IMMAGINA LA VITA

Tenendo presente che siamo

Natura per quello che siamo

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Cultura per quanto sappiamo           e            Spirito per quanto sentiamo.

Sapendo che la Pace nello Spirito è luogo di giustizia

perché pace è cessazione del dissidio, e quindi, segno di verità,

ognuno trovi sé stesso.

Capire la nostra vita (e la Vita) è viaggio di riconoscimento

naturale

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culturale                                   e                              spirituale

di quello che la persona è, per quello che nella persona c’è.

Riconoscimento è verifica. La verifica implica l’uso del discernimento. Il discernimento cura chi lo cura. Il discernimento è il medico che cura sé stesso. Il discernimento è anche il critico, che nella vita che ci proponiamo, giudica la verità della parte interpretata.

PER ESSERE

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     PER CAPIRE                                                         PER ESISTERE

E’ NECESSARIO VIVERE

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GUARDAR VIVERE                                         GUARDARSI VIVERE

La vita è permessa dall’amore, permesso dalla comunione, permessa dalla fede, che permette la vita, permessa dall’amore.

lamoree

L’amore è detto dallo stato della corrispondenza normata dallo stato della comunione fra i suoi unitario _ trinitari stati. Per mezzo della comunione detta dall’amore ognuno partecipa all’alleanza fra vita e vita (o elevando il pensiero, fra vita e Vita)

per quello che secondo Natura è

triangolo

per quello che                                              per quello che

secondo Cultura sa                                   secondo Spirito sente

Per tale partecipazione, in quello che è, ognuno da quello che può.

Si può dare maggiormente esaltando il proprio Spirito, ma in ciò,

si ammala la propria Natura

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si falsa la propria Cultura                  si altera il proprio Spirito.

Vita, è corrispondenza di stati, in tutti e fra tutti i suoi stati:

al principio,

Natura

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Cultura                                                                    Spirito

Per Natura intendo il Corpo della vita comunque effigiata;

Per Cultura, la Conoscenza della vita comunque raggiunta;

Per Spirito, la Forza della vita comunque agita.

Ne consegue che

la Natura è necessaria Via

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la Cultura necessaria Verità          Lo Spirito necessaria Vita

La Natura è il luogo del Bene

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in ciò che prova il Corpo

conosce la Mente                                                sente lo Spirito.

Vi è pace tanto quanto la forza della vitalità e della vita non patisce dissidi fra Natura e Cultura. L’assenza del Dissidio permette la trinitario_unitaria corrispondenza di vita fra i suoi stati. La corrispondenza fra gli stati della vita permette la Comunione fra gli stati. La Comunione fra gli stati permette l’amore fra gli stati.

Per mezzo dell’amore detto dalla Comunione,

ognuno partecipa all’Alleanza fra vita e vita (o elevando il pensiero, fra vita e Vita)

per quello che è secondo

Natura

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conosce secondo Cultura                                   sente secondo Spirito

In assenza di ogni genere di comunione (o legame, o patto, o alleanza) fra la vita principiante e la vita principiata, non vi sarebbe cellula ad altra prossima, né vita ad altri e/o altro prossima.

Capire la nostra vita e la Vita è il viaggio di riconoscimentoNaturale

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Culturale                                  e                                Spirituale

di quello che la persona è, per quello che nella persona c’è.

Per quello che è (Natura della vita)

triangolo

per quello che sa                                     per quello che sente

(Cultura della vita)                                        (Spirito della vita)

.

ilprincipio

Il Principio è Genesi del numero di ogni vitae Genesi della vita di ogni numero

Nel Principio e nei suoi principi c’é la parola.per ciò che è

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ciò che sa                                                        ciò che sente.

La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa.

In ragione della corrispondenza di vita fra la suaNatura(è ciò che è)

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la sua Cultura (è ciò che sa)                 e             il suo Spirito (è ciò che sente)

.

.la parola

La Natura è il luogo del Bene

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La Cultura                                                   Lo Spirito

è il luogo del Vero                                     è il luogo del Giusto

che corrisponde dalla relazione di vita fra il Bene e il Vero: al principio assoluta.Chi è vita in assoluto non può manifestare che il suo assoluto. Al di fuori di un Assoluto non ci può essere altro Assoluto.

Una informazione non corrispondente allo stato (naturale – culturale – spirituale) di una data vita, altera il rapporto di forza fra gli stati. Alterandolo, mina una Natura e la dissocia dalla sua dalla Cultura. Così facendo, l’ammala di estraneità. Lo stato trinitario della vita è unitario tanto quanto agisce l’equa corrispondenza fra gli stati. Ammesso al principio (e dello stesso Principio) lo stato di assoluto perché primo, e ammesso che in nessun stato primo possano sussistere equamente delle parti seconde, ne consegue che l’unità fra i suoi stati, oltre che assoluta è inscindibile.

Chi è vita in assoluto è immobile emozione della sua Natura

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immobile                                                       immobile

emozione della sua Cultura                            emozione del suo Spirito..

Ne consegue che il Principio della vita è Motore immobile perché ha raggiunto il suo principio (la vita) ed è Motore mobile perchè nell’aver raggiunto il suo principio ha attuato il suo principio: la vita.

La Natura è la ragione del Bene

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La Cultura                                                   Lo Spirito

   è la ragione del Vero                               è la ragione del Giusto

 che corrisponde dallo stato di vita fra il Bene e il Vero.

Il Bene della Natura

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il Vero della Cultura                                il Giusto dello Spirito

sono i rami portanti in ogni morale (comunque religiosa o comunque no)perché nei principi del Principio fondono la loro promessa nella stessa terra: la vita.

I principi universali della vita sono tre

perché la Natura è Via

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la Cultura è Verità                                              lo Spirito è Vita

Nulla può offendere e da nulla si deve difendere, la Natura che colloca il proprio spirito (la propria forza) nella Cultura della Vita: la vita del Principio.Collocati nella vita del Principio (stato di infiniti stati dell’emozione del Suo spirito) nessuno è mai solo, ne mai abbandonato.

Campagna contro il fumo

Proposta a Pubblicità Progresso

Cortesi Referenti: mentre attendevo la cottura degli spaghetti mi sono acceso un’amata&odiata Benson. Fumandola, riflettevo sui pro e sui  contro. Li propongo nella forma di Campagna contro il fumo.

Slogan:

“Fumando si vede prima il Creatore”

Sia pure nel suo essere ironico, comunque il messaggio affronta e affonda varie questioni. Userei il Crozza che imita Francesco. Ideale sarebbe che a dir lo slogan fosse lo stesso Papa. Anche ogni persona socialmente riconosciuta potrebbe andar bene. Ad esempio: un politico, un artista, ecc, ecc. A proposta gratuitamente offerta, chiederei una citazione gratuitamente donata: “Da un’idea di lettereperdamasco.com” In alternativa il mio nome e cognome ma lascio a voi la decisione ultima.

Con i miei più cordiali saluti, Vitaliano.

in lettereperdamasco.com

 

Da: la Drita, consigliera preferita.

Cara Drita: dove l’era Dio, mentre la tera del Molise l’era come l’onda de un mare chel ga inquarcià de tuto fuorché el dolore?

ladritaCaro el me sior: na roba l’è certa! Dio no le’ ne la testa di chi fa le “case de carta”! Comunque sia el caso, cerchemo sempre fora del vaso quel che gavemo davanti al naso. Par quel che me riguarda, Lo trovo dentro la vita, anca dove le’ maggiormente aflita. El me dirà: se Dio lè amore, lè ben strano paradosso, trovarlo nel dolore. Occio, co’ le parole! Nel dolore ghe xe sempre l’Io! Le’ nel resto che trovo Dio.

Le ponderose

Lettera ad una madre

Ho scritto questo letterone quando non ero ancora proprietario di un pensiero culturalmente gestitibile In data Marzo 2020 ho alleggerito qualche punto. Temo, però, che la parte “scientifica” sia ancora con_fusa con l’intuitiva. Prima o poi  ne verrò a capo.

arosag

In ragione del nostro Spirito, siamo principi di vita: corrispondenza di stati fra Natura, Cultura., e Spirito Lo possiamo essere per la sola Natura qualora si origini un corpo, per la sola Cultura qualora si origini informazioni; per il solo Spirito qualora si origini forza. Ma, vita, è lo stato della corrispondenza fra infiniti stati di vita. Pertanto, anche dove si origini solamente Natura, o solamente Cultura, o solamente Spirito, comunque, indirettamente quando non direttamente, non si può non originare vita.

Io non sono stato un padre naturale. Tuttavia, comunicando le informazioni che hanno permesso a più di una vita di trovare parti della sua, posso dire di essere stato padre culturale. Siccome ciò che ho permesso ha dato forza a quella vita, posso ulteriormente dire di essere stato anche padre spirituale. Non solo. Per dare le informazioni che hanno dato forza, non ho potuto non accogliere la vita a cui l’ho data. Siccome l’accoglienza è il principio naturale, culturale e spirituale della donna, per questo posso dire di essere stato anche madre. Siccome vita è anche lo stato di infiniti stati di vita che si origina dalla corrispondenza fra la determinazione maschile e l’accoglienza femminile, non ti dico, infine, quante figure parentali, maschili e/o femminili, sono stato di volta in volta.

Questa multiforme proprietà dell’essere non è solo mia. A differenza di altri, ne sono solamente più cosciente. La determinazione naturale, culturale e, dunque, di vita, rende maschio l’ uomo. L’accoglienza naturale e la determinazione culturale e, dunque, di vita, rende femmina la donna. L’uomo non può non accogliere culturalmente ciò che ha determinato. In questo senso è anche culturalmente femmina. Se non lo è, non gestisce e partorisce, culturalmente e spiritualmente, la vita che ha deciso di proiettare. Così, la donna non può non determinare su ciò che vi è da accogliere. Se non lo fa, non proietta da sé la vita che ha accolto. Proiettandola, invece, è anche culturalmente maschio.

L’insieme della corrispondenza fra determinazione ed accoglienza, conforma la sessualità: maschile nell’uomo se sarà prevalentemente determinante, femminile nella donna se sarà prevalentemente accogliente. Ma, vita è lo stato di infiniti stati di vita. Allora, nello stato sessuale di prevalenza, (maschile e/o femminile) sia nell’uomo che nella donna si dirameranno dei secondari stati sessuali: gusti in amore e/o in amare. Quando questi gusti segnano la persona al punto da formarne l’identità, si hanno delle ulteriori figure sessuali: le cosiddette “diversità”. Il Principio della vita è il bene della Natura. Per corrispondenza di stati, il bene della Natura, diventa il vero nella Cultura ed il Giusto nello Spirito. Pertanto, siamo normali a noi stessi e nei confronti della vita sino al Principio, tanto quanto non si origina del male: dolore nella Natura, errore nella Cultura ed esaltazioni o depressioni nella forza della vita.

Sia nei confronti della vita personale, famigliare e sociale, il male, è mancanza di vita e, dunque, mancanza verso la Vita. Per questo, non può essere norma di vita. Allora, indipendentemente dalla sessualità, anormali alla vita sono quelli che coscientemente perseguono il male. Per quanto sostengo, lo stato della corrispondenza fra stati naturali, culturali e spirituali fra le due famiglie, (la personale e la sociale), dice quanto esse sono reciprocamente normali sia verso sé stesse che verso il Principio della vita.

Il Principio della vita è la vita che ha originato la vita. Non lo dico con altro nome, vuoi perché sarebbe invano, vuoi perché sarebbe vano. Qualora vi sia della vita, (individuale, famigliare quanto sociale), che diverge dal Principio della vita, (sia nella vita propria che nella vita altra, il principio della Vita sta nel comunicare vita in tutti e fra tutti gli stati della vita), non la vita in questione lo allontana, ma (tanto quanto coscientemente vuole ciò che lo separa dal gruppo di principio culturale) da sé quella si allontana.

Il soggetto che si allontana, (coscientemente o no che sia), decidendo di essere parte per sé stesso, necessariamente, diventa estraneo a quello di origine tanto quanto non vi corrisponde più. Prendere atto della separazione da estraneità può essere abbastanza “semplice”, ma, non tanto nell’attuarla. Vuoi per situazioni economiche, vuoi per altri vincoli. Fra questi (in chi si è separato) la paura di affrontare le inevitabili conseguenze che sono nelle sue scelte. Accertare in chi stia la paura (debolezza che indica la personalitù non ancora strutturata) e in chi (volente o nolente) stia la passiva accettazione da comunque normalizzato  non è mica tanto semplice. Non tanto per il sentire, quanto per il capire su quanto si sente. Che fare in questi casi? Direi tornando da capo, al principio della vita.

E il principio della vita è la Natura. Non sapremmo il concetto culturale di piacere e/o di dolore se la Natura, il corpo, non ce lo facesse sentire. Ciò che noi si sente, dunque, è informazione tanto quanto ciò che si sa, ma, a fronte di una cultura in confusione, la Natura non lo è mai. Infatti, essa sente il dolore e/o il piacere anche quanto la sua Cultura non sempre la sa nominare o sa riconoscerne le cause.

Ho detto prima che il dolore è male da errore. Ecco così, che anche non sapendo l’errore, comunque il dolore te ne segna la presenza. Al punto, ogni qual volta i corrispondenti non sappiano e/o vogliano far cessare il dolore da cause esterne (nodimeno interne) facendo cessare i dissidi da errore, non solo ciò rende giusta la separazione ma ne segnala la necessità.

Per perpetuare la sua vita e la vita, l’ uomo determina la Cultura femminile penetrandone la Natura. Il carattere che si origina dalla comunione fra la potenza del suo corpo, della sua mente e della forza della sua vita è detta virilità. Quando questo carattere è offeso da una opposizione, l’uomo si separa da ciò che offende il piacere datogli dal suo sé, appunto, la penetrazione – determinazione – proiezione dei suoi principi. Per farlo, non ci mette che il tempo di pensarlo. La cosa è ben diversa per la donna. Non tanto per il rapporto carnale fra madre e prole, quanto perché il principio della donna, (indole culturale e spirituale, naturale o comunque indotta che sia) è l’accoglienza, non la determinazione.

L’accoglienza comporta la presenza di una remissività spirituale che, oltre che la fisica, conforma quella mentale. La remissività spirituale, (cosa ben diversa dalla passività spirituale in quanto la remissività è attiva perché implica la volontà di esserlo), è l’ulteriore motivo per cui una donna si separa molto difficilmente dalla vita e/o da degli stati di vita che ha accolto. Data la determinazione come carattere e piacere maschile, l’uomo è una forza proiettiva. Diversamente, data l’accoglienza come carattere e piacere femminile, la donna è conservante più che proiettiva.

Essendo prevalentemente conservatrice, non può non conseguirne che i tempi di elaborazione delle informazioni della donna sono più lunghi di quelli dell’uomo. I diversi tempi dell’orgasmo sessuale confermerebbero quanto sostengo sui diversi modi di affrontare la vita dell’uomo e della donna.

Quando per motivi personali e/o sociali una donna non può non separarsi dalla vita che ha originato perché accolto, può anche vivere la divisione con un dolore che può giungere a colorarsi di colpa. Il Senso della Colpa, si origina dalla somatizzazione di una depressione nella forza della vita: lo spirito. Questa depressione può avere infinite cause. Fra le prevalenti: dei dubbi circa il ruolo di femmina, (per quanto riguarda l’accoglienza naturale dell’uomo), e/o di donna per quanto riguarda l’accoglienza culturale, sempre dell’uomo. I dubbi su di sé e/o i rifiuti dell’accoglienza naturale, quanto culturale e spirituale dell’uomo, (amante, marito e padre) rischiano di ombrare la qualità dell’accoglienza della prole verso chi l’ha principiata. L’ombratura da incertezza può originare dei rifiuti: totali o parziali che sia.

Ogni successivo atto riparatore su quell’incertezza potrebbe renderti soggetta a ricatti affettivi: ricatti di maggior presa tanto quanto si basano (o li basi) su sensi di colpa. Una mente che entra in questo girone di dubbi e/o di ricatti, rischia di non venirne più fuori! Pertanto, fermiamo le macchine! E’ ben vero che potresti anche essere la sciagurata che ha tradito tutto e tutti, ma, di te, (come di tutti), si può dire anche vero, che la Vita si è servita della tua, per poter dettare a tuo figlio il problema che deve risolvere: trovare sè stesso/a. Allora, dove starebbe la colpa da separazione, dal momento che potresti anche essere un messaggero della vita che separa ma per diversamente unire? Nel dubbio, credo sia giusto rimandare i processi su di noi a quanto potremo capire di più, non prima. Se il farlo prima non ci da che dolore, allora, nel processo che ci facciamo non ci può essere verità, in quanto il dolore, comunque, segna l’errore.

Luglio 2006

piuma