Di che mamma vogliamo essere figli?

Non appena mi hai detto, credente, ho messo questo cerotto nella ferita nel tuo spirito.

aneofioridue

Di che ti meravigli se c’è gente che vuole bruciare il Corano? Non lo sai che la mamma degli imbecilli è sempre incinta! Generalmente, per imbecille si intende chi è culturalmente e/o psicologicamente mancante. C’è, tuttavia, un ulteriore significato: debole. Chi è debole, si può non aiutare? Certo che possiamo non aiutare il debole, ma contravvenendo sia allo spirito islamico che a quello cristiano. Limito il discorso a queste due religioni per il solo fatto che a te, islamico, si sta rivolgendo un cristiano. Alla cura contro una imbecillità religiosa intesa come debolezza nella rispettiva fede, al principio delle cose conosciute ci sono stati due medici: Cristo, ed il Profeta. Secondo razza, carattere personale e tempi storici, e secondo esperienza di vita e sapienza (comunque raggiunta) anche questi due medici hanno curato l’imbecillità che hanno trovato attorno a loro, (e forse, anche loro umana cultura) con dei cerotti. Il Cristo cerottò la sofferenza e l’ignoranza altrui con l’idea del dio Padre, mentre chi è “dedito a Dio” secondo il Profeta. Chi è dedito a Dio, non può non esser dedito al Padre, essendo Dio, il Sommo Genitore del creato che purtroppo stiamo rovinando anche nelle creature, ma questo è un altro discorso. Da questi due Nomi, (Dio e Padre) che non esito a dire primi da tanto sono universali, a valanga ne è disceso una infinità di imbecilli interpretazioni, e una moltitudine di monopoli; per monopolio intendendo, esclusivo possesso e settaria gestione della Parola da parte di innumerevoli imbecilli, che per curare la loro debolezza culturale, spirituale e religiosa quando non psichica, si sono impossessati di Dio affermando di parlare a Suo nome. Se è ben vero che nulla può provare quell’affermazione, è anche vero, purtroppo, che nulla la può smentire. Al più, possiamo non crederci. Lo potrebbe smentire Dio, ma Dio, tace. Tace veramente, o siamo noi che ancora non sentiamo la Sua parola, in quanto presi ad ascoltare la nostra? Temo quest’ipotesi.

aneofioridue

Dico sentiamo e non ascoltiamo, perché la Parola non si ode con l’orecchio; si ode, attraverso le emozioni. Le emozioni sono il verbo della vita che ascolta sé stessa, e/o, che ascolta la vita. Quale vita sentiamo veramente? Quella dell’amore, o quella del potere, o quella della confusione fra amore e potere? Sia nella fede cristiana che in quella islamica si può dire forte, e quindi non imbecille, il Credente che ha riscritto il suo Libro nella sua mente, nel suo spirito, e di conseguenza (se conseguente è) nella sua vita. I libri si possono ristampare, e la data spiritualità, elevare, indipendentemente, dalla quantità di carta che un imbecille può bruciare. Certo è, che non dovremmo mai “ristampare” i Profeti come abbiamo fatto. “Cosa fatta capo ha” dice un noto proverbio. L’Islam dice insciallah, cioè, volontà divina. Tutto considerato, altro nome con il quale poter intendere il “capo” del proverbio che cito. Animo, Credente, anche tralasciando di dirigere il tuo sguardo, principalmente verso la mamma della vita imbecille, che se c’è ancora vita spiritualmente non debole, (e c’è!) vuol anche dire che c’è mamma anche non imbecille. Tutto considerato, sai che ti dico, infine?! Infine ti dico che l’imbecille gesto del pastore ha finito coll’esserci utile! Infatti, (sia pure sé nolente) ci ha brutalmente posto di fronte ad una domanda, che esigerebbe una giornaliera risposta: di quale mater sono figlio? Della forte, o dell’imbecille? Ignorare la risposta è ammalare di debolezza la mater forte, o mettere sul marciapiede quella imbecille. Vero è, che “ognuno fa quello che può.”

Il Principio in Cristo e il Principio in Maometto

Per come la vedo, la differenza fra il concetto di Padre e di Allah sta nel fatto che uno è Signore (a dir di Cristo) e l’altro Padrone a dir di Maometto.

aneofioridue

Ci vedo anche un’altra “differenza”, e cioè, che l’idea di Cristo su Dio è prevalentemente materna (accogliente) mentre quella di Maometto è prevalentemente paterna, cioè, determinante, direi a livello feudale. Si può anche pensare che l’idea di Dio dei due tramiti sia nata dal bisogno personale (elevato poi al divino) di trovare un nuovo principio della vita: amante in Cristo, ordinatore in Maometto. Viste le odierne cose, c’è di che pensare (e sperare) nella visione del Profeta che ho letto da qualche parte: Cristo verrà dopo di me. Non di certo la persona di Cristo, ma il principio spirituale (l’amore per la vita) che ha seminato. Mi rendo ben conto che non siamo in grado di conoscere l’originale pensiero di Cristo, e che ciò che diciamo suo, è grano mescolato alla pula. Cosa fatta, capo avrà!

Allah Akbar, Monsignor Vescovo di Verona

aquaderno

Il Dio che è Akbar può non essere giusto? Chiedere la sua giustizia, quindi, è una delle possibilità offerte dalla Sua grandezza. La giustizia tutela. La Sua giustizia è il massimo delle tutele. Allah Akbar, allora, non è solamente il grido di chi combatte in suo nome, ma è anche l’invocazione di chi si protegge con il Suo nome.

Poiché abbiamo bisogno di sentirci protetti dai fondamentalismi, (tali perché si sono impossessati di Dio, o, quanto meno, dell’idea che loro hanno di Dio), vedrei l’invocazione araba, non solo teologicamente non contraddittoria, ma anche ritualmente e spiritualmente necessaria al nostro bisogno di pace, tanto, che la introdurrei, (all’inizio di ogni funzione), nei nostri riti. L’officiante dovrebbe dirla con la lingua della religione che ospitiamo, e i partecipanti al rito, rispondere la traduzione con la nostra. Questo, come tutela spirituale. Come tutela materiale, invece, farei apporre la scritta, ” Allah Akbar”, su ogni sito religioso e/o attinente. Il dire o scrivere ” Allah Akbar” in arabo, ha valenza maggiore che scriverla in italiano. Non solo perché indica l’inizio di un affratellamento fra parole, (questo nel senso spirituale dei termini), ma anche perché segna l’inizio della cura che medica una ferita che risale a tempi biblici. Adottare l’invocazione con la lingua araba, quindi, è anche un modo per riparare la colpa di un padre, che, relegando un figlio dove non c’era altro se non odio da coltivare, ha iniziato un male che sta travolgendo tutto e tutti. Poiché nessuno sa quale parola fermerà quell’odio, allora, potremmo ben cominciare con la Parola, perché, comunque la si invochi, è pur sempre Grande. Allah Akbar, Monsignore.

aneofioridue
Datata

“Cosa darei per credere!”

aquaderno

Tua madre è davanti una soglia. Non è detto che la supererà. Dall’ultimo tuo post, capisco, però, che ad averla superata sono i tuoi sentimenti. Per questo, ti scrivo questa lettera. Perché aperta? Perché tutti abbiamo accompagnato davanti la Soglia chi abbiamo amato. E lì, il più delle volte ci siamo ritrovati senza parole. Il più delle volte, senza Parola. Non mi ricordo più per quale tua lettera o commento, ma qualche tempo fa ti ho fatto avere questo:

asepara

non chiedere alla foglia sull’acqua perché quella mattina è caduta. E’ parte del sistema che mi hanno detto vita. Il mio nome sulla via è una memoria, che si va sbiadendo. Qui si narra un’altra storia. La si narra sorridendo.

asepara

Mi par di ricordare, che avevi parlato del dolore nella separazione. Ti dissi che il mio commento era un po’ sullo stile di Spoon River. Mi dicesti che ti sembrava un’addio. Lo era. Era l’addio di chi, dopo aver fatto tutto quello che gli avevano detto che doveva fare, ha lasciato questo piano di vita. Ora, però, soffermati su l’ultima parte di quello scritto: “Qui si narra un’altra storia. La si narra sorridendo.” Per quali fantasie o credo ho potuto concepire che oltre noi vi sia il sorriso, prima o poi andrò a verificarlo. Al momento, persevererò, nonostante sia diabolico ciò che immagino sui motivi per cui, di là, giungeremo a sorridere del di qua! Innanzi tutto, lo penso per fede. Fede in un Dio? Dio: enorme parola Pablito. Non dovremmo “nominarla invano”: è vano! Talmente enorme, quella Parola, che la mia mente ne sa un assoluto zero! Al più, ne sa di quello che sinora ci hanno detto, ma, non è su parole di vicari, che ho riposto la mia fede nella vita! Teresa d’Avila ebbe a dire: è maledetto chi crede nell’uomo! Non maledetto da Dio, sai! Per la sua capacità di errore, è, da sé stesso, il maledicente maledetto. Non per questo non và ascoltato, ma, per questo, non è nell’Uomo che dobbiamo porre la nostra fede. Credendo nelle infinite possibilità della vita, ovviamente, credo nel Suo autore. Può anche essere una formula chimica, per quello che ne so io, ma è il Principio delle cose sino dal principio, quindi, è il Padre! La fede, Pablito, non è conoscenza della ragione: è conoscenza della speranza! Ma, la conoscenza della speranza c’è l’hanno solo i bambini, quindi, è necessario tornare bambini, per credere nel Padre. Nel contesto del discorso, tornare bambini, certamente non significa tornare infanti. Per tornare Bambini, non c’è ricetta valida per tutti. Così come non c’è, per diventare Adulti. Ognuno di noi deve trovare la sua via. Questo scritto, pertanto, è come la tabella che ti dice che per andare dal Padre bisogna dirigersi di là, però, la tabella nulla sa, oltre questo, se non il fatto, che di là, narreremo la nostra storia sorridendo. Lo credo, vuoi perché ritroveremo il Padre, vuoi perché ritroveremo la verità della nostra vita, se è quella, che chiamiamo Padre: qualunque sia verità, sia ben chiaro! E, se oltrepassata la soglia ci fosse il Nulla? Indirettamente, a questa domanda mi aiuta a risponderti Mauro. Mauro mi ha fatto scoprire, il Nulla, come senso della possibilità! Anche questa possibilità di vita è un senso oltre ragione! Quindi, anche di questo senso si può dire che sta in piedi, solo per fede in un Padre, che Mauro chiama Nulla, ma che, essendo possibilità, come possibilità, E’! Alla fine de sto po, po’ de discorso, caro Pablito, come rispondere alla tua domanda: cosa darei, per credere? Per come la vedo io, il problema non è, cosa dare per credere, ma, cosa cedere, per credere. Un abbraccio: fortissimo!

aneofioridue

La Colpa della Chiesa

aquaderno

“Chiudere le porte ai fedeli significa ammettere che la Chiesa ha fallito!”

asepara

La Colpa della Chiesa (di tutte le Chiese) consiste nel non aver mai confermato con sovrana decisione che la massima Chiesa della fede (di ogni fede) è lo stesso fedele. Ulteriore colpa, nel non aver preso atto delle ovvie conseguenze. Se i fedeli sono Chiesa, a che servono le chiese (nel senso di costruzione) se quella del Padre sono gli stessi fedeli? Per ascoltare la Parola? Essendo i fedeli Sua chiesa, direi che già l’ascoltano ascoltando la Chiesa che è la propria vita. Per la Comunione? Essendo i fedeli Chiesa del Padre, già la fanno, tanto quanto sono vita in comunione con la vita del Padre. Se già non sono vita in comunione con la vita del Padre, il rito che la ricorda è solo uno strumentale teatro. A mio vedere, quindi, la chiesa nel Covid ha da preoccuparsi di una sola questione, e cioè, che i fedeli si rendano conto che sono tali pur restando a casa anche nel dopo Covid.

aneofioridue

Fede in Mauro e in me

aquaderno

“Quando scrivi, Dio non può generare nulla che non sia a Sua immagine, io mi chiedo smarrito da dove ricavi la sicurezza che dimostri. Come sai il mio Dio è (quasi buddisticamente) il Nulla. Sarà una teoria altrettanto avventurosa della tua, ma mi induce a ritenere blasfemo nei fatti, se non nelle intenzioni, che parla di Dio come se lo avesse conosciuto al bar… E purtroppo questa “avvventurosa teoria” mia non fa eccezione neppure per gli amici, ai quali mi viene spontaneo chiedere se sono sicuri di non bestemmiare.”

asepara

Ammesso il Principio della vita (qualunque cosa sia o si chiami o venga chiamata, che l’ho stradetto decine di volte) il resto delle mie certezze concettuali le ho ricavate anche con l’aiuto del Devoto – Oli. 🙂 La relazione fra Immagine e Somiglianza riguarda la vita, non le sue forme, e tanto meno il suo vivere. L’ho stradetto anche questo. Ho semplificato il mio concetto su “Principio” e su “vita”, dicendolo anche così: il Principio della vita è la vita che ha attuato il suo principio: la vita. Io non ci vedo Grande vecchio in questo mio dire, ma se per caso mi è sfuggito fammelo sapere. 🙂

asepara

“come sai il mio Dio è (quasi buddisticamente) il Nulla.”

asepara

E’ un concetto che mi è rimasto impresso, che non ho contrastato, e al più, discusso con te. Vedo il tuo concetto di Nulla (come possibilità di vita) come chi, fermo sulla soglia di uno splendido palazzo, (la vita) non osa entrarci perché è impossibile che sia così!

asepara

“sarà una teoria altrettanto avventurosa della tua, ma mi induce a ritenere blasfemo nei fatti, se non nelle intenzioni, che parla di Dio come se lo avesse conosciuto al bar…”

asepara

In genere mi rifiuto di nominare Dio. Non chiamo per nome neanche il primo che passa, e, quindi, figurati se lo faccio con chi non conosco. Io immagino, Mauro, non, so. Tienilo presente per le prossime volte. Come detto sopra, in genere parlo di Principio perché vita al principio. Il guaio è, che è un termine non compreso nella generale cultura religiosa o no, pertanto, se nomino Dio, lo faccio solo perché mi vedo costretto a farmi capire anche secondo il comune linguaggio. Il tuo commento non è “avvventurosa teoria”. Mi domando, piuttosto, se non sia mosso da dello spirito Ferrante. Nolente te, potrebbe non essere tanto ovvio!

aneofioridue

Giugno 2008

Il magistero della Chiesa non è asessuato

aquaderno

Riprendo quanto ho già espresso in post e/o commenti. In quelli, dicevo che c’è la Chiesa dell’Amore e quella del Potere. L’Amore è un piacere che accoglie senza condizioni: è il principio culturale della Donna. Il Potere, è il piacere che determina cosa l’Amore deve accogliere: è questo, il principio culturale dell’Uomo. Per quanto detto: la Chiesa è culturalmente Donna, tanto quanto accoglie, e culturalmente Uomo tanto quanto determina cosa vi è da accogliere. Segua ognuno la Chiesa che più corrisponde al suo sentimento religioso. Per quanto riguarda me, seguo la mia strada.

asepararosso

Luglio 2006

I coltelli dei cari fratelli

aquaderno

Mi sei venuto in mente, Francesco, mentre stavo dando un senso panchinaro ad un ozio pomeridiano. Quando ozio scartabello fra i già detti e i già scritti. Ho riaperto, così, la cartella “principi della vita”. Fra i principi, ho rivisto le figure che nel nostro piano della vita sono state principianti: li chiamiamo profeti. Come sappiamo tutti, è profeta chi reca la nuova parola. Quello che generalmente non sappiamo (o meglio, non crediamo) è che tanto o poco, bene o male, tutti siamo capaci di nuova parola. Nessuno può dire con assoluta certezza che un profeta è più grande di un altro, o che alla vita é necessario uno anziché un altro: tutto è necessario alla vita. La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Nessuna vita dice la sua emozione allo stesso modo e intensità, quindi, nessuna vita può essere eguale a un altra. Al più, somigliante per culturali e spirituali alleanze. Cosa fa si, allora, che vi siano figure che sfuggono alle collettive alleanze religiose, e per questo ad altre non eguali? Può essere perché vi sono (o vi sono state) delle figure che a causa di personali depressioni hanno detto delle cose nuove sul dolore e sul modo di guarirlo? Può essere perché vi sono (o vi sono state) delle figure che a causa di personali esaltazioni e/o ideali ricerche hanno detto come seguire (in modo nuovo) quanto gli rivelavano, vuoi le esaltazioni e/o vuoi le ricerche? Può essere perché si dicono (o vengano detti) ispirati da Dio vuoi direttamente, vuoi indirettamente? Su Dio è stato detto di tutto e di più. Se è vero che non credo più a quanto detto su Dio, non per questo non credo a un Principio della vita. Lo dico così: il Principio della vita è la vita che ha attuato il suo principio: la vita. Siccome lo penso Principio al principio, lo penso anche sovrano. Come tale assoluto e in quanto assoluto, l’Uno. Se al principio vi è il Suo principio, e se questo principio è vita, che altro può dire il Principio, se non di essere vita, e in ciò affermar di essere primo verbo (sono) e vita (lo é chi si sente) come prima parola? Messe così le cose, risultano ben chiare le ragioni della Genesi biblica: il Principio è presso sé stesso perché Vita è Verbo sono indivisibili. Se ciò è dell’Immagine della vita, ciò non può non essere della vita a quella somigliante? Al nostro principio, l’unione fra Verbo e Parola non è assoluta. Direi, allora, che il vero peccato originale è la nostra intrinseca condizione di scissi dall’Assoluto, non, la conseguenza di erotiche fantasie sessuali attuate dalla prima vita messa in vita. Se il Principio è assoluto verbo e assoluta parola, ne consegue che lo possiamo dire solo per mezzo di parole assolute. Tanto più sono assolute e tanto più sono (o lo possiamo dire e/o credere) ispirate dal Principio. Siccome il Principio è vita, un profeta può dire di sentirlo tanto quanto sente la vita. Si sente la vita cogliendo le emozioni della forza che chiamiamo Spirito. Tanto quanto sono elevate ed elevanti le emozioni procurate dal sentire lo Spirito, e tanto quanto le possiamo dire provenienti dagli stati assoluti della vita, ma, c’è un ma! La vita sentita negli stati elevati del suo stato da un profeta, non è detto che sia quella degli assoluti principi del Principio. Il peso della condizione umana, infatti, non permette a nessun mistico di elevare il suo spirito sino a quello della Vita. Le emozioni “divine” sentite da un profeta, quindi, potrebbero essere solo quelle dovute ad una sua spirituale condizione della vitalità. Giunto in fine, chiudo la lettera dicendoti la morale di questa favola: un profeta è a immagine della Vita tanto quanto dice a nuovo solamente i Suoi assoluti, ed è a immagine della propria, quando, su quelli della Vita, dice i propri. Credimi, Francesco, con la profezia, la Vita pone un eretico di fronte ad una scelta: dire la parola nuova, o lasciare il compito di farlo al Principio e ai suoi principi? Non mi risulta profeta che abbia saputo tacere. I pro e i contro sono universalmente noti.

asepararosso

Al Principio niente mogli e niente madri

aquaderno

Dio è Spirito: la forza della vita che ha originato la vita.

Con altre parole, è il Principio che ha originato il suo principio: la vita.

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ilprincipio

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Vita, è relazione di corrispondenza fra volontà determinante (la maschile) e volontà accogliente: la femminile. Dio è la massima unità della trinità dei suoi stati, quindi, è l’Uno. In quanto Uno, è inscindibile. Così, è Uno anche il carattere determinante ed accogliente della forza del Spirito. Giusto per toglierci dalla testa che Dio sia maschio e femmina, e uomo e donna: Dio è vita. Fra la vita divina e la vita umana, vi sono stati di infiniti stati di spirito. Ogni stato può essere un’identità, come l’emozione (la parola) di una data identità. Succede che vi siano personalità, in grado di relazionare con la vita ulteriore. Sono detti medium. Cosa procura questa capacità? La procura una maggiorata coscienza della vita. Il modo in cui avviene è legato alla data personalità, alle sue vicissitudini, alla sua storia, e alla cultura del contesto in cui vive, ecc, ecc. La psichiatria sostiene che la possibilità medianica derivi dalla parte inconscia della mente. La corrispondenza di uno spirito con il nostro avviene per affinità di spirito. Esemplificando: se il mio spirito ha forza 10, corrisponderà con uno spirito di forza simile. Poiché non saremo mai pienamente coscienti del nostro stati di spirito, così, non saremo mai pienamente sicuri di aver a che fare con lo stesso spirito. Nessuno di noi, può dirsi Uno. Quindi, toglierci dalla testa di poter corrispondere con lo spirito di Dio. Si può dire, però, che vi sono personalità più unitarie di altre. Ebbene, queste personalità corrisponderanno con spiriti più unitari di altri. Chi siano questi spiriti, ogni personalità medianica lo potrà credere ma non sapere. Al più, potrà dir di sapere sulla data identità, tanto quanto sarà in grado di sentire che gli stati di spirito di quella forza sono corrispondenti ai suoi, ma c’è un ma: il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Il che significa che il male può essere maggiore, dove maggiore la rivelazione. E’ ben vero che è un gioco che dura poco, la seduzione del male, (il male sa far le pentole ma non i coperchi, infatti ) però può bastare per incantare il credulo.

asepararosso

Una volta subito l’incanto della manifestazione spiritica, (diabolica o no che sia) liberarsi dalla malia spiritica è necessario mutare lo stato del nostro spirito, dirigendoci verso altra condizione di vita. In genere, le esperienze spiritiche succedono ai dolenti. E’ dolente, chi è scisso dal suo bene. Chi è scisso dal suo bene non è nel giusto, e, quindi, neanche può essere nel vero di sé che è dato dalla pienezza dell’identità. Il male, è dolore naturale e spirituale da errore culturale. Ogni medium nel male da dolore per errore, quindi, corrisponde con spiriti nello stesso stato di vita. Sia su questo piano della vita che sull’ulteriore, vita, è stato di infiniti stati di vita, quindi, anche il male dello spirito che corrisponde con il medium è soggetto alla stessa misura di forza e di spirito. L’infinita misura di male da dolore per errore, pertanto, rende impossibile dire se uno spirito è nel bene o nel male, perché può esserlo in un dato momento, e non esserlo nel successivo. Possiamo parlare di spiriti del male, allora, solamente se in piena coscienza perseguono il male, come possiamo dire omicida chi persegue in piena coscienza quella distruttiva volontà. Detto questo, vediamo il caso di Saulo di Tarso e del Profeta. Ad ambedue è apparso uno spirito. In che condizione di spirito erano il Saulo ed il Profeta? Sapendo la loro condizione di spirito, sappiamo (?) l’identità dello spirito che si è manifestato loro. Tenendo ben presente, però, che se fossero stati nella pienezza di sé, non gli sarebbe apparso nessun spirito. Diversamente dal Saulo, (i suoi dissidi interiori e personali sono storicamente noti) il Profeta, almeno a quello che mi risulta, non ebbe analoghi dissidi con sé stesso, o, se li ebbe, (ma qui vado a naso) furono provocati da più intime ricerche personali, e/o da una notevole capacità di compassione, ma temo di non conoscere la vita del Profeta quanto basta. Mi limito quindi, a queste due sole supposizioni. Dato il genere di messaggero, però, arguisco che i suoi dissidi riguardassero, oltre che la sua personale identità, anche quella del suo popolo: diviso in numerose e discordi tribù, e religiosamente scisso per politeistica adorazione. Immagino il Profeta, dolere di questa situazione. Immagino il Profeta mentre lo vedo desiderare una forza unificatrice. Lo immagino, mentre, forse, desiderava essere quella forza unificatrice; e quella gli è apparsa sotto forma di spirito. Il resto lo sappiamo. Seguito il messo unificatore, poteva il Profeta accettare il culto delle mogli di Allah? A mio avviso no. Vuoi perché, in quanto politeista, quel culto era divisore, vuoi perché cercava il Grande, vuoi perché il Grande non può non essere Unico, e quindi, non generato e tanto meno ammogliato. Non ho mai nominato invano come in questa lettera. Il fatto è, che per dirlo come lo penso, ho dovuto nominarlo come il mondo lo pensa.

asepararosso

Se della tua parrocchia

aquaderno

Se fossi prete della tua parrocchia, Francesco, all’insediamento razzolerei così: tutti siamo qui per capire quanta Immagine della Vita (il Tutto dal principio) vi è nella vita del nostro essere di Somiglianza: il tutto dal nostro principio. Tutti, quindi, possiamo dirci vie della verità che si rifletteranno nella Verità. Forse sinora non ci avete badato, ma tutto provvede (mentre provvediamo) al raggiungimento dello scopo. Nel tutto provvede e nel tutti provvediamo, c’è il senso originale della più eletta provvidenza: quella, appunto, che diciamo divina perché dandoci vita già da subito, possiamo ben dirla generosità suprema. A proposito di meta per lo scopo, non esiste percorso che abbia prefissato punto culturale e spirituale, come non esiste viandante che possa dirsi e/o esser detto miglior viaggiatore. Tutti facciamo quello che possiamo; i border, quindi, si mettano l’animo in pace: i non border pure. Agitarsi a favore della vita, come contro, è solo un ingolfare il motore per averci messo più vitalità e vita del necessario. Conscio di non essere il vostro tribunale, nei vostri confronti mi ritrovo libero da qualsiasi giudizio. Le porte della mia vita, quindi, sono aperte a tutti: figli prodighi o di mignatta che sia. Rifiutandomi ogni facoltà di giudizio, ne consegue che mi rifiuto di essere il vostro confessionale. Se mi fosse compito divino, Dio mi avrebbe fatto a casetta, non solo con le orecchie, e secondo caso, capacità di mesto atteggiamento. Mio compito, invece, è quello di essere lo spirito compagno che vi sta a fianco, non quello che vi sta sopra, sia pure, a diverso pensiero, per pastorali motivi. Sopra la vostra vita ci deve essere la vostra vita, e, se ne siete coscienti, la Vita. Sbaglierete con la vostra e con Quella? Farete i vostri conti. Alla stregua se non la sbaglierete. Comunque sia il caso, a me non dovete proprio nulla. Mi si dirà: se i pedagoghi del Magistero della Vita siamo noi stessi, che senso ha la tua funzione di prete? In questa scuola, solo quello di essere il bidello che al caso vi ricorda le materie, le lezioni, gli orari, e che, se occorre, vi aiuta ad aprire il discernimento, in modo che possiate godere di un più libero Pneuma. Che ne dici, Francesco: ci metto l’Amen dopo i saluti?

asepararosso

Fede

aquaderno

La fede è una elevazione della fiducia ma la Fede è ragione della speranza. La speranza detta dalla fede è un indimostrabile anelito. Direi ancora, mentre la fiducia ha base emotiva, la fede non può avere che una base culturale, ma se “Dio non gioca a dadi” neanche se lo può permettere la conoscenza, al più, il credo. Per quanto elevato sia un credere, però, non potrà sfuggire ai suoi limiti. Il credere, infatti, non sarà mai un sapere. Al proposito, se da un lato è vero che è impossibile ricongiungere “in un’unica carne” il credere con il sapere, dall’altra non si può non tentare di ridurre il divario!

asepararosso

Gli elementi che citi

aquaderno

Gli elementi che citi sono oggetti compensativi. Chi ha bisogno di compensarsi è fondamentalmente un depresso. Se un oggetto compensa più di una ideologia religiosa ne dovremmo dare la colpa agli smartphone? Condivido la seconda parte anche se non in toto. La prima, è mero predicozzo! Caro Francesco: hai fatto di meglio!

asepararosso

Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia chiesa.

aquaderno

Ammesso e non necessariamente concesso che sia stata veramente detta dal Cristo evangelico, quest’affermazione, da un lato non sta in piedi da nessuna parte e da un altro ci dice quello che dovrebbe essere l’essenza della Chiesa. Pietro confermò il suo amore per il Cristo pur non capendolo, e quindi, senza condizioni. Ora, l’originale principio della pietra fondante la Chiesa cattolica è Pietro o l’amore senza condizioni testimoniato da Pietro? Io penso alla seconda ipotesi. La chiesa pensa alla prima. Una chiesa che si dice universale può porre condizioni all’amore petrino e non settoriare l’universalità che dice di essere? Per questioni di potere, si.

asepararosso

Scritta non ricordo quando. Corretta e mirata nel Dicembre 2020

Ti sottopongo una questione

aquaderno

Caro Francesco: ti sottopongo una questione che mi rovella da anni. So bene che non puoi trovare il tempo di leggermi sulla tua pagina, per quanto sia la tua buona volontà. Così, a chi mi legge al tuo posto, non posso non ricordare “chi ha orecchio, intenda”. Si intende attraverso l’udito e si intende attraverso l’emozione. L’emozione, è la parola della vita che dice sé stessa! Chi intende per emozione, quindi, intende attraverso vita che sente. Premesso questo ti sottopongo una questione che mi rovella da anni: il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore, dove maggiore la rivelazione. Concessa l’attendibile ipotesi, con chi lottò, Abramo? Chi, sul Sinai? Chi, nella grotta con il Profeta? La storia evangelica dice che il Cristo non ascoltò la voce tentatrice. Perché non lo fece? Perché ne riconobbe subito l’origine erronea? Perché riconobbe subito un’emozione, spiritualmente non elevata? Oso una risposta: non badò a quella voce perché il Cristo si fidava solo del Padre! Ora, noi, suoi fratelli, che ti facciamo, invece? Noi, invece, poniamo la nostra fiducia, quando non la nostra fede, sulle apparizioni e su i santi, mentre, al massimo, dovremmo riporla sui Servi perché il loro stato di servizio è verificabile, mentre, l’intimo animo di quelli che titoliamo santi, no! Naturalmente, il mio appunto vale se quello che cerchiamo è la verità divina nell’umana. Se invece cerchiamo una più o meno convincente apparenza, allora, continuiamo pure così!

ps. Dubito molto sul fatto che tu appartenga alla categoria sacerdotale che si sente sminuita se non è chiamata per titolo. Il fatto è, che io cerco fratellanza, non, titolanza! Non va bene a te e/o a chi mi legge al tuo posto? Pazienza! Vorrà dire che mi sono sbagliato. Non è la prima volta.

asepararosso

Hai presente il mercurio?

aquaderno

Caro Francesco: hai presente il mercurio che più tenti di prenderlo e più si divide? Vedo così anche l’impulso pedofilo che sta facendo beccheggiare la tua barca anche pericolosamente. Vedo anche che stai tentando di salvare capra e cavoli ma senza riuscirci quanto vorresti. Diversamente da te, posso dire quello che voglio e fare quello che credo per un solo fondamentale motivo: ho le mani assolutamente vuote da ogni condizionante potere. In questa felice situazione posso dire quello che credo verità, perché urbi et orbi (lasciamelo dire) lo credo veramente, non perché è veramente così se trovo opportuno dirla o non dirla. Da un bel po’ la tua chiesa è solo marginalmente mia. Pertanto, non dovrei impicciarmi delle sacre cose. Metti che lo faccio perché sono un romantico, e che questo basti per darti un consiglio non richiesto: vuoi togliere dalla tua chiesa gli abiti infetti? Semplice! Devi solo trovare l’eroico coraggio di non spogliarla dietro paraventi. Unico paravento deve essere la sincerità che riporta il sacerdozio alla sua naturale umanità, Restituendogli gli attributi che le verità della chiesa hanno trovato opportuno castrare. Confida nelle pecore, Francesco: capiranno! E’ ben vero che gli avete tagliato la gola per secoli, ma, anche se non lo diresti proprio, non del tutto, la capacità di discernere secondo equità; non del tutto il giudizio che le conduce per “verdissimi prati”; ad abbeverarsi solo “nelle placide acque”. Si è vero: hanno pur sempre bisogno di nuovi pastori. Nuovi, spero, innanzi tutto perché senza bastone! Con i bastoni sulla schiena delle pecore, basta!

asepararosso

Il Padre non è un padre

aquaderno

Caro Kalù: a mio avviso, il Padre non merita affatto la fama di sbattiballe che gli imputiamo quando ci risulta carente pagatore dei suoi debiti verso di noi. La fama di presente in teoria ma in pratica assente anche quando non sappiamo come pagare le bollette della luce, viene dalle lontane baggianate che sono state dette dopo Cristo. Lo sostengo per ragionamenti che ti invito a seguire: se non per altro per amor di tesi. Quando pensiamo ad un’Entità prima (e quindi suprema perché assoluta) non possiamo non ragionare per concetti primi. Cristo, riconobbe quell’Entità col concetto primo di Padre. Concorderai, che non vi è concetto più universale di questo; ne più grande di altri, perché, essendo Unico, è supremo di per sé. Se il Padre è Entità prima, e noi entità conseguenti alla volontà di vita di quel Concetto, possiamo dirsi suoi figli?

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ilprincipio

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Si può dire, pertanto, che avendo generato il suo principio, l’unico figlio del Padre è la vita, non, una vita. Perché la vita è l’unico figlio del Padre? Perché un’Entità prima, (ricordala come suprema perché assoluta) non può generare che un’idea suprema perché assoluta. Allora, se la vita è l’unico Figlio del Padre, e, se avendo vita noi, ci dimostra di essere puntuale pagatore dei suoi debiti, per quale motivo dovrebbe risultarti un bastardo sia pure con riserva di esistenza? Perché (comunque causati) presso di noi vi è il dolore e la morte? Sempre a mio pensare, perché il dolore e la morte appartengono al principio della nosta vita, non, al principio della vita (la vita) attuato dal Padre. Mi dirai: ma, originando la vita ha anche originato quanto ne è conseguito! Secondo me, no. Un principio primo, sovrano ed assoluto non può originare che un atto primo, sovrano ed assoluto, e se é vita, solo quella può originare. Addebitargli delle altre cause e/o motivi é come addebitare a te le conseguenze erronee di una tua liberalità. Dato l’esempio, al Padre possiamo imputare solamente l’assenza del suo principio (la vita come principio della vita) non, quanto succede ai nostri. Allora, sei ancora dell’idea che il Padre sia un bastardo, o cominci a a pensare che sul Padre ci hanno detto quello che farebbe o non farebbe un padre?

asepararosso

Luglio 2006 – Rivista e mirata nel Marzo 2020

L’immagine di Cristo

aquaderno

è necessaria alla parola di Cristo? Non da oggi, alla molle figura del Cristo universalmente rappresentata preferisco questo volto.

asepara

cristo

asepara

Dove non credo possibile verità nell’immagine che con il tempo hanno costituito come Cristo, comunque seguo le parole che (almeno dicono) ci sono rimaste. Non sono di Cristo? Non tutte sono di Cristo? Come capire? Come distinguere? Nell’impossibilità di capire e distinguere le accetto tanto quanto corrispondono alla mia idea di un Dio come vita, e alla mia idea di Figlio di quella Parola. Tutto il resto, è “polvere siamo, e polvere torneremo” per chi non crede in un Oltre, ed è speranza di vita per chi ci crede. Problemi? Zero!

asepararosso

Agosto 2006
Rivista nel Novembre 2019

E l’amoris? E la laetizia?

aquaderno

Caro Francesco: l’arcivescovo di Santa Fe, monsignor John Charles Wester, ha spiegato che sul tema dell’ordinazione dei preti sposati non hai sentito che lo Spirito Santo fosse all’opera in questo momento. Ho iniziato questa lettera solo dopo aver finito di ridere! C’é voluto il suo tempo! Ti pregherei di spiegare all’arcivescovo che in presenza dei dissidi lo Spirito santo non si può assolutamente sentire, tanto quanto la sua “parola” è coperta dalle parole di chi pone dissidio in nome di precostituite verità! Digli inoltre che lo Spirito è Mediatore, e che dove non vi é mediazione, neanche vi può essere il Paracleto. Al più, spiriti terreni: sacerdoti o altro che siano. Già che ci sei, digli inoltre, che il Soggetto che secondo la chiesa li ha resi vicari, ha insegnato “che ognuno da quello che può” e che beati sono i “poveri di spirito”. Non vedo poveri di spirito nella gerarchia che amministri. Non perché non mi considero cristiano, tantomeno contro chi, sè nolente, gliel’hanno fatto legittimare post mortem. Ti vedo, invece, te nolente per quanto posso sentire, che hai predicato la tua Amoris laetizia nel deserto dei sordi, Sordi, non perché incapaci di ascoltare la vita ma perché incapaci di sentire la vita che non proviene dalle file di quegli invalidi. Non mi è completamente chiaro perché sento della simpatia per te, sovrano di uno Stato che se domani mattina sparisse assieme al calcio neanche me ne accorgerei. Per quella compartecipativa simpatia, mi domando: che ci stai a fare sulla Sedia visto che l”Amoris” di sé dei tuoi azionisti sta mettendo in minoranza l’Amoris che c’é nella tua “Laetizia”? Un precedente papa era giunto ad ammettere che non sentiva più la voce di Dio. Tu, ad ammettere che non é ancora giunto il momento di sentire la pacificante forza dello Spirito. Hai voglia di aspettare Francesco! Quelli che nella tua gerarchia sono presi dalla voce dell’IO, tutto possono ascoltare fuorché la voce di Dio! E’ vero quanto sostengo? Non è vero quanto sostengo? Non lo so. Quello che so, è che prima o poi capiremo, e che da per tutto vorrò essere fuorché al posto dei ritardatari.

asepararosso

Credo, confido, diffido.

aquaderno

Credo nel Padre: del suo principio (la vita) assoluto generante. Confido nel Cristo Maestro. Non lo riconosco come Figlio del Padre. Un Principio assoluto può generare solamente l’assoluto che è: il Cristo evangelico non lo era (Assoluto) e non lo è. Neanche è possibile che un Assoluto si incarni in un non assoluto. Ad un Assoluto è possibile invece, incarnare il suo principio: la vita che da vita. Riconosco Cristo prossimo al Padre in ragione della sua conoscenza sul Principio. Non lo riconosco come Dio. Non ci può essere un altro Dio. Un assoluto ricongiungimento fra un Assoluto e un non assoluto non è possibile.  Certamente lo riconosco al vertice dei Figli che per principio tutti siamo in quanto portatori di vita: facoltà generante del Padre. Come forza e potenza della vita del Principio credo nello Spirito. Apro una parentesi: secondo me non vi è scontro fra religioni, tantomeno uno scontro fra i Maestri che diciamo Profeti. I Maestri ricongiunti con la forza e la potenza dello Spirito, nello Spirito annullano sè stessi in ragione del loro stato di spirito. In ragione dello stato di coscienza sulla vita del Padre, lo fanno tutti quelli che si riconoscono figli dei principi del Principio. Vedo, invece, uno scontro fra religiosi: scontro motivato dal bisogno di supremazia (spirituale, sociale, politica) degli “esecutori testamentari” dei Maestri, nel tempo diventati (e/o fatti diventare) dei fiancheggianti poteri quando non proprio potere.

ps. A motivo di ulteriori conoscenze l’ho riscritta nel Dicembre 2020

asepararosso

Agosto 2006

L’ovile cattolico

aquaderno

Blair lascia l’ovile anglicano e si ricovera in quello cattolico. Chissà dove è andata a finire la stanza dove ci si dovrebbe rivolgere alla Santità in cui si crede! Questo, almeno secondo il Cristo evangelico. Dev’essere finita, talmente ultima, nella nostra casa, che non sappiamo neanche più dove l’abbiamo messa! La troviamo subito, invece, quando deve diventare una testimonianza non dissimile dalla pubblicità. Il priore di Bose afferma: tanti i laici che ritrovano la vera fede!. Temperi le sue scoperte, il priore perché è anche vero che tanti credenti la perdono, anche se non sotto i mediatici riflettori! Comunque sia, buon per il Blair, se convinto della sua decisione spirituale. Non è mica questo che mi irrita! E’ la mano morta su ogni verità che mi irrita. Cosa cacchio significa, definire vera, la religione d’appartenenza, se non per implicito, definire false le altre! Della Verità, che cacchio ne sa il priore di Bose e quelli che la pensano come lui. La fede è un atto della speranza, non, della certezza! Che cacchio significa definire vera, una religione da casuale appartenenza se non istigare dissidi! Pronunciare motivi di crociate! Alimentare guerre! E questa sarebbe gente di pace? Ma facciano il piacere!!! Nelle scelte di fede, non sono contro nulla e nessuno! Se non altro, perché so di poter credere, come so di non poter sapere! Quindi, ad ognuno la sua strada! Invece, di che ti gioiscono questi scopritori di redenti?! Gioiscono del ritorno del Figliol prodigo, purché (se decide di farsi biondo ) usi la tinta che si trova solo nel loro supermercato! Suvvia! Ma siamo ancora qui?!

asepararosso

Dicembre 2007 – Meglio mirata nel Maggio 2020

Contro il castigo divino

aquaderno

“Ho ricevuto un audio Whatsapp che invita a pregare contro il ‘castigo divino’. Beh, un Dio così io ve lo lascio!”

asepara

E’ in queste particolari condizioni che mi spiego perché non hanno ancora staccato Cristo dalla croce. Meglio lì, infatti, che libero di rovesciare i banchi di ogni psichiatrica risma, per una presunta misticità generalmente originata da manifestazioni spiritiche, insufficientemente combattute da una chiesa fiancheggiante per comodo quando non per impotenza.

asepararosso

Di Dio non considero quanto gli si mette in bocca

aquaderno

Di Dio non considero quanto gli si mette in bocca. Se prenderò il Covid, quindi, non sarà perché non sono andato a messa. Un blogger m’ha rivelato che con imbecille si intende “microbo bisognoso di aiuto”. Per questo significato vedo piena di imbecilli la politica sociale di chi (per fazioso contrasto con il Governo) taglia il ramo dove é seduto. Pur da seduta sullo stesso ramo, la stessa chiesa parla di negazione del culto, quando il vero soggetto è la negazione degli assembramenti comunque motivati. Penso, invece che (a chiese già meno frequentate) il vero motivo sia la paura che gli italiani possano perdere l’abitudine “religiosa” che sinora occupa (o meglio, occupava) almeno un oretta della domenica mattina. L’aperitivo mica si può prendere alle nove, vero! Per fortuna Francesco ha messo a posto le voci bisognose! L’ha potuto, sia perché gesuita (e quindi, capace di maggior vista) sia perché non appartenente al sistema clericale pur appartenendo a quello evangelico. La chiesa è un’idra dalle molte teste. Francesco potrà anche trasferire le contrarie ma non le può decapitare nel senso di obbligarle al silenzio! Ne farebbe i martiri del loro bisogno. Tornando alla Bibbia. nel libro si racconta che i popoli dell’epoca raggiunsero tali vette di potere e di vanità, da farli crollare sotto il peso di quelle vette e di quelle vanità. Come sempre succede nei casi di maggior disastro, i religiosi (quelli pieni di vanità quando non di voglia di potere) addebitano quel genere di crolli alla giustizia di Dio. Ben diversamente, inconsapevoli artefici del crollo sono state (prese da deliri di potenza e di conoscenza) le stesse vittime. Tolti alla storia biblica tutti i fantasiosi orpelli di ordine fideistico, cosa distingue quel crollo da quello che stiamo subendo nell’odierna Babele di voci e di fatti? A mio vedere, solamente l’edile modernità della Torre.

asepararosso

Cortese Babilonia

aquaderno

L’istituzione romana della chiesa cattolica italiana continua a valutare il Finocchio per come usa il sedere anziché per come usa la vita. A meravigliarmi, però, non è l’opinione di questa chiesa, ma quella dei Finocchi che nonostante tutto vogliono aderirvi. Cosa cerca questa gente in questa chiesa? Se cerca la Parola, è più che evidente che nel cattolicesimo romano la trova addomesticata per il solo senso eterosessuale della vita. Dunque, questo sempiterno senza Padre che è il Finocchio cattolico, cosa cerca nel boia della sua sessualità? Cerca l’universalizzazione della sua condizione, per adesione all’universale struttura spirituale che dice di essere il cattolicesimo? Se la può sognare! Tanto più, perché l’istituzione ecclesiastica può sospettare, che i Finocchi che bussano alla sua porta cerchino una legittimazione sociale e politica oltre a quella religiosa. Per quanto mi riguarda, sono entrato in me stesso (nella mia chiesa) dopo esser andato fuori dalla chiesa. E’ stato come evadere da un carcere! Cucù, che rientro in qualsiasi altro! Quello che è andato bene per me, non è detto che non possa andar bene anche per altri, quindi, fuori gente, Fuori!

aseparamini
Datata

Agli Artisti credenti

aquaderno

Nei Vangeli che il credente conosce emerge la Parola che hanno reso vincitrice su le molte dette. Ne consegue, allora, che, a scopo di potere, è frutto di opportunistiche preferenze. Su di quelle, immaginate il bambino che si fidava della parola dei padri su quanto raccontavano sul Padre. Per quanto raccontavano sul Padre, immaginate quanto si sia sentito escluso, offeso, umiliato, spaventato, a motivo di un’emozione sessuale non corrispondente alla norma: vuoi del Padre, vuoi quella detta dai padri. Immaginatelo, ora, davanti a una grotta per il serale rosario, mentre, sentendo la “chiamata”, si sente rispondere Signore non son degno alla figura di un Cristo che, indipendentemente dalle mie fughe dallo sguardo, comunque mi seguiva. Ora so che l’insistenza di quello sguardo è dovuto alla qualità artistica dell’opera, non, ad effettiva possibilità di moto, ma all’epoca, che ne sapeva un bambino da terza elementare, con conoscenze da orfanotrofi più che di vita! Immaginate ora, la crescita di quel bambino sotto pesi piu’ grandi di lui. Immaginatelo cresciuto, un po’ subendoli, un po’ rimuovendoli, un po’ baipassandoli. Diventato adulto per maggior discernimento, ora quell’uomo si e’ reso conto di quanto abbia sofferto per nulla! Per il discernimento raggiunto, infatti, nulla sta in piedi della Parola che gli hanno somministrato. Non per questo ha perso la fede nella Parola, ma per questo (avendone bisogno) l’ha cercata, e a suo dire trovata, per altre vie. Data la pochezza culturale di quell’uomo, la sua rivelazione è indubbiamente detta da un pescatore incolto. Ben più sapientemente dicevano i padri che l’avevano illuso, e che, a mio credere, continuano ad illudere, rendendo bella la Parola per mezzo di belle parole. Ammesso e per amor di tesi concesso se non da me (penso) che la Verità viene prima della Bellezza, e che se della Verità nulla sappiamo, su cosa gli artisti basano la fede nella Parola, se non per Credo su l’inconoscibile bellezza del Verbo? O si basa su verbi e parole, emozionalmente motivanti perché vivificano la loro vita. Mi chiedo ancora: i credenti artisti, seguirebbero la Parola se indicata da un pescatore, poeticamente parlando, non in grado (o non intenzionato) ad elevare l’animo esteta al Regno dei Cieli? Si, aveva ragione il Cristo che ci hanno detto: beati i poveri di spirito. A mio sentire, non poveri perché variamente nulli, bensì perché sentono solamente il loro spirito. Si, ad ognuno “la sua via, la sua verità, la sua vita”.

aseparamini

Quale sessualità nel Cristo evangelico?

aquaderno

Caro Francesco: a che gender é appartenuta la spiritualità culturale di Cristo? Etero o Omo? Voglio dire, spiritualmente parlando, amò i diversi, o amò i simili? E chi l’uccise? La cultura divisiva perché condizionante (quella spiritualmente Etero) o la spiritualità Omo, che nel suo principio pone l’eguaglianza di spirito come alleante condizione? Per quanto è fondato sostenerlo, certamente amò la vita: crapulona o no che sia stata e/o che abbia trovato. Nella vita che amò, certamente ci sono stati quelli prevalentemente etero spirituali come anche quelli prevalentemente omo spirituali.Al proposito, sento il bisogno di vedere da vicino, se il suo amore per i simili abbia cambiato in simili anche i diversi. Basta un breve giro di Storia per vedere che in genere gli è andata buca. Dopo di lui, altri hanno colto il testimone, (il Principato e la Religione, indipendentemente dai tempi e dalle forme) ma come nel caso del Testimone del Padre, più di tanto non hanno potuto, o saputo. Bisogna ammettere, però, che più di tanto non hanno neanche voluto. Si sono immediatamente resi conto, infatti, che nella separazione impera la vita del Separante, (indipendentemente dalla forma e/o dall’identità) mentre nella spirituale conciliazione fra le parti, impera la vita, e nella vita (il tutto dal Principio) la soggettività spiritualità si abnega. Ammesso che di quella Figura sappiamo ciò che ci hanno detto di sapere, non prendo in ipotesi né la versione eventualmente sessuale immaginata dal credente, né quella omosessuale immaginata da un alterno pensiero. A tutto sono interessato, fuorché sapere il prevalente carattere sessuale della vitalità e della vita di Cristo!  Mi interessa, invece, capire il carattere spirituale di quello Spirito. Fu prevalentemente determinante? Con altre parole, fu il classico maschiaccio arabo che tuttora ritroviamo nei suoi conterranei nel nostro tempo? O fu prevalentemente accogliente come in genere non è l’arabo di oggi, e Bibbia testimone, neanche l’arabo di ieri?

aseparamini

Non sono uno studioso e neanche uno che ha studiato. La mia Cultura, quindi, è come un Emmental: piena di buchi! Fra buco è buco del mio formaggio, però, ricordo bene un pieno: chi è senza peccato scagli la prima pietra! Il Cristo evangelico l’avrebbe detto se non fosse stato un accogliente Omo spirituale? Direi proprio di no. Un carattere spiritualmente Etero (determinante) avrebbe lapidato quella donna, e poi sarebbe andato a lavorare, o in Sinagoga, o a sgridare i bambini, o nei casi peggiori a picchiare e/o usare la moglie! Ben vengano altre ipotesi.Confermato il tenore del carattere Omo spirituale del Cristo,  fu simile a quelli del suo tempo o fu un diverso? E se diverso, come si visse e visse, se fra i suoi rischiava di venir prevalentemente giudicato come un estraneo (non dalle Donne, ci dicono) quando non, nel proseguo del suo pensiero, come un eretico bestemmiatore?Non serenamente, pare, se giunse a porre agli apostoli delle domande su di sé. Cosa mai potevano dirgli quegli affascinati dalla sua diversità, se non che gli volevano bene. Anche molto bene come, dicono, gli confermò il Cefa. Sono convinto che il Cristo conobbe molto bene la solitudine degli unici; unici, non tanto perché diversi, ma perché sconosciuti a sé stessi sia per un vago passato, sia perché di un vago futuro. A quella solitudine, il Cristo sfuggì perché trovò, identità e nome nello stessa identità del Padre: io sono quello che sono.Lo poté (sto fantasticando, ovviamente) nel momento stesso che si riconobbe pieno della stessa sostanza (spirito) dello Spirito apparso sul Sinai. Ecco perché si disse figlio del Padre: perché riconobbe di essere mosso dalla stessa forza che muove Iavè. Per Spirito intendo la forza della vita sia al principio che dello stesso Principio. Non me ne vogliano i non credenti del mio discorso. Non li sto convincendo a cambiare sponda: sto solo seguendo il mio pensiero. Per lo stesso motivo, non me ne vogliano neanche i credenti in disaccordo con le mie fantasie.Nella Cultura spirituale di rinascita, il Cristo evangelico scoprì un altro nome del Padre: lo disse Amore. Si può amare in toto una tale identità senza farsi totalmente accoglienti come bambini? Direi di no. Se da un lato il Cristo della nascita mi è pressoché ignoto (quello che raccontano si sta rivelando attendibile solo per una fede che esclude la ragionata conoscenza) quello della rinascita, invece, comincia ad “apparirmi” delineato.

aseparamini

Dalla sua totale accoglienza del Padre – Amore, immagino anche l’accoglienza di quanto attuato dal Padre. Ammessa l’ipotesi, quella condizione del suo Spirito mi mostra l’aspetto materno del suo carattere spirituale. Non rivela l’aspetto umanamente paterno perché non ebbe genitore se non in una figura sostitutiva. Volenti o nolenti, le figure sostitutive non imprimono il loro carattere sul figlio adottivo. Si può pensare, allora, che fu quello della madre: a sua volta accogliente per il noto episodio: vero o non vero che sia, il punto non è questo. Altre ipotetiche forme di accoglienza della madre non sono in discorso e non m’interessano. Quello che immagino di un Cristo secondo il principio dell’Accoglienza anche spiritualmente materna nei confronti della vita, non lo penso del Mosè, ad esempio. In quanto guida e giudice di un popolo non poteva non essere che prevalentemente determinante, e quindi, gli sia piaciuto o meno, spiritualmente Etero. Certo, anche lo spirito etero sa farsi accogliente ma a delle condizioni che possono diventare anche inderogabili. Certo, anche Cristo dovette porre delle condizioni alla a sua accoglienza: mica viveva sul “Monte del sapone” a dirla con il Guzzanti. Ne ha poste, però, solamente di basilari. Non so se ne avesse avute anche di non basilari, visto che gli hanno tolto la parola molto in fretta.Quando tentarono di coinvolgerlo in una grossa questione (cos’è la Verità) ha risposto con il Silenzio. Vaglielo dire alla spiritualità dei suoi eredi che la Verità risponde solo nel Silenzio, e che è stato l’unico a sentirla! Vaglielo a dire alla spiritualità dei suoi eredi, così occupati a cercare la Verità che non si rendono conto che non è il luogo della Verità detto dal Cristo quello che stanno ascoltando, bensì, il luogo delle loro verità. Va bèh!

aseparamini

Errare è umano, ma, diabolico secondo proverbio lo diventa quando (incuranti dei vespai che direttamente e/o indirettamente hanno provocato per secoli e che ancora provocano) affermano che la loro verità è più vera e più grande di un’altra.Abbiamo sempre pensato che prima maestra di vita sia la Cultura, sì, ma quale Cultura? Quella etero spirituale che ha riempito e riempie il mondo di Dolore?  Sostengo invece, che sia la Natura. Per Natura intendo il Corpo della vita comunque formato. Dove la ricerca del Bene che porta al Giusto perché Vero è attuata dalla corrente Cultura, inevitabilmente si mostra incapace di trovarla, anche  perché presa e condizionata da secolari vincoli. Così, finisce con il perdersi  per infinite strade. La Natura, invece, non si perde mai! La Natura capisce subito se in essa vi è menzogna. Lo capisce perché immediatamente ed inequivocabilmente lo sente per mezzo del dolore.Il Dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale. Tanto è maggiore il dolore, e tanto è maggiore l’errore che porta al maggior Male. Se il Bene naturale ci dice la presenza della Verità tanto quanto cassiamo il Dolore che porta all’Errore, ci dice anche che per giungere al Vero di ciò che è Giusto allo Spirito, dobbiamo cassare il Dissidio.Si cassa il Dissidio, tanto quanto, fra vita e vita si diventa Omo spirituali. Con altro dire, di forza (vitalità e vita) simile. La spiritualità etero non può essere tramite di quel carattere dello Spirito. E’ vero: a suo modo anche la Cultura etero spirituale rincorre la Verità, ma sino a che resta strumento di Potere, è destinata a dividere le parti soggette sia in loro che fra di loro.

aseparamini

Non può non farlo, vuoi perché le verità umane sono innumerevoli, e quindi, ingestibili da qualsiasi forma di centralizzante potere; vuoi perché tutti pretendiamo di agirle secondo verità pur non sapendo l’Assoluta; vuoi evitando che gli spiriti sottomessi, (gli incarnati, e /o cittadini che dir si voglia) si rendano spiritualmente conto che lo stesso Spirito, tanto è nel loro particolare, e tanto è nell’Universale. Fra Particolare e Universale, differenza vi è, non perché altro spirito, ma perché diverso lo stato dello stesso Spirito. Nel principio, infatti, è Assoluto, mentre il nostro corrisponde al nostro stato di vita: l’opinione è provata dal rapporto fra Immagine e Somiglianza.Ogni accentrante potere chiama unione fra soggetti, quello che di fatto è un contenimento_appiattimento di pensieri resi artificialmente ipocriti, cioè, omo spirituali nella forma. L’educazione spiritualmente etero, se da un lato contiene il Dissidio sociale (per il morale e lo spirituale non ci riesce neanche la sussidiaria Religione, se non continuando a dividere i suoi dagli altri) dall’altro non lo annulla. Al più, gli impedisce di esplodere ma, l’impedimento non disinnesca l’implosione interiore che si origina dai dissidi fra inverificabili  verità. Per i motivi detti, la possibile implosione interiore ci dice la continuità del Dissidio.Ora, Caro Francesco,  alla fine di questa pizza ti chiedo: ti preoccupa di più l’idea di amare la vita per cristiana Omo spiritualità in quanto ti ricorda l’omosessuale spauracchio, o ti preoccupa constatare che la farina macinata dalla Religione finisce sempre in crusca? Se ti può consolare, non solo la tua.

aseparamini

Anticristo

aquaderno

Il Cristo evangelico insegnò la nuova figura di Dio: il Padre. Prima di Cristo era il Padrone che ancora è rimasto per gli amanti della religione (cattolica, variata, o comunque avariata) quando si manifesta con gli stessi intenti: espliciti o impliciti che sia.  Si possono dire anticristiani, dunque, tutti i possessori di quella padroneggiante e divisoria tentazione. Anche dello stesso Saulo, lo si può dire anticristo. Lo è, tanto quanto, impadronendosi dell’identità Cristo (mai conosciuto) sovrappose la sua. Ne consegue, ovviamente, che non è anticristo perché non è contro la sua idea di Cristo. Se siamo anticristo tanto quanto usiamo la parola cristiana pur di ottenere il dominio sulla vita altra bay passando l’idea di Cristo, allora, scagli la prima pietra chi è senza peccato.

aseparamini

Marzo 2007 – Meglio mirata nel 2019 –
Rivista, ulteriormente tagliata e meglio mirata nel Marzo del 2020.

Amori in bilancia

aquaderno

Durante una ricerca in Rete sono capitato sul Sito del giornale: veramente elegante. Simpatica sorpresa, l’averlo visto diretto dal signor Andreotti. Antipatica sorpresa l’aver letto che un Cardinale definiva l’amore di Pietro per lo spirito di Cristo, inferiore, all’amor di Maria per lo spirito del Padre. Nell’e- mail che vi ho spedito (conoscendo la mia elettronica valentia, dubito che vi sia giunta) sostenevo paritari i due amori perché ambedue agiti per fede. Visto che per fede si abbandona alla volontà di Dio, si può dire mariano anche lo spirito islamico. Non me ne voglia l’Islam, ma dal mio culturale e spirituale punto di vista, “guerra santa” è lotta interiore. Quella esteriore, comunque agita, é sempre e comunque umana. Comunque motivato, nessun dissidio può provenire dal Bene. Al Bene non interessa espandere gli orti delle religioni che confondono l’universalità dei principi della vita con la vastità dei loro credenti.

aseparamini

Datata

Dov’é Dio?

adiagonalerossa

La richiesta che hai fatto a Dio, di un alibi per le schifezze che compie la Sua creatura, mi rugava, mi rugava… L’ha fatto, al punto, da mettermi nelle Sue braghe! Pensa te, a cosa mi costringi! Ti mando la Sua risposta. Spero ti accontenti. Pubblicherò anche questa “senza pudore”. Non Me ne vorrà, e non volermene tu. Ciao

asepara

Dio esiste nel pianto di un bambino. Esiste, nello sguardo impotente, nell’umanità dolente, nella superbia della nostra mente. Esiste nella violenza sulla Donna. Esiste, nella violenza sulla terra. Nella violenza che subisce l’età. Esiste fra l’amore e l’amante. Nei nostri dubbi, esiste. Nei nostri deliri, esiste. Esiste nella visione che non crede. Nel visionario che lede. Esiste come faro per navigare, ma, non è scelta di rotta, o di barca, o di mare: esiste, perché Motore!

asepara

Motore di vita, però, non come Burattinaio, o cinico Padre, o Creatore indifferente.

adiagonalerossa

Giugno 2006

Dio è un sommo sasso?

adiagonalerossa

Nello scritto “Dio esiste nel pianto di un bambino”, sostengo che è Motore. Come Motore, l’hanno detto “Immobile”. L’unica vita immobile che conosco è quella dei sassi. Dio, è un sommo sasso? Se non lo è, allora, non può essere che mobile! Come sia mobile è al di fuori della mia conoscenza, come, credo, aldifuori della conoscenza di chi l’ha detto immobile. Non per questo non posso dire la mia: vale quello che vale. Se ammettiamo, che, vita, sia corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito, quello che è della Somiglianza non può non essere dell’Immagine. Se ammettiamo che la vita divina è somma, somma sarà la corrispondenza dei suoi stati. Nella somma corrispondenza, quegli stati confluiranno nella somma unità. Si congiungeranno al punto da renderla immobile? Per quello che se so, potrebbe anche essere, ma, se è vita dal principio non può essere che in moto e quindi Motore mobile. In ragione delle condizioni fisico – psichiche, il nostro cuore pulsa un tanto al minuto. Ora, immaginiamo il cuore divino come quello della vita. Adesso, immaginiamolo come l’hanno sempre definito (eterno) o come ora lo stanno pensando: senza fine. Il suo battito, quindi, pulserà secondo la misura del suo tempo e/o secondo lo stato di quell’inimmaginabile condizione. Poiché non siamo assolutamente in grado di concepire la misura di un tempo senza fine, neanche siamo in grado di concepire la frequenza del battito del cuore di quella vita. Allora, è motore immobile o mobile, oppure é giusto che la teologia riconosca i suoi limiti prima che glieli ricordi il Motore, buttando giù anche quella vanesia Torre? Nella speranza che risparmi la mia, una possibile risposta potrebbe essere questa: il Motore è immobile perché è, ed è mobile perché permette ciò che è.

adiagonalerossa

Giugno 2006
Meglio mirata nel Marzo 2020

“Andate e moltiplicatevi”

adiagonalerossa

Nello Spirito, “andate e moltiplicatevi” è un vincolo di vita, non, di fede. Men che meno una crociata. Nello Spirito, i modi di andare e di moltiplicarsi sono infiniti, pertanto, infiniti i sensi, i significati, e gli scopi dei percorsi e delle moltiplicazioni. Ogni genere di vissuto, però, secondo me deve corrispondere con una fondamentale regola: la cessazione del dissidio. Allora, per quanto mi riguarda e per quanto mi risulti ovvio, andate e vivete mi è maggiormente cristiano. Non me ne voglia il Cristo evangelico se la penso diversamente.

adiagonalerossa