“Cosa darei per credere!”

Tua madre è davanti una soglia. Non è detto che la supererà. Dall’ultimo tuo post, capisco, però, che ad averla superata sono i tuoi sentimenti; per questo, ti scrivo questa lettera. Perché aperta? Perché tutti, abbiamo accompagnato davanti la Soglia chi abbiamo amato. E lì, il più delle volte ci siamo ritrovati senza parole. Il più delle volte, senza Parola. Non mi ricordo più per quale tua lettera o commento, ma qualche tempo fa ti ho fatto avere questo: Non chiedere alla foglia sull’acqua perché quella mattina è caduta. E’ parte del sistema che mi hanno detto vita. Il mio nome sulla via è una memoria, che si va’ sbiadendo. Qui si narra un’altra storia. La si narra sorridendo. Mi par di ricordare, che avevi parlato del dolore nella separazione. Ti dissi che il mio commento era un po’ sullo stile di Spoon River. Mi dicesti che ti sembrava un’addio. Lo era. Era l’addio di chi , dopo aver fatto tutto quello che gli avevano detto che doveva fare, ha lasciato questo piano di vita. Ora, però, soffermati su l’ultima parte di quello scritto: “Qui si narra un’altra storia. La si narra sorridendo.” Per quali fantasie o credo ho potuto concepire che oltre noi vi sia il sorriso, prima o poi andrò a verificarlo. Al momento, persevererò, nonostante sia diabolico ciò che immagino sui motivi per cui, di là, giungeremo a sorridere del di qua! Innanzi tutto, lo penso per fede. Fede in un Dio? Dio: enorme parola Pablito. Non dovremmo “nominarla invano”: è vano! Talmente enorme, quella Parola, che la mia mente ne sa un assoluto zero! Al più, ne sa di quello che sinora ci hanno detto, ma, non è su parole di vicari, che ho riposto la mia fede nella vita!

Teresa d’Avila ebbe a dire: è maledetto chi crede nell’uomo! Non maledetto da Dio, sai! Per la sua capacità di errore, è, da sé stesso, il maledicente maledetto. Non per questo non và ascoltato, ma, per questo, non è nell’Uomo che dobbiamo porre la nostra fede. Credendo nelle infinite possibilità della vita, ovviamente, credo nel Suo autore. Può anche essere una formula chimica, per quello che ne so io, ma è il Principio delle cose sino dal principio, quindi, è il Padre! La fede, Pablito, non è conoscenza della ragione: è conoscenza della speranza! Ma, la conoscenza della speranza c’è l’hanno solo i bambini, quindi, è necessario tornare bambini, per credere nel Padre. Nel contesto del discorso, tornare bambini, certamente non significa tornare infanti. Per tornare Bambini, non c’è ricetta valida per tutti. Così come non c’è, per diventare Adulti. Ognuno di noi deve trovare la sua via. Questo scritto, pertanto, è come la tabella che ti dice che per andare dal Padre bisogna dirigersi di là, però, la tabella nulla sa, oltre questo, se non il fatto, che di là, narreremo la nostra storia sorridendo. Lo credo, vuoi perché ritroveremo il Padre, vuoi perché ritroveremo la verità della nostra vita, se è quella, che chiamiamo Padre: qualunque sia verità, sia ben chiaro! E, se oltrepassata la soglia ci fosse il Nulla? Indirettamente, a questa domanda mi aiuta a risponderti il Bortocal. Il Bortocal mi ha fatto scoprire, il Nulla, come senso della possibilità! Anche questa possibilità di vita è un senso oltre ragione! Quindi, anche di questo senso si può dire che sta in piedi, solo per fede in un Padre, che il Bortocal chiama Nulla, ma che, essendo possibilità, come possibilità, E’! Alla fine de sto po, po’ de discorso, caro Pablito, come rispondere alla tua domanda: cosa darei, per credere? Per come la vedo io, il problema non è, cosa dare per credere, ma, cosa cedere, per credere. Un abbraccio: fortissimo!

asterisco

 

Croci e in_croci

Senza il Crocifisso, la Croce, a mio vedere, è il pedagogico memento che simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura. Non c’è forma, spirito, o cultura della vita che sia esente da cadute sotto i pesi che ci addossano e/o ci addossiamo. Della Croce, pertanto, direi che è l’universale memento (e monumento), che commemora e riguarda tutti i caduti sotto il peso dell’umanità, e/o della dis – umanità: propria o altrui che sia. Ricorda la caducità dell’umanità, inoltre, anche a quelli che credono di possedere la facoltà (vuoi in nome di un Io o vuoi in nome di Dio) di mettere in croce la vita altrui. Per questo senso, è monito che segnala l’errore all’affamato di qualsiasi genere di ambizione, ed è l’avvertimento che riconduce ogni esaltata umanità, al comune piano ed al comune valore. Se ho capito bene, la sua religione sostiene che il Crocefisso è un falso storico. Non ho basi per smentire e né per affermare. Porre affermazioni in fatti e discorsi originati in lontani contesti storici e culturali può sconvolgere il proprio quanto l’altrui pensiero; può procurare dei dissidi così gravi da addolorare per epoche (come è stato per le passate e com’è per le presenti) anche le future generazioni. Si può scegliere di porre pace, però, tanto quanto la nostra parola accetta di lasciare l’ultima, alla Vita. Nell’accettare di lasciar alla Vita l’ultima parola, e nel gesto dell’amore e dell’amicizia che è nel porgere l’altra guancia anche alla ragione altrui, vedo concordanti (nello spirito della vita personale come in quello delle genti) le finalità pacificatrici dei profeti di vita.

Luglio 2006

asterisco

Il cristianesimo

tutto si può permettere fuorché fare la fine di Cristo, eppure, la farà, anzi, dovrà farlo.

Non ho modo di capire i tempi i fatti e le passate emozioni, se non identificandomi in quei tempi, fatti, e passate emozioni. Il metodo è tutto fuorché scientifico. Mi assolva il fatto che non sto spacciando scienza: solo pensieri. Vuoi per una raggiunta maturità  spirituale, vuoi per quanto ho letto anche su queste pagine mi ritrovo in mezzo ad un cammin, che da una parte mi reca verso la figura evangelica del Cristo, e dall’altra, verso una sua non canonica interpretazione. Quale, la vera?

Cos’è, Parola? Cosa dice, la Parola? La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Direi, allora, che la prima parola di una vita, non può non essere agita dalla presa coscienza del suo essere in vita, e quindi, dirsi vita. Se ciò è di una vita conseguita, ciò non può non essere di una vita al principio di ciò che è conseguito. Ammesso questo stato di coscienza al principio della vita, e ammesso Dio al principio, direi che ne consegue che Dio è, sia prima vita che prima parola.

In quanto appartenente della Casa di Davide, si ipotizza un Cristo anche guerriero, anche condottiero. Ogni movimento di guerra  comporta vittorie e sconfitte, speranze e delusioni. Comporta l’accettazione di poter morire per la causa. Comporta anche, il dover far morire per la causa. Accanto all’idea del Cristo guerriero, (non l’avrei avuta se non avessi letto le tue ricerche) innesto la mia; e se il Cristo, re e guerriero, si fosse reso conto della vanità  dei suoi intenti, e/o del suo ruolo dinastico? E, se si fosse reso conto, che nessun genere di vittima vale una messa sull’altare del potere? E, se si fosse reso conto, che nessuna ragione è legittima, se giustificata dal sangue, e/o dalla sofferenza? Il Cristo della Casa di Davide, prima di cadere sotto il peso della croce di legno, può essere caduto sotto il peso di queste e/o analoghe ipotesi che passo per domande? Se giunto ai punti che ipotizzo che gli restava di fare? Abdicare al titolo e all’appartenenza alla Casa di Davide? Lo sento impossibile! Che fare, allora? Andò nel deserto e ci pensò! Tornò con un altro Sovrano: quello della Casa della Vita: e a quello, abdicò la volontà  della Sua. Come sia andata a finire lo sappiamo. Non di certo per erronea scelta sul Padre, ma perché all’uomo necessita una più concreta sovranità.

Si dice che l’uomo è un animale sociale. Giusto. Quello che generalmente non si dice, però, è che il bisogno di socialità  è motivato dalla paura. Paura di essere solo. Paura dell’altro/a. Paura degli eventi, ecc, ecc. Si sconfigge quella paura, o diventando più potenti, o aderendo a più potenti gruppi. Fra i più potenti, il Principato e/o la Religione.

Il più potente fra i gruppi è certamente il Padre, ma, il Padre, soffre di un grosso guaio: è nell’alto dei Cieli. In quanto in alto, (e, quindi, distante) è diventato (o meglio, l’hanno fatto diventare) come il conte che per la cura concreta della proprietà si serve di mezzadri. Guaio vuole, che i mezzadri, preso atto che il conte lasciava liberi i campi, si sono auto nominati suoi curatori, e con il tempo, piramide di potere sulla parola: prima emozione del Principio. Anche Cristo si è auto nominato Mezzadro del Conte, sino al punto da dichiararsi sovrano vicario? No, ha solamente detto l’identità  del Conte, ha detto che è Suo figlio, e che la Casa del Conte è aperta a tutti.

Per ogni potere, o sei con quello, o sei contro di quello. Certamente ci si può estraniare anche dalle logiche di potere, guaio è, però, che il Cristo apparteneva alla stirpe di Davide, quindi, potere già di per sé. In quanto tale, anche nolentemente competitivo. Potenza da disinnescare, quindi.

Il Profeta ebbe a dire: Cristo verrà dopo di me. Come? Per rinascita della persona di Cristo in ambito islamico, o, nello stesso ambito, per rinascita del pensiero di Cristo? Al punto, mi domando se l’ostilità verso i “crociati”, non sia motivata anche dalla paura che il filo della spada islamica possa essere condizionato dal legno della Croce. Chi vivrà, vedrà!

Gennaio 2008

asterisco

La Colpa della Chiesa

“Chiudere le porte ai fedeli significa ammettere che la Chiesa ha fallito!”

La Colpa della Chiesa (di tutte le Chiese) consiste nel non aver mai confermato con sovrana decisione che la massima Chiesa della fede (di ogni fede) è lo stesso fedele. Ulteriore colpa, nel non aver preso atto delle ovvie conseguenze. Se i fedeli sono Chiesa, a che servono le chiese (nel senso di costruzione) se quella del Padre sono gli stessi fedeli? Per ascoltare la Parola? Essendo i fedeli Sua chiesa, direi che già l’ascoltano ascoltando la Chiesa che è la propria vita. Per la Comunione? Essendo i fedeli Chiesa del Padre, già la fanno, tanto quanto sono vita in comunione con la vita del Padre. Se già non sono vita in comunione con la vita del Padre, il rito che la ricorda è solo uno strumentale teatro. A mio vedere, quindi, la chiesa nel Covid ha da preoccuparsi di una sola questione, e cioè, che i fedeli si rendano conto che sono tali pur restando a casa anche nel dopo Covid.

Mauro e la fede

“Quando scrivi, Dio non può generare nulla che non sia a Sua immagine, io mi chiedo smarrito da dove ricavi la sicurezza che dimostri. Come sai il mio Dio è (quasi buddisticamente) il Nulla. Sarà una teoria altrettanto avventurosa della tua, ma mi induce a ritenere blasfemo nei fatti, se non nelle intenzioni, che parla di Dio come se lo avesse conosciuto al bar… E purtroppo questa “avvventurosa teoria” mia non fa eccezione neppure per gli amici, ai quali mi viene spontaneo chiedere se sono sicuri di non bestemmiare.”

Ammesso il Principio della vita (qualunque cosa sia o si chiami o venga chiamata, che l’ho stradetto decine di volte) il resto delle mie certezze concettuali le ho ricavate anche con l’aiuto del Devoto – Oli. 🙂 La relazione fra Immagine e Somiglianza riguarda la vita, non le sue forme, e tanto meno il suo vivere. L’ho stradetto anche questo. Ho semplificato il mio concetto su “Principio” e su “vita”, dicendolo anche così: il Principio della vita è la vita che ha attuato il suo principio: la vita. Io non ci vedo Grande vecchio in questo mio dire, ma se per caso mi è sfuggito fammelo sapere. 🙂

 “come sai il mio Dio è (quasi buddisticamente) il Nulla.”

E’ un concetto che mi è rimasto impresso, che non ho contrastato, e al più, discusso con te. Vedo il tuo concetto di Nulla (come possibilità di vita) come chi, fermo sulla soglia di uno splendido palazzo, (la vita) non osa entrarci perché è impossibile che sia così!

“sarà una teoria altrettanto avventurosa della tua, ma mi induce a ritenere blasfemo nei fatti, se non nelle intenzioni, che parla di Dio come se lo avesse conosciuto al bar…”

In genere mi rifiuto di nominare Dio. Non chiamo per nome neanche il primo che passa, e, quindi, figurati se lo faccio con chi non conosco. Io immagino, Mauro, non, so. Tienilo presente per le prossime volte. Come detto sopra, in genere parlo di Principio perché vita al principio. Il guaio è, che è un termine non compreso nella generale cultura religiosa o no, pertanto, se nomino Dio, lo faccio solo perché mi vedo costretto a farmi capire anche secondo il comune linguaggio. Il tuo commento non è “avvventurosa teoria”. Mi domando, piuttosto, se non sia mosso da dello spirito Ferrante. Nolente te, potrebbe non essere tanto ovvio!

Giugno 2008

Contro il castigo divino

“Ho ricevuto un audio Whatsapp che invita a pregare contro il ‘castigo divino’. Beh, un Dio così io ve lo lascio!”

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E’ in queste particolari condizioni che mi spiego perché non hanno ancora staccato Cristo dalla croce. Meglio lì, infatti, che libero di rovesciare i banchi di ogni psichiatrica risma, per una presunta misticità generalmente originata da manifestazioni spiritiche, insufficientemente combattute da una chiesa fiancheggiante per comodo quando non per impotenza.

Il Principio in Cristo e il Principio in Maometto

Per come la vedo, la differenza fra il concetto di Padre e di Allah sta nel fatto che uno è Signore (a dir di Cristo) e l’altro Padrone a dir di Maometto. Ci vedo anche un’altra “differenza”, e cioè, che l’idea di Cristo su Dio è prevalentemente materna (accogliente) mentre quella di Maometto è prevalentemente paterna, cioè, determinante, direi a livello feudale. Si può anche pensare che l’idea di Dio dei due tramiti sia nata dal bisogno personale (elevato poi al divino) di trovare un nuovo principio della vita: amante in Cristo, ordinatore in Maometto. Viste le odierne cose, c’è di che pensare (e sperare) nella visione del Profeta che ho letto da qualche parte: Cristo verrà dopo di me. Non di certo la persona di Cristo, ma il principio spirituale (l’amore per la vita) che ha seminato. Mi rendo ben conto che non siamo in grado di conoscere l’originale pensiero di Cristo, e che ciò che diciamo suo, è grano mescolato alla pula. Cosa fatta, capo avrà!

Dio e Vicari

La mia idea di Dio non alberga in nessuna delle parole usate da questo papa: (“Dio non si rivela più, sembra nascondersi nel suo cielo quasi disgustato dalle azioni dell’umanità”) ma certamente hanno offeso la mia idea di Dio. La mia idea di Dio si regge su due basilari concetti: l’idea cristiana del Padre, e l’amore oltre ragione (in questo senso mariano) che Pietro manifestò verso l’Umanità chiamata Cristo. Se ci manca il senso dell’accoglienza mariana e petrina della vita non può esservi la rivelazione di Dio.

Elementare, Watson!

Padre, è colui che origina la vita, quindi, al principio della vita vi è il Padre. Chi principia la vita, ha la vita come principio. La vita, quindi, è il principio di chi principia la vita. Lo stato della vita che principiamo dice l’attuazione dei nostri principi. Lo stato dell’attuazione dei nostri principi, dice che Padre abbiamo trovato.

Luglio 2006

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Lontano da me qualsiasi genere di fanatismo

Velatamente, ma quasi sempre dogmaticamente, il mio pensiero spirituale viene accatastato con quelli dei fanatici. Lo fanno anche quelli che di me conoscono solo qualche titolo di post. Urge, allora, questa precisazione. “per Damasco” non detiene alcuna verità; men che meno la Verità. Non per questo non conosco il luogo della Verità di ogni verità. L’ho trovato nella pace dello Spirito: la forza della vita sia del Principio, che del nostro principio. La pace dello Spirito, e nel nostro spirito, è luogo di verità (e al Principio della Verità) perché la pace è il luogo del silenzio che subentra alla cessazione di ogni dissidio. Se tutto questo vi pare fanatismo, allora, sono un fanatico che non sa di esserlo. Attendo lumi!

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Quando la Chiesa non sente?

Esperienza insegna che un guidatore agisce il volante un po’ verso destra e un po’ verso sinistra anche quando la strada è dritta. Se non lo fa, finisce fuori! Perché lo fa anche quando la strada è dritta? Mi rispondo: perché la condizione della strada influisce la condizione del volante che influisce la condizione del guidatore. Lo stesso fa il marinaio con la sua barca quando ascolta il mare. La chiesa che non agisce allo stesso modo è una chiesa che ha scelto di non ascoltare la strada (la vita) sulla quale agisce. Non occorre essere profeti per sapere che è destinata ad uscire dal percorso: già lo vediamo.

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Il magistero della Chiesa non è asessuato

Riprendo quanto ho già espresso in post e/o commenti. In quelli, dicevo che c’è la Chiesa dell’Amore e quella del Potere. L’Amore è un piacere che accoglie senza condizioni: è il principio culturale della Donna. Il Potere, è il piacere che determina cosa l’Amore deve accogliere: è questo, il principio culturale dell’Uomo. Per quanto detto: la Chiesa è culturalmente Donna, tanto quanto accoglie, e culturalmente Uomo tanto quanto determina cosa vi è da accogliere. Segua ognuno la Chiesa che più corrisponde al suo sentimento religioso. Per quanto riguarda me, seguo la mia strada.

Luglio 2006

Le rose della vita

Dio l’è nel creato, come un so’ scrito no’ l’è Eugenio, ma quel che l’ha dito.
E, Dio l’ha dito: vita. Che la sia deventà na rosa, l’è tutta n’altra cosa da quel che l’è restà, Respiro Primo, là!

Poteva, Dio, sostenere un qualcosa di diverso dalla cognizione di Sé? A mio avviso, no, perché la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Se così è nella Somiglianza, così non può non essere nell’Immagine. Non per questo intendo dire che Dio non è in grado di dire rosa, ma per questo intendo dire che essendo l’assoluto Principio dell’emozione di ogni vita, è Parola, non parole; è Nome, non nomi; è Universale, non particolari. Sento di poter affermare, pertanto, che Dio è vita, (atto della creazione data la Sua emozione), ma non è nella vita, (atto dell’evoluzione corrispondente alla creazione), se non come volontà di creato. Con altre parole, è atto della rosa, non, vita della rosa. Chi ammira Dio nel creato ha la bellezza della rosa come maestra. Chi ammira Dio nella vita, ha la bellezza della verità come rosa. Quale, la rosa giusta? Siccome so ben distinguere la conoscenza per speranza, dalla conoscenza per ragione, quello che io credo non è quello che io so. Quello che certamente so, invece, è che devo badare alle spine che ci sono in ambo le rose.

Non ricordo perché ho scritto a Scalfari in questi termini. Probabilmente, perché avevo commentato così un suo scritto.
Luglio 2006

 

A proposito della lettera “Io sono vita” mi spiego

venaminiL’affermazione “IO SONO VITA” per me è chiarissima. Devo ammettere, tuttavia, che è diventata tale dopo un trentennio di giornaliere riflessioni. Chi la legge la prima volta, però, risulterà, temo, un attimo disorientante. Sento il bisogno, quindi, di doverla frazionare per chiarire.

Premetto un sogno.

Anni che furono, fra sonno è veglia, una bellissima voce di donna mi disse: cristiano, non cristiano. Lo fece tre volte. Ricordo che mi svegliai un pochino irritato: mica ero sordo! No, non l’aveva detto tre volte perché mi aveva reputato sordo. Me l’aveva detto tre volte perché gli stati di principio della vita sono tre, quindi, una volta per la Natura: il corpo della vita comunque effigiato.

Una volta per la Cultura: la conoscenza della vita comunque ottenuta.

Una volta per lo Spirito: la forza della vita comunque agita.

Ulteriormente me le spiego (quelle tre volte) perché la vita nel nostro stato è trinitario_unitaria, perciò, soggetta ad essere così e non così, così e non così, così e non così, in ragione di infinite cause. Quello che vale per la nostra vita, vale anche per i miei discorsi: sono comuni e non comuni, comuni e non comuni, comuni e non comuni. Premesso questo, procedo. In rosso cito la lettera che spiego.

La parola è l’emozione della vita che dice è stessa.

L’affermazione si prova di per sè. Ulteriormente spiega perché il Mondo è pieno di infiniti linguaggi. Infinite, infatti, sono le emozioni che si sono fatte verbo e parola.

Il Principio è nel verbo Io sono, e Vita nel dirsi secondo emozione, ne consegue che il Principio ha attuato il suo principio: la vita.

Ogni religione ha dato nome al Principio in ragione della sua Cultura, ma secondo la mia lo nomino per attributo perché “non amo nominare invano e/o in modo vano”. Nulla di nuovo: quell’errore era già stato detto.

La mia parte non cristiana (non perché contrario ma perché pensiero altro) non sa perché il Principio sia già stato detto Verbo e Parola. Nel dire il mio perché, allora, spero di non star facendo la scoperta dell’ombrello!

Se ammettiamo che il Principio sia a somiglianza della nostra immagine, dobbiamo anche ammettere che il Principio sia in grado di dire a sè stesso, sia chi è che cosa è. Ammesso il Principio che universalmente immaginiamo, cosa può dire di sè quel Principio? Sentendosi vivo dirà IO SONO e nel dire il Verbo dirà la Parola: VITA.

Baso questa versione sulla Cultura nota, ma della religione nota io sono dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori. Ne consegue, che la parte fuori del mio pensiero ha anche altri pensieri. Giusto per citare il fondante, il mio Principio è lo Spirito: la forza della vita sino dal principio e dello stesso Principio. Verò è, che il Principio è assolutamente unitario. L’Uno che è, quindi, è di inscindibile stato. Posso considerare su una parte del Principio, quindi, solo per amor di pensiero.

Per questo amore, l’abbiamo pensato secondo Natura: è sono nati gli Dei.

L’abbiamo pensato secondo Cultura: e sono morti gli Dei.

Invece, pensandolo secondo Spirito (forza o potenza del Principio) muore la vita solo se (in questo stato della vita) muore la sua forza.  Constato che ci stiamo impegnando.

* Essendo il massimo Principio perché al principio, la vita del Principio non può originare  altra identità, altri principi, altro nome. Il Principio è quello che è: vita.

Perchè non può fare quanto sostengo? Lapalissiano, direi. Non lo può fare perché il Principio è un assoluto, e un Assoluto può originare solo sè stesso. Non mi pare di aver dimenticato qualcosa.

* Ho escluso questa frase dalla lettera Io sono vita perché, a mio sentire, ne spezzava la fluidità: la lascio qui.

 

Io sono vita

venaminiLa parola è l’emozione della vita che dice è stessa. Se il Principio è nel verbo IO SONO, e VITA nel dirsi secondo emozione (la parola è l’emozione della vita che dice sè stessa, ed è Parola se detta al principio) ne consegue che il Principio (in ragione dello stato del suo Spirito) ha attuato il suo principio: la vita. Un Assoluto è conoscibile solo per fede, ma la fede è ragione della speranza, non, ragione della conoscenza. Nella speranza data la conoscenza, si può affermare che il Principio è quello che è: vita sino dal principio. In questo altro sguardo sul Principio  vi è possibilità di fede anche secondo una convenuta ragione.

Chiesa, Pecore, e Capri.

Può darsi che la storia sia cattiva maestra. Può anche darsi che lo sia la nostra memoria.

La chiesa dovrebbe permettere un maggior sviluppo della coscienza delle pecore, ma maggior sviluppo significa allargare i perimetri dell’ovile, e allargare i perimetri dell’ovile, significa poter subire il rischio di un allargamento della coesione fra chi guida e i guidati: rischio, che c’è già dal momento che i pastori stanno restringendo la libertà di movimento delle pecore. Restringendo la libertà delle pecore, la chiesa restringe anche la libertà di movimento sociale. Come i poteri religiosi&sociali curano la sofferenza da restringimento della libertà delle pecore? Semplice! Gli da in pasto le ossa dei capri. I moti che rinnovano i princìpi sono sempre quelli: la paura e l’amore: adesso è il tempo della paura. Hai un bel dire, col cacchio che mi faccio capro per il bisogno di carne delle pecore! Lo affermi perchè ti è sfuggito un non piccolo particolare. Sull’altare del sacrificio oggi non ci mettono l’Omosessuale: ci mettono il suo abito mentale. A gay ho sempre preferito Finocchio. Lo preferisco perché con Finocchio, mica riesci ad inscatolare la storia dei martirizzati secondo norma.

Datata Luglio 2007 – Pressochè rifatta in data Dicembre 24/19

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Cosa distingue l’accoglienza della Chiesa da una libertà vigilata?

Cortese Direttore: l’ultimo “Spazio Aperto” scritto da Don Oliosi sull’argomento Omosessualità e Chiesa è più che chiaro e, non l’avrei mai detto, svolto anche in modo generalmente pacato. Con questo non voglio dire che lo condivido, ma solo che da oggi capisco di più le ragioni del rifiuto: ragioni opinabili fin che si vuole, ma, ragioni. Adesso mi aspetto di leggere le ragioni dei rifiutati. Non tanto perché coinvolto nel problema, (l’ho risolto decine di anni fa rigettando la Chiesa che mi rigettava), ma perché desidererei ascoltare meglio anche quelle voci. Sino a questo momento, infatti, ho solamente sentito dei lamenti, o dei  richiami ad un amore che essa è ben disponibile a dare anche all’Omosessuale, ma, solo a umanità lacerata, e a moralità, (suppongo la cattolica), sotto custodia.

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E’ possibile Dio dopo Auschwitz?

Vediamo di capirci: non ho alcuna intenzione di rompere la mia amicizia con te: in nome di nessuno! Tanto meno in nome di Dio che a me non risulta proprio di essere il suo portavoce. Non ho detto che è gesuitico pensare che Dio si occupi delle mie o delle tue rogne, ma che è gesuitico l’argomento sostenuto dagli atei per provare l’inesistenza di Dio, e cioè, se certe ingiustizie succedono, e Dio non interviene, ciò prova che non esiste. Ora, a questa tua domanda:

“è possibile Dio Dopo Auschwitz? O meglio: è sostenibile l’idea di un Universo in cui ci stiano, contemporaneamente, un Dio onnipotente e un bambino tra le braccia nude di una donna, un attimo prima che qualcuno li uccida entrambi?”

rispondo di si.

Secondo la mia visione culturale, infatti, Dio, è il Principio della vita che ha attuato il Suo principio: la vita. Lo chiamo Principio perche’ a me non piace nominare invano. Permettimi di sottolinearti il punto: la vita, caro Paolo, non, il vivere di ciò che quel Principio ha attuato. Con altre parole, Dio è responsabile del nostro principio, non, di quello che il nostro principio attua. Perché sostengo questa idea? Lo sostengo perché un principio primo (e per questo assoluto) non può originare che principi primi ed assoluti. Ora, quale il principio primo della nostra vita? Quello che noi facciamo? Ma neanche per idea: è quello che noi siamo. Ora, eliminando da noi tutti i minimi termini che ci resta come principio assoluto? Ci resta il nostro essere vita. Da questo principio, si emana il nostro essere in vita, e, quindi, il nostro vivere. Ovviamente questa mia visione non si concilia per niente con la visione cattolica di Dio, quindi, è un’idea eretica. Detta da me, poteva mai essere una visone normale? Chiaro che no! Non conosco abbastanza Dio per sapere se è una entità superiore. D’altra parte, nessuno ha mai sentito nulla di proveniente da Dio. Certamente vero, però, che essendo vita al principio della vita, la si può dire superiore se non altro perché prima. In quanto tale, non può esser detta bassa, così come tuo figlio non può esser detto di natalità superiore (o prima) della tua. O, no?  La fede, Paolo, è un credo che la ragione non può accettare perché è un vero e proprio salto nel vuoto. Nessuno infatti può dire di conoscere Dio, quindi, verso chi ci buttiamo? O, islamicamente dicendo: a chi ci dedichiamo? D’altra parte, quando mai un allievo paracadutista impara a diventarlo se non prende il coraggio di buttarsi dalla torre di allenamento? Ecco, della fede, inoltre, si può dire che è coraggio. Certamente coraggio dell’incoscenza (dal punto di vista della ragione atea o no che sia) o coraggio dell’in_coscienza dal punto di vista della fede. Per quanto mi riguarda, riconosco un solo principio della vita: il Principio; e a questo penso come Dio. Tutto il resto è teologia: in vero, scienza dell’ignoranza su Dio, non, della conoscenza. Sul fatto che pregarlo sia sensato o no, ad ognuno la sua fede. Per quanto riguarda la mia, a me viene di pensarLo solo quando ho momenti di felicità. Come vedi, non sono ortodosso neanche qui!

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Ad ognuno il suo giudizio

Bè, i preti infastidiscono anche me, non tanto perchè sostengono di sapere, ma perché riscaldano minestre, che a furia di bollire, è rimasto integro il solo principio di Minestra.

“ti concedo volentieri che la tua teologia è meno folle di quella cristiana, comunque a me questa disinvoltura imbarazza egualmente.”

Si, posso capire il tuo imbarazzo. Non tanto perché meno folle di quella cristiana (senza alcuna ironia ti ringrazio delle definizione) ma perché indubbiamente meno folle di quella paolino – cattolica. Ricorda, però, che io non ho mai detto teologico il mio pensiero, ne che lo penso, e ne che mai intenderò dirlo. Tanto meno ho detto che è una religione, e neanche ho mai sostenuto che è Verità: le mie sono solo visioni culturali. Quindi, gradirei che tu le discutessi su queste basi, non, su ciò che non si sono mai sognate di essere. Al proposito, il mio pensiero è questo: ti servono? Bene! Non ti servono? Bene!

“del resto la fede è un bisogno psicologico e quindi nulla può dirci rispetto alla verità, figuriamoci rispetto alla Verità!”

Per me, la fede dovrebbe restare una rivelazione privata. I mistici possono dire quello che vogliono. Accetto le loro opinioni, come accetto le tue o quelle di altri: con riserva di giudizio. Comunque sia, per me, di Dio non si può dire nulla di positivo e/o di negativo. Al più, si può dire che è! Comunque basata l’affermazione, questo implica un atto di fede, naturalmente, e la fede, è come il coraggio: chi non c’è l’ha, non se lo può inventare. Meglio o peggio che sia, naturalmente.

Non conosco quanto basta per capire questa tua opinione: ” … allora la differenza fra credenti e non credenti diventerebbe insignificante.”

Oso dirti solamente, che se spogli il cristianesimo di quello che l’ha fatto diventare cattolicesimo, altro non trovi che l’elevazione al Padre (unico pensiero teologico detto da Cristo, almeno per quanto conosco) di una morale naturale – sociale. Si, tolto il cattolicesimo, la differenza fra credenti e non credenti diventerebbe, non insignificante, come sostieni, bensì un differente corso morale, che, almeno a livello umano persegue lo stesso fine: il raggiungimento del bene.

Giugno 2008

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Seminaristi e bonsai

Bisognerebbe innanzi tutto, capire che cos’è la “chiamata”, cosa si intende per sentirsi “chiamati”, e cosa rivela_nasconde la chiamata. All’epoca, l’avevo sentita anch’io. Ho sintetizzato il rifiuto dicendomi: Signore, non son degno. Perché mi sono reputato indegno? A mio avviso per due nascenti verità. In una già sentivo le pulsioni omosessuali. Nell’altra (sia pure molto confusamente) sentivo presente la paura del dopo collegio. Di quello che c’era fuori, infatti, non conoscevo assolutamente nulla! Se era la paura che mi aveva tentato con la chiamata come avrei potuto presentarmi con animo onesto? Devo anche dire che i preti del collegio non mi hanno mai chiesto se volevo entrare in seminario. Forse perché avevano intuito la mia omosessualità. Andando giù di piatto, però, si può anche dire che non me l’abbiano chiesto perché (a parte il prete che mi amò o mi usò che sia) di non gradito tipo. Da avviare al seminario, cercano angeli, i preti dei collegi! Nella motivazione della chiamata non si può trascurare neanche l’ipotesi di una sistemazione all’interno di schemi da esistenziale sussistenza. In questa ipotesi, il chiamato/a si avvia al seminario come in altre occasioni e/o casi e/o indole, un giovane o una giovane si avvia alla carriera militare. Che ne sarebbe stata della mia sessualità se avessi risposto alla chiamata? Come per quella etero avrei dovuto reprimerla, ovviamente, ma sarebbe bastato questo, per fermare lo sviluppo di quelle piante? Certamente no. Quindi, sarebbero cresciute comunque, o una sessualità resa bonsai resta come forma la religione e/o il religioso giardiniere nel seminario che fa da vaso? Alla domanda ha risposto più volte la cronaca. Nulla sappiamo invece dell’animo religioso quando viene potato, e nulla, a priori, possono sapere i potatori nei seminari: se ne stanno accorgendo.

Dicembre 2007

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L’ovile cattolico

Blair lascia l’ovile anglicano e si ricovera in quello cattolico. Chissà dove è andata a finire la stanza dove ci si dovrebbe rivolgere alla Santità in cui si crede! Questo, almeno secondo il Cristo evangelico. Devv’essere finita, talmente ultima, nella nostra casa, che non sappiamo neanche più dove l’abbiamo messa! La troviamo subito, invece, quando deve diventare una testimonianza non dissimile dalla pubblicità. Il priore di Bose afferma: tanti i laici che ritrovano la vera fede!. Temperi le sue scoperte, il priore perché è anche vero che tanti credenti la perdono, anche se non sotto i mediatici riflettori! Comunque sia, buon per il Blair, se convinto della sua decisione spirituale. Non è mica questo che mi irrita! E’ la mano morta su ogni verità che mi irrita. Cosa cacchio significa, definire vera, la religione d’appartenenza, se non per implicito, definire false le altre! Della Verità, che cacchio ne sa il priore di Bose e quelli che la pensano come lui. La fede è un atto della speranza, non, della certezza! Che cacchio significa definire vera, una religione da casuale appartenenza se non istigare dissidi! Pronunciare motivi di crociate! Alimentare guerre! E questa sarebbe gente di pace? Ma facciano il piacere!!! Nelle scelte di fede, non sono contro nulla e nessuno! Se non altro, perchè so di poter credere, come so di non poter sapere! Quindi, ad ognuno la sua strada! Invece, di che ti gioiscono questi scopritori di redenti?! Gioiscono del ritorno del Figliol prodigo, purchè (se decide di farsi biondo ) usi la tinta che si trova solo nel loro supermercato! Suvvia! Ma siamo ancora qui?!

Dicembre 2007 – Meglio mirata nel Maggio 2020

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I cardini dei cardinali

Il cardinale dice: ai bambini mussulmani non nascondete la natura religiosa e cristiana della festa del Natale! Non sia mai che qualche disgraziato imbecille (dico io) non si sogni di dire loro che il Natale, altro non è stato che una conversione cristiana di una festa pagana. Non sia mai che questa laica teoria venga imposta ai bambini, sradicandoli così dalla tradizioni scese dal camino in cui vivono. Vivono, o condizioniamo a vivere?! Catastrofe quella perdita di radici, dice il cardinale! Meglio, quindi, dire la verità ai bambini mussulmani. La verità storica, smentisce le parole del cardinale. Naturalmente, non smentisce quelle storiche scritte dai cardinali. Allora, che cavolo dobbiamo dire, ai bambini mussulmani? Che la nostra fede, divisa fra verità storica e verità fideistica, è schizofrenica? E che cavolo speriamo di ottenere, con questa bella notizia? La conversione dei bambini mussulmani? I bambini bevono le feste come i fiori bevono l’acqua. Crescono mezzo appassiti? Che acqua abbiamo dato?

Novembre 2007

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Via e verità

Dove l’amore per la vita mi diventa principio, penso secondo il Padre; dove mi diventa Maestro, penso secondo Cristo; dove mi diventa abbandono nel Padre, penso secondo Maometto; dove mi diventa percorso, penso secondo Budda; dove diventa vita, penso oltre me; dove mi diventa vita, penso secondo me, ma, vita, è lo stato di infiniti stati della corrispondenza fra i suoi stati, quindi, non posso non essere, anche stato degli stati, di tutti quelli, che dalla personale via, mi hanno indicato la loro verità.

Novembre 2006

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Di_Segni

Alla c/a del signor Ricardo Di Segni Rabbino Capo della Sinagoga di Roma.

Ho postato questa lettera nel del Dicembre 2012 ma la prima stesura e’ datata Ottobre 2007. Allucinante guazzabuglio di speculazioni, la prima stesura. Guaio é, che me ne sono accorto, a lettera spedita, solo dopo anni! L’ho rivista nell’Ottobre 2017. Rivista e ulteriormente tagliata nel Maggio del 2018. Oggi (31 Febbraio 2020) l’ho verificata per la terza volta. Dovrei mandargliela allegando le mie scuse, penso, ma lo farò, quando avrò superato il peso delle insufficienze che sono nella prima e che spero di aver eliminato.

venaminiCortese Signore: secondo me, il signor Netanyahu non ha capito la lezione implicita nella richiesta di Dio ad Abramo, e forse neanche Israele. Per dire i i miei perché, avrei potuto rivolgermi anche al Rabbino della Sinagoga di Verona. L’ho fatto, una volta. Avevo un’associazione che si occupava di tossicodipendenti, all’epoca. Non ricordo, però, se quello l’argomento, oppure, sullo Spirito. Fatto sta che non ebbi riscontro. [Se era composta nella stessa confusionaria ragione di quello che ho spedito a Di Segni, ti credo!!!}  Fra i tanti pensieri sui motivi per non averlo dato, sospetto il senso di una culturale sufficienza. Rabbini o no, i sufficienti non corrispondono con  gli “insufficienti”. Non tanto perché non danno alla vita quello che gli compete, quanto perché non sanno sentire quando non basta. Fra i sufficienti, infatti, non risultano profeti. Se al suo posto ricevessi una lettera come questa, non potrei non temere sulla follia dello scrivente. Il che, non è da escludere del tutto, ma se può essere vero che in quella mi capita di andare, è anche vero che non mi capita di restare. Nel mio sito sostengo di aver dovuto tutelare la mia ignoranza per poter dire la mia conoscenza. La regola, se da un lato fa solamente miei, certi discorsi, dall’altro può portarmi a casi da riscoperta dell’ombrello. La prego di tener conto delle due possibilità. Le mando aperta questa lettera perché intendo pubblicarla anche nel mio Social. Nulla di preoccupante. Sono letto dai classici quattro gatti. Con i miei più cordiali saluti.

1) Essendo il principio della vita, lo Spirito divino non può non essere che un Assoluto. Ogni sua manifestazione, pertanto, non può non essere che d’assoluto. Dio manifesta il suo Assoluto, essendo e dando vita. Se nell’essere vita è principio assoluto, nel dare vita sino dal principio del suo stesso principio è Padre assoluto.

2) Un assoluto, non può generare atti di non assoluto. Un assoluto, infatti, é Immagine che genera Somiglianza ma che della Somiglianza nulla può essere, se non lo specchio in cui questa si riflette onde poter giudicare lo stato della sua somiglianza con il Principio. Con altro dire, lo stato della sua vita confrontato con lo stato della Vita. Cattolici o no che sia, non credo nei giudizi universali provenienti dall’Alto. Sarebbero profondamente ingiusti per i giudicati che stanno in basso. Essendo di bassa coscienza infatti, (quelli che stanno in basso) vivrebbero come ingiusto un giudizio da loro non capito. A mio sentire, neanche il Dio che pure può quello che noi non possiamo, si può permettere una giustizia così prepotente, e di tutti, così incurante.

3) Non potendo generare nulla che non sia la sua immagine, Il Padre della vita non può perpetuare che sé stesso. Essendo vita sino dal principio, quella perpetuazione genera sino dal principio! Non può generare nulla di altro e/o di alterno, appunto perché, essendo assoluto, non può essere né fare diversamente da quello che è.

4) Nessuna realtà comunque incarnata può dirsi figlio di Dio. Al più, può dirsi figlio eletto chi sostiene  (persona e/o popolo) di conoscere il Padre meglio di altri fratelli: persone o popoli che sia. Affermazione, questa, estremamente impegnativa, però, perché nessuno può dire di conoscere Dio, al più, di possederne la certezza della speranza che è il credo della fede.

5) Prossimo o meno prossimo alla vita dello Spirito divino, vi è la vita da quello derivata: gli spiriti. Bay passando quello che su gli spiriti ognuno crede, mi segua ancora secondo ragionamento.

6) Vi sono spiriti elevati e spiriti bassi. I più elevati, non necessariamente sono i più potenti. Quelli più potenti lo sono, per maggior forza data la maggiore conoscenza del Principio. Non necessariamente sono i più elevati.

7) La maggior forza di uno spirito potente implica motivi d’uso di quella forza; legittimo e necessario uso perché la vita mantenga e perpetui sé stessa, ma, opinabile quando non malevole uso se finalizzata a raggiungere, mantenere e perpetuare del potere sulla vita: vuoi di una persona, vuoi di un popolo. Perché mai sarebbero “beati i poveri di spirito”, infatti, se non per il fatto che non usano la forza della vita (lo spirito dato lo Spirito) per questioni di dominio? Il legittimo uso della forza della Vita sulla vita, quindi, spetta al Principio, (con ciò intendendo il Tutto dal Principio) non, a quella di creature derivate dalla sua potenza.

8) Dalla lettura che ho ricavato dall’Immagine della vita del Padre e della sua creatura, la creazione come  Figlio, (visione di principi che nell’assoluto diventano uno) ne ricavo il disegno di due principiati principi della vita originata dal Principio: Abramo, a Somiglianza del Padre della vita, (la vita del Principio) e Isacco come figlio_creatura_creazione dei principi di Abramo.

9) Ora, secondo il messaggero, il Principio divino chiese al principio umano di sacrificare il figlio; e Abramo va, ma al momento dell’atto viene fermato dal messaggero che gli “dice” di essere stato provato dalla volontà di Dio. Non entro nel merito di nessuna fede personale, tuttavia, come nell’analogo caso del sacrificio di Cristo, non riesco proprio a immaginare un Dio di tale volontà, a meno che, non sia stato frainteso da millenni!

10) Nessun nome può identificare il Principio divino della vita. Tanto è vero che a Mosè si presentò come “Io sono quello che sono”.

11) Il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male, Il che vuol dire che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Ciò rende bifronte l’identitaria affermazione dello spirito sul Sinai.

12) La corrispondenza fra spiriti avviene per affinità di spirito (forza della vita per il corpo e vita della forza per la mente) fra corrispondenti principi. Quale via di corrispondenza fra punti in comune vi può essere fra uno spirito supremo perché relativo a sé stesso, ed uno spirito relativo al supremo ma per somiglianza con quell’immagine? Mi rispondo: pur nel rispettivo stato la corrispondenza fra Spirito e spirito è possibile perché sia lo Spirito del Supremo che lo spirito di Abramo hanno in sé la vita come eguale principio.

13) Essendo assoluto, Dio sentì la vita di Abramo in modo assoluto. Essendo relativo, Abramo sentì la vita di Dio in ragione dello stato della conoscenza che aveva in coscienza. Certamente ben relativa rispetto alla conoscenza di Dio. Ovviamente il dialogo fu di spiritualità impari, e quindi, da parte di Abramo, di impari comprensione.  Il “linguaggio” divino, infatti, non può essere certamente e direttamente inteso dal linguaggio umano.

14) La comprensione in Abramo fu resa possibile dall’intervento di un tramite fra i due spiriti: l’angelo traduttore del messaggio divino. E’ tramite, il medium fra i due stati della vita: la nostra e l’ulteriore. Nulla si sa e/o dice la storia sullo stato di vita di quello spirito. Basso? Elevato? Elevato per sé? Elevato per la Vita e/o per la vita? Potente? Quanto potente? Per chi? Per sé o per la Vita? Non si sa, tuttavia, si crede, o quanto meno si sorvola, non tanto perché si possa dire vera la storia dell’angelo quanto perché è antica, e quindi, nella generale conoscenza dei credenti, fortemente sedimentata.

15) Lo spirito biblico che si dice Dio ha nominato Israele in più modi: eletto, fra quelli. Essendo creazione della sua creatura (la vita) direi persino ovvio il titolo, anche se non pare sempre meritato a quel che il Libro racconta: almeno a odierno parere. Perché ha detto Eletto il popolo di Israele e, almeno per quanto mi risulta,  non di altri popoli? A mio vedere, perché Dio (che è Spirito, cioè, la forza della vita) “parla” ai corrispondenti spiriti in ragione dell’affinità di spirito. Quale lo scopo dell’elezione? A mio vedere, per poter formare, di tante tribù, un popolo e una Alleanza fra Vita e vita. Perché Dio sente il bisogno di avere un popolo? Mi rispondo, perché Dio è Uno e chi è Uno porta a fare si che tutto lo diventi.

16) Popolo eletto è un’etichetta molto conglobante: sia nel caso di pura fede, sia nel caso di una fede mossa da altri interessi. I pastori della pecora Israele ne avevano più che bisogno, se solo si pensa che al pur grande Mosè capitò di subire l’onta del vitello d’oro solo perché si era assentato per qualche momento. Per analogo scopo, analoga situazione la visse anche Maometto. Poté conglobare uno sparso spirito tribale in un unico spirito, infatti, perché usò lo stendardo di Abramo: “sottomesso a Dio”: lo sapesse o meno, Maometto, e/o glielo disse o no il “suo” angelo. Per quanto mi riguarda, amo maggiormente la traduzione di “dedicato”.

17) Collocata ai nostri tempi la storia, se Abramo è l’immagine di padre di Israele, e se Israele è l’immagine di Isacco perché “figlio” di Abramo, cosa mai ha chiesto, (e come credo, chiede oggi) lo spirito divino a quel Patriarca? A mio sentire, ha chiesto e ancora chiede: se mi occorre il sacrificio della tua volontà, me lo farai? Mi chiederà: cosa ti fa pensare che la domanda di Dio ad Abramo sia valida tutt’ora? Essendo Dio un principio assoluto e quindi senza fine, trovo logico pensare che anche le sue domande siano senza fine.

18) Ma, perché mai Dio vorrebbe ancora il sacrificio della volontà di Israele visto in Isacco? Due le ipotesi

* perché la remissione di Abramo alla volontà di Dio è remissione anche islamica, e quindi, sta avvenendo una inutile guerra fra figli della stessa casa anche se con divero nome

* perché è un popolo eletto, e il popolo eletto è destinato ad avere la vita come terra, non, una terra come vita, che l’Assoluto non può promettere. Essendo assoluta conoscenza del suo spirito, infatti, può promettere ciò che è (Spirito della vita) non che non lo è.

In conclusione, mi sa che con il signor Netanyahu ed Israele, neanche Abramo abbia inteso l’insieme delle lezioni che sottostavano alla richiesta di Dio e che le esprimo in ipotesi. O se capite da tutti i soggetti, non vissute da tutti i soggetti. Sia pure non comprese, Abramo però le ha agite, e ha  vissuto per fede ciò che non ha potuto capire per ragione: e questa è la lezione più grande fra quelle che le ho numerate: la ritroviamo in Pietro che accolse la vita del “Figlio” oltre conoscenza e ragione, e la ritroviamo nella Donna che per la stessa accoglienza fu madre di quel “Figlio”. Morale della storia: il fratricidio fra il mondo ebraico e quello islamico cesserà, quando ambedue i fratelli renderanno a Dio la stessa abramitica risposta: la remissione della volontà della reciproca vita, alla volontà della Vita.

Martini for president

Non amo i papati, come non amo le gerarchie di qualsiasi genere. Tuttavia, sarei disposto a subire un’eccezzione per il Cardinale Martini. Non trovo, ovviamente, nulla di nuovo in quel cardine, se non la disponibilità a cercare il nuovo. Nella Repubblica di oggi, dice: “Dialogo senza scontro, e basato sull’ascolto reciproco”. Ecco, dobbiamo ritrovare i significati di “ascolto”. Ovvi, quelli con le orecchie, ma, è solo con l’orecchio che possiamo ascoltare la vita altra? No, lo possiamo anche con l’ascolto della com – passione: condivisione della pena che è nella fatica di vivere. Il cardinale Martini, pare non aver dimenticato questa capacità. Come par non aver dimenticato la grande lezione di Cristo: ognuno da quello che può! Naturalmente, è una lezione che nessun potere può accogliere, se non diventando meno potere! L’odierna chiesa di Cristo, (tale ad opinione dei vicari ma non della mia) può permettersi di diventare meno potere? Il punto è questo. Il resto, è Dico: (D)ivinità (I)n (C)omune (O)stensione!

Febbraio 2007

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Non tentate. Non sapete. Non potete.

Leggo di un teologo che si arrampica sui vetri per dire la sua idea di Dio. Va bèh! Non mi garba, però, che ponga qualitative differenze fra fede e fede. La fede è ragione della speranza, non, ragione della conoscenza, quindi, tutte possono essere giuste come tutte erronee. Non per questo, necessariamente false. Falsa, (nel sendo di ipocrita) rischia di diventarlo, quando pretende di rivestire di “rinascita”, le menti di altri luoghi. Sia o come sia mi bolle l’animo, e come sempre succede, scrivo!

Non tentate. Non sapete. Non potete.

Io sono quello che sono.

Sono Parola. Sono la Forza. Sono il silenzio e la sua emozione.
Non mi trovate nei perché, nei percome.
Sono l’irraggiungibile stazione
delle vostre tesi su di me.

Io sono l’Amore. Non sono il Divisore.
Sono colui che vi eleva la croce.
Sono la vostra voce.

Non sono lo scranno della vostra brama di sapere.
Non mi tocca la fama: nessun potere.
Sono la chiesa che dura.
Non mi serve muratore: nessuna struttura.

Io sono il Verbo.
Sono la vostra mano. Il vostro piede.
Sono il principio di ogni luce.
Sono dove il dissidio tace.

Sono Pazienza, clemenza, pietà, umiltà, semplicità.
Io sono la vostra profondità.

Sono dove vi è fede.
Dove il bene intercede.
Sono l’Universo che tutto contiene;
la Promessa che mantiene.

Sono acqua per la vostra sete.
Il vostro mare quand’è in quiete.

Non sono Figlio. Non sono Madre. Sono il Padre.
Sono il senso di moglie. Non sono le sue doglie.
Sono il senso di marito.

Io Sono l’Infinito.

Sono Sovranità, Libertà, Carità,
e l’Immagine della vita:
primo, unico, ed ultimo profeta.

Io sono il basso e sono l’alto.
Sono larghezza e lunghezza.
Sono Geometra e geometria.

Sono, la tua poesia.

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Limbo: la chiesa lo rinvia.

Ma và?! A mio capire, limbo é la zona della vita culturale e spirituale in cui si elabora l’informazione; è la zona in cui comanda la volontà di discernere; è zona in cui si entra quando si dubita, e si esce quando si sa. Siccome, ben di rado possiamo dire di sapere definitivamente, (a parte le informazioni generalmente acquisite) direi che usciamo ben di rado da quella zona. Dante, che al proposito ne sa molto più di me, non per niente mette, ivi sospesi, i saggi. Meglio sarebbe stato, ivi sospendervi gli ignoranti. Meglio avrebbe fatto, mettere i saggi in Paradiso. Tentata di eliminarlo, la Chiesa decide di prendersi due anni di aspettativa. Ha fatto bene! Un po’ di limbo a ciascuno non fa male a nessuno!

Ottobre 2006

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Ai corinzi di oggi

Nella chiesa, diversi ministeri, dice il Saulo/Paolo nella Lettera ai Corinzi

 

E diversi minestroni dico io in questi post sui carismi dello Spirito, degli spiriti, e sui santi guaritori vuoi per carisma dello Spirito, (si dice, o dicono) vuoi per quello di chi non si sa chi.

Dice, il Saulo/Paolo: vi sono poi, diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito?

khárisma, der. di kháris ‘grazia’, dicono i miei due santi protettori Devoto – Oli. Per questo significato, è come se il Saulo/Paolo avesse detto: vi sono diverse grazie, ma una sola è la Grazia. La grazia è il dono divino, elargito a un credente a vantaggio dell’intera comunità.

Naturalmente, il Saulo/Paolo intende la comunità dei credenti. Per chi non è credente, ciccia! Se vi è una sola Grazia, e la Grazia è Spirito, ma non vi è un solo spirito, ne consegue che a diverse grazie corrispondono diversi spiriti. Chi è lo Spirito? Lo Spirito è la forza della vita del Principio che ha attuato il suo principio: la vita. Chi sono gli spiriti? Gli spiriti sono forze della vita che ha attuato il principio della loro vita. Cosa distingue l’identità dello Spirito, dall’identità degli spiriti principiati dallo Spirito? Direi, lo stato della forza (vitalità nel corpo e vita nella mente) del loro stato di vita. Lo stato della vita dello Spirito del Principio, in quanto primo, è sovrano. Lo stato della vita degli spiriti, in quanto attuati dal primo, sono spiriti secondi.

“Ma uno solo è il Signore” dice il Saulo/Paolo.

Essendoci un solo Principio non può essere che così! Come si giunge a concepire la vita secondo Spirito, e come si giunge a pensar vera l’esistenza degli spiriti? Alla mia esperienza, risulta solamente per mezzo di quella potenzialità di contatto fra realtà visibili ed invisibili che chiamiamo medianità. Vi è solo oro in quello che la medianità permette? No.

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La chiesa non cerca l’egemonia dice don Bagnasco

Non è vero che la chiesa non cerca l’egemonia. Non è vero nello spirito dei credenti: forza naturalmente egemone in virtù del fatto di sentirsi bandiere di fondanti concetti! Chi, fabbrica quelle bandiere? L’istituzione ecclesiastica! E, per quale scopo le costruirebbe, se non per garrire? Nulla di male il garrire, ma, garrire sulla propria asta, o garrire più in alto delle aste di altre bandiere?! Questo è il problema! E’ ben vero che la chiesa non ordina a quelle bandiere di garrire sopra le altre. Vero è, però, che in ragione della fede dei credenti, più in alto ci finiscono comunque. Perché? Ovvio! Perché più in alto garriscono le bandiere, e più in “cielo” si sentono i reggitori delle aste! Cosa spinge le aste delle bandiere più in alto delle altre? La volontà della chiesa? No! La volontà di supremazia dei credenti, o con altre parole, la volontà di raggiungere un maggior spazio di cielo! Da cosa è formata la chiesa? Dalla somma dei credenti che reggono le aste delle bandiere! Sono credenti in pace con sé stessi? Se lo fossero, non avrebbero bisogno di manifestare alcuna vanità, e quindi, neanche di bandiere per manifestare il fideistico raggruppamento! Cosa fa la chiesa per temperare se non per ridurre quella volontà di vanità dei suoi adepti? Direi, poco niente! Allora, come cavolo fa a sostenere di non perseguire nessun desiderio di egemonia, dal momento che nulla fa per impedire l’egemonia delle sue bandiere e dei suoi sbandieratori?

Giugno 2007

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