omosessuale

del “filosofo dell’amore”. Che palle sta’ ricetta: Omosessuale! Tutto considerato preferisco “Finocchio” . Se non altro perché denuncia i delitti del bisognosi di normalità: Società o individui che siano.

Ormai quindici anni fa (di più  perché la lettera è del Maggio 2006)  vado in rosticceria e prendo un qualcosina. Vado a casa col mio sciagurato e mangiamo. Dopo un po’ mi dice: mi prendi questo? Vado, lo prendo, glielo porgo, mi siedo. Dopo un altro po’: mi prendi quello? Vado, lo prendo, glielo porgo, e mi risiedo. Alla terza richiesta mi sono detto: ma, devo fare tutta la vita così?! Fine del “matrimonio” omosessuale? Macché! Le richieste non erano finite. Con lui sono andato a prendere droga! Non sempre, ma per anni. Non sopportavo l’idea che potesse andar a morire da qualche parte, in qualche fosso! L’ho difeso e protetto, dalle sua paure di vivere e di morire! Non sempre, ma per anni. Gli ho pulito il sedere, quando non ha avuto più neanche la forza di farlo da sé! IO, non sua madre! E’ morto come tutti gli amati e le amate muoiono se sono accompagnati/te sino all’ultimo passo. E, voi pensate che tutti quelli, che hanno fatto, quello che io ho fatto, (finocchi o non finocchi che si sia) abbiano bisogno di un diploma che si chiama “matrimonio”? NO! Hanno solamente bisogno dell’attestazione legale, che tuteli il diritto, anche sociale, alla loro forma d’amare. Vorrei ricordare ai coinvolti nella questione “omosessualità e matrimonio”, che il principio che si dovrebbe discutere è: permettiamo o non permettiamo il passaggio dell’amore fra vita e vita, non, permettiamo o non permettiamo che due uomini, o due donne si sposino! Vorrei ricordare, inoltre, che la Personalità si valuta per come usa la vita, non, perché usa il retto più o meno rettamente.

Natura Cultura, Spirito.

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In ogni stilla di universo questo è il Capoverso

.Comunque lo si nomini e/o si dica di conoscerlo, il Capoverso è un principio assoluto. Come tale, da ogni ragione indicibile, e da ogni fideistico pensiero vanamente identificabile.

Indipendentemente dalla cultura che evoca

meditazione Indipendentemente dalla cultura che evoca (la buddista che apprezzo tanto quanto corrisponde ai miei principi)  ho adoperato questa immagine per suggerire l’applicazione di una forza che non rimane solo mentale: la meditazione.

Dati gli intenti ed i principi su cui si basa, attraverso la meditazione si sente la vita tanto quanto si riesce a sgombrare la mente da ogni altra voce. In questo risultato, il mio significato di meditazione ed il suo intento.

Per ottenere il silenzio mentale che permette l’ascolto di sé, basta il rifiuto di seguire i pensieri ed i casi molesti; basta mettere gli uni e gli altri fuori della mente, come fuori di casa si mettono i sacchetti della spazzatura. Non è difficile: ci vuole solo un po’ di esercizio. Ci vuole anche dell’auto controllo. Questo, sì, un po’ più difficile; siamo invasi da tanta di quella roba!

E’ chiaro che escludere dalla mente l’idea di semaforo potrebbe comportare qualche inconveniente. 🙂 Meditare per silenzio, quindi, non è cassare la realtà, ma sentire la vita che ci corrisponde, perché abbiamo escluso dalla mente quella che non ci corrisponde.

Ho usato l’immagine della meditazione, anche per sostenere lo schema della trinitario – unitaria corrispondenza degli stati della vita. Prima di questa avevo adoperato un triangolo equilatero. L’idea non era sbagliata ma non mi andava bene. Forse, perché bastava la triangolare posizione dei concetti, forse perché antica, forse perché biblica: non lo so.

Robert Kaufman, filosofo svizzero dei tempi della Rivoluzione Francese, (non ricordo se vissuto a Brema o Berna), mi è stato una Presenza leggera come la penna d’oca che usava nello scrivermi i suoi messaggi per mezzo di un tramite. Desidero dedicargli la scelta dell’immagine che ho usato come sfondo della pagina d’ingresso e dei menù.

Dei sui scritti mi disse che “non si era conservato nulla d’importante”. Non sono in grado di verificarlo ma non vedo perché non dovrei credergli. Comunque sia, (a meno che non me ne sia reso conto), il Kaufman non ha avuto influsso sui miei scritti. La constatazione sulla conservazione della sua opera, però, mi ha reso più attento sulla conservazione della mia.

ps. sostengo che la scrittura del Kaufman era a “penna d’oca”, vuoi per lo stile della calligrafia, vuoi perché il tramite intingeva la biro in un calamaio che non c’era. Furbizie da medium? Il tramite ha sempre superato le mie verifiche da diffidenza.

Chi pone l’amore

Chi pone l’amore prima della verità, ama ciò che sente prima di ciò che sa.  Chi ama ciò che sente prima di ciò che sa è principiato dalla passione. La passione ascolta sé stessa. L’amore ascolta la vita.

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Attua la Comunione

Lo stato umano secondo questa Pedagogia

Pedagogia e responsabilità

Norma e normalità secondo la Pedagogia

Pedagogia dei gregari

Quale Pedagogia nel periodo prevalentemente naturale del crescente?

Lettera ad un IO confuso

Lo studio dei principi

Anatomia della Normalità

Chi ama chi?

Sostengo un’opinione su chi ama l’animale come fosse persona. Ricevo questo commento: “chi ama l’animale come fosse persona, forse, ama solo se stesso perché ama un concetto che è solo nella sua testa.” Subito dopo, quasi sbattendo la porta, un qualcosa mi esce dalla mente! E’ una domanda: e se anche noi, nell’altro/a, amassimo solo dei concetti che sono nella nostra testa? Cessata una passione, l’ho constatato vero tutte le volte.

La notte no: non più.

Mi capitano solo brutte avventure, diceva un figlio delle stelle alla vicina sorella. Mia cara, gli rispose quella. Neanche i firmamenti che sinora hai illuminato sia pure con luce riflessa, sono come quelli di una volta! C’era la costellazione della speranza, una volta, e sia pure distante anni luce, il pianeta futuro. Ora, l’atmosfera si è rarefatta. Questo ci affatica il respiro. Appesantisce il passo del nostro gravitare attorno ad asteroidi che dicevamo astri, non tanto perché brillanti loro, ma perché incantati dalla nostra voglia di brillare su di loro. Appena sotto la chimica del nome di quegli astri, ora c’è solamente del sasso, coperto da una polvere che li rende friabili come meringhe anche per noi, stelle non cretine se non per parte presa in quella parte che diciamo nelle nostre storie, o che raccontano le nostre tragedie. No, figlio delle stelle. La notte no. Non più.

La sessuale normalità

data dalla Natura nella corrispondente Cultura secondo Spirito

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Eterosessuale:

è la Personalità naturale – culturale – spirituale, che si allea con corrispondenti umanità, onde, nella propria, perseguire il Principio della vita: vita, in tutti gli stati per quanto sa, vuole, e/o può.

Omosessuale:

è la Personalità naturale – culturale – spirituale, che indipendentemente dalla genialità della Personalità sessuale scelta per il proprio completamento (purché cosciente di sé, dei suoi dsideri, e delle conseguenze espliciti come inplicite)  si allea con corrispondenti umanità onde perseguire la propria, e per quanto sa, (vuole e/o può) perseguire il Principio della vita: la vita.

La vita dalla nascita all’adolescenza:

nello stato famigliare per la conoscenza sensuale e sessuale dell’individuale Natura.

La vita dall’adolescenza alla giovinezza:

dal gruppo famigliare al gruppo di corrispondente relazione, per lo stato della conferma dell’originale Natura sessuale, data dalla rivelazione dell’individuale Cultura, in forza della vita data dallo Spirito.

La vita dalla giovinezza alla piena coscienza di sé:

dalla conoscenza dell’Io sensuale e sessuale: dal gruppo di relazione corrispondente al Crescente, all’adesione del corrispondente gruppo di acquisita identità sessuale.

In ogni stato di vita:

l’Amore e la Comunione quale alvei incanalanti la vita sessuale dell’Individuale e Sociale personalità.

Per ciò che è il Bene della Natura, il Vero della Cultura ed il Giusto della vita, lo Spirito, essendo calibro della Natura che forma, arbitro della forza che concede e giudice della vita che ha dato, è maestro. Lo stato Umano per lo stato Sociale nello stato Spirituale, allora, non può essere educato che da canoni che rispettino la trinitaria – unità della Persona. In ragione della trinitaria unità della persona e secondo la guida del suo Spirito di vita si evidenzia che la sessualità della Personalità umana, sociale e spirituale è data dai principi di vita cui si corrisponde sia in sè che con altre Personalità a sè corrispondenti. Da ciò ne proviene che la distinzione sessuale della Natura non è data in ragione del soggetto Etero o Omo genitalmente scelto, ma dalla vita spiritualmente scelta: Etero se corrispondente con i dissimili anche a livello culturale, e Omo con i simili anche a livello culturale.

Vita, però, é stato di infiniti stati di vita. Ne consegue che i generi di corrispondenza fra simili come fra dissimili sono infiniti. Dove e come è impedita la con_fusione fra principi che (si può ipotizzare) potrebbero far perdere all’identità la propria particolarità culturale, sociale, e elevando il pensiero, spirituale? Direi, nel soggettivo bene dato dal vero per quanto è giusto. Indipendentemente dal soggettivo stato, così pensando e agendo, l’Identità sarà confermata dall’assenza del dolore e del dissidio: mali naturali e spirituale da errori culturali. Secondo questa visione delle cose, quale sarà il destino di ogni particolarità? Il destino di ogni vita sarà quello di con_fondere la propria vita (la particolare) con quanto è universalmente proprio della Vita.

Per altro:

dove non è assente l’errore perché presente il dolore, l’identità sessuale data dalla culturale con la spirituale, sta, nello Spirito della Vita, secondo lo stato di spirito dato dalla vita propria in quella sociale.

Sono andato in banca

Sono andato in banca a controllare una spesa. Alla Marta (simpaticissima sirena nel suo ruolo) dico che ormai la memoria sta andando a ramengo, e che porti pazienza se, al caso, si sentirà rivolgere delle domande già fatte. Uscendo, saluto lei e la collega commentando così la mia mnemonica situazione: bella cosa, in fondo, che alla vitalità andante, la vita tolga la memoria. A fronte di diversi e/o anche pesanti contro, infatti, c’è n’è uno a favore: ci impedisce di ricordare quanto siamo stati deficenti, vuoi contro di noi, vuoi contro altro da noi. Più che una vita matrigna, allora, in quel caso vedo una vita capace di misericordia.

VERSO LO SPIRITO

Ciò premesso

Immagina: lo Spirito.

Intendimenti

Che Fatica Sopravvivere Con Flebile Spirito

Lo Spirito è giusto

Esistono o non esistono gli spiriti? Si e no!

Prima stesura     Seconda stesura     Terza stesura

Le Stesure sono la somma dei pensieri che poi ho sintetizzato nelle “IMMAGINI” e spero semplificato nelle Lettere. Anche la seconda e la terza stesura sono semplificazioni della prima. Come la prima, però, sono talmente compresse che non riesco a rileggerle neanch’io. Quando ci provo mi manca il fiato. Quasi trentanni dopo averle scritte, ancora!

Aristotile e me

Nel mio dire i principi della vita, (e, quindi, anche della sessualità) Mauro sostiene che cito Aristotile. Non se ne abbia Aristotile, e neanche Mauro. A mio vedere, la sessualità  è data dal rapporto di corrispondenza fra lo spirito (la forza) di due vitalita : la maschile che dico Determinante, e la femminile che dico Accogliente. Per vitalità  intendo lo spirito (la forza) della Natura: il corpo della vita comunque effigiata. Per vita, invece, intendo lo spirito (la forza) che corrisponde dalla relazione fra il corpo e la mente: luogo della Cultura.

Vita, è stato di infiniti stati di vita, pertanto, anche gli stati della forza maschile, come di quella femminile sono infiniti. Perché, allora, la sessualità  non è di infinito carattere? Perché la vita, a mio conoscere, ovviamente, tende al bene. A livello naturale, il bene trova voce nel piacere. Il maggior bene dato dal maggior piacere, forma l’identità  (anche sessuale) prevalente. I piaceri non prevalenti, formano i gusti: anche sessuali.

Se vediamo la sessualità  come l’Albero della vita, e la prevalenza del carattere sessuale come il suo tronco, direi rami portanti il carattere maschile e femminile, e direi foglie di quei rami i gusti. Infinite le foglie, infiniti i gusti. A voi non paiono così infinite le foglie?! Non avete tutti i torti, se non un “torto”: quello di non vedere il mio disegno come lo vedo io, cioè, libero da millenari condizionamenti. Oserei dire, anzi, che l’Albero della vita è l’Albero del Paradiso. Prima che ci mettessimo su le mani, ovviamente!

Se Maschio e Femmina sono l’immagine naturale della nostra vita, Uomo e Donna sono l’immagine culturale. Sull’immagine naturale, (maschile e femminile) la vita culturale forma infinite immagini di Uomo e di Donna. La vita culturale maschile e femminile che si esprime in dati ambiti geografici, forma la razza. Sulla base biologicamente universale della natura maschile e femminile, la Cultura della data razza, forma la Cultura sessuale della data razza.

La mente, può determinare senza accogliere, o accogliere senza determinare? Direi proprio di no. Nel primo caso, perché se non accoglie ciò che ha determinato, non sa valutare quanto sia maturo il frutto della sua opera. Ricordate la Genesi? Al termine della creazione, la Bibbia racconta che Dio trovò cosa buona e giusta la sua opera. Certamente io non so chi sia Dio, e neanche penso di poterlo immaginare, tuttavia, mi chiedo: se, mentalmente, non accogliamo l’idea che abbiamo determinato di volere, possiamo valutarla cosa buona e giusta? Direi proprio di no

Per quanto sostengo, chi vuol immaginare Dio a propria immagine e somiglianza non può non riconoscere che anche in Dio c’è forza maschile perché determinante e femminile perché accogliente. Non per questo è identità  maschile e femminile, ovviamente! Vuoi perchè è un solo Principio, vuoi perchè in quanto Spirito (forza della vita) Dio è incorporeo, o quanto meno, non ha certo il corpo che sinora hanno immaginato, e che io ho smesso di immaginare da un pezzo!

Mi direte: ma, una forza senza corpo è destinata a perdersi nell’Infinito. Giusto! Mi stavo appunto chiedendo qual’è la funzione dell’infinito: essere, appunto, il contenitore di Dio! Visioni perdamaschiane messe da parte, torno alla sessualità! Dicevo che la sessualità non è di infinito carattere perché la vita tende al bene. Il bene naturale non può non tener conto del vero e del giusto se non ponendoli in sofferenza. Proseguivo, affermando che il bene trova voce nel piacere, e che il bene prevalente dato dal piacere prevalente forma la compiuta l’identità anche sessuale. I piaceri non prevalenti, invece, formano i gusti: anche sessuali.

Preso atto, che il bene è voce del piacere;

che il maggior bene dato dal maggior piacere forma l’identità  sessuale prevalente;

che i piaceri non prevalenti formano i gusti;

che i piaceri e i gusti sono composti da infinite emozioni, (paiono finite, ma solo perché siamo di costruito linguaggio)  poteva, la vita (che è stato di infiniti stati detti dai piacere e da gusti nati dalla corrispondenza fra i suoi stati) formare solamente la forma etero sessuale della vita? No, direi di no. Chi, per lo scopo di omogeneizzare la vita ha potato l’individualità? Se escludiamo la vita detta dal creato, non ci resta che la vita detta dalla società. Allo scopo di ottenere il cittadino ideale, quindi, la società ha potato la soggettiva umanità.

Se non si nega le infinite possibilità  della vita, non si può non ammettere che ogni forma sessuale, per il solo fatto di vivere, è di per sè legittimata! Non è legittimata, ovvviamente, dove reca dolore, e tanto quanto lo reca. Infinite voci, pretendono di dire cosa è giusto o errato dell’Albero della vita, e infinite presunzioni, negano il diritto di vivere, vuoi delle foglie, vuoi dei rami collaterali che sono spuntati dal suo tronco; e tutte lo sostengono richiamandosi a ciò che reputano generalmente vero.

Ben diversamente, io mi richiamo al dolore. Il dolore, è la voce del male in tutti i generi di errore. E’ voce in ogni genere corpo; è  voce in ogni mente; è voce in ogni forza; è voce in ogni genere di razza. Dove vi è il dolore che denuncia l’errore, quindi, non può esservi verità.

I sensi iniziali

G,  è l’iniziale del cognome della famiglia adottante; sta anche per il nome scelto dalla famiglia che mi ha adottato.

O,  è l’iniziale del cognome di chi mi ha messo in adozione.

V,  è l’iniziale del nome che mi ha posto chi  mi ha messo in adozione.

Perché ho ritenuto necessario dire sui nomi? Mah! Forse per confermare che ogni destino ha più di una radice.