a Roberto (Seconda lettera)

“una cosa però è ormai assodata e cioè che Paolo di Tarso non fu un “fondatore” ma il “diffusore” di un annuncio basato su fatti già noti e che non occorreva raccontare daccapo.”

.

Che sia stato un “diffusore” non si discute. Di annunci basati su fatti già noti ne dubito parecchio. Credo invece, che, partendo dalla rivelazione spiritica che gli è capitata sulla via di Damasco, il Saulo abbia interpretato la sua idea di Cristo, secondo e per mezzo, di una personalissima “allucinazione” e per bisogni che, ovviamente, non siamo in grado di verificare. Non credo nella Bibbia. Non la credo rivelata da Dio. Credo, invece, che l’unica parola di Dio sia: vita! Non credo che ne abbia dette altre. Non lo può. Non lo può perché un Ente assolutamente sé stesso non può dire che il Suo assolutamente sé stesso, e se è vita, solamente vita può dire. Tutte le parole che hanno detto sulla sua, a mio vedere sono solo delle mistiche (?) esaltazioni da malattia! Ne prova il fatto che tutte sono state vissute da variamente “sofferenti”. Certo! Anch’io ho vissuto le mie “visioni” nel periodo di maggior sofferenza, ma oltre alle mie verità ho accostato anche i miei dubbi. Così facendo, permetto all’arbitrio altrui di credere in ciò che pensa, non, in quello che io penso.

Novembre 2006 – Pressoché rifatta nello stesso mese del 2019

Il Male

Diciamo male, il dolore naturale e spirituale da errore culturale. In ragione dello stato dell’errore abbiamo il corrispondente stato di dolore, che diciamo male perché lo carichiamo (il dolore) di significati di costituita e costituente religiosità. Certo! Indipendentemente dal piano dell’esistenza, esistono forze avverse alla vita. Le penso, però, nell’errore, non nel Male se per male intendiamo una condizione non morale e/o amorale da espresso giudizio. Nessuno può dire che una data vita é nel Male. Certamente possiamo dirla nell’errore, tanto quanto procura dolore al corpo: Natura della vita, indipendentemente dalle sue forme. Il Male, come spauracchio per anime infantili, e/o come verga per sottomettere recalcitranti schiene, serve solo alle religioni resesi politiche, quando, sui nostri errori, non sanno dare risposte di verità, tanto quanto non opportune al soggettivo credo. Non per ultimo, perché i credenti seguono le bandiere che sventolano di più. E’ umano ma é un errore che può portare al dolore. Per questa ipotesi, allora, neanche le religioni sono esenti dal Male.

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Memento vitae

L’avevo scritto quando giravo nelle piazze della “roba”, non meno perso dei tossici sia pure per altri motivi. Valga o non valga la pena, lo aggiungo.

Si viene a nuova vita mano a mano si ultima la precedente. Se la decisione di finire la precedente non è ancora risoluta, allora contate su di noi.

Se non osate fidarvi, con la vostra vita fermate anche la nostra. In questo caso, se constaterete che non vi abbiamo dato niente, sarà anche perché non ci avrete concesso altro.

Se siete indecisi, ritroverete l’incertezza in ciò che rifarete. Se in ciò che rifarete toccherete il fondo, sarete giunti al bivio estremo: farsi con la vita, o farsi la vita?

Le risposte in mezzo alle due sono croci apparentemente scaltre se sono paglia che si mette sulla spalla per non sentire il peso della stanga ma, quell’espediente non libera dalla catena che trascina dentro la feccia, al più, permette di aggiungere degli anelli.

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La scienza e l’anima

Mauro mi dice: “Possono esserci delle forme di “energia psichica”, che fino ad oggi non abbiamo scoperto né misurato, che spiegano questi fenomeni?”
Gli rispondo:

Credo di averti accennato alle mie possibilità prano. Le ho sempre avute? Ammettiamolo come possibile, tuttavia, a tutto pensavo mentre non sapevo da che parte girarmi per la cura dell’Amato: questo, prima di un tentativo. Al massimo, mi sono detto, mi sentirò ridicolo: e così è stato. Ero all’Ospedale di Legnago. L’Amato, a letto, era girato verso la finestra. Pian pianino gli vado alla schiena e gli poso le mani sulla nuca. Non mi aveva visto e io non gliel’ho toccata, nonostante ciò, si gira di colpo! Vede che sono io, si rilassa, e torna nella posizione che era. Bofonchio qualcosa e rimango lì come il fesso che pure in età adulta si fa prendere con le mani nella marmellata! Mi muore. Inizia la mia ricerca di contatto attraverso lo spiritismo: lo “trovo”. Mi iniziano gli influssi, le testimonianze, le emozioni, tipiche dell’esperienza medianica. Passano gli anni ma il ricordo della sua reazione non passa. Mi risento ridicolo ma ci riprovo con conoscenti in momentaneo disagio fisico. Avvertono emozioni di caldo, di freddo, tremolii, senso di rilassatezza e generale benessere: passa anche qualche dolore. Vorrei poterti dare un qualcosa di quantistico, invece mi vedo costretto a dirti: questo è quanto.

Mi risponde:

Accolgo con interesse la tua testimonianza su un percorso personale che hai raccontato in modo più disteso del solito, e ti segnalo il punto esatto in cui comincia il mio dissenso. “se vi sono gli spiriti, mi sono detto, ci sarà pure lo Spirito”. Nel momento in cui hai dovuto cercare di interpretare questo vissuto molto importante e significativo, l’unico supporto culturale che hai trovato è stato nel concetto di “spiriti”. Ti sei ritrovato, quindi, scusa se te lo dico, culturalmente nella preistoria, nella cultura prepagana addirittura. Altro supporto non hai avuto. Quindi perdonami ancora se ti dico anche questo: che, come non ritengo che il concetto di “spiriti” sia culturalmente adeguato per interpretare questi fatti, altrettanto inadeguato è quel salto logico un po’ grottesco che fai, passando dagli spiriti allo Spirito. A fronte di queste spericolate deduzioni, insisto che un onesto “non capiamo ancora” è molto meglio di teorie arrampicate sui vetri. Purtroppo queste mie parole risultano contro la mia volontà inevitabilmente saccenti e offensive senza volerlo, perchè ricordare a qualcuno i limiti della sua conoscenza (considerando che ognuno di noi ne abbiamo) non è mai bello né simpatico. Però, purtroppo, è questo che si deve dire: che non è con la teoria degli spiriti che si possono studiare e comprendere i fenomeni paranormali, come quelli che tu descrivi, che sono certamente reali, ma che meritano un approccio con le categorie di pensiero del 2000 dopo Cristo e non del 2000 prima di Cristo. Detto con amicizia e incrociando le dita che tu non ti incazzi.

Gli replico

Sciogli le dita, Mauro, che in vista non c’è nessuna tempesta! Da nessuna parte ho affermato di conoscere la verità, quindi, la tua, entra da una porta aperta. “Se vi sono gli spiriti ci sarà pure lo Spirito”, è come se avessi detto che se c’è Mauro ci sarà pure suo padre. Chiaro è, che se conoscessi tuo padre, avrei detto che se c’è Mauro ci sarà pure Antonio, ammesso ma non concesso che tuo padre si chiami così. Si, come cultura è un po’ scarsina, ma su quale altro argomento avrei potuto basarmi: su 2000 anni di teologiche balle? Si, la mia è solo una elementare deduzione. Certamente azzardata sino all’idiozia, se solo avessi proseguito nel dire che cos’è lo Spirito. Invece, ho solo detto che è la forza della vita sia dal principio che del Principio, se ammettiamo un iniziale generante. Dici che è stato il Nulla? Bene! Allora vuol dire che quel Nulla ha generato la vita. Già, ma, chi ha generato il Nulla come vita? E se ammettiamo che quel Nulla non sia un sasso, quale “biologia” gli permette di essere vita? Memore della “biologia” degli spiriti, mi sono detto: quella di uno Spirito. Dici che con questo mi sono ritrovata nella cultura prepagana? Sbagli, Mauro. Mi sono ritrovato molto prima di ogni cultura: mi sono ritrovato da chi ha generato ogni possibilità di cultura. Dici che, seguendo il mio ragionamento, sei disponibile ad ammettere che è stato un Cosa ma, mai, un Chi? Benissimo! Trovo che nella vita ci sia spazio anche per una “teologia” naturale. Dici che non è con le mie teorie che si possono capire i fenomeni paranormali? Se condividiamo il fatto che la Natura fa la Cultura, come la Cultura fa la Natura, direi che sono due le vie per capire i fenomeni in oggetto. Io li capisco attraverso Natura, (il corpo della mia vita e della vita) altri li capiranno attraverso Cultura: il corpo delle conoscenze proprie, sommate a quelle altrui.

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Millantato credito

iotiamo

Dopo uno sciampagnino con un amico, in bicicletta tornavo dalla Bra. Pian, pianino. A s. Zeno avevo un tram in sosta davanti a me. Portava la scritta: Dio ti ama. Non bestemmiare. Sapete perché hanno scritto “Dio ti ama: non bestemmiare”, e non, Dio ti ama: perché bestemmiare? Perché, ormai, neanche le buone intenzioni seguono il comandamento che dice: non rompere i coglioni! Per gli interessati, è l’undicesimo!

(Non è la foto del tram che avevo davanti, e questo è stato fotografato a Roma non a Verona, tuttavia il caso è lo stesso.)
Aprile 2007

L’anima è come la camera d’aria

L’anima è come la camera d’aria che contiene il fiato, (lo spirito), che permette il percorso al copertone, cioè, all’identità. L’anima consente facilità di transito all’identità, tanto quanto è piena di spirito, o non lo consente, tanto quanto non lo è. Piena di spirito non vuol dire gonfia di spirito. L’anima è camera piena di spirito, quando regge, senza forzare ciò che regge. Quando forza ciò che regge, invece, è gonfia di spirito. “Beati i poveri di spirito” ebbe a dire l’Inascoltato.

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Le identità di Israele

Quando si rivolge ad Israele lo Spirito biblico lo dice sia al maschile (forza spiritualmente e culturalmente determinante), che al femminile: forza spiritualmente e culturalmente accogliente. Con questo non intendo dire che lo Spirito divino ha identità maschile o femminile, ma solo che lo stato della Sua vitalità ha forza (Spirito) carattere determinante e accogliente. Con la differenziazione fra spirito divino e spirito biblico non intendo dire che lo spirito biblico non sia divino, o non possieda stato di divinità. Intendo dire, invece, che lo Spirito del Principio non può scendere dalla sommità della vita a quella di un monte, se non calando sé stesso in un altro stato della vita, ma, pur con tutto quello che può, neanche il Principio può collocare diversamente il Suo principio. Perché mosso da altra condizione (ed per tale condizione messo) non sarebbe sovrano, e neanche assoluto. Dio non è quello che ci fa maggiormente comodo.

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Immagine e immagine

“… ma l’amore non in senso “cristiano”, come deformato successivamente, bensì in senso carnale…”

Condivido il carnale, Mauro, come scalino che porta alla conoscenza di Dio (religiosamente parlando) ma non possiamo “conoscere” Dio se non conosciamo noi stessi. Se non conosciamo noi stessi, infatti, su quali basi valuteremo la nostra somiglianza con l’Immagine, o con altre parole, la nostra somiglianza fra vita e Vita? I sufi sostengono “che ogni donna (volontà accogliente) che diventerà maschio (volontà determinante) entrerà nel regno dei Cieli”. Si ma senza dimenticare l’altra faccia della medaglia: ogni maschio (volontà determinante) che diventerà donna (volontà accogliente) entrerà nel Regno dei Cieli. Ne consegue, che non entreranno nel regno dei Cieli, il determinante che non si fa accogliente, come neanche l’accogliente che non si fa determinante. Al principio ammettendo una sostanza assoluta, ne deriva la sua assoluta unità. Nel Regno del suo Cielo, quindi, potranno entrare immagini, all’Immagine somigliante, tanto quanto sono unitari. Con altro dire, spiriti che in unica forza sono unica vita. Diversamente dalla sostanza al principio (e dello stesso Principio) la nostra vita  è stato di infiniti stati di vita. Anche raggiunta, una nostra mssima unità, non diventerà mai assoluta, pertanto, non potremo entrare nel Regno del Cielo del Principio. Secondo stati di infiniti stati di vicinanza o lontananza, presso quel Cielo, graviteremo.

Datata marzo 2007 – Al 10/12 2019, riscritta. Corretta nel Marzo 2020

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Omofilia e cristianofilia

Concordo su l’omofilia, ma, direi, nel senso (assai poco scientifico, ma passamelo) di Adamofilia. Adamofilia, nel senso di amore verso il primo atto del Padre; la vita, però, non, la Persona. Con questo non voglio dire che il Cristo fu panteista, perché una cosa è vedere l’opera di Dio nel creato, e una cosa è vedere l’identità di Dio. Se nel creato noi vediamo il Suo primo concetto, (la vita) amando il Padre, non possiamo non amare tutti i “contenitori” del Suo primo concetto, quindi, in Cristo, adamofilia, prima di qualsiasi genere di personale sessualità.

Marzo 2007

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Perdendo di vista l’insieme

Religiosamente parlando ci sono due prevalenti fronti. In uno, c’è un’idea di Dio presidenziale; presidenziale nel senso che esiste se lo “votiamo”. Nell’altro c’è un idea di Dio, indiscutibilmente sovrana! Naturalmente, Dio ragiona da Dio, e sono certo che se ne sbatte delle nostre valutazioni su di Lui. Non è così, però, per quelli che reggono le idee di Dio su di noi. Quelli non se ne sbattono delle loro idee di Dio, perché, quelli, ragionano da IO. Tutte le religioni sanno che Dio è l’Uno. Quindi, tutte dovrebbero convogliare nell’Unica idea. Sino a che si tratta di idee, il convogliamento è scontato, ma quando a dover convogliare sono i Sistemi che reggono l’idea di Dio, (e che ne sono retti) è tutto fuorché scontato! Nel sistema presidenziale, tutte le povere pecorelle vanno un po’ per i cavoli loro. Nell’altro sistema, invece, sono parecchio intruppate! Allora, di fonte al possibile bisogno di intruppare le pecorelle presidenziali, che può fare un Sistema religioso se non irrigidire la Disciplina? Mi dirai, perché mai dovrebbe esserci il bisogno di intruppare le pecorelle presidenziali? Per forza! Se c’è un solo Dio non può esserci più di una Chiesa! Al più, variabili punti di vista su le architetture idiologiche.  Nella religiosità presidenziale più duttili nel magistero perchè devono tener conto dell’alveo sociale. Nelle religiosità sovraniste, invece, rigide perchè fondamentalista la loro idea di Dio. Secondo me, il cosiddetto scontro fra civiltà è uno scontro fra religioni. O meglio, ambo le civiltà, sono così innervata nella rispettiva religione che non si saprà più distinguere se è scontro fra civiltà, o scontro fra religioni, ma, scontro sarà! Come evitare questo possibile scontro? A mio avviso ci sarebbe un solo modo: universalizzare Dio liberandolo dagli artigli dei vicari. In attesa di questa possibilità, che altro può fare il papato se non arroccarsi sui suoi Dico?

Marzo 2007

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L’oltre è come un arancia

altroinfinito

Argomentare su l’Oltre è come argomentare su un’arancia. Come un’arancia, infatti, ogni spicchio ha (ed è) di che essere del Tutto. Così, dicendo sullo Spirito (la forza della vita sino dal principio che dello stesso Principio) mi sono ritrovato a dire sugli spiriti e sullo spiritismo, sulla Metempsicosi e sulla Medianità. Medianità, è la facoltà che permette di essere in mezzo e il mezzo fra questa realtà e l’ulteriore, o per “scientifica” ipotesi, in mezzo e il mezzo che collega la parte conosciuta della mente con una parte sconosciuta. Comunque stiano le cose, cogliere questi argomenti è cogliere l’arancia su l’albero: la salita è complicata da rami e foglie. Comunque si salga e/o si decida, credo sia bene badare ad un incontrovertibile avvertimento:

il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male.

Ne consegue che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

Si può dire la stessa cosa per l’errore: l’errore è simile al giusto, tanto quanto è errore. Il che vuol dire che l’errore può essere maggiore dove maggiore la data manifestazione. Comunque si intendano le questioni, occhio: su quel piano della vita sono inverificabili.

L’Omofobia è un tossicodipendenza

L’Omofobia è generata da una dirompente antipatia. Dell’antipatia, il Devoto – Oli, dice: condizione di contro-sentire’, ‘insieme di sentimenti avversi’] Accertato il significato, mi pongo la domanda: l’odio contro l’altro, esclude l’odio contro sé? Non l’esclude. Qualsiasi genere di odio, infatti, nega la vita altra (vuoi “leggermente” nel senso di non esteriorizzato, vuoi pesantemente nel senso di esteriorizzato) di chi, per molti versi e cause,  e’ preda di infinite condizioni di non_vita. Nello stato di non_vita sono presenti stati di morte: nello stesso soggetto in inseparabile condizione, vuoi omicida, vuoi suicida. Chi subisce e/o attua l’odio, non se ne rende conto perche’ proietta su altro o l’altro l’emozione che dovrebbe introiettare per lo scopo di capire e capirsi.

Nei casi di “roba” leggera, l’odiante pone solamente dell’antipatia nella vita propria come nell’altro e/o nell’altra, Nei casi di “roba” pesante, invece, pone l’azione. I portatori di quei mali (l’odio pesante e l’odio leggero che dico antipatia) vengono mentalmente e spiritualmente infettati da quel virus, tanto quanto la mente portatrice è culturalmente non filtrata da collettive regole: vuoi di origine famigliare, vuoi pedagogiche, vuoi politiche, vuoi religiose

Come dicevo prima, l’odio_dipendenza è un desiderio di comunione con cio’ che deve finire: vuoi la vita non_vita dell’odiante (non necessariamente in toto) vuoi la vita che gli suscita l’odio: vuoi in parte come anche in toto. Dipende dallo stato dell’odio e dalla capacita’ di gestione di quel mortifero non_sentimento verso la vita propria come verso la vita altra. Verso la vita nel Tutto, invece, tanto quanto l’odio totalizza i non_sentimenti dell’odiante. Poiche’ l’odio e’ diretto sia verso se’ che verso altro da se’, l’odio puo’ essere sia implosivo (interno all’odiante) che esplosivo quando l’esterna. Pesantemente attuato contro la Persona (come contro la vita) e’ desiderio omicida. L’odio provato ma non attuato è desiderio che si ribalta contro l’odiante. Per questo lo si puo’ dire suicida. Nel grumo psichico dato dal dissidio fra i due moti (gestibili solo nell’antipatia, mentre gli sono gestori nell’odio) l’odiante è preda di un dissidio perennemente incubatore di odio. Chi non esce da quella malefica culla e’ destinato a vivere e a finire, preda di “vittorie” che, per non morire a se’, e’ costretto a ripetere. Non c’e’ ultimativa cura per l’odio, perche’ nell’odio, (come in ogni caso di tossicodipendenza) vi sono tolleranze che l’odiante, per sentirsi compiuto (o “tossico” nell’esempio) deve superare con maggiori dosaggi di odio. Chi afferma di poterlo gestire e’ come il “tossico” che afferma di poter gestire in proprio la sua tossicodipendenza. Da quel giro mortale se ne esce, solamente con l’aiuto del noto antidoto che e’ la coscienza di se’ nella coscienza della vita.

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Tutto è via della verità se porta alla vita

Vita, è stato di infiniti stati di via e di ricerche di verità. Vi sono vie che percorrono gli abissi, altre, le vette, altre il piano: tutte, sono viaggio. Ad ogni viaggiatore la sua lode, la sua pena, il suo costo. La Verità alberga nel silenzio che segue alla cessazione del dissidio.

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Le piantagioni del potere

Sino a che non ci decideremo a potare quando non ad estirpare le piantagioni del potere, * “rifiutandoci di concedere loro ogni delega a priori”, non solo non ci potremo dire solamente vittime, ma renderemo vittima anche il futuro di chi non è in grado di scegliere il suo presente.

* Principato e Religione, citando l’ex Ordinario di Pedagogia ddell’Universita’ di Verona, padre Aldo Bergamaschi.

La separazione dal Principio del bene

La separazione dal Principio del bene senza dubbio fu un dolore, ma, se quel dolore principiò la vita la si può dire, per quanto necessario, solamente il fisico male che ha formato l’errore culturtale che ha deformato il nostro stato spirituale? Direi che la si può dire solamente male nel senso detto, se la separazione fosse stata fine a se stessa, ma, siccome nel bene e nel male principiò la vita che è, necessariamente, non può esserlo stata; amenoché, la vita che è, non venga pessimisticamente sentita quanto interpretata o solamente o prevalentemente come male: dolore naturale e spirituale da errore culturale.

La lettura del fatto (come di un qualsiasi fatto) dipende anche dallo stato di spirito di chi l’interpreta. Chi vive la sua vita come una condanna, tenderà a condannare (direttamente o per interposta persona e/o per principio) o l’atto, o il fatto o la persona che a suo giudizio gliela fa vivere da condannato, e per elevazione di motivi, come condanna fa vivere anche la vita di chi segue quel profeta. Diversamente, chi vive la vita con amore (comunione fra gli stati naturali quanto soprannaturali di ogni stato della vita) tenderà a comprendere il tutto secondo questa misura. Dove non potrà accogliere la vita con amore perche’ tentato da giudizii che sa di non poter dare, tacera’.

La vita come condanna già dal Principio e la vita come amore già dal Principio dicono l’identità dello Spirito della vita sia dei Profeti del vecchio Testamento che del Profeta del Nuovo. Certamente non sappiamo quale sia stato l’intimo stato personale e spirituale dei Profeti della Vecchia Alleanza come neanche del Profeta della Nuova, perche’ non siamo proprio in grado di verificare l’effettivo vivere personale come neanche lo storico. Possiamo verificarne l’effettiva sostanza, pero, in ragione della qualita delle emozioni che ci comunicano i rispettivi messaggeri nei rispettivi messaggi. Vi troveremo la Parola tanto quanto le parole lasciano in pace il nostro spirito, e comunicandolo, non alterera’ quello altrui. Nell’opposto caso, vi troveremo solo parole.

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Chi principia la vita è padre. Così in Basso, così in Alto?

Se intendiamo il Principio della vita come Padre pensiamo secondo Cristo. Se abbandonati nella volontà di vita di un Padre più Grande pensiamo secondo Maometto. Se l’intendiamo secondo Buddha, pensiamo che la vita sia il viaggio di ritorno verso il suo culturale e spirituale principio. Se l’intendiamo secondo Spirito, pensiamo che il Principio sia la Forza e/o Potenza che ha originato l’essere in vita ma, vita,

 è stato di infiniti stati

atrinita

che si originano dalla corrispondenza fra tutti e in tutti i suoi stati.

Dal che ne consegue, che il Padre della vita non può non avere passi

in tutte le vie che ci hanno indicato le loro verità.

A Israele rimane ancora un Esodo: dalla cima di un monte al piano.

L’avevo già raccontata da qualche parte di questo blog, ma, per amor di tesi, è necessario che la ripeta. All’epoca della mia esperienza nella medianità, non sapevo da che parte sbattere la testa: a livello esperenziale e sociale, infatti, ero un nulla. Probabilmente, anche per questo, in una seduta medianica mi fu detto che un certo Roberto mi avrebbe aiutato. Roberto chi?! Vallo a sapere! Con quell’intenzione, tuttavia, provai a cercare questo fantasmatico Roberto. Occupandomi di un ideale, ho ovviamente trascurato di occuparmi dei Roberto comuni. Sono andato, invece, a cercarlo fra i preti che, come me, si occupavano di tossicodipendenze. In quell’ambito, si’, avevo veramente bisogno di aiuto! Anche nel mio personale, in vero, ma allora non me ne rendevo pienamente conto. Dagli che ti ridagli, l’ho trovato. Per farvela corta, non era quello. Per me, infatti, nulla poteva e nulla ha potuto. Pressoché stremato da ulteriori quanto inutili ricerche ho smesso la ricerca. Molti anni dopo, almeno una decina se non di più, in un grave momento di disoccupazione trovo lavoro. Volete sapere per mezzo di chi? Per mezzo di un Roberto! Cosa ricavarne dalla “coincidenza”? In primo, che il preannuncio di quella Presenza si era verificato; in secondo, lo stato di vita spiritica di quella presenza. Occupandosi di cose ancora materiali (quelle cioè, legate all’umana necessità) non poteva non essere che uno spirito “basso”; basso, non necessariamente significa satanico. Nulla aveva detto ed ulteriormente fatto, infatti, per condizionare in negativo la mia vita. Se gli spiriti bassi si occupano delle cose della vita, ne consegue che gli spiriti elevati si occupano delle cose elevate della vita. Quale, la cosa più elevata ed elevante della nostra vita? Il nostro spirito. Sono elevati quegli spiriti, allora, che pur dando spirito (forza della vitalità naturale e vita alla culturale) al nostro spirito, non interagiscono in nessun altro modo.

E adesso torniamo sul Sinai.

Cosa cercava il Mosè? Indipendentemente dalle finalità personali, cercava un luogo per il suo popolo. Cosa gli promise lo Spirito che gli si rivelò? Gli promise una terra. Il rapporto fra lo spirito del Mosè e lo spirito sul Sinai, quindi, ebbe base su esigenze materiali, non, spirituali. Se spirituali, infatti, gli avrebbe concesso la sua forza, non una condizionata promessa di terra. Quello spirito, quindi, indipendentemente dalle manifestazioni che lo dimostrarono potente, fu uno spirito basso. Fu anche uno spirito satanico? Non lo so. Quello che tutti sappiamo, però, sono le conseguenze di quella promessa, e da quelle, ognuno tragga le sue conclusioni. Quello che penso di poter dire, ancora, è che vi sarà pace in Israele, solo quando Israele si deciderà a tornare sul Sinai, giusto per verificare come mai, un’affermazione che pur dicendo il vero può anche essere detta da uno spirito non vero. Non credo a un Mosè cos’ ingenuo da credere a quello spirito perche’ gli dimostro’ qualche artificio. Credo, invece, che gli credette perchè aveva bisogno di credere a un potente per il bisogno che ebbe di essere potenziato. Ipotesi sia, chi promise la Terra Promessa? Non credo sia stato lo Spirito della vita, perche’ lo Spirito della vita può promettere solo la vita: altra Terra non conosce.

Religioni: amori, errori, dolori.

Non dubito sul fatto che i soggetti che citi non siano islamici come tu li intendi, tuttavia, piaccia o non piaccia, lo “sono” per infinite forme e/o stati di aderenza, esattamante come lo sono io come cristiano. Posso dirmi non cristiano perché non condivido gran parte del cristianesimo? Direi di no, perché dove ho lasciato i riti e le favole, non per questo sono in grado di lasciare l’essere morale che sono diventato anche grazie a quella cultura. Molto probabilmente, anche se aderissi ad una visione atea della vita non potrei non dirmi cristiano per la parte universalmente pedagogica che mi ha indelebilmente “cresimato”. L’islamico, è libero di poter essere fedele alla fede di origine come io ho scelto di vivere la mia? In casa ne dubito più che fortemente. Fuori casa gli è certamente più possibile. Quando fuori casa (per fuori casa intendo un altro ambito sociale) si trova a vivere vari generi di povertà, a quale bisogno di una superiore giustizia si rivolgerà un dato islamico? Ovviamente a quella che l’ha indelebilmente “cresimato”. Tanto quanto é culturalmente sprovvisto, lo farà, purtroppo, con tutte le con_fusioni del caso. Per quella confusiva povertà, al singolo islamico non imputo colpa per gli atti contro la vita altra: non tutti sanno quello che fanno. Imputo la colpa di ogni atto contro la vita, invece, a quanti, per figura e ruolo, non separano in sè e non insegnano ad altri, che alla vita (in ogni sua forma e sostanza)  è giusto dare vita, non, l’errore che porta al male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Comunque motivato e/o giustificato, quelli che in piena coscienza perseguono l’errore che porta al dolore, perseguono anche il Divisore. Tutte le religioni sanno che è il Divisore, ma tutte si vivono non credendo quella trave nel loro occhio.  Possibile che nessuna lo senta ridere?!

Datata

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Spiriti e spiritismo: ipotesi e considerazioni.

Il Principio interagisce nella Natura della vita originata (il corpo comunque effigiato) dando la sua forza: lo Spirito. Originati dallo Spirito della vita, vi è vita in spirito. Gli spiriti sono vita che è stata su questo piano della vita.  In ragione della corrispondenza fra stati in tutti e fra tutti gli stati, ci sono spiriti prossimi o non prossimi al Principio. Perché corrispondenti con lo Spirito del Principio, ci sono spiriti elevati, tanto quanto gli sono prossimi. Perché contrari e/o non pienamente coscienti del Principio, ci sono spiriti bassi tanto quanto non gli sono prossimi. In ragione dello stato di coscienza sulla lontananza dal Principio (e/o dell’avversione) gli spiriti bassi hanno forza specularmente opposta agli elevati, così, allo spirito con forza di valore 4 + corrisponderà uno spirito con forza di valore 4 -. Tanto è potente uno spirito di valore + e tanto quanto è inversamente potente uno spirito di valore –

Lo Spirito, essendo forza che da la vita è il + con valore assoluto. Perché vita in stato d’assoluto, il Principio è Motore Immobile. Ogni altro stato della vita è mobile per infiniti stati di vita. La capacità di mobilità negli spiriti di qualsiasi stato corrisponde all’elevazione spirituale del loro spirito: così per la degradazione. Lo stato dell’elevazione spirituale di un dato spirito (come la degradazione) dice la condizione della forma della sua forza e della sua identità. Indipendentemente dallo stato del loro spirito, tutti gli immateriali interagiscono nella vita perché la vita non concepisce il vuoto (stato di non vita) e neanche a vuoto: stati senza senso di vita. Non può concepire il vuoto perché è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati. Non può concepire a vuoto perché ciò ammetterebbe fallacia presso il Principio. Vi sono stati di vuoto tanto quanto è mancante la corrispondenza di stati in una vita, come fra vita e vita, e/o fra una vita e quella del Principio.

Come lo Spirito, gli spiriti elevati interloquiscono con la vita dandogli forza, ma non pongono condizioni alla loro forza per non condizionare la vita cui danno forza. Secondo stati d’infiniti stati, non coscienti e/o avversi al Principio che sia, gli spiriti bassi condizionano la vita tanto quanto interloquiscono con la loro Cultura nella nostra. In ragione dello stato del proprio stato, nessuno spirito è esente dall’interazione. Esente deve essere dal condizionamento. Gli spiriti non interloquiscono con la loro cultura per mezzo della parola ma per corrispondenza di emozioni fra le loro e le nostre; è, necessariamente, un dialogo privato.

Quando il destinatario della visione vede ma non sente, vuol dire che lo spirito che si rivela gli emoziona la mente. Quando sente ma non vede, vuol dire che lo spirito gli emoziona il corpo. Per occasionale corrispondenza di emozioni con il soggetto che sente e vede e quello che appare (come per volontà di chi appare) anche altri possono vedere la visione, ma non sentire un eventuale dialogo, appunto perché il “canale” che permette la “voce” è solamente l’emozione fra lo spirito che si rivela e quello del destinatario della visione.

Negli stati di meno vita (come nei casi di avversione) c’è il dolore naturale e spirituale per l’errore culturale che provoca il male. Oltre che nel nostro, non può esserci verifica spirituale dell’ultra mondo, appunto perché il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Ne consegue, che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Se vera l’ipotesi, (e la credo vera) che spirito c’era sul Sinai con Mosè? Nella grotta con il Profeta? Nella rivelazione a Saulo e in tutti gli altri casi, cronologicamente prossimi o no? C’erano quelli che hanno detto di essere, per mezzo del soggetto a cui appaiono, vuoi mentalmente, vuoi spiriticamente, vuoi per immagine..

A causa della capacità di finzione del male e/o dell’errore (volente o no, cosciente o no che sia), le affermazioni non sono attendibili. Come non sono di attendibile motivazione le dimostrazioni eventualmente rivelate. Non siamo in grado di verificare, infatti, se i motivi (come i soggetti) che hanno mosso le rivelazioni siano gli effettivamente detti e/o dei fatti intendere. Per questa equivocità, un credo che si basi anche sullo spiritismo è destinato ad essere deviante, tanto quanto fa passare l’animo dalla fede sul Principio, alla fede su dei principiati, santificando e/o beatificando delle figure, il cui attendibile Fare, non necessariamente corrisponde con il loro Essere, né per quanto riguarda la vita passata, né per quanto riguarda quella disincarnata.

Lo spirito che per le sue azioni riconosciamo santo e/o beato, di attendibile perché accertabile ha solo il servizio. Per questa mia sensibilità, un Servo del Principio, dovrebbe stare al primo posto, no, non, al terzo. Comunque motivato, l’aspetto prodigioso di qualsiasi manifestazione spiritica è dimostrazione di potenza, ma non necessariamente di verità.

Il Principio concede solamente il suo Verbo e la sua Parola, cioè, la vita. Non altro perché Primo concetto, e Unico perché assoluto. Oltre a non compiere e/o autorizzare metamorfosi sulla vita, il Principio non può originare nessun mistero. Ha originato, invece, quello che non siamo totalmente in grado di capire. Quello che diciamo mistero, allora, è ignoranza con diversa etichetta. A pro di chi, quindi, i misteri? Agli spiriti dello stato ulteriore? A quelli del nostro stato? Per l’insieme dei poteri che li usano? Il mistero è buio (simbolo dell’ignoranza) perché è assenza di luce (simbolo di conoscenza nella verità) e quindi, inevitabilmente, offuscatore. In quanto offuscatore, non è possibile che i misteri siano parte della volontà del Principio, come neanche di delegata volontà. Pensarlo, vuol dire non conoscere (o nei casi peggiori, ignorare) che nella corrispondenza fra Immagine e Somiglianza, nulla e nessuno può interferire se non interferendo fra Vita e vita; e se non lo fa lo Spirito del Principio…

Della fede si può dire che è la capacità di accogliere la vita oltre conoscenza. Nella religione cristiana, il Cefa è considerato il massimo esempio di fede in un’umanità. Massimo esempio di fede in una divinità fu quella del Cristo perché la collocò nel Principio di ogni principio, e lo chiamò Padre. In tutti gli altri casi, non di fede si tratta, bensì di una fiducia che se collocata a ragione non veduta, può diventare quell’improvvida disposizione d’animo che conosciamo come credulità. Al proposito, Teresa d’Avila, Dottore della Chiesa, ebbe a dire: è maledetto chi crede nell’uomo. Nei casi di spiritismo vi è possibile corrispondenza fra un’identità ulteriore e una presente, solo in ragione della vita nella corrispondente forza. Se, l’invocante come l’invocato non conoscono il loro reale stato di spirito (lo sa solo chi ha raggiunto la massima coscienza della sua conoscenza) chi chiama l’invocante e chi risponde? Per momenti della reciproca forza, certamente può rispondere l’identità spiritica invocata ma, vita è infiniti stati di forza in continua corrispondenza, pertanto, in continua mutazione di vita. In ragione dello stato della sopraggiunta mutazione, lo spirito invocato si separa dall’invocante (lo deve) tanto quanto l’appellante ha mutato lo stato del suo spirito.

Siccome la vita non ammette il vuoto, lo spirito che si è allontanato per la mutata corrispondenza di forza è sostituito da uno spirito corrispondente al nuovo stato di spirito dell’invocante. Anche in questo caso, nessuno può affermare di sapere effettivamente chi è l’identità spiritica che ha sostituito la prima, perché nessuno, sul suo vissuto, possiede piena coscienza. E’ esente da colpa lo spirito non cosciente dell’errore, ma non è esente dalla responsabilità per il dolo provocato. 

Datata

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Un istruttivo racconto Zen – a Luca B.

Non contavo di risponderti prima dell’Associativo ingresso in Internet ma dopo aver letto un istruttivo racconto Zen lo faccio adesso.

“Nan – in riceve la visita di un professore universitario che vuole interrogarlo sullo Zen. Per prima cosa Nan – in serve il te: colma la tazza del suo ospite e poi continua a versare; a versare fino a che il professore, vedendo traboccare il te, non riesce più a trattenersi ed esclama: Basta! Non c’entra più!  E Nan – in risponde: come questa tazza tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture: come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza? “

E’ ben vero che puoi anche non capire i miei discorsi sullo Spirito perché a livello culturale sono uno sciagurato, ma, può anche essere perché, per comprenderli, è necessario vuotare la tazza del proprio spirito? Il che, è come dire esserne (o tornare) poveri? Sai perché propendo per questa ipotesi? Perché ho cominciato a scrivere (e, solo in seguito a capire) dopo che la Vita aveva pressoché vuotato la mia. Per quanto per la testa mi frulli un’idea (anche se non escludo nessuna possibilità alla Vita, comunque preferisco non parlartene perché mi pare un po’ esaltatina) in effetti non conosco le vere ragioni della mia disponibilità verso di te. Al momento, so solo che lo sento e, dunque, lo devo. Non è detto, però, che mi siano del tutto sconosciuti i motivi della mia disponibilità verso la Vita. Con la Natura e la Cultura, lo Spirito è la terza persona della Trinità. I miei discorsi su questa vita potrebbero contribuire a renderla evidente tanto quanto lo sono le altre due. E’ ben vero che questa ipotesi potrebbe solamente fare parte delle attese spirituali di una mente in delirio tanto nulla le conferma. E’ altresì vero, però, che nulla smentisce questo miraggio se non, sullo Spirito, le odierne ” opinioni e congetture” che riempiono la vita di ora: l’attuale tazza. Si capiranno i miei discorsi quando la Vita avrà vuotato anche le tazze che al momento sono piene d’altro? Non sono in grado di confermarlo e ne di smentirlo, ma, se per vuotare le tazze che non sappiamo o non vogliamo vuotare da noi, la Vita, userà la “terapia dolore” come a suo tempo ha fatto con me, già da oggi non può non preoccuparmi (e, dovrebbe preoccupare) l’avvento del dolore che potrebbe rivelarsi necessario.

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“Voglia di Satana”

La “voglia di Satana” quando ha a che vedere con Satana?

Satana, indipendentemente da come uno se lo raffiguri o lo abbia raffigurato la Cultura, è lo stato del principio del male. Il Male è il massimo stato della forza di spirito della vita alla massima distanza della forza dello Spirito. Naturale quanto soprannaturale, uno spirito lontano dal proprio bene, certamente non è nel Bene tanto quanto gli è discosto, ma, per quanto estraneo, comunque è vita del Male solamente se è avverso al Bene tanto quanto è cosciente di esserlo e come tale agisce. Quando questa volontà è incosciente, allora, non si è avversi ma solo lontani dall’uno o dall’altro principio tanto quanto la lontananza è data dall’incoscienza. Per quanto detto, solo per quelli che coscientemente stanno costituendo la propria identità nel male si può parlare di ” voglia di Satana “. Così, come per quelli che stanno coscientemente costituendo la propria identità nel bene si può parlare di ” voglia di Dio “. Per quelli, invece, la cui identità è ancora da costituirsi (soprattutto per quelli che stanno così male da non conoscere diverso stato  le definizioni in pillole (”Voglia di Satana”) rischiano di non essere che delle equivocanti estasi. Le parole sono dosi. Per favore, evitiamo i casi in over! I cimiteri sono il pro – memoria del passo fra due stati della vita: dalla naturale alla soprannaturale. Se fra le loro mura si è posto ciò che si è amato o non amato nella vita, non di meno (illusoria difesa) si è localizzato (e, dunque, recintato) ciò che comunque ci spaventa nella vita: la morte. Si è proprio così sicuri che vadano profanati in nome della vita di Satana o non piuttosto in nome di una vita (quella del profanatore) che ha della morte, o della paura della morte, nel cimitero che può essere una vita? Se, come credo, quello che motiva gli atti profanatori sono l’esorcizzazione di una paura di morire che affascina perché spaventa, cosa c’entra Satana? O c’entra nel momento stesso nel quale ci si serve della morte (è morte ogni impedimento alla vita) per profanare una vita? O c’entra ogni volta volenti o nolenti non togliamo o non sappiamo togliere la morte (e/o le cose morte) dalla vita? Non posso non condividere le intenzioni di conoscere e di capire manifestate da Don C, ma certamente non quelle del “combattere”. “Conoscere, capire e combattere” mi sono sembrate il manifesto di una “voglia di crociata”. Dio ci scampi e liberi dalle crociate! Non mi pare il caso di aggiungere delle colpe a delle altre colpe. A qualsiasi tipo di crociata, sottostà, sempre, la voglia di settoriare la vita; settoriare la vita è originare le Sette. Le sette sono la “voglia” di una spiritualità elettiva perché fondata sulla scissione sia di una stessa vita che fra vita e vita e, dunque, sulla morte delle parti arbitrariamente escluse dal Tutto. Se la Setta è il peccato di chi divide una vita dalla Vita, parafrasando quel Tale, chi è senza peccato dalla voglia di satanica Setta scagli la prima pietra.

Datata

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A proposito della madre “esorcista” di Verona

Ammesso che Satana ne abbia veramente la facoltà (dei poveri diavoli non credo) dobbiamo anche ammettere che possa essere sia così potente da far credere agli esorcisti (e alle madri da esorcizzare) quello che gli fa più comodo. Così (siccome è il Falso per antonomasia) può far intendere riuscito l’esorcismo (come non riuscito) dove, invece, sta attuando (lo immagino sornione) una sorta di intenzionale patteggiamento, con i violati nell’animo. Ammessa l’ipotesi, se ne può ricavare che ogni partita fra Diavolo e Esorcista finisce (si fa per dire) pari e patta. A pari perché in quei casi non esiste vincitore, e a patta, perché, non potendo diversamente, le parti ne convengono. Da somma falsità che è, il diavolo si serve di vie traverse. A causa di quelle vie, non è da escludere del tutto un’ulteriore ipotesi: il diavolo si serve dell’animo di chi vincola, per vincolare (tanto o poco, cosciente o meno) l’animo dell’esorcista. Ammessa l’ipotesi, si può separarli in un solo modo: acqua santa per tutti!

Occhio, occhio, c’è un malocchio!

Gli esorcisti hanno bisogno del demonio come la satira ha bisogno di un Berlusconi. Certo è, che ambo i soggetti sono forze che invadono la vita tanto quanto è scissa: vuoi dal dolore nell’esistenza, vuoi dal bisogno di estraneo fascino. Il possesso e/o l’invasione può avvenire per cause che stanno in una parte sconosciuta della mente, oppure, per cause che stanno in un’altra parte della vita. Comunque siano i casi, esorcizza la scissione chi (indipendentemente dal come) ricompone l’identità. Se invasa da fascinazioni comunque motivate, è esorcista uno psichiatra, oppure un’emozione di analoga presa. Se da soggetti di cultura religiosa, direi, necessariamente, un prete. Di fatto, se una casa ha perdite nella parte idraulica mica chiamiamo l’elettricista. Guaio è, che è proprio una cultura religiosa mal vissuta (mal vissuta nel senso di oltre natura e cultura del rispettivo soggetto) che genera dei malfatti da dissociazione. Guaio è che la chiesa semina, si, del grano buono, ma che diventa meno buono, però, dove il campo non è idoneamente preparato. Succede anche alla Società, quando fissa delle Norme eguali per ogni umanità. La dove non ci riesce, è causa delle scissioni che poi dice di poter curare, ad esempio, con la medicina e/o con altre norme. Lo stesso fa la chiesa. Questo, perché, sia il Principato che la Religione operano secondo finalità di un potere da esorcizzare nei diversi.

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Io sono vita

Cosa intendeva far capire quel biblico stesore, quando, con poetica (ma criptica ovvietà) ha scritto “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”? La prendo un po’ larga ma poi arrivo al punto: punto che è circolare nel senso che quello di partenza è indistinguibile da quello d’arrivo.

Ammettendo al principio un’esistenza capace di vita umana nella versione divina, dobbiamo anche ammetterla capace di discernere su di sé. Un discernimento sovrano perché primo di ogni pensiero, cosa mai può dire se non ciò che è? Cos’è? Lapalissiano, direi! Sentendo sè e sentendosi vita, dirà IO SONO VITA.

Ora, o al principio di ogni principio ammettiamo una qualche sofferenza da dissociazione, oppure, necessariamente, nessuna parte può è separata da un altra, appunto come mostra l’affermazione: “in principio era il Verbo (IO SONO) e il Verbo (nella coscienza di sé, vita) è, ovviamente, presso l’Identità, è quell’identità è il Verbo.

Siccome l’affermazione sta presso il Principio di ogni principio, (l’UNO) ne consegue che è la Parola (la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa) che identifica lo stato di ogni parola, in ragione di quanto può dirsi: io sono vita in vita, e quindi, inscindibile unità, tanto quanto la sua immagine di essere in vita somiglia all’immagine della Vita.

Preciso: sto interpretando una storia, non, sostenendo che sia o non sia vera quella storia, ma vera o non vera che sia la faccenda, direi che la mia lettura non fa una piega.

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“La favola di Cristo”

Ho appena terminato di leggere, “La Favola di Cristo”, libro denuncia di Luigi Cascioli. La mia ragione religiosa aveva già intuito la favola in quella storia. Nonostante questo, comunque quella figura fa ancora parte di me. Per il bambino che sono stato, più che figlio di cotanto Padre era il figlio maggiore che affascina il minore anche quando non lo capisce proprio! Ora credo di capirlo anche dove non lo si fa capire. Per questa convinzione, considererò veri solamente i principi universali che ci hanno detto suoi: Padre e Amore. Alla fine che merita,  lascerò la pula che contiene i particolari.

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Le domande della vita

A P. ho detto che la vita, è solo Bene. Mi dirai, allora,  perché ne troviamo gran poco, o quanto meno, da non bastarci mai? Per vita, intendo, il Bene della Natura, il Vero della Cultura, il Giusto dello Spirito. Questi, i principi del Principio. Da questi principi del Principio, si è originato, il vivere. Come dire che la Potenza, (la Vita), ha originato l’Atto, che è la nostra vita. Il vivere, è stato di infiniti stati della corrispondenza fra i nostri stati. Gli stessi del Principio. Ciò che differenzia gli stati del Principio, dai nostri, non è una diversa quantità di stati, ma la diversità dello stato: supremo nel Principio; quello che è, nel nostro principio. Il Principio della vita, (la vita che in molti modi chiamiamo Dio) non può contenere che sé stesso. Se contenesse altro da sé, non sarebbe Assoluto, in quanto conterrebbe due principi. Se il Principio contiene la vita; e se, in quello, la vita è assoluta corrispondenza di stati; e se il Bene è il suo stato di principio, ne consegue, che non può contenere il male. Per “male”, intendo, dolore naturale e spirituale, da errore culturale. Può, un principio assoluto, contenere uno stato di vita a sé opposto? Non so voi, ma io non c’è lo vedo proprio! Può un principio conseguente all’Assoluto, contenere degli opposti principi, cioè, il male opposto al bene? Direi di sì! Perché? Perché la vita attuata ha due principi: quello del Principio, (la vita come potenza), e quello del proprio principio, appunto, la vita, come atto in atto. Allora, per favore, Palarosa, quando parliamo di dolore nella vita, facciamo a meno di alzare gli occhi al cielo. Guardiamoci dentro! A me non risulta, “che la vita ci chiede di soffrire”. A me risulta, che ci chieda di vivere! E, se il nostro vivere ha della sofferenza, che centra, la vita, che di per sé, è solo Bene! Se è, solo Bene, (smentiscimi l’affermazione, per favore), posso non pensare che l’implichiamo nella nostra sofferenza, perché la posizione di vittima è più “comoda” di quella di imputato?

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I principi dei Profeti

Per come la vedo, la differenza fra il concetto di Padre e di Allah sta nel fatto che uno è Signore (a dir di Cristo) e l’altro é Sovrano a dir di Maometto. Si può anche pensare che l’idea di Dio dei due tramiti sia nata dal bisogno personale (elevato poi al divino) di trovare un nuovo principio della vita che a loro mancava: un legittimo padre in Cristo, e un ordinatore sovrano in Maometto.

Datata

Profeti e profezie

Profeta è chi dalla cima di un monte vede avvicinarsi una figura. Se quel profeta è prevalentemente portato a non temere la vita, non interpreterà quella figura come una minaccia. Se è prevalentemente portato a temerla, invece, l’interpreterà come nemica. Si può dire, allora, che l’interpretazione delle visioni profetiche è condizionato dallo stato esistenziale (psicologico, culturale, morale) del carattere di vita del dato profeta. Poiché nulla sappiamo di certo sulla vita privata dei profeti (al più la storica dei loro tempi) quale e quanta veridicità c’è nelle visioni raccontate? E perché ancora ci influiscono? Perché le abbiamo riscontrate vere, o perché sopravvissute antichità?

Fatìma

Secondo il credente islamico tutto è dato dal Clemente e dal Misericordioso, quindi, sia l’atto felice, che il non felice ai nostro occhi, ma non ai Suoi, in quanto, essendo il Luogo di ogni verità, è anche il Luogo di ogni necessità della vita. Atto non felice agli occhi del Profeta, fu il decesso dei suoi figli maschi. Atto felice presso il Profeta, fu la presenza di Fatima. Se tutto è dato dal Clemente e dal Misericordioso, mi chiedo, perché l’Islam degli inizi non confermò la voce di Fatima come secondo Messaggero? Perché scelse di abbandonarsi nella volontà dell’IO, pensando, nel caso, impossibile accettare la volontà di Dio? Ipotesi fosse, si può dire che l’Islam dell’inizio mancò di fede?