Diciamo Satana

Diciamo Satana la forza della vita (lo spirito) massimamente contrario alla vita. Conveniamo che sia 100 quella misura del suo stato. Ora, conveniamo sulla nostra: diciamo che, in ragione dello stato di coscienza sul nostro stato di vita, sia 10. Naturalmente, può essere di più come di meno. In ragione di quanto il nostro spirito è separato dal suo bene, ne subiamo la corrispondente sofferenza; sofferenza che può recare un semplice mal di testa, come, nei casi più gravi, a molte forme di malattia. Non per ultimo è più grave caso, ai suicidi. Immaginiamo Satana, ora, in quei frangenti di dolore. Non può prendere un moment; non può andare da uno psichiatra; non può suicidarsi! Può solamente manifestare un astio contro la vita, che in fondo in fondo (ma non tanto) è un astio verso di sé! Per me, è da compatire. Ovviamente, la compassione che dovremmo dare ad ogni forma di vita quando è dolente, non giustifica nulla! E’ anche vero che può risultare spiritualmente dissidiante quando viene data con sentimento ipocrita. Come non sbagliare? Secondo me, vedendoci come dei supermercati. I supermercati offrono di tutto. Sta al bisognoso di spesa, prendere quello che gli necessita e quanto, ben sapendo, già dall’ingresso, che tutto ha un costo, non tanto perchè lo chiede la vita (il tutto dal Principio) quanto perché abbiamo deciso che a chiederlo sia la nostra: il tutto dal nostro principio.

asterisco

Gli sgabuzzini e le contraddizioni

Le contraddizioni, o meglio, i retro pensieri, emergono quando meno c’è l’aspettiamo! Un membro del precedente blog mi scrive: sana Omofamiglia e normale Eterofamiglia. Se essere normali è essere sani, perché non ha dichiarato che homofamiglia ed eterofamiglia sono ambedue sane e normali? Due le ipotesi: o perché in lui, c’è¨ ancora del residuato di diffidenza verso quella Omo, o perché non ha avuto il coraggio di affrontare l’uscita dai suoi sgabuzzini.

“Vaticano, il presidente dell’Autorità finanziaria schiva la mendicante.”

Pur ammettendo le eccezioni, in genere questi “poveri” sono dei grandi artisti. Come attori, i soldi che ottengono sono meritatissimi! Qui a Verona, ho visto all’opera un’attrice che di schiena più piegata di così, proprio non si potrebbe. Al proposito la stazione di Verona è più efficace di Lourdes! Infatti, camminava in Stazione così dritta e spedita che di più, proprio non si può! Ora, il soggetto vaticano in discorso ha evitato una recita vista altre volte, o ha evitato un povero? Più probabile le prima ipotesi. Il fatto, ulteriormente prova che per riempire le pagine del Web e/o dei giornali, i Media inventano le notizie. Tanto, dopo le possono smentire, e con le smentite, altri riempimenti di pagine. Della serie: tutto fra brodo, tanto, se puzza, il Lettore non lo sente.

Infiniti lutti

“Vedo che dell’animale non frega niente a nessuno”

Considerazione dolente ma eccessiva, direi. Il fatto è che siamo ingabbiati in un sistema complessivo, e che nell’agire in qualche parte dobbiamo tenerne conto delle altre. Ora, per quanto mi riguarda non ha idea di quanto mi faccia incazzare l’ape che si ostina a voler uscire dalla parte del vetro anche quando faccio in modo di fargli capire che gli ho lasciato la finestra aperta! Che faccio per fargli ulteriormente capire la via di salvezza? Tolgo i vetri? No, la costringo a capire usando un piumino per la polvere. Certamente non posso dirmi di non averla almeno spaventata, tuttavia, l’ho salvata. Morale della favola, “ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria”; ad eliminare quel contraria, non ci riuscirà neanche la bontà e/o la verità più elevata. Non perché siamo a favore del Male, ma perché, per infiniti motivi, siamo limitati, (vuoi per ignoranza, vuoi per incoscienza) nel perseguire il solo Bene. A proprosito di azioni e reazioni per i limiti detti. Quanto, il vegetariano può dirsi sicuro di non procurare dolore al sedano che stringe fra i denti? O pensa di non farlo perché i sedani non gridano? Qualche volta mi domando se, vita nella verità, altro non porti che al superamento (volente e/o nolente) di infiniti lutti.

Il dolore è immunodepressivo

Tutte le menti incerte per dolore possono patire il rischio di con_fondersi nella sofferenza dell’identità che stanno ausiliando: tanto più se amata. Come un soccorritore fa in modo di non essere travolto dal panico di chi sta affogando, così, per non farsi travolgere da analogo gorgo, un soccorritore per amore deve tener separata la sua identità da quella del dolente.  Come? Direi, avvicinandosi al dolore altrui solo dopo aver messo le emozioni proprie sotto altro spirito.

Luglio 2007

Monachesimo, monasteri, e rifugi.

Il Monaco mi ricorda il guerriero che lascia il campo di battaglia per andare a far l’Attendente del Generale. Così per le monache e così per chi sceglie analoghi compiti: compiti (per quelli che scelgono di ricoverarsi in quegli elevanti rifugi) non disgiunti da necessità di multiforme difese dalle bombe che su tutti può sganciare la vita. Vale lo stesso per chi sceglie il sacerdozio.

Luglio 2006

La merda non è un isola

Un operaio inizia il lavoro. E’ del Sri Lanka. Un orsettino color caffè. Come tutti i miei “amori” suscita la mia mater – paternità. Donne, lo direste un gianduiotto! Ha ventanni! Lo mando a pulire le scale. Si punge con una siringa usata. Mi incazzo come una jena. Compero un gessetto da muratori: rosso Ferrari! Che si veda bene! Salgo all’ultimo piano delle scale (abitualmente usato da tossici di merda) e sul muro scrivo: mi sono punto quattro volte! Oggi, si è punto un mio operaio! Siete degli assassini!!! Con tutta la forza del mio spirito vi auguro di crepare!!! Occhio!!! Da oggi siete a rischio!!! E che cazzo! Non si può mica digerir di tutto! Anni dopo ho saputo che era sieropositivo già da prima. La merda non è un isola.

Novembre 2006

Cortese Babilonia

L’istituzione romana della chiesa cattolica italiana continua a valutare il Finocchio per come usa il sedere anziché per come usa la vita. A meravigliarmi, però, non è l’opinione di questa chiesa, ma quella dei Finocchi che nonostante tutto vogliono aderirvi. Cosa cerca questa gente in questa chiesa? Se cerca la Parola, è più che evidente che nel cattolicesimo romano la trova addomesticata per il solo senso eterosessuale della vita. Dunque, questo sempiterno senza Padre che è il Finocchio cattolico, cosa cerca nel boia della sua sessualità? Cerca l’universalizzazione della sua condizione, per adesione all’universale struttura spirituale che dice di essere il cattolicesimo? Se la può sognare! Tanto più, perché l’istituzione ecclesiastica può sospettare, che i Finocchi che bussano alla sua porta cerchino una legittimazione sociale e politica oltre a quella religiosa. Per quanto mi riguarda, sono entrato in me stesso (nella mia chiesa) dopo esser andato fuori dalla chiesa. E’ stato come evadere da un carcere! Cucù, che rientro in qualsiasi altro! Quello che è andato bene per me, non è detto che non possa andar bene anche per altri, quindi, fuori gente, Fuori!

Ipocrisia

Anche dell’educazione, si può dire che è una recita quando non è effettiva corrispondenza di civiltà e di sentimenti. Tuttavia, è quell’ammortizzatore, senza il quale, vi sarebbero in molti casi dei rigidi urti: caratteriali, psicologici, culturali. Metteteci pure, quello che credete vero. Per questo fine, la vedo come una falsità positiva. Non è il massimo della vita, ma comunque, ne consente un più ammorbidito passo. Dove la vedo negativa, invece, è quando consente il passaggio di una multiforme offesa, incartata da civili maniere, cultura, sorriso, bontà, e via esemplificando. In quei casi, la recita formale dell’educazione assume la parte di un arma bianca.

Contraddizioni

“Perché poi gli umani tendano al paradiso ma sono attratti dall’inferno è altra questione da approfondire…”

C’è un centro di gravità permanente”, nel nostro animo. E c’è chi lo identifica nelle infinite forme del male: per me, dolore naturale e spirituale da errore culturale. Con l’affermazione, mi riallaccio all’Inferno come zona di non conoscenza. Di per sé, la non conoscenza non è un male: male, è voler restare, non conoscenti. Si può, voler restare non conoscenti? Direi di sì. Basta escludere dall’io, tutto quello che lo porta a comprendere la ragione altrui. Basta eleggerlo, cioè, a primario principio, oltre che della vita propria, anche di quella altra; egocentrica elezione, questa, tipica dello stato infantile della vita. Attratti dall’inferno, quindi, perché attratti da un “centro di gravità permanente”, quale può essere l’egocentrismo? E, perché mai sarebbe infernale, l’egocentrismo? Lo è, a mio avviso, perché, l’egocentrico, riducendo tutto a proprio servizio, riduce la ragione della vita altrui, sottomettendone la volontà. Il che, oltre che dello stato infantile della vita, è anche tipico del potere, e della manifestazione dei potenti. Se il potere e la manifestazione dei potenti è tipica dell’egocentrismo, e se l’egocentrismo è tipico dello stato infantile della vita, allora, si può dire che ogni potere, e potente, è infantile. Al punto, gli umani sono attratti dall’inferno, o attratti da quel periodo della vita, nel quale, tutto gravita attorno a noi? Guarda un po’ a dove sono andato a finire. Egocentrismo e fame di potere, motivati da una nostalgia di culla. Infernale, questa nostalgia? Direi di sì. Egocentrismo e fame di potere, infatti, fissando l’identità all’interno di quei principi, fissano anche ogni altro atto della conoscenza. Nella fissazione di ogni altro atto della conoscenza, si instaura quell’inferno che è la distanza dalla verità : propria, altra, e superiore. Dopo sta pizza da voltar via con la testa ci vuole proprio un caffé! Quanto zucchero?

Subito Santa!

Milioni di parole ne “la Repubblica” di oggi, ma una sola notizia: Safia Amajan è stata assassinata a Kandahar. Cosa mai avrà fatto questa Donna, di anti islamico? Adultera? No! Non portava il velo? Lo portava! Ha mangiato carne di maiale? No! Ha ucciso il marito a colpi di coranico cosciotto? No! Cosa ha fatto, allora?! Si batteva per le Donne! Ullalà ! Grave direi! E, come, si batteva? Ex insegnante, era riuscita a coinvolgere in corsi di istruzione e di formazione professionale, decina di bambine, ragazze e donne. Bàh! E’ chiaro che questa traditrice rivoluzionaria non poteva mica passarla liscia, vero?! Aveva chiesto di essere messa sotto protezione dal governo. Il problema “protezione” è stato risolto dai Taliban con ben poca spesa: forse neanche tre etti di piombo. E pensare che il Profeta amava le Donne!

 Settembre 2006

L’Albero del Bene e del Male

La vita ha radice: la forza dello Spirito; ha tronco: la sua Natura; ha rami: vita naturale e culturale che si principia dal tronco; ha foglie: Natura della Cultura dei primi atti naturali e dei corrispondenti principi culturali; ha gemme: progetti della Cultura della Natura della vita dell’albero; ha frutti: per la sua forza, la vita data dalla corrispondenza fra la Natura e la Cultura dell’albero. La similitudine fra la vita di un albero (radice, tronco, rami, foglie, gemme e frutti) e la vita come un albero, fa dell’Albero del Bene e del Male il simbolo della vita: coscienza di tutto ciò che è alla conoscenza sia dello stato supremo della vita (quello del Principio) che dell’ultimo principiato a Sua somiglianza.

Arte é la perla

Come è noto, la perla si produce a causa della scoria che è penetrata nella valva dell’ostrica. Analoga elaborazione medica succede nelle personalità d’arte. Anche in loro è penetrata una scoria; ed anche loro, come le ostriche, si curano dalla scoria elaborando il materiale che li fa perle, cioè, artisti. Non si chieda all’artista di essere una perla normale; calibrata cioè, secondo esigenze di vario generi di mercato. L’arte, non è normale. L’arte, non è normalità. Non per questo non è norma, ma, sua sponte. Vero è che ci sono anche delle perle di allevamento! A questo punto, però, credo sia lecito porsi una ferma domanda: cosa merita la città di Verona? Delle perle naturali, o delle perle di allevamento? Con altre parole, delle perle degne della ricca signora che è la città di Verona, o con delle perle degne delle città che lo vogliono sembrare? Mi firmo: un sessantaseienne che sul mio essere perla accetto qualsiasi opinione: a parte quella di coltivata provenienza.

Lettera pubblicata dal giornale l’Arena di Verona

La vita non promette a vanvera

Sia nel Giorno che nella Notte esiste la passione: anche fortissima, anche assoluta, anche esclusiva. E’ un amore, la passione? No. E’ un amare. Si basa, sulla comunione di vita, quell’amare? Dipende, appunto, da cosa si intende per vita, e se alla luce del Giorno, o se nei chiaro scuri della Notte. Amore, è sentimento per la vita altra. Amare, è l’insieme di atti e di fatti che strutturano quel sentimento. Leggo del tuo crollo. Leggo il tuo disincanto. Ci leggo, inoltre, una lezione che la vita sta dando alla tua: le promesse della vita sono nelle premesse. Lo stesso vale per le promesse dell’amore: sono nelle premesse.

Orgogliose risate

Capisco anche quelli che sono disturbati da una carnevalesca visione che il gay presenta nei suoi Pride, ma vorrei che lo pensaste, in quelle occasioni, capace di una ironia sulla sua sofferenza, (storica, quando non personale) così feroce da squartarsi lo spirito dalle risate!

 

Maternità e ombre in Edipo

Nel protrarre nel tempo (e nel non saper o voler recidere il cordone culturale col figlio) l’amore per la sua creatura, può passare, nella Donna, da filiale a parasessuale. Tale tabù, è stato incanalato da ben precise regole: scritte e non scritte. Tuttavia, non solo la Ragione è carsica, ma anche le espressioni della sessualità. Così protrando, la Madre, “inchiavarda” il sentimento del figlio a delle necessità, che appartengono alla Femmina, e che nella maternità la Donna rinuncia a chiedere. In tale contesto, il Crescente, può giungere ad avere, della Madre, anche delle visioni di Donna, se non distingue ciò che è della Madre da ciò che è della Femmina. Non distinguendo, quel Crescente finirà con il cercare la Madre in ogni Femmina. Per giungere alla piena maturità di sé, il Crescente, allora, con il Padre, deve “uccidere” anche la Madre. Fatti di psicologia, (quando non di psichiatria) raccontano, di Crescenti, incapaci di fare questo superamento culturale – sentimentale; incapaci, tanto quanto l’amore della Madre – femmina, li ha “castrati” dell’amore verso la Donna. Fatti di cronaca raccontano, di “castrati”, letteralmente omicidi, pur di superare le mura dell’amore materno quando diventa un ergastolo.

Novembre 2006

Hai presente l’Albero della vita?

Non ho rilevato alcuna acrimonia nel tuo scritto. Al più, un continuar a volermi rinchiuso nella stessa tomba della Madre (la Chiesa cattolica) che ho ucciso per legittima difesa. Ho la sensazione che ti stai comportando con me, come il giornalista che basa le sue tesi solamente sulle convinzioni personali. Questo a parte, vedo la vita (il tutto dal Principio che ognuno è in grado di concepire e scegliere) come un grande albero. Di questo Albero, io sono un ramo con foglie. Tutti lo siamo e abbiamo, ovviamente, ma sto parlando di me. Essendo parte del tutto dell’Albero perché dovrebbe sorprenderti se in me si trovano pensieri biblici, evangelici, cattolici, ed altri a tua volontà cercando? Dove starebbe, la mia contraddizione spirituale? E se invece fosse un’amplificazione quella che dici contraddizione? Mi stai dicendo che non si può dire amplificata, bensi contradditoria, la produzione di un pero che frutta anche mele! Ne convengo (se pensi che a non poterlo fare sono gli alberi della nostra vita) ma che ne sai tu di quello che può o non può fare l’Albero della vita? Non affermo e non ho mai affermato di conoscere la verità. Suppongo la stessa cosa anche per te, quindi, il confronto fra i nostri pensieri potrebbe dilungarsi sino all’esaurimento fisico di entrambi. Per fortuna c’è il punto!

Novembre 2006

Madri: secondo i punti di vista, Donne o Femmine.

Hai presente un caleidoscopio? Da piccoli, quando lo ero io, perlomeno, lo si faceva mettendo della stagnola colorata fra due vetri. Poi si inseriva i due vetri all’interno di un cartone a tubo. Girando quel cannocchiale si componevano delle forme e ci si divertiva ad interpretarle.  Anche di una identità si può dire che è un caleidoscopio. Infatti, assume forme diverse in ragione dei punti di vista. A proposito della tua remissività caratteriale nei confronti della donna ti dirò ciò che via – via ho visto nel tuo caleidoscopico essere.  Ovviamente, non affermo ciò che è ma solo ciò che so’. (Chissà se ci va l’accento su so, sa, va, ecc.) Per quel poco che ho conosciuto di tua madre e di tuo padre, direi che la forza del tuo carattere verso l’uomo e la vita l’hai acquisita dal lato materno, mentre, una certa acquiescenza verso la donna l’hai acquisita dal lato paterno. Se ne convieni, si può dire che sai affermarti presso l’uomo e la vita per l’insegnamento di tua madre, e, non sai dire di no alla donna per l’insegnamento di tuo padre che,  non sempre ma in prevalenza, non sapeva dire di no alla donna – madre. Metto la differenza fra la donna – non madre e la donna madre, perché, mi pare, che è alla seconda che non sai dire di no, mentre, sai dire di no alla prima. Cosa che molto probabilmente faceva anche tuo padre. Non sapendo dire di no alla donna – madre, si può anche dire che non sai dire di no a tua madre. Perché? Per il tuo carattere maschile, o perché, non avendola mai trovata, né come aspetto di tuo padre, ne come aspetto di te figlia, la cerchi ancora sia come padre che come figlia? Ho messo cerchi fra virgolette, perché cercare una donna è anche cercare il suo aspetto sessuale, ma la sessualità è anche affettività, e, è a questo aspetto della tua ricerca di donna – madre, che ti penso ancora ingrippata. Morale della favola? Non è solo l’influsso di un genitore che devi eliminare, ma, tutti e due! Della serie quando siamo sfigati, siamo sfigati!

fiori2

Allah Akbar, Monsignor Vescovo di Verona.

Il Dio che è Abkar può non essere giusto? Chiedere la sua giustizia, quindi, è una delle possibilità offerte dalla Sua grandezza. La giustizia tutela. La Sua giustizia è il massimo delle tutele. Allah Akbar, allora, non è solamente il grido di chi combatte in suo nome, ma è anche l’invocazione di chi si protegge con il Suo nome. Poiché abbiamo bisogno di sentirci protetti dai fondamentalismi, (tali perché si sono impossessati di Dio, o, quanto meno, dell’idea che loro hanno di Dio), vedrei l’invocazione araba, non solo teologicamente non contraddittoria, ma anche ritualmente e spiritualmente necessaria al nostro bisogno di pace, tanto, che la introdurrei, (all’inizio di ogni funzione), nei nostri riti.  L’officiante dovrebbe dirla con la lingua della religione che ospitiamo, e i partecipanti al rito, rispondere la traduzione con la nostra. Questo, come tutela spirituale. Come tutela materiale, invece, farei apporre la scritta, ” Allah Akbar”, su ogni sito religioso e/o attinente.  Il dire o scrivere ” Allah Akbar” in arabo, ha valenza maggiore che scriverla in italiano. Non solo perché indica l’inizio di un affratellamento fra parole, (questo nel senso spirituale dei termini), ma anche perché segna l’inizio della cura che medica una ferita che risale a tempi biblici.  Adottare l’invocazione con la lingua araba, quindi, è anche un modo per riparare la colpa di un padre, che, relegando un figlio dove non c’era altro se non odio da coltivare, ha iniziato un male che sta travolgendo tutto e tutti.  Poiché nessuno sa quale parola fermerà quell’odio, allora, potremmo ben cominciare con la Parola, perché, comunque la si invochi, è pur sempre Grande. Allah Akbar, Monsignore.

fiori2

Michele e la Felicità

“Perché nessuno riesce a dipingere la felicità? Forse perché non esiste… o perché è così effimera…”

Potrebbe non essere vero, Michele, che nessuno dipinge la felicità. Potrebbe essere vero, invece, che ogni vita felice dipinge la sua felicità, o che ogni felicità dipinge sé stessa. E’ anche vero, che in fatto di felicità non siamo dei gran pittori! Se pittori mediocri, però, non credo sia a causa della tavolozza, ma della mano che regge il pennello. Non di meno, delle scuole di pittura della Felicità.

fiori2

Pensando alla felicità

La felicità è come il respiro. Analizziamo il respiro? Solo, quando quella felicità ci manca! Il che, è un po’ come il concetto di salute. Quando lo capiamo veramente? Quando ci manca. Perché è così? A mio credere, perché l’atto primo della vita, è il bene, (felicità, salute, ecc, ecc.), non i suoi contrari. Dici: “essere felici per una vita intera sarebbe quasi insopportabile” E, perché? Se non vivi un diverso stato, non possiedi pietra di paragone, e, quindi, diventa sopportabile qualsiasi stato. Per ere, abbiamo vissuto senza lavatrice! Da quando è cominciata la nevrosi da assenza di lavatrice? Da quando l’hanno inventata, cioè, da quando vi è stato un prima e un dopo.

fiori2

I numeri del sesso

In principio il sesso era uno, poi, furono due, e, fu subito guerra. Figuriamoci cosa succederà, ora che gli americani hanno scoperto che i sessi sono cinque. [Non ricordo dove l’ho letto, ma ora dicono otto.] Secondo me, la scoperta del 5, (dell’8 che sia), prova solamente che contare la sessualità, altro non fa che dare che dei numeri. La sessualità (via naturale, culturale, e spirituale con cui la vita perpetua se stessa) ha un unico genere: indipendentemente dalla tendenza con cui la si manifesta, quello della vita. Secondo questo principio si può dire normale o non normale solo il modo di vivere la vita sessuale: normale se è cosciente, anormale se non lo è. Poiché la sessualità è vita, se vi coscienza di se stessi è di genere normale tutto ciò che agisce a favore della vita personale nel sociale per lo spirituale, mentre, se non vi è coscienza di se stessi, è di genere anormale tutto ciò che agisce a sfavore della vita. E’ così difficile da capire, o essendo così semplice non c’è più nulla su cui studiare il genere ed il modo di capitalizzare la Natura della vita prezzolandone il “gender” culturale?

Voglio scriverti quello che ho nel cuore, Israele.

Voglio scriverti quello che ho nel cuore, Israele, ma non chiedere al cuore di essere intelligente: il cuore, è vita. Arrivo subito al dunque: sei, in uno stagno! Ne uscirai con le bombe? Illuso! Con gli omicidi mirati? Illuso! Ne uscirai con l’appoggio del Mondo Occidentale? Se alle presenti condizioni, illuso! Tu, hai solo un modo per uscire dal pantano in cui ti trovi: bonificarlo. Come? Togliendo acqua ad antichi odii, e mettendo verità in antiche credenze. Tu devi tornare da capo, Israele; devi tornare al Tuo principio: ed il Principio è vita! Metti vita nel tuo stagno, Israele, e possiederai la terra che ti è stata promessa.

Considerando i nostri passi

“ma quando senti di aver perso tempo nella vita, di aver perso tante cose… “.

E se fosse stato necessario perdere quel tempo, così come l’albero perde le foglie secche, onde permettere lo spuntare delle verdi, che si seccheranno, cadranno, ed altre risponterano, e via – via producendo, infinitoi inizio e nessuna fine?

Amore e Odio

vena

Nell’amore verso la vita, ogni avversione è uno stato di inimicizia. L’inimicizia principia l’odio ed è il suo principio. L’odio è uno spirito che può alimentare delle reazioni sia implosive che esplosive. E’ reazione implosiva, l’odio contro di sé. E’ reazione esplosiva, l’odio contro altro da sé. L’odio contro la vita, e la Vita, ammala di sé, il sé che lo contiene.

Luglio 2006

lineavert