I disgusti papali non sono il disgusto di Dio

ali

asepara

La mia idea di Dio non alberga in nessuna delle parole usate da questo papa (“Dio non si rivela più, sembra nascondersi nel suo cielo quasi disgustato dalle azioni dell’umanità”) ma certamente hanno offeso la mia idea di Dio. La mia idea di Dio si regge su due basilari concetti: l’idea cristiana del Padre, e l’amore oltre ragione, (in questo senso mariano) che Pietro manifestò verso l’Umanità  chiamata Cristo. Se ci manca il senso dell’accoglienza mariana e petrina della vita non può esservi la rivelazione di Dio. Il Dio disgustato di Wojtyla,  quindi, mi pare la pessimistica immagine di chi è schifato dal non veder sufficientemente confermata la sua semina, e intruppato il suo gregge, piuttosto che l’immagine di Dio. Sarebbe ora di smetterla di immaginare Dio secondo una teologia a somiglianza della nostra psicologia. Da questa teofantasia, infatti, non può non risultare che i nostri discorsi su Dio sono il frutto di chi immagina vera la sua idea del Grande, solamente perché sta pensando in grande. La rivelazione di Dio è la vita. Che altro vogliamo da Dio? Vogliamo che ce la gestisca? Ma, per favore! Vediamo di non confondere l’essere piccoli con l’essere infantili.

asepara

ali

Agosto 2006

Manolete uccide il toro che lo uccide

Anni 40. Manolete uccide il toro che lo uccide. Il proprietario del toro, evidentemente annebbiato dal dolore per la morte del torero, prende un fucile e uccide la fattrice.

aneofiore

Che colpa ne aveva sta’ povera vacca?! E poi, dal momento che per le nascite di qualsiasi genere occorrono due contributi, perché non ha ucciso anche il toro? E se, metti caso, il toro fosse già stato ucciso in arena, perché non si è ucciso l’allevatore, dal momento, che avendo allevato la vacca che ha allevato quel toro, lo si potrebbe considerare concausa della morte di Manolete, non di meno dello stesso toro? Morale della favola: si fucila l’ultima causa, solo quando abbiamo la mente annebbiata. Capita l’antifona, caro Caruso?

ali

Agosto 2007

Mi pare sia stato Socrate

Mi pare sia stato Socrate a dire che la Bellezza discende dal Nume ed è, quindi, l’origine della Giustizia della Verità.

aneofiore

A questa enorme vaccata dobbiamo, invece, l’origine delle millenarie e multiformi brutture da ostilità verso la vita altra perché non corrispondenti all’idea di Bellezza e, quindi, neanche di Giustizia come neanche di Verità. Comunque lo si immagini, lo si dica, o lo si nomini, dal Nume, invece, discende

asepara

la Verità

triangolo

della Giustizia

che origina la                                                                la Bellezza

asepara

E’ ben vero che presso il Nume, Verità. Giustizia e Bellezza sono inseparabili e indistinguibili stati. E’ vero, altresì, che nel nostro stato di vita sono principi collocabili secondo prioritarie verità. Le conseguenze delle scelte prioritarie che abbiamo attuato sinora hanno ammorbato la vita di putrefazione: lo conferma la Storia.

ali

Elementare, Watson!

Padre, è colui che origina la vita, quindi, al principio della vita vi è il Padre.

aneofiore

Chi principia la vita, ha la vita come principio. La vita, quindi, è il principio di chi principia la vita. Lo stato della vita che principiamo dice l’attuazione dei nostri principi. Lo stato dell’attuazione dei nostri principi dice che Padre abbiamo trovato.

ali

Luglio 2006

“Cristiana” follia

In America sta prendendo piede una letteratura di “cristiana” fantascienza. In quella si descrive il Cristo come se fosse Conan il barbaro vendicatore. Quelli che seguono quella letteratura si dicono rinati a Cristo.

aneofiore

Di che Cristo parla, quella gente, se lo dicono capace di “far scoppiare le vene”, e con quelle, non so quale ulteriore frattaglia perché mi sono rifiutato di proseguire la lettura di quella roba! Un suo corrispondente dice che Cristo è “Vero Uomo e vero Dio”.  Concordo sul “Vero Uomo”, (qualsiasi cosa intenda quello scrivente), anche perché non lo sento certamente falso, quell’Uomo, ma,  cosa intende dire, con “Vero Dio”, dal momento che, essendo l’Unico, non c’é ne sono altri? Certamente Cristo è vero Figlio, ma non può essere vero Dio, così come il Figlio non può essere vero Padre. Questo non esclude che un figlio possa diventare un vero padre, e, quindi, un vero Dio. Questo ammette, però, che la vita dell’Unico subisca una sorta di proseguo generazionale. Il che è inverosimile, o vero, solamente in presenza di un teologico sproposito. Al di là di quello che ha affermato, (o, per silenzio o per deresponsabilizzazione non smentito), il Cristo di duemila anni fa, era, socialmente parlando, un signor nessuno con qualche seguito di simpatizzanti. Che paura poteva mai fare al potere dell’epoca, un Cristo seminatore, non di rivoluzioni, ma di grani di senapa? Secondo me, nessuna. Al più, poteva scocciare qualche equilibrio, ma, non lo credo al punto da subire la reazione che ha subito.  Nel considerare la situazione in cui agi ed in ultima si trovò, Cristo ebbe a dire (almeno per quanto ci raccontano) “perdona loro che non sanno quello che fanno.”  Il che significa che vi è delitto solamente quando lo si persegue in piena coscienza. All’epoca, erano coscienti dell’uomo, non del Cristo. All’epoca, pertanto, uccisero un uomo, non (strumentalizzando quella morte) il Figlio di Dio. Bene ha fatto il regista a limitarsi al solo aspetto umano di quell’uccisione. Molti hanno pianto alla vista del sangue che copriva l’attore che rappresentava il Cristo. Bene ha fatto il regista ha coprirlo di sangue, se ciò ci fa sentire coperti di sangue, al punto da non sopportare di coprirlo ancora dove ancora l’uccidiamo.

ali

Marzo 2007 Tagliata, mirata e corretta nel Marzo 2020

Edipo ha molti padri

Freud (rifacendosi alla tragedia di Edipo) dice che il figlio supera la figura del genitore se lo “uccide”. C’è del vero in quanto dice, tuttavia, è un vero fortemente superato.

aneofioridue

La società non è più il compiuto Genitore che fa compiuti genitori che fanno compiuto il Genitore. La Società, oggi, è un’Idra dalle molte teste: tutte referenti all’unica, e tutte delegate ad essere la sua, ma nessuna responsabile del Tutto. Ciò che è diventato lo Stato genitore, è diventato anche lo stato dei genitori. Anche i genitori, infatti, a livello educativo sono diventati la testa formata da tante teste. In vero è sempre stato così, ma i referenti dell’Idra dedita alla pedagogia sociale (sia pure ai tempi di Berta filava) erano numericamente inferiori. Non solo, di più ferma (certa e/o potente) identità personale e sociale. Per quanto penso, il figlio che oggi deve giungere ad uccidere il suo prevalente educatore (commistione fra padre, madre, parenti, società, norme, usi, insegnanti di tutti i generi, ecc, ecc) come fa a identificare il prevalente Laio da superare? Non potendolo fare perché non è più possibile farlo, il crescente di oggi rivolge la difesa contro sé stesso accecando la crescita.

ali

Dice il vescovo di Foligno

Dice il vescovo di Foligno: se una donna cammina in modo sensuale o provocatorio, qualche responsabilità nell’evento ce l’ha perché anche indurre in tentazione é peccato. Dunque una donna che cammina in modo procace ma fuor d’intenzione pecca in tentazione perché suscita reazioni eccessive o violente?

aneofioridue

Pare impossibile che ci si ritrovi a dover contestare (ancora!) delle baggianate ideologiche di non si sa quanti secoli fa; e non mi si venga a dire che sono delle ragionate convinzioni pastorali! Queste sono solamente le indiscriminate bastonate che si danno alle pecore per non farle uscire dal capitale cammino di proprietà del pastore; e non mi si venga a dire che c’è ragionata sufficienza nelle parole del vescovo (il minuscolo è voluto) perché è come se dicesse che se gli ebrei  non avessero sedotto Hitler con l’idea che fossero un potere economico e sociale, non vi sarebbero stati i campi di sterminio;

è come dicesse, inoltre, che se papa Pacelli ha taciuto, la colpa è dei cristiani;

è come dicesse, che non è colpa delle antenne vaticane se chi abita dove le hanno collocate subisce tumori e malformazioni: è colpa di quelli che non se ne vanno;

è come dicesse, che non è colpa dei ladri se rubano, è colpa delle merci che affascinano;

è come dicesse, che non è colpa degli onorevoli se si vendono come puttane. La colpa è dei soldi.

è come dicesse, che se il potere ecclesiale ha medicalmente torturato un papa, quasi sino all’orlo della cassa, la colpa è delle buone intenzioni.

ali

La lettera è datata. Il vescovo potrebbe non essere più quello.

L’arresto dei superlatitanti sono risposta a calunnie, dice B.

Dipende! Se sono solamente nemici dello Stato, è indubbiamente vero. Diversamente, se sono amici che la sua opera di governante potrebbe aver reso suoi nemici, non è necessariamente vero.

aneofioridue

L’opera di decapitazione della mafia permessa da questi arresti, è un’indubbia messa in debolezza dell’attuale potere mafioso, ma la mafia è un’idra. Tagliata una testa, anche se non immediatamente potente come la tagliata, ne spunta un’altra. Durante la transizione dei poteri fra la testa tagliata e quella che spuntera’, vi è un periodo di stasi. Il che, ammesso come vero quanto si sta leggendo sul suo presunto rapporto con i mafiosi, la pone, almeno per il momento, in una fase di sicurezza, sia personale che sociale. A proposito delle figure mafiose arrestate.

Se non appartengono al ramo mafioso di chi la sta accusando, ci sono altre verosimile ipotesi:
* quegli arresti (se di avversari di quelli che l’avrebbero favorito) sono un voto di scambio;
* favoriscono l’espansione territoriale – delinquenziale – politica – terroristica – di quelli che l’avrebbero favorita;
* sedano ogni futura rivalsa del ramo mafioso che la sta accusando;
* la sedazione permetterà di bruciare le accuse del pentito;
* il pentito giudiziariamente bruciato, le permetterà di dire: avete visto? Sono i soliti magistrati comunisti! Staremo a vedere.

Staremo a vedere anche per quanto riguarda le affermazioni del signor La Russa, deboluccio in memoria, direi, perché, come dovrebbe essere ormai noto ad ogni potere, una volta corre il cane, e una volta corre la lepre. La Storia ci dirà sia la direzione del cane che quella della lepre, e ci dirà quanto e dove ha corso il cane, e quanto e dove ha corso la lepre. Nel frattempo, la sconsiglierei di ricorrere a polpette avvelenate. Vuoi perché potrebbe uccidere il cane oppure la lepre visto che il suo potere politico potrebbe risultare (ad accuse provate) non solo erbivoro.

ali

Datata
 

Ipocrisia

Anche dell’educazione si può dire che è una recita quando non è effettiva corrispondenza di civiltà e di sentimenti.

aneofioridue

Tuttavia, è quell’ammortizzatore, senza il quale vi sarebbero in molti casi dei rigidi urti: caratteriali, psicologici, culturali. Metteteci pure, quello che credete vero. Per questo fine, la vedo come una falsità positiva. Non è il massimo della vita, ma comunque, ne consente un più ammorbidito passo. Dove la vedo negativa, invece, è quando consente il passaggio di una multiforme offesa incartata da civili maniere, cultura, sorriso, bontà, e via esemplificando. In quei casi, la recita formale dell’educazione assume la parte di un arma bianca.

ali

Dice Ahmadinejad: Israele è alla fine e verrà presto eliminato dalle carte geografiche.

Tutti i guai sono cominciati col possesso della cosiddetta terra promessa da un non si sa quale Spirito. Da Dio, si dice.

aneofioridue

Ne dubito più che fortemente, ma accetta l’idea, Mauro, per amor di tesi. Uno spirito (tanto più se elevato al divino) non ragiona secondo materia. O meglio, ragiona secondo materia, così come io ragiono in inglese se ho a che fare con un inglese, tuttavia, la mia mente (o psiche) non per questo diventa inglese. Quale la psiche di Dio? Essendo immagine di un Principio, è psiche composta da principi. Essendo entità assoluta, assoluta la sua psiche ed il principio che manifesta. Come ho detto in altri commenti, un Principio assoluto non può manifestare che la sua assoluta essenza. Essendo vita, la sua essenza, non può manifestare che l’essenza della vita. Togliersi dalla testa, quindi, che abbia promesso una terra. Egli, invece, (a mio vedere, ovviamente) ha promesso un modo di vita: quello eletto dalla presa di coscienza della realtà della Sua vita, ma l’ha chiamato terra, perché ha dovuto adattare adattare il suo linguaggio a livello linguistico (intendi spiriuale) di chi ascoltava: uno “spirito” di nome Mosè, che guarda caso, aveva bisogno di una terra. Secondo questo pensiero, come non possiamo non dirci cristiani, così non possiamo non dirci israeliti, se essere cristiani ed israeliti significa posseder coscienza dell’idea di Dio. L’importante, è non considerarci gli unici possessori di quella promessa, perché l’idea di Dio si espande per infinite vie ed in infiniti modi. Con altre parole, l’importante è non essere la pulce che si crede possessore dell’elefante, solo perché ogni tanto lo cavalca. In genere, per succhiargli sangue.

ali

Giugno 2008

Di che sesso è la normale cortesia?

Causa lavori di sterro ci sono un futtìo di buche lungo la parte iniziale di B.go Milano, così, nel tornare a casa dal discount dove faccio la spesa, percorro il marciapiedi in bicicletta. Verso di me viene un rumeno sulla quarantina, ma con fisicità senza alcuna ruggine.

aneofioridue

Chissà come cavolo fanno!  Mi fermo una quindicina di metri prima e lo faccio passare. Giunto al mio fianco mi guarda, si inchina, e a sua volta (senza alcun genere di sorriso ma anche senza alcun genere di ostilità) mi concede il passo, e, ottocentesca cortesia, accompagna il permesso con il braccio. Sarà anche “difetto e fabbrica”, ma in casi del genere e/o similari, avrà riconosciuto la vecchia madame. E’ la prima cosa che penso, ma che è durato neanche un micro, questa volta, perché ho sentito che, non l’immagine dell’arpia l’aveva colpito, ma l’immagine di una inaspettata cortesia, e/o di un inatteso riconoscimento, vuoi del suo diritto a passare per primo, vuoi del suo diritto di essere trattato da umanità eguale. Prima o poi andrò a finire sotto qualche macchina perché incrocio o non incrocio, ho sempre la testa da qualche altra parte. Non vi dico che sono una cosa così, ma in certi momenti mi pare proprio. In particolare, per quell’incontro. So bene che i ragionamenti basati sul sè sono erronei ma fatemi sbagliare lo stesso! Se non fossi l’anima omo_sensibile che sono gli avrei ceduto il passo? Se fossi, invece, un’anima etero, avrei agito con la stessa cortesia della omo che mi appartiene, o mi sarei comportato come la maschia normalità della gente, cioè, ben che vada al malcapitato, neanche vedendolo nonostante l’eventuale strisciar di spalle e/o di abiti su eventuali muri? Non so. Fatemi capire: di che sesso è la normale cortesia?

Del Dolore e del Lutto

La Cultura della Natura (il corpo) sente dolore tanto quanto la Natura della Cultura (la vita) è ferita.

aneofioridue

In ragione della corrispondenza fra gli stati, ogni ferita nel corpo (luogo della Natura della vita) diventa ferita nella mente (luogo della Cultura della vita) ed ogni ferita nella mente diventa ferita nel corpo. Ogni ferita nel Corpo della Mente ferisce la forza della vita: lo Spirito. Sentire è il principio della Natura. Sapere è il principio della Cultura. Secondo lo stato della corrispondenza fra il sentire della Natura ed il sapere della Cultura, lo Spirito è il principio della vita che ne corrisponde. Il Bene è il principio della vita della Natura. Il Vero è il principio della vita della Cultura. Lo Spirito, è il principio della vita del Giusto che nel Bene corrisponde al Vero. Nella corrispondenza fra gli stati della vita, ciò che la Natura sente è ciò che essa sa; ciò che la Cultura sa è ciò che essa sente. Ciò che la Natura sente e la sua Cultura sa è vita (forza dello Spirito) per quanto sente e sa. Il dolore, (male naturale e spirituale per l’errore culturale) è, quindi, una mancanza di vitalità e di vita causata da corrispondenze erronee, vuoi del dolente, vuoi subite dal dolente.

ali

Lo Spirito è ferito quando la sua forza è depressa o eccitata. Dal dolore nella Natura si origina l’urlo. Dal dolore nella Cultura si origina il pianto. Dal dolore nella forza della vita si origina il lutto. Come la vita è stato di infiniti stati di forza, così, il lutto, è lo stato di infiniti stati di sofferenza. Il lutto è afflizione naturale, culturale e spirituale della Natura della Cultura della vita, mortificata nel corpo, nella mente e nello Spirito: forza della vitalità della Natura e vita della Cultura. Vi è dolore nella vitalità della Natura quando per propria e/o derivata causa, ad essere mortificato è il suo sentire il bene. Vi è dolore nella vita della Cultura quando per propria e/o derivata causa, ad essere mortificato è il suo sapere il vero. Vi è lutto nella vita quando per propria e/o derivata causa, ad essere mortificata è la forza dello Spirito: vita che riconosce ciò che è giusto perché, nella giustizia, il vero non può corrispondere che con il bene. Da ciò ne consegue che la Natura è via della verità della Cultura della sua vita. La verità è nella tacitazione dei dissidi. Tanto quanto sono conflitti, i dissidi nella vita della verità sono la Cultura dell’errore. Tanto più è considerevole la perdita del bene nella Natura, del vero nella Cultura, e nella forza della vita e tanto più è rilevante lo stato del lutto. Tanto più, ciò che ha provocato il lutto è rilevante e tanto più la ferita allontana dalla vita. Tanto più una vita è lontana dal suo principio (il bene nella Natura, il vero nella Cultura ed il giusto nello Spirito) e tanto più è vicina al male: principio del dolore nella Natura, dell’errore nella Cultura e dell’ingiustizia nella forza della vita. Nel Dolente, la sofferenza separa ciò che è bene dalla sua Natura, ciò che è vero dalla sua Cultura e ciò che è giusto dal suo Spirito. Secondo lo stato del lutto, una sofferenza può allontanare la forza di una vita anche sino al punto da fermarla.

ali

Quanto una sofferenza è tale da prevaricare una vitalità, a decidere di allontanarsi dalla vita, può essere lo stesso Sofferente. In ragione dello stato del patimento, il Sofferente può fermare la corrispondenza di vita o con parti quanto il tutto di se e/o con parti quanto il tutto che gli è prossimo. Tanto il sofferente è separato da se stesso e dalla vita e tanto il suo lutto è febbre. Come la febbre non è malattia ma indicatore di patologia, così, lo stato del lutto, dice lo stato di separazione dalla vita. Ogni stato di separazione dalla vita ha in se uno stato di morte. Tanto quanto una vita è in lutto e tanto quanto questo stato è soglia di mortalità. La mortalità data dagli stati in lutto, può motivare delle affezioni nel corpo, (luogo della Natura), nella mente, (luogo della Cultura) nella forza della propria vita: luogo dello Spirito. Il lutto nello Spirito (sofferenza nella forza della propria vita) è causa della debolezza dell’essere e dell’esistere. Ciò che discerne sugli stati da porre in vita (comunione d’amore fra i suoi stati) è il giudizio, ma, nel lutto l’arbitrio delira, così, il bisogno di vita leso nel giudizio dal lutto, non può porre in atto che la vita che c’è: comunione con il dolore la dove non trova quella con l’amore. Quando ciò succede, la Persona si allontana dal suo bene anche al punto da avere nel solo dolore il suo punto di riferimento. Il dolore, anche quando fa essere perché comunque fa sentire, comunque non può non essere che uno stato di morte. Non può non esserlo, perché ogni separazione fra bene e bene (fra vita e vita) è dolore; ogni dolore è lutto; ogni lutto è separazione dalla vita ed ogni separazione dalla vita è morte nella vita. La comunione con il dolore, corrispondenza che secondo lo stato di unione può anche diventare amore, è un sentimento verso la morte e/o le cose morte.

ali

Perché muore anzitempo una certa giovinezza?

Accelera la macchina “vita”, l’impulso della forza (spirito) che diciamo bene a livello naturale, vero a livello culturale e giusto a livello spirituale. L’arresta, l’impulso della forza che diciamo dolore a livello naturale, errore a livello culturale, e male a livello spirituale.

aneofioridue

L’equa guida é permessa dal compatibile uso dell’accelerazione come dell’arresto. L’uso dei due momenti di guida è compatibile, in ragione delle infinite valutazioni che intercorrono fra la vita del guidatore e quella della sua strada. Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’accelerazione. Persegue l’accelerazione, chi privilegia il piacere sul sapere. Non vi è compatibilità di guida nell’uso della sua macchina, quando il guidatore persegue l’arresto. Persegue la frenata, chi privilegia il sapere sul piacere. Quando, in ragione delle valutazioni su strada, e meta, vi è idoneo uso dei due momenti di guida, la macchina procede secondo via della vita. Chi persegue la frenata sull’accelerata ha vita depressa. Chi persegue l’accelerata sulla frenata ha vita esaltata. Non brucia il motore, o non fa morire la macchina, chi gestisce le due emozioni con equilibrio. Usano additivi, quali alcool, droghe, psicofarmaci, (e/o similia ) sia i guidatori esaltati che quelli depressi. Il primi, per assuefazione al piacere, ed i secondi, per dissidio nei confronti della frustrazione. I primi bruciano il motore, ed i secondi, l’ingolfano. A mio avviso, non vi è dedito all’accelerazione (come alla frenata) che non dubiti sulle sue capacità di guida. Non vi è guidatore, quindi, che non si tema, e/o non tema. Quale, la risposta a quel panico in tanta giovinezza? In genere, un ulteriore ricorso ad additivi: alcool, droghe, psicofarmaci, e/o similia. Intelligenza vorrebbe, almeno un ripasso del Codice della Vita. Perchè non lo fa, la giovinezza che avrà anche pochi anni ma non per questo è generalmente stupida? A mio avviso, perché il corrente Codice della Vita (quello che dovrebbe insegnare la guida personale, sociale e spirituale) è fermo a quando c’erano altri generi di macchine, altri generi di strade, altri generi di mete. In attesa di un rinnovo di quel Codice, la giovinezza che non sa guidarsi secondo il bene, non può che continuar a guidarsi secondo il suo vero: che se da un lato è ciò che gli può dare precoce piacere, dall’altro è ciò che gli può dare un precoce morire.

Di ogni erba un fascio?

Conosco un Srilanka. Adulto. Libero. Non di primo pelo. Cosciente. Lo porto a casa. Mi dice se può dormire da me, perché, nonostante paghi, ad altri connazionali, 250 euro per il posto letto, nei fine settimana lo sbattono fuori.

aneofioridue

Perché? Semplice! Perché mentre lui vuole dormire, i suoi amici e coinquilini la pensano diversamente. Dico, va bèh! In sala c’è un letto. In casa non c’è problema! Tuttavia, sarà anche paranoia, non poche campane suonavano allarmi! Così, dopo il bacino della buona notte, dò alla porta una grossa girata di chiavi. Una sera, però, mi dico: cazzo, Vitaliano, non puoi mica essere sempre paranoico! Così, non ho dato la solita girata di chiavi. Morale della favola, mi sono ritrovato senza ospite, senza portatile, e senza telefonino. Tutti ladri, i Sri Lanka? Indubbiamente no, dal momento che, con altri ospiti di quel paese non ho avuto quel genere di risveglio! A priori, possiamo distinguere il mendace da chi non lo è E’ chiaro che no! Che fare? Due, le soluzioni nette: aprire le possibilità anche al mendacio, o chiudere ogni possibilità. E’ indubbio, che la seconda soluzione non ci ritroverà come vittime, ma è anche vero, che la prima renderà vittime della nostra mancata fiducia, non solo i non mendaci, ma anche quelli che cercano di poter diventare veri. Che fare, che fare?! Chiudere le porte in ogni caso, è anche finir di sperare in ogni caso! Chiudere in ogni caso, è anche un morir, ad ogni caso! La sfiducia, infatti, se è vero che da un lato ci difende dai colpi della vita, è anche vero che da un lato ferma la vita, che non porta solamente colpi. Sperare, quindi, è un’investire! Come tale, soggetto a guadagni, o, a perdite. Allora, che facciamo? Chiudiamo bottega perché non possiamo aprioristicamente distinguere il mendace da chi non lo è?

Ottobre 2007

Cardini sotto scorta

aneofioridue

Sul portone del Duomo di Genova, hanno scritto: Bagnasco, vergogna. Intesa come una minaccia, il presidente della Cei è stato messo sotto scorta. A mio vedere, non c’è alcuna minaccia in quella scritta. Al più, un memento: ad ogni azione, corrisponde una reazione eguale e contraria. Temperi le parole che dice, il don Bagnasco, e vedrà temperate le “pallottole” che riceve. Non per ultimo, la chiesa che si fa carabiniere di quanto insegna sortisce il solo effetto di aumentare la fuga dei così galerati. A proposito di scorte! Ricordo ai dediti alle santificazioni che al Vescovo Romero, il precedente papa non ha dato alcun genere di scorta! Quelle date post mortem non sono difese: quando non opportunismo, sono sensi di colpa.

Aprile 2008

Mia cara

La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa

aneofioridue

Dalle parole, quindi, si ricava l’identità emozionale di un dato momento di vita: quello che racconti. Domanda: come senti quel momento? “Molto vivo, però, dibattuto fra tante parole.” Domanda: piluccando fra tanti piatti (fra tante emozioni) comunque puoi dire d’aver fatto un pasto completo? Se no, scegli una parola e cibati di quella.

Giugno 2006

Accendo il Computer

aneofioridueDopo aver dato una veloce occhiata ai titoli su la Repubblica guardo le foto: non di meno articoli degli scritti. Ne ho sempre ricevuto uno strano malessere; domanda senza chiara risposta, almeno sino ad oggi. La risposta che mi sono dato oggi, è iniziata con un leggero senso di vomito. Se le foto mica si mangiano, mica può essere problema di stomaco, mi sono detto. O si, ho obiettato subito dopo. Se le informazioni sono cibo per la mente, infatti, non è escluso che il procurato senso di vomito mi venga da quello stomaco. Perché? Evidentemente, perché si è cibata in eccesso; evidentemente perché la mente non è riuscita ad assimilare contrastanti gusti, odori, profumi emessi dal giornalistico calderone.

aneofioridue

“Tennis, Dubai: il match blindato di Andy Ram”

Ram é un tennista israeliano. Sto poveruomo ha dovuto giocare sentendosi assediato, non solo dall’idea di un attentato verso la sua persona, ma anche dall’ambaradam messo in piedi per sua protezione. Come siamo malmessi! Non ho neanche il tempo di fare almeno un rigurgito liberatorio che mi si presenta la foto del volto di una bambina, pressoché coperto da una mano maschile.

aneofioridue

“La siciliana ribelle per immagini.”

Non so ancora bene di cosa si tratti, ma la mente mi va incontro alle donne violate che si sono ribellate all’ergastolo sofferto per stili di vita da antichi mondi. Da quella Sicilia mi si butta a Milano. C’é il Misex leggo. Chissà  che è il Misex! Sarà un coadiuvante per stitici? No, è una Milano a luci rosse: tette, culi, e solita roba. Non ho il tempo di dire va bèh, che mi ritrovo in America mentre sta tornando a giocare Tiger Woods. E’ un golfista. Non si sa quante volte campione del mondo. Ha fatto montagne di soldi. E’ tornato alle gare dopo problemi fisici. Giocherà  con 64 campioni tra i più forti della specialità. Se nulla ha da dire la Madama Marchesa, cosa cavolo avresti da dire tu, Vitaliano? Ed infatti, “così va il mondo”. Già, ma perché il mondo ha vinto la buca, o perché gli é andata buca?

aneofioridue

Dal deprimente quesito mi distoglie, sempre a Milano, la visione di una bella donna in passerella. E’ una certa Belém ciliegia di moda sulle solite torte. Noto fianchi generosi: letizia dei parti, mi risulta. Auguri. E’ delicatamente bella. Chissà perché, penso che anche la bellezza può essere una schiavitù. L’hanno saputo prima, e mortalmente peggio le Schiave di Ravensbrueck. Ho un bel bere la mia filosofia per mandar giù quel blocco, ma non va giù niente! Mi mancano un bel po’ di concezioni tibetane sui destini nella vita, penso. Stanno festeggiando il Capodanno da quelle parti, nonostante siano in una situazione che ha molti capi e molto danno.

aneofioridue

Non ho il tempo di considerare il fatto che “Le copertine più trash della storia della Musica” mettono della spazzatura sulla doverosa riflessione. Come non bastasse quella delle copertine, mi si da modo di vederne dell’altra, attraverso “l’occhio indiscreto” di Street View: una foto di matrimonio, chi caga, chi pisca, chi dorme, delle tette, un culo, ed altro in cui si è spanta la questione, ma, “Usciremo dalla crisi” dice Obama. Non gli dico, hai voglia, solo perché la speranza è l’ultima a morire, ed è forse, la prima divina commedia che ci recitiamo da sempre. In questo “Inferno”, invece, c’é la servono molto ultra umana. Scusali Dante. Ci sarà pure anche quella ragione. La grafica di quell’infernale videogioco non é certo come quella che hai disegnato tu, tuttavia, é intrigante. Non come i tuoi personaggi, ovviamente. C’é il bellone forzutone, i soliti cloni di strane capre, ruderi a gogò, luci stroboscopiche, e l’inevitabile magia. Se bianca o nera non ho sindacato.

aneofioridue

Dai gironi di quell’Inferno, vengo spintonato in quelli di uno stadio, dove l’Arsenal ha fregato la Roma, nonostante, la Roma, “abbia sfiorato la rete del pari”. Nonostante? Che é, nonostante? Un’assoluzione in articulo mortis! Altra capriola letteraria in “Pari senza reti per l’Inter” “I nerazzurri rischiano più volte di passare in svantaggio”. Ci provo, ma proprio non sento alcuna disperazione. Mi sento invece, mancante d’aria! E l’aria (si fa per dire) m’arriva tornando a Milano.

aneofioridue

Profumo di campione in Milano: quello di Beckham e degli annessi e connessi che muove. C’è una ressa di centinaia di persone davanti al negozio. Tutti, per comperare le “sue” scarpe. Non riesco proprio ad immaginare la somma che potrebbe raggiungere l’Obolo di s. Pietro se solo lo reclamizzasse lui! Anche se è messo così, non é che non capisco il Mondo, Madama la Marchesa; è che capisco sempre di più quelli che vogliono scendere prima della fermata.

Febbraio 2009

Istituto dell’abuso?

aneofioridue

A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.

Chiudendo la porta su qualsiasi sviluppo giudiziario sulla vicenda che sta coinvolgendo l’Istituto Sordomuti, dichiara: Impossibile indagare su questi fatti! Perché mai, mi direte? Semplice: perché sono successi più di 25 anni fa. Ma per fortuna, le autorità ecclesiastiche non hanno i tempi di prescrizione come la giustizia ordinaria. Già, non ha i tempi della giustizia ordinaria; ha gli eterni della Giustizia straordinaria, la quale, in attesa del processo, consente, per sua norma, il piede libero a tutti gli accusati. Il procuratore, inoltre, “esclude, categoricamente, di aprire un fascicolo per far luce sulle parole di Don Zenti, pronunciate due giorni fa.” Il Vescovo aveva affermato di sentirsi vittima di un ricatto dei vertici dell’Associazione Provolo. Mi avevano minacciato di rendere pubblici questi episodi di pedofilia se non avessi accolto le loro richieste, dice il vescovo. Per il Procuratore, però, mancano gli elementi fondamentali per parlare di estorsione. Che se ne ricava da questo? A mio vedere, se ne ricava che il Zenti non ha denunciato chi dell’Associazione l’avrebbe ricattato, e chi si è sentito diffamato dallo Zenti per tale dichiarazione, non ha denunciato il Vescovo.

aneofioridue

A domanda risponde don Danilo Corradi del Provolo.

Auspicando voglia di chiarezza, il Corradi dichiara “a parte un seminarista che è stato rimandato in famiglia, mai ho avuto segnalazioni di reali fatti, concreti, accaduti”. E che voleva, il Corradi, per provvedere? Il morto in casa?! Mi meraviglio di lei, don Corradi. Nei corridoi dei Collegi al massimo della concretezza, si sussurra! Concreti, reali, accaduti, al massimo, li si dice nei confessionali, ma lì, cadono come “corpo morto cade”, caro Corradi, perché il segreto confessionale attorciglia nella comune paccia di quel dogmatico silenzio, sia l’animo del confessore che quello di chi si confessa! Il quale, ovviamente, si duole si pente e promette di non farlo più! Sino alla prossima volta, evidentemente, se ciò che hanno narrato le vittime (due volte vittime perché hanno aspettato più di 25 anni per parlare) è realmente, concretamente accaduto, secondo quanto si aspetta il Corradi! Neanche il Corradi sostiene il bisogno di un’indagine, perché, “padri non ci sono, confratelli non c?è ne sono più, non possono rispondere, non possono parlare.” Tutti buttati fuori dal Provolo? Tutti buttati fuori dalla chiesa? Tutti morti? Non lo dice, ed io non lo so, ma il Corradi che pure pretende fatti, accadimenti, concretezza, quando gli fa comodo lascia affermazioni in sospeso.

aneofioridue

A domanda risponde il patriarca di Venezia.

“I direttori di giornali che hanno giudicato “che non si poteva non farlo”, si sono mossi sul verosimile o hanno avuto la vera passione alla verità?” Che cacchio significa?! E che altro vuol dire? Che hanno giudicato che non si poteva non farlo, ma qualcuno ha chiesto loro di non farlo?! Chi, gliel’ha chiesto? L’associazione Provolo? Non direi proprio! Al che, non ci resta che la chiesa! O no?! “Vera passione per la verità”? Ma che sta dicendo, sto’ Angelo?! Non esisterebbero istituzioni ecclesiastiche, se le chiese avessero vera passione per la verità detta da chi è andato a morire a cavallo di una mula! Ma forse, l’Angelo intendeva passione per le umane verità. E cosa gli fa pensare che i Direttori dei giornali ci provino meno dei preti, o con la stessa possibilitàdi errore in cui possono cadere i preti?! Comunque sia, ai Media gli sta bene questo schiaffo! I Media dovrebbero smetterla di considerarci come clienti da frutta e verdura! Dovrebbero smetterla di presentarci le mele più lucide sopra e sotto quelle meno lucide! Ci diano mele e basta! Ma anche i giornali sono botteghe! Rassegnamoci noi, e si rassegni l’Angelo.

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A domanda risponde il vescovo di Padova

“Accusa pesante, infamante, senza nomi e cognomi, non circostanziata, senza approfondimento, senza un’analisi ben chiara”. Auspica, poi, che la stampa tratti la faccenda con “delicatezza” e “voglia di verità”. Nella cronaca dei fatti pubblicata da l’Arena, a parte il nome del Presidente dell’Associazione, non c’è il nome delle vittime (o presunte tali) tuttavia, c’è la foto di un gruppo di loro. Il che vuol dire, che se non altro hanno avuto il coraggio della loro faccia! Il don Corradi del Provolo, invece, non ha avuto neanche il coraggio di dire se i presunti violentatori sono vivi o morti! Con che faccia il vescovo di Padova, quindi, può dare lezioni di faccia ai Sordomuti del Provolo di Verona?

aneofioridue

A domanda risponde il vescovo di Vicenza

“Non commento”. “Spesso ci si trova impotenti davanti a campagne orchestrate per confermare tesi che poi si rivelano fasulle”. Mi par di sentire tutti quelli che gridano al complotto quando i media li prendono in causa quando non in castagna! Parlando del vescovo di Vicenza, il Busi scrittore lo dice “quella”.

aneofioridue

A domanda risponde l’Associazione Provolo

Rilanciando le accuse dall’Università, afferma: “è sempre stato difficile farsi ascoltare. Credetemi, so molto bene quanto sia vero! Lo chiedono da anni, e mostrano copie di lettere, di dichiarazioni sottoscritte da decine di firme, di volantini. E raccontano. Riferiscono storie di violenze non solo sessuali. In alcuni casi, vere e proprie torture. Sempre su l’Arena, da un articolo di Giancarlo Beltrame, estrapolo: “Racconta un sordo, che ora ha molti decenni in più: sono entrato al Provolo che avevo otto anni. A 11, un prete, (di cui fa il nome ma che il giornalista non pubblica, forse per tenerezza e voglia di verità) in piedi davanti a tutti noi ragazzi sordo muti, afferra un bastone grosso come un due euro, picchia sulla schiena un nostro compagno sino a che il bastone si spezza, ne prende un altro più grosso e lo picchia sino a che si spezza anche quello, poi prende una cinghia perché “quella almeno non si sarebbe rotta”. Di violenze (all’ordine del giorno) ne racconta anche il Presidente dell’Associazione: picchiato sulle mani con un frustino, schiaffi, pugni, strattoni di capelli, pizzicotti, orecchie storte. Raccontato da un altro, ustioni da ferro da stiro sul dorso delle mani subite da un ragazzo che non voleva studiare. Nelle riunioni dell’Ente Nazionale Sordomuti ne abbiamo parlato più volte. Nessuno può dire di non aver mai saputo.” Si, ma non erano creduti! Il Dalla Bernardina aveva detto ai suoi che c’era un prete che gli sparava proiettili di plastica e/o di gomma. Non è stato creduto neanche da loro. Non volevano credere che fatti del genere potessero farli i preti! Così, smise di parlargliene. Su di una tv locale, reazione da impossibilità a credere, l’hanno avuta anche due pensionati ed una donna sulla quarantina. Impossibile!!!! La signora sulla quarantina ha detto: mi cadrebbe tutto un mondo, se fosse vero! Capite adesso perché quei ragazzi hanno taciuto? Hanno taciuto perché la vernice di certi sepolcri, comunque sia il morto e/o il tempo di sepoltura, è sempre bianca. Con questo, anch’io ho risposto alla tua domanda, Giulietta.

Gennaio 2009

“La stanza del Vescovo”

“Atmosfere rarefatte nelle stanze del vescovo di Bologna, dove a dirla col precedente papa, manca solo un Raffaello per essere in Vaticano. Solo qualche matita fuori uso nel cassetto della sua scrivania, e, fatalità delle fatalità, in tempi di Dico, la lettera di una donna abbandonata da un giorno all’altro dopo nove anni di convivenza. “

aneofioridue

Tribolato dalla pena per quella donna (immagino) il vescovo dice al Giornalista: eccole, le coppie di fatto! Secondo me, guarda la paglia per non vedere la trave statistica, secondo la quale i matrimoni regolarizzati dalla Chiesa durano meno delle cambiali firmate per pagare la camera da letto! Disgustato dal vescovo, interrompo la lettura dell’articolo. Prima di passare oltre, però, mi cade l’occhio su questa interessante affermazione: “del resto, la chiesa fa politica nella democrazia, ma non è una democrazia. Il tutto, “per mandato dell’Altissimo”. Ben strano mandatario un Altissimo che manda il Figlio a dorso di mulo e i vicari a dorso di potere! Fortunata la fede che sa distinguere la psichiatria dalla teologia.

Considerazioni su l’articolo di Michele Smargiassi ne la Repubblica 11/2/2007

L’Ultimo dei Giusti

Che dire ad un amico sposato con figli (faccenda di parecchi anni fa) e con su di me una presa erotica finita nel momento stesso che è nata? Ben poco, temo. Così, ospite suo e della moglie, non sapendo più che dire di nuovo ad entrambi, lessi la Bibbia.

aneofioridue

Gliela declamai, a dire il vero, perché mi prese quell’idea! L’amico, per quanto interessato mi guardava con un che di sornione. Colsi anche lo sguardo della moglie ma non lo feci più. Se uno sguardo vi facesse capire, molto semplicemente, molto serenamente, che sei fuori di testa, continuereste a guardarlo? Penso proprio di no. Tanto più, se anche a voi, sotto sotto risulta che non tutto quadra! Fatto sta, che la Bibbia ed io riempimmo quella casa di suoni se proprio non di altro. Comunque sia andata, il mio intento non era religioso: più che altro fu teatrale. D’altra parte, se Pirandello li avesse interessati di più, me l’avrebbero detto, penso. Non ricordo se all’epoca avessi già letto L’Ultimo dei Giusti. E’ di Schwarz Bart, edizioni “I Garzanti”. Ammesso come successo, certamente l’avevo letto quando stavo ancora nell’età in cui si sa leggere e forse capire quanto si legge ma non sentire pienamente quanto si legge. Se l’avessi sentito pienamente, al posto della Bibbia avrei letto questo ai miei amici:

“… ma, i Giusti, insistè Erni. Quell’insistenza commosse il vecchio, che sospirò: e lo stesso, disse alla fine. Si riferisce al sole che sorge, tramonta, e che non gli si chiede quello che fa. I Giusti sorgono, i Giusti tramontano, ed è bene. Ma s’accorse che le pupille del ragazzino rimanevano fisse sulle sue, e allora, non senza inquietudine, andò avanti: Erni, piccolo rabbino mio, che mi stai chiedendo? Io non so molto, e quello che so è nulla perché la saggezza è restata lontana da me. Ascolta, se tu sei un Giusto, verrà il giorno in cui da solo ti metterai a “far luce”: capisci? Il bimbo stupì: e fino a quel momento? Mardocheo frenò un sorriso. Fino a quel momento, disse, fa il bravo.”

A me pare chiaro. A te no, Israele?

Gennaio 2009

La colpa

La colpa si prova nel dissidio fra conoscenza e coscienza. Sia di quelle apprese perché sentite, che di quelle sentite ma non apprese, coscienza, è il luogo delle emozioni naturali, culturali e delle vitali se danno vita, o non vitali se non danno vita come anche se danno dolore.

aneofioridue

Ogni qualvolta il bene (Principio della vita della Natura) si separa dal vero (Principio della vita della Cultura) la forza dello Spirito (vitalità della Natura e vita della Cultura) entra in sofferenza. Secondo lo stato della separazione dal bene, la forza della vita (lo Spirito) somatizza il male dato dalla sofferenza derivata dalla separazione. Lo Spirito somatizza il male con la depressione o con l’esaltazione. La depressione indica falsità nella vitalità della Cultura della Natura: il corpo. L’esaltazione indica falsità nella vita della Natura della Cultura: la mente. Il male, dolore naturale e spirituale da errore culturale è mancanza di vita tanto quanto è sofferenza naturale, culturale e spirituale. Mancanza di vita è recessione della sua forza. La recessione della forza dello Spirito segna di vuoto i valori della vitalità della Natura e, corrispondentemente, quella della vita della sua Cultura. Nello stare male per carenza di vita data dal vuoto dei valori nel corpo e nella mente, la Natura (sistema del sapere secondo sentire) comunica alla Cultura (sistema del sentire secondo sapere) il senso della colpa data dal vuoto dei valori conseguenti alla mancanza verso lo Spirito: sistema della vita secondo la sua forza. Nella colpa, il giudizio che la Natura da alla sua Cultura come quello che la Cultura da alla sua Natura consiste nelle emozioni di dolore che essa prova. Sia nella vita propria che fra la propria ed altra, gli stati della colpa da dissidio verso la vita sono corrispondenti agli stati di separazione dal suo Principio: Il bene nella Natura, il vero nella Cultura ed il giusto nello Spirito. Si somatizza la colpa per la mancata corrispondenza fra gli stati del bene nella Natura, del vero della Cultura e del giusto per lo Spirito, o come depressione o come esaltazione. La si avverte nel corpo se ad essere depressa e/o eccitata è la Natura del bene. Nella mente, se ad essere depressa e/o eccitata è la Cultura del vero. Nella vita, se ad essere depressa e/o eccitata è la Cultura del Giusto: lo Spirito. Si distingua il calo della vitalità di origine naturale (variamente motivata) dal calo della vitalità per il dolo (comunque mosso) da errore morale e/o spirituale. La con_fusione fra le due emozioni ha permesso ai tentati da ogni genere di potere di strumentalizzarne l’uso.

ali

Chiesa: quando non sente.

aquaderno

Esperienza insegna che un guidatore agisce il volante un po’ verso destra e un po’ verso sinistra anche quando la strada è dritta. Se non lo fa, finisce fuori! Perché lo fa anche quando la strada è dritta? Mi rispondo: perché la condizione della strada influisce la condizione del volante che influisce la condizione del guidatore. Lo stesso fa il marinaio con la sua barca quando ascolta il mare. La chiesa che non agisce allo stesso modo è una chiesa che ha scelto di non ascoltare la strada sulla quale agisce. Non occorre essere profeti per sapere che è destinata ad uscire dal percorso vita: già si vede.

aneofioridue

Il dolore è immunodepressivo

Tutte le menti incerte per dolore possono patire il rischio di con_fondersi nella sofferenza dell’identità che stanno ausiliando: tanto più se amata.

aneofioridue

Come un soccorritore fa in modo di non essere travolto dal panico di chi sta affogando, così, per non farsi travolgere da analogo gorgo, un soccorritore per amore deve tener separata la sua identità da quella del dolente. Come? Direi, avvicinandosi al dolore altrui solo dopo aver messo le emozioni proprie sotto altra ragione.

ali

Luglio 2007

Pittura in_felice

“Perché nessuno riesce a dipingere la felicità? Forse perché non esiste… o perché è così effimera…”

aquaderno

Potrebbe non essere vero, Michele, che nessuno dipinge la felicità. Potrebbe essere vero, invece, che ogni vita felice dipinge la sua felicità, o che ogni felicità dipinge sé stessa. E’ anche vero, che in fatto di felicità non siamo dei gran pittori! Se pittori mediocri, però, non credo sia a causa della tavolozza, ma della mano che regge il pennello. Non di meno, delle scuole di in_felicità.

aneofioridue

Infiniti lutti

aquaderno

“Vedo che dell’animale non frega niente a nessuno”

Considerazione dolente ma eccessiva, direi. Il fatto è che siamo ingabbiati in un sistema complessivo, e che nell’agire in qualche parte dobbiamo tenerne conto delle altre. Ora, per quanto mi riguarda non ha idea di quanto mi faccia incazzare l’ape che si ostina a voler uscire dalla parte del vetro anche quando faccio in modo di fargli capire che gli ho lasciato la finestra aperta! Che faccio per fargli ulteriormente capire la via di salvezza? Tolgo i vetri? No, la costringo a capire usando un piumino per la polvere. Certamente non posso dirmi di non averla almeno spaventata, tuttavia, l’ho salvata. Morale della favola, “ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria”; ad eliminare quel contraria, non ci riuscirà neanche la bontà e/o la verità più elevata. Non perché siamo a favore del Male, ma perché, per infiniti motivi, siamo limitati, (vuoi per ignoranza, vuoi per incoscienza) nel perseguire il solo Bene. A proprosito di azioni e reazioni per i limiti detti. Quanto, il vegetariano può dirsi sicuro di non procurare dolore al sedano che stringe fra i denti? O pensa di non farlo perché i sedani non gridano? Qualche volta mi domando se, vita nella verità, altro non porti che al superamento (volente e/o nolente) di infiniti lutti.

aneofioridue

Madri secondo punti di vista

aquaderno

Hai presente un caleidoscopio? Da piccoli, quando lo ero io, perlomeno, lo si faceva mettendo della stagnola colorata fra due vetri. Poi si inseriva i due vetri all’interno di un cartone a tubo. Girando quel cannocchiale si componevano delle forme e ci si divertiva ad interpretarle. Anche di una identità si può dire che è un caleidoscopio. Infatti, assume “forme” diverse in ragione dei punti di vista.
asepara

A proposito della tua remissività caratteriale nei confronti della donna ti dirò ciò che via – via ho visto nel tuo caleidoscopico essere. Ovviamente, non affermo ciò che è ma solo ciò che so’. (Chissà se ci va l’accento su so, sa, va, ecc.) Per quel poco che ho conosciuto di tua madre e di tuo padre, direi che la forza del tuo carattere verso l’uomo e la vita l’hai acquisita dal lato materno, mentre, una certa acquiescenza verso la donna l’hai acquisita dal lato paterno. Se ne convieni, si può dire che sai affermarti presso l’uomo e la vita per l’insegnamento di tua madre, e, non sai dire di no alla donna per l’insegnamento di tuo padre che, non sempre ma in prevalenza, non sapeva dire di no alla donna – madre. Metto la differenza fra la donna – non madre e la donna madre, perché, mi pare, che è alla seconda che non sai dire di no, mentre, sai dire di no alla prima. Cosa che molto probabilmente faceva anche tuo padre. Non sapendo dire di no alla donna – madre, si può anche dire che non sai dire di no a tua madre. Perché? Per il tuo carattere maschile, o perché, non avendola mai trovata, né come aspetto di tuo padre, ne come aspetto di te figlia, la cerchi ancora sia come padre che come figlia? Ho messo cerchi fra virgolette, perché cercare una donna è anche cercare il suo aspetto sessuale, ma la sessualità è anche affettività, e, è a questo aspetto della tua ricerca di donna – madre, che ti penso ancora ingrippata. Morale della favola? Non è solo l’influsso di un genitore che devi eliminare: devi farlo di tutti e due.

aneofioridue

Datata

L’affine Cultura

scosta la diversità posta dalla Natura. Cercavo solo una parola non consumata quando ho scritto “scosta”, ma “vedendola e mirandola” mi sono reso conto, infine, di quanto contiene. All’Identità non nega nulla, anzi, la favorisce.
aneofioridueNeanche nega nulla alla naturale sessualità, anzi, ne favorisce la verità. Non nega nulla e non muta nulla all’originale Natura della persona, infatti: solo scosta da quanto gli impedisce il passo. Se l’affine Cultura scosta la diversità posta dalla Natura, allora, anche tutte le visioni secondo Natura, vengono scostate. Il Cristo evangelico ebbe a dire (o dicono che abbia detto) “andate e moltiplicatevi”. Non mi risulta concessione d’amore più divina. Alla storia del mondo risulta invece, quanto sia stata strumentalizzata per fini di un potere senza alcun cristianesimo: naturale a parte. Per cristianesimo naturale intendo il bene che strumentalizza il vero per lo scopo di sottomettere lo spirito. L’affermazione in oggetto non intende negare in alcun modo quanto è pervenuto e ancora perviene dalla visione basilarmente naturale della vita: quello che è stato è stato. Direi giunta l’ora, però, di elevare l’invito del Cristo al principio culturale della vita: il Vero. L’affinità culturale nel Vero indicato dall’amore, infatti, permette di moltiplicarla senza censure, perché permette l’universalità che annulla la diversità. Mi piace pensare a un Cristo della stessa idea.

ali

Il senso dell’Infinito

Il senso dell’infinito è IO +

aneofioridue

Messo dopo il + quello che comprendi e conosci ottieni, il senso umano dell’infinito. Messo dopo il + quello che non puoi comprendere e non puoi conoscere, cominci a sentire il senso divino dell’Infinito. Da questa aerea visione, si scende per mezzo di una scala: il senso di Adamo, il nato dalla terra.

ali

Il cristianesimo

aquaderno

Non ho modo di capire i tempi i fatti e le passate emozioni se non identificandomi in quei tempi, fatti, e passate emozioni. Il metodo è tutto fuorché scientifico. Mi assolva il fatto che non sto spacciando scienza: solo pensieri.
asepara

Vuoi per una raggiunta maturità spirituale, vuoi per quanto ho letto anche su queste pagine mi ritrovo in mezzo ad un cammin, che da una parte mi reca verso la figura evangelica del Cristo, e dall’altra, verso una sua non canonica interpretazione. Quale, la vera? Cos’è, Parola? Cosa dice, la Parola? La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Direi, allora, che la prima parola di una vita, non può non essere agita dalla presa coscienza del suo essere in vita, e quindi, dirsi vita. Se ciò è di una vita conseguita, ciò non può non essere di una vita al principio di ciò che è conseguito. Ammesso questo stato di coscienza al principio della vita, e ammesso Dio al principio, direi che ne consegue che Dio è, sia prima vita che prima parola. In quanto appartenente della Casa di Davide, si ipotizza un Cristo anche guerriero, anche condottiero. Ogni movimento di guerra comporta vittorie e sconfitte, speranze e delusioni. Comporta l’accettazione di poter morire per la causa. Comporta anche, il dover far morire per la causa. Accanto all’idea del Cristo guerriero, (non l’avrei avuta se non avessi letto le tue ricerche) innesto la mia; e se il Cristo, re e guerriero, si fosse reso conto della vanità dei suoi intenti, e/o del suo ruolo dinastico? E, se si fosse reso conto, che nessun genere di vittima vale una messa sull’altare del potere? E, se si fosse reso conto, che nessuna ragione è legittima, se giustificata dal sangue, e/o dalla sofferenza? Il Cristo della Casa di Davide, prima di cadere sotto il peso della croce di legno, può essere caduto sotto il peso di queste e/o analoghe ipotesi che passo per domande? Se giunto ai punti che ipotizzo che gli restava di fare? Abdicare al titolo e all’appartenenza alla Casa di Davide? Lo sento impossibile! Che fare, allora? Andò nel deserto e ci pensò! Tornò con un altro Sovrano: quello della Casa della Vita: e a quello, abdicò la volontà della Sua. Come sia andata a finire lo sappiamo. Non di certo per erronea scelta sul Padre, ma perché all’uomo necessita una più concreta sovranità. Si dice che l’uomo è un animale sociale. Giusto. Quello che generalmente non si dice, però, è che il bisogno di socialità è motivato dalla paura. Paura di essere solo. Paura dell’altro/a. Paura degli eventi, ecc, ecc. Si sconfigge quella paura, o diventando più potenti, o aderendo a più potenti gruppi. Fra i più potenti, il Principato e/o la Religione. Il più potente fra i gruppi è certamente il Padre, ma, il Padre, soffre di un grosso guaio: è nell’alto dei Cieli. In quanto in alto, (e, quindi, distante) è diventato (o meglio, l’hanno fatto diventare) come il conte che per la cura concreta della proprietà si serve di mezzadri. Guaio vuole, che i mezzadri, preso atto che il conte lasciava liberi i campi, si sono auto nominati suoi curatori, e con il tempo, piramide di potere sulla parola: prima emozione del Principio. Anche Cristo si è auto nominato Mezzadro del Conte, sino al punto da dichiararsi sovrano vicario? No, ha solamente detto l’identità del Conte, ha detto che è Suo figlio, e che la Casa del Conte è aperta a tutti. Per ogni potere, o sei con quello, o sei contro di quello. Certamente ci si può estraniare anche dalle logiche di potere, guaio è, però, che il Cristo apparteneva alla stirpe di Davide, quindi, potere già di per sé. In quanto tale, anche nolentemente competitivo. Potenza da disinnescare, quindi. Il Profeta ebbe a dire: Cristo verrà dopo di me. Come? Per rinascita della persona di Cristo in ambito islamico, o, nello stesso ambito, per rinascita del pensiero di Cristo? Al punto, mi domando se l’ostilità verso i “crociati”, non sia motivata anche dalla paura che il filo della spada islamica possa essere condizionato dal legno della Croce. Chi vivrà, vedrà!

aneofioridue

Gennaio 2008