Devo le immagini a…

devoa

Tre a parte, ho trovato le restanti immagini in Rete. In Google ho sempre cercato le immagini libere, gratuite, free. Quasi mai ho capito se lo erano effettivamente: ho sperato. Comunque stiano le cose, rimango a disposizione.

asepara

Immagine Cornupia: circa la proprietà non risultava alcuna indicazione.

Immagine Girasoli: la proprietà iscritta nell’immagine era talmente sfocata che non sono riuscito a leggerla. Non avrei voluto ringraziarla con un tacon chel pare peso del buso.
asepara

Immagine della Gru: all’epoca (parlo del 95/98) non sapevo come addebitare un’immagine al proprietario. Non ricordo se era detto.
asepara

Immagine seguente: era titolata Riflessi. Nell’ansia di fare, brigare, e finire non pochi doveri mi sono sfuggiti. Di chi la proprietà o se libera o meno fra gli altri.
asepara

Immagine usata in testata: salvo errori od omissioni (mi riferisco ai miei) la proprietà non risultava. L’ho trovata fra le gratuite.
asepara

Immagine della freccia con i Pc: di chi la proprietà mi venga un colpo se ricordo dove l’ho scritta. Magari l’ho cancellata pensando di ricordarla: un accidenti!
asepara

Immagini usate nel post I Fiori Sovrani. Le devo a Douglas Simonson di “The Art of Douglas Simonson”. Avevo collocato il post anche su Facebook. Preso atto dell’intelligente censura usata da quel Sociale (mi sono tolto) ho dovuto celare i punti criticabili da variamente scompensati. Siccome i variamente scompensati sono dappertutto, li ho lasciato come su Facebook. Il marchietto che dice l’autore delle opere è solo un’abbreviativa indicazione.
asepara

L’Immagine della Chiesa Degli Ognisanti di Padova la devo a URBIS PATAVI.

Immagine del vecchio collegio “Beato Bernardino” a Vellai di Feltre. Le devo a LUCIANO CASSOL. Con le altre, Le ho trovate in seguito ad una occasionale ricerca in Rete. All’autore ho chiesto il permesso di usarle (l’ho fatto sia sulla sua pagina Facebook che per e-amil) ma non mi ha mai risposto: avrà avuto i suoi buoni motivo.  Comunque stiano le cose lo abbraccio ancora commosso e, a dirla tutta, sino al pianto.
asepara

Devo il mio ritratto a carboncino al pittore che esponeva alla Galleria Ghelfi di Verona. In uno svaccato autunno dell’83 (mi pare) mi ero fermato alla Ghelfi (ora chiusa da anni) perché non avevo voglia di andare a casa: non ne avevo particolari motivi. All’epoca, ero pressoché rassegnato a vivere allo stesso modo. Cambiò tutto nella notte di Capodanno del 1985. Non cito il nome del pittore perché non lo ricordo e non riesco a decifrare la firma.

asepara

Devo l’immagine della penna con calamaio a canstockphfoto.it

apenna