Io sono vita

Dal mio punto di vista questa lettera è giusta e vera, ma, allora, perché la lettura non scorre? Forse perché ha qualche groviglio, forse perché mi è ancora emotivamente complicata. Lascio tutto come sta. Prima o poi la chiarirò.

L’affermazione “IO SONO VITA” che traggo dal racconto della Genesi per me è chiarissima. Devo ammettere, tuttavia, che è diventata tale dopo un trentennio di giornaliere riflessioni. Chi la legge la prima volta, però, risulterà, temo, un attimo disorientante. Sento il bisogno, quindi, di doverla frazionare per chiarire. Premetto un sogno. Anni che furono, fra sonno è veglia, una bellissima voce di donna disse: cristiano, non cristiano. Lo fece tre volte. Ricordo che mi svegliai un pochino irritato: mica ero sordo! No, non l’aveva detto tre volte perché mi aveva reputato sordo. Me l’aveva detto tre volte perché gli stati di principio della vita sono tre, quindi, una volta per la Natura: il corpo della vita comunque effigiato. Una volta per la Cultura: la conoscenza della vita comunque ottenuta. Una volta per lo Spirito: la forza della vita comunque agita. Ulteriormente me le spiego (quelle tre volte) perché la vita nel nostro stato è trinitario_unitaria, perciò, soggetta ad essere così e non così, così e non così, così e non così, in ragione di infinite cause. Quello che vale per la nostra vita, vale anche per i miei discorsi: sono comuni e non comuni, comuni e non comuni, comuni e non comuni. La parola è l’emozione della vita che dice è stessa. L’affermazione si prova di per sè. Ulteriormente spiega perché il Mondo è pieno di infiniti linguaggi. Infinite, infatti, sono le emozioni che si sono fatte verbo e parola. Il Principio è nel verbo Io sono, e Vita nel dirsi secondo emozione, ne consegue che il Principio ha attuato il suo principio: la vita. Ogni religione ha dato nome al Principio in ragione della sua Cultura, ma secondo la mia lo nomino per attributo perché “non amo nominare invano e/o in modo vano”. La mia parte non cristiana (non perché contrario ma perché pensiero altro) non sa perché il Principio sia già stato detto Verbo e Parola. Nel dire il mio perché, allora, spero di non star facendo la scoperta dell’ombrello! Se ammettiamo che il Principio sia a somiglianza della nostra immagine, dobbiamo anche ammettere che il Principio sia in grado di dire a sè stesso, sia chi è che cosa è. Ammesso il Principio che universalmente immaginiamo, cosa può dire di sè quel Principio? Sentendosi vivo dirà IO SONO e nel dire il Verbo dirà la Parola: VITA. Baso questa versione sulla Cultura nota, ma della religione nota io sono dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori. Ne consegue, che la parte fuori del mio pensiero ha anche altri pensieri. Giusto per citare il fondante, il mio Principio è lo Spirito: la forza della vita sino dal principio e dello stesso Principio. Vero è, che il Principio è assolutamente unitario. L’Uno che è, quindi, è di inscindibile stato. Posso considerare su una parte del Principio, quindi, solo per amor di pensiero. Per questo amore, l’abbiamo pensato secondo Natura: è sono nati gli Dei. L’abbiamo poi pensato secondo Cultura e sono morti gli Dei. Invece, pensandolo secondo Spirito (forza o potenza del Principio) muore la vita solo se (in questo stato della vita) muore la sua forzam ma i principi non muoiono. Essendo il massimo Principio perché al principio, la vita del Principio non può originare  altra identità, altri principi, altro nome. Il Principio è quello che è: vita: punto. Perché non può fare quanto sostengo? Lapalissiano, direi. Non lo può fare perché il Principio è un assoluto, e un Assoluto può originare solo sé stesso.

La parola

La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Della Genesi biblica “vedo” questa versione. Al principio, l’essere del Principio emette la sua emozione: emozione che interpreto come Primo verbo (IO SONO) e come Prima parola: VITA. Poiché il Principio è un Assoluto, e poiché un Assoluto non può patire alcuna scissione nel suo stato, ne deriva un’ovvia conseguenza:

In principio era il Verbo (IO SONO) e il Verbo era presso il principio (VITA)  e il Verbo era il Principio. Non poteva essere diversamente.

Dall’emozione del Principio (Verbo e Parola) si è necessariamente emanato ogni verbo ed ogni parola. Non esiste principio, infatti, che sia fine a sé stesso. Se lo fosse, comunque vi sarebbe il Principio, ma non vi sarebbe nulla di principiato. In ragione di quanto corrispondiamo con i principi della vita (il bene, il vero, ed il giusto, detti dal Bene, dal Vero e dal Giusto del Principio) le emozioni vocalizzate dall’Emozione, essendoci vita, ci permettono di sentire quello che ognuno è per quello che in ognuno sta secondo la condizione del suo stato. La verifica dell’ascolto emozionale implica l’uso del discernimento. Il discernimento è il critico che giudica la verità della parte interpretata. Il discernimento cura chi lo cura. Il discernimento è il medico che cura sé stesso.

Le possessioni

Le possessioni sono favorite da castranti realtà. Difficile capire se una mente è invasa da un’altra forza, o se (stabilmente o no) per un’insieme di cause si è scissa in due conflittuali forze. Comunque stiano le cose, dove non risolve la psichiatria ci prova l’esorcista. Attraverso il rito, (comunque attuato) l’esorcista usa le emozioni che la sua azione procura per chiudere la porta della coscienza dell’invasato alla parte inconscia della mente. Tanto più la forza emozionale dell’esorcista è maggiore della forza invasiva, e tanto più riesce a far emergere, riportandola a coscienza, l’identità originale: originale, almeno per quanto mostrava di essere prima della crisi. Cosa permette la possessione? Principalmente, direi, la volontà di celarsi in altro “mondo” e/o “realtà”; volontà che, a mio vedere, è estrema difesa da estremo rifiuto dai condizionamenti imposti da norme religiose. Non risulta (o quanto meno non risulta a me) che vi sia possessiva invasione di forza su forza (o di spirito su spirito) motivata da dissidi verso delle imposte norme sociali. Al più risultano alla psichiatria. Non per ultima importanza, l’invasione può esser mossa dai sensi di colpa che il “fuorviante” prova per essere e/o sentirsi estraneo alle suddette norme. Per questa ipotesi, un’invasione potrebbe essere l’inconsapevole recita che rivela il rifiuto di diventare quello che si vuol far diventare un dato vivente. Della possessione si può anche dire, quindi, che è una estrema richiesta di liberazione, ma da quale genere di forza (o spirito) assoggettante? Una divisoria che si origina nella mente del dato influito e/o posseduto (e per questo, diabolicamente terrena) oppure, appartenente ad un inverificabile oltre? Momentanea e/o fallace, l’esorcizzante risposta, se non libera la mente del posseduto dalle cause umane e/o sociali, e/o religiose, che l’hanno ridotto in quell’angolo.

Nello spiritismo succede

Nello spiritismo succede che alla manifestazione di uno spirito soprannaturale ad uno naturale si accompagni un ”compito“. Presso i carismatici, al compito, si accompagnano anche dei ”doni“: i cosiddetti dello Spirito. E’ successo anche a me. Può essere spiegazione il fatto che rivolgendoci alla Vita ne siamo influiti e, siccome la Vita è Forza, ecco che la nostra forza (il nostro spirito) è influito dal Suo tanto quanto vi si rivolge. In ragione della forza con cui ci rivolgiamo a quella vita, quell’influsso, amplificando la vitalità del nostro, ci dona, più ampie facoltà: spirituali e/o spiritiche in ragione della vita spiritica con la quale si corrisponde e con quale stato di forza si corrisponde. In chi presume di avere un compito nella vita oltre al proprio, ci sono parecchie bestie da tenere costantemente sotto controllo. C’è la vanità. C’è la voglia di protagonismo di chi tende ad investirsi di ruoli guida (spirituale e/o altro) che sono solamente della Vita. Il protagonismo nella giustizia superiore (giusto per citare un ruolo) è un travisamento che può elevarsi sino alla allucinazione. Può far delirare la mente sino a livelli apocalittici. In quelli che sono stati detti profeti gli esempi non mancano. Credimi, se avessi badato sino in fondo, alle emozioni date dalla sofferenza di certi momenti di ingiustizia (sulla mia persona ma non di meno sulla Persona) certamente avrei anche saputo dire, quanto… farmi internare. L’energia di una mente che rimuove la coscienza della propria Natura può fare danni incalcolabili. Non ti dico, poi, i deliri di cui è capace la mente quando diventa la primaria interlocutrice della persona. I dialoghi che avvengono in quei casi sono così risucchianti che, al confronto, le sabbie mobili sono fatte di cemento. Anche la vanagloria è un’altra grossa bestia da contenere ma da questa non è difficile difendersi: basta non dimenticare mai che siamo il nostro reale, non, l’ideale.

Chi crede in un oltre

Chi crede in un oltre, crede nell’esistenza degli spiriti: Presenze, Angeli, o Diavoli che dir si voglia e/o si sappia. Chi non ci crede, invece, o rifiuta la follia, o la dice frutto della mente. Comunque sia, io non credo negli spiriti, ma ho conosciuto la loro esistenza. Follia, anche la mia conoscenza? Al momento, non lo escludo, al momento non lo penso. Gli spiriti si manifestano per apparizioni, (basse? o elevate che sia ) o attraverso quelle esperienze di extra sensibilità che chiamiamo medianiche. Per me, il problema non è la loro, o non la loro esistenza, ma la loro attendibilità E mo’ ve lo dimostro. Prima, però, è necessaria una premessa. Lo Spirito è la forza della vita. La vita, ha carattere determinante ed accogliente. Il determinante è dello stato maschile della vita. L’accogliente è dello stato femminile della vita. Bene! Fate conto, allora, di partecipare con me, ad una seduta medianica. Ad un certo punto, una Presenza si rivolge a me, e dice: io Tarzan, e tu Jane! In ragione di quanto detto nella premessa, quello spirito intende dire che la sua forza è maschile, e che la mia è femminile. Vita, però, oltre per quanto detto, è stato di infiniti stati, dell’infinita corrispondenza fra i suoi stati.  Questo comporta, che nel giro di un micro stato di forza (cioè, di spirito) uno stato maschile può diventare femminile, ed uno stato femminile può diventare maschile. Morale della favola: l’affermazione di quello spirito è giusta perché legata al momento del recepimento del suo e del mio stato di forza, ed è sbagliata perché non dice, (o non conosce, o non ammette) ulteriore possibilità di vita, sia in sé che in me. Data l’infinita mutazione dello stato della forza possibile allo spirito, ciò significa che nel mondo spiritico, la nostra forza non ha identità? No. Ciò significa che la forza della nostra identità spiritica, è data dal prevalere del dato carattere: spiritualmente maschile se determinante, spiritualmente femminile se accogliente. E, adesso, spogliamoci della carne, e avremo in basso, come in alto. Dicevo, che la forza della vita nel mondo degli spiriti, è maschile se prevalentemente determinante, e femminile se prevalentemente accogliente. Per ragioni molto ovvie il mondo degli spiriti è disincarnato. Mi direte, come può avvenire la corrispondenza di vita fra gli spiriti, se sono senza attributi? Elementare! Avviene, attraverso la corrispondenza della rispettiva forza. Tutto chiaro?!

Verso quella conoscenza

  • Uno Spirito è nell’Alto (e quindi, Alto) in ragione della massima capacità di Forza e di Potenza agita dai principi della Vita nei principi della propria.
  • Uno Spirito è nel Basso (e quindi, basso) in ragione dello stato di incoscienza (da ignoranza quando non da avversione) circa i principi del Principio della vita.
  • Come la vita è stato di infiniti stati così, anche lo stato dello spirito degli Spiriti in Alto come di quello degli Spiriti in Basso è soggetto alla mutazione (in più o in meno) del rispettivo stato di forza e di potenza.
  • In quanto Assoluto perché Primo e quindi Sovrano, lo Spirito al principio e dello stesso Principio non può essere soggetto ad alcuna mutazione della sua Forza e della sua Potenza.
  • Se potesse, sarebbe un Principio (chi? come? quando? dove?) non il Principio che, indipendente da tutti e da tutto perché oltre tutti e tutto è dal principio del suo stesso principio.

VERSO QUELLA CONOSCENZA

VERSO LA VITA E ALTRE STORIE

Religiosamente parlando

Religiosamente parlando ci sono due prevalenti fronti. In uno, c’è un’idea di Dio presidenziale; presidenziale nel senso che esiste se lo “votiamo”. Nell’altro c’è un idea di Dio, indiscutibilmente sovrana! Naturalmente, Dio ragiona da Dio, e sono certo che se ne sbatte delle nostre valutazioni su di Lui. Non è così, però, per quelli che reggono le idee di Dio su di noi. Quelli non se ne sbattono delle loro idee di Dio, perché, quelli, ragionano da IO. Tutte le religioni sanno che Dio è l’Uno. Quindi, tutte dovrebbero convogliare nell’Unica idea. Sino a che si tratta di idee, il convogliamento è scontato, ma quando a dover convogliare sono i Sistemi che reggono l’idea di Dio, (e che ne sono retti) è tutto fuorché scontato! Nel sistema presidenziale, tutte le povere pecorelle vanno un po’ per i cavoli loro. Nell’altro sistema, invece, sono parecchio intruppate! Allora, di fonte al possibile bisogno di intruppare le pecorelle presidenziali, che può fare un Sistema religioso se non irrigidire la Disciplina? Mi dirai, perché mai dovrebbe esserci il bisogno di intruppare le pecorelle presidenziali? Per forza! Se c’è un solo Dio non può esserci più di una Chiesa! Al più, variabili punti di vista su le architetture ideologiche. Nella religiosità presidenziale più duttili nel magistero perché devono tener conto dell’alveo sociale. Nelle religiosità sovraniste, invece, rigide perché fondamentalista la loro idea di Dio. Secondo me, il cosiddetto scontro fra civiltà è uno scontro fra religioni. O meglio, ambo le civiltà, sono così innervata nella rispettiva religione che non si saprà più distinguere se è scontro fra civiltà, o scontro fra religioni, ma, scontro sarà! Come evitare questo possibile scontro? A mio avviso ci sarebbe un solo modo: universalizzare Dio liberandolo dagli artigli dei vicari. In attesa di questa possibilità, che altro può fare il papato se non arroccarsi sui suoi Dico?

Tutti abbiamo bisogno di stella!

Tre atti di un sogno

Questa notte ho viaggiato per diversi piani del Sogno. Dei tre che ricordo al risveglio, in uno mi ritrovo in una zona industriale e poi in uno stanzone su due piani. Su tutto e su tutti era poca la luce. Lo stanzone (non è una discoteca) è occupato da decine di maschi. Li dico innanzi tutto maschi non perché non uomini ma perché li vedo del gender che affronta l’altro da sé emettendo paura per non provar paura: è la tattica del Cobra. E’ un avvelenante che va per la maggiore. L’ho riconosciuta nel sogno (la virilità che si protegge dalla paura facendo paura) perché mi è capitato di subirla. Nel sogno, da quel tipo di virilità mi sento circondato, assediato, quasi dominato. Vinco la carcerazione collocandomi ai bordi del cerchio che parecchi di loro hanno composto in pista. Ballo come ho sempre fatto: ascoltando la musica ma di più ascoltandomi nella musica. Attorno a me avverto una mutazione della nefanda atmosfera che prima aleggiava su tutto e su tutti: ora è leggermente gaia: gaia o gaya? Sorrido alla question e passo oltre! Tanto più perché non avverto il timore di prima e che ora non mi sento separato dagli altri. Direi tre i perché. In uno, l’Eteroculturalità è entrata nella mia Omoculturalità. Nell’altro il caso opposto. Nel terzo caso, la mia diversità esistenziale (l’Omoculturale) ha liberato l’Eterocultura maschile dal bisogno di essere violenti per poter essere interpretati come Eterosessuali. Dalla loro Eterocultura (sodomizzante per bisogni di potere) ho liberato non poche virilità anche stando fuori dai suoi letti.

Seconda parte o era la prima: non ricordo.

Mi ritrovo davanti ad un altissimo specchio rettangolare: era posto in verticale. Non faccio in tempo a vedermici di fronte che mi sento strappato da quella posizione. Sostengo da tempo che non ci sarà nessun Giudizio Universale e nessuna divisione per divina volontà. Divisione ci sarà, invece, in ragione del giudizio che uno spirito (forza e potenza di una data vita) darà circa il suo stato di somiglianza con lo Spirito: Forza e Potenza della vita del Principio e del suo stesso principio. Certamente sarà un giudizio universale, ma perché il dato spirito vedrà riflesso nello Specchio della vita (l’Immagine del Principio) ogni parte conosciuta o non conosciuta di sé. Tornando a me, perché sono stato strappato dal mio giudizio? Perchè non è ancora arrivato il momento? E da cosa è stato mosso il sogno? Da un timore di morte e/o da un timore di giudizio? Avendoli accettati, da anni non patisco più i due timori. Può anche essere, però, che i Sogni non la pensino allo stesso modo.

Terza parte

Nel cortile di una fabbrica collocata nella stessa zona industriale mi ritrovo in auto con un giovane cinese. L’auto era grande, bella, nera: una Land Rover mi è parso. Il giovane appariva sulla trentina e non male. Indossava jeans e maglietta. Portava uno dei cappellini che odio: quello con il frontino che fa tanto servizio benzinaro. Va bè! Gli sto dicendo un qualcosa che lo lascia perplesso: nicchia. Il sottinteso ti – ti, ni – ni mi fa perdere la pazienza! Gli grido: tutti abbiamo bisogno di una stella! Non penserai mica di alzarti la mattina per tua moglie o i tuoi figli, vero?! No: lo facciamo perché abbiamo bisogno di una stella e tutti abbiamo la nostra stella! Anche l’idraulico ha la sua! (Questa dell’idraulico non l’ho proprio capita!) Fatto sta che mi sveglio con quelle urla nella mente. Ancora da seduto sul letto rifletto su “abbiamo un bisogno di stella!” Di una stella che indichi all’oro, all’incenso e alla mirra, la strada della nostra capanna? Una stella che ci indichi la via per una nuova rinascita? E se tutti abbiamo bisogno di una stella perché ho urlato l’affermazione proprio ad un cinese? Perché verrà da quel cielo verrà nel nostro? Perché in quel cielo c’è già e lo spirito cinese dell’uomo che ora è seduto su un bella, grande, e importante macchina la sta abbandonando ed io lo sto rimproverando? Elevando il pensiero, e se l’abbandono della stella del giovane cinese moderno mi avesse rappresentato l’abbandono di quanto è stato la stella nella Cina ora seduta su un bella, grande, e importante macchina? Mah!

Creazione o Evoluzione?

Lo stesore della Genesi racconta che Dio originò la madre di tutti i viventi con il concorso di una costola del nato dalla terra. Se esclusivamente creazionista quell’impasto, che centra l’osso che sarebbe servito a Dio per originare Eva? Penso invece, che lo stesore (e/o gli stesori) di quel racconto l’abbiano usato per farci capire che la vita al principio creata dal Principio evolse sè stessa in altra vita. Lo penso perché, essendo un Assoluto, il Principio può emanare solamente l’immagine di sé, e cioè, la vita che è. Comunque originati, né il nato dalla terra come neanche la madre dei viventi sono principi assoluti. Pur non assolute del Principio assoluto contengono il principio: la vita come principio assoluto. Se la vita è un principio assoluto in ambo i principi e se il Primo principio (la vita) è anche nel Secondo (la vita) si può anche pensare che il Primo principio (la Vita del Principio) originò, per implicito senso, anche il Secondo: la vita principiata dal Primo. Mi chiedo: perché il Secondo senso (la vita originata) non rimase assoluta parte della vita originante? Mi rispondo, perché, vita, è lo stato di infiniti stati che si origina dalla corrispondenza di forza (spirito naturale) e di potenza (spirito culturale) fra tutti e in tutti i suoi stati, e che quella corrispondenza di forza e di potenza non può non evolversi in altre condizioni del suo stato. Poiché l’Evoluzione non esclude la Creazione (come l’opposto) che senso ha essere partigiani dell’una o di ipotesi in bandiere per bande trasformate?

Era bella la luce e fresca l’aria

Sto lavorando nella cucina di un un ristorante di una certa importanza. Sono stanco. Non ne posso più. Mi cade l’occhio su di una nota. E’ indirizzata a me. La leggo ma non ci capisco niente. E’ firmata da un certo Tosi. Chiedo chi è ad alcuni del personale ma non sanno dirmelo. Infine, indicato da un lavapiatti, senegalese per tratti, dopo tanto vagar lo trovo. Dopo aver letto la nota che gli ho riportato, mi chiede se sono disponibile a qualsiasi orario. Gli dico di si. Più tardi gli confermo che non c’è la farei. Non ho ancora mangiato nulla. Apro un frigo per prendere un qualcosa: e’ stracolmo. Sono tutti avanzi. Prendo del formaggio da un involto pieno di pezzi. Sembrava del Taleggio: era pieno di muffa. Con quello, un paio di grumi intinti in una salsa verde. Esco con quel po po’ di menu, e mi siedo ad un tavolo, messo sotto un albero senza foglie ma era bella la luce e fresca l’aria. Al tavolo di fronte al mio sono seduti quattro giovani. Li guardo. Non più di tanto. Non mi notano. Ciarlano ma non li odo. Chino il capo sul merdaio di cibo che ho tolto dal frigo e comincio a mangiare. Mentre lo faccio, sento un canto corale. Bello si, ma non mi prende, così, mi rimane sullo sfondo. Inaspettata, dallo sfondo che trascuro emerge una voce. Mi blocco. La cerco. Viene da un morettino che avevo appena notato. E’ sui vent’anni. Capelli neri ma lisci. Il taglio della barba gli evidenzia il volto marcato e bellissimo! Non sta guardando gli amici mentre canta tenendo la sedia in bilico. Non sta guardando neanche me. Come tutti quelli che avrei potuto amare, d’altra parte. Cosa dirvi di quella voce se non che era angelica, ma non bianca. Sento che è una romanza. Non per donna. Non per me. Mi sarei tagliato un braccio perché lo fosse. Par che canti sulla sua vita. Forse di più, par che canti la vita. Non vedevo l’ora che terminasse per applaudirlo. Per fargli vedere che c’ero anch’io! Mi sono svegliato prima.