Cari uomini e caro te

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La Donna, cari uomini, è la “costola” che accoglie la vostra vitalità e ne fa una ragione di vita ma, mentre la vostra vitalità le giunge per la ragione de qualche scorlon, (quando non, per qualche illusion e poi, generalmente, finire lì) la ragione della donna porta avanti la vostra vita, per mesi prima, e per la vita dopo. Nell’ovvia differenza, non può non risultare che la Donna è un animale più complesso dell’animale uomo. Come, complessivamente, amare la donna, oltre ai sempre più calanti quattro scossoni nella vostre parti basse? In un suo post, R. ha elencato una serie di modi. Non avendo al sua cultura sarò più sintetico: la Donna va amata come amate voi stessi! Non vi amate abbastanza, tanto da saper amare abbastanza? Allora andate a Figa! Male non fa! Sono certo che vi state dicendo: ma come si permette sto’ Finocchio di mettere lingua in argomenti che non lo riguardano?! Cari uomini, quando la smetterete di sindacare sul dove l’Omosessualità mette il suo sedere, io la smetterò di sindacare sul dove (ma, soprattutto sul come) voi mettete il vostro potere!

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Settembre 2006

Cardini e Cardinali

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Con un condomino non particolarmente brillante oggi ho parlato della minaccia a don Bagnasco. Diceva, il condomino: pensa, Vitaliano, stì schifosi, i ga mandà na’ pallottola al cardinale! Mentre parlava, vedevo uscire la C di cardinale, sempre più grande da quella bocca. La grandezza della C diceva il genere di sudditanza al titolo di Cardinale di quell’uomo. Non da oggi, più è grande un titolo, più orgogliosi i servi! A dirla fra di noi, mi era venuta la tentazione di domandargli se sapeva cosa significava Cardinale, ma non ho osato: far fare la figura del fesso a chi ti paga lo stipendio: quasi mai è buona politica.

Cardinale deriva da cardine: base, sostegno, fondamento, per lo più di una concezione o di un organismo di notevole importanza. [ Devoto – Oli ]

Nelle porte, vi è un cardine in alto ed uno in basso. Simbolicamente parlando, di un Cardinale, quindi, lo si può dire, fondamento di due ragioni: quelle del cielo e quelle della terra. Quale la Ragione fra Cielo e Terra? I cardini sostengono l’uscio. Sempre simbolicamente parlando, possiamo dire che sostengono la porta (chiamiamola verità) che apre o chiude il passaggio fra i due Regni. Una porta si può aprire per spinta, o usando la maniglia. Possiamo dire, pertanto, che anche la porta della Verità si può aprire allo stesso modo: per spinta, o per impugnatura. Vedo l’apertura per spinta, come una forzatura della porta, (e, quindi, della Verità) sia che la si spinga posando la mano in alto, (cioè, a favore del Cielo) come posandola in basso, cioè, a favore della Terra. Lo vedo, perché spingendola in alto si forza il cardine in basso. Lo vedo, perché spingendola in basso, si forza il cardine in alto. Allora, dove è più giusto posare la mano sulla porta fra i due Regni? Direi, dove, in genere, i Cardinali non manomettono i cardini.

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Maggio 2007

La colpa

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La colpa si prova nel dissidio fra conoscenza e coscienza. Sia di quelle apprese perché sentite, che di quelle sentite ma non apprese, coscienza, è il luogo delle emozioni naturali, culturali e delle vitali se danno vita, o non vitali se non danno vita come anche se danno dolore.

Ogni qualvolta il bene (Principio della vita della Natura) si separa dal vero (Principio della vita della Cultura) la forza dello Spirito (vitalità della Natura e vita della Cultura) entra in sofferenza. Secondo lo stato della separazione dal bene, la forza della vita (lo Spirito) somatizza il male dato dalla sofferenza derivata dalla separazione. Lo Spirito somatizza il male con la depressione o con l’esaltazione. La depressione indica falsità nella vitalità della Cultura della Natura: il corpo. L’esaltazione indica falsità nella vita della Natura della Cultura: la mente. Il male, dolore naturale e spirituale da errore culturale è mancanza di vita tanto quanto è sofferenza naturale, culturale e spirituale. Mancanza di vita è recessione della sua forza. La recessione della forza dello Spirito segna di vuoto i valori della vitalità della Natura e, corrispondentemente, quella della vita della sua Cultura. Nello stare male per carenza di vita data dal vuoto dei valori nel corpo e nella mente, la Natura (sistema del sapere secondo sentire) comunica alla Cultura (sistema del sentire secondo sapere) il senso della colpa data dal vuoto dei valori conseguenti alla mancanza verso lo Spirito: sistema della vita secondo la sua forza. Nella colpa, il giudizio che la Natura da alla sua Cultura come quello che la Cultura da alla sua Natura consiste nelle emozioni di dolore che essa prova. Sia nella vita propria che fra la propria ed altra, gli stati della colpa da dissidio verso la vita sono corrispondenti agli stati di separazione dal suo Principio: Il bene nella Natura, il vero nella Cultura ed il giusto nello Spirito. Si somatizza la colpa per la mancata corrispondenza fra gli stati del bene nella Natura, del vero della Cultura e del giusto per lo Spirito, o come depressione o come esaltazione. La si avverte nel corpo se ad essere depressa e/o eccitata è la Natura del bene. Nella mente, se ad essere depressa e/o eccitata è la Cultura del vero. Nella vita, se ad essere depressa e/o eccitata è la Cultura del Giusto: lo Spirito. Si distingua il calo della vitalità di origine naturale (variamente motivata) dal calo della vitalità per il dolo (comunque mosso) da errore morale e/o spirituale. La con_fusione fra le due emozioni ha permesso ai tentati da ogni genere di potere di strumentalizzarne l’uso.

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Il dolore è immunodepressivo

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Tutte le menti incerte per dolore possono patire il rischio di con_fondersi nella sofferenza dell’identità che stanno ausiliando: tanto più se amata. Come un soccorritore fa in modo di non essere travolto dal panico di chi sta affogando, così, per non farsi travolgere da analogo gorgo, un soccorritore per amore deve tener separata la sua identità da quella del dolente. Come? Direi, avvicinandosi al dolore altrui solo dopo aver messo le emozioni proprie sotto altra ragione.

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Luglio 2007

L’affine Cultura scosta

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la diversità posta dalla Natura. Cercavo solo una parola non consumata quando ho scritto “scosta”, ma “vedendola e mirandola” mi sono reso conto, infine, di quanto contiene. All’Identità non nega nulla, anzi, la favorisce.

Neanche nega nulla alla naturale sessualità, anzi, ne favorisce la verità. Non nega nulla e non muta nulla all’originale Natura della persona, infatti: solo scosta da quanto gli impedisce il passo. Se l’affine Cultura scosta la diversità posta dalla Natura, allora, anche tutte le visioni secondo Natura, vengono scostate. Il Cristo evangelico ebbe a dire (o dicono che abbia detto) “andate e moltiplicatevi”. Non mi risulta concessione d’amore più divina. Alla storia del mondo risulta invece, quanto sia stata strumentalizzata per fini di un potere senza alcun cristianesimo: naturale a parte. Per cristianesimo naturale intendo il bene che strumentalizza il vero per lo scopo di sottomettere lo spirito. L’affermazione in oggetto non intende negare in alcun modo quanto è pervenuto e ancora perviene dalla visione basilarmente naturale della vita: quello che è stato è stato. Direi giunta l’ora, però, di elevare l’invito del Cristo al principio culturale della vita: il Vero. L’affinità culturale nel Vero indicato dall’amore, infatti, permette di moltiplicarla senza censure, perché permette l’universalità che annulla la diversità. Mi piace pensare a un Cristo della stessa idea.

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Il senso dell’Infinito

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Il senso dell’infinito è IO + Messo dopo il + quello che comprendi e conosci ottieni, il senso umano dell’infinito. Messo dopo il + quello che non puoi comprendere e non puoi conoscere, cominci a sentire il senso divino dell’Infinito. Da questa aerea visione, si scende per mezzo di una scala: il senso di Adamo, il nato dalla terra.

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Universale e particolare

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Il principio dell’uguaglianza di stato (di stato non della condizione dello stato) che è fra Immagine e Somiglianza, è stato il filo guida che mi ha permesso di trovare il denominatore comune (l’universale) di ambo le vite. La stessa operazione culturale che ho fatto io, la fa chi, non potendosi portare a casa il Monte Bianco per studiarlo (ovviamente) cerca il comune principio fra l’universale (il Monte) ed il particolare: un suo sasso. Se lo trova nel calcare, è chiaro che studiando il calcare del sasso di quel monte studia il principio del Monte: sasso più grande. Il comun denominatore fra la vita del Principio e la nostra (il calcare del Monte come nel sasso) l’ho trovato negli stati della vita (Natura, Cultura, Spirito) della Somiglianza. Da questi, sono risalito ad un Principio (il Monte) che se è Immagine della vita, non può non essere fatto che dagli stessi stati del sasso che ha originato a sua somiglianza.

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Luglio 2006

Normalità

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Normale, è chi segue l’insieme di regole redatte sia a favore del cittadino che della società. Nella data società, non a tutte le persone è di adatto portamento l’abito sociale precostituito. Al che, ad alcuni risultano lunghe le maniche e ad altri corti i pantaloni. Così, vuoi per correggere la giacca, vuoi per correggere i pantaloni, ognuno si rifà l’abito secondo sé. L’alterno modello non sempre è approvato dal sarto sociale: lo Stato. Basta la non approvazione del Sarto per rendere anomali quei modelli? Basta, se lo Stato si dice che Parigi (la riuscita dei suoi intenti di potere) val bene una messa, cioè, il dolore che procura facendo indossare a tutti lo stesso abito? Ognuno di noi è via della vita. Infiniti gli stati della vita e quindi, infinite le vie ma nessun Stato sopravvivrebbe se non ponesse l’infinito dentro il suo finito. E’ normale? Se non è funebre la messa che vale Parigi, si.

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Giugno 2008

Particolare e universale

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Un sasso e un monte hanno analoga verità nell’essere ambedue calcare. Alla stregua, nella ricerca di verità fra il nostro stato della vita (la particolare) e lo stato della Vita (l’universale) ho trovato il comune “calcare” nello Spirito: forza della vitalità naturale e potenza della vita culturale, sia in Basso (nel nostro stato di vita) che in Alto: lo stato del Principio della vita comunque lo si pensi,  lo si creda, lo si nomini, o lo si ignori. Siccome la forza del Principio (il suo Spirito) è in ogni stato della vita che principia, l’Alto (Immagine della vita) e il Basso (la vita a quella somigliante) sono in ogni dove: indissolubilmente.

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Lettera ad un IO confuso

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Poiché la Natura sente ciò che la Cultura sa, la Natura è via della vita della Cultura. Poiché la Cultura sa ciò che la Natura sente, la Cultura è via della vita della Natura. Lo Spirito è via della vita perché è la forza della Natura che corrisponde alla sua Cultura.

Nella vita (stato di infiniti stati dello spirito che si origina dalla relazione fra Natura e Cultura) la corrispondenza fra gli stati è via della destinazione di sé verso altro sé. Ciò che la motiva è la simpatia. Vi è simpatia verso una Natura e/o la Natura; vi è simpatia verso una Cultura e/o la Cultura; vi è simpatia verso una vita e/o la Vita. Nella simpatia, la Natura desidera ciò che dell’altro sente; la Cultura desidera ciò che l’altro sa; la vita desidera ciò che dell’altro vivifica il suo spirito. La simpatia ha tre stati di percezione: nel primo stato, la si sa perché la si sente ma non si sa perché la si sente. Il primo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Cultura della Natura: il soma. Di una simpatia, in quanto se ne conoscono i motivi culturali nei naturali, nel secondo stato di percezione si sa perché la si sente. Il secondo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Natura della Cultura: la vita. Quando la Natura degli stati corrispondenti sentono ciò che sanno e la loro Cultura sa ciò che sentono, la simpatia è propria dello Spirito: forza della vita e terzo stato di conoscenza da simpatia. La simpatia è proprio ed altro desiderio di vita: essa, nella vitalità che motiva, è la via che sostiene la corrispondenza degli stati in moto di destinazione verso la meta naturale, culturale e spirituale propria ed altra. La simpatia veicola gli stati della personalità individuale, sociale e spirituale verso sentimenti affini. La meta di prevalenza della destinazione degli infiniti moti di vita cui si corrisponde per simpatia segna di sé il destino.

Come evadere dal vago: a Paola R.

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Attua la comunione

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Attua la comunione, tutto ciò che pone gli stati della vita, quanto la vita, in corrispondente relazione di somiglianza con l’Immagine: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito. Perché vie educative che conducono all’Immagine della vita, l’amore e la comunione fra gli stati del Suo Principio sono magistrali per quelli a sua Somiglianza: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito.

Magistrale è tutto ciò che dagli stati trinitario – unitari del Principio perviene a conformare e a confermare gli stati trinitario – unitari dell’immagine a sua somiglianza. L’Amore è lo stato sostanziale del Principio. La Comunione è lo stato sostanziale dell’immagine a sua somiglianza. Immagine del Principio della vita è l’amore fra ciò che gli è prossimo proprio: i suoi stati. Immagine del Principio della vita è comunione di se con ciò che gli è prossimo del se altrui. La comunione personale è la via educativa che conduce all’amore di se. La comunione con il sociale è la via educativa che conduce all’amore sociale. La comunione con la vita e la via educativa che conduce all’amore verso il suo Principio. In ogni stato di vita la comunione di ciò che è prossimo proprio è la relazione magistrale che struttura l’identità personale. La comunione di ciò che è prossimo proprio con il prossimo a se dell’altrui prossimo, è la relazione magistrale che struttura l’identità sociale. La comunione di ciò che è prossimo proprio con ciò che è prossimo alla Vita ( il tutto dal Principio ) è la relazione magistrale che struttura l’identità spirituale.

Indipendentemente dallo stato della comunione ogni stato di comunione sta su uno stato di abnegazione. Secondo lo stato di vita dei principi naturali, culturali e spirituali dell’abnegante, vi è abnegazione verso stati della vita e vi è abnegazione verso lo Stato della vita. Indipendentemente dallo stato dell’abnegazione e/o delle sue finalità, poiché l’abnegazione permette la comunione e la comunione e via dell’amore per la vita sia nel particolare che nell’Universale, ciò che si abnega permette la vita in tutti gli stati della vita. La vita è permessa dall’Amore, permesso dalla Comunione, permessa dalla Fede, che permette la vita, permessa dall’Amore. La fede nella Vita è realtà sussistita dall’amore e dalla comunione. Su questa realtà, la Natura, la Cultura e lo Spirito sono il trinitario – unitario tramite dello stato spirituale nello stato della vita umano e sociale. Il Principio della vita è lo stato supremo della Comunione data dall’Amore fra i suoi stati. Il Principio della vita, è; Il Principio della vita è ciò che è; La vita che è ciò che è non può non avere la Natura di ciò che è. Non vi è principio di vita se l’essere che è non sa ciò che è. La vita che sa ciò che è ha la Cultura di ciò che è. Lo stato che sa ciò che è, ha vita (forza di Spirito) tanto quanto sa ciò che è.

Poiché l’immagine della vita che è conseguita dal Principio è Natura, ha Cultura ed ha vita ( forza dello Spirito ) in ragione della corrispondenza fra i suoi stati, allora la Natura, la Cultura e lo Spirito sono l’Immagine del Principio della Vita da cui si origina ogni somiglianza. In ragione del proprio Spirito, il Principio della vita non può non essere che lo stato di ciò che è per quanto la sua Cultura sa di ciò che la sua Natura sente. Secondo il proprio stato (quello del Principio e quello principiato) e dato ad ognuno il proprio stato: supremo in quello del Principio, a sua somiglianza nel nostro principio. Se così è per la vita originata (la Somiglianza) lo stesso non può non essere della vita del Principio: l’Immagine. Poiché, vita, è rapporto di corrispondenza fra Natura, Cultura e Spirito sia nello stato supremo che nell’ultimo allora, fra la vita del Principio e la vita che ha principiato vi è il principio dell’uguaglianza detto dal rapporto fra Immagine e Somiglianza. Così, data l’Immagine del Principio, la Natura della vita a Sua somiglianza ” è ciò che è “; la Cultura della vita a Sua somiglianza ” è ciò che sa “; lo Spirito è la forza che corrisponde dalla vita di ciò che la Natura è per ciò che la sua Cultura sa. Dato al Principio della vita lo stato di Natura, Cultura e Spirito, il Principio ha stato trinitario. La trinitaria corrispondenza fra gli stati del Principio è l’unità del Principio. Il Principio, Natura che sa la propria Cultura per la vita intercessa dallo Spirito, non può non sapere ciò che gli somiglia.

Se non sapesse ciò che gli somiglia, non saprebbe il suo principio, la vita, e non potrebbe principiarla. Essendo vita, il Principio, il principio della vita dato alla Natura non può essere che il bene; il Principio della vita dato alla Cultura non può essere che il vero; il Principio della vita dato allo Spirito non può essere che il giusto. La Natura del Principio della vita è la Cultura del bene. La Cultura del Principio della vita è la Natura del vero. Lo Spirito del Principio della vita è la Natura della Cultura del Giusto. L’Immagine del Principio della vita è il Bene della Natura, il Vero della Cultura ed il Giusto dato dalla forza (lo Spirito) che corrisponde fra il Bene ed il Vero. Se il Principio che è vita della Natura nella Cultura per lo Spirito non fosse la Natura del Bene, il Bene non sarebbe il Vero perché non giusto allo Spirito: forza della vita tanto quanto essa è nel bene per ciò che è vero al giusto. Nel bene, nel vero e nel giusto, la Natura sente ciò che la Cultura sa, ed ha corrispondente Spirito per quanto sente di ciò che sa. Poiché vi è un solo Principio, l’immagine a Sua somiglianza non è il Bene, il Vero ed il Giusto ma è nel bene che da lo stare bene, nel vero che da l’essere veri e nel giusto che da il giusto stare. Poiché il Principio sapendo se stesso sa la somiglianza, è Cultura di immagine e di somiglianza. Una immagine corrisponde al Principio, secondo lo stato di somiglianza. L’Essere della Somiglianza conforma e conferma il proprio stato nell’essere del Principio secondo la corrispondenza degli attributi che lo identificano ad immagine del Principio.

Lo stato dell’immagine a somiglianza del Principio, muta secondo i termini dell’alleanza (comunione perché amore) con lo stato del Principio. Ogni scissione nella corrispondenza fra il Principio e l’immagine a Sua somiglianza è separazione di somiglianza dal Principio quanto separazione di somiglianza nella propria immagine e fra immagini a somiglianza del Principio. Non essendoci altro stato al di fuori dell’Immagine della vita, non vi può essere altro stato al di fuori del Principio di ogni immagine a sua somiglianza. La corrispondenza fra gli stati trinitari, segna il vivere dell’Essere. L’Essere vive il Principio della vita (la vita) tanto quanto corrisponde all’Immagine della vita che lo attua. La Natura, la Cultura e lo Spirito del Principio della vita (la vita) originano la vita della Natura per la Cultura della forza data dallo Spirito. Natura, Cultura e Spirito, ognuno per il proprio stato, sono la realtà che è. La relazione di corrispondenza fra gli stati, attiva la realtà che è in realtà che vive. Lo stato dell’essere corrispondentemente sussiste lo stato del vivere. Lo stato del vivere corrispondentemente sussiste lo stato dell’essere. La realtà dell’essere, è arbitrata dagli stati di corrispondenza fra gli stati del suo stato.

Il Principio della vita (la vita) è il dato trinitario reale della relazione di corrispondenza che sussiste l’immagine a Sua somiglianza. L’immagine della vita a somiglianza del Principio è il dato reale della relazione di corrispondenza che sussiste ogni Sua somiglianza. Non esiste relazione di sussistenza della vita a somiglianza dell’Immagine del Principio poiché non vi è attributo che il Principio non sia. La relazione di sussistenza data dal Principio vivifica l’immagine della vita che persegue ciò che del Principio la sussiste. L’Essere della Natura è a immagine della sua Cultura. L’Essere della Cultura è a immagine della sua Natura. L’Essere dello Spirito è a immagine della forza della vita della Natura nella corrispondente Cultura. L’Essere discerne secondo lo stato di coscienza: luogo di tutto ciò che è a sua conoscenza. Il discernimento è il frutto dell’analisi dei dati della Natura nella corrispondente Cultura secondo l’arbitrio dato dallo Spirito. Il discernimento è l’esame che eleva i valori della conoscenza nella coscienza. L’essere è coscienza di ciò che è ( forza della vita ) per ciò che la sua Natura sente di ciò che la sua Cultura sa. Per ogni stato, dato ad ognuno il trinitario stato, la coscienza dello stato è l’io trinitario di quello stato. La coscienza di se è via di somiglianza con la coscienza della Vita: Immagine che comprende ogni vita a Sua somiglianza. Immagine della coscienza della vita è consapevolezza del Principio: Natura, che nella corrispondente Cultura, vive secondo la forza del suo Spirito. La Natura della vita della Somiglianza, è la via che porta alla coscienza della Natura della vita (il corpo) del Principio. La Cultura della vita della Somiglianza è la via che porta alla coscienza della Cultura della vita ( la mente ) del Principio. La forza della vita della Somiglianza è la via che porta alla coscienza della forza della vita del Principio: lo Spirito. Il bene nella Natura è via della verità nella Cultura.

Il vero nella Cultura è via del bene nella Natura. La forza della vita (lo Spirito) è via del bene della Natura nel vero della Cultura. Il Giusto è lo Spirito della vita che nel bene della Natura è via della verità nella Cultura. Tutto ciò che è via della verità è vita. Poiché Il Principio è figura originante, il Principio è identità originante. Poiché ciò che è a sua Immagine e Somiglianza è Figura che deriva dal Principio, ogni sua Somiglianza ha stato dell’Identità del Principio. Nell’identificazione con il Principio della vita vi è la conforma dell’essere e la conferma dell’esistere. Ogni somiglianza tende al Principio di ciò che l’Immagine è: bene della Natura, vero della Cultura e giusto dello Spirito. Nel Principio di ciò che l’immagine è, vi è l’identificativa immagine di ciò che la Somiglianza è. Il Principio è il bene: la Somiglianza è nel bene. Il Principio è il vero: la Somiglianza è nel vero. Il Principio è il giusto: la Somiglianza è nel giusto. La Somiglianza, che alla conoscenza non si conforma alla conferma data dal Principio, sosta lo stato di somiglianza sostando le corrispondenze con l’Immagine. La sosta segna l’arresto dell’elevazione verso il Principio del principio: la vita. Il Principio (vita di ciò che è per ciò che sa di ciò che sente) indica all’immagine a Sua somiglianza ciò che è per ciò che sa in quanto sente. Poiché il Principio è maestro di vita ogni immagine a sua somiglianza che si riferisce alla Sua vita è maestra di immagine e di somiglianza. Perché sovrana concordanza degli stati trinitario – unitari di Natura, Cultura e Spirito il Principio è Immagine della Norma dello spirito detta dal Suo. Tutto ciò che pone in comunione con il Principio della vita ( vitalità nella Natura, vita nella Cultura, giustizia nello Spirito ) è secondo Norma. Secondo la forza del proprio stato di spirito, anormale è tutto ciò che nega e/o divide dalla Norma.

La Somiglianza, che è per la corrispondenza fra i trinitari stati dati dall’immagine del Principio, è nella Norma secondo quanto la personale Figura, corrispondendogli, vi si colloca con la vita naturale, culturale e spirituale del proprio stato e con quello sociale che gli è proprio. Lo stato di vicinanza ( prossimo ) o di lontananza ( non – prossimo ) dal Principio, conferma o differenzia ciò che è a Sua immagine e somiglianza. Gli stati di vicinanza o di lontananza sono stati di infiniti stati di vita, corrispondenti o non corrispondenti secondo lo stato di coscienza che l’immagine della Somiglianza ha dell’immagine del Principio. Lo stato della coscienza data dal discernimento è parametro dello stato della somiglianza data dalla corrispondenza con l’immagine del Principio. Ogni genere di aprioristica convenzione sul Principio della vita lede la corrispondenza fra gli stati del Principio e quelli a Sua somiglianza. Ogni ogni aprioristica convenzione sta su una alienazione. Sia dello stato umano per lo stato umano, sia dello stato umano per lo stato sociale, sia dello stato umano per lo stato spirituale, alienare l’io da se è separarlo dalle corrispondenze che permettono l’unità della sua trinità. L’alienazione è l’esistenziale ferita che divide l’essere dal suo vivere. La Somiglianza che è stata alienata di una parte di se, compensa lo snaturamento avvenuto con ciò che supplisce lo stato alienato. Sono convenzionali compensazioni di un essere alienato dalla sua Natura, e/o dalla sua Cultura e/o dal suo Spirito (dalla forza della sua vita) quanto convenzionalmente reintegra la sua Natura, e/o la sua Cultura e/o la sua vita. Quando sulla Natura o sulla Cultura, si conviene con principi che non corrispondono allo Spirito, si convenziona la vita. Diversamente da ogni convenzione, la corrispondenza di vita sia nella propria che della propria con altra è la relazione che permette di costituirsi secondo propri parametri. A corrispondenza di stati trinitari corrisponde integra l’immagine data dalla somiglianza con il Principio. Ogni relazione corrispondentemente trinitaria è norma e normalizza. Dalla misura dell’integrità proviene misura di diversità. La misura della diversità è misura dell’unicità. Dato ad ognuno il proprio stato e secondo lo stato del proprio stato, produrre vitalità nella Natura (propria e/o altra) e vita nella Cultura (propria e/o altra) significa seguire il principio dello Spirito: versare del bene alla vita per quanto giusto alla sua forza.

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Mi rendo ben conto

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Dolore, è il sostantivo del male.

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Dolore, è il sostantivo del male naturale e spirituale da errore culturale, ma per quanto di controverso percorso, comunque, ogni via è destinata alla verità del giusto Spirito: dove non secondo Cultura, secondo Natura. Non procede secondo Natura, secondo Cultura e neanche secondo Spirito, la via che al bene reca la voce del Male: contro i principi della vita, dolore da massimo errore.

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Del Dolore e Del Lutto

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La Cultura della Natura (il corpo) sente dolore tanto quanto la Natura della Cultura (la vita) è ferita. In ragione della corrispondenza fra gli stati, ogni ferita nel corpo (luogo della Natura della vita) diventa ferita nella mente (luogo della Cultura della vita) ed ogni ferita nella mente diventa ferita nel corpo. Ogni ferita nel Corpo della Mente ferisce la forza della vita: lo Spirito.

Sentire è il principio della Natura. Sapere è il principio della Cultura. Secondo lo stato della corrispondenza fra il sentire della Natura ed il sapere della Cultura, lo Spirito è il principio della vita che ne corrisponde. Il Bene è il principio della vita della Natura. Il Vero è il principio della vita della Cultura. Lo Spirito, è il principio della vita del Giusto che nel Bene corrisponde al Vero. Nella corrispondenza fra gli stati della vita, ciò che la Natura sente è ciò che essa sa; ciò che la Cultura sa è ciò che essa sente. Ciò che la Natura sente e la sua Cultura sa è vita (forza dello Spirito) per quanto sente e sa. Il dolore, (male naturale e spirituale per l’errore culturale) è, quindi, una mancanza di vitalità e di vita causata da corrispondenze erronee, vuoi del dolente, vuoi subite dal dolente.

Lo Spirito è ferito quando la sua forza è depressa o eccitata. Dal dolore nella Natura si origina l’urlo. Dal dolore nella Cultura si origina il pianto. Dal dolore nella forza della vita si origina il lutto. Come la vita è stato di infiniti stati di forza, così, il lutto, è lo stato di infiniti stati di sofferenza. Il lutto è afflizione naturale, culturale e spirituale della Natura della Cultura della vita, mortificata nel corpo, nella mente e nello Spirito: forza della vitalità della Natura e vita della Cultura. Vi è dolore nella vitalità della Natura quando per propria e/o derivata causa, ad essere mortificato è il suo sentire il bene. Vi è dolore nella vita della Cultura quando per propria e/o derivata causa, ad essere mortificato è il suo sapere il vero. Vi è lutto nella vita quando per propria e/o derivata causa, ad essere mortificata è la forza dello Spirito: vita che riconosce ciò che è giusto perché, nella giustizia, il vero non può corrispondere che con il bene. Da ciò ne consegue che la Natura è via della verità della Cultura della sua vita. La verità è nella tacitazione dei dissidi. Tanto quanto sono conflitti, i dissidi nella vita della verità sono la Cultura dell’errore. Tanto più è considerevole la perdita del bene nella Natura, del vero nella Cultura, e nella forza della vita e tanto più è rilevante lo stato del lutto. Tanto più, ciò che ha provocato il lutto è rilevante e tanto più la ferita allontana dalla vita. Tanto più una vita è lontana dal suo principio (il bene nella Natura, il vero nella Cultura ed il giusto nello Spirito) e tanto più è vicina al male: principio del dolore nella Natura, dell’errore nella Cultura e dell’ingiustizia nella forza della vita. Nel Dolente, la sofferenza separa ciò che è bene dalla sua Natura, ciò che è vero dalla sua Cultura e ciò che è giusto dal suo Spirito. Secondo lo stato del lutto, una sofferenza può allontanare la forza di una vita anche sino al punto da fermarla.

Quanto una sofferenza è tale da prevaricare una vitalità, a decidere di allontanarsi dalla vita, può essere lo stesso Sofferente. In ragione dello stato del patimento, il Sofferente può fermare la corrispondenza di vita o con parti quanto il tutto di se e/o con parti quanto il tutto che gli è prossimo. Tanto il sofferente è separato da se stesso e dalla vita e tanto il suo lutto è febbre. Come la febbre non è malattia ma indicatore di patologia, così, lo stato del lutto, dice lo stato di separazione dalla vita. Ogni stato di separazione dalla vita ha in se uno stato di morte. Tanto quanto una vita è in lutto e tanto quanto questo stato è soglia di mortalità. La mortalità data dagli stati in lutto, può motivare delle affezioni nel corpo, (luogo della Natura), nella mente, (luogo della Cultura) nella forza della propria vita: luogo dello Spirito. Il lutto nello Spirito (sofferenza nella forza della propria vita) è causa della debolezza dell’essere e dell’esistere. Ciò che discerne sugli stati da porre in vita (comunione d’amore fra i suoi stati) è il giudizio, ma, nel lutto l’arbitrio delira, così, il bisogno di vita leso nel giudizio dal lutto, non può porre in atto che la vita che c’è: comunione con il dolore la dove non trova quella con l’amore. Quando ciò succede, la Persona si allontana dal suo bene anche al punto da avere nel solo dolore il suo punto di riferimento. Il dolore, anche quando fa essere perché comunque fa sentire, comunque non può non essere che uno stato di morte. Non può non esserlo, perché ogni separazione fra bene e bene (fra vita e vita) è dolore; ogni dolore è lutto; ogni lutto è separazione dalla vita ed ogni separazione dalla vita è morte nella vita. La comunione con il dolore, corrispondenza che secondo lo stato di unione può anche diventare amore, è un sentimento verso la morte e/o le cose morte.

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Lo Spirito – 3a Stesura

atestpostSpiritualità è il rapporto di corrispondenza con i principi della vita. Lo Spiritismo è rapporto con i portatori dei principi della vita. Poiché vi è Spirito (forza della vita) umano quanto sovrumano, allora, vi è rapporto fra forze della vita (spiritismo) non solo fra l’umano ed il sovrumano, ma anche fra umano ed umano. La corrispondenza di spirito, sia nel piano naturale che in quello soprannaturale, avviene in ragione della somiglianza di vita, e quindi, della corrispondenza di spirito. Vita, è il Principio della Natura della Cultura della forza dello Spirito. Lo Spirito è il principio della vita della Natura che corrisponde con la sua Cultura. Non vivifica la Natura una Cultura senza Spirito. Non vivifica la Cultura una Natura senza Spirito. In assenza di corrispondenza fra Cultura e Spirito, la Natura è materia.

Lo Spirito da vita e la vita da spirito. La forza dello Spirito dipende dalla condizione della vita ma la condizione della vita dipende dalla forza dello Spirito. Lo Spirito da vita ma la vita che si origina dalla sua forza calibra il suo stato di spirito secondo lo stato della corrispondenza fra gli stati naturali, culturali e spirituali propri. Lo Spirito che calibra la vita secondo la sua forza, arbitra la Cultura della Natura (il corpo) della vita di cui ha calibrato la forma. Lo Spirito che per mezzo della sua forza arbitra sulla forma calibrata non può non esserne il giudice. Uno spirito calibro, arbitro e giudice, non può non essere il mediatore di ciò che calibra, arbitra e giudica. Secondo lo stato della corrispondenza fra gli stati, lo Spirito che da la sua forza alla vita che la riceve secondo la propria, è il calibrato calibro della vita che origina. Lo Spirito che è calibrato dalla vita che lo riceve secondo la sua forza è l’arbitrato arbitro della vita che ha calibrato. Lo Spirito che è l’arbitrato arbitro dalla vita che lo riceve secondo la sua forza è il giudicato giudice della vita che ha giudicato.

Lo Spirito è Natura della Cultura del Giusto. Il Giusto, è la forza corrispondente dalla relazione fra il bene nella Natura ed il vero nella Cultura.

La Natura della vita è la via della sua Cultura. La Cultura della vita è la via della sua Natura. Lo Spirito della vita è la la via della sua forza.

Sentire è il principio della Cultura della Natura. Sapere è il principio della Natura della Cultura. Vivere, è il principio della forza della Natura che corrisponde con la forza della sua Cultura.

Principio della Natura della Cultura della vita è la vita del Principio: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito.

Lo Spirito è la forza che determina lo stato naturale della vita. La vita è la forza che determina lo stato culturale del suo spirito. La forza della vita sino dal Principio (lo Spirito) determina la Cultura della Natura (il corpo) della vita che ha originato. La forza della vita sino dal Principio, determina la Natura della Cultura (la mente) della vita che ha originato.

Lo Spirito determina dando forza: bene per la Natura. Poiché ciò che non è bene alla Natura non può essere giusto alla vita in quanto falso alla sua Cultura, lo Spirito che da forza, determina la vita: giustizia per quanto è bene per la Natura e, necessariamente, vero per la Cultura. Dato ad ognuno il proprio stato e secondo lo stato del proprio stato, perseguire il bene nella Natura (propria e/o altra) ed il vero nella Cultura (propria e/o altra) significa seguire il principio dello Spirito: dare alla vita ciò che è giusto alla sua forza.

Lo Spirito soprannaturale è la forza della vita che, sino dal Principio, l’ha originata secondo la Natura (la forza) della sua Cultura: la vita. Lo Spirito naturale è la forza della vita che, per il principio di vita dato dallo Spirito, si origina secondo la Natura (la forza) della sua Cultura: la vita.

Lo Spirito è forza e la sua forza è vita. Nel perseguire il suo principio (la vita) la forza dello Spirito è condizionata da un solo vincolo: la pienezza della corrispondenza di vita fra i suoi stati: Natura, Cultura e Spirito. Per il raggiungimento della sua meta (la vita), un suo stato (quello della Natura, o della Cultura, o dello Spirito) può giungere a compensare un altro la dove la pienezza (unitario – trinitaria corrispondenza fra gli stati) sia in qualsiasi modo o misura sofferente. Ad esempio: una carenza nella vita della Natura, può essere compensata dalla vita della Cultura o da ciò che esalta la loro forza. Una carenza nella Cultura può essere compensata dalla vita della Natura o da ciò che esalta la loro forza. Una carenza nella forza può essere compensata dalla vita della Natura e/o di quella della Cultura o da ciò che, spirituale e/o spiritico, compensa una vita. Le compensazioni sono dei medicanti sostegni. Tanto quanto uno stato compensante compenetra di se lo stato in compensazione e tanto quanto l’elemento compensatore invade la vita che compensa. Ciò che vale per uno stato vale anche per una identità, se è quella ciò che ne compensa un’altra. Nello stato naturale, come fra il naturale ed il soprannaturale e fra soprannaturale e soprannaturale, lo stato della corrispondenza fra le forze della data vita è proporzionale allo stato della compensazione. Tanto più una compensazione è totalizzante e tanto più essa condiziona di sé la vita che compensa. Tanto quanto il condizionamento è imposto, e l’eventuale accettazione subita, e tanto quanto i dissidi da forzata corrispondenza lacerano la vita invasa. Il segno della corrispondenza di spirito con la vita naturale quanto soprannaturale è dato dallo stato di pace. Pace è cessazione dei dissidi nel corpo nella mente e nella forza della vita: lo Spirito.

Lo Spirito è vita ed il suo spirito vitalità. La percezione dello Spirito della vita è della coscienza che la recepisce come forza. Lo Spirito è la vita della Natura che ne recepisce la forza secondo la sua Cultura. Come un muscolo è l’immagine della sua forza, l’immagine dello Spirito è la vita soprannaturale e naturale a cui da forza. Secondo la conoscenza di ciò che è alla coscienza, come la forza del nostro spirito è tramite di alleanza fra gli stati della nostra vita come fra vita e vita, così, la forza dello Spirito, è tramite di alleanza fra la vita umana e quella del Principio della vita. Lo Spirito è l’emozione della forza dello stato a cui da vita. Secondo stati di infiniti stati di coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, il recepimento della sua forza è corrispondente all’accoglienza della sua emozione: la vita. Secondo lo stato di spirito del percepente, al recepimento del senso della vita corrisponde il recepimento del senso dello Spirito. Se il senso del percepente è diretto allo stato umano, sarà umano lo Spirito che percepirà. In ragione della coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, se il senso del percepente è diretto verso ciò che è Giusto nella sua forza dato il Bene nella sua Natura ed il Vero nella sua Cultura, lo Spirito che percepirà sarà quello del Principio della vita.

La percezione dello Spirito conforma e conferma la coscienza (naturale e soprannaturale) che percependone la forza ne percepisce la vita. Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito (della forza della vita sino dal Principio) conforma la vita naturale quanto soprannaturale ad un rapporto fondato sul recepimento del corrispondente spirito. La percezione dello Spirito della Vita, comporta un sempre più amplificato e vivificato conoscere, cosicché, nel sentire secondo Natura e nel sapere secondo la corrispondente Cultura, la coscienza riconosce quanto di naturale e di soprannaturale per lo Spirito vive. Lo Spirito, la forza della Vita, è tramite di forza nella vita. Data la vita perché è dato lo Spirito, tutto ciò che ha vita recepisce l’emozione dello Spirito secondo la vita del proprio. La percezione dello Spirito della Vita è della coscienza che la recepisce come Principio della forza della Vita. Nel suo divenire esistenziale (dal naturale al soprannaturale) lo spirito umano che prende coscienza dell’origine della sua forza (lo Spirito) corrisponde con tutto ciò che, per stati di infinite corrispondenze fra stati, è vita della Sua vita. Data la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la maggiore percezione dello Spirito della vita, maggiora la forza della spiritualità.

Secondo lo stato di spirito e dato ad ognuno il proprio stato di spirito, la Cultura della vita di una Natura che corrisponde con la Natura della Cultura del Principio della vita (la vita) è emozionalmente estatica. La spiritualità (stato culturale di chi si volge alla vita dello Spirito) è la qualità della corrispondenza fra lo Spirito del Principio della vita e lo Spirito della vita attuata dal Principio. Secondo lo stato di spirito di una vita (umana quanto sovrumana) la Cultura spirituale conforma alla vita dello Spirito e la conferma. Il carisma è il carattere della vita secondo forza: Natura della Cultura dello Spirito. Secondo lo stato di coscienza di ciò che è conoscenza, la vita che si colloca in quella dello Spirito, ha carisma tanto quanto si colloca. Poiché vi è vita spirituale e vita spiritica, allora, secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quei stati vi è carisma di orientamento spirituale e carisma di orientamento spiritico. Più è rilevante lo stato della corrispondenza spirituale e/o spiritistica e più è rilevante lo stato del carisma. Il carismatico di indirizzo spiritico, più orienta la propria vita secondo i doni ricevuti, i carismi, e più è posseduto dalle condizioni di vita dello spirito donante. Il possesso dei carismi di orientamento spiritico prova che lo stato della forza dello Spirito di una o più realtà soprannaturali sono nello spirito di una realtà naturale, ma non prova lo stato di vita di quelle forze. Vita è comunione di stati. Uno spirito naturale quanto soprannaturale è fonte di attendibile forza tanto quanto indirizza verso i principi del Principio della vita: la vita. Uno spirito naturale quanto soprannaturale non è fonte di attendibile forza tanto quanto ciò che persegue separa la vita dal suo principio: la vita.

Fra lo Spirito e gli spiriti (naturali quanto soprannaturali) vi è relazione di Immagine (la vita al Principio) e di Somiglianza: la vita che ne è conseguita. Ponendo dato cognitivi per differenza, il rapporto è magistrale. Perché vita della forza alla quale per identificarsi si riferisce ogni Somiglianza, lo Spirito è maestro. Perché forza magistrale sino dal Principio, lo Spirito è sovrano maestro. Lo Spirito è l’immagine della forza cui gli spiriti somigliano ed è l’identità della forza cui gli spiriti si riferiscono per identificarsi. Gli spiriti (naturali quanto i soprannaturali) sono a Somiglianza dell’Immagine secondo lo stato della corrispondenza dato dall’identificazione con l’Identità: lo Spirito. Lo stato dell’identità di uno spirito (naturale quanto soprannaturale) dato dallo stato dell’identificazione con lo Spirito è ciò distingue uno spirito da un altro. Nello stato dello Spirito, l’identità degli spiriti è data dallo stato del loro spirito. Più sono presso lo Spirito (Forza della Natura della Cultura della Vita) più, identificandosi, assomigliano all’Identità. Uno spirito è più vicino allo stato dello Spirito, tanto più è nello stato dello Spirito: il Principio della vita. Tanto più uno spirito è lontano dallo stato dello Spirito e tanto meno è nello stato della Vita e tanto più è presso il proprio stato di vita. Poiché solo lo Spirito del Principio è vicino a se stesso, ne consegue, che in ogni stato di vita soprannaturale permangono degli stati di vita naturali. Lo Spirito, essendo Natura (forza) della Cultura (la vita) della Vita, è la forza che guida la Natura della Cultura della vita che origina. L’Immagine del principio della vita è il Bene che persegue il Vero secondo quanto è Giusto allo Spirito del suo stato. Attraverso le indicazioni date dal raffronto fra l’immagine del Principio e ciò che è a Sua somiglianza, lo Spirito è la guida che orienta la forza di spirito di ogni vita.

Lo Spirito, guida la vita attraverso emozioni di bene e di dolore. La depressione (erronea corrispondenza verso la vitalità propria, altra e/o verso il Principi) è emozione di male nello stato naturale. L’esaltazione (erronea corrispondenza verso la vita propria, altra e/o verso il Principio) è emozione di male nello stato culturale. La pace (cessazione di ogni dissidio fra gli stati naturali, culturali e spirituali) è emozione della giustizia nella vita (bene per quanto è vero perché giusto) sia nei confronti della propria, che nei confronti di quella altrui, che nei confronti di quella del Principio della vita. Uno spirito naturale quanto soprannaturale che orienta una vita verso il suo Principio (lo Spirito) non cura le manifestazioni della Natura della Cultura di quella vita allo scopo di condizionarla, possederla e/o comunque dominarla ma per educarla secondo le corrispondenze di spirito fra vita e vita e fra vita e la Vita. Se l’orientamento della vita di uno spirito umano è verso lo Spirito il rapporto è spirituale. Se l’orientamento della vita di uno spirito umano è verso gli spiriti (naturali quanto soprannaturali) il rapporto è spiritico. Nessun spirito, che si orienti verso lo Spirito, interferisce con la propria forza, la forza della vita data dallo Spirito perché, uno spirito, altera la condizione della forza data dallo Spirito se la condiziona con lo spirito della propria. Uno spirito che interferisce nell’umana vitalità, ombra la vita e la vitalità della vita sulla quale attua l’interferenza.

Uno spirito naturale o soprannaturale, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati della vita propria con l’altra e della propria con la Vita, è guida dello Spirito quando è vita secondo lo Spirito. Quando uno spirito naturale quanto soprannaturale guida secondo la Natura della sua Cultura, allora è una guida che si sovrappone alla guida dello Spirito: principio della forza della Vita. Uno spirito naturale o soprannaturale che tenda alla guida di un altro, lo guida secondo la forza di ciò che è alla conoscenza della sua coscienza ma ciò che è alla conoscenza della sua coscienza quanto è conoscenza di ciò che è alla coscienza della Forza della Vita? Lo Spirito della Vita (piena coscienza della conoscenza di ciò che è vita della sua forza) essendo ciò che ha iniziato la vita, è il Principio che guida la vita che inizia. Essendo Principio della vita, lo Spirito è Signore della vita. Uno spirito (naturale quanto soprannaturale) è signore della propria. Lo spirito di una vita che si eleva a signore di vita altrui, per stati di infinite corrispondenze fra gli stati dello spirito sottoposto, sosta a se stesso l’evoluzione della vita di cui si è fatto sovrano. Uno spirito che sosta a se stesso lo spirito altrui (così il proprio spirito se sosta la propria vita ad una idea di se) non consente l’evoluzione della vita sostata (propria o altra) tanto quanto è sostata. Uno spirito, che sostando l’evoluzione della vita propria quanto altrui non ne consente il libero perchè corrispondente processo, condiziona di se stesso ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta. Uno spirito (naturale quanto soprannaturale) che sosti l’evoluzione (sia presso se che presso altro da se) di ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta, nella vita naturale quanto soprannaturale, usurpa allo Spirito la sovranità su quella vita.

Secondo la Natura della sua forza e la Cultura della sua vita lo Spirito è la vita che è: forza del Principio della vita. Per quanto la sua Cultura sa e per ciò che la sua Natura sente uno spirito è la vita che è: forza del principio della sua vita. Poiché ciò che uno spirito sente sono stati di forza e gli stati di forza (indipendentemente dal loro stato) sono stati di vita, allora, secondo lo stato di quegli stati e indipendentemente dalla Natura della sua Cultura, uno spirito (naturale o soprannaturale) è la Natura di ciò che sa (Cultura) per quello che sente: la forza che si promana dalla vita che sa perché sente se il suo principio di forza è quello della Natura, o sente perché sa se il suo principio di forza è quello della Cultura. Come una cellula del nostro corpo si staccherebbe dalla prossima sua se non l’amasse come se stessa, cioè, non fosse sia nella comunione di se (che altrimenti non avrebbe possibilità di vita) che presso la prossima sua (che altrimenti non potrebbe comunicare vita) così lo Spirito sta: amore perché comunione. Come un raggio tollera di essere fermato da un ostacolo (tollera nel senso che non per questo è meno raggio) così lo Spirito ha la tolleranza come principale attributo. Lo Spirito non può non tollerare ciò che essendo forza della Sua forza è prossimo proprio come se stesso, cioè, stato del suo stato. Se lo Spirito non tollerasse ciò che è prossimo proprio come se stesso, non tollererebbe vita della Sua vita. Se lo Spirito non tollerasse vita della Sua vita, contraddirebbe il principio di cui è forza: la vita. Lo Spirito non diverge da una coscienza chiusa ma sta, sino a che essa, elevandosi per la conoscenza di ciò che è alla coscienza, acconsentendo alla pervasione, acconsente al fine: la vita naturale quanto soprannaturale. L’intolleranza è rifiuto di accoglienza: comporta la sclerosi della vita.

Come l’ignoranza, l’intolleranza separa vita da vita.
L’intolleranza verso se separa da se ciò che è proprio prossimo.
L’intolleranza verso l’altro separa ciò che è prossimo a se del se altrui.
L’intolleranza verso se uccide l’amore di se.
L’intolleranza verso l’altro uccide l’amore dell’altro.
L’intolleranza uccide l’amore fra se e l’altro.
L’intolleranza uccide l’amore perché uccide la comunione.

Nel discernere per quanto è giusto allo Spirito in quello che è (o non è) bene per la Natura e vero (o non vero) della Cultura) sia in quanto ci è prossimo proprio sia in quanto ci è prossimo del sé altrui e di quello del Principio, si comprende, naturalmente, culturalmente e spiritualmente, quello che di bene e di male ci è prossimo o non prossimo alla nostra vita, a quella altrui e a quella del Principio. Nella comprensione data dal discernimento concernente gli stati di bene, di vero e di giusto, prossimi al proprio sé, al sé altrui e a quello del Principio si elevano le capacità spirituali della vita che si riferisce al Principio: lo Spirito. Se ciò che è delegato a far emergere da uno spirito ciò che è bene, vero e giusto per il suo stato, sovrappone i sensi del proprio discernimento a quelli dello spirito presso cui opera, compie una autoritaristica coercizione, che, altro non è, se non una spiritistica invasione: naturale o soprannaturale secondo il caso. La corrispondenza fra la vita dello Spirito e la vita della sua vita (ciò che ha spirito) è sempre; sia quando è natura sensibile, sia quando è natura soprannaturale, sia comunque sia lo stato dello spirito di un dato spirito. Non può non esserlo perché la vita non può avere stati di vuoto se non ammettendo limiti al Suo principio: la vita. Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito nella nostra coscienza è Cultura spirituale. Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione di uno spirito naturale e/o soprannaturale nella nostra coscienza è cultura spiritica. La spiritualità è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura dello Spirito: la vita. Lo spiritismo è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura di uno spirito: una vita. La Cultura spirituale nella coscienza conforma alla vita secondo lo Spirito. La Cultura spiritica nella coscienza conforma alla vita secondo uno spirito.

La percezione dello Spirito della vita è tramite naturale quanto soprannaturale di spiritualità. La percezione dello spirito di una vita (naturale quanto soprannaturale) è tramite di spiritismo: naturale quanto soprannaturale. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione dello Spirito e maggiore è la forza della spiritualità. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione di uno spirito e maggiore è la forza del corrispondente spiritismo. Secondo il suo stato di spirito, lo spirito che corrisponde con un altro è tramite di vita (naturale, culturale e spirituale) fra la propria ed altra. Secondo il suo stato di spirito, lo spirito umano che corrisponde con uno spirito soprannaturale è tramite di vita spiritica. Secondo il suo stato di spirito, l’umano che corrisponde con la vita del Principio (lo Spirito) è tramite della Sua forza fra la propria e quella altrui. La corrispondenza spiritica fra uno spirito umano ed uno soprannaturale prova che una vita è tornata alla Vita ma non prova quale sia la sua collocazione (elevata? bassa? divergente? cosciente? quanto? ecc.) nello stato della Vita. Nei rapporti spiritistici (naturali quanto soprannaturali) il dubbio non può non essere una costante. Ciò, non per non credere allo spiritismo (che così non crederemmo alla totalità della Vita) ma per evitare, attraverso lo spiritismo, di diventare passivi strumenti (quando non complici) o di essere comunque strumentalizzati da volontà soprannaturali (o naturali) delle quali nulla sappiamo se non ciò che dichiarano alla nostra vita.

Nello spiritismo naturale quanto soprannaturale, il credere acriticamente comporta dei pericoli (morali, psichici, ecc.) dalle conseguenze anche inimmaginabili e/o anche irreparabili dato il concatenamento di cause ed effetto che si innescano operando sotto palese influsso o addirittura su esplicita indicazione di un qualsiasi spirito “guida”. Nello spiritismo, sia naturale che soprannaturale, ciò che ne distingue la qualità è il fine. Se il fine dello spiritismo naturale quanto soprannaturale è quello di indirizzare lo stato umano verso la sua meta (il Principio) esso è provvido alla vita tanto quanto non condiziona di se l’arbitrio della vita che indirizza. Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, colui che sa di non sapere ciò che per una vita è bene perché vero alla sua Cultura e, corrispondentemente, giusto alla sua forza, secondo il suo stato di bene è nel bene della vita propria quanto altrui se colloca il suo spirito (la forza della sua vita) nello Spirito della Vita. Essendo forza della vita che sino dal Principio si promana dalla corrispondenza di stati fra il Bene della Natura e il Vero della Cultura, lo Spirito è Giusto. Poiché la vita dello Spirito è forza e la forza è bene, il male, (dissidio naturale, culturale e spirituale perché erronea corrispondenza con il Principio del Bene di ogni bene), non è vita tanto quanto è male. Uno spirito è in dissidio con se stesso quando altra vita (naturale sul piano naturale, e/o soprannaturale sul naturale) si colloca fra la Natura della Cultura del suo spirito e la Natura della Cultura della Vita: lo Spirito. Uno stato (naturale quanto soprannaturale) in discordia con se stesso e con la vita proietta influssi di forza altrettanto discordi. Perché aperto allo Spirito (Vita di ogni vita) per l’influsso di forza che non si può ritrarre se non nello stato naturale, lo stato umano può essere ossessionato e/o invaso sino alla possessione sia da forze naturali quanto soprannaturali. Non vi è rito che di per se impedisca l’ossessione e/o l’invasione sino alla possessione; solo la spiritualità lo può perché essendo rapporto con lo Spirito della Vita, esclude qualsiasi intermediario fra lo stato umano e quello divino. Gli stati umani o sovrumani che tendono alla possessione di altra vita, non possono oltrepassare il Principio: la vita. Secondo il personale giudizio ogni spirito è libero di essere o di non essere vita della Vita ma nessun spirito è escluso dalla Vita. Se fosse, ciò significherebbe che la Vita può escludere una parte della sua vita ma ciò contraddirebbe il suo principio: la vita.

L’influsso della vita dello Spirito (naturale nella naturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale) si manifesta per corrispondenza di stati. Uno spirito naturale o soprannaturale che manifesta il suo sensibile influsso o per invasione e/o per possessione, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, o è uno spirito del male, o, deviando lo spirito influito da ciò che è il proprio bene, è uno spirito che può fare del male. Secondo stati di infinite corrispondenze fra stati, un tramite fra la vita naturale e quella soprannaturale è naturalmente e/o culturalmente e/o spiritualmente invaso, tanto quanto il suo arbitrio è quello dello spirito invasore. Chi subordina il proprio arbitrio a quello dello spirito invasore (naturale o soprannaturale che sia) è posseduto tanto quanto, a quello spirito, rimette il proprio. Lo spirito umano che sente la propria Natura occupata dallo spirito di un’altra Cultura (naturale quanto soprannaturale) si libera dall’asservimento collocando il principio della propria vita (la forza del proprio spirito) nella forza del Principio della Vita: lo Spirito. Chi separa la vita dalla sua forza favorisce i domini degli spiriti: soprannaturale quanto naturali. La condizione dello stato spirituale dell’influito, distingue l’influsso dello stato di spirito della vita influente. Pace (cessazione dei dissidi) è la verità data dalla corrispondenza fra stati di Natura, Cultura, Spirito. Se la condizione dello stato di spirito di un influito è in quella forza, allora, dato ad ognuno il proprio stato e secondo il proprio stato, fra influito ed influente vi è vita nella verità. Il tramite che constata il possesso di aspetti culturali di tipo spirituale, che non hanno mai fatto parte della cultura del suo stato prima dell’evento spiritistico, è influito dalla Vita se il suo spirito è rivolto a quello Spirito, mentre è influito da della vita se il suo spirito è rivolto a quella.

Se uno stato umano, medium, fra la vita propria e quella dello Spirito, è tramite di sapere, il rapporto medianico è spirituale anche se si è originato da esperienza spiritica, mentre, se si fa tramite di qualsiasi genere di potere, il rapporto è spiritico anche se la conoscenza si è originata da una ricerca spirituale. Secondo lo stato di coscienza di ciò che è alla conoscenza, medium, è colui o colei che recepisce l’emozione della vita dello Spirito sia nello stato naturale quanto soprannaturale. Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito (naturale o soprannaturale) che opera con la Persona è medium dello Spirito. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito (naturale o soprannaturale) che opera nella e/o sulla Persona è medium di vita (naturale quanto soprannaturale) estraneo alla Persona. Secondo il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato, ogni forza (ogni spirito) è medianico ponte di vita naturale nella naturale, soprannaturale nella soprannaturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale. Del “ponte”, è verificabile solo l’attributo di “via”: la Natura (umana e sovrumana) della vita. La verità (la Cultura) che proviene attraverso quella via è vera se conforma e conferma alla spiritualità (corrispondenza con la Vita perché vita di ogni vita) mentre può essere vera quanto verosimile, o falsa, se conforma e conferma la coscienza allo spiritismo naturale quanto soprannaturale. Frapporsi con il nostro spirito fra lo Spirito e una vita è ombrare la forza di quella vita. Ombrare gli stati di una vita oltre il suo grado di tolleranza pone quella vita in sofferenza. Lo stato della sofferenza è corrispondente allo stato della prevaricazione. Uno stato prevaricato può difendersi dalla sofferenza da prevaricazione o esaltando le sue difese o deprimendole.

L’esaltazione è vitalità in sofferenza per l’eccesso di forza con la quale una vita si difende dalla prevaricazione. La depressione è vitalità in sofferenza per difetto di forza con la quale una vita si difende dalla prevaricazione. Le esaltazioni e le depressioni sono stati di spirito della Natura che non corrisponde alla sua Cultura. Della condizione di equilibrio degli organi naturali (omeostasi) si può dire che è la pace del corpo. Poiché per essere corrispondente forza ciò che è della Natura non può non essere della Cultura, allora, si può dire che vi è la pace nella mente quando nel suo stato vi è omeostasi culturale. Quando vi è equilibrio (corrispondenza di spirito) fra la sua forza e quella della Vita, allora si può dire che nella Persona vi è omeostasi spirituale. Dell’omeostasi naturale, culturale e spirituale (pace nel corpo, nella mente, e nella forza della vita) si può dunque dire che è la misura che indica ad uno spirito naturale quanto soprannaturale qual è la condizione del suo stato di vita. Ciò che è dolore è errore contro la vita. Nello Spirito, essendo la forza della vita sino dal principio, non vi può essere errore e, dunque, neanche dolore. Se, dunque, vi è dolore nella vita, l’errore che lo provoca non può non dipendere che dallo stato in cui una vita vive la forza del suo spirito.

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Lo Spirito – 1a Stesura

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Lo Spirito è la vita della Natura che ne recepisce la forza secondo la sua Cultura.

Come un muscolo è l’immagine della sua forza, l’immagine dello Spirito è la vita soprannaturale e naturale di cui è forza.

Secondo la conoscenza di ciò che è alla coscienza, come la forza del nostro spirito è tramite di alleanza fra gli stati della nostra vita, (come fra vita e vita), così, la forza dello Spirito, è tramite di alleanza fra la vita umana e quella del Principio della vita.

Lo Spirito è l’emozione della vita che dice sé stessa.

L’emozione dello Spirito è Parola.

Secondo stati di infiniti stati di coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, il recepimento della forza dello Spirito è corrispondente all’accoglienza della sua parola: la vita.

Secondo lo stato di spirito del percepente, al recepimento del senso della vita corrisponde il recepimento del senso dello Spirito.

La percezione dello Spirito, conforma e conferma la coscienza, (naturale e soprannaturale), che percependone la forza ne percepisce la vita.

Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito, (la forza della vita sino dal Principio ) conforma la vita naturale quanto soprannaturale ad un rapporto fondato sul recepimento del corrispondente spirito.

La percezione dello Spirito della Vita, comporta un sempre più amplificato e vivificato conoscere, così, nel sentire secondo Natura e nel sapere secondo la corrispondente Cultura, la coscienza riconosce quanto di naturale e di soprannaturale per lo Spirito vive.

Nel suo divenire esistenziale, (dal naturale al soprannaturale), lo spirito umano che prende coscienza dell’origine della sua forza, (lo Spirito), corrisponde con tutto ciò che, per stati di infinite corrispondenze fra stati, è vita della Sua vita.

Data la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la maggiore percezione dello Spirito della vita, maggiora la forza della spiritualità.

Secondo lo stato di spirito, e dato ad ognuno il proprio stato di spirito, la Cultura della vita di una Natura che corrisponde con la Natura della Cultura del Principio della vita, (la vita) è emozionalmente estatica.

Il carisma è il carattere della vita secondo forza: Natura della Cultura dello Spirito.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è conoscenza la vita che si colloca in quella dello Spirito, ha carisma tanto quanto si colloca.

Poiché vi è vita spirituale e vita spiritica, allora, secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quei stati vi è carisma di orientamento spirituale e carisma di orientamento spiritico.

Più è rilevante lo stato della corrispondenza spirituale e/o spiritica e più è rilevante lo stato del carisma.

Il carismatico di indirizzo spiritico, più orienta la propria vita secondo i doni ricevuti, (i carismi), e più è posseduto dalle condizioni di vita dello spirito donante.

Il possesso dei carismi di orientamento spiritico prova che lo stato della forza dello Spirito di una o più realtà soprannaturali sono nello spirito di una realtà naturale ma non prova lo stato di vita di quelle forze.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale, è fonte di attendibile forza, tanto quanto non pone motivi di divisione: vuoi in una data vita, vuoi fra vita e vita, vuoi fra una vita ed il suo Principio.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale non è fonte di attendibile forza tanto quanto pone motivi di divisione nella vita.

Lo Spirito, essendo forza, è condizione di vita, ma, non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

Fra lo Spirito e gli spiriti, (naturali quanto soprannaturali), vi è relazione di Immagine, (la vita al Principio), e di Somiglianza: la vita che è conseguita dalla sua volontà di vita del Principio. Ponendo dati cognitivi per uguaglianza e per differenza, il rapporto è magistrale.

Perché principio della vita, della forza della vita di ogni Somiglianza, lo Spirito è maestro.

Perché forza magistrale sino dal Principio, lo Spirito è maestro sovrano.

Perché il nostro spirito ci è forza magistrale sino dal principio del nostro stato, il nostro spirito ci è maestro sovrano.

Lo Spirito è l’immagine della forza cui gli spiriti somigliano, ed è l’identità della forza cui gli spiriti si riferiscono per identificarsi.

Gli spiriti, (naturali quanto i soprannaturali), sono a Somiglianza dell’Immagine secondo lo stato della corrispondenza dato dall’identificazione con l’Identità: lo Spirito.

Lo stato dell’identità di uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), dato dallo stato dell’identificazione con lo Spirito è ciò distingue spirito da spirito.

Nello stato dello Spirito, l’identità degli spiriti è data dallo stato del loro spirito.

Più sono presso lo Spirito, (forza della Natura della Cultura della Vita ) e più, identificandosi, assomigliano all’Identità.

Uno spirito è vicino allo stato dello Spirito, tanto più è nello stato dello Spirito: il Principio della vita.

Tanto più uno spirito è lontano dallo stato dello Spirito e tanto meno è nello stato della Vita e tanto più è presso il proprio stato di vita.

Poiché solo lo Spirito del Principio è vicino a se stesso, ne consegue, che in ogni stato di vita soprannaturale permangono degli stati di vita naturali.

Lo Spirito, essendo Natura, (forza), della Cultura, (la vita), della Vita, è la forza che guida la Natura della Cultura della vita che origina.

Attraverso le indicazioni date dal raffronto fra l’immagine del Principio, (lo Spirito universale), e ciò che è a Sua somiglianza, (lo spirito particolare), lo Spirito è la guida che orienta la forza di spirito di ogni vita.

Lo Spirito guida la vita attraverso emozioni di bene.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale che orienta una vita verso il suo Principio, (lo Spirito), non cura le manifestazioni della Natura della Cultura di quella vita allo scopo di condizionarla, possederla e/o comunque dominarla ma per educarla secondo le corrispondenze di spirito fra vita e vita e fra vita e la Vita.

Nessun spirito che si orienti verso lo Spirito, interferisce la forza della vita data dallo Spirito, perché uno spirito altera la condizione della forza data dallo Spirito se la condiziona con lo spirito della propria.

Uno spirito che interferisce nell’umana vitalità, ombra la vita e la vitalità della vita sulla quale attua l’interferenza.

Uno spirito naturale o soprannaturale, (secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati della vita propria con l’altra e della propria con la Vita), è guida dello Spirito tanto quanto è vita secondo Spirito, cioè, secondo forza.

Quando uno spirito naturale quanto soprannaturale guida secondo la Natura della sua Cultura, allora è una guida che si sovrappone alla guida dello Spirito: principio della forza della Vita.

Uno spirito naturale o soprannaturale che tenda alla guida di un altro, lo guida secondo la forza di ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, ma, ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, quanto è conoscenza di ciò che è alla coscienza della Forza della Vita?

Lo Spirito della Vita, è il Principio che guida la vita che inizia. Essendo Principio della vita, lo Spirito è Signore della vita.

Dato il rapporto di comparazione fra Immagine e Somiglianza, uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), è signore della propria.

Lo spirito di una vita che si eleva a signore di vita altrui, per stati di infinite corrispondenze fra gli stati dello spirito sottoposto, sosta a sé stesso l’evoluzione della vita di cui si è fatto sovrano.

Uno spirito che sosta a se stesso lo spirito altrui, (così il proprio spirito se sosta la propria vita ad una idea di se stesso), non consente l’evoluzione della vita sostata (propria o altra), tanto quanto è sostata.

Uno spirito, che sostando l’evoluzione della vita propria quanto altrui non ne consente il libero perché corrispondente processo, condiziona di se stesso ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta.

Uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), che sosti l’evoluzione, (sia presso sé che presso altro da sé), di ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta, nella vita naturale quanto soprannaturale usurpa allo Spirito la sovranità su quella vita.

Come una cellula del nostro corpo si staccherebbe dalla prossima sua se non l’amasse come se stessa, cioè, non fosse sia nella comunione di sé, (che altrimenti non avrebbe possibilità di vita), che presso la prossima sua, (che altrimenti non potrebbe comunicare vita), così lo Spirito sta: amore perché comunione.

Come un raggio tollera di essere fermato da un ostacolo, (tollera nel senso che non per questo è meno raggio), così lo Spirito ha la tolleranza come principale attributo.

Lo Spirito non può non tollerare ciò che essendo forza della Sua forza è prossimo proprio come se stesso, cioè, stato del suo stato.

Se lo Spirito non tollerasse ciò che è prossimo proprio come se stesso, non tollererebbe vita della Sua vita.

Se lo Spirito non tollerasse vita della Sua vita, contraddirebbe il principio di cui è forza: la vita.

Lo Spirito non diverge da una coscienza chiusa, ma sta, sino a che essa, elevandosi per la conoscenza di ciò che è alla coscienza, acconsentendo alla pervasione, acconsente al fine: la vita.

Nel discernere per quanto è giusto allo Spirito in quello che è o non è bene per la Natura, e vero o non vero della Cultura, si comprende, naturalmente, culturalmente e spiritualmente, quello che di bene e di male ci è prossimo o non prossimo alla nostra vita, a quella altrui e a quella del Principio.

Nella comprensione data dal discernimento concernente gli stati di bene, di vero e di giusto, prossimi al proprio se, al se altrui e a quello del Principio si elevano le capacità spirituali della vita che si riferisce al Principio: lo Spirito.

Se ciò che è delegato a far emergere da uno spirito ciò che è bene, vero e giusto per il suo stato, sovrappone i sensi del proprio discernimento a quelli dello spirito presso cui opera, compie una autoritaristica coercizione, che, altro non è, se non una spiritistica invasione: naturale o soprannaturale secondo il caso.

La corrispondenza fra la vita dello Spirito e la vita della sua vita è sempre; sia quando è natura sensibile, sia quando è natura soprannaturale, sia comunque sia lo stato dello spirito di un dato spirito.

Non può non esserlo perché la vita non può avere stati di vuoto se non ammettendo dei vuoti nella forza della vita del Principio: lo Spirito.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito nella nostra coscienza è Cultura spirituale.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione di uno spirito naturale e/o soprannaturale nella nostra coscienza è cultura spiritica.

La spiritualità è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura dello Spirito: la vita.

Lo spiritismo è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura di uno spirito: una vita.

La Cultura spirituale nella coscienza conforma la vita secondo lo Spirito. La Cultura spiritica nella coscienza conforma la vita secondo uno spirito.

La percezione dello Spirito della vita è tramite naturale quanto soprannaturale di spiritualità. La percezione dello spirito di una vita è tramite di spiritismo: naturale quanto soprannaturale.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione dello Spirito e maggiore è la forza della spiritualità. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione di uno spirito e maggiore è la forza dello spiritismo.

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito che corrisponde con un altro è tramite di vita fra la propria ed altra.

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito umano che corrisponde con uno spirito soprannaturale è tramite di vita spiritica.

Secondo il suo stato di spirito, l’umano che corrisponde con la vita del Principio, (lo Spirito), è tramite della Sua forza fra la propria e quella altrui.

La corrispondenza spiritica fra uno spirito umano ed uno soprannaturale prova che una vita è tornata alla Vita ma non prova quale sia la sua collocazione nello stato della Vita.

Nello spiritismo, (naturale quanto soprannaturale), il dubbio non può non essere una costante. Ciò, non per non credere allo spiritismo, (che così non crederemmo alla totalità della Vita), ma per evitare, (attraverso lo spiritismo), di diventare passivi strumenti, (quando non complici), o di essere comunque strumentalizzati da volontà soprannaturali, (o naturali), delle quali nulla sappiamo se non ciò che dichiarano alla nostra vita.

Nello spiritismo naturale quanto soprannaturale, il credere acriticamente comporta dei pericoli morali e psichici, anche inimmaginabili e/o anche irreparabili, dato il concatenamento di cause ed effetto che si innescano operando sotto palese influsso o addirittura su esplicita indicazione di un qualsiasi spirito “guida”.

Nello spiritismo, sia naturale che soprannaturale, ciò che ne distingue la qualità è il fine.

Se il fine dello spiritismo naturale quanto soprannaturale è quello di indirizzare lo stato umano verso la sua meta, (il Principio), esso è provvido alla vita tanto quanto non condiziona di se l’arbitrio della vita che indirizza.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, chi sa di non sapere ciò che per una vita è bene, (perché vero alla sua Cultura e giusto alla sua forza), secondo il suo stato di bene è nel bene della vita propria quanto altrui, se colloca il suo spirito, (la forza della sua vita), nello Spirito: la forza della Vita.

Il male, (dolore naturale e spirituale da errore culturale), è non vita tanto quanto è male.

Uno spirito naturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con i principi della vita: il bene nella Natura ed il vero nella Cultura per quanto è giusto al suo spirito.

Uno spirito soprannaturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con il Principio dei principi: il Bene, il Vero, il Giusto della Vita.

Una vita, (naturale quanto soprannaturale), in discordia con sé stessa e con la Vita, proietta influssi di forza altrettanto discordi.

Perché aperto allo Spirito per l’influsso di forza che non si può ritrarre se non nello stato naturale, lo stato umano può essere ossessionato e/o invaso sino alla possessione sia da forze naturali quanto soprannaturali.

Non vi è rito, che di per se impedisca l’ossessione e/o l’invasione sino alla possessione; solo la spiritualità lo può perché essendo rapporto con lo Spirito della Vita, esclude qualsiasi intermediario fra lo stato umano e quello divino.

Gli stati umani o sovrumani che tendono alla possessione di altra vita, non possono oltrepassare il principio: la vita.

Secondo il personale giudizio, ogni spirito è libero di essere o di non essere vita della Vita, ma, nessun spirito particolare è escluso dall’universale: la Vita. Se fosse, ciò significherebbe che la Vita può escludere una parte della sua vita, ma ciò contraddirebbe il principio di cui è Principio: la vita.

L’influsso della vita dello Spirito, (naturale nella naturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale) si manifesta per corrispondenza di stati.

Uno spirito naturale o soprannaturale che manifesta il suo sensibile influsso o per invasione e/o per possessione, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, o è uno spirito del male, o, deviando lo spirito influito da ciò che è il proprio bene, è uno spirito che può fare del male.

Secondo stati di infinite corrispondenze fra stati, un tramite fra la vita naturale e quella soprannaturale è naturalmente e/o culturalmente e/o spiritualmente influito o invaso, tanto quanto il suo arbitrio è quello dello spirito influente o invasore.

Chi subordina il proprio arbitrio a quello dello spirito influente o invasore, (naturale o soprannaturale che sia), è influito o posseduto tanto quanto, a quello spirito, rimette il proprio.

Lo spirito umano che sente la propria Natura occupata dallo spirito di un’altra Cultura, (naturale quanto soprannaturale), si libera dall’asservimento collocando il principio della propria vita, (la forza del proprio spirito), nella forza del Principio della Vita: lo Spirito.

Chi separa la vita dalla sua forza, favorisce i domini degli spiriti: soprannaturale quanto naturali.

La condizione dello stato spirituale dell’influito, distingue l’influsso dello stato di spirito della vita influente. Se la condizione dello stato di spirito di un influito è in pace, allora, dato ad ognuno il proprio stato e secondo il proprio stato, fra influito ed influente vi è vita nella verità.

Il tramite che constata il possesso di aspetti culturali di tipo spirituale, che non hanno mai fatto parte della cultura del suo stato prima dell’evento spiritistico, è influito dalla Vita se il suo spirito è rivolto a quello Spirito, mentre è influito da della vita se il suo spirito è rivolto a quella.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito), è tramite di sapere, il rapporto medianico è spirituale anche se si è originato da esperienza spiritica.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito) si fa tramite di qualsiasi genere di potere, il rapporto è spiritico anche se la conoscenza si è originata da una ricerca spirituale.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è alla conoscenza, medium, è colui o colei che recepisce l’emozione della vita naturale se è orientato verso quello stato, o soprannaturale se eleva il suo orientamento di vita.

Lo stato della coscienza della vita del dato medium, distingue il tramite che recepisce la vita naturale da quello che recepisce la vita soprannaturale, ma, la percezione di uno stato non è distinguibile da un altro perché la vita è stato di infiniti stati di vita.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale), che opera con la Persona è medium dello Spirito.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale) che opera nella e/o sulla Persona, è medium di vita, (naturale quanto soprannaturale), estraneo alla Persona.

Secondo il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato, ogni forza, (ogni spirito), è medianico ponte di vita naturale nella naturale, soprannaturale nella soprannaturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale.

Del ” ponte “, è verificabile solo l’attributo di ” via “: la Natura umana o sovrumana della vita. Non è verificabile la verità, vuoi perché il male è uno spirito che può fingere il bene, molto bene tanto quanto è male, vuoi perché, anche l’errore è una forza che può dar del bene, dove non vi è coscienza che sia un male.

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Lo Spirito – 2a Stesura

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La percezione dello Spirito è della coscienza che lo recepisce come forza della vita. Lo Spirito è la vita della Natura che ne recepisce la forza secondo la sua Cultura.

Come un muscolo è l’immagine della sua forza, l’immagine dello Spirito è la vita soprannaturale e naturale di cui è forza. Secondo la conoscenza di ciò che è alla coscienza, come la forza del nostro spirito è tramite di alleanza fra gli stati della nostra vita, (come fra vita e vita), così, la forza dello Spirito, è tramite di alleanza fra la vita umana e quella del Principio della vita. Come per la parola, lo Spirito è l’emozione della vita che dice sé stessa.

Secondo stati di infiniti stati di coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, il recepimento della forza dello Spirito è corrispondente all’accoglienza della sua parola: la vita.

Secondo lo stato di spirito del percepente, al recepimento del senso della vita corrisponde il recepimento del senso dello Spirito.

La percezione dello Spirito, conforma e conferma la coscienza, (naturale e soprannaturale), che percependone la forza ne percepisce la vita.

Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito, (la forza della vita sino dal Principio ) conforma la vita naturale quanto soprannaturale ad un rapporto fondato sul recepimento del corrispondente spirito.

La percezione dello Spirito della Vita, comporta un sempre più amplificato e vivificato conoscere, così, nel sentire secondo Natura e nel sapere secondo la corrispondente Cultura, la coscienza riconosce quanto di naturale e di soprannaturale per lo Spirito vive.

Nel suo divenire esistenziale, (dal naturale al soprannaturale), lo spirito umano che prende coscienza dell’origine della sua forza, (lo Spirito), corrisponde con tutto ciò che, per stati di infinite corrispondenze fra stati, è vita della Sua vita.

Data la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la maggiore percezione dello Spirito della vita, maggiora la forza della spiritualità.

Secondo lo stato di spirito, e dato ad ognuno il proprio stato di spirito, la Cultura della vita di una Natura che corrisponde con la Natura della Cultura del Principio della vita, (la vita) è emozionalmente estatica.

Il carisma è il carattere della vita secondo forza: Natura della Cultura dello Spirito.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è conoscenza la vita che si colloca in quella dello Spirito, ha carisma tanto quanto si colloca.

Poiché vi è vita spirituale e vita spiritica, allora, secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quei stati vi è carisma di orientamento spirituale e carisma di orientamento spiritico.

Più è rilevante lo stato della corrispondenza spirituale e/o spiritica e più è rilevante lo stato del carisma.

Il carismatico di indirizzo spiritico, più orienta la propria vita secondo i doni ricevuti, (i carismi), e più è posseduto dalle condizioni di vita dello spirito donante.

Il possesso dei carismi di orientamento spiritico prova che lo stato della forza dello Spirito di una o più realtà soprannaturali sono nello spirito di una realtà naturale ma non prova lo stato di vita di quelle forze.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale, è fonte di attendibile forza, tanto quanto non pone motivi di divisione: vuoi in una data vita, vuoi fra vita e vita, vuoi fra una vita ed il suo Principio.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale non è fonte di attendibile forza tanto quanto pone motivi di divisione nella vita.

Lo Spirito, essendo forza, è condizione di vita, ma, non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

Fra lo Spirito e gli spiriti, (naturali quanto soprannaturali), vi è relazione di Immagine, (la vita al Principio), e di Somiglianza: la vita che è conseguita dalla sua volontà di vita del Principio. Ponendo dati cognitivi per uguaglianza e per differenza, il rapporto è magistrale.

Perché principio della vita, della forza della vita di ogni Somiglianza, lo Spirito è maestro.

Perché forza magistrale sino dal Principio, lo Spirito è maestro sovrano.

Perché il nostro spirito ci è forza magistrale sino dal principio del nostro stato, il nostro spirito ci è maestro sovrano.

Lo Spirito è l’immagine della forza cui gli spiriti somigliano, ed è l’identità della forza cui gli spiriti si riferiscono per identificarsi.

Gli spiriti, (naturali quanto i soprannaturali), sono a Somiglianza dell’Immagine secondo lo stato della corrispondenza dato dall’identificazione con l’Identità: lo Spirito.

Lo stato dell’identità di uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), dato dallo stato dell’identificazione con lo Spirito è ciò distingue spirito da spirito.

Nello stato dello Spirito, l’identità degli spiriti è data dallo stato del loro spirito.

Più sono presso lo Spirito, (forza della Natura della Cultura della Vita ) e più, identificandosi, assomigliano all’Identità.

Uno spirito è vicino allo stato dello Spirito, tanto più è nello stato dello Spirito: il Principio della vita.

Tanto più uno spirito è lontano dallo stato dello Spirito e tanto meno è nello stato della Vita e tanto più è presso il proprio stato di vita.

Poiché solo lo Spirito del Principio è vicino a se stesso, ne consegue, che in ogni stato di vita soprannaturale permangono degli stati di vita naturali.

Lo Spirito, essendo Natura, (forza), della Cultura, (la vita), della Vita, è la forza che guida la Natura della Cultura della vita che origina.

Attraverso le indicazioni date dal raffronto fra l’immagine del Principio, (lo Spirito universale), e ciò che è a Sua somiglianza, (lo spirito particolare), lo Spirito è la guida che orienta la forza di spirito di ogni vita.

Lo Spirito guida la vita attraverso emozioni di bene.

Uno spirito naturale quanto soprannaturale che orienta una vita verso il suo Principio, (lo Spirito), non cura le manifestazioni della Natura della Cultura di quella vita allo scopo di condizionarla, possederla e/o comunque dominarla ma per educarla secondo le corrispondenze di spirito fra vita e vita e fra vita e la Vita.

Nessun spirito che si orienti verso lo Spirito, interferisce la forza della vita data dallo Spirito, perché uno spirito altera la condizione della forza data dallo Spirito se la condiziona con lo spirito della propria.

Uno spirito che interferisce nell’umana vitalità, ombra la vita e la vitalità della vita sulla quale attua l’interferenza.

Uno spirito naturale o soprannaturale, (secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati della vita propria con l’altra e della propria con la Vita), è guida dello Spirito tanto quanto è vita secondo Spirito, cioè, secondo forza.

Quando uno spirito naturale quanto soprannaturale guida secondo la Natura della sua Cultura, allora è una guida che si sovrappone alla guida dello Spirito: principio della forza della Vita.

Uno spirito naturale o soprannaturale che tenda alla guida di un altro, lo guida secondo la forza di ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, ma, ciò che è alla conoscenza della sua coscienza, quanto è conoscenza di ciò che è alla coscienza della Forza della Vita?

Lo Spirito della Vita, è il Principio che guida la vita che inizia. Essendo Principio della vita, lo Spirito è Signore della vita.

Dato il rapporto di comparazione fra Immagine e Somiglianza, uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), è signore della propria.

Lo spirito di una vita che si eleva a signore di vita altrui, per stati di infinite corrispondenze fra gli stati dello spirito sottoposto, sosta a sé stesso l’evoluzione della vita di cui si è fatto sovrano.

Uno spirito che sosta a se stesso lo spirito altrui, (così il proprio spirito se sosta la propria vita ad una idea di se stesso), non consente l’evoluzione della vita sostata (propria o altra), tanto quanto è sostata.

Uno spirito, che sostando l’evoluzione della vita propria quanto altrui non ne consente il libero perché corrispondente processo, condiziona di se stesso ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta.

Uno spirito, (naturale quanto soprannaturale), che sosti l’evoluzione, (sia presso sé che presso altro da sé), di ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta, nella vita naturale quanto soprannaturale usurpa allo Spirito la sovranità su quella vita.

Come una cellula del nostro corpo si staccherebbe dalla prossima sua se non l’amasse come se stessa, cioè, non fosse sia nella comunione di sé, (che altrimenti non avrebbe possibilità di vita), che presso la prossima sua, (che altrimenti non potrebbe comunicare vita), così lo Spirito sta: amore perché comunione.

Come un raggio tollera di essere fermato da un ostacolo, (tollera nel senso che non per questo è meno raggio), così lo Spirito ha la tolleranza come principale attributo.

Lo Spirito non può non tollerare ciò che essendo forza della Sua forza è prossimo proprio come se stesso, cioè, stato del suo stato.

Se lo Spirito non tollerasse ciò che è prossimo proprio come se stesso, non tollererebbe vita della Sua vita.

Se lo Spirito non tollerasse vita della Sua vita, contraddirebbe il principio di cui è forza: la vita.

Lo Spirito non diverge da una coscienza chiusa, ma sta, sino a che essa, elevandosi per la conoscenza di ciò che è alla coscienza, acconsentendo alla pervasione, acconsente al fine: la vita.

Nel discernere per quanto è giusto allo Spirito in quello che è o non è bene per la Natura, e vero o non vero della Cultura, si comprende, naturalmente, culturalmente e spiritualmente, quello che di bene e di male ci è prossimo o non prossimo alla nostra vita, a quella altrui e a quella del Principio.

Nella comprensione data dal discernimento concernente gli stati di bene, di vero e di giusto, prossimi al proprio se, al se altrui e a quello del Principio si elevano le capacità spirituali della vita che si riferisce al Principio: lo Spirito.

Se ciò che è delegato a far emergere da uno spirito ciò che è bene, vero e giusto per il suo stato, sovrappone i sensi del proprio discernimento a quelli dello spirito presso cui opera, compie una autoritaristica coercizione, che, altro non è, se non una spiritistica invasione: naturale o soprannaturale secondo il caso

La corrispondenza fra la vita dello Spirito e la vita della sua vita è sempre; sia quando è natura sensibile, sia quando è natura soprannaturale, sia comunque sia lo stato dello spirito di un dato spirito.

Non può non esserlo perché la vita non può avere stati di vuoto se non ammettendo dei vuoti nella forza della vita del Principio: lo Spirito.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito nella nostra coscienza è Cultura spirituale.

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione di uno spirito naturale e/o soprannaturale nella nostra coscienza è cultura spiritica.

La spiritualità è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura dello Spirito: la vita.

Lo spiritismo è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura di uno spirito: una vita.

La Cultura spirituale nella coscienza conforma la vita secondo lo Spirito. La Cultura spiritica nella coscienza conforma la vita secondo uno spirito.

La percezione dello Spirito della vita è tramite naturale quanto soprannaturale di spiritualità. La percezione dello spirito di una vita è tramite di spiritismo: naturale quanto soprannaturale.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione dello Spirito e maggiore è la forza della spiritualità. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione di uno spirito e maggiore è la forza dello spiritismo./p>

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito che corrisponde con un altro è tramite di vita fra la propria ed altra.

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito umano che corrisponde con uno spirito soprannaturale è tramite di vita spiritica.

Secondo il suo stato di spirito, l’umano che corrisponde con la vita del Principio, (lo Spirito), è tramite della Sua forza fra la propria e quella altrui.

La corrispondenza spiritica fra uno spirito umano ed uno soprannaturale prova che una vita è tornata alla Vita ma non prova quale sia la sua collocazione nello stato della Vita.

Nello spiritismo, (naturale quanto soprannaturale), il dubbio non può non essere una costante. Ciò, non per non credere allo spiritismo, (che così non crederemmo alla totalità della Vita), ma per evitare, (attraverso lo spiritismo), di diventare passivi strumenti, (quando non complici), o di essere comunque strumentalizzati da volontà soprannaturali, (o naturali), delle quali nulla sappiamo se non ciò che dichiarano alla nostra vita.

Nello spiritismo naturale quanto soprannaturale, il credere acriticamente comporta dei pericoli morali e psichici, anche inimmaginabili e/o anche irreparabili, dato il concatenamento di cause ed effetto che si innescano operando sotto palese influsso o addirittura su esplicita indicazione di un qualsiasi spirito ” guida “.

Nello spiritismo, sia naturale che soprannaturale, ciò che ne distingue la qualità è il fine.

Se il fine dello spiritismo naturale quanto soprannaturale è quello di indirizzare lo stato umano verso la sua meta, (il Principio), esso è provvido alla vita tanto quanto non condiziona di se l’arbitrio della vita che indirizza.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, chi sa di non sapere ciò che per una vita è bene, (perché vero alla sua Cultura e giusto alla sua forza), secondo il suo stato di bene è nel bene della vita propria quanto altrui, se colloca il suo spirito, (la forza della sua vita), nello Spirito: la forza della Vita.

Il male, (dolore naturale e spirituale da errore culturale), è non vita tanto quanto è male.

Uno spirito naturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con i principi della vita: il bene nella Natura ed il vero nella Cultura per quanto è giusto al suo spirito.

 Uno spirito soprannaturale è in dissidio con se stesso, tanto quanto non corrisponde con il Principio dei principi: il Bene, il Vero, il Giusto della Vita.

Una vita, (naturale quanto soprannaturale), in discordia con sé stessa e con la Vita, proietta influssi di forza altrettanto discordi.

Perché aperto allo Spirito per l’influsso di forza che non si può ritrarre se non nello stato naturale, lo stato umano può essere ossessionato e/o invaso sino alla possessione sia da forze naturali quanto soprannaturali.

Non vi è rito, che di per se impedisca l’ossessione e/o l’invasione sino alla possessione; solo la spiritualità lo può perché essendo rapporto con lo Spirito della Vita, esclude qualsiasi intermediario fra lo stato umano e quello divino.

Gli stati umani o sovrumani che tendono alla possessione di altra vita, non possono oltrepassare il principio: la vita.

Secondo il personale giudizio, ogni spirito è libero di essere o di non essere vita della Vita, ma, nessun spirito particolare è escluso dall’universale: la Vita. Se fosse, ciò significherebbe che la Vita può escludere una parte della sua vita, ma ciò contraddirebbe il principio di cui è Principio: la vita.

L’influsso della vita dello Spirito, (naturale nella naturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale) si manifesta per corrispondenza di stati.

Uno spirito naturale o soprannaturale che manifesta il suo sensibile influsso o per invasione e/o per possessione, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, o è uno spirito del male, o, deviando lo spirito influito da ciò che è il proprio bene, è uno spirito che può fare del male.

Secondo stati di infinite corrispondenze fra stati, un tramite fra la vita naturale e quella soprannaturale è naturalmente e/o culturalmente e/o spiritualmente influito o invaso, tanto quanto il suo arbitrio è quello dello spirito influente o invasore.

Chi subordina il proprio arbitrio a quello dello spirito influente o invasore, (naturale o soprannaturale che sia), è influito o posseduto tanto quanto, a quello spirito, rimette il proprio.

Lo spirito umano che sente la propria Natura occupata dallo spirito di un’altra Cultura, (naturale quanto soprannaturale), si libera dall’asservimento collocando il principio della propria vita, (la forza del proprio spirito), nella forza del Principio della Vita: lo Spirito.

Chi separa la vita dalla sua forza, favorisce i domini degli spiriti: soprannaturale quanto naturali.

La condizione dello stato spirituale dell’influito, distingue l’influsso dello stato di spirito della vita influente. Se la condizione dello stato di spirito di un influito è in pace, allora, dato ad ognuno il proprio stato e secondo il proprio stato, fra influito ed influente vi è vita nella verità.

Il tramite che constata il possesso di aspetti culturali di tipo spirituale, che non hanno mai fatto parte della cultura del suo stato prima dell’evento spiritistico, è influito dalla Vita se il suo spirito è rivolto a quello Spirito, mentre è influito da della vita se il suo spirito è rivolto a quella.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito), è tramite di sapere, il rapporto medianico è spirituale anche se si è originato da esperienza spiritica.

Se uno stato umano, (medium fra la vita propria e quella dello Spirito) si fa tramite di qualsiasi genere di potere, il rapporto è spiritico anche se la conoscenza si è originata da una ricerca spirituale.

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è alla conoscenza, medium, è colui o colei che recepisce l’emozione della vita naturale se è orientato verso quello stato, o soprannaturale se eleva il suo orientamento di vita.

Lo stato della coscienza della vita del dato medium, distingue il tramite che recepisce la vita naturale da quello che recepisce la vita soprannaturale, ma, la percezione di uno stato non è distinguibile da un altro perché la vita è stato di infiniti stati di vita.

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale), che opera con la Persona è medium dello Spirito.

Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito, (naturale o soprannaturale) che opera nella e/o sulla Persona, è medium di vita, (naturale quanto soprannaturale), estraneo alla Persona.

Secondo il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato, ogni forza, (ogni spirito), è medianico ponte di vita naturale nella naturale, soprannaturale nella soprannaturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale.

Del ” ponte “, è verificabile solo l’attributo di ” via “: la Natura umana o sovrumana della vita. Non è verificabile la verità, vuoi perché il male è uno spirito che può fingere il bene, molto bene tanto quanto è male, vuoi perché, anche l’errore è una forza che può dar del bene naturale, dove non vi è coscienza che sia un errore culturale.

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Discoteche: lettera al Ministro.

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L’ho scritta per un proprietario di Discoteca. E’ una bozza, pertanto, soggetta a modifiche. In data Marzo 2020 non più necessarie: per un motivo o per un altro non se ne parla più.

Non è rovinando delle Imprese, che si curano i malesseri nei giovani, signor Ministro; e non è nel favorire lo spasso della disoccupazione, (che le sue disposizioni ha originato in altri giovani) che si curano i malesseri dei giovani. Invece, è come se Lei avesse disposto di ridurre la produzione di autoveicoli, perché i limiti orari imposti dal Codice della Strada non ottengono lo scopo di impedire ai giovani di uccidersi in macchina, ma la Fiat è la Fiat, e noi, evidentemente, non siamo nessuno. Sbaglia, signor Ministro.

Noi siamo dei nessuno che, globalmente, hanno più dipendenti della Fiat. E’ anche vero che ci mancano i Sindacati che curano gli interessi degli operai della Fiat, ma se una nostra debolezza può legittimare la Sua forza, allora, tutto è la sua contestuale politica, fuorché equilibrata.

Siamo ben coscienti, del fatto che lo Stato che Lei rappresenta deve tutelare anche i suoi figli più incauti. Come siamo ben coscienti, del fatto che fa quello che può. Non è certo il dovere di tutela che contestiamo. Neanche contestiamo il fatto che è tenuto a fare di più di quello che può. Noi la contestiamo, Cortese Ministro, non perché ha fatto quello che ha dovuto, ma perché non ha fatto quello che doveva sapere. E Lei doveva sapere di più, prima di agire.

Certamente, avrebbe saputo di più se ci avesse consultato. Attraverso le associazioni di categoria, ad esempio. E’ anche vero che avrebbero dovuto essere quelle associazioni a raccogliere le nostre opinioni, i nostri progetti. A dirle, quello che già stiamo facendo, ad esempio. Visto che non l’hanno fatto, lo facciamo noi.

Ben pochi giovani, signor Ministro, possono permettersi il lusso di ubriacarsi in Discoteca. Lo sono, su di giri, già  prima di arrivarci. E noi li accogliamo così come sono, così come stanno: fuori, ma non palesemente fuori. Se lo fossero palesemente, non li faremmo entrare. Ci pare ovvio. Secondo la logica delle Sue disposizioni, per impedire l’alcolismo nei giovani, o quanto meno ridurre i suoi effetti almeno nei fine settimana, avrebbe dovuto disporre un limite orario alla vendita degli alcolici anche nei Supermercati. Non ci risulta che sia stato fatto, eppure, dove crede che comperino i liquori che non possono permettersi di comperare da noi? E’ ben vero che non li comperano solo nei Supermercati. E’ ben vero che bevono anche al bar dove si riuniscono prima di andare a ballare, come è ben vero che prima di arrivare da noi, bevono nei bar degli Autogrill.

Anche per questi ambiti, non ci risulta nessun limite orario per la vendita degli alcolici. E’ ben vero, anche, che, poco o tanto, bevono a casa! Non ci risulta che i genitori nascondano le bottiglie. Non ci risulta che lo facciano neanche nei fine settimana! Al proposito, non ci risulta che Lei abbia ordinato nessuna repressiva disposizione. Chiaramente ci risulta, invece, che solo noi Discoteche, siamo accusate di essere i ricettacoli di ogni bagordo.

Chiaramente ci risulta, invece, che solo le Discoteche dovrebbero diventare i poliziotti dei Clienti. Chiaramente ci risulta, invece, che solo le Discoteche dovrebbero proibire quello che dovrebbero fare le famiglie dei nostri Clienti. Troppo comodo, cortese Signore. A noi Discoteche, si può imputare di essere causa della punta del problema “avventata guida dei giovani”, non, causa di iceberg come ci si sta processando: a vanvera, a nostro giudizio.

Ce lo consenta. Le Discoteche, oggi, più che luoghi di spontaneo divertimento, a noi Titolari paiono diventate delle sorte di ambulatori. Non è dagli psicologi che i giovani curano lo stress da fatica di vivere. Lo fanno da noi. E noi stiamo diventando sia loro medici che i loro luoghi di cura. E’ vero che non tutti i medici sono capaci di idonea cura. E’ anche vero, però, che ci sono giovani, e/o loro particolari situazioni, fuori di ogni possibilità  di cura.

Non ci risulta che Lei abbia fatto chiudere dei luoghi di cura, o perché mancanti di per sé, o perché nulla possono per utenti fuori di ogni controllo. Che sia perché non Le è sfuggito che vi sono stati Cittadini che sono entrati con una malattia e ne sono usciti con delle altre? Che sia perché non Le è sfuggito che vi sono stati Cittadini che sono entrati con una gamba malata e si sono ritrovati amputati della sana? Umani errori, Lei ci dirà . Vero, signor Ministro. Questo ci dimostra, però, che in altri casi Lei tiene conto anche della fatalità , e che non fa di ogni caso un fascio, e tanto meno pensa che per tutte le malattie vada bene la stessa ricetta. Come mai l’ha fatto con Noi, cortese Ministro?

atestpost

Ottobre 2007