Amore, amorevolezza, madri, figli, amanti, cimiteri, spiriti.

L’altra notte ho sognato l’Amato. Era a letto. Uno di quei letti in tubolare che si trovano negli ospedali o in isole comunitarie. In viso l’ho visto dimagrito. Pallido ma non cereo, e con la barba di più di qualche giorno. Lo ricordavo glabro! Dormiva ma non respirava. Sentivo il senso del mio corpo in modo vago. Come figura non c’ero presso il letto. C’era solo la mia capacita’ di vederlo. Mentre lo sto guardando, si alza molto rapidamente. Viene verso di me. Mi si mette di fronte, e all’altezza del petto (come se quello fosse il suo armadietto) estrae un paio di scarpe. Fatto questo si gira ed esce imboccando un corridoio. Mi sveglio avvertendo una sensazione di rimprovero. Neanche lo stessi abbandonando. Direi si e anche no. Non è vera perché è ben raro che passi giorno senza pensarlo, ma e’ anche vera perche’ (lo voglia o no) lo “vuole” la vita. A quella volonta’ si puo’ opporre solamente chi vive di solo dolore, ma anche in quel caso, prima o poi la vita allontana da quella scelta, allontanando le emozioni che ancorano al dolore. Simbolicamente parlando le scarpe rappresentano gli strumenti atti al cammino. Sicome sono vecchie, quelle del sogno, allora rappresentano gli strumenti dei vecchi cammini. Quelli, cioe’, che faceva prima che diventassi l’”armadietto” dove li aveva sentimentalmente rimessi. Se vera l’interpretazione, il senso dell’abbandono che ho provato al risveglio non riguardava il mio allontanamento da lui, ma, in toto o in parte, il suo allontanamento da me. Anche lui, pero’, non puo’ diversamente.

 Ho tolto dalla stesura originale ogni superflua considerazione Più di ventanni dopo aver scritto la lettera.

asterisco

Normalità

Normale, è chi segue l’insieme di regole redatte sia a favore del cittadino che della società. Nella data società, non a tutte le persone è di adatto portamento l’abito sociale precostituito. Al che, ad alcuni risultano lunghe le maniche e ad altri corti i pantaloni. Così, vuoi per correggere la giacca, vuoi per correggere i pantaloni, ognuno si rifà l’abito secondo sé. L’alterno modello non sempre è approvato dal sarto sociale: lo Stato. Basta la non approvazione del Sarto per rendere anomali quei modelli? Basta, se lo Stato si dice che Parigi (la riuscita dei suoi intenti di potere) val bene una messa, cioè, il dolore che procura facendo indossare a tutti lo stesso abito? Ognuno di noi è via della vita. Infiniti gli stati della vita e quindi, infinite le vie ma nessun Stato sopravvivrebbe se non ponesse l’infinito dentro il suo finito. E’ normale? Se non è funebre la messa che vale Parigi, si.

Giugno 2008

Metempsicosi – Introduzione

Della Metempsicosi si può dire che è il viaggio di ritorno della vita che vuole capire nuovamente il suo stato, o dallo stesso punto di vista, (ritorno allo stesso stato), o da un altro punto di vista: ritorno in uno stato diverso dal precedente. La vita, però, è uno stato di infiniti stati di vita. Così, sia lo stato del ritorno che i punti di vista per i quali si ritorna per un ulteriore capire possono essere infiniti. Con l’affermazione non intendo porre dubbi sulla Metempsicosi, tutt’al più, cautela su ciò che afferma l’identità che ritorna, (o l’identità che contiene quella che ritorna), appunto, perché la vita, nel bene come nel male, nel vero come nel falso, è infinite identità di spirito. Tutte dicono quello che sono ma noi non possiamo verificare nulla. Il dubbio, pertanto è quanto meno doveroso.

La Genesi e La Palice

Sulla Genesi hanno scritto “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio“. con poetica ovvietà. Ammetendo, infatti, che al principio di ogni principio vi sia un’esistenza capace di vita umana nella versione divina (la fede ne abusa ma lo può) dobbiamo anche ammetterla capace di discernere sulla sua vita. Una coscienza Sovrana perché Prima, che mai può dire se non ciò che è? Cos’è? Lapalissiano, direi! Dirà il primo Verbo (IO SONO) e la prima parola: VITA. Ora, se escludiamo che l’essere di un principio divino possa soffrire di una qualsiasi dissociazione, necessariamente ne deriva che il Verbo (Io sono) e la coscienza di sé (Vita) sono l’Uno tanto cripticamente detto.

L’annuncio del Bene secondo me. Spero anche secondo Giovanni.

Dal brano che mi hai segnalato, l’annuncio del bene secondo Giovanni, (1a parte) estraggo cinque punti. Porta pazienza se mi rifarò a quello che conosco, quindi, condividi queste tesi per amor di ragione. Se ne trovi, ovviamente. Ti sembrerò il solito parroco, purtroppo. Riporta pazienza.

“Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Macigno.”

Macigno, quindi, non Pietra. Non lo direi di analogo significato. Macigno, potrebbe indicare una realtà, più grande e/o più forte, e/o più inattaccabile di pietra: vuoi a livello naturale, vuoi al culturale, vuoi allo spirituale. Non di meno, anche pesante vissuto. Dal momento che non sappiamo cosa intendesse Cristo per Macigno, tutte le interpretazioni sono solo delle ipotesi. Vero è, che Macigno, in quanto massa, può indicare sia una forte convinzione, quanto una ottusa.

“Che ho a fare con te, o donna?”

Sembra l’esclamazione di un figlio scocciato, quando non ostile alla madre. Ma, che è madre? Madre, è portatrice di vita. Cristo, però, pensava al Padre, come portatore di vita, quindi, l’esclamazione può indicare che non è dalla donna (principio femminile della vita) che il Cristo accettava i principi della sua. Nonostante quello che si dice sui valori della Donna, la cultura maschile la pensa ancora allo stesso modo. Dalla presunzione si salvano certe culture ma tendiamo a bocciarle perchè primitive.

“La madre dice ai servi…”

Qui c’è una madre, cosciente delle esigenze della terra oltre di quelle del cielo. e che in attesa di quelle del cielo bisogna anche occuparsi di quelle della terra. Lo sta facendo ancora. Sarebbe meglio di no. Confido sul calo dei servi.

“In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”

Chiamalo naturale, o chiamalo spirituale, ma tutti rinasciamo dall’alto, se per alto intendiamo un principio (e/o un inizio) fecondante. Rinascere dall’alto, quindi, è un tornare da capo. Quale il capo di Cristo? Il Padre. Rinascere al Padre, direi, necessariamente, implica il ritorno ad uno stato di fanciullezza. Mica somatica, ovviamente. Direi, invece, allo stato della fanciullezza in cui credevamo il padre, più grande di tutto e di tutti, tanto da meritare la totalizzante fiducia che è della fede. Per ritrovare il Padre più grande di tutto e di tutti (non quello di una vita, ma quello della vita) al Padre si può ritornare se si rinasce con quella fede. L’acqua, oltre che simbolo della purificazione, è anche simbolo della vita. Per rinascere al Padre, quindi, è necessario purificare la vita. La vita, si purifica, non tanto perché ci si lava i piedi (presso l’islam, purificazione del cammino del fedele) ma perché ci laviamo  dai pensieri, che se spuri, ci sporcano la vita, e quindi, ci appesantiscono la rinascita. Spurio, (per mio sentire e quindi sapere) è tutto quello che non permette di rinascere secondo Spirito, dice Cristo, e da qualche anno dico io pur sapendo di predicare nel deserto. Lo Spirito è la forza della vita. Rinascere secondo Spirito, pertanto, è prendere atto di quella Forza e, conseguentemente, agirla nel nostro vivere. Il Cristo, la dice Paraclita, cioè, mediatrice. E’ così, ma i vicari l’hanno capito solo a parole.

Dicembre 2007

separa

Chiesa e celibato

Cari i miei Atei: mi sta risuccedendo un fatto che sapevo ma che avevo rimosso. Lo vorrei accostare al problema del celibato ecclesiastico, giusto per dire dove la chiesa è saggia e dove non lo è. Ho vissuto non poco la mia sessualità. Così, più che guardare l’uomo, o solamente il maschio, ormai gli faccio i raggi X. E questo è un bene perche mi evita delle possibili cantonate; e questo è un male perché mi nega la speranza  di credere in quello che desidero. Sapete bene, che per amore intendo una corrispondenza di stati. Con i miei sciagurati, ve lo lascio immaginare che tipo di corrispondenza può stare in piedi! Ma non è uno spirito di sfiducia, quello che per primo frena i miei desideri e/o le mie illusioni; è uno spirito di verità. Non vi dico quanto, comprovata.

Ultimamente avevo un paio di amanti fissi. Vuoi per i motivi appena detti, vuoi perché mi hanno rotto le palle al punto che ho indicato loro la porta! (Sbaglia la giovinezza che crede di potersi permette di essere stronza con l’amante maggiore!] Sto vivendo così, un momento di astinenza. Nulla di grave. Tanto più, perché favorita dall’ovvio calo della mia vitalità. La vecchiaia non sempre è un guaio!

C’è astinenza dal piacere verso il corpo, e c’è astinenza dal piacere verso la mente, ma la vita non può stare in astinenza verso ambedue, così, dove la mente è in astinenza da piacere, la compensa il corpo e dove è astinente il corpo, lo compensa la mente.

Se accostabile il parallelo, si può anche pensare, allora, che la chiesa costringe i preti al celibato, appunto per costringere la loro mente a compensare il loro corpo con quel putativo piacere. Liberi da quella castrazione, quanto, il sacerdote o la suora, saprebbero porre il loro pensiero religioso (con quanto d’impegni che ci gira attorno) prima di un piacere sessuale, che li porterebbe a vivere la loro vita, (omosessuale o eterossessuale che sia) forse prima di quella della missione? Mah! Prevedendo e negando quella possibilità, la chiesa èstata saggia? Dove vi è dolore da mancato equilibrio fra piacere naturale e dovere sacerdotale direi proprio di no! Che dovrebbe fare la chiesa per essere veramente saggia? Secondo me, proibire il matrimonio, ma accettare la diversa scelta. Forse si ritroverà  con meno preti. Forse si ritroverà con preti meno sofferenti. Forse si ritroverà con meno truccati. Forse si ritroverà con più Uomini e più Donne. Forse, si ritroverà.

Dicembre 2007

separa

Patologia della profezia

L’elezione spirituale è data dalla capacità di elevare il proprio spirito allo Spirito. Lo Spirito è il principio della vita. Comunque avvenga, quell’elezione permette (a chi eleva la propria coscienza verso il Principio della vita) il possesso di una maggiorata visione dei Suoi principi. Con altre parole, permette di “vedere” l’Universale che è in ogni particolare. Furono Profeti di universale e di particolare, sia il Cristo evangelico che Maometto. Lo furono, ovviamente, nella loro specifica cultura. Ciò significa che non lo possono essere in altre? Nel particolare che vi è nelle loro profezie, non sempre e non in tutti i casi, ma nell’universale che vi è nelle loro profezie, direi sempre ed in tutti i casi. Come poter accertare la visione universale da quella particolare nei Profeti? Semplice! Se parlano dell’amore sono profeti di divinità universale. Se parlano dell’amare sono profeti di umanità particolare.

Luglio 2007

separa

Dal Vangelo Armeno, Fo cita una storia con morale: aggiungo la mia.

Una giovane sposa gioca col Cristo bambino. Per via di una sorta di fattura quella donna ha perso l’uso della parola. Ecco che, per caso, il Bambino la bacia sulla bocca. Nulla di sessuale. Nulla di erotico. I Bambini lo fanno. E’ capitato anche a me, che tutto sono fuorché una giovane sposa. O quanto meno, giovane! All’istante la ragazza riacquista la voce, e subito torna, correndo, al banchetto nuziale da dove s’era allontanata. Si getta fra le braccia dello sposo, gridando: mi è tornata la voce! Ora, finalmente posso dire che ti amo! Sino a qui, potrebbe anche sembrare un solito raccontino alla Liala, invece, riflettiamo su queste immagini della vita: sposa, sposo, banchetto nuziale, bacio, bocca, parola. 

La Parola è l’emozione della vita che dice sé stessa.

E che dice, l’emozione di quella sposa? Ci dice, che la bocca (via dell’alimento naturale che conforta il culturale) permette il bacio (comunione – introiezione del “cibo” esistenziale posto in comune) che conferma l’alleanza d’amore (corrispondenza di vita in tutti e fra tutti gli stati della vita) fra i due contraenti. Ma, a quei tempi, una donna poteva dire ti amo al suo sposo? Se lo poteva, il Cristo ha solamente liberato una voce. Se non lo poteva, dando voce anche alla donna, il Cristo ha parificato due voci. Con altre parole, ha messo i due caratteri della vita (il maschile ed il femminile) sullo stesso piano di vita.

Datata

separa

L’anelito universale

L’anelito universale (e universalizzante) è nella tensione verso il Bene, verso il Vero, verso il Giusto. Dopo di che, ognuno scrive gli aneliti particolari, secondo la propria calligrafia. Mi distinguo dal pensiero che citi per un particolare. La vita, è dialettica, non lotta. Il fatto che l’abbiamo resa lotta, non appartiene alla vita: appartiene al carattere della nostra. La vita è un impulso di fame. Il male, è in ciò che mangi o in come mangi. Distanziarsi dall’impulso, rende anoressica la mente. Il che vuol dire, con buona pace del Budda, che quelli che seguono il suo insegnamento rischiano di vedersi costretti a riaccostarsi alla mensa (la vita) cioè, a ridoversi cibare di ciò che hanno scartato. La conoscenza rende liberi (non mi ricordo più chi l’ha detto, però concordo in pieno) infatti, solo la conoscenza attuata dal costante discernere sui cibi, può effettivamente liberare il karma dalla fame di vita, e, quindi, dal dover tornare a questo ristorante. Il messaggio di Cristo tratta innanzi tutto di un Dio padre. Il fatto che sia buono, è, per Cristo, una logica conseguenza di Padre, ma non è il primo attributo. E’ una logica conseguenza, perché è inverosimile, per Cristo, che il Dio che attua la vita, sia cattivo. Se lo fosse, per principio avrebbe attuato il dolore. Dio non può attuare due principi. Essendo assoluto, non può, infatti, che concepire il suo assoluto, e, secondo me, il suo assoluto principio è il Bene. Al significato di sottomissione che dai dell’islam, preferisca abbandono. Nella sottomissione è implicita la cultura del padronaggio. Nell’abbandono, la cultura della fede. La seconda, è dei mistici sufi. La prima, dei mullah. Sai bene che non sono la stessa cosa, nè stessa cosa,  sono gli impliciti.

Dicembre 2007

separa

Quando i profeti parlano

Ammesso che Dio sia Luce, (simbolo di Verità) lo è in assoluto, essendo Assoluto. Dall’idea di Dio, quindi, i profeti ricevono l’lluminazione che contiene quell’idea. Un’idea assoluta va interpretata per assoluti. Assoluta in Cristo fu l’idea di Padre. In Maometto l’idea di Islam: dedicato o abbandonato a Dio. In Dio non vi è separazione fra nome e attributo in quanto è, appunto, assoluto principio. L’abbandono in Dio, quindi, è abbandono nel Padre: volontà che la nostra forza (il nostro spirito) accetta nel Così sia, e l’Islam nell’Insciallah. “In tutte le culture esiste il concetto di giusto, di vero e di buono!” A mio avviso, prima del buono viene il bene, anche se è vero che nell’assoluto della Parola (vita del Principio) ogni termine della Sua vita e inscindibile dal tutto che la sua vita è.

Dicembre 2007

separa

Sinistra? Destra? Le facce di Giano.

Straparlo? Forse. Per Padre, intendo il soggetto che trasmette ai figli la sua cultura. Limitandomi al concetto sociale, per Padre, quindi, intendo, comunque espresso, lo Stato. In prevalenza, la Destra ama lo Stato autoritario. La Sinistra, invece, lo Stato non autoritario. Tuttavia, essendo stesso lo Stato, socialmente parlando, li si può dire figli e fratelli dello stesso Padre. Nella ricerca del carattere del Padre&Stato da amare e da essere amati, e per raggiungere la Sua approvazione, figli e fratelli, però, sono in dissidio fra loro. Chi, ucciderà, chi? E, se, invece, il morto non fosse, dell’una o dell’altra parte, bensì, l’incapacità di porsi reciprocamente in relazione con il Padre? Perché? Per questione di unigenitura?

 Ottobre 2006

separa

Il servizietto degli idoli

Doveva venire un nuovo collaboratore: pakistano. Gli dico, allora domani ci vediamo?! No, domani no, perché devo andar a vedere il papa. Ma, tu sei mussulmano! Che te frega del papa?! Mi risponde: non ho mai visto una cosa del genere! Fede e spettacolo: destino dei resi idoli e/o che si sono resi idoli. A quello che ci raccontano è successo anche a Cristo. Abbattere idoli non serve a niente. Bisognerebbe abbattere, invece, la voglia di idoli! Ma, cosa ci mettiamo al suo posto? Dovremmo metterci della Ragione: almeno in grano! Il guaio è, che per crescere, quel grano ci mette secoli! Intanto, ogni Pecora si ricovera nel suo Ovile, ed ogni Bue nella sua Greppia.

Ottobre 2006

separa

Madonne, che pianti!

Nei casi delle “Madonnine piangenti” pare sia lecito credere al miracolo solo se gli accertamenti proveranno che quelle lacrime sono di sangue umano, ma anche accertata la qualità umana di quel sangue, non per questo abbiamo accertato la qualità di vita dello stato che l’ha permesso. Dubitare, quindi, é necessario. Lo reputo necessario, tanto quanto, un cosiddetto miracolo porge confusioni, ogni volta porge più domande che risposte. Si possono definire miracoli, degli atti che innescano delle spirituali confusioni? Secondo me, no, al più, misteri. E’ giusto riverire dei misteri (quando non esserne succubi) che possono essere di equivoca origine? Non é scritto da nessuna parte, infatti, che proviene da Dio ciò che ci proviene dal soprannaturale: ammessa l’ipotesi. Le mie perplessità sono iniziate quando ho visto che il “pianto” di quella statuina ne aveva deturpato il volto. Così, più che l’idea di un pianto, mi hanno suggerito l’idea di uno spregio. Mi sono detto: se quei pianti sono un segno di divinità, perché mai quella divinità é stata pasticciona al punto da pasticciare il messaggio pasticciando il volto del messaggero? L’ha fatto perché intendeva farlo, o perché non ha saputo e/o potuto non farlo

In quella statuina il sangue è fuoriuscito dagli occhi, Naturalmente parlando, gli occhi sono gli strumenti della vista; vista che, simbolicamente parlando, dice la capacità di vedere (e di capire) oltre a quanto appare: sia di noto che di non noto. Al punto, il sangue è fuoriuscito dagli occhi perché feriti gli strumenti del vedere e/o quelli del sapere? Se ferite ambedue le proprietà, la fuoriuscita del sangue (il sangue è simbolo della vita) denuncia (sul vedere e/o sul sapere) una vista limitata a causa di lacrime e sangue? Di chi? Dell’Uomo? Della Donna? Di Tutti e da tutto? E se invece denunciasse una ferita nella vista del vedere e/o nel sapere dell’immagine che denuncia? E se invece la denuncia fosse di una immagine che si serve dell’immagine denunciante?

Il sangue che ha deturpato il volto della statuina, lascia intendere che è stata ferita (e/o deturpata e/o sfregiata) colei che (per quanto crediamo ma non sappiamo) fu scelta da un inviato di Dio onde permettere la nascita di una nuova storia? Ulteriormente, il segno può anche significare che quella figura sta piangendo lacrime e sangue perché stiamo spregiando la storia che la sua accettazione della Vita ha contribuito ad iniziare? Chi la sta spregiando? La Donna? L’Uomo? Tutti? Perché quella rivelazione é avvenuta in una grotta posta in un giardino? Simbolicamente parlando, perché la causa di quel pianto sgorga (o sgorgerà) ogni qual volta (nel Giardino che é la vita) collochiamo la grotta (o le grotte) che fa (o faranno) da palcoscenico alla manifestazione del mistero

Morale della favola: quando pone più domande che risposte, nessuna manifestazione di qualsiasi forza della vita ha attendibili intenti. Attendibili, sono le forze (gli spiriti) che sono nella Verità, ma chi é nella Verità non ne vede altra, quindi, in quello che sa resta dov’è.

Lettera datata. Pressoché rifatta nel febbraio 2020

separa

Perchè ridi, Socrate?

Nella questione copie di fatto, per il teologo della casa pontificia c’è un altro aspetto da considerare. Quale, gli chiede Marco Politi, nella Repubblica del 9 Febbraio? Il rischio dell’efebofilia, dice il teologo. Ci sono tanti giovani, (dice il teologo) appena usciti dalla minore età, che non sono omosessuali, ma di fronte alle difficoltà della vita affettiva lo diventano a causa della propaganda gay. Notate la finezza del teologo: appena usciti dalla minore età. Molti fra gli appena usciti dalla minore età che preoccupano il teologo, (dice la cronaca) tutto fanno fuorché interessarsi della propaganda gay, da tanto (Cronaca docet!) sono occupati da indominate voglie di uccidere, di violentare, di variamente delinquere! E quando si occupano del rischio denunciato dal teologo, (non si può mica sempre uccidere, violentare, o variamente delinquere, vero?) usano l’efebofilia, per il solo scopo di passare all’eurofilia: al caso, anche passando sull’omosessuale! E, se è cadavere, pazienza! Non volevano mica farlo! Ma, il teologo, si preoccupa dell’efebofilia. Piaccia o meno al teologo, la sua affermazione ha un inevitabile implicito: l’efebo diventa omosessuale, (quando, e se lo diventa, ovviamente, perché non basta prenderselo nel didietro per dirsi Finocchi) perché la propaganda etero, pur con il possesso della Parola e delle parole, ha meno presa di quella gay! Se questo non dice un fallimento, ditemi voi che cos’è fallimento! Sono pronto ad ammettere che la mia devianza (?) sessuale sia stata provocata dalle difficoltà in questione. Due padri, tre madri e una guerra in corso non sono mica bagattelle! Ai miei tempi, però, non c’era la propaganda gay: c’era solamente quella etero, appena uscita dall’età fascista. Dica il teologo, se di efebica vita, quell’età. Nella stessa intervista, il teologo afferma la necessità di porre limiti ai diritti, perché la libertà umana non è assoluta. C’è una legge morale che guida le persone e la società e le indirizza verso il Bene. Nulla da dire sulla legge morale e sul fine di quella legge. Al più, c’è da dire sulle guide, che in virtù del possesso di arbitrio religioso su ciò che è morale, pretendono di limitare il possesso del giudizio sociale su ciò che è morale. Su ciò che è morale per il Cielo e per la Terra, il gay è uso ragionare in proprio. Ci sono anche i gay intruppati in vari generi di chiese, ovviamente, ma quelli non preoccupano nessuno. Solo le menti autonome, sono preoccupanti. Come farle tacere? Accusarle di pederastia è controproducente. Si è rivelata negli accusatori più che negli accusati. Farle tacere col fuoco? Troppo fumo! Imporre il silenzio? Troppo chiasso! Non rimane che l’antico veleno: propagano un cattivo influsso sui giovani! Perché ridi, Socrate?

Gennaio 2007

separa

Roberto mi chiede: cosa pensi ci sia dopo la morte?

E’ tutto qui? Solo questa nostra povera misera vita, così breve?

Prima che la morte dell’Amato me la facesse conoscere, ne pensavo quello che generalmente pensiamo. E’ successo poi, il mio incontro con la medianità. Da quel momento, la morte è diventata passaggio fra uno stato e l’altro della vita. La prova di quel passaggio me l’ha data una mia corrispondenza con trapassati: l’Amato fra questi. In un primo momento ho accolto quella realtà come generalmente accolgo ogni vita: a cuore aperto. Un pò alla volta, però, verifico a chi lo do. Do chilometri di corda, se necessario, e per anni, se necessario, ma prima o poi, impicco; ed ho impiccato l’attendibilità di quella manifestazione. Non sai, perché non esistono gli spiriti (non è quella la voce da verificare, che tanto, ognuno crede quello che vuole, sa, o può) ma perché sono inattendibili. Perché, inattendibili? Semplice, e forse l’avrai già letto da me. Lo spiritismo è inattendibile perché il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore, dove maggiore la rivelazione. Al che la collegata domanda: quale attendibilità hanno gli spiriti che hanno principiato le religioni monoteiste? Nessuna! A questa stessa mia conclusione, (l’inattendibilità degli spiriti) credo sia giunto anche lo stesso Cristo: fu tentato ma respinse la tentazione. Mosè e Maometto, invece, ci sono cascati in pieno! Ci sono cascati anche tutti i visionari che trovi nella Bibbia. In ultima ma primo per l’importanza che ha presso di noi, c’è cascato Saulo di Tarso. Capisci adesso, perché, per me, la Bibbia è un documento senza alcuna attendibilità a livello divino? Dici che è Parola di Dio! Ammesso un Dio al principio della vita, non può essere che supremo. Per tale stato assoluto. Quale il principio di vita, di una vita che vive il suo assoluto stato? Io l’ho trovato nel Bene. Vi può essere Bene in quella vita, in assenza di altri due principi, e cioè, il Vero ed il Giusto? Chiaramente, no! Allora, di questi tre principi, assoluti perché divini, quanto ne trovi nella Bibbia? Molto pochi, direi, se la lettura di quel libro ha fatto perdere la fede a molti!

Vita, è comunione di stati fra il Bene nella Natura, il Vero nella Cultura, ed il Giusto nello Spirito. Essendo assoluto stato, in Dio, questa trinità di stati è unitaria. Per questo è anche detto, l’Uno. Nello stato divino della vita, vi può essere assoluta comunione di stati, se fra di quelli vi è anche il più infimo non – bene, non – vero, e non – giusto? Chiaramente, no. E, allora, Dio, non può assolutamente conoscere il non – bene, il non – vero, il non – giusto. Se non li può conoscere, come mai si arriva ad accreditare a Dio tutti gli sfracelli che sono scritti nella Bibbia? Ad un conoscitore come te, non occorre che li elenchi, vero? E’ comune esperienza: l’amore è permesso dalla comunione. Dello stato divino della vita, allora, (Immagine della vita) si può dire che è la suprema espressione dell’amore data la comunione fra i suoi stati. In quanto suprema idea dell’amore, in Dio non può essere presente nessuna intenzione divisoria. Comunque lo si chiami o lo si pensi, Dio non può essere il Divisore perchè non c’è divisione in alcun stato di quella vita. Allora, giusto perché l’ho fatta anche troppo lunga: si può dire che nella Bibbia è presente influsso divino sull’Uomo, tanto quanto guida verso la comunione. E si può dire, che vi è influsso umano, (quello sì, divisorio) tanto quanto guida verso il dissidio che porta alla divisione. Adesso ti dico perché sulla mia strada “per Damasco” non sono caduto da cavallo! [Cavallo è “veicolo” psicopompo. Vedi la simbologia.]

Per quanto innamorato dell’idea di aver ritrovato in vita il mio amato, non potevo non vederlo con la stessa sincerità verso me stesso, che usavo nel vederlo quando era in questa vita. Non mi piaceva niente quello che “rivedevo” perché risentivo. Non mi piaciuto al punto che ho chiuso il rapporto medianico. Il come lo tralascio perché è storia cominciata nel 91 e non ancora finita: solo calmierata. Avevo bisogno di continuar ad amare, però! Dove trovare la meta di quel mio bisogno se il mio spiritello era rimasto un birbaccione? Così, ho elevato il pensiero. Dall’amare uno spirito sono passato a cercar l’amore presso lo Spirito. Già, ma, chi è lo Spirito? Per rispondere a questa domanda ho ripercorso la strada dove Saulo di Tarso è caduto da cavallo perché ha totalmente creduto in ciò che ha amato credere. Quanto in buona fede non c’è modo di verificare. Ti dici un semplice credente, Roberto, ma dimostri una cultura sulla Bibbia, da parermi un “vescovo” dei Geova. Uno di loro, è persino arrivato a dirmi che conosce la Verità! Affermazioni di questo genere sono possibili quando, assumiamo Dio come antidepressivo, ma gli antidepressivi del genere non li spaccia Dio. Li spacciano i ciarlatani di verità.

Novembre 2006

separa

a Roberto (Seconda lettera)

“una cosa però è ormai assodata e cioè che Paolo di Tarso non fu un “fondatore” ma il “diffusore” di un annuncio basato su fatti già noti e che non occorreva raccontare daccapo.”

Che sia stato un “diffusore” non si discute. Di annunci basati su fatti già noti ne dubito parecchio. Credo invece, che, partendo dalla rivelazione spiritica che gli è capitata sulla via di Damasco, il Saulo abbia interpretato la sua idea di Cristo, secondo e per mezzo, di una personalissima “allucinazione” e per bisogni che, ovviamente, non siamo in grado di verificare. Non credo nella Bibbia. Non la credo rivelata da Dio. Credo, invece, che l’unica parola di Dio sia: vita! Non credo che ne abbia dette altre. Non lo può. Non lo può perché un Ente assolutamente sé stesso non può dire che il Suo assolutamente sé stesso, e se è vita, solamente vita può dire. Tutte le parole che hanno detto sulla sua, a mio vedere sono solo delle mistiche (?) esaltazioni da malattia! Ne prova il fatto che tutte sono state vissute da variamente “sofferenti”. Certo! Anch’io ho vissuto le mie “visioni” nel periodo di maggior sofferenza, ma oltre alle mie verità ho accostato anche i miei dubbi. Così facendo, permetto all’arbitrio altrui di credere in ciò che pensa, non, in quello che io penso.

Novembre 2006 – Pressoché rifatta nello stesso mese del 2019

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Il Male

Diciamo male, il dolore naturale e spirituale da errore culturale. In ragione dello stato dell’errore abbiamo il corrispondente stato di dolore, che diciamo male perché lo carichiamo (il dolore) di significati di costituita e costituente religiosità. Certo! Indipendentemente dal piano dell’esistenza, esistono forze avverse alla vita. Le penso, però, nell’errore, non nel Male se per male intendiamo una condizione non morale e/o amorale da espresso giudizio. Nessuno può dire che una data vita é nel Male. Certamente possiamo dirla nell’errore, tanto quanto procura dolore al corpo: Natura della vita, indipendentemente dalle sue forme. Il Male, come spauracchio per anime infantili, e/o come verga per sottomettere recalcitranti schiene, serve solo alle religioni resesi politiche, quando, sui nostri errori, non sanno dare risposte di verità, tanto quanto non opportune al soggettivo credo. Non per ultimo, perché i credenti seguono le bandiere che sventolano di più. E’ umano ma é un errore che può portare al dolore. Per questa ipotesi, allora, neanche le religioni sono esenti dal Male.

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Memento vitae

L’avevo scritto quando giravo nelle piazze della “roba”, non meno perso dei tossici sia pure per altri motivi. Valga o non valga la pena, lo aggiungo.

Si viene a nuova vita mano a mano si ultima la precedente. Se la decisione di finire la precedente non è ancora risoluta, allora contate su di noi.

Se non osate fidarvi, con la vostra vita fermate anche la nostra. In questo caso, se constaterete che non vi abbiamo dato niente, sarà anche perché non ci avrete concesso altro.

Se siete indecisi, ritroverete l’incertezza in ciò che rifarete. Se in ciò che rifarete toccherete il fondo, sarete giunti al bivio estremo: farsi con la vita, o farsi la vita?

Le risposte in mezzo alle due sono croci apparentemente scaltre se sono paglia che si mette sulla spalla per non sentire il peso della stanga ma, quell’espediente non libera dalla catena che trascina dentro la feccia, al più, permette di aggiungere degli anelli.

separa

La scienza e l’anima

Mauro mi dice: “Possono esserci delle forme di “energia psichica”, che fino ad oggi non abbiamo scoperto né misurato, che spiegano questi fenomeni?”
Gli rispondo:

Credo di averti accennato alle mie possibilità prano. Le ho sempre avute? Ammettiamolo come possibile, tuttavia, a tutto pensavo mentre non sapevo da che parte girarmi per la cura dell’Amato: questo, prima di un tentativo. Al massimo, mi sono detto, mi sentirò ridicolo: e così è stato. Ero all’Ospedale di Legnago. L’Amato, a letto, era girato verso la finestra. Pian pianino gli vado alla schiena e gli poso le mani sulla nuca. Non mi aveva visto e io non gliel’ho toccata, nonostante ciò, si gira di colpo! Vede che sono io, si rilassa, e torna nella posizione che era. Bofonchio qualcosa e rimango lì come il fesso che pure in età adulta si fa prendere con le mani nella marmellata! Mi muore. Inizia la mia ricerca di contatto attraverso lo spiritismo: lo “trovo”. Mi iniziano gli influssi, le testimonianze, le emozioni, tipiche dell’esperienza medianica. Passano gli anni ma il ricordo della sua reazione non passa. Mi risento ridicolo ma ci riprovo con conoscenti in momentaneo disagio fisico. Avvertono emozioni di caldo, di freddo, tremolii, senso di rilassatezza e generale benessere: passa anche qualche dolore. Vorrei poterti dare un qualcosa di quantistico, invece mi vedo costretto a dirti: questo è quanto.

Mi risponde:

Accolgo con interesse la tua testimonianza su un percorso personale che hai raccontato in modo più disteso del solito, e ti segnalo il punto esatto in cui comincia il mio dissenso. “se vi sono gli spiriti, mi sono detto, ci sarà pure lo Spirito”. Nel momento in cui hai dovuto cercare di interpretare questo vissuto molto importante e significativo, l’unico supporto culturale che hai trovato è stato nel concetto di “spiriti”. Ti sei ritrovato, quindi, scusa se te lo dico, culturalmente nella preistoria, nella cultura prepagana addirittura. Altro supporto non hai avuto. Quindi perdonami ancora se ti dico anche questo: che, come non ritengo che il concetto di “spiriti” sia culturalmente adeguato per interpretare questi fatti, altrettanto inadeguato è quel salto logico un po’ grottesco che fai, passando dagli spiriti allo Spirito. A fronte di queste spericolate deduzioni, insisto che un onesto “non capiamo ancora” è molto meglio di teorie arrampicate sui vetri. Purtroppo queste mie parole risultano contro la mia volontà inevitabilmente saccenti e offensive senza volerlo, perchè ricordare a qualcuno i limiti della sua conoscenza (considerando che ognuno di noi ne abbiamo) non è mai bello né simpatico. Però, purtroppo, è questo che si deve dire: che non è con la teoria degli spiriti che si possono studiare e comprendere i fenomeni paranormali, come quelli che tu descrivi, che sono certamente reali, ma che meritano un approccio con le categorie di pensiero del 2000 dopo Cristo e non del 2000 prima di Cristo. Detto con amicizia e incrociando le dita che tu non ti incazzi.

Gli replico

Sciogli le dita, Mauro, che in vista non c’è nessuna tempesta! Da nessuna parte ho affermato di conoscere la verità, quindi, la tua, entra da una porta aperta. “Se vi sono gli spiriti ci sarà pure lo Spirito”, è come se avessi detto che se c’è Mauro ci sarà pure suo padre. Chiaro è, che se conoscessi tuo padre, avrei detto che se c’è Mauro ci sarà pure Antonio, ammesso ma non concesso che tuo padre si chiami così. Si, come cultura è un po’ scarsina, ma su quale altro argomento avrei potuto basarmi: su 2000 anni di teologiche balle? Si, la mia è solo una elementare deduzione. Certamente azzardata sino all’idiozia, se solo avessi proseguito nel dire che cos’è lo Spirito. Invece, ho solo detto che è la forza della vita sia dal principio che del Principio, se ammettiamo un iniziale generante. Dici che è stato il Nulla? Bene! Allora vuol dire che quel Nulla ha generato la vita. Già, ma, chi ha generato il Nulla come vita? E se ammettiamo che quel Nulla non sia un sasso, quale “biologia” gli permette di essere vita? Memore della “biologia” degli spiriti, mi sono detto: quella di uno Spirito. Dici che con questo mi sono ritrovata nella cultura prepagana? Sbagli, Mauro. Mi sono ritrovato molto prima di ogni cultura: mi sono ritrovato da chi ha generato ogni possibilità di cultura. Dici che, seguendo il mio ragionamento, sei disponibile ad ammettere che è stato un Cosa ma, mai, un Chi? Benissimo! Trovo che nella vita ci sia spazio anche per una “teologia” naturale. Dici che non è con le mie teorie che si possono capire i fenomeni paranormali? Se condividiamo il fatto che la Natura fa la Cultura, come la Cultura fa la Natura, direi che sono due le vie per capire i fenomeni in oggetto. Io li capisco attraverso Natura, (il corpo della mia vita e della vita) altri li capiranno attraverso Cultura: il corpo delle conoscenze proprie, sommate a quelle altrui.

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Da che Spirito, Israele?

Lo Spirito è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Mi dirà: vedo una Natura, conosco la sua Cultura, ma, non vedo proprio nessun Spirito! Mettiamola così! Nessuno ha mai visto l’aria dentro una camera di gomma, pure, per suo mezzo, essa acquista la vita che ha la ruota. Si può dire, pertanto, che l’identità dell’aria, è la forma che essa da alla camera di gomma. Se l’identità dello Spirito è data dalla forma che fa assumere al corpo, e se un corpo è pieno di violenza, va da sé che è violento anche lo spirito che da vita a quel corpo. Dal momento che lo Spirito divino è tutto fuorché violento, (se lo fosse, avrebbe principiato il dissidio, non, la vita), di quale altro spirito è la forza che agisce il prevalente animo di Israele? Da buon razionalista mi dirà: di spirito umano, ovviamente! Ben vero, ma, Israele sa bene che non è lo spirito umano il Principio che ha eletto la sua vita, quindi, Israele, di chi è lo spirito che anche odiernamente emoziona il tuo spirito?

vena

Millantato credito

iotiamo

Dopo uno sciampagnino con un amico, in bicicletta tornavo dalla Bra. Pian, pianino. A s. Zeno avevo un tram in sosta davanti a me. Portava la scritta: Dio ti ama. Non bestemmiare. Sapete perché hanno scritto “Dio ti ama: non bestemmiare”, e non, Dio ti ama: perché bestemmiare? Perché, ormai, neanche le buone intenzioni seguono il comandamento che dice: non rompere i coglioni! Per gli interessati, è l’undicesimo!

(Non è la foto del tram che avevo davanti, e questo è stato fotografato a Roma non a Verona, tuttavia il caso è lo stesso.)
Aprile 2007

L’anima è come la camera d’aria

L’anima è come la camera d’aria che contiene il fiato, (lo spirito), che permette il percorso al copertone, cioè, all’identità. L’anima consente facilità di transito all’identità, tanto quanto è piena di spirito, o non lo consente, tanto quanto non lo è. Piena di spirito non vuol dire gonfia di spirito. L’anima è camera piena di spirito, quando regge, senza forzare ciò che regge. Quando forza ciò che regge, invece, è gonfia di spirito. “Beati i poveri di spirito” ebbe a dire l’Inascoltato.

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Babilonia

Nei miei pensieri gira da mesi una parola: Babele. Simbolicamente parlando, Babele è il luogo della condanna che subisce chi, per fame di potere, orgoglio, vanità, (ecc.) osa innalzare la sua vita oltre sé. Chi dice il segno dell’eccessivo innalzamento è la confusione mentale e spirituale, nota, appunto, col nome di babilonia. Chi, in babilonia, oggi? Direi la politica quando si fa potere. Direi la medicina (e/o scienza) quando si fa perseguitante. Direi la religione quando l’ortodossia finisce col motivare delle alterne ricerche di Dio, o quando, per difendere il nostro animo dalle sue pretese, ci costringe a recitare una parte, cioè, ad essere ipocriti. L’ortodossia definisce le personalizzate ricerche di Dio come religioni fai da te. Definisce relativismo etico la difesa dell’animo che si rifiuta di portare dei gravi che essa gli reca oltre misura. Non si rende conto l’ortodossia, che alterna ricerca e relativismo etico, altro non sono, che la babilonia spirituale che origina, ogni qual volta predica dalla cima della Babele di parole che usa per avvicinarsi al cielo in cui crede ci sia Dio. Secondo Cristo, Dio è il Padre, quindi, fondamento di vita. Ciò che è fondamento non sta sulla cima della realtà dell’IO in Babele, bensì, alla base. Il Padre, quindi, sta nella vita, non, in cima alle nostre torri Con questo non voglio dire che l’ortodossia non abbia ad insegnare quello che crede giusto. Intendo dire, bensì, che deve farlo come “clemente e misericordiosa” compagna, non, come uno spirito, che, bontà sua e tante grazie se gli và, qualche volta rinuncia ad essere un babilonico con_dominio.

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Le identità di Israele

Quando si rivolge ad Israele lo Spirito biblico lo dice sia al maschile (forza spiritualmente e culturalmente determinante), che al femminile: forza spiritualmente e culturalmente accogliente. Con questo non intendo dire che lo Spirito divino ha identità maschile o femminile, ma solo che lo stato della Sua vitalità ha forza (Spirito) carattere determinante e accogliente. Con la differenziazione fra spirito divino e spirito biblico non intendo dire che lo spirito biblico non sia divino, o non possieda stato di divinità. Intendo dire, invece, che lo Spirito del Principio non può scendere dalla sommità della vita a quella di un monte, se non calando sé stesso in un altro stato della vita, ma, pur con tutto quello che può, neanche il Principio può collocare diversamente il Suo principio. Perché mosso da altra condizione (ed per tale condizione messo) non sarebbe sovrano, e neanche assoluto. Dio non è quello che ci fa maggiormente comodo.

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Immagine e immagine

“… ma l’amore non in senso “cristiano”, come deformato successivamente, bensì in senso carnale…”

Condivido il carnale, Mauro, come scalino che porta alla conoscenza di Dio (religiosamente parlando) ma non possiamo “conoscere” Dio se non conosciamo noi stessi. Se non conosciamo noi stessi, infatti, su quali basi valuteremo la nostra somiglianza con l’Immagine, o con altre parole, la nostra somiglianza fra vita e Vita? I sufi sostengono “che ogni donna (volontà accogliente) che diventerà maschio (volontà determinante) entrerà nel regno dei Cieli”. Si ma senza dimenticare l’altra faccia della medaglia: ogni maschio (volontà determinante) che diventerà donna (volontà accogliente) entrerà nel Regno dei Cieli. Ne consegue, che non entreranno nel regno dei Cieli, il determinante che non si fa accogliente, come neanche l’accogliente che non si fa determinante. Al principio ammettendo una sostanza assoluta, ne deriva la sua assoluta unità. Nel Regno del suo Cielo, quindi, potranno entrare immagini, all’Immagine somigliante, tanto quanto sono unitari. Con altro dire, spiriti che in unica forza sono unica vita. Diversamente dalla sostanza al principio (e dello stesso Principio) la nostra vita  è stato di infiniti stati di vita. Anche raggiunta, una nostra mssima unità, non diventerà mai assoluta, pertanto, non potremo entrare nel Regno del Cielo del Principio. Secondo stati di infiniti stati di vicinanza o lontananza, presso quel Cielo, graviteremo.

Datata marzo 2007 – Al 10/12 2019, riscritta. Corretta nel Marzo 2020

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Omofilia e cristianofilia

Concordo su l’omofilia, ma, direi, nel senso (assai poco scientifico, ma passamelo) di Adamofilia. Adamofilia, nel senso di amore verso il primo atto del Padre; la vita, però, non, la Persona. Con questo non voglio dire che il Cristo fu panteista, perché una cosa è vedere l’opera di Dio nel creato, e una cosa è vedere l’identità di Dio. Se nel creato noi vediamo il Suo primo concetto, (la vita) amando il Padre, non possiamo non amare tutti i “contenitori” del Suo primo concetto, quindi, in Cristo, adamofilia, prima di qualsiasi genere di personale sessualità.

Marzo 2007

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Perdendo di vista l’insieme

Religiosamente parlando ci sono due prevalenti fronti. In uno, c’è un’idea di Dio presidenziale; presidenziale nel senso che esiste se lo “votiamo”. Nell’altro c’è un idea di Dio, indiscutibilmente sovrana! Naturalmente, Dio ragiona da Dio, e sono certo che se ne sbatte delle nostre valutazioni su di Lui. Non è così, però, per quelli che reggono le idee di Dio su di noi. Quelli non se ne sbattono delle loro idee di Dio, perché, quelli, ragionano da IO. Tutte le religioni sanno che Dio è l’Uno. Quindi, tutte dovrebbero convogliare nell’Unica idea. Sino a che si tratta di idee, il convogliamento è scontato, ma quando a dover convogliare sono i Sistemi che reggono l’idea di Dio, (e che ne sono retti) è tutto fuorché scontato! Nel sistema presidenziale, tutte le povere pecorelle vanno un po’ per i cavoli loro. Nell’altro sistema, invece, sono parecchio intruppate! Allora, di fonte al possibile bisogno di intruppare le pecorelle presidenziali, che può fare un Sistema religioso se non irrigidire la Disciplina? Mi dirai, perché mai dovrebbe esserci il bisogno di intruppare le pecorelle presidenziali? Per forza! Se c’è un solo Dio non può esserci più di una Chiesa! Al più, variabili punti di vista su le architetture idiologiche.  Nella religiosità presidenziale più duttili nel magistero perchè devono tener conto dell’alveo sociale. Nelle religiosità sovraniste, invece, rigide perchè fondamentalista la loro idea di Dio. Secondo me, il cosiddetto scontro fra civiltà è uno scontro fra religioni. O meglio, ambo le civiltà, sono così innervata nella rispettiva religione che non si saprà più distinguere se è scontro fra civiltà, o scontro fra religioni, ma, scontro sarà! Come evitare questo possibile scontro? A mio avviso ci sarebbe un solo modo: universalizzare Dio liberandolo dagli artigli dei vicari. In attesa di questa possibilità, che altro può fare il papato se non arroccarsi sui suoi Dico?

Marzo 2007

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Domande, domande, domande.

In un altro momento di stanchezza, comunicai al mio amico la mia intenzione di interrompere il rapporto. Mi obiettò: non puoi farlo. Non hai finito il tuo compito.  Comunque sia stato l’onere del compito (verso il suo spirito fine a se stesso o verso la Vita attraverso la nostra) so (spiritualmente e spiritisticamente) perché ho portato a termine quel compito, o so (quanto non avrei mai immaginato di sapere) perché quel compito sta ancora proseguendo? Se, come ti ho raccontato nello scritto precedente, uno spirito di male difende l’opera del mio spirito (i vari scritti) se ne dovrebbe trarre la conclusione che essi sono male. Fermo restando il fatto che nulla vuole se non la Vita (Spirito verso il quale mi riferisco per identificarmi) e che se atto difensivo vi fu, fu dunque permesso dalla Vita, cosa impedisce di pensare che sia stata una volontà di vita (cioè, di bene) anche infinitesima, a porre quello spirito a difesa della mia opera? Lo può impedire quello che, noi, sappiamo del bene e del male, ma, quello che noi sappiamo, dal momento che non la conosciamo sino dal Principio, cosa è, a fronte di quello che sa la Vita? Per quanto tanto, pressappoco niente. Una volta, quello spirito, (sempreché sia nel male è tutto da vedere in quale stato del Male) attraverso il medium mio amico mi si rivolse per scrittura medianica, dicendo: “Israele, aiuta il tuo popolo. ” Giacobbe fu nominato Israele da uno spirito. Io fui chiamato Israele da uno spirito. Giacobbe si alleò con la Vita. Prima di dirigermi verso la Vita, io sono stato alleato con una vita. Anche Giacobbe, prima dell’incontro con quello spirito fu alleato con della vita: quella del gruppo di cui era capo. Si può dire, allora, che sia Giacobbe che me (ognuno per il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato) siamo spiritualmente giunti ad allearsi con lo Spirito della Vita dopo essere stati alleati con della vita di questa. Se quello spirito ha difeso gli scritti, lo ha fatto perché possono aiutare il popolo, di cui, secondo lui, sarei Israele, ma, lo sarei di quello che sta nel bene o di quello che sta nel male, o sarei “Israele” del popolo che è Israele perché, nel bene e nel male, è alleato con la Vita? Elevando il pensiero verso il Principio, se un popolo è chiamato ” Israele” perché è alleato con la Vita, allora, sono “Israele” tutti i popoli che, con spirito dato lo Spirito, alleano la propria vita con la Vita? Prima di ogni nome, però, vi è la Vita dalla quale si originò ogni nome. In questo senso, tutti i popoli che in nome della vita si alleano con la Vita, indipendentemente dal nome, sono alleati con ciò che l’ha principiata: lo Spirito. Secondo queste considerazioni, chi mi chiedeva di aiutare quello spirito? La vita di un popolo (Israele) o quella del popolo della Vita: primo ed universale nome (Vita) di chi vive secondo il Suo nome?

Marzo 2007

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L’oltre è come un arancia

Argomentare su l’Oltre è come argomentare su un’arancia. Come un’arancia, infatti, ogni spicchio ha (ed è) di che essere del Tutto. Così, dicendo sullo Spirito (la forza della vita sino dal principio che dello stesso Principio) mi sono ritrovato a dire sugli spiriti e sullo spiritismo, sulla Metempsicosi e sulla Medianità. Medianità, è la facoltà che permette di essere in mezzo e il mezzo fra questa realtà e l’ulteriore, o per “scientifica” ipotesi, in mezzo e il mezzo che collega la parte conosciuta della mente con una parte sconosciuta. Comunque stiano le cose, cogliere questi argomenti è cogliere l’arancia su l’albero: la salita è complicata da rami e foglie. Comunque si salga e/o si decida, credo sia bene badare ad un incontrovertibile avvertimento:

il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male.

Ne consegue che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

Si può dire la stessa cosa per l’errore: l’errore è simile al giusto, tanto quanto è errore. Il che vuol dire che l’errore può essere maggiore dove maggiore la data manifestazione. Comunque si intendano le questioni, occhio: su quel piano della vita sono inverificabili.

Gatta ci cova!

Non saprei dire se a sfavore del bene, per cui è il bene che me lo segnala, o a sfavore del male, per cui il segnale è dello stato contrapposto al bene (tanto quanto è contrapposto) ma quando sto per incontrare personalità tossicodipendenti (o anche di male nel senso di errore) da parecchio tempo sento una pressione sulla scapola destra; proprio dove, nella tazza, il caffé residuo aveva disegnato, sulla scapola dell’anziano, il torso della figura caprina. E’ una pressione più o meno forte: la direi anche più o meno imperiosa. In alcuni casi fu anche molto imperiosa. La sento anche in questo momento: è una pressione che va e viene. Se fossi tossicodipendente da droga, direi che è la ”scimmia”. Se ciò che è posato nella mia scapola (scapola che è nella schiena e schiena che è anche detta ”vita“) è a somiglianza di quella nell’immagine dell’anziano, evidentemente, nella mia scapola è collocato del male analogo a quello che visse (o con il quale visse) quell’anziano, ma, quale male? Dal momento che non sono un tossicodipendente da “droga” ma al caso lo sono della mia sessualità (droga quando fissa il mio arbitrio) ne consegue che anche quella figura ebbe un analogo stato di dipendenza?

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