“Così in Alto, così in Basso”

agirafreccia

L’affermazione originale dice l’opposto. Non unica spiegazione, forse perché l’autore era più interessato a dire l’Alto anziché il Basso. Io, invece, che ero interessato a ritrovarmi, sono partito da me, cioè, dal Basso. Visti i principi della vita in Basso, (quelli, appunto, della Somiglianza che sono e siamo) e dato il rapporto di uguaglianza che vi è fra un’immagine e ciò che gli somiglia, (uguaglianza di stato fra l’Alto e Basso, non eguaglianza di condizione fra i rispettivi stati) non ho potuto non giungere a “vedere” anche i principi della vita in Alto. Con altro dire, preso atto del bene, ho “visto” il Bene. Così per il vero, il Vero, e lo stesso per il giusto il Giusto. Una volta concepito lo Spirito come forza della vita (nel Basso come nell’Alto) ogni “visione” mi è apparsa da sé. Su questo piano della vita (come su l’Ulteriore) ho scritto quello che penso, ma quello che penso non è quello che certamente so. Ne consegue, che le mie verità sono il frutto di speculazioni, fondate su una capacità di pensiero. Quanto sia fondata questa capacità, prima o poi andrò a verificarlo. L’esistenza della Divinità e del suo Spirito (la forza della sua vita) si basa su un atto di fede, quindi, a ognuno la sua, o la sua opinione. L’esistenza dello spirito umano, invece, è provato (come forza della vita) dal sentire la nostra vitalità. Sulla Metempsicosi, molto si può dire, o tanto, poco, o per nulla credere. Come anche sull’esistenza degli spiriti, e sui cosiddetti doni dello Spirito che ho trattato. Non è possibile accertare, infatti, se provenienti da un’altro stato della vita, o se provenienti da un altro stato della mente: stato raggiunto (il mentale ignoto) vuoi per malattia, vuoi per “mistica” o vanesia ricerca di potere. Per quanto riguarda il pensiero “per Damasco” e per i credenti, l’unico dono dello Spirito chiaramente verificabile è la vita: Bene per quanto è Vero al Giusto.Per quanto riguarda i non credenti, l’unico dono chiaramente verificabile è lo spirito della loro vita: bene per quanto è vero al giusto. D’inattendibile fonte ogni “dono” di dubbia provenienza perché da quando c’é vita è noto che il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Il che vuol dire, che il male può essere maggiore (anche come errore) dove maggiore la rivelazione.Mi si dirà: ma ci sono manifestazioni, che pur provenienti da inattendibile fonte, comunque recano soccorso e quindi sono un bene! E’ vero, tuttavia, per quale fine? Quello fine a sé stesso, (recare gratuito bene) o un fine sotteso, quale, ad esempio, far dipendere un animo, dall’animo donante? Ogni potere di qualsiasi genere usa questa rete. Ci cadono persino gli stessi adulti che ai bambini raccomandano di non accettare caramelle dagli sconosciuti! Dimenticano il loro stesso avvertimento (quegli adulti) non appena un dolore fisico, e/o culturale e/o spirituale li fa tornare bambini alla ricerca della guida consolatrice. C’è una sola attendibile guida: Il Principio del Bene nella Natura, per quanto è Vero alla sua Cultura, perché Giusto al suo Spirito per i credenti, e il principio del bene nella Natura per quanto è vero alla propria Cultura e Giusto al proprio Spirito, per i non credenti.

Per arrivare a Israele

le vie della vita sono passate per Venezia
apenna

Un autore italiano racconta di essere andato in un monastero di Venezia. Assieme al priore visitò la cucina del convento. Con loro entrò un grosso gatto. In mezzo alle due finestre della cucina c’era il camino. Il fumo non usciva completamente dalla canna: qualcosa l’ostruiva. Il Priore prese un badile e con il manico tentò di liberarla. Cadde una grossa pantegana. Il gatto gli fu addosso. I due animali si presero per la gola. La loro forza era paritaria. Separarli era impossibile, così, Il Priore prese i due animali con il badile e li gettò nell’acqua del sottostante canale. L’antifona si dice da sé.
Non cito l’Autore perché non ricordo chi è, e non cito il titolo dell’opera perché non ricordo neanche quello!
afreccia1

Armonica, una voce dalla notte…

Armonica, una voce dalla notte m’ha detto: guardatela. Secondo il mio pensiero, la croce, simbolizza il peso della Natura (il corpo della vita) sulla vita della Cultura. La Croce, in quanto simbolo del peso della Natura sulla forza della Cultura è il simbolo universale che dice la fatica e la sofferenza che è nel vivere. A mio vedere, ogni pensiero che solleva la croce dalle spalle di chi vi è caduto sotto, è Cireneo.
apenna

Dalla simbolica lettura di quest’immagine, rilevo che, Cireneo, è l’atto dell’Uomo che ausilia il caduto, e l’atto delle Leggi che si prefiggono analogo scopo. Anche il mio sonno di questa notte deve essere caduto sotto il peso della fatica di venire a capo della questione, Crocifisso si, Crocifisso no, ma non so quanto sia stata cinerea la voce che appena prima di svegliarmi m’ha detto: guardatela. Non so quanto cirenea, appunto perché non ha potuto non aggiungere fatica a fatica nel tentar di capire.

So bene cosa si dice di chi sente le voci nella mente, ma io l’ho sentita in mezzo ad un sogno da dormiveglia, del quale non ricordo nulla se non che non aveva chiaro capo. Intenzione di quella voce, era fornirlo? Mi vien di pensare di si, dal momento che il logos del contendere, per la mia sensibilità e finalità, esige la risposta mediatrice che aiuti a far cessare un dissidiante contenzioso. Avete presente una bandiera mossa da un vento delicato? Ecco, il “Guardatela”, era detto con un tono che nella mia mente oscillava come una bandiera. Perché quella voce m’ha detto – Guardatela – e non – Guardatelo – e perché, già che c’era, non ha aggiunto verbo?

Nelle manifestazioni dello spiritismo vi sono voci che indicano una meta, e voci che guidano alla meta. Ascolto le prime, diffido delle seconde. Le prime, infatti, lasciano liberi di percorrere in proprio la via indicata, mentre le seconde possono influire chi le ascolta senza discernere, anche sino al condizionamento; e qui non ci siamo!

Nulla può verificare l’identità del parlante, infatti; e niente può dire sulle sue reali intenzioni, come nulla può provarle se non una fede che non può non essere intellettivamente mal riposta. Se quella voce m’avesse detto – Guardatemi – l’avrei pensata proveniente da una vita crocefissa. Divina o umana, chi può affermarlo se non dicendo quello che pensa ma non quello che necessariamente è e/o sa?

Se quella voce avesse detto – Guardatelo – (sottintendendo il Crocifisso) l’avrei pensata proveniente da chi osserva il Crocifisso, oppure, da un crocifisso delle tante centinaia che lo furono letteralmente, e/o delle innumerevoli trapassate che sono state appese alla loro croce dalle personali sofferenze, ingiustizie, ecc, ecc. Ma quella voce (non esclamativa) m’ha solamente detto – Guardatela – Non il Crocifisso o un crocifisso ha indicato, allora, ma solamente la Croce. Perché? Può essere perché ha indicato il luogo del dolore di chi persegue l’errore. In questo senso potrebbe essere una pedagogica avvertenza. Può essere perché la Croce senza il crocifisso ci dice che nessuna vita rimane per sempre inchiodata ad un destino di dolore. Eminentemente cristiano, quest’ultimo pensiero. A mio sentire. Da appendere ai muri delle chiese: a mio sperare.
afreccia1

Gli angeli sono spiriti

Gli angeli sono spiriti. Se ne stiano a casa loro!

apenna

Desideri a parte, Stefanone, il male sa fingere il bene molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore dove maggiore è la rivelazione! Allora, quale credibilità possiamo porre negli angeli come negli spiriti? Nessuna! Angeli o non angeli che sia, via di fondamento diretto o indiretto delle religioni monoteiste sono stati degli spiriti. Se negli spiriti non possiamo porre alcuna credibilità, quale credibilità possiamo porre sul fondamento delle religioni monoteiste?

Settembre 2006

Medianità?

Bevuto il caffè, sul fondo della tazza vidi l’immagine di un anziano con la testa china. Schiena contro schiena con l’anziano c’era l’immagine di una entità caprina (con tanto di corna) anche questa a testa china. Da come la polvere del caffè aveva disegnato ambedue le figure, si capiva che stavano a capo chino come sta il capo di chi ascolta un giudizio interiore o un giudizio superiore, oppure, come chi, nella condizione di inseparabili siamesi, rassegnato.

apenna

In una macchia d’inchiostro, la testa dell’anziano si rivelò altre due volte. Nel primo caso l’anziano mi apparve all’interno di una figura a testa di leone. Da sola, invece, mentre firmavo una lettera. Allora, usavo firmare le lettere con una penna di vetro. Dato il nominativo dell’associazione (tramite un medium, il segno mi pervenne per scrittura automatica) l’immagine dell’anziano potrebbe anche essere quella di Paolo, l’apostolo. D’altra parte, se con ”per Damasco“, si intende anche la via che si deve percorrere per giungere ad una rivelazione, allora, non è necessariamente detto che quella figura sia di Paolo; può anche essere quella di un qualsiasi filosofo che cerca se stesso e/o i suoi principi. Come so che era un filosofo dal momento che c’è ne saranno stati anche senza barba e con capelli e ci saranno stati anziani con barba e senza capelli ma che non erano filosofi? Infatti. non lo so. Lo penso perché l’immagine me ne ha suggerito l’idea. Quel anziano (che dimostrava circa una settantina d’anni) aveva un naso, che più rincagnato di così, non ne ho visto uno di eguale. Una volta recepita l’immagine e accantonato l’idea di fotografarla, ho lavato la tazza. A dirla tutta, una somiglianza storica con l’Apostolo l’avrei anche: ambedue abbiamo iniziato a capire la vita solo dopo aver incontrato lo spirito che “corrispondeva” alla vita che cercavamo.

Vi sarà un dopo?

agirafreccia

Doverosa premessa: quanto sostengo è basato, direi ovviamente, solo su quanto credo, non, su quanto conosco. Queste “visioni”, pertanto, derivano dalla speranza, non, dalla certezza. Vi corrisponda ognuno per quanto crede.

asepara

In ragione di infiniti stati di coscienza, vita, è stato di infiniti stati di vita. La vita è si originata dalla corrispondenza di forza e di potenza fra tutti e in tutti i suoi stati.

Natura

triangolo

Cultura                                                                  Spirito

La vita è infinita come principio ma come è ampiamente noto, per Natura e per Cultura a termine nel nostro principio. Non lo sarà, però, per la forza e la potenza che conosciamo come Spirito.

In ragione dello stato del nostro spirito, la nostra forza e la nostra potenza si collocherà, prossima o non prossima, al principio: lo Spirito. Lo Spirito è forza e potenza della vita sino dal principio e dello stesso principio.

Se così è della vita in Basso così non può non essere della vita in Alto. Per Alto intendo l’immagine della Vita. Per Basso intendo l’immagine a quella somigliante: la nostra.

Della morte, quindi, si può dire che è il necessario ricongiungimento della nostra vita con la Vita: il Tutto dal principio.

Senza la precedente Natura e senza la precedente Cultura il nostro spirito tornerà ad essere la tabula rasa che è stato alla nostra nascita. Come è stato alla nostra nascita, alla rinascita non per questo resterà tale.  Non resterà tale perché, come Cultura rinascerà secondo il corpo corrispondente a quanto hanno dato forma i contenuti derivati dalle precedenti azioni di forza e di potenza. Non resterà tale perché, come Natura, rinascerà secondo il corpo corrispondente a quanto hanno dato forma i contenuti derivati dalle azioni di forza e di potenza.

Perché sostengo la rinascita del nostro spirito? Lo sostengo perché la vita, essendo stato di infiniti stati di vita in infinita corrispondenza di stati, almeno secondo logica, non può ammettere divisione fra stato e stato: la vita non concepisce il Nulla fra i suoi principi. Il nulla vi è invece quando,  a causa del dolore e/o dell’errore subiamo separazione fra stato e stato.  Il nulla nel nostro stato, però, tanto si forma e tanto si annulla. Si forma e si annulla in ragione delle riparazione che si attua per mezzo della conversione dei principi che l’hanno attuato: dal dolore al bene, dall’errore al vero, dall’ingiusto al giusto. La conversione avviene discernendo sui nostri vissuti. Comparando i nostri vissuti con il Vissuto che è della Vita raggiungiamo (sempre in ragione dello stato della rinnovata coscienza) la verità che è nel Vero.

Salmi

Non sono in grado di affermare che un salmo sia sufficiente tutela nelle situazioni negative legate allo spiritismo ma prima di puntare la penna dico la prima quartina de “Il Signore è il mio pastore”.

apenna

D’altra parte, se fossi tutelato dal ”nemico” da delle realtà di bene (oltre il mio spirito) capirei sino in fondo ciò che è ”nemico“ ogni volta manco di discernimento perché protetto da quello altrui? In ogni caso, se nonostante la tutela che delego al Salmo, comunque ciò che mi è nemico penetra la mia proprietà (la mia vita) non è forse vero che l’atto di violenza sarà addebitato al giudizio dello spirito invasore? Allora, necessariamente, il Salmo è barriera efficace, in quanto, è il paletto che separa la volontà del mio spirito da ciò che non è del mio. In questo senso è linea di confine. Come tutti i confini, non può essere invaso, pena il giudizio sul sopruso che è in ogni invasione.  Così, se agli occhi della mia vita non posso dire che il Salmo mi tutela (come una porta non sempre è sufficiente a tutelarci dai ladri) posso dire però, che lo è agli occhi della Vita.

Marzo 2007

Influito da Socrate?

Se è vero che sono sotto influsso dello spirito di Socrate, allora sono filosofo tanto quanto sono influito da quel filosofo, ma, dicendomi ”illustre collega“, Robert Kaufman si riferiva al mio filosofico spirito, o allo spirito di Socrate che gli è certamente più collega del mio?

apenna

Se uno spirito riconosce uno spirito in quello di un altro, allora, ciò significa che tutte le identità conservano la vita di ciò che furono. Se conservano ciò che furono, allora, il rapporto fra Socrate, Kaufman e me, non è spirituale ma, appunto, spiritico. Se è spiritico, si ricordi che il mio rapporto con lo spirito di Socrate (e/o di Kaufman) è bene e vero tanto quanto è giusto. Chi può dire quanto è giusto? Con me, ovviamente, lo spirito di chi legge quanto sostengo. Come? Sentendo la propria emozione, cioè, lo stato del proprio spirito. Se è in pace (cessazione di ogni dissidio) necessariamente è nella verità tanto quanto è in pace. Sempre sul “Fedro”, detto da Socrate, leggo: “… i sacerdoti del tempio di Zeus a Dordona assicurano che le più antiche profezie sono venute da una quercia . “Non ricordo precisamente, ne quando e ne in che contesto ma parlando del mio amico l’entità “Francesco ”mi disse”: perché tu sei una quercia e lui è un ramo secco?” Se avesse detto il contrario non m’avrebbe fatto male tanto quanto. Se è vero che la definizione dello stato del mio amico mi preoccupò non poco, non di meno, anche la definizione del mio stato mi preoccupò. E’ indubbiamente bello sentirsi dire che si è una quercia perché una quercia è forte, grande, protettiva, ecc. ma per quanto grande, forte e protettiva, chi protegge la quercia? Il cielo, mi dissi! Ma se dal cielo scendono i raggi del sole, dal cielo cadono anche i fulmini! E, allora? Allora mi domandai: cosa c’è di più grande del cielo? Mi risposi: più grande del cielo, c’è soltanto la vita. Così, solo confidando nella Vita, mi fu possibile di accettare l’idea di essere come una quercia.

Marzo 2007

Tarzan, Jane, gli spiriti, e il sesso degli angeli.

Chi crede in un oltre, crede nell’esistenza degli spiriti: Presenze, Angeli, o Diavoli che dir si voglia e/o si sappia. Chi non ci crede, invece, o rifiuta la follia, o la dice frutto della mente. Comunque sia, io non credo negli spiriti, ma ho conosciuto la loro esistenza. Follia, anche la mia conoscenza?

apenna

Al momento, non lo escludo, al momento non lo penso. Gli spiriti si manifestano per apparizioni, (basse? o elevate che sia ) o attraverso quelle esperienze di extra sensibilità che chiamiamo medianiche. Per me, il problema non è la loro, o non la loro esistenza, ma la loro attendibilità E mo’ ve lo dimostro. Prima, però, è necessaria una premessa. Lo Spirito è la forza della vita. La vita, ha carattere determinante ed accogliente. Il determinante è dello stato maschile della vita. L’accogliente è dello stato femminile della vita. Bene! Fate conto, allora, di partecipare con me, ad una seduta medianica. Ad un certo punto, una Presenza si rivolge a me, e dice: io Tarzan, e tu Jane! In ragione di quanto detto nella premessa, quello spirito intende dire che la sua forza è maschile, e che la mia è femminile. Vita, però, oltre per quanto detto, è stato di infiniti stati, dell’infinita corrispondenza fra i suoi stati. Questo comporta, che nel giro di un micro stato di forza (cioè, di spirito) uno stato maschile può diventare femminile, ed uno stato femminile può diventare maschile. Morale della favola: l’affermazione di quello spirito è giusta perché legata al momento del recepimento del suo e del mio stato di forza, ed è sbagliata perché non dice, (o non conosce, o non ammette) ulteriore possibilità di vita, sia in sé che in me. Data l’infinita mutazione dello stato della forza possibile allo spirito, ciò significa che nel mondo spiritico, la nostra forza non ha identità? No. Ciò significa che la forza della nostra identità spiritica, è data dal prevalere del dato carattere: spiritualmente maschile se determinante, spiritualmente femminile se accogliente. E, adesso, spogliamoci della carne, e avremo in basso, come in alto. Dicevo, che la forza della vita nel mondo degli spiriti, è maschile se prevalentemente determinante, e femminile se prevalentemente accogliente. Per ragioni molto ovvie il mondo degli spiriti è disincarnato. Mi direte, come può avvenire la corrispondenza di vita fra gli spiriti, se sono senza attributi? Elementare! Avviene, attraverso la corrispondenza della rispettiva forza. Tutto chiaro?!

Marzo 2007

L’Inferno?

Più o meno sappiamo tutti cos’è l’Inferno secondo chiesa. Per quanto conosco, invece, non sono di quell’idea. Inferno, per me, non è un luogo: è uno stato della nostra conoscenza sulla vita, o meglio, della nostra ignoranza e/o opposizione verso i principi della vita e del suo originante Principio: comunque lo si chiami, lo si dica, lo si immagini.

apenna

Abbiamo due principi di vita: il soprannaturale ed il naturale. Il primo è l’Immagine, mentre il secondo, ciò che è a Sua somiglianza. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati: Natura, Cultura, Spirito. Il Principio soprannaturale, è il massimo stato della trinitario_unitaria corrispondenza fra i suoi stati. Per questo, è l’Unico, e per questo, è anche detto l’Uno. In quanto a somiglianza dell’Immagine, anche noi siamo trinitario_unitari. Lo siamo, perché il bene non può essere disgiunto dal vero, se non mettendo in sofferenza lo spirito: cioè, la forza della nostra vita. Non era mia intenzione illustrarvi il cosiddetto mistero della Trinità ma già  che ci sono!

Vivere, è capire la differenza fra i principi dell’Immagine e quelli della Somiglianza. Mettiamo che il Principio della vita (l’Uno) sia un valore X, e mettiamo che la completa ignoranza di quel valore, (il cosiddetto Inferno) sia Zero. Ora, ammettiamo che di quel Principio (quello della vita) io abbia capito un valore pari a sette. Si può dire, allora, che sono prossimo al Principio per un valore pari a sette, e distante dall’Inferno, (cioè, dalla totale ignoranza dell’Immagine della vita) per analogo valore. Vita, però. è stato di infiniti stati della relazione di conoscenza fra la vita del mio principio e quella del Principio. Il che vuol dire, che nella ricerca della mia verità, e della Verità, il mio sette, può diventare un nove, o un cinque, in ragione dell’aumento, o della diminuzione, del mio capire, e di conseguenza, del mio vivere il capito. In ragione dell’aumento del capire l’Immagine della vita, ci collochiamo prossimi al Principio. In ragione della carenza di quel capire, ci collochiamo distanti dal Principio. Nessun stato di vita, però, può giungere allo Zero. Anche la massima ignoranza sul Principio, infatti, non ci esclude dalla vita del Principio. Tutti, infatti, possediamo il Suo stesso principio: la vita. Si può dire, allora, che neanche il Male, abita l’Inferno. Al più, in ragione della sua ignoranza e/o opposizione verso il Principio, si può dire che c’è l’ha nella mente. Ed è quello, che, su l’Inferno, possiamo dire anche di noi.

“Perché¨ poi gli umani tendano al paradiso ma sono attratti dall’inferno è altra questione da approfondire…”

C’è un centro di gravità  permanente” nel nostro animo, e c’è chi lo identifica nelle infinite forme del male: per me, dolore naturale e spirituale da errore culturale. Con l’affermazione, mi riallaccio all’Inferno come zona di non conoscenza. Di per sé, la non conoscenza non è un male: male, è voler restare, non conoscenti. Si può, voler restare non conoscenti? Direi di sì. Basta escludere dall’IO, tutto quello che lo porta a comprendere la ragione altrui. Basta eleggerlo, cioè, a primario principio, oltre che della vita propria, anche di quella altra; egocentrica elezione, questa, tipica dello stato infantile della vita. Attratti dall’Inferno, quindi, perché attratti da un “centro di gravità  permanente” quale può essere l’egocentrismo? E, perché mai sarebbe infernale, l’egocentrismo? Lo è, a mio avviso, perché, l’egocentrico, riducendo tutto a proprio servizio, riduce la ragione della vita altrui, sottomettendone la volontà. Il che, oltre che dello stato infantile della vita, è anche tipico del potere, e della manifestazione dei potenti. Se il potere e la manifestazione dei potenti è tipica dell’egocentrismo, e se l’egocentrismo è tipico dello stato infantile della vita, allora, si può dire che ogni potere, e potente, è infantile. Al punto, gli umani sono attratti dall’Inferno, o attratti da quel periodo della vita, nel quale, tutto gravita attorno a noi? Guarda un po’ a dove sono andato a finire: egocentrismo e fame di potere motivati da una nostalgia di culla? Infernale, questa nostalgia? Direi di sì. Egocentrismo e fame di potere, infatti, fissando l’identità  all’interno dei loro principi, fissano anche ogni altro atto della conoscenza. Nella fissazione di ogni altro atto della conoscenza, si instaura quell’inferno che è la distanza dalla verità: propria, altra, e superiore.

Dopo questa pizza da voltar via con la testa ci vuole proprio un caffè! Quanto zucchero?

Marzo 2007

Parlando della Pedagogia

Dopo aver parlato della Pedagogia con conoscenti mi venne l’impulso di puntare la penna su un foglio. La penna tracciò le immagini di due ”bestie“: la più piccola stava sopra la più grande. La più piccola aveva la lingua in fuori a mo’ di sberleffo.

apenna

Ne trassi due conclusioni: o mi sbeffeggiava perché indispettita dal fatto che avendo detto del giusto avevo ”fregato” gli influssi del male (o dell’errore) di cui era immagine, oppure mi faceva capire di avermela fatta, cioè, di avermi fatto dire ciò che voleva quello spirito, non quello che voleva il mio: il che è come dire che aveva fregato me. Mi viene alla mente anche una terza considerazione. Dal momento che quello spirito sa, che non so quali delle due ipotesi sia vera, lo scopo della comunicazione non è stato quello di dare la sua spiegazione  (ci crederei con molta riserva) ma è stato quello di seminare dubbi; il che, è come dire che con una minima spesa ha tentato di avere il massimo guadagno. Per quanto riguarda me gli è andata buca, e per quanto riguarda gli altri (dando le spiegazioni che sto dando a lei) credo di avere vanificato il tentativo: prova ne sia il fatto, che nonostante avessi puntato ancora la penna, non c’è più stata nessuna comunicazione. Lo so che si può dubitare di chi dice di avere questo tipo di possibilità (la corrispondenza con gli spiriti) ma siccome non intendo fare nessun tipo di mercato, ne porvi la mia affermazione personale, che mi si creda o no, per quanto mi riguarda è irrilevante.

Se non medianità, stranezze.

Come malamente la ricordo, le racconto l’esperienza medianica di qualche anno.

apenna

Tramite di medianica conoscenza fu un amico. Quando sentiva di dover scrivere puntava la biro sul foglio. La penna tracciava scritti non sempre facilmente leggibili, ora dei profili di volti, o immagini di personalità bestiali: sorta di incroci fra teste di cane e quella di scimmia. Qualche volta l’immagine di Tobj, un molosso nero che al mio amico era mancato per cimurro. In diversi casi  è intervenuto Robert Kaufman: pensatore svizzero (di Brema o di Berna, non ricordo) vissuto ai tempi della Rivoluzione francese. Kaufman una volta si disegnò: viso piccolo e ovale. Indossava un colletto rotondo, a pieghe inamidate: credo lo si dica “alla Medici”. Fu Kaufman ad avvertirmi “di stare attento perché c’era molta negatività”. Non precisò se dentro di me o presso di me. Di Kaufman, lo spirito di Cesira disse: “ Gira da queste parti un tipo stranissimo”. Kaufman aveva una scrittura a ”penna d’oca” ma l’usava solo per poche righe. Si rivolgeva a me dicendomi “Illustre collega”. Proprio non capivo dove stava il mio illustramento, ne dati i miei approssimativi studi dove potevo essergli collega. Per quanto compiaciuto ne ero anche imbarazzato. Dei suoi scritti disse ”che non si era conservato più nulla di importante.” Anche Cesira (mia madre adottiva) si complimentava con me per la mia intelligenza: proprio non capivo. Tempo dopo ebbi anch’io quella possibilità. Diversamente dall’amico che riceveva scritture, io ricevevo disegni. Diventava “scrittura” (e messaggio) l’interpretazione che ne davo. Cessai quella facoltà man mano cessai di confidare su quel mondo. Capii così, che senza confidenza non è possibile attuare alcuna medianità. Capii, inoltre, che la medianità, più che un dono degli spiriti è da considerarsi  un emozionale ricatto. I cosiddetti doni dello Spirito, infatti, creano delle forti dipendenze.

Cesira era preoccupata perché continuavo a frequentare delle “zone scure”; non perché con poca luce come inizialmente ho pensato ma perché coscienze con poca luce come poi ho capito. I primi tempi subii la sua preoccupazione ma poi tornai alla mia volontà; non c’era solo bisogno di piacere in quelle zone ma anche bisogno di capire, così, la mia ricerca del piacere è stato tramite sia del capire che del far capire. Naturalmente, per quello che ho saputo e/o potuto. Fra i miei corrispondenti vi fu anche Giovanni della Croce: un carattere spiritico molto forte (sempreché sia stato lui) e con il quale non corrisposi più di tanto. Vi furono delle personalità tossicodipendenti; anche in quello stato erano restii ad ammettere la loro tossicodipendenza. Nel usare la mia forma di scrittura, più di una volta mi capitò di sentire che con la penna non toccavo la carta. Aprendo gli occhi, mi accorgevo che stavo ”scrivendo” per aria. In quei momenti, il braccio era leggero al punto da sollevarsi per moto proprio. Dopo quelle esperienze di levitazione, per quanto di ”relativa” importanza, capii benissimo i voli di Giovanni della Croce, di Teresa d’Avila e di altri. Scendere da quei picchi di beatitudine significa ritrovare il peso della carne; ed è di tutto fuorché piacevole.

Qualche tempo fa, sempre nella tazza del caffè, i residui della polvere composero due cuori. Uno più grande dell’altro. La parte destra del più piccolo stava sopra l’altro. Nel più piccolo, nella curva che si congiunge in basso, sulla punta si era disegnato il profilo di un volto di un quarantenne senza capelli e senza barba. Avrebbe anche potuto essere l’immagine di qualsiasi volto ma il naso, inconfondibile, era quello dell’Anziano. Chi sia l’Anziano, ora (12/2019) non ricordo più. A mio parere, il significato del messaggio è questo: il cuore è vita. Più si è collocati nel cuore della Vita (nell’immagine, il cuore più grande) più si è nel Principio della Vita. Poiché al Principio della Vita il cuore è giovane, più ci si avvicina al cuore della Vita più quella vita ci colloca nella sua giovinezza. Essendo forza, quella giovinezza, ne consegue che più si è collocati nel Principio della Vita, più lo Spirito ci rende giovani perché nella sua vita, forti. Dal momento che il cuore è il simbolo dell’amore, più si è collocati vicino al cuore della vita più si è collocati nell’amore della Vita. Naturalmente, si è collocati nel cuore della Vita tanto quanto si corrisponde con i suoi principi.

Lettera datata

Manifestazioni

Avevo visto l’immagine che dico sul fondo della tazza dove avevo appena bevuto un caffè: rappresentava un anziano. Non sono in grado di sapere chi sia stato. Posso solo crederlo per via di altre supposizioni.

apenna

La manifestazione di uno spirito su questo piano della vita necessariamente dimostra il ritorno della sua forza. Può anche dimostrare che non l’ha lasciato. Oppure, che si manifesta o no in ragione di infinite ragioni o casi. Quell’immagine era a capo chino, come sta chino anche il capo di un dolente. Ne conseguirebbe dolente quella che è tornata. Se lo è, allora, necessariamente, è una entità separata dal Principio della Vita, tanto quanto è dolente. Se è lontana dal Principio della Vita tanto quanto è dolente, ciò significa che gli è avversa? Certamente no. Se è volta alla ricerca del Bene, per quanto lontana dal quel Principio, comunque (secondo lo stato del proprio stato é figura di bene: al più, in errore. Possiamo dire che una figura è di male solamente se sappiamo con certezza che si è spiritualmente collocata in quello stato. Della certezza, però, in quell’ambito non abbiamo alcun possesso.

Reincarnazione

Non so mentire, non perché non ne abbia la capacità (o non ne veda gli interessi) ma perché trovo estremamente comodo essere sinceri per più motivi: non ho molta memoria, mi è consono farlo, perché è più riposante dire ciò che è o tacere, perché non mi piace perdere la faccia.

apenna

Alle nostre domande (verbali le nostre domande e le sue risposte per scrittura automatica) lo spirito ci rispose che ”non era una cosa semplice da spiegare“. Del medium disse che in una vita precedente era stato ”uno del deserto“. Forse è per questo che qualche volta lo chiamava ”caro el me moro“. Dell’amico medium disse anche (non ricordo se nella stessa occasione) che “la sua lingua faceva danni”: successe. Di un amico del medium disse che era ”unico“. Di me, che, prevalentemente, fui mistico. Disse anche che sarei stato sotto l’influsso di uno spirito del quale “non era autorizzato a dirmi il nome”. Non insistetti nel voler sapere chi fosse quello spirito ma pensando a S. Paolo (avevo letto le sue ”Lettere” qualche tempo prima) un po’ per celia gli chiesi di dirmi almeno se era un Ariete come me. Non capimmo se seriamente o no, ma (piccato ci é parso)  quello spirito mi disse: questo non te lo dirò mai! Dopodiché, si firmò e ci piantò li.

Incontri di alterno tipo

Qualche tempo fa, entrando nella stanza da letto che era al buio, mi successe di vedere una luce verticale di un vivissimo color ametista. Illuminata dalla luce vidi una figura che direi araba perché portava quel velo cinto da cordicelle con nodi. L’avrei detta non più del metro e settanta.

apenna

Era vestita con tunica e mantello. Non so come faccio ad affermarlo visto che nell’insieme era una macchia nera, tuttavia, ho sentito che era così. Mi è capitato di vedere quelle “presenze” in varie occasioni, ma sempre di giorno. Qualche volta anche sul lavoro, in cucina ed in cantina, e qualche volta lungo l’Adige. Se lo sguardo non passa oltre loro, evidentemente, hanno corpo. Lo so che è azzardato sostenerlo, ma quell’ombra (vicino al comodino sul quale avevo posato la Bibbia) aveva una mano posata su un libro. Non saprei dire se quella luce (alla destra e poco dietro le spalla destra) sorgesse dal libro o vi cadesse. Il letto mi impediva di vedere se toccata il pavimento, però, giungeva al soffitto. L’apparizione durò un battito di ciglia. Non l’ho mai letta simbolicamente parlando. Troppe le ipotesi, complesse, e auto esaltanti: aborro l’esaltazione.

Voci, luci.

agirafreccia

Una volta (lo sentii nella testa) una voce d’uomo mi disse: scrivi. Stavo passeggiando in piazza Bra. Un’altra volta (sempre nella testa) una voce di donna, (cantata, sonora, bellissima)  mi disse: buongiorno! Era mezzanotte. Sempre nella testa, una voce da ” rana ” mi disse: Ti fa piacere? In quel momento stavo sentendo del solletico fra i glutei. Un’altra volta nella testa sentii dei passi. Erano passi pesanti, dominanti, inquietanti, sicuri. Ad un certo punto non li sentii più. Non li sentii più perché cessai di udirli, o perché chi camminava era giunto alla meta? Dal momento che li sentivo nella testa, e che la testa è il luogo naturale del pensiero, cessarono perché erano giunti fra i miei naturali pensieri? E’ ben vero che chi mi disse scrivi non mi disse di farlo subito, così come un augurio di buongiorno non è meno valido se detto a mezzanotte ma, perché fuori contesto? Perché chi mi disse buongiorno era alla luce? Perché non in grado di vedere il nostro buio? E perché l’imperativo scrivi quando non ero in grado di farlo? Perché richiesta che non tiene conto del come e del quando? Quando chiudo gli occhi e guardo in avanti come se li avessi aperti, vedo dei punti luminosi. Qualche volta solamente uno, più o meno forte. Qualche volta più punti. In qualche caso hanno formato delle visioni: a triangolo con la punta in giù. Non so bene perché ma in quel caso mi lasciarono dentro una pessima emozione. Perché li sentii minacciosi, o perché considerai minacciosa la mia impossibilità a capire?

Datata

Esiste veramente lo Spirito?

Lo Spirito è la forza della vita. Direi quindi che esiste dove ha posto in vita la vita, permettendo la genesi della Natura che ha formato la genesi della sua Cultura.

apenna

Dello Spirito si può dire che è il Terzo stato della vita. Al principio il Principio è un assoluto e quindi, l’Uno. Nell’Uno (stato primo e quindi supremo) non esiste distinzione fra i suoi stati, quindi, che lo Spirito sia il terzo stato della vita lo dico io: altri non so. Dove non lo si ammette come Spirito nel senso fideistico che gli abbiamo dato, lo si può ammettere come la potenza che tutto origina e tutto pervade. Non vi è stato della vita che non possieda il suo stato di potenza. Comunque religiosa o comunque atea, dove non lo conferma una conoscenza lo conferma la Scienza. Se ammettiamo che lo Spirito sia la potenza che tutto origina e tutto pervade, dobbiamo anche ammettere che nello stato naturale della vita, l’opera della sua forza non conosce confini. Ciò vale, solamente per questo stato della vita? Potrebbe essere, come potremmo essere noi, gli impossibilitati a vedere oltre i nostri confini. Ciò che non possiamo vedere, però, possiamo sentire, tanto quanto poniamo, al confine, lo spirito che siamo. Badino i comunque mistici, e/o comunque fondamentalisti: chi resta al Confine perde i suoi confini! Pur avendo toccato il Confine (comunque l’abbiano potuto) non si perdono quelli che vivono i propri.

Metempsicosi in breve

Della Metempsicosi si può dire che è il viaggio di ritorno della vita che vuole capire nuovamente il suo stato, o dallo stesso punto di vista, (ritorno allo stesso stato), o da un altro punto di vista: ritorno in uno stato diverso dal precedente. La vita, però, è uno stato di infiniti stati di vita. Così, sia lo stato del ritorno che i punti di vista per i quali si ritorna per un ulteriore capire possono essere infiniti. Con l’affermazione non intendo porre dubbi sulla Metempsicosi, tutt’al più, cautela su ciò che afferma l’identità che ritorna, (o l’identità che contiene quella che ritorna), appunto, perché la vita, nel bene come nel male, nel vero come nel falso, è infinite identità di spirito. Tutte dicono quello che sono ma noi non possiamo verificare nulla. Il dubbio, pertanto è quanto meno doveroso.

apenna

Perché avviene l’influsso e/o l’invasione di spirito su spirito?

Come più volte detto in altri discorsi, vita, è corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti i suoi stati.

apenna

La corrispondenza fra gli stati naturali, culturali e spirituali è permessa dalla comunione fra

ciò che alla vita è Bene per la Natura

triangolo

Vero per la Cultura                              Giusto per lo spirito

aneolinea

Quando i nostri trinitario_unitari stati corrispondono con pienezza

mettiamo che il nostro essere sia così:

aneolinea

cerchio 1

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Quando i nostri stati non corrispondono con pienezza perché per infinite condizioni e misure sono scissi a causa dell’Errore e del Dolore, invece, mettiamo che sia aperto all’influsso e /o all’invasione in ragione della misura e della condizione del Dolore e dell’Errore.

aneolinea

cerchio2

aneolinea

Essendo assoluta corrispondenza di stati, la vita non concepisce il vuoto che deriva dalla non pienezza esemplificata dalla parte mancante del cerchio. Il vuoto della non pienezza, così, viene necessariamente occupato dallo spirito di un altro essere.

aneolinea

cerchio3

aneolinea

L’occupazione di un altro essere nel nostro può limitarsi all’influsso, ma può anche essere essere più invasiva. Dipende dallo stato di vita della nostra forza: tanto più è remissiva a causa dell’Errore e/o del Dolore, e tanto più viene influita e/o occupata.

Poiché, vita, è corrispondenza di stati sia in questa realtà che nell’Ulteriore, l’influsso e/o invasione di spirito su spirito avviene (con la stessa dinamica) anche fra spirito umano e spirito umano. A meno che non si smentisca quanto sostengo sulla vita, non può non essere che così.

C’è chi sostiene di conoscere l’identità influente e/o invasiva. In questa realtà potrebbe essere prevalentemente vero. Dell’ulteriore nella reale, invece, l’influito e/o l’invaso, crede ciò che ama (se l’influsso è affettivo e/o fatto credere come tale) o teme se l’avverte negativo e/o come tale si manifesta. Ne scrivo a ragion vissuta.

Poiché ogni influsso e/o invasione avviene per corrispondenza di stati, ogni influsso e/o l’invasione non può avvenire che fra spiriti affini. Non potendo conoscere pienamente lo stato del nostro spirito, però, neanche possiamo dire con certezza quale sia l’identità spiritica influente e/o invasiva in ragione della condizione dell’influsso e/o dell’invasione. Possiamo sapere, invece, che se dal Dolore e/o dall’Errore siamo spiritualmente lacerati e laceranti, lacerato e lacerante sarà anche lo spirito influente e/o invasivo.

Si sostiene che l’influsso (e/o l’invasione) sia dovuta alla volontà di spiriti satanici quando non dello stesso Satana. In ragione della soggettiva storia direi satanico ogni spirito avverso alla vita per le nostre stesse cause: l’Errore ed il Dolore. La misura dell’avversa volontà di ogni spirito comunque definito e/o qualunque sia il suo stato, quindi, dipende da quanto quell’essere è cosciente di sé. Se l’incoscienza assolve dalla colpa (Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno) non per questo l’assolve dal dolo procurato.

L’evangelica compassione può valere anche per la forza spiritica che diciamo Satana? Non lo so, ovviamente. Quello che so, è che

se il nostro bene

triangolo

il nostro vero                       e                   il nostro giusto

non fossero lacerati e laceranti, neanche lo spirito satanicamente maggiore potrebbe qualcosa.


Come grafico faccio schifo anche ai cani, tuttavia, spero di aver reso l’idea.

Profeti e profezie

Profeta è chi dalla cima di un monte vede avvicinarsi una figura. Se quel profeta è prevalentemente portato a non temere la vita non interpreterà quella figura come una minaccia. Se è prevalentemente portato a temerla, invece, l’interpreterà come avversa. Si può dire, allora, che l’interpretazione delle visioni profetiche è condizionato dallo stato esistenziale (psicologico, culturale, morale) del carattere di vita del dato profeta. Poiché nulla sappiamo di certo sulla vita privata dei profeti (al più la storica dei loro tempi) quale e quanta veridicità c’è nelle visioni raccontate? E perché ancora ci influiscono? Perché le abbiamo riscontrate vere, o perché sopravvissute antichità che servono a dare gloria a chi le usa?

apenna

Occhio, occhio, c’è un malocchio!

Gli esorcisti hanno bisogno del demonio come la satira ha bisogno di un Berlusconi. Certo è, che ambo i soggetti sono forze che invadono la vita tanto quanto è scissa: vuoi dal dolore nell’esistenza, vuoi dal bisogno di estraneo fascino.

apenna

Il possesso e/o l’invasione può avvenire per cause che stanno in una parte sconosciuta della mente, oppure, per cause che stanno in un’altra parte della vita. Comunque siano i casi, esorcizza la scissione chi (indipendentemente dal come) ricompone l’identità. Se invasa da fascinazioni comunque motivate, è esorcista uno psichiatra, oppure un’emozione di analoga presa. Se da soggetti di cultura religiosa, direi, necessariamente, un prete. Di fatto, se una casa ha perdite nella parte idraulica mica chiamiamo l’elettricista. Guaio è, che è proprio una cultura religiosa mal vissuta (mal vissuta nel senso di oltre natura e cultura del rispettivo soggetto) che genera dei malfatti da dissociazione. Guaio è che la chiesa semina, si, del grano buono, ma che diventa meno buono, però, dove il campo non è idoneamente preparato. Succede anche alla Società, quando fissa delle Norme eguali per ogni umanità. La dove non ci riesce, è causa delle scissioni che poi dice di poter curare, ad esempio, con la medicina e/o con altre norme. Lo stesso fa la chiesa. Questo, perché, sia il Principato che la Religione operano secondo finalità di un potere da esorcizzare nei diversi.

“Voglia di Satana”

Satana, indipendentemente da come uno se lo raffiguri o lo abbia raffigurato la Cultura, è lo stato del principio del male. Il Male è il massimo stato della forza di spirito della vita alla massima distanza della forza dello Spirito.

apenna

Naturale quanto soprannaturale, uno spirito lontano dal proprio bene, certamente non è nel Bene tanto quanto gli è discosto, ma, per quanto estraneo, comunque è vita del Male solamente se è avverso al Bene tanto quanto è cosciente di esserlo e come tale agisce. Quando questa volontà è incosciente, allora, non si è avversi ma solo lontani dall’uno o dall’altro principio tanto quanto la lontananza è data dall’incoscienza. Per quanto detto, solo per quelli che coscientemente stanno costituendo la propria identità nel male si può parlare di ” voglia di Satana “. Così, come per quelli che stanno coscientemente costituendo la propria identità nel bene si può parlare di ” voglia di Dio “. Per quelli, invece, la cui identità è ancora da costituirsi (soprattutto per quelli che stanno così male da non conoscere diverso stato  le definizioni in pillole (”Voglia di Satana”) rischiano di non essere che delle equivocanti estasi. Le parole sono dosi. Per favore, evitiamo i casi in over! I cimiteri sono il pro – memoria del passo fra due stati della vita: dalla naturale alla soprannaturale. Se fra le loro mura si è posto ciò che si è amato o non amato nella vita, non di meno (illusoria difesa) si è localizzato (e, dunque, recintato) ciò che comunque ci spaventa nella vita: la morte. Si è proprio così sicuri che vadano profanati in nome della vita di Satana o non piuttosto in nome di una vita (quella del profanatore) che ha della morte, o della paura della morte, nel cimitero che può essere una vita? Se, come credo, quello che motiva gli atti profanatori sono l’esorcizzazione di una paura di morire che affascina perché spaventa, cosa c’entra Satana? O c’entra nel momento stesso nel quale ci si serve della morte (è morte ogni impedimento alla vita) per profanare una vita? O c’entra ogni volta volenti o nolenti non togliamo o non sappiamo togliere la morte (e/o le cose morte) dalla vita? Non posso non condividere le intenzioni di conoscere e di capire manifestate da Don C, ma certamente non quelle del “combattere”. “Conoscere, capire e combattere” mi sono sembrate il manifesto di una “voglia di crociata”. Dio ci scampi e liberi dalle crociate! Non mi pare il caso di aggiungere delle colpe a delle altre colpe. A qualsiasi tipo di crociata, sottostà, sempre, la voglia di settoriare la vita; settoriare la vita è originare le Sette. Le sette sono la “voglia” di una spiritualità elettiva perché fondata sulla scissione sia di una stessa vita che fra vita e vita e, dunque, sulla morte delle parti arbitrariamente escluse dal Tutto. Se la Setta è il peccato di chi divide una vita dalla Vita, parafrasando quel Tale, chi è senza peccato dalla voglia di satanica Setta scagli la prima pietra.

A me la vendetta? La Bibbia non me la racconta giusta!

Negli interventi scritti nella Bibbia, lo spirito che Mosè ha pensato divino ebbe a dire: a me la vendetta! Secondo me, divino se avesse detto: a me la giustizia! Avendosi dichiarato arbitro della vendetta, invece, mi fa pensare che sia (per quanto forte e potente) uno spirito Basso.

apenna

Si è dimostrato spirito Basso, in primo perché ha agito la sua forza in basso, e non per ultimo, perché dimostra di aver pensato secondo la morale di quei tempi. Gli spiriti elevati, invece, agiscono la loro forza e la loro potenza in Alto, cioè, danno forza e potenza al bene, al vero, e al giusto della vita, non, a una una vita. Con altro dire, gli spiriti elevati operano nella vita (il Tutto dal Principio) non, in una vita. E’ certamente vero: anche lo spirito di Mosè (per quanto forte e potente) agiva in Basso, ma non per questo in modo basso: almeno per quanto conosciamo e/o il poco niente che conosco per inverificabile mezzo. Le corrispondenze di spirito fra la nostra vita e l’ulteriore è possibile in ragione delle reciproche affinità di spirito. Esemplificando, uno spirito dal valore e/o dallo stato 5 (e quindi, Basso) può corrispondere (indipendentemente dal modo) con uno spirito di analogo valore e/o stato.  Non è esclusa la corrispondenza di spirito anche fra spiriti di valore non analogo. E’ una corrispondenza, però, che non rispetta l’alleanza fra il Vero ed il Giusto che è dello stato divino della vita, ed è, quindi, una corrispondenza fra forze e potenze che si basa su l’errore culturale e spirituale che porta al dolore che, se espresso in piena coscienza, porta al Male. Lo stato della forza dello spirito sul Sinai è dimostrato dallo stato della sua rivelazione e per aver animato ciò che non era animato: il bastone in serpente. Lo stato della sua potenza, invece, è dimostrata dall’influsso di spirito (forza e potenza) nello spirito di Mose e su quanto ne è conseguito sino ai giorni nostri. Nessuno può affermare alcunché (men che meno io) sullo stato della corrispondenza di spirito fra quello di Mosè e quello apparso a Mosè, tuttavia, una qualche idea me la sono fatta cercando e trovando il principio del Bene, del Vero e del Giusto nei rispettivi bisogni. Se come affermo la corrispondenza fra spirito e spirito avviene per affinità di spirito, ne consegue che anche lo spirito che si è rivelato a Mosè ebbe un bisogno analogo a quello di Mosè. Fu un bisogno del Bene o un bisogno di bene? Penso alla seconda ipotesi. Quale, il bisogno in Mosè? Sempre secondo me, quello di poter dimostrare al suo seguito la maggior forza e la maggior potenza “divinamente” concessa. Quale, il bisogno dello spirito che si è rivelato a Mosè? Sempre secondo me, quello di poter dimostrare sia la sua forza che la sua potenza che lo Stato divino concede a tutti dando vita in pari grado. Non per niente sono detti beati. Non di certo perché poveri (dal punto di vista dei ricchi per una raggiunta (mantenuta, e perseguita) esaltazione del loro spirito, ma perché agiscono in ragione di quanto ricevuto. Giunto al punto della tenzone riprendo quanto sopra detto: “non è esclusa la corrispondenza di spirito anche fra spiriti di valore non analogo. E’ una corrispondenza, però, che non rispetta l’alleanza di vita fra il Vero ed il Giusto che portano al Bene, ed è, quindi, una corrispondenza fra forze e potenze che si basa su l’errore culturale e spirituale che può portare al Male tanto quanto è perseguito in piena coscienza.” Vi fu analogo stato di coscienza fra lo spirito di Mosè e quello apparso a Mosè? In ragione dello stato del reciproco essere, direi proprio di no. Necessariamente ne consegue che lo spirito apparso sul Sinai, oltre che uno spirito Basso, fu anche uno spirito che agì in modo basso Per modo basso intendo equivoco, subdolo e sinonimi vari. Me l’ha sempre fatto pensare il “nome” che diede a Mosè: io sono quello che sono. L’affermazione è vera sia per chi dice una verità, sia per chi nasconde una verità. Non so se Mosè si sia mai fatto domande su quel genere di equivoca presentazione. Vuoi per diretta come per indiretta esperienza, quello che so è che i soggetti da medianità (Mosè lo è stato) in quasi tutti i casi pensano secondo bisogni, o per altro dire, pensano secondo quanto fa loro comodo pensare: vuoi in buonafede (e sono i più) vuoi in malafede: e sono troppi. Per le circostanze in cui si trovò e per i suoi bisogni, anche Mosè cadde in quel tranello? La Storia ci dice di si.

Anima

L’anima è come la camera d’aria che contiene il fiato (lo spirito) che permette il percorso al copertone, cioè, all’identità. L’anima consente facilità di transito all’identità, tanto quanto è piena di spirito, o non lo consente, tanto quanto non lo è. Piena di spirito non vuol dire gonfia di spirito. L’anima è camera piena di spirito, quando regge, senza forzare ciò che regge. Quando forza ciò che regge, invece, è gonfia di spirito. “Beati i poveri di spirito” ebbe a dire l’Inascoltato.

apenna

La scienza e l’anima

Mauro mi dice: “Possono esserci delle forme di “energia psichica”, che fino ad oggi non abbiamo scoperto né misurato, che spiegano questi fenomeni?”

apenna

Gli rispondo:

Credo di averti accennato alle mie possibilità prano. Le ho sempre avute? Ammettiamolo come possibile, tuttavia, a tutto pensavo mentre non sapevo da che parte girarmi per la cura dell’Amato: questo, prima di un tentativo. Al massimo, mi sono detto, mi sentirò ridicolo: e così è stato. Ero all’Ospedale di Legnago. L’Amato, a letto, era girato verso la finestra. Pian pianino gli vado alla schiena e gli poso le mani sulla nuca. Non mi aveva visto e io non gliel’ho toccata, nonostante ciò, si gira di colpo! Vede che sono io, si rilassa, e torna nella posizione che era. Bofonchio qualcosa e rimango lì come il fesso che pure in età adulta si fa prendere con le mani nella marmellata! Mi muore. Inizia la mia ricerca di contatto attraverso lo spiritismo: lo “trovo”. Mi iniziano gli influssi, le testimonianze, le emozioni, tipiche dell’esperienza medianica. Passano gli anni ma il ricordo della sua reazione non passa. Mi risento ridicolo ma ci riprovo con conoscenti in momentaneo disagio fisico. Avvertono emozioni di caldo, di freddo, tremolii, senso di rilassatezza e generale benessere: passa anche qualche dolore. Vorrei poterti dare un qualcosa di quantistico, invece mi vedo costretto a dirti: questo è quanto.

Mi risponde:

Accolgo con interesse la tua testimonianza su un percorso personale che hai raccontato in modo più disteso del solito, e ti segnalo il punto esatto in cui comincia il mio dissenso. “se vi sono gli spiriti, mi sono detto, ci sarà pure lo Spirito”. Nel momento in cui hai dovuto cercare di interpretare questo vissuto molto importante e significativo, l’unico supporto culturale che hai trovato è stato nel concetto di “spiriti”. Ti sei ritrovato, quindi, scusa se te lo dico, culturalmente nella preistoria, nella cultura prepagana addirittura. Altro supporto non hai avuto. Quindi perdonami ancora se ti dico anche questo: che, come non ritengo che il concetto di “spiriti” sia culturalmente adeguato per interpretare questi fatti, altrettanto inadeguato è quel salto logico un po’ grottesco che fai, passando dagli spiriti allo Spirito. A fronte di queste spericolate deduzioni, insisto che un onesto “non capiamo ancora” è molto meglio di teorie arrampicate sui vetri. Purtroppo queste mie parole risultano contro la mia volontà inevitabilmente saccenti e offensive senza volerlo, perché ricordare a qualcuno i limiti della sua conoscenza (considerando che ognuno di noi ne abbiamo) non è mai bello né simpatico. Però, purtroppo, è questo che si deve dire: che non è con la teoria degli spiriti che si possono studiare e comprendere i fenomeni paranormali, come quelli che tu descrivi, che sono certamente reali, ma che meritano un approccio con le categorie di pensiero del 2000 dopo Cristo e non del 2000 prima di Cristo. Detto con amicizia e incrociando le dita che tu non ti incazzi.

Gli replico

Sciogli le dita, Mauro, che in vista non c’è nessuna tempesta! Da nessuna parte ho affermato di conoscere la verità, quindi, la tua, entra da una porta aperta. “Se vi sono gli spiriti ci sarà pure lo Spirito”, è come se avessi detto che se c’è Mauro ci sarà pure suo padre. Chiaro è, che se conoscessi tuo padre, avrei detto che se c’è Mauro ci sarà pure Antonio, ammesso ma non concesso che tuo padre si chiami così. Si, come cultura è un po’ scarsina, ma su quale altro argomento avrei potuto basarmi: su 2000 anni di teologiche balle? Si, la mia è solo una elementare deduzione. Certamente azzardata sino all’idiozia, se solo avessi proseguito nel dire che cos’è lo Spirito. Invece, ho solo detto che è la forza della vita sia dal principio che del Principio, se ammettiamo un iniziale generante. Dici che è stato il Nulla? Bene! Allora vuol dire che quel Nulla ha generato la vita. Già, ma, chi ha generato il Nulla come vita? E se ammettiamo che quel Nulla non sia un sasso, quale “biologia” gli permette di essere vita? Memore della “biologia” degli spiriti, mi sono detto: quella di uno Spirito. Dici che con questo mi sono ritrovata nella cultura prepagana? Sbagli, Mauro. Mi sono ritrovato molto prima di ogni cultura: mi sono ritrovato da chi ha generato ogni possibilità di cultura. Dici che, seguendo il mio ragionamento, sei disponibile ad ammettere che è stato un Cosa ma, mai, un Chi? Benissimo! Trovo che nella vita ci sia spazio anche per una “teologia” naturale. Dici che non è con le mie teorie che si possono capire i fenomeni paranormali? Se condividiamo il fatto che la Natura fa la Cultura, come la Cultura fa la Natura, direi che sono due le vie per capire i fenomeni in oggetto. Io li capisco attraverso Natura, (il corpo della mia vita e della vita) altri li capiranno attraverso Cultura: il corpo delle conoscenze proprie, sommate a quelle altrui.

Roberto mi chiede

Cosa pensi ci sia dopo la morte? E’ tutto qui? Solo questa nostra povera misera vita, così breve?

apenna

Prima che la morte dell’Amato me la facesse conoscere, ne pensavo quello che generalmente pensiamo. E’ successo poi, il mio incontro con la medianità. Da quel momento, la morte è diventata passaggio fra uno stato e l’altro della vita. La prova di quel passaggio me l’ha data una mia corrispondenza con trapassati: l’Amato fra questi. In un primo momento ho accolto quella realtà come generalmente accolgo ogni vita: a cuore aperto. Un pò alla volta, però, verifico a chi lo do. Do chilometri di corda, se necessario, e per anni, se necessario, ma prima o poi, impicco; ed ho impiccato l’attendibilità di quella manifestazione. Non sai, perché non esistono gli spiriti (non è quella la voce da verificare, che tanto, ognuno crede quello che vuole, sa, o può) ma perché sono inattendibili. Perché, inattendibili? Semplice, e forse l’avrai già letto da me. Lo spiritismo è inattendibile perché il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore, dove maggiore la rivelazione. Al che la collegata domanda: quale attendibilità hanno gli spiriti che hanno principiato le religioni monoteiste? Nessuna! A questa stessa mia conclusione, (l’inattendibilità degli spiriti) credo sia giunto anche lo stesso Cristo: fu tentato ma respinse la tentazione. Mosè e Maometto, invece, ci sono cascati in pieno! Ci sono cascati anche tutti i visionari che trovi nella Bibbia. In ultima ma primo per l’importanza che ha presso di noi, c’è cascato Saulo di Tarso. Capisci adesso, perché, per me, la Bibbia è un documento senza alcuna attendibilità a livello divino? Dici che è Parola di Dio! Ammesso un Dio al principio della vita, non può essere che supremo. Per tale stato assoluto. Quale il principio di vita, di una vita che vive il suo assoluto stato? Io l’ho trovato nel Bene. Vi può essere Bene in quella vita, in assenza di altri due principi, e cioè, il Vero ed il Giusto? Chiaramente, no! Allora, di questi tre principi, assoluti perché divini, quanto ne trovi nella Bibbia? Molto pochi, direi, se la lettura di quel libro ha fatto perdere la fede a molti!

Vita, è comunione di stati fra il Bene nella Natura, il Vero nella Cultura, ed il Giusto nello Spirito. Essendo assoluto stato, in Dio, questa trinità di stati è unitaria. Per questo è anche detto, l’Uno. Nello stato divino della vita, vi può essere assoluta comunione di stati, se fra di quelli vi è anche il più infimo non – bene, non – vero, e non – giusto? Chiaramente, no. E, allora, Dio, non può assolutamente conoscere il non – bene, il non – vero, il non – giusto. Se non li può conoscere, come mai si arriva ad accreditare a Dio tutti gli sfracelli che sono scritti nella Bibbia? Ad un conoscitore come te, non occorre che li elenchi, vero? E’ comune esperienza: l’amore è permesso dalla comunione. Dello stato divino della vita, allora, (Immagine della vita) si può dire che è la suprema espressione dell’amore data la comunione fra i suoi stati. In quanto suprema idea dell’amore, in Dio non può essere presente nessuna intenzione divisoria. Comunque lo si chiami o lo si pensi, Dio non può essere il Divisore perché non c’è divisione in alcun stato di quella vita. Allora, giusto perché l’ho fatta anche troppo lunga: si può dire che nella Bibbia è presente influsso divino sull’Uomo, tanto quanto guida verso la comunione. E si può dire, che vi è influsso umano, (quello sì, divisorio) tanto quanto guida verso il dissidio che porta alla divisione. Adesso ti dico perché sulla mia strada “per Damasco” non sono caduto da cavallo! [Cavallo è “veicolo” psicopompo. Vedi la simbologia.]

Per quanto innamorato dell’idea di aver ritrovato in vita il mio amato, non potevo non vederlo con la stessa sincerità verso me stesso, che usavo nel vederlo quando era in questa vita. Non mi piaceva niente quello che “rivedevo” perché risentivo. Non mi piaciuto al punto che ho chiuso il rapporto medianico. Il come lo tralascio perché è storia cominciata nel 91 e non ancora finita: solo calmierata. Avevo bisogno di continuar ad amare, però! Dove trovare la meta di quel mio bisogno se il mio spiritello era rimasto un birbaccione? Così, ho elevato il pensiero. Dall’amare uno spirito sono passato a cercar l’amore presso lo Spirito. Già, ma, chi è lo Spirito? Per rispondere a questa domanda ho ripercorso la strada dove Saulo di Tarso è caduto da cavallo perché ha totalmente creduto in ciò che ha amato credere. Quanto in buona fede non c’è modo di verificare. Ti dici un semplice credente, Roberto, ma dimostri una cultura sulla Bibbia, da parermi un “vescovo” dei Geova. Uno di loro, è persino arrivato a dirmi che conosce la Verità! Affermazioni di questo genere sono possibili quando, assumiamo Dio come antidepressivo, ma gli antidepressivi del genere non li spaccia Dio. Li spacciano i ciarlatani di verità.

Novembre 2006

Madonna che pianti!

Nei casi delle “Madonnine piangenti” pare sia lecito credere al miracolo solo se gli accertamenti proveranno che quelle lacrime sono di sangue umano, ma anche accertata la qualità umana di quel sangue, non per questo abbiamo accertato la qualità di vita dello stato che l’ha permesso. Dubitare, quindi, è necessario.

apenna

Lo reputo necessario, tanto quanto, un cosiddetto miracolo porge confusioni, ogni volta porge più domande che risposte. Si possono definire miracoli, degli atti che innescano delle spirituali confusioni? Secondo me, no, al più, misteri. E’ giusto riverire dei misteri (quando non esserne succubi) che possono essere di equivoca origine? Non é scritto da nessuna parte, infatti, che proviene da Dio ciò che ci proviene dal soprannaturale: ammessa l’ipotesi. Le mie perplessità sono iniziate quando ho visto che il “pianto” di quella statuina ne aveva deturpato il volto. Così, più che l’idea di un pianto, mi hanno suggerito l’idea di uno spregio. Mi sono detto: se quei pianti sono un segno di divinità, perché mai quella divinità é stata pasticciona al punto da pasticciare il messaggio pasticciando il volto del messaggero? L’ha fatto perché intendeva farlo, o perché non ha saputo e/o potuto non farlo

In quella statuina il sangue è fuoriuscito dagli occhi, Naturalmente parlando, gli occhi sono gli strumenti della vista; vista che, simbolicamente parlando, dice la capacità di vedere (e di capire) oltre a quanto appare: sia di noto che di non noto. Al punto, il sangue è fuoriuscito dagli occhi perché feriti gli strumenti del vedere e/o quelli del sapere? Se ferite ambedue le proprietà, la fuoriuscita del sangue (il sangue è simbolo della vita) denuncia (sul vedere e/o sul sapere) una vista limitata a causa di lacrime e sangue? Di chi? Dell’Uomo? Della Donna? Di Tutti e da tutto? E se invece denunciasse una ferita nella vista del vedere e/o nel sapere dell’immagine che denuncia? E se invece la denuncia fosse di una immagine che si serve dell’immagine denunciante?

Il sangue che ha deturpato il volto della statuina, lascia intendere che è stata ferita (e/o deturpata e/o sfregiata) colei che (per quanto crediamo ma non sappiamo) fu scelta da un inviato di Dio onde permettere la nascita di una nuova storia? Ulteriormente, il segno può anche significare che quella figura sta piangendo lacrime e sangue perché stiamo spregiando la storia che la sua accettazione della Vita ha contribuito ad iniziare? Chi la sta spregiando? La Donna? L’Uomo? Tutti? Perché quella rivelazione é avvenuta in una grotta posta in un giardino? Simbolicamente parlando, perché la causa di quel pianto sgorga (o sgorgherà) ogni qual volta (nel Giardino che è la vita) collochiamo la grotta (o le grotte) che fa (o faranno) da palcoscenico alla manifestazione del mistero

Morale della favola: quando pone più domande che risposte, nessuna manifestazione di qualsiasi forza della vita ha attendibili intenti. Attendibili, sono le forze (gli spiriti) che sono nella Verità, ma chi é nella Verità non ne vede altra, quindi, in quello che sa resta dov’è.

Lettera datata. Pressoché rifatta nel febbraio 2020

L’affermazione “IO SONO VITA”

L’affermazione “IO SONO VITA” per me è chiarissima. Devo ammettere, tuttavia, che è diventata tale dopo un trentennio di giornaliere riflessioni. Chi la legge la prima volta, però, risulterà, temo, un attimo disorientante. Sento il bisogno, quindi, di doverla frazionare per chiarire.

apenna

Premetto un sogno. Anni che furono, fra sonno è veglia, una bellissima voce di donna mi disse: cristiano, non cristiano. Lo fece tre volte. Ricordo che mi svegliai un pochino irritato: mica ero sordo! No, non l’aveva detto tre volte perché mi aveva reputato sordo. Me l’aveva detto tre volte perché gli stati di principio della vita sono tre, quindi,

una volta per la Natura: il corpo della vita comunque effigiato.

Una volta per la Cultura: la conoscenza della vita comunque ottenuta.

Una volta per lo Spirito: la forza della vita comunque agita.

Ulteriormente me le spiego (quelle tre volte) perché la vita nel nostro stato è trinitario_unitaria, perciò, soggetta ad essere così e non così, così e non così, così e non così, in ragione di infinite cause. Quello che vale per la nostra vita, vale anche per i miei discorsi: sono comuni e non comuni, comuni e non comuni, comuni e non comuni. Premesso questo, procedo. In rosso cito la lettera che spiego.

La parola è l’emozione della vita che dice è stessa.

L’affermazione si prova di per sè. Ulteriormente spiega perché il Mondo è pieno di infiniti linguaggi. Infinite, infatti, sono le emozioni che si sono fatte verbo e parola.

Il Principio è nel verbo Io sono, e Vita nel dirsi secondo emozione, ne consegue che il Principio ha attuato il suo principio: la vita.

Ogni religione ha dato nome al Principio in ragione della sua Cultura, ma secondo la mia lo nomino per attributo perché “non amo nominare invano e/o in modo vano”. Nulla di nuovo: quell’errore era già stato detto.

La mia parte non cristiana (non perché contrario ma perché pensiero altro) non sa perché il Principio sia già stato detto Verbo e Parola. Nel dire il mio perché, allora, spero di non star facendo la scoperta dell’ombrello!

Se ammettiamo che il Principio sia a somiglianza della nostra immagine, dobbiamo anche ammettere che il Principio sia in grado di dire a sè stesso, sia chi è che cosa è. Ammesso il Principio che universalmente immaginiamo, cosa può dire di sè quel Principio? Sentendosi vivo dirà IO SONO e nel dire il Verbo dirà la Parola: VITA.

Baso questa versione sulla Cultura nota, ma della religione nota io sono dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori. Ne consegue, che la parte fuori del mio pensiero ha anche altri pensieri. Giusto per citare il fondante, il mio Principio è lo Spirito: la forza della vita sino dal principio e dello stesso Principio. Vero è, che il Principio è assolutamente unitario. L’Uno che è, quindi, è di inscindibile stato. Posso considerare su una parte del Principio, quindi, solo per amor di pensiero.

Per questo amore, l’abbiamo pensato secondo Natura: è sono nati gli Dei.

L’abbiamo pensato secondo Cultura: e sono morti gli Dei.

Invece, pensandolo secondo Spirito (forza o potenza del Principio) muore la vita solo se (in questo stato della vita) muore la sua forza.  Constato che ci stiamo impegnando.

* Essendo il massimo Principio perché al principio, la vita del Principio non può originare  altra identità, altri principi, altro nome. Il Principio è quello che è: vita.

Perché non può fare quanto sostengo? Lapalissiano, direi. Non lo può fare perché il Principio è un assoluto, e un Assoluto può originare solo sé stesso. Non mi pare di aver dimenticato qualcosa.

aneolinea

* Ho escluso questa frase dalla lettera “Io sono vita” perché, a mio sentire, ne spezzava la fluidità: la lascio qui.

Voglio scriverti, Israele.

Voglio scriverti quello che ho nel cuore, Israele, ma non chiedere al cuore di essere intelligente: il cuore, è vita. Arrivo subito al dunque: sei, in uno stagno! Ne uscirai con le bombe? Illuso! Con gli omicidi mirati? Illuso! Ne uscirai con l’appoggio del Mondo Occidentale? Se alle presenti condizioni, illuso! Tu, hai solo un modo per uscire dal pantano in cui ti trovi: bonificarlo. Come? Togliendo acqua ad antichi odi e mettendo verità in antiche credenze. Tu devi tornare da capo, Israele; devi tornare al Tuo principio: ed il Principio è vita. Metti vita nel tuo stagno, Israele, e possiederai la terra che ti è stata promessa.

Non so dov’ero con la testa quando ho scritto questo post. Un tantinello fuori, direi. Lo lascio come sta.