Vie e verità

Dove l’amore per la vita mi diventa principio, penso secondo il Padre; dove mi diventa Maestro, penso secondo Cristo; dove mi diventa abbandono nel Padre, penso secondo Maometto; dove mi diventa percorso, penso secondo Budda; dove diventa vita, penso oltre me; dove mi diventa vita, penso secondo me, ma, vita, è lo stato di infiniti stati della corrispondenza fra i suoi stati, quindi, non posso non essere, anche stato degli stati, di tutti quelli, che dalla personale via, mi hanno indicato la loro verità.

Novembre 2006

L’ovile cattolico

Blair lascia l’ovile anglicano e si ricovera in quello cattolico. Chissà dove è andata a finire la stanza dove ci si dovrebbe rivolgere alla Santità in cui si crede! Questo, almeno secondo il Cristo evangelico. Dev’essere finita, talmente ultima, nella nostra casa, che non sappiamo neanche più dove l’abbiamo messa! La troviamo subito, invece, quando deve diventare una testimonianza non dissimile dalla pubblicità. Il priore di Bose afferma: tanti i laici che ritrovano la vera fede!. Temperi le sue scoperte, il priore perché è anche vero che tanti credenti la perdono, anche se non sotto i mediatici riflettori! Comunque sia, buon per il Blair, se convinto della sua decisione spirituale. Non è mica questo che mi irrita! E’ la mano morta su ogni verità che mi irrita. Cosa cacchio significa, definire vera, la religione d’appartenenza, se non per implicito, definire false le altre! Della Verità, che cacchio ne sa il priore di Bose e quelli che la pensano come lui. La fede è un atto della speranza, non, della certezza! Che cacchio significa definire vera, una religione da casuale appartenenza se non istigare dissidi! Pronunciare motivi di crociate! Alimentare guerre! E questa sarebbe gente di pace? Ma facciano il piacere!!! Nelle scelte di fede, non sono contro nulla e nessuno! Se non altro, perché so di poter credere, come so di non poter sapere! Quindi, ad ognuno la sua strada! Invece, di che ti gioiscono questi scopritori di redenti?! Gioiscono del ritorno del Figliol prodigo, purché (se decide di farsi biondo ) usi la tinta che si trova solo nel loro supermercato! Suvvia! Ma siamo ancora qui?!

Dicembre 2007 – Meglio mirata nel Maggio 2020

Le rose della vita

Dio l’è nel creato, come un so’ scrito no’ l’è Eugenio, ma quel che l’ha dito.
E, Dio l’ha dito: vita. Che la sia deventà na rosa, l’è tutta n’altra cosa da quel che l’è restà, Respiro Primo, là!

Poteva, Dio, sostenere un qualcosa di diverso dalla cognizione di Sé? A mio avviso, no, perché la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Se così è nella Somiglianza, così non può non essere nell’Immagine. Non per questo intendo dire che Dio non è in grado di dire rosa, ma per questo intendo dire che essendo l’assoluto Principio dell’emozione di ogni vita, è Parola, non parole; è Nome, non nomi; è Universale, non particolari. Sento di poter affermare, pertanto, che Dio è vita, (atto della creazione data la Sua emozione), ma non è nella vita, (atto dell’evoluzione corrispondente alla creazione), se non come volontà di creato. Con altre parole, è atto della rosa, non, vita della rosa. Chi ammira Dio nel creato ha la bellezza della rosa come maestra. Chi ammira Dio nella vita, ha la bellezza della verità come rosa. Quale, la rosa giusta? Siccome so ben distinguere la conoscenza per speranza, dalla conoscenza per ragione, quello che io credo non è quello che io so. Quello che certamente so, invece, è che devo badare alle spine che ci sono in ambo le rose.

Non ricordo perché ho scritto a Scalfari in questi termini.
Luglio 2006

Chiesa, Pecore, Capri.

La chiesa dovrebbe permettere un maggior sviluppo della coscienza delle pecore, ma maggior sviluppo significa allargare i perimetri dell’ovile, e allargare i perimetri dell’ovile, significa poter subire il rischio di un allargamento della coesione fra chi guida e i guidati: rischio, che c’è già dal momento che i pastori stanno restringendo la libertà di movimento delle pecore. Restringendo la libertà delle pecore, la chiesa restringe anche la libertà di movimento sociale. Come i poteri religiosi&sociali curano la sofferenza da restringimento della libertà delle pecore? Semplice! Gli da in pasto le ossa dei capri. I moti che rinnovano i princìpi sono sempre quelli: la paura e l’amore: adesso è il tempo della paura. Hai un bel dire, col cacchio che mi faccio capro per il bisogno di carne delle pecore! Lo affermi perché ti è sfuggito un non piccolo particolare. Sull’altare del sacrificio oggi non ci mettono l’Omosessuale: ci mettono il suo abito mentale. A gay ho sempre preferito Finocchio. Lo preferisco perché con Finocchio, mica riesci ad inscatolare la storia dei martirizzati secondo norma.

 Luglio 2007 – Pressochè rifatta in data Dicembre 24/19

Dottori della Chiesa

Teresa d’Avila ebbe a dire: “è maledetto chi crede nell’uomo!” In primo tempo ho pensato che fosse lei a maledirlo, ma poi ho capito: credendo in altro da sé, è l’uomo, che si maledice da sé. Di cosa si maledice, l’uomo del caso in questione? Direi che si maledice, perché confida in un “luogo”, spurio, per la presenza del dolore, e dell’errore. E’ un Dottore della Chiesa che lo dice. Mica banane, vero!

E’ vero che anche i Dottori non capiscono mica tutto. Ma se proprio non vogliamo credere a Teresa, beh!, la conosciamo bene la Natura umana, vero? Nessuna vita, per quanto si elevi, cassa da sé la sua umanità. Quindi, almeno per principio, nessuna vita, per quanto è elevata, può dirsi pura fonte dell’Acqua di vita.

In passati interventi, dicevo che c’è la Chiesa dell’amore, e la chiesa del potere. Tu non abiti sopra il fico, da dove è sceso un certo Gabelliere, vero? Parto dal presupposto, quindi, che per quanto sai e puoi, conosci questa realtà, almeno quanto me. Per questa conoscenza, sai che la chiesa del potere, ha fatto strame, di infinita vita, di infinite altre verità. Questo non è un mio giudizio. Questo è il giudizio della storia! Per quanto mi riguarda, allora, io non credo nella chiesa che si è fatta potere. E’ chiaro che credo in Quella dell’amore.

Non vorrei turbarti, ma non posso neanche tacere, se non diventando falso nei tuoi confronti. Aborro, l’ipocrisia! Ebbene, io trovo chiesa dell’amore, anche in quelli, che, pur non credendo a nulla, amano, rispettano, e perpetuano in infiniti modi, la vita. Naturalmente, lo fanno per quanto sanno e possono, ed “ognuno da quello che può”. Perché, questo mio credo? Perché la vita, è atto del Principio della vita. In quanto atto del Principio, la vita è infinita ed universale, Chiesa e Casa. Ti ricorda niente la frase: “Molte sono le dimore del Padre!” E, te credo! Avendo vita, tutti siamo dimore del Padre. E nessuno può negare il Principio. Al più, possiamo non credere nella Sua esistenza, al più, lo possiamo chiamare in infiniti e vani modi, ma, come in matematica, pur cambiando i fattori, non cambia il risultato.

Allora, risvegliato dallo schiaffone di Teresa, allontanato dalle miserie della chiesa del potere, dove poteva trovare rifugio la mia orfanità religiosa? Lo potevo in un solo luogo: presso il Padre. Padre, è il principio della vita che ha attuato il Suo principio: la vita! Lì, la mia più petrea fede! Da questa pietra, posso vedere che tutto il resto è storia e storie, ma senza naufragare!

Credere o non credere?

Non è questo il problema!

Negare l’esistenza di una Verità superiore, implica, la stessa dose di fede, di chi l’afferma. Allora, dal momento che, sia i credenti che i non credenti, non possono provare nulla, a che serve affermare, l’una o l’altra, fede? A mio avviso, a niente! O meglio, serve, ad arruolare “guerrieri”, se ci si serve della personale credenza, per porre dissidi fra l’una e l’altra fede.

Come cristiano, amareggiato.

Di Cristo hanno detto di tutto e di più. A maggiorata conoscenza, però, di quell’identità è prevalentemente rimasta la fede di chi non sa camminare con le proprie gambe. Nonostante la personale delusione, comunque in quell’idea ci trovo il desiderio del fratello maggiore che non ho avuto. Fra fratelli non ci si separa. Al più ci allontana la vita: avrà le sue ragioni. Più facile viverle che gestirle, le vie della vita: non per chi ha bisogno di non vivere la propria. Gli occhi del bambino che sono stato e che nonostante tutto ancora spero di essere e restare, ora lo vedono meglio l’Avatar che hanno usato per mettere l’anima in servitù. Meglio avrebbero fatto i soggetti in discorso (e meglio farebbero) a mettersi al collo una macina da mulino. Quanto dolore mi sarei risparmiato, e quante teologiche ciance sul Figlio e sul Padre. Per quanto amareggiato, comunque confido nell’acqua che verifichiamo pulita, (cristiana o no che sia) e butto la sporca. E’ sporca l’acqua che rinverdisce le rive melmose: cristiane o no che sia. L’acqua simbolizza la vita. Sono riconoscibili, quelle rive, dalla gramigna che ci nasce. Non ne elenco i generi. Nessuno ha bisogno di me per nominarli, e ognuno ha bisogno di sé, per poterla vedere secondo sé: anche perché non sono un “pescatore d’uomini”! Al più, nella vita e della vita, pesco quello che scrivo: questa lettera, ad esempio.

Croci e incroci

Senza il Crocifisso, la Croce, a mio vedere, è il pedagogico memento che simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura. Non c’è forma, spirito, o cultura della vita che sia esente da cadute sotto i pesi che ci addossano e/o ci addossiamo. Della Croce, pertanto, direi che è l’universale memento (e monumento), che commemora e riguarda tutti i caduti sotto il peso dell’umanità, e/o della dis – umanità: propria o altrui che sia. Ricorda la caducità dell’umanità, inoltre, anche a quelli che credono di possedere la facoltà (vuoi in nome di un Io o vuoi in nome di Dio) di mettere in croce la vita altrui. Per questo senso, è monito che segnala l’errore all’affamato di qualsiasi genere di ambizione, ed è l’avvertimento che riconduce ogni esaltata umanità, al comune piano ed al comune valore. Se ho capito bene, la sua religione sostiene che il Crocefisso è un falso storico. Non ho basi per smentire e né per affermare. Porre affermazioni in fatti e discorsi originati in lontani contesti storici e culturali può sconvolgere il proprio quanto l’altrui pensiero; può procurare dei dissidi così gravi da addolorare per epoche (come è stato per le passate e com’è per le presenti) anche le future generazioni. Si può scegliere di porre pace, però, tanto quanto la nostra parola accetta di lasciare l’ultima, alla Vita. Nell’accettare di lasciar alla Vita l’ultima parola, e nel gesto dell’amore e dell’amicizia che è nel porgere l’altra guancia anche alla ragione altrui, vedo concordanti (nello spirito della vita personale come in quello delle genti) le finalità pacificatrici dei profeti di vita.

Cristo è risorto?

Dipende da cosa intendiamo per morte

Per quanto mi riguarda e per quanto conosco, il problema della Resurrezione di Cristo non mi tange. Mi tange di più, il concetto di “Resurrezione”. Naturalmente, se vi è resurrezione vuol dire che prima vi è stata la morte del risorto. Solo il principio che nominiamo Dio non conosce la morte se l’intendiamo come fine della vita, ma anche secondo questo significato non possiamo dire che conosciamo la morte. Al più, la possono dire tale i rimasti in vita in quanto constatano l’arresto della vitalità del corpo. L’arresto del corpo è anche arresto della vita? Della naturale e della culturale propria del fermato nel corpo certamente sì, ma anche del suo spirito, per spirito intendendo la forza della vita propria del “morto”? Direi di no. Ciò implicherebbe la limitatezza creativa di Dio, nel senso che dovremmo ammettere che un Atto assoluto (quello della vita del Principio) può generare un atto a scadenza. Un Principio assoluto, però, non può generare nulla che non sia assoluto. Quindi, se ammettiamo assoluto anche il suo Spirito, ne consegue assoluto anche lo spirito di chi ha dato il suo principio: la vita. Ora, ammessa la resurrezione della vita che abbiamo nominato Cristo, ne consegue (per l’insieme delle ipotesi che sostengo) che dal suo corpo (la sua Natura) e dalla sua mente (la sua Cultura) è risorto come spirito, e che il suo spirito è tornato al principio, cioè, allo Spirito. Con altro dire, la potenza della sua vita (la particolare) è tornata alla potenza della Vita: l’universale. E’ tornato allo Spirito secondo quello che era il suo spirito? Su questo piano della vita nulla lo conferma e nulla lo smentisce, ma per quello che “conosco” sullo Spirito, direi che è tornato presso il Principio in ragione dello stato di spirito raggiunto dalla corrispondenza di vita con i tre principi del Principio:

il Bene (principio della Natura)

triangolo

il Vero (principio della Cultura)     il Giusto (principio dello Spirito)

Poiché nulla sappiamo circa lo stato di spirito dello spirito di Cristo (al più, lo crediamo per fede su parole di uomo) neanche nulla sappiamo sul suo stato di vicinanza con il Principio della vita che tutte le religioni nominano secondo le rivelazioni agite da Profeti e/o Maestri, vuoi i biograficamente e/o storicamente noti, vuoi i comunque inverificabili. Il genere di resurrezione che sostengo per Cristo vale per tutti i “morti” risorti alla Vita in ragione del loro stato di vita nel Bene, nel Vero, e nel Giusto del Principio. Affermo tutto questo perché sono contro Cristo? Neanche per idea! Affermo tutto questo perché sono contro ogni “conoscibile” idea di Dio. Facciamocene una comune ragione: la Parola, non può essere detta da parole! Non per niente un Dottore della Chiesa (Teresa D’Avile) ebbe a dire, maledetto chi crede nell’uomo. Solo la vita può profetizzare il suo Principio con attendibile verità. Non si dispiacciano i Crociati che intervengono nel tuo blog, per questo diverso credere. Si dispiacciano, piuttosto, di essere dei mediocri avvocati di Dio.

La prima stesura di questa lettera era contraddittoria e insufficientemente espressa. L’ho rifatta e spero chiarita.

Giugno 2008 – Giugno 2020

Credo nel Padre

capoverso

Credo nel Padre, nel senso di unico principio della vita. Credo nel Figlio, nel senso di Profeta del Padre, ma non di figlio di Dio, se non nel senso che lo sono tutti quelli che ci credono. Il fatto di esser stato più vicino al Padre, (più vicino nel senso di maggiorata coscienza dell’universale paternità di Dio) rende Cristo, “figlio prediletto”, ma non per questo, figlio di Dio, come ha detto sinora il cattolicesimo, o addirittura, come “Dio”, come pare si stia dicendo. Credo nello Spirito come forza della vita del Principio. Il fatto che lo si dica Santo, fa parte della pessima abitudine di “nominare invano”, al solo scopo, a mio avviso, di “spacciare” dell’autoreferenziale credito. Apro una parentesi: non vi è scontro fra religioni, o meglio, viene spacciato per scontro fra religioni quello che in effetti è scontro fra Profeti. Non di certo perché i Profeti hanno bisogno di scontri a scopo di supremazia (o perché ne abbia bisogno Dio) quanto perché ne hanno bisogno gli “esecutori testamentari” delle parole che dicono di Dio.

Agosto 2006

Cosa ha cullato il cristianesimo?

Il cristianesimo nasce dalla emozione della prostituta Maria di Magdala, mi dice Mauro. L’affermazione m’ha scombussolato per più di un attimo, ma sento che un qualcosa di vero, c’è! Però, non lo direi nato (o principalmente nato) dall’emozione della sola Maria di Magdala, ma dall’insieme di voci, di chi, per vivere per sempre, non poteva accettare la morte di chi li ha fatti sentire vivi. Dico vivi, nel senso di nuovi a sé stessi. Immagino l’elaborazione del lutto per la morte di quella Vita, come si può immaginare l’elaborazione della tragedia detta dal coro nelle commedie greche. Comunque sia avvenuta la faccenda, quanto non è stato amato, quel figlio di falegname! Anche ammesso che un falegname dell’epoca, avesse avuto la stessa importanza sociale di un odierno architetto, ciò giustifica l’intensità di quel lutto? A livello personale senza dubbio, ma, (sia pure limitando la valutazione ai Suoi tempi), al punto da diventare un così significante pane di vita? A mio avviso, no. A mio avviso, Cristo, prima di diventare il capro da sacrificio che lo fece diventare la teologia paolina è stato il Capro per parte del suo popolo. Un lutto può essere mosso da un grande amore, o può essere mosso da sensi di colpa. Un’ipotesi non esclude l’altra. Ammessa l’ipotesi Magdala, con quella vedo l’inizio del lutto per la perdita dell’uomo fortemente amato. Nell’ipotesi sensi di colpa, vedo un amare (degli apostoli, o del popolo, o dell’insieme) ricattato dal potere o dalla paura, e quindi, se proprio non tradito in vita, non difeso quanto occorreva. Un lutto può essere mosso, anche come un estremo tentativo di recuperare una dignità, immiserita da atti e fatti (o dal Fato) più forti dei soggetti in lutto. Nel caso, Saulo è stato una variabile ribelle. Storia e ragione la dicono non vera, e la fede, in più di qualche caso è la lapide che copre una tomba. Definitivamente, se non avesse inventato la Resurrezione.

Datata Marzo 2007 – Conclusa nel Marzo 2020

Ammesso che Dio sia Luce

Ammesso che Dio sia Luce, (simbolo di Verità) lo è in assoluto, essendo Assoluto. Dall’idea di Dio, quindi, i profeti ricevono l’illuminazione che contiene quell’idea. Un’idea assoluta va interpretata per assoluti. Assoluta in Cristo fu l’idea di Padre. In Maometto l’idea di Islam: dedicato o abbandonato a Dio. In Dio non vi è separazione fra nome e attributo in quanto è, appunto, assoluto principio. L’abbandono in Dio, quindi, è abbandono nel Padre: volontà che la nostra forza (il nostro spirito) accetta nel Così sia, e l’Islam nell’Insciallah. “In tutte le culture esiste il concetto di giusto, di vero e di buono!” A mio avviso, prima del buono viene il bene, anche se è vero che nell’assoluto della Parola (vita del Principio) ogni termine della Sua vita e inscindibile dal tutto che la sua vita è.

Babele

Nei miei pensieri gira da mesi una parola: Babele. Simbolicamente parlando, Babele è il luogo della condanna che subisce chi, per fame di potere, orgoglio, vanità, (ecc.) osa innalzare la sua vita oltre sé. Chi dice il segno dell’eccessivo innalzamento è la confusione mentale e spirituale, nota, appunto, col nome di babilonia. Chi, in babilonia, oggi? Direi la politica quando si fa potere. Direi la medicina (e/o scienza) quando si fa perseguitante. Direi la religione quando l’ortodossia finisce col motivare delle alterne ricerche di Dio, o quando, per difendere il nostro animo dalle sue pretese, ci costringe a recitare una parte, cioè, ad essere ipocriti. L’ortodossia definisce le personalizzate ricerche di Dio come religioni fai da te. Definisce relativismo etico la difesa dell’animo che si rifiuta di portare dei gravi che essa gli reca oltre misura. Non si rende conto l’ortodossia, che alterna ricerca e relativismo etico, altro non sono, che la babilonia spirituale che origina, ogni qual volta predica dalla cima della Babele di parole che usa per avvicinarsi al cielo in cui crede ci sia Dio. Secondo Cristo, Dio è il Padre, quindi, fondamento di vita. Ciò che è fondamento non sta sulla cima della realtà dell’IO in Babele, bensì, alla base. Il Padre, quindi, sta nella vita, non, in cima alle nostre torri Con questo non voglio dire che l’ortodossia non abbia ad insegnare quello che crede giusto. Intendo dire, bensì, che deve farlo come “clemente e misericordiosa” compagna, non, come uno spirito, che, bontà sua e tante grazie se gli và, qualche volta rinuncia ad essere un babilonico con_dominio.

Aborro le prevaricazioni per fede

Non ricordo più a chi l’ho mandata.

Spettabile Ufficio: è dimostrato dai fatti che il terrorismo politico cela le sue armi sotto l’abito religioso. Eliminare il terrorismo, quindi, è anche spogliarlo di quella veste. Se fossi Presidente di stato organizzerei un Congresso Mondiale delle Religioni. A quella sorta di ONU dello Spirito proporrei due temi di lavoro: *) la ricerca dei principi universali che guidano ogni religione particolare; *) i principi fondamentali di una religione, quanto e quando possono legittimare la prevaricazione che è in ogni ideologia quando è imposta? Con il primo punto vorrei raggiungere lo scopo di far generalmente conoscere l’unità che è in ogni diversità. Conoscere la diversità è già non temerla, è già non osteggiarla. Il risultato di questo lavoro lo farei diventare un’obbligatoria materia di studio. Con il secondo punto, invece, ogni campagna contro un qualsiasi fondamentalismo cesserà di essere intesa come una crociata. Premesso che il dolore è la voce del male (naturale, culturale, spirituale) in tutti i generi di errore, ne consegue che il pensiero politico e/o religioso (nel diventare pensiero sociale condiziona forzosamente il diritto di essere ciò che si vuole essere) lede la specificità individuale. Per tale offesa, è delitto contro la vita, e, per estensione del principio, contro la Vita. Il fondamentalismo che prevarica la vita personale è una guida spirituale carcerante. Per tale principio, la difesa dell’universale Adamo, “il nato dalla terra”, che è in ogni genere di individualità, si deve considerare mossa dalla volontà di liberarla dalla pretesa di costringerla a sottostare al pensiero religioso che vincola il pensiero sociale. Ovviamente, nulla vieta a questo Ufficio di considerare folle questo scritto. Prima di escluderlo dalla sua considerazione per questo motivo, però, ricordi, che la follia è un pensiero bifacciale. Da un lato mentecatto, e dall’altro originale. Perdoni la rima.

Datata Marzo 2007 – L’originale, a causa di un salvataggio da word in dot, era diventata un incomprensibile pastrocchio. L’ho resa comprensibile nel Dicembre 2019

Armonica, una voce dalla notte…

Armonica, una voce dalla notte m’ha detto: guardatela. Secondo il mio pensiero, la croce, simbolizza il peso della Natura (il corpo della vita) sulla vita della Cultura. La Croce, in quanto simbolo del peso della Natura sulla forza della Cultura è il simbolo universale che dice la fatica e la sofferenza che è nel vivere. A mio vedere, ogni pensiero che solleva la croce dalle spalle di chi vi è caduto sotto, è Cireneo. Dalla simbolica lettura di quest’immagine, rilevo che, Cireneo, è l’atto dell’Uomo che ausilia il caduto, e l’atto delle Leggi che si prefiggono analogo scopo. Anche il mio sonno di questa notte deve essere caduto sotto il peso della fatica di venire a capo della questione, Crocifisso si, Crocifisso no, ma non so quanto sia stata cirenea la voce che appena prima di svegliarmi m’ha detto: guardatela. Non so quanto cirenea, appunto perché non ha potuto non aggiungere fatica a fatica nel tentar di capire.

So bene cosa si dice di chi sente le voci nella mente, ma io l’ho sentita in mezzo ad un sogno da dormiveglia, del quale non ricordo nulla se non che non aveva chiaro capo. Intenzione di quella voce, era fornirlo? Mi vien di pensare di si, dal momento che il logos del contendere, per la mia sensibilità e finalità, esige la risposta mediatrice che aiuti a far cessare un dissidiante contenzioso. Avete presente una bandiera mossa da un vento delicato? Ecco, il “Guardatela”, era detto con un tono che nella mia mente oscillava come una bandiera. Perché quella voce m’ha detto – Guardatela – e non – Guardatelo – e perché, già che c’era, non ha aggiunto verbo?

Nelle manifestazioni dello spiritismo vi sono voci che indicano una meta, e voci che guidano alla meta. Ascolto le prime, diffido delle seconde. Le prime, infatti, lasciano liberi di percorrere in proprio la via indicata, mentre le seconde possono influire chi le ascolta senza discernere, anche sino al condizionamento; e qui non ci siamo!

Nulla può verificare l’identità del parlante, infatti; e niente può dire sulle sue reali intenzioni, come nulla può provarle se non una fede che non può non essere intellettivamente malriposta. Se quella voce m’avesse detto – Guardatemi – l’avrei pensata proveniente da una vita crocefissa. Divina o umana, chi può affermarlo se non dicendo quello che pensa ma non quello che necessariamente è e/o sa?

Se quella voce avesse detto – Guardatelo – (sottintendendo il Crocifisso) l’avrei pensata proveniente da chi osserva il Crocifisso, oppure, da un crocifisso delle tante centinaia che lo furono letteralmente, e/o delle innumerevoli trapassate che sono state appese alla loro croce dalle personali sofferenze, ingiustizie, ecc, ecc. Ma quella voce (non esclamativa) m’ha solamente detto – Guardatela – Non il Crocifisso o un crocifisso ha indicato, allora, ma solamente la Croce. Perché? Può essere perché ha indicato il luogo del dolore di chi persegue l’errore. In questo senso potrebbe essere una pedagogica avvertenza. Può essere perché la Croce senza il crocifisso ci dice che nessuna vita rimane per sempre inchiodata ad un destino di dolore. Eminentemente cristiano, quest’ultimo pensiero. A mio sentire. Da appendere ai muri delle chiese: a mio sperare.

Anticristo

Il Cristo evangelico insegnò la nuova figura di Dio: il Padre. Prima di Cristo era il Padrone che ancora è rimasto per gli amanti della religione (cattolica, variata, o comunque avariata) quando si manifesta con gli stessi intenti: espliciti o impliciti che sia.  Si possono dire anticristiani, dunque, tutti i possessori di quella padroneggiante e divisoria tentazione. Anche dello stesso Saulo, lo si può dire anticristo. Lo è, tanto quanto, impadronendosi dell’identità Cristo (mai conosciuto) sovrappose la sua. Ne consegue, ovviamente, che non è anticristo perché non è contro la sua idea di Cristo. Se siamo anticristo tanto quanto usiamo la parola cristiana pur di ottenere il dominio sulla vita altra bay passando l’idea di Cristo, allora, scagli la prima pietra chi è senza peccato.

Marzo 2007 – Meglio mirata nel 2019 – Rivista, ulteriormente tagliata e meglio mirata nel Marzo del 2020.

 

Anche nel paradiso di Allah

si entra per amore dei, ma non gratis.

Sia pure per altra via, cultura, e un alterno intendere i simboli e i significati, credo nell’esistenza della vita spiritica e spirituale che L’Islam chiama houri. Al proposito, il Profeta sostiene che una volta raggiunto il Paradiso, ai martiri di quella fede spettano settantadue vergini. Non vada oltre con i pensieri il credente islamico umanamente semplice: gli spiriti sono asessuati. Il rapporto di vita fra spirito che sarà e spirito che e’ stato avviene per corrispondenza di forza. In ragione della corrispondenza di forza, la corrispondenza di vita è fra spiriti affini. Per quella necessaria affinità, all’islamico di valore spirituale cinque (ad esempio) corrisponderanno houri di paritario valore. Nessuno può dire, però quale sia l’effettivo stato di spirito del vivente che lascia questo piano della vita. Così, nessuno può affermare, se non per generosità di cuore, con quali spiriti (forze della vita) corrisponderà un trapassato. Al più, lo si può sperare. Si può sperare ma non sapere perché solo dopo il confronto di spirito con quello della Vita, farà sentire al credente con quali spiriti (prossimi o non prossimi allo Spirito) corrisponderà il suo spirito: vuoi per essere servito come anche per servire.  La vita, infatti, non ammette la mancanza di reciprocità perché non ammette il vuoto. Vita, infatti, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati. Non vi è corrispondenza di stati, tanto quanto vi è errore e/o dolore, sia contro il proprio vivere, sia contro il vivere altrui, sia contro i principi del Principio. Ne consegue che l’entrata nel Paradiso di Allah dei martiri islamici (come d’altra parte di tutti) non può non essere sottoposta ai costi (nondimeno ai guadagni) che vi saranno nell’autonomo giudizio che si darà il credente che avrà raggiunto la Luce: universale simbolo di Verità.

Il “delitto” del Padre e i delitti in Suo nome

Non sono bambino da un pezzo, ma anche allora non riuscivo a raffigurarmi un Padre che sacrifica il Figlio per amore. Sicchè, ho sempre visto il crocifisso come una domanda senza soddisfacente risposta. Diversamente, una risposta alla crocifissione la trovo, se penso che il Figlio venne ucciso perché un potere ebbe paura. Per questo aspetto, il Crocifisso è il memento che ricorda non solo la vittima ma anche chi fu il mandante. Secondo questo pensiero, i crocefissi saranno sempre pochi, e sempre troppo piccoli. Dio è assoluto. Come tale, non può concepire nulla di diverso dall’immagine che ha originato: la vita a Sua somiglianza.

L’Assoluto non può non essere senza tempo. All’assoluta Mente di un Dio senza tempo non può non essere estranea ogni idea di morte. Se gli è estranea ogni idea di morte, tanto più gli sarà estranea volontà, la morte del Figlio. Secondo questo pensiero, il crocifisso è l’immagine che dice quello che l’Amore divino non dice, pertanto, è contraddittorio messaggio. Per questo, sarebbe giusto deporre il Crocifisso da quel legno.

Precedenti, contemporanei, o seguenti che sia, altri figli dello stesso Padre, hanno amato la vita oltre sé stessi. Pertanto, anche a chi segue questi Maestri si dovrebbe permettere di esporre l’immagine della Vita che più considerano sovrana: vuoi come figura, vuoi come scritto. Impedire questa possibilità, significa affermare che il nostro potere di cristiani, nega alla Vita, la possibilità di farsi conoscere anche in altri modi, e/o in altra cultura. I Cristiani che rivendicano questo potere, mettono in croce la divinità che è in ogni umanità. Il violentato che diventa un violentatore, segue la lezione del dolore, non quella dell’amore del Figlio per il Padre.

Tanto o poco che sia, chi ama la Vita (nell’Uomo e per l’Uomo) è tentato di confermare la sua opera, confermando il potere che ricava dalla personalizzazione dell’Idea. Dove un servizio verso l’umanità può motivare la volontà di mettere l’umanità a servizio di un qualsiasi sé, la Croce è il monito che segnala la presenza di uno spirito, per molti modi e versi, omicida. Dove vi Umanità, quindi, l’esposizione della Croce, è necessario avviso di pericolo in corso!

Luglio 2006

Rien ne va plus!

Mi rifiuto di credere che ci sia un Giudizio Universale. Ne ho già scritto ma la questione mi è giunta nei pensieri anche adesso, ergo, la devo riprendere. La riprenderò dal male umano e dal Male come principio di ogni male. Temo di non aver semplificato abbastanza questi discorsi. Li riprenderò a più razionale emozione.

A livello umano, il male è dolore naturale e spirituale da errore culturale. A maggior dolore, maggior errore che porta al maggior male. Visto il rapporto di eguaglianza che c’è fra un’immagine e ciò che gli somiglia, se così è in Basso, così non può non essere in Alto.

Comunque lo si immagini e lo si nomini, in quanto primo e quindi sovrano, il Principio della vita è lo stato assoluto della vita. Essendo al di fuori di ogni nostra immaginazione, è anche al di fuori di ogni possibile Alto che si possa immaginare. Per Alto, quindi, non immagino il Principio, bensì (e solamente) il massimo vertice della nostra capacità di pensiero.

Può un Alto inconoscibilmente assoluto, giudicare un Basso? Secondo fede, gli permettiamo di tutto, ma secondo ragione non può permettersi quello che gli permettiamo pensando DIO come massimo IO. E’ vero: sto facendo anch’io lo stesso errore, tuttavia, io non sto affermando vero quello che immagino. Al più, che lo sto pensando veramente. Non è mica la stessa cosa!

Mettiamo che un professore di matematica debba valutare la soluzione del problema che porgo al suo giudizio. In virtù del titolo di professore, certamente ne accetterò il responso. Lo farò con gioia (l’amor proprio ne dubita) o con rassegnazione?

Ora, se ammettiamo che il Principio (l’Uno) sia la massima Immagine dell’Amore data la massima Comunione raggiunta dai suoi stati, possiamo anche ammettere che possa avvilire (sia pure suo malgrado) una sua creatura?  Pur con tutte le possibili ragioni, non c’è lo vedo proprio lo stesso!

C’è modo, per il Principio, di uscire dall’impiccio di dover giudicare ma (per l’implicito che è in ogni giudizio) senza umiliare un amore di sé? Secondo me, si! Come? Permettendo ad ogni anima in giudizio, il compito di giudicarsi da sé. Come? Rendendosi specchio dell’immagine che si specchia. Gli specchi non giudicano: solo mostrano, a chi si specchia,  la differenza di vita fra Somiglianza ed Immagine. Quanto di emotivo consegue nella vita che si specchia, quindi, non potrà essere addebitato allo Specchio.

Un Giudizio universale prevede che dopo non ve ne siano altri. Se non ve ne sono altri, diventerà necessariamente a termine anche il compito del Giudice? Vuoi la sua come quella originata, può un Assoluto, originare una creazione a termine? Secondo me, no: un Assoluto può originare solo quello che è: un Assoluto. Se ammettiamo che il Principio della vita sia un Assoluto, necessariamente ne consegue assoluta anche l’immagine a sua somiglianza.

La vita a somiglianza dell’Immagine è una trinità composta da infiniti stati di vita. In ragione di quanto vive gli assoluti principi del Principio (il Bene per la Natura e il Vero per la Cultura in ragione del Giusto dato dallo Spirito) la sua trinità tende all’unità. Tanto è senza fine la vita del Principio e tanto non può non essere senza fine la vita a sua Immagine. Se così non fosse, cadrebbe ogni relazione di uguaglianza fra Immagine e Somiglianza. Se, al principio, la vita è l’assoluta immagine del Principio, e se il Principio, in quanto Assoluto non può essere a termine, neanche è a termine, quindi, quanto ha originato.

Se la vita non è a termine perché non lo è il Principio, come si può pensare ad un Giudizio Universale che, direi necessariamente, pone convenzionale separazione (un prima e un dopo)  nell’Inseparabile vita che (in Alto come in Basso) in Assoluto è, nei principi, assolutamente inscindibile?

E’ certamente vero: il Giudizio Universale pone separazione, solamente fra anime ex umane. Ammessa quella possibilità del Principio, che farà ancora (il Creatore) dopo aver diviso i buoni dai cattivi che ha chiamato a sé? Ricomincerà daccapo originando altri buoni che poi, magari, diventeranno altri cattivi, rendendo così necessario un altro Giudizio Universale? No, perché essendo un Assoluto non può originare nessun’altra altra origine se non ammettendo una possibilità di fine fra Origine e origine e, quindi, anche in sé. Ne consegue, che, non essendo possibile una fine, neanche è possibile un Giudizio che porrebbe una fine.

In questi fideistici frangenti, a noi poveri cristi, cosa resta da fare? Innanzi tutto, smetterla di porre la nostra fede sugli spauracchi che, da secoli, le religioni hanno solo immaginato ma spacciate per Verità! E’ certamente vero: anche il mio pensiero sul Principio si basa sulle mie verità. Non sono il primo che ci prova e non sarò neanche l’ultimo. A mio vedere, l’ultimo, vive in questo principio:

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ilprincipio

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RIEN NE VA PLUS!

I cardini dei cardinali

Il cardinale dice: ai bambini mussulmani non nascondete la natura religiosa e cristiana della festa del Natale! Non sia mai che qualche disgraziato imbecille (dico io) non si sogni di dire loro che il Natale, altro non è stato che una conversione cristiana di una festa pagana. Non sia mai che questa laica teoria venga imposta ai bambini, sradicandoli così dalla tradizioni scese dal camino in cui vivono. Vivono, o condizioniamo a vivere?! Catastrofe quella perdita di radici, dice il cardinale! Meglio, quindi, dire la verità ai bambini mussulmani. La verità storica, smentisce le parole del cardinale. Naturalmente, non smentisce quelle storiche scritte dai cardinali. Allora, che cavolo dobbiamo dire, ai bambini mussulmani? Che la nostra fede, divisa fra verità storica e verità fideistica, è schizofrenica? E che cavolo speriamo di ottenere, con questa bella notizia? La conversione dei bambini mussulmani? I bambini bevono le feste come i fiori bevono l’acqua. Crescono mezzo appassiti? Che acqua abbiamo dato?

Novembre 2007

Ho scritto parecchio questa sera

così, forse perché stanco, non ho colto in pieno un tuo pensiero.

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Dio è Principio assoluto. Un Principio assoluto non può emanare che stati del suo assoluto. Infatti, se conoscesse anche stati di non assoluto, o avremmo più Dio, o non ci sarebbe un Dio. Quale il principio assoluto in Dio? Direi, l’assoluto che ha emanato. Cosa, ha emanato? Evidentemente, quello che sentiva in assoluto, e, cioè, la vita della sua vita. Figlio di Dio, quindi, è la vita, in quanto potenza di Dio. Neanche Dio, allora, può avere altri figli! Solo gli Dei, possono fare quello che vogliono.

Il che vuol dire che Cristo non è figlio di Dio? No. Il che vuol dire, che è la vita di Dio in Cristo ad essere figlio di Dio, non, la persona di Cristo. Quello che vale per Cristo, vale per tutti noi; i noi che ci credono, ovviamente! Allora, se è la vita in quanto potenza di Dio, l’unico figlio di Dio, è chiaro che Dio ha permesso la vita di Cristo, come permette la vita di chi nega Cristo.

Certamente si può sostenere che Cristo ha conosciuto il Padre, molto di più di altri fratelli. Questo, però, lo fa solo un eletto perché di vita eletta: scusami se è poco! Lo fa, hai nostri occhi, però, ma, noi, che ne sappiamo, dello sguardo di Dio? Nulla. Ed è per questo, che dell’idea che abbiamo chiamato Dio, io prendo in possibile considerazione solamente il terzo stato della vita: lo Spirito.

Della Natura di Dio, infatti, non so nulla, come nulla so della Sua Cultura, se non, che è vita. Sappiamo solo, noi, che ci ha fatto a Sua immagine e somiglianza. Vero. Ancora non ci siamo resi conto, però, che leggiamo la Sua immagine guardando la nostra. E’ chiaro che non possiamo diversamente. Oddio, potremmo anche tacere e vivere, a dirla tutta, ma, tant’è! Ragionando così, però, non abbiamo fatto altro che traslare in un unico Dio, la presistente somma di molti Dei. Dio, è altra Cosa. Forse più questa mia idea, che quella corrente. Perché vita che emozionalmente sentiamo eletta (quella di Cristo) eletto sentiamo il messaggio di quella vita. Per quel piacere spirituale, lo sentiamo più giusto di altri pensatori, e per tale motivo l’adottiamo. Ti saluto con la speranza di non averti scompaginato le idee.

Ottobre 2007

Fra botteghe forse no

altroinfinito

Su Civiltà Cattolica si discute se Maometto è profeta anche per i Cristiani. Naturalmente, i teologi cristiani escludono quella possibilità. Riti e regole a parte, le due religioni divergono nel dare nome al soggetto del Credo. Per i Cristiano è Dio. Per gli islamici Allah. Ciò che è separato dai nomi, però, è unito dagli attributi. Per ambo le fedi, infatti, ambedue i nomi sono creatori di vita. Come creatori di vita, necessariamente Padri. Cristo predica l’amore per il Padre. Non vi può essere nessun genere d’amore se non ci si mette in comunione con il soggetto amato. Non vi può essere nessun genere di comunione se non ci si abbandona con fede nella volontà di vita del soggetto amato: la vita del Padre della vita. Per quanto sostengo, se da un lato vedo che l’Islam ha spirito cristiano, dall’altro vedo dello spirito islamico nel cristianesimo. Il riconoscimento dei comuni principi (gli universali) comporterà l’unione fra religioni? Fra maestri forse si. Fra botteghe forse no

 Giugno 2007

“Cristiana” follia

In America sta prendendo piede una letteratura di “cristiana” fantascienza. In quella si descrive il Cristo come se fosse Conan il barbaro vendicatore. Quelli che seguono quella letteratura si dicono rinati a Cristo. Di che Cristo parla, quella gente, se lo dicono capace di “far scoppiare le vene”, e con quelle, non so quale ulteriore frattaglia perché mi sono rifiutato di proseguire la lettura di quella roba! Un suo corrispondente dice che Cristo è “Vero Uomo e vero Dio”.  Concordo sul “Vero Uomo”, (qualsiasi cosa intenda quello scrivente), anche perché non lo sento certamente falso, quell’Uomo, ma,  cosa intende dire, con “Vero Dio”, dal momento che, essendo l’Unico, non cìé ne sono altri? Certamente Cristo è vero Figlio, ma non può essere vero Dio, così come il Figlio non può essere vero Padre. Questo non esclude che un figlio possa diventare un vero padre, e, quindi, un vero Dio. Questo ammette, però, che la vita dell’Unico subisca una sorta di proseguo generazionale. Il che è inverosimile, o vero, solamente in presenza di un teologico sproposito. Al di là di quello che ha affermato, (o, per silenzio o per deresponsabilizzazione non smentito), il Cristo di duemila anni fa, era, socialmente parlando, un signor nessuno con qualche seguito di simpatizzanti. Che paura poteva mai fare al potere dell’epoca, un Cristo seminatore, non di rivoluzioni, ma di grani di senapa? Secondo me, nessuna. Al più, poteva scocciare qualche equilibrio, ma, non lo credo al punto da subire la reazione che ha subito.  Nel considerare la situazione in cui agi ed in ultima si trovò, Cristo ebbe a dire (almeno per quanto ci raccontano) “perdona loro che non sanno quello che fanno.”  Il che significa che vi è delitto solamente quando lo si persegue in piena coscienza. All’epoca, erano coscienti dell’uomo, non del Cristo. All’epoca, pertanto, uccisero un uomo, non (strumentalizzando quella morte) il Figlio di Dio. Bene ha fatto il regista a limitarsi al solo aspetto umano di quell’uccisione. Molti hanno pianto alla vista del sangue che copriva l’attore che rappresentava il Cristo. Bene ha fatto il regista ha copriroo di sangue, se ciò ci fa sentire coperti di sangue, al punto da non sopportare di coprirlo ancora dove ancora l’uccidiamo.

Marzo 2007 Tagliata, mirata e corretta nel Marzo 2020

Elementare, Watson!

Padre, è colui che origina la vita, quindi, al principio della vita vi è il Padre. Chi principia la vita, ha la vita come principio. La vita, quindi, è il principio di chi principia la vita. Lo stato della vita che principiamo dice l’attuazione dei nostri principi. Lo stato dell’attuazione dei nostri principi, dice che Padre abbiamo trovato.

Luglio 2006

Un altro Islam è possibile?

Trovo insufficiente e sviante la definizione di “moderato” data all’Islam che intende mettersi in corrispondenza di vita con il paese che l’ospita. Vi è il rischio, infatti, che la moderazione spirituale del credente islamico, venga intesa, (o fatta intendere), come dovuta ad una mitigazione, o peggio ancora, occidentalizzazione, della sua fede. Più che in moderato o fondamentalista, quindi, dovremmo distinguere l’Islam in “confidente”, ed in “diffidente”. E’ confidente l’Islam che accoglie la volontà della Vita: il Dio in cui crediamo, al di la del nomi che Gli diamo; è diffidente, invece, l’Islam che si arroga l’arbitrio di sovrapporre la volontà della sua vita su quella della Vita. Come distinguere la nostra volontà da quella della Vita e, quindi, distinguere l’Islam confidente da quello diffidente? In ogni cultura religiosa, il principio della vita è il Bene. Ne consegue, pertanto, che nella nostra volontà di credenti non vi può essere quella del dolore tanto quanto non perseguiamo il Suo principio, appunto, il bene. In quanto antitesi del bene, il dolore è il principio del male in tutti i generi di errore. Da ciò ne consegue, che non vi può essere bene divino o umano, dove rechiamo martirio in noi, in altro da noi, e nella vita. Dove sui sensi della vita umana e divina non vi è una comune intesa culturale fra religioni, quindi, non può non esservi spirituale intesa quando generiamo motivi d’urlo nella reciproca umanità. Essendo cristiano non dovrei permettermi di “predicare” alla fede mussulmana un ritorno alla sua origine, ma se l’accoglienza della volontà della Vita è principio fondante della fede islamica, non di meno lo è stato di quella cristiana per mezzo di una ragazza e di un pescatore di quelle parti. Ci sarebbe da dire anche sulla diffidenza del cristiano verso una volontà di vita che non conosce, o che conoscendola non accetta. La stessa dissidenza è dell’islam verso altre fedi ma Dio è il più grande per tutte e su tutte, quindi, “diamoci una calmata.”: tutti!

altroinfinito

E’ beata la Natura e la Cultura della vita

E’ beata la Natura e la Cultura della vita che vive se stessa in eguale misura di Spirito. Un’eguale misura di forza fra gli stati della vita la pone in pace. Quando gli stati della vita sono in pace perché sono cessati i dissidi ( vuoi i propri che quelli fra vita e vita e della data vita con quella del suo Principio ), allora, la vita è nella verità tanto quanto è in pace. Nella verità data dalla cessazione dei dissidi conseguente al raggiungimento della pace vi è omeostasi nel corpo, nella mente e nello Spirito: forza che è vitalità della Natura e vita della Cultura. Nella verità perché nella pace sono cessati i dissidi fra la Natura propria ed altra, la Cultura propria ed altra e lo Spirito proprio ed altro, non può non esservi silenzio. Il silenzio è il luogo del Principio della vita perchè principio della verità: bene per ciò che è giusto allo Spirito. Come luogo della beatitudine degli osservanti, tutte le religioni hanno il proprio Paradiso. Paradiso, è il luogo del Padre: principio della vita perché principio del bene detto da ciò che è giusto al vero. Antitetico al Principio del bene vi è il male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Secondo stati di infiniti stati di dolore, il male è separazione dal paradiso naturale (luogo del Principio del bene) se colpisce il corpo; dal paradiso culturale (luogo del Principio del vero) se il dolore colpisce la verità; dal paradiso spirituale (luogo del Principio della forza della vita) se il dolore colpisce lo Spirito. Tanto quanto è perseguito, il dolore è cacciata dal Paradiso del Padre quando diventa principio di Spirito (di forza) della vita che si oppone al suo Principio: il bene del Padre: Principio della vita. Secondo stati di infiniti stati di vita, tanto quanto una vita si oppone al bene proprio, all’altrui e a quello del Principio e tanto quanto essa è Inferno: stato del male avverso la vita e del Male avverso quella del Principio.

E se quello che diamo a Dio fosse di Cesare?

Per Cesare intendendo la Natura e la Cultura umana della vita?

arosadue

Del Padre, Cristo è il Figlio? Secondo credenza si. Secondo discernimento, no. Dio (essendo l’assoluto principio della vita) non puo’ “generare” nulla che non sia a sua assoluta Immagine. Assoluta immagine del Padre è il suo principio: la vita espressa dalla sua vita. Ne consegue che gli è figlio solo quello che la sua vita ha generato; e se ha generato la vita come assoluto (e per questo divino principio) ne deriva che ogni altro “figlio”, e’ esclusivamente “generato” dalla Cultura del Padre (la vita) per primo rivelata da chi gli fu spiritualmente somigliante perche’ divinamente corrispondente. Con l’opinione non intendo togliere fede nella figura di Cristo, ma solo restituire alla vita quello che è suo e a Dio quello che è di Dio.

Gennaio 2009

Premesso e per amor di tesi concesso

Premesso e per amor di tesi concesso che l’unica parola di Dio è vita, tutto quello che si dice su Dio e sulla sua parola è detto dell’uomo. Punto!

arosadue

Le religioni rivelate da Spiriti hanno inattendibile fondamento, come inattendibile fondamento possiede ogni sovrumana manifestazione. E’ di inattendibile fondamento ogni sovrumana manifestazione, perchè il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Il che vuol dire che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Punto!

Con l’affermazione non intendo negare le manifestazioni medianiche, bensì, indicare che quelle rivelazioni potrebbero possedere degli aspetti reconditi. Quali? Protrarre l’errore ed il male, mascherando l’intenzione con motivi d’amore: amorosa intenzione, abbondantemente smentita dai fatti, direi! Come liberare il nostro cammino dal fango culturale e spirituale derivato dell’inattendibilità degli Spiriti? Direi tornando da capo: al principio della nostra strada. Indipendentemente dalla rispettiva forma, al principio della nostra strada troviamo i principi dell’immagine divina e di quella umana. Quale, l’attendibile somiglianza? A mio avviso, è indiscutibilmente vera solo in questi termini.

* Figura divina: per quello che sa la Sua Cultura, e per quello che per la forza del Suo Spirito sente la Sua Natura, lo stato di principio dell’Immagine, è di essere ciò che è. Punto!

* Figura umana: per quello che sa la sua Cultura, e per quello che per la forza del suo spirito sente la sua Natura, lo stato di principio della Somiglianza, è di essere ciò che è. Punto!

Detta l’uguaglianza nella Figura dei rispettivi principi di vita, quale la differenza? A mio avviso, non sullo stato della Figura della vita, ma sullo stato degli stati delle rispettive Figure della vita. Figura suprema e supremo stato, l’immagine divina. Figura somigliante a quell’iniziale principio, la nostra. Disincrostare l’Immagine della vita, da ogni fantasiosa interpretazione dell’Inconoscibile, è togliere i vani bagagli dalle spalle dei martiri; è universalizzare l’Elezione, che accogliendo la Parola, (la vita sino al Suo principio) tutti abbiamo ricevuto in ugual modo e misura.

Agosto 2006

Don Bagnasco riceve un proiettile per posta

Don Bertone, dice: l’Italia lo sostenga, perchè, dice la Cei, noi non alimentiamo scontri! L’affermazione mi ricorda la giustificazione del subdolo che ti prende per le palle sino a che ti costringe (pur di liberarti dal dolore) a dargli un pugno sul muso, o a spedire una pallottola! A proposito di “pugni”, imbusto e indirizzo alla chiesa i miei:  i principi di santa madre chiesa non sono moralmente legittimi, tanto quanto condizionano anche pesantemente la vita famigliare, sociale e politica di chi non è sua pecorella! Non sono legittimi tanto quanto ottenuti, condizionano la laicità dello Stato condizionando il raziocinio delle sue pecorelle. Non sono moralmente legittimi tanto quanto ottenuti per sottaciuto voto di scambio.  Non sono moralmente legittimi tanto quanto li ottiene fiancheggiando le polivalenti puttane che sono i poteri: ma  la Cei dice: noi non alimentiamo scontri! Neanche Pilato! Chi riceve paura perchè cerca o regge bordone ai poteri sulla vita altra non ha la mia considerazione.  Il Don Bagnasco, quindi, si rivolga altrove!

Aprile 2007 – Completamente rifatta il 12 Dicembre 2019