Gli attentati non hanno mai una sola “natura”

L’attentato di Parigi è di natura religiosa afferma Adinolf: non è detto. Il Corano, infatti, è sia guida religiosa che guida sociopolitica, quindi, le “nature”, almeno in potenza, sono due.

apenna

Si può dire, allora, che l’Adinolfi ha torto o ragione, secondo il punto di vista che considera. Il fatto che non vi sia un Islam protestante (al più un Islam che protesta e/o non aderisce, ma che socialmente parlando non conta perché non riconosciuto) favorisce i proclami adinolfiani et similia. La tendenza a pretendere che anche il cattolico agisca da credente nella visione politica è la stessa di quella islamica. Solo che nell’Islam è ancora fondante mentre nel cattolicesimo una costante ingerenza. A controbilanciare quella pretesa, (ed è il caso di dire per fortuna) vi è il pensiero agnostico, quello del “credente maturo”, e quello ateo. All’Islam, questo manca. Sotto l’aspetto socio politico, ciò rende l’islamico, cosiddetto moderato, un essere né carne e né pesce fuori loco, mentre in loco non può non essere che carne, perché secondo le regole di ogni genere di potere, o sei con me, o sei contro di me. In mezzo, ci stanno i macelli.

Da l’Arena di oggi

“L’Amministrazione comunale, attraverso la Polizia municipale, ha chiesto l’allontanamento dal paese di alcune decine di persone. Si tratta per lo più di cittadini comunitari di appartenenza Rom: sono sempre le stesse persone, fermate più volte dalle Forze dell’ordine, professioniste dell’accattonaggio e che vivono di espedienti, per nulla intenzionate ad integrarsi nella nostra comunità. Poiché costituiscono, per loro scelta, un problema per la comunità, abbiamo chiesto ufficialmente al Prefetto che vengano presi nei loro confronti provvedimenti di allontanamento dal territorio come previsto dalla Direttiva europea n. 39 del 2004.”
apenna

Lo ha comunicato il sindaco Flavio Tosi, al termine del Comitato Provinciale sulla Sicurezza, svoltosi questa mattina in Prefettura. Come tutti quelli che operano nei centri di Volontariato, conosco bene la cultura Rom, anche se, in verità, quella dell’accattonaggio e dell’espediente più di quella tribale. Per la Cultura che sostengo di sapere, so per certo che i Rom allontanati da una parte o dall’altra se la caveranno comunque. Lo fanno da centinaia di anni: come lo sappiamo. Quello che mi domando, invece, è come c’è la stiamo cavando noi, che in questo mare stiamo filtrando le scorie più apparenti mentre per i filtri sociali stanno passando le più inquinanti ed eterogenee schifezze. Il futuro ci dirà se è stata fatta cosa buona e giusta. Intanto, i mie auguri al futuro di chi se ne dovrà andare e il mio augurio al futuro di chi resta.

Datata

La passione sportiva è di apolide psiche

Secondo me, nel momento stesso che entra nello stadio, lo sportivo da gradini (come anche da poltrone) si spoglia completamente della precedente identità per assumere quella di una passione apolide in cerca di stato; e lo stato (o condizione) la riceve sostenendo e contribuendo ai variegati moti (verbali e/o quanto di altro) che condivide e stimola mentre i suoi duellano per confermargliela. Il giocatore che per qualsiasi motivo si sente offeso dovrebbe tenere a mente (e dar per scontato) che sui gradini di ogni colosseo non ci sono più persone: ci sono soggetti dall’essere con bisogni da riconoscimenti tribali, più inconsapevolmente animali che consapevolmente umani.
apenna

Di quelli dagli abiti  a stracciamento mi liberi la vita

Se un giornalista pensasse che il suo racconto di una cronaca (un omicidio tanto per citare un caso) diventasse induzione a delinquere, quale Media potrebbe salvarsi da un’accusa di concorso di colpa, dal momento che tutte le notizie sono potenzialmente formanti come al caso deformanti? Alla stregua, se parlo di pedofilia, dovrei subire un concorso di colpa solo perché attuo informazione? Non  i delinquenti mi fanno paura, bensì, chi distorce i pensieri a proprio uso e consumo.

apenna

Novembre 2006

Le figure del coraggio

Ci sono personalità “Chiocciola”. Sono quelle che si ritirano non appena le tocchi, o non appena credono di sentirsi toccate. Ci sono personalità “Fenice”. Sono quelle che sanno risorgere dalle loro ceneri. In quale delle due, ti riconosci? Se mi dici “Chiocciola”, solo la vita potrà farti capire quello che devi. Se mi dici, un po’ dell’una e un po’ dell’altra, dovrò dirti delle cose dell’una e dell’altra. Se mi dici “Fenice”, prima bruci e prima risorgi!
apenna

Giugno 2006

Passeggiando

Passeggiando vedo commedie, novelle, romanzi, tragedie.

apenna

Qualche volta il mio sguardo ha irritato. Penso, perché me nolente, ho comunicato emozioni di giudizio. Lontana da me l’idea, ma evidentemente, presente timore in chi mi capita di guardare. Certamente può essere dal mio modo di vedere, ma può anche essere dal modo di vivere di chi guardo. Siamo tutti, immagine + testo. Se un testo è chiara immagine, perché dovrebbe irritarsi se qualcuno lo legge? L’irritazione, allora, mi fa dire che quel “testo + immagine” non è sicuro di essere un’opera finita, oppure, si irrita se altri intuiscono quello che non vuol trapelare o non può non trapelare. Quell’insicurezza, “delega” a me, il giudizio che non sa, non può, o non vuole dare di sé.

Ottobre 2007

Le strade del dolore

Dal Dolore nella Natura si origina l’urlo. Dall’Errore nella Cultura si origina il pianto.

Dal Dolore nello Spirito si origina il lutto.

Il Lutto è afflizione naturale

triangolo

culturale                                                                     spirituale

della Natura della Cultura della vita mortificata nel Corpo, nella Mente e nello Spirito: forza della vitalità della Natura e vita della sua Cultura.

Come la vita è stato di infiniti stati di forza, così il Lutto è stato di infiniti stati di sofferenza, pertanto, in ragione dello stato di dolore, ne deriva lo stato di lutto.

Profezie: deliri o proiezioni?

Quando non è di origine medianica, la profezia, in effetti è solo il pensiero che “vede” più avanti. Neanche questa è generalmente attendibile, però, perché, se è vero che il profeta culturale può “vedere” le infinite variabili che compongono la sua profezia, non per questo è in grado di “vedere” le infinite “profezie” che può fare la vita: il tutto dal principio. Evito di parlare del Tutto dal principio perché sono ancora rincoglionito dal sonno.

apenna

Ottobre 2007

Ma, siamo ancora alle perline?

Si, ma questa volta per turisti!

apenna

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Possibile che non si veda il disagio dei fotografati al ballo pseudo hawaiano?

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E questa grigliata di pescetti da fiume è il pasto di tutta la tribù, o solo una campionatura per fotografo?

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Leggo che c’è un resort da milioni di dollari in quella zona. Il che vuol dire che gli abbiamo rovinato l’ambiente. Il che vuol dire che stiamo rovinando anche i Bembera. Voglio sperare che ci siano anche dei Bembera che si rifiutano di fare i pagliacci per le cineprese dei turisti. D’altra parte, per quanti anni l’abbiamo fatto noi con i mandolini? Dura lex: no magna chi rifiuta francia e spagna. Dovranno farsene una ragione anche i Bembera.

ps. Dal sito de La Repubblica ho tratto questa sintesi di gente rimessa a nuovo da qualche scadente animatore da resort, o da qualcuno che ci prende per così imbecilli da non vedere quanto sia chiaramente fasulla e farsesca tutta la menata dei buoni selvaggi.

Datata

Paternità

Su quanto è successo a te e a Davide ho letto solamente il titolo del post. E’ bastato il titolo, infatti, per farmi venire la nausea che m’ha impedito di leggere i particolari, ammesso che in casi del genere si possano ancora chiamare particolari i picchiati e non gente di merda i picchiatori.

afinepag

Della gente di merda ho detto. Di te, per te e con te, cosa posso dire ancora? Il mio condividere la tua pena e quella di Marco non può non diventare comune parola, come comuni stanno diventando le forme della delinquenza. Di questo mi irrito, ma questo non muta l’impossibilità di comunicare la mia vicinanza se non per suono, se non per calligrafia, mentre lo vorrei per pura emozione. Mi sono fermato dal dirti le mie considerazioni sul fatto anche perché non mi sei particolarmente piaciuto negli ultimi due commenti che hai lasciato sul mio blog. Mi sei spiaciuto, non di certo perché hai comunicato il tuo desiderio di paternità. Non mi sei piaciuto, perché, a fronte delle mie perplessità sull’adozione (non su di te, ovviamente) t’ho sentito, si, legittimamente contrario alla mia opinione, ma anche pieno di sufficienza, e sbrigativo come può esserlo (o diventarlo) chi si trova davanti un povero ebete. I bambini poi provvedono alle loro sofferenze, mi par di ricordare del tuo commento. Vero, i bambini provvedono, anche come noi due abbiamo provveduto. Con poca felicita’ però (almeno nel mio caso) se nella sofferenza infantile trovo che la legge sia macina di balsa mentre la vorrei d’ardesia!! In ultima ma non per ultima, perché l’attestazione di stima che hai messo in fine al tuo commento, più che altro mi è parsa un promuovere me, per rimuovere quanto di contrario avevi espresso. Dici che lo penso perché sono troppo sensibile? Perché paranoico? Perché non ancora adulto? Vedi tu.

Il flauto magico del partito

A mio avviso (ovviamente) il segreto della capacità di seduzione del Berlusconi sta nel tono della voce.

afinepag

Non è maschile, non è femminile, eppure, “suona” all’orecchio altrui in ambo i toni; è una voce che, almeno a me, comunica emozioni ermafrodite; è una voce che posseduta possiede; è una voce che ha carattere transessuale; affascina, non per quello che dice, ma, appunto, per l’indefinito che possiede il tono con cui dice. I toni di quella voce non allarmano e neanche preoccupano: è una voce mieliosa. Per l’insieme di quanto ipotizzo, della voce del Berlusconi, ognuno ascolta quello che più sente di complementare. Se uditore maschio, sentirà la voce femminina, ma non solo; se uditore femmina, la voce mascolina, ma non solo. Con altre parole, sentirà l’emozioni del padre con alle spalle quelle della madre, o sentirà le emozioni della madre con alle spalle quelle del padre. Tutto considerato, è una voce, che nell’abbraccio fra generi fa famiglia ma, tutto considerato, è una voce per orfani.

Datata

Arte è la grande Carota

Arte è la grande Carota, il grande Nirvana, il Grande Paradiso. Da Ginepraio è tragedia. Qualche volta commedia. Non sempre divina. Si, tra il vero ed il falso ci sta uno spicchio d’arte. Da un sotto porta ad un sopra. C’è chi l’ha chiamato girone. Non ci sono più febbri che consumano? Non ci sono più corpi che si consumano? La febbre ci ha consumati troppo in fretta? Chi anela ogni giorno? Forse quelli che non sanno che Carota, Nirvana, Paradiso, Ginepraio, Tragedia, Commedia, passano tutti sotto un unico ponte: quello dei sospiri.

apenna

In_formare ma non deprimere per non illudere

biblioscuro

Mettiamo che la Cultura sia il cuore della vita del pensiero e che l’informazione sia una delle sue vene. Così come succede nel sistema biologico, le informazioni sono vene ottimali all’ossigenazione culturale della Persona, tanto quanto la loro pressione informativa corrisponde al sistema culturale di una data persona. La dove, o in uscita (la fonte informativa) o in entrata (la fonte da informare) non vi è una corrispondente relazione interculturale, nell’incanalazione informativa fra le due fonti succedono delle perdite di qualità che possono anche avere dei pesantissimi effetti collaterali: in alcuni casi sono giunte ad indurre persino al suicidio.

E’ effetto conseguente ad una perdita di qualità della fonte di comunicazione, o la depressione naturale o l’eccitazione culturale (ma non di meno di vita se ad essere offesa è la forza del suo Spirito) della fonte che la riceve. Nella persona, una informazione depressa nella sua qualità perché scadente nei dati per difetto, può ingenerare degli stati di delusione; diversamente, una informazione di qualità eccitata perché scadente nei dati per eccesso, può ingenerare degli stati di illusione.

Non è che presso una personalità mediamente integra (e/o mediamente colta) una informazione non corrispondente allo stato culturale ricevente non ingeneri dei danni, è che la sua pressione culturale è idonea al punto da saper rielaborare, sino alla sua capacità di misura, le perdite della poca qualità che riceve. Però, così non è per le situazioni più carenti e, così potrebbe non essere anche presso personalità non mediamente integre e/o non sufficientemente colte.

In rapporti culturali più quantitativamente contenuti, non solo anche le perdite sono contenute ma anche più immediatamente riparabili. E’ nei rapporti culturali di più vasta estensione che il problema “Informare ma non deprimere per non illudere” si pone con tutta la sua gravità. Presso le fonti informative che ne hanno il senso più pieno, il problema ” Informare ma non deprimere per non illudere ” è grave al punto da giungere ad inibirle anche sino al silenzio, ma se tacere può anche essere cautelativo, comunque è disinformare per non sapere, non come informare, ma come impedire che una data informazione non venga usata e/o interpretata impropriamente.

Giusto per fare un esempio: se mi si dice che ho fatto tredici, certamente mi si da una informazione che mi fa bene. Se, però, me lo si urla nell’orecchio, mi farà sempre bene quell’informazione, ma assieme al bene, comunque me ne è venuto un irritante fastidio. Lo stesso se mi si dirà la stessa cosa a bassa voce. Direi, allora, che una giusta informazione dipende anche dai decibel culturali che si usano nel porgerla e, ameno ché non si sia delle fonti pirata, certamente una informazione non può essere data in decibel da discoteca fuori norma.

Da anni, le esigenze economiche di chi commercia in informazioni hanno insidiato di appariscenza il modo di informare. E’ dovuto venire l’Aids per ricordare a tutti che lo scoop in una informazione nulla aggiunge alla Cultura di chi ha bisogno di essere informato se non il dolore dato dalle grida.

asepara

Ho iniziato ad occuparmi di tossicodipendenze a livello sociale dopo la morte dell’Amato: accadimento del 91. Tutte le situazioni in Aids, allora, erano tentativi di programma, più che programmi. Fra questi, la paura di informare in modo da non far paura. Quale, la giusta misura? Questa lettera è stata la mia risposta. a Ercole C. Primario di Malattie Infettive in Verona.

Gennaio 2009

Rarefatte visioni

biblioscuro

Per la desolante dimostrazione di potere che tutte le religioni hanno dato in tutti i tempi mi domando se non sia il caso di considerare travolgente l’Io lo sguardo che l’uomo ha elevato verso l’Alto. L’umanità che suppone di poter vedere oltre la sua realtà è indubbiamente soggetta al delirio. Lo dimostrano infiniti fatti, infinite conseguenze. Per quanto cerchi di trascendere sé stessa, la mente che suppone di “vedere” Dio, altro non fa che vedere un maggior Io. Contenere l’Infinito nel nostro senso di in – finito, quindi, è rientrare in quello che siamo. Quello che la nostra mente è, per quante parole usi, non potrà mai contenere l’Oceano: al più, una goccia. Non per questo non c’è Oceano in quella goccia. ma in quella, si può ciò che si può.

Datata

Niente mance!

biblioscuro

Capodanno 2008. Non avevo palle per farmi da mangiare, così, sono andato in una pizzeria di s. Zeno. Titolari a parte, non c’era nessuno! I perché li ho sospettati subito: confermati poi. Ordino una bruschetta. Vagamente abbrustolito nella tostiera, mi portano un pane spacciato per toscano. Chiedo qualche acciuga. Su un piatto da secondo me ne arrivano quattro in pieno rigor mortis. Non pago di tanto lutto ordino Baccalà alla Vicentina. Mi portano, un indistinto avanzo di salsa agliata. Il baccalà stava sotto: rassegnato. Lascio il tavolo. Pago la truffa. Esco senza salutare: agli indegni non do’ mance.

La storia della Torre mi gira per la testa da anni

biblioscuro

babele

Mi sono bastati tre micro secondi di Wikipedia per perdermi in quel tanto, così, butto via tutto e te la racconto secondo me. Vedo la Torre di Babele come la struttura che rappresenta l’innalzamento della nostra conoscenza. Per quell’innalzamento, siamo persino giunti a replicare la creazione umana, animale, vegetale. Non solo. Per quell’innalzamento, i referenti religiosi (non esenti da commistione con il potere politico) sono giunti, persino, a dir di conoscere la Verità, e quel che è peggio, (a mio avviso) a pretendere d’imporla. Non occorre che ti dica il Caos che ne è derivato e che tutt’ora ne deriva. Tornare a tempi prima della costruzione è assolutamente illusorio, e chi li predica, assolutamente fanatico. Eppure, è necessario ridistruggere la Torre. E’ necessario, mica perché Dio si preoccupi più di tanto di vedersi tampinato dall’Io, ma perché stiamo rischiando di porre in delirio la mente. Cosa che, Natura docet, succede ogni volta saliamo cime dove l’ossigeno (la conoscenza) è più rarefatto. Certamente, è ben difficile (quando non pericoloso e/o vano) poter distruggere quel simbolo del collettivo orgoglio intellettuale. Tuttavia, il collettivo è composto di parti, ed ogni parte, è suo mattone. Ciò che non si può fare nel collettivo, quindi, lo si può, nel singolo, o lo può il singolo. Lungi da me l’idea di invitare il singolo mattone a suicidarsi (culturalmente) onde poter permettere lo smantellamento del collettivo orgoglio detto dalla Torre. Più vicino a me, invece, è l’idea di contenimento dell’orgoglio. Come? Auto_riducendosi. In che senso? Ritrovando la misura uomo, che abbiamo perso nella misura orgoglio. Come? Ad ognuno la sua risposta. Rispondere al posto d’altri è continuar a costruire la Torre.

Gennaio 2008

Poveri di spirito

biblioscuro

Non so cosa significasse “povero di spirito” per il Cristo evangelico. So quello che modernamente sottostà al pensiero cristianamente ipocrita, e cioè, complessivamente sfigato. Da diverso cristiano, penso, invece, che il Cristo identificasse (in quella “povertà”) la persona che vive solo del proprio spirito, quindi, non parassitato e neanche parassitante. In un commento su altro scritto, una Signora mi ha diplomato con “Grande”. Ovviamente m’ha fatto piacere ma, mi è stato stimolo di vanità solo un attimo. Vividi ricordi non ci hanno mai messo più di un secondo a buttarmi giù dagli scranni fabbricati dai miei excursus scolastici: una quinta ottenuta con grande sorpresa del maestro oltre che mia; una licenza media (sindacale) ricevuta con vergogna perché obiettivamente non guadagnata. Come non bastasse, a tarda età mi sono iscritto anche a una scuola pubblica. Non non ricordo se prima o dopo la serale. E’ vero: comincio a perdere qualche memoria ma, mai di me! Più che altro pensando a me, scrivo la morale della favola che si legge nell’immagine. Su Facebook, uno dei pochi che stimo per quello che è oltre perché risponde ai miei pensieri, commenta: una cosa è il discorso ben acconcio altro è l’agire. Gli chiedo di spiegarsi. Mi scrive: declamare non può ridursi ad artificio. Gli rispondo: direi che hai colto una sfumatura ma non la sfumatura che volevo far capire. Intendevo “semplicemente” dire che nel trovare l’effettiva valutazione di noi stessi è necessario mediare fra il grande che qualche volta ci capita di essere, e il comune che generalmente ci capita di vivere. Il vanesio, ad esempio, questa media non la fa, come non la fa neanche chi loda una realtà non verificata. Una bella e utile riflessione la tua. Filosofia aristotelica, mi dice. Aristotele? E’ un pezzo che non lo vedo ma dovrei avere il suo numero…. Avrà sorriso della vecchia battuta, penso e spero. Non faccio in tempo a immaginare quel sorriso, che mi scrive un “mediare”, che per qualche verso avverto come un cielo che non sa se far ridere o piangere, o come un giro d’aria che un poco preoccupa la casalinga con poche molle per il bucato da esporre. In genere sono un bravo ragazzo, ma ogni tanto, volente&nolente in pari grado, mi spuntano delle provocatorie corna: mediare? Chi, cosa, come, perché, quando, dove? Alle mie fucilate non fa un plissè! Solo ribatte citandomi un poco: tra il grande e il comune, senza cedere al vanesio, “sapendo che il vanesio fa la, “storia”. Trovo stimolante questa farina del suo sacco. Tanto che mi suscita la riflessione di chiusura: ci sarebbero infinite cose da dire su storia fra virgolette. Di fatto, pure la storia senza ci ha dimostrato che è stata fatta da soggetti malati. Non tanto in una patologica misura anche se non è escluso, quanto nel senso di un così, in cui imperavano anche dei pesanti cosà. D’altra parte, senza quello scompenso, mica avrebbero fatto la storia quei vanesi; e di quei difettati, quanto possiamo escludere che una tensione verso il voler fare la storia, altro non sia stata che una tensione verso il far la propria? Si, il mondo sta andando fuori di testa proprio perché non è gestito da poveri di spirito.

Donne

“Perché i figli delle donne non sono come noi”

apenna

Perché i figli delle donne (nondimeno dei padri) sono a immagine della loro vita, non, dei generanti ai quali somigliano. I padri e le madri se ne facciano una nuova ragione. Una nuova ragione dovrebbero farsela anche la Società facendoli crescere come una Atene che non ignora di essere anche Sparta.

Perché gli uomini uccidono le donne?

biblio

Principalmente, direi, perché la Donna è quel complemento personale e storico che permette all’Uomo di fondare sia la sua identità personale e di vita, che la sua fede nella sua potenza. Se ne renda conto o meno, ma la Donna che rifiuta questo percorso, e/o lo interrompe, altera quel progetto il più delle volte anche inconsapevolmente. Consapevole lo è solo nel suo desiderio di liberazione. Ciò vuol dire che la Donna deve irrimediabilmente sottostare al principio maschile della vita? No. La Donna (come d’altra parte l’Uomo) è esclusivamente sottoposta al principio della vita: essere e dare vita. Come? Secondo sé! E qui casca l’asino! Quanto è libera l’identità maschile e femminile di vivere e di unirsi ad altra vita secondo sé? A mio avviso lo è, solo nel credersi libera. La personalità non libera come anche quella che si crede libera, è morta molto prima che venga uccisa. In questa situazione, tentar altre scelte di vita da parte della donna, rischia di essere uno scomposto tentativo: quello di uscire dalla cassa in cui l’ha rinchiusa una disumana normalizzazione; e questo vale per tutti i sepolti da norme non proprie all’umanità anche se proprie alla cittadinanza.

Lo sfoggio della forza

Lo sfoggio della forza dell’apparato tecnico militare italiano mi mette tenerezza se lo confronto con quello di altri Stati. Per questo concordo con Bertinotti quando dice che la parata dei mezzi della forza del soldato italiano è diventata superflua. Ben altra cosa la parata della forza dell’umanità del Cittadino. In attesa di questo, prendo atto di quello che passa la Caserma.

Essere ma non parere

Più di una volta mi sono chiesto perché nelle foto non ci vediamo mai come allo specchio. Posso rispondermi solo adesso che capisco meglio quanto le emozioni ci formino, come, al caso, ci deformino; ed è nel loro unitario elaborato la dolce_amara risposta: non ci vediamo come siamo perché la fotocamera non registra quanto amor proprio aggiungiamo a quello che vediamo: la fotocamera, tira dritto!

meincivica
vitaliano

La censura nei Social

Ho imparato dalla lotta animale e non di meno umana, che alla difesa può rivelarsi necessario porsi di schiena nonostante il rischio di mostrare la pancia. Capita così, nei miei scritti, che per difendermi e/o difendere il soggetto di un dato argomento, lo abbassi di più per il solo scopo di alzarlo di più! Può un accorgimento del genere essere capito da una censura stupida come tutte quelle che si basano su prefissati giudizi? Chiaro che no! Nessun programma censorio, infatti, è in grado di valutare le sfumature del pensiero. Neanche lo sono le menti rigide come neanche le menti elementari che pure ti possono segnalare come spam e/o altro. Vuoi a causa di certe menti, vuoi per cause dipendenti dal sistema censorio di Facebook, più di una volta sono stato censurato con motivazioni che mi hanno collocato assieme a potenziali disonesti! Prego?! A fronte delle mie spiegazioni non ho ricevuto alcuna cessazione della censura praticata sui testi giudicati, nonostante (chi per FaceBook) avesse detto che era stata annullata, che i testi tornavano visibili, e che potevo sponsorizzarli ancora. Giunto al disgusto mi sono cancellato dal Social. Adesso mi sta chiedendo di tornare sulla mia decisione. Costi quello che costi non lo farò, indipendentemente dal fatto che me l’abbia chiesto perché gli sono importante, o perché nei casi come il mio lo faccia d’ufficio. Nei Social, come nella vita, è da mo’ che ho smesso di farmi burattinare! A maggior ragione, se d’ufficio!

Licenziate le prefiche!

Mah! E’ vero quello che dice Angela, ma non sono vere le cause della perdita. Secondo me, la perdita non è derivata dal calo dei valori (in quanto principi non possono modificarsi) bensì, dal calo dei timori verso i maestri dei valori: società e/o delegati che sia. Non per ultimo, il calo del timore dell’opinione altrui. Gli steccati che ti sto dicendo sono generalmente spinosi quando non liberticidi. Liberarsene, quindi, per la gran parte delle persone può diventare una questione di sopravvivenza; sopravvivenza che esprimiamo, non mettendo in dubbio i valori, ma ponendo i nostri prima dei collettivi. Come porre freno e/o limiti alla negazione del valore sociale sul valore individuale? Secondo me, con i valori che ci rendono veri a noi stessi e alla Società, non con quelli che pretendono di renderci normali, e pazienza se da soggetti psichiatrici tanto quanto siamo falsi! La pazienza è finita. Angela (che pure stimo) non se n’è ancora accorto.

Una blogger si chiede

Gay è razzista?

Carissima: non siamo diversi (in quanto Finocchi) perché alcuni hanno l’indole verso un non comune uso del sedere, ma siamo diversi perché noi stessi o perché no; e tale diversità, volenti o nolenti, ci accomunerebbe agli etero, se solo sapessero essere diversi perché sé stessi. Rileggi a mente fredda il mio post, (se è quello che ha motivato il tuo commento) e vedrai che non è il razzismo, il soggetto del discorso. Nessuno, (almeno nessuno che conosco) è, di per sé, contro un altra razza. Al più, è contro forme di non corrispondente civiltà, usi, o costumi. E’ anche vero, però, che anche a noi capita di essere barbari a noi stessi. Capita anche, però, che non siamo abbastanza razzisti verso la nostra barbarità. Saremmo probabilmente migliori, se lo fossimo. Saremmo in Paradiso, se lo fossimo. Invece, siamo in Adamo: nel nato dalla terra. Porta pazienza, allora, se qualche volta ti diamo (gay e no) dei motivi di sconcerto.

L’idea di Madre in aristotelico fuso

Direi che Fusaro si sta servendo di Aristotele per lo scopo di normalizzare la Donna che si sta rifiutando di bere al calice da mariani intrugli. Quasi mai consenziente e appagata, la Madre storica è sempre stata un utero in affitto. Il Fusaro non può non sapere, infatti, che per secoli la Donna è stata resa madre per gli scopi utilitaristici dell’ambito famigliare di provenienza come di destinazione. Direi, quindi, resa Madre dagli scopi, prima ancora che dall’Uomo. Sino a che è durato l’andazzo, (ed è possibile che duri ancora dove il vero fecondante è l’interesse economico) più che di libero dono (l’amore per il figlio) si dovrebbe parlare di scambio fra i poteri che, necessitando di eredi, necessariamente si servono della Donna, anche quando alla Donna non servono. Direi che la maternità è liberamente donativa (e tanto quanto) quando ama chi l’ama, e che per quell’amore, ama quanto ne consegue. Nel caso, non di affitto parlerei ma di paritario scambio fra libere proprietà. Dove (da una parte o dall’altra) vi cessazione del sentimento di vita fra libere proprietà, la maternità torna ad essere un reciproco scambio fra tormentate e tormentose utilità. Il Fusaro è contrario agli scambi di vita fra generanti non canonici. Sbaglierò anche, ma ciò lo fa sembrare un filosofo di orti già zappati. Nell’odierno vissuto fra uteri in affitto e amori che affittano, certamente vi è scambio di reciproca utilità. Indipendentemente da soggettivi interessi ci vedo scandalo, però, solo se neghiamo alla vita la possibilità di perpetuare sé stessa, perché non avviene con e nei prefissati modi. La vita è ed ha stato di infiniti stati. Ne consegue, che si può essere tramiti del dono della vita per infiniti modi. Quello citato dall’aristotelico fuso, oggi come oggi, è solo il più stucchevole. Non può meravigliare, quindi, se la donativa Femmina, in potenza Donna e Madre, si sia scocciata della maternità!

Prostituzione

Ai Gentlemen di Grindr

Discorso molto interessante ma estremamente complesso. Sintetizzando, sull’argomento, tutto è come appare e nulla è come si vede. Per quanto mi riguarda, pensa che solo recentemente ho capito (nota l’età che mi ritrovo!) che ho sempre desiderato, e al caso amato, i non simili, perché sono stato un abbandonato e perché curando i loro abbandoni di senza e/o di relativi, e/o di vaghi principi di vita (esistenziale, sentimentale e/o mettici tutto quello che vuoi che tutto ci sta) curavo il mio e/o i miei. Deve essere per questo che ho sempre considerato la prostituzione un mutuo soccorso, dove la mercede diventa ciò che reciprocamente permette ai sofferenti di quel genere di dolore (come di altri) di sentirsi reciprocamente medici. Naturalmente, ci sono medici specialistici, medici di base, e venditori i filtri. Ognuno è, e fa, quello che può.

La via dei Barabba

Non ricordo le parole precise, ma, Cristo, ebbe a dire: chi fa qualcosa ad uno di questi lo fa a me. E’ un’affermazione che sento divinamente giusta, pure, recalcitro, come puledro a briglia troppo corta! Chi è Cristo? Le ipotesi sono molte come le negazioni, quindi, mi limito al messaggio noto. Cristo è via, verità, e vita. Chi è Barabba? Come Cristo, certamente è via, se conveniamo che il Corpo, (la Natura), sia via della vita. Ma, Barabba, è anche verità? Più che verità, direi, estrema confusione, (quando non falsamento), di verità. Quindi, Barabba non è Cristo. Come Cristo, Barabba è vita? Anche Barabba, è vita, ma, come per le sue confuse verità, quale il suo stato di vita? Come quella di Cristo? Direi proprio di no! Allora, Barabba non è Cristo. Se, Barabba, non è come il Cristo, né come Cultura, e né come azione di vita, allora, dove il Cristo trova ragione nel difendere i Barabba? Direi, solo nel primo concetto della Parola: vita! In quel concetto, Barabba è come Cristo! Si potrebbe dire, pertanto, che togliere la vita ai Barabba, è toglierla a Cristo. Naturalmente, tutto questo sul piano della Parola, e delle ideali parole, ma, anche nella realtà di questo piano di vita? Nella realtà di questo piano di vita, quanto può, lo Stato – società, togliere ad una vita, la sua totale vitalità, sia pure per lo scopo di cassare da sé i Barabba, quando gli diventano gravi metastasi? Se vado in Francia, caro Pabloz, devo parlare francese, se voglio farmi capire, e quindi, accettare. Se non lo faccio, è chiaro che non posso mica dare colpa ai francesi, se mi trovo escluso dal loro consesso. Così, quanto possiamo rimproverare un consesso, se cassa da sé, (anche in modo estremo), tutti quelli che non parlano la comune lingua? La mia parte ideale, dice, che, comunque, non lo può! La mia parte reale, dice che, a ragion veduta, lo può! Dove, la Verità? A fronte a questo genere di questioni, mi trovo, regolarmente, senza fiato, se non per quel tanto che basta, per dire (a me oltre che ha te) cosa fatta, Principio ha. Mi dirai, questo è un Amen, (inteso come accoglienza della vita in tutti i suoi aspetti), che dolcifica la pillola per gli impotenti! Può essere. Può anche essere, però, che, che al di fuori di questa pillola, sia illusoria ogni potenza.

Qual piuma al vento

la stima di noi stessi

Mi sono svegliato dopo due ore di sonno e non ne ho più Che fare? Eliminare i “pori morti” dalla mia pagina FaceBook, ad esempio. Fatto! Considero “pori morti” i social_amici che non danno niente che mi possa migliorare. Fra questi, caso ultimo un tal Alessio di Verona. Lo conosco personalmente. L’ho considerato un amico, non tanto perché valesse la stima (rari i vissuti in comune) ma perché ho profonda comunione affettiva (lo sappiano o no) con quelli soggetti a pesanti croci in famiglia. Brutta cosa la cultura cristiana quando rende ipocriti sia pure per le migliori intenzioni! Cosa fatta, per capo ha avuto questo. Gli mando un commento. Alza grandi lai di protesta: dice che l’ho offeso profondamente. Prego?! Dalla lettura della sua risposta a me, noto che non gli passa neanche per la testa un’altra possibilità, e cioè, che non l’abbia profondamente capito. Sostiene inutile proseguire i discorsi. Gli dico solo che non ho mai pensato quello che mi addebita, e poi lo tolgo dal Campo Santo dove lascio i Vivi. Trovo altresì inutile dirgli che in vero sta addebitando a me, la poca stima che prova per sé. Non sempre ci arriviamo, lo so! Ho fatto anch’io quell’errore. Non più. Lui, ancora. Auguri!

Psiche e Soma

Le somatizzazioni sono segnali di pericolo in corso. Più sono gravi è più sono pericolose le situazioni psicologiche che segnalano. Il luoghi colpiti dalle somatizzazioni rivelano la sede del problema: nel tuo caso, ai lati del collo, sotto la gola.

afinepag

Il collo è ciò che porta gli strumenti fisici del discernimento: occhi, naso, orecchie, la bocca nel suo complesso: lingua, palato, corde vocali, ecc. La bocca è sede sia dell’alimentazione naturale che di quella culturale. E’ attraverso la bocca, infatti, che comunichiamo, ed è attraverso la comunicazione che alimentiamo i nostri dati culturali. Poiché alla base del collo, avevi del pus provocato da una infiammazione, la somatizzazione potrebbe dirti che, malata, cioè, in stato di crisi, alla base (appunto il collo) è la tua complessiva capacità naturale, culturale e di vita di introiettare la tua ragione (allo scopo di elaborare e, dunque, comunicare ricevendo e dando vita) sia verso te che verso altri e/o altro da te.