Agli Artisti credenti

Nei Vangeli che il credente conosce emerge la Parola che hanno reso vincitrice su le molte dette. Ne consegue, allora, che, a scopo di potere, è frutto di opportunistiche preferenze. Su di quelle, immaginate il bambino che si fidava della parola dei padri su quanto raccontavano sul Padre.
apenna

Per quanto raccontavano sul Padre, immaginate quanto si sia sentito escluso, offeso, umiliato, spaventato, a motivo di un’emozione sessuale non corrispondente alla norma: vuoi del Padre, vuoi quella detta dai padri. Immaginatelo, ora, davanti a una grotta per il serale rosario, mentre, sentendo la “chiamata”, si sente rispondere Signore non son degno alla figura di un Cristo che, indipendentemente dalle mie fughe dallo sguardo, comunque mi seguiva. Ora so che l’insistenza di quello sguardo è dovuto alla qualità artistica dell’opera, non, ad effettiva possibilità di moto, ma all’epoca, che ne sapeva un bambino da terza elementare, con conoscenze da orfanotrofi più che di vita! Immaginate ora, la crescita di quel bambino sotto pesi piu’ grandi di lui. Immaginatelo cresciuto, un po’ subendoli, un po’ rimuovendoli, un po’ baipassandoli. Diventato adulto per maggior discernimento, ora quell’uomo si e’ reso conto di quanto abbia sofferto per nulla! Per il discernimento raggiunto, infatti, nulla sta in piedi della Parola che gli hanno somministrato. Non per questo ha perso la fede nella Parola, ma per questo (avendone bisogno) l’ha cercata, e a suo dire trovata, per altre vie. Data la pochezza culturale di quell’uomo, la sua rivelazione è indubbiamente detta da un pescatore incolto. Ben più sapientemente dicevano i padri che l’avevano illuso, e che, a mio credere, continuano ad illudere, rendendo bella la Parola per mezzo di belle parole. Ammesso e per amor di tesi concesso se non da me (penso) che la Verità viene prima della Bellezza, e che se della Verità nulla sappiamo, su cosa gli artisti basano la fede nella Parola, se non per Credo su l’inconoscibile bellezza del Verbo? O si basa su verbi e parole, emozionalmente motivanti perché vivificano la loro vita. Mi chiedo ancora: i credenti artisti, seguirebbero la Parola se indicata da un pescatore, poeticamente parlando, non in grado (o non intenzionato) ad elevare l’animo esteta al Regno dei Cieli? Si, aveva ragione il Cristo che ci hanno detto: beati i poveri di spirito. A mio sentire, non poveri perché variamente nulli, bensì perché sentono solamente il loro spirito. Si, ad ognuno “la sua via, la sua verità, la sua vita”.
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Se al principio…

Se al principio non esiste che il Principio ciò significa che è senza nascita? Ragionando secondo Fede tutto è possibile. Ragionando secondo umanità non tutto è possibile. E’ possibile congiungere la Ragione con la Fede? Nelle parole della vita, no. Nella vita come Parola assoluta, si. Si può dire allora, che al principio, la vita (il suo tutto dal principio) ha originato sé stessa? E qui si torna daccapo: secondo parole, no. Secondo Parola, si. Questo discorso ha un possibile errore? Si! L’abbiamo compiuto da quando abbiamo nominato il Principio della vita (la Vita) con altri nomi. La Vita non necessita di nascita e di nomi: la Vita, è!

apenna

Quale sessualità nel Cristo evangelico?

Caro Francesco: a che gender é appartenuta la spiritualità culturale di Cristo? Etero o Omo? Voglio dire, spiritualmente parlando, amò i diversi, o amò i simili?

apenna

E chi l’uccise? La cultura divisiva perché condizionante (quella spiritualmente Etero) o la spiritualità Omo, che nel suo principio pone l’eguaglianza di spirito come alleante condizione? Per quanto è fondato sostenerlo, certamente amò la vita: crapulona o no che sia stata e/o che abbia trovato. Nella vita che amò, certamente ci sono stati quelli prevalentemente etero spirituali come anche quelli prevalentemente omo spirituali.Al proposito, sento il bisogno di vedere da vicino, se il suo amore per i simili abbia cambiato in simili anche i diversi. Basta un breve giro di Storia per vedere che in genere gli è andata buca. Dopo di lui, altri hanno colto il testimone, (il Principato e la Religione, indipendentemente dai tempi e dalle forme) ma come nel caso del Testimone del Padre, più di tanto non hanno potuto, o saputo. Bisogna ammettere, però, che più di tanto non hanno neanche voluto. Si sono immediatamente resi conto, infatti, che nella separazione impera la vita del Separante, (indipendentemente dalla forma e/o dall’identità) mentre nella spirituale conciliazione fra le parti, impera la vita, e nella vita (il tutto dal Principio) la soggettività spiritualità si abnega. Ammesso che di quella Figura sappiamo ciò che ci hanno detto di sapere, non prendo in ipotesi né la versione eventualmente sessuale immaginata dal credente, né quella omosessuale immaginata da un alterno pensiero. A tutto sono interessato, fuorché sapere il prevalente carattere sessuale della vitalità e della vita di Cristo!  Mi interessa, invece, capire il carattere spirituale di quello Spirito. Fu prevalentemente determinante? Con altre parole, fu il classico maschiaccio arabo che tuttora ritroviamo nei suoi conterranei nel nostro tempo? O fu prevalentemente accogliente come in genere non è l’arabo di oggi, e Bibbia testimone, neanche l’arabo di ieri?

Non sono uno studioso e neanche uno che ha studiato. La mia Cultura, quindi, è come un Emmental: piena di buchi! Fra buco è buco del mio formaggio, però, ricordo bene un pieno: chi è senza peccato scagli la prima pietra! Il Cristo evangelico l’avrebbe detto se non fosse stato un accogliente Omo spirituale? Direi proprio di no. Un carattere spiritualmente Etero (determinante) avrebbe lapidato quella donna, e poi sarebbe andato a lavorare, o in Sinagoga, o a sgridare i bambini, o nei casi peggiori a picchiare e/o usare la moglie! Ben vengano altre ipotesi.Confermato il tenore del carattere Omo spirituale del Cristo,  fu simile a quelli del suo tempo o fu un diverso? E se diverso, come si visse e visse, se fra i suoi rischiava di venir prevalentemente giudicato come un estraneo (non dalle Donne, ci dicono) quando non, nel proseguo del suo pensiero, come un eretico bestemmiatore?Non serenamente, pare, se giunse a porre agli apostoli delle domande su di sé. Cosa mai potevano dirgli quegli affascinati dalla sua diversità, se non che gli volevano bene. Anche molto bene come, dicono, gli confermò il Cefa. Sono convinto che il Cristo conobbe molto bene la solitudine degli unici; unici, non tanto perché diversi, ma perché sconosciuti a sé stessi sia per un vago passato, sia perché di un vago futuro. A quella solitudine, il Cristo sfuggì perché trovò, identità e nome nello stessa identità del Padre: io sono quello che sono.Lo poté (sto fantasticando, ovviamente) nel momento stesso che si riconobbe pieno della stessa sostanza (spirito) dello Spirito apparso sul Sinai. Ecco perché si disse figlio del Padre: perché riconobbe di essere mosso dalla stessa forza che muove Iavè. Per Spirito intendo la forza della vita sia al principio che dello stesso Principio. Non me ne vogliano i non credenti del mio discorso. Non li sto convincendo a cambiare sponda: sto solo seguendo il mio pensiero. Per lo stesso motivo, non me ne vogliano neanche i credenti in disaccordo con le mie fantasie.Nella Cultura spirituale di rinascita, il Cristo evangelico scoprì un altro nome del Padre: lo disse Amore. Si può amare in toto una tale identità senza farsi totalmente accoglienti come bambini? Direi di no. Se da un lato il Cristo della nascita mi è pressoché ignoto (quello che raccontano si sta rivelando attendibile solo per una fede che esclude la ragionata conoscenza) quello della rinascita, invece, comincia ad “apparirmi” delineato.

Dalla sua totale accoglienza del Padre – Amore, immagino anche l’accoglienza di quanto attuato dal Padre. Ammessa l’ipotesi, quella condizione del suo Spirito mi mostra l’aspetto materno del suo carattere spirituale. Non rivela l’aspetto umanamente paterno perché non ebbe genitore se non in una figura sostitutiva. Volenti o nolenti, le figure sostitutive non imprimono il loro carattere sul figlio adottivo. Si può pensare, allora, che fu quello della madre: a sua volta accogliente per il noto episodio: vero o non vero che sia, il punto non è questo. Altre ipotetiche forme di accoglienza della madre non sono in discorso e non m’interessano. Quello che immagino di un Cristo secondo il principio dell’Accoglienza anche spiritualmente materna nei confronti della vita, non lo penso del Mosè, ad esempio. In quanto guida e giudice di un popolo non poteva non essere che prevalentemente determinante, e quindi, gli sia piaciuto o meno, spiritualmente Etero. Certo, anche lo spirito etero sa farsi accogliente ma a delle condizioni che possono diventare anche inderogabili. Certo, anche Cristo dovette porre delle condizioni alla a sua accoglienza: mica viveva sul “Monte del sapone” a dirla con il Guzzanti. Ne ha poste, però, solamente di basilari. Non so se ne avesse avute anche di non basilari, visto che gli hanno tolto la parola molto in fretta.Quando tentarono di coinvolgerlo in una grossa questione (cos’è la Verità) ha risposto con il Silenzio. Vaglielo dire alla spiritualità dei suoi eredi che la Verità risponde solo nel Silenzio, e che è stato l’unico a sentirla! Vaglielo a dire alla spiritualità dei suoi eredi, così occupati a cercare la Verità che non si rendono conto che non è il luogo della Verità detto dal Cristo quello che stanno ascoltando, bensì, il luogo delle loro verità. Va bèh!

Errare è umano, ma, diabolico secondo proverbio lo diventa quando (incuranti dei vespai che direttamente e/o indirettamente hanno provocato per secoli e che ancora provocano) affermano che la loro verità è più vera e più grande di un’altra.Abbiamo sempre pensato che prima maestra di vita sia la Cultura, sì, ma quale Cultura? Quella etero spirituale che ha riempito e riempie il mondo di Dolore?  Sostengo invece, che sia la Natura. Per Natura intendo il Corpo della vita comunque formato. Dove la ricerca del Bene che porta al Giusto perché Vero è attuata dalla corrente Cultura, inevitabilmente si mostra incapace di trovarla, anche  perché presa e condizionata da secolari vincoli. Così, finisce con il perdersi  per infinite strade. La Natura, invece, non si perde mai! La Natura capisce subito se in essa vi è menzogna. Lo capisce perché immediatamente ed inequivocabilmente lo sente per mezzo del dolore.Il Dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale. Tanto è maggiore il dolore, e tanto è maggiore l’errore che porta al maggior Male. Se il Bene naturale ci dice la presenza della Verità tanto quanto cassiamo il Dolore che porta all’Errore, ci dice anche che per giungere al Vero di ciò che è Giusto allo Spirito, dobbiamo cassare il Dissidio.Si cassa il Dissidio, tanto quanto, fra vita e vita si diventa Omo spirituali. Con altro dire, di forza (vitalità e vita) simile. La spiritualità etero non può essere tramite di quel carattere dello Spirito. E’ vero: a suo modo anche la Cultura etero spirituale rincorre la Verità, ma sino a che resta strumento di Potere, è destinata a dividere le parti soggette sia in loro che fra di loro.

Non può non farlo, vuoi perché le verità umane sono innumerevoli, e quindi, ingestibili da qualsiasi forma di centralizzante potere; vuoi perché tutti pretendiamo di agirle secondo verità pur non sapendo l’Assoluta; vuoi evitando che gli spiriti sottomessi, (gli incarnati, e /o cittadini che dir si voglia) si rendano spiritualmente conto che lo stesso Spirito, tanto è nel loro particolare, e tanto è nell’Universale. Fra Particolare e Universale, differenza vi è, non perché altro spirito, ma perché diverso lo stato dello stesso Spirito. Nel principio, infatti, è Assoluto, mentre il nostro corrisponde al nostro stato di vita: l’opinione è provata dal rapporto fra Immagine e Somiglianza.Ogni accentrante potere chiama unione fra soggetti, quello che di fatto è un contenimento_appiattimento di pensieri resi artificialmente ipocriti, cioè, omo spirituali nella forma. L’educazione spiritualmente etero, se da un lato contiene il Dissidio sociale (per il morale e lo spirituale non ci riesce neanche la sussidiaria Religione, se non continuando a dividere i suoi dagli altri) dall’altro non lo annulla. Al più, gli impedisce di esplodere ma, l’impedimento non disinnesca l’implosione interiore che si origina dai dissidi fra inverificabili  verità. Per i motivi detti, la possibile implosione interiore ci dice la continuità del Dissidio.Ora, Caro Francesco,  alla fine di questa pizza ti chiedo: ti preoccupa di più l’idea di amare la vita per cristiana Omo spiritualità in quanto ti ricorda l’omosessuale spauracchio, o ti preoccupa constatare che la farina macinata dalla Religione finisce sempre in crusca? Se ti può consolare, non solo la tua.

Anticristo

Il Cristo evangelico insegnò la nuova figura di Dio: il Padre.

apenna

Prima di Cristo era il Padrone che ancora è rimasto per gli amanti della religione (cattolica, variata, o comunque avariata) quando si manifesta con gli stessi intenti: espliciti o impliciti che sia.  Si possono dire anticristiani, dunque, tutti i possessori di quella padroneggiante e divisoria tentazione. Anche dello stesso Saulo, lo si può dire anticristo. Lo è, tanto quanto, impadronendosi dell’identità Cristo (mai conosciuto) sovrappose la sua. Ne consegue, ovviamente, che non è anticristo perché non è contro la sua idea di Cristo. Se siamo anticristo tanto quanto usiamo la parola cristiana pur di ottenere il dominio sulla vita altra bay passando l’idea di Cristo, allora, scagli la prima pietra chi è senza peccato.

Marzo 2007 – Meglio mirata nel 2019 –
Rivista, ulteriormente tagliata e meglio mirata nel Marzo del 2020.

Amori in bilancia

Durante una ricerca in Rete sono capitato sul Sito del giornale: veramente elegante. Simpatica sorpresa, l’averlo visto diretto dal signor Andreotti.

apenna

Antipatica sorpresa l’aver letto che un Cardinale definiva l’amore di Pietro per lo spirito di Cristo, inferiore, all’amor di Maria per lo spirito del Padre. Nell’e- mail che vi ho spedito (conoscendo la mia elettronica valentia, dubito che vi sia giunta) sostenevo paritari i due amori perché ambedue agiti per fede. Visto che per fede si abbandona alla volontà di Dio, si può dire mariano anche lo spirito islamico. Non me ne voglia l’Islam, ma dal mio culturale e spirituale punto di vista, “guerra santa” è lotta interiore. Quella esteriore, comunque agita, é sempre e comunque umana. Comunque motivato, nessun dissidio può provenire dal Bene. Al Bene non interessa espandere gli orti delle religioni che confondono l’universalità dei principi della vita con la vastità dei loro credenti.

Datata

Dov’é Dio?

La richiesta che hai fatto a Dio, di un alibi per le schifezze che compie la Sua creatura, mi rugava, mi rugava… L’ha fatto, al punto, da mettermi nelle Sue braghe! Pensa te, a cosa mi costringi! Ti mando la Sua risposta. Spero ti accontenti. Pubblicherò anche questa “senza pudore”. Non Me ne vorrà, e non volermene tu. Ciao

apenna

Dio esiste nel pianto di un bambino. Esiste, nello sguardo impotente, nell’umanità dolente, nella superbia della nostra mente. Esiste nella violenza sulla Donna. Esiste, nella violenza sulla terra. Nella violenza che subisce l’età. Esiste fra l’amore e l’amante. Nei nostri dubbi, esiste. Nei nostri deliri, esiste. Esiste nella visione che non crede. Nel visionario che lede. Esiste come faro per navigare, ma, non è scelta di rotta, o di barca, o di mare: esiste, perché Motore!

Motore di vita, però, non come Burattinaio, o cinico Padre, o Creatore indifferente.

Giugno 2006

Dio è un sommo sasso?

Nello scritto “Dio esiste nel pianto di un bambino”, sostengo che è Motore. Come Motore, l’hanno detto “Immobile”. L’unica vita immobile che conosco è quella dei sassi. Dio, è un sommo sasso?
apenna

Se non lo è, allora, non può essere che mobile! Come sia mobile è al di fuori della mia conoscenza, come, credo, aldifuori della conoscenza di chi l’ha detto immobile. Non per questo non posso dire la mia: vale quello che vale. Se ammettiamo, che, vita, sia corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito, quello che è della Somiglianza non può non essere dell’Immagine. Se ammettiamo che la vita divina è somma, somma sarà la corrispondenza dei suoi stati. Nella somma corrispondenza, quegli stati confluiranno nella somma unità. Si congiungeranno al punto da renderla immobile? Per quello che se so, potrebbe anche essere, ma, se è vita dal principio non può essere che in moto e quindi Motore mobile. In ragione delle condizioni fisico – psichiche, il nostro cuore pulsa un tanto al minuto. Ora, immaginiamo il cuore divino come quello della vita. Adesso, immaginiamolo come l’hanno sempre definito (eterno) o come ora lo stanno pensando: senza fine. Il suo battito, quindi, pulserà secondo la misura del suo tempo e/o secondo lo stato di quell’inimmaginabile condizione. Poiché non siamo assolutamente in grado di concepire la misura di un tempo senza fine, neanche siamo in grado di concepire la frequenza del battito del cuore di quella vita. Allora, è motore immobile o mobile, oppure é giusto che la teologia riconosca i suoi limiti prima che glieli ricordi il Motore, buttando giù anche quella vanesia Torre? Nella speranza che risparmi la mia, una possibile risposta potrebbe essere questa: il Motore è immobile perché è, ed è mobile perché permette ciò che è.

Giugno 2006
Meglio mirata nel Marzo 2020

“Andate e moltiplicatevi”

Nello Spirito, “andate e moltiplicatevi” è un vincolo di vita, non, di fede. Men che meno una crociata. Nello Spirito, i modi di andare e di moltiplicarsi sono infiniti, pertanto, infiniti i sensi, i significati, e gli scopi dei percorsi e delle moltiplicazioni. Ogni genere di vissuto, però, secondo me deve corrispondere con una fondamentale regola: la cessazione del dissidio. Allora, per quanto mi riguarda e per quanto mi risulti ovvio, andate e vivete mi è maggiormente cristiano. Non me ne voglia il Cristo evangelico se la penso diversamente.

apenna

Don Ottorino

Sono passati degli anni dal suo trapasso, ma, tutt’ora, Don Ottorino ha un posto particolare nei miei pensieri. Era parroco ai Filippini. Amareggiato con me e con il mondo, gli parlai dei miei problemi di  pecorella che si sentiva non poco nera. Mi guardava e mi diceva: iiih! Lassa fare a Lu! Uèh: non c’era partita! Per Don Ottorino, in qualsiasi caso “ghe pensa Lu!” Ci eravamo persi di vista quando andai a chiedergli un aiuto per gli associativi problemi della “per Damasco”. Mi disse che non poteva fare nulla. Vidi la sua tonaca consumata. Potevo non credergli? Ci salutammo e ci lasciammo. Sento che mi rincorre. Mi raggiunge e mi dice: ma ti, non te si quelo del vissietto! Glielo confermai e ne ridemmo di gusto. Ogni volta lo penso, sorrido ancora. I Servi più beati, a mio avviso sono questi!
apenna

E’ capitato a Woitila

Ci sarà chi dice mancanza di rispetto aver chiamato per nome quella persona. Il fatto è che tutti i titoli che si è data la Chiesa o che ha dato agli appartenenti sono autoreferenziali. Pertanto, a parte la qualifica di Don e di Servo, non ne riconosco altri. Ora, (tu be or no tu be) apparire irrispettosi o sentirsi ipocriti? Ho scelto di non sentirmi ipocrita.
apenna

Sia pure in ben diversi casi è capitato a don Woitila quello che si dice capitato anche a Cristo: sentirsi abbandonati dal Padre perché non ne sentivano più la voce. E’ padre chi procrea una vita. Elevando il pensiero, si può dire che è Padre anche chi ha originato la vita. Il chi, il come e l’identità non sono in discorso. E’ voce, il suono dell’emozione. Si può dire, allora, che non sentivano più la voce perché non sentivano più l’emozione che li faceva sentire vita della e nella Vita, o con altro dire, figli del e nel Padre. A un credente può capitare di sentirsi in relazione con il Padre, tanto quanto, fra i principi che reputa di Dio e i suoi, vi è stato di eletta comunione. Dove (almeno secondo fede) la morte non scinde (culturalmente e spiritualmente parlando) una vita dalla Vita, lo può la Natura: contenitore comunque effigiato, di contenuti comunque raggiunti. La scissione del contenitore della vita (la Natura) dal suo pensiero (Cultura) e dalla sua vitalità (forza dello spirito dato lo Spirito) può capitare all’improvviso come per gradi. Nei soggetti in esempio è successo per gradi, e per gradi, hanno potuto rendersi conto dell’abbandono che emotivamente vivevano, ma, è stato vero abbandono, e chi ha abbandonato chi? L’idea della vita che diciamo Dio e/o Padre è prima. Come prima, è sovrana e assoluta. In quanto tale, dipendente solo da sé stessa. In questo e per questo, esente da qualsiasi altro stato emotivo. Se questa è l’immagine prima della vita, questa non è l’immagine di qualsiasi somiglianza da quella derivata. Nella somigliante, infatti, la sua vita vive infinite emozioni, e fra queste (voluto o subito) l’abbandono. Ciò che non può essere del Padre e nel Padre, quindi, lo è nella sua “figliolanza”. Ed è solo della e nella “figliolanza”, pertanto, la capacità di abbandonare come quella di abbandonarsi. Da ciò ne consegue, che l’abbandono vissuto era di loro da loro, e che del Padre, da loro non poteva assolutamente essere abbandonati, avendo il Principio della vita, un solo principio di vita: quello di dare vita. Figlio, Santi o Profeti che si possa dire, all’umanità non sfugge nessuno, ma il Principio della vita (la vita del Padre) è Clemente e Misericordioso.

Vita si nasce: nel tutto si diventa.

A proposito dell’immagine sui post sono alla costante ricerca dell’”ultima cosa bella”. Il che vuol dire che sono costantemente insoddisfatto. Giovedì 22 Novembre 2018, ad esempio, pensavo di aver trovato l’immagine miracolosa, invece, solo per averla vista ripetutamente, già non mi piaceva più! Il guaio sta nel fatto che tutte le emozioni si consumano e che io sono un bruciatore! Siccome quella volta l’avevo messa nelle pagina anziché nella testata, la morale della favola dice che ho dovuto rifarle tutte! Mi succede lo stesso anche per l’immagine intestata ma se non altro quella si cambia una volta per tutte. Capire quanto si sia stressata anche Penelope con la sua tela non mi consola proprio per niente; e capire quanto lo sia stato il pur geniale Leonardo, preso dal suo fare e raro finire, nemmeno! Coscienti o no che si sia, il fatto è che siamo in costante divenire, e che possiamo fermarlo solo fermandoci presso una fissante verità. Fissazione tipica della fede che esclude il discernimento, o della malattia che esclude la ragione.

apenna

Gli Dei: quando hanno cominciato a morire?

Giorni fa, un pensatore dal nome che direi di origine polacca, (se non altro per le y e k nel suo cognome) si stava chiedendo se lo Stato può sopravvivere senza il sostegno della Religione. Secondo me, la domanda da porsi é quella contrari. Si chiedeva, inoltre, se esiste la morale laica, e se sia di bastante, e/o alternativo sostegno sociale.

apenna

A mio avviso, la risposta è si, per ambo le domande. Perché? Perché il concetto di bene (personale e sociale) è pre – religioso. Nel senso che ha preceduto e contribuito a fondare ogni idea religiosa. Il concetto di bene, è correlato al concetto di sopravvivenza: quella del corpo in primo. Funzionale alla sopravvivenza fisica, fu la scoperta del concetto di vero. E’ vero, infatti, ciò che favorisce il bene. Funzionale al concetto del vero, fu la scoperta del concetto di giusto. E’ giusto, infatti, il bene che favorisce il vero (se giudichiamo un dato atto dal punto di vista naturale) come è giusto il vero che favorisce il bene, se giudichiamo un dato atto dal punto di vista culturale. La corrispondenza dei concetti fra il bene, il vero ed il giusto, ha motivato la scoperta del concetto di giusto. Ciò che non è giusto perché non da piacere di bene e di vero, ha originato il concetto di dolore (sotto l’aspetto naturale) di errore (sotto l’aspetto culturale) e di male, sotto l’aspetto dello Spirito: forza della vitalità  nella Natura e di vita della Cultura. Mi direte: quello che è bene per me, non necessariamente è vero, e quindi, neanche giusto per un altro piacere. Verissimo. Dalla constatazione, infatti, sono nati due concetti: il soggettivo, e l’oggettivo. Nel contesto, per oggettivo considero un piacere relativo solamente a me, ed oggettivo, un piacere relativo ad altri da me. Allo scopo di permettere la coesione fra specifiche individualità, (onde permettere la sopravvivenza del bene collettivo) fu necessario fissare delle norme comuni: le oggettive. L’adeguamento a quelle norme formò la prima morale collettiva; e fu naturale, quella iniziale morale, perché nacque dalle esigenze di vita del corpo: vuoi singolo, vuoi collettivo. Tanto quanto servì alla sopravvivenza della vita singola e collettiva, e tanto quanto la morale naturale, allora codificata, divenne vera, e quindi, giusta. Quello che è vero e giusto sulla carta, però, raramente rimane vera e giusta nella vita. Perché? Perché il bisogno di sopravvivenza (di un singolo e/o di una collettività  che sia) è un piacere che può trasformarsi in potere, ed il potere, può mutarsi in sopraffazione: vuoi di singolo su singolo, vuoi di collettività  su collettività. Il potere che porta alla sopraffazione, cassa i valori della morale naturale che ha originato la culturale, ed in seguito la religiosa. Nel pessimismo provocato dal riconoscere che la morale naturale non è bastante difesa contro i soprusi del potere, (della natura e/o dell’uomo) gli Antichi sentirono il bisogno di maggiori ausili. Chiamarono Dei, quegli ausili, e li fecero a propria immagine e somiglianza.

Vi è conflitto fra morale naturale e morale religiosa? Dipende dal piacere di chi segue l’una o l’altra morale. Se in chi segue l’una o l’altra morale, il piacere gli diventa potere, ed il potere, ricerca di supremazia di uno o dell’altro pensiero, allora, vi è inevitabile conflitto! Può, la morale naturale, esser causa di conflitto con la morale religiosa? A mio avviso, no. La morale naturale, infatti, è molto più tollerante della morale religiosa, perché calibra ciò che è giusto al vero con il bene, mentre, la morale religiosa, calibra, ciò che è giusto al bene con un vero, del quale si reputa unica detentrice. La morale naturale, non sostiene di sapere cos’è la verità. Diversamente, lo sostiene la morale religiosa. Legittimo punto di vista, ma come la sostiene? Con un atto della fede. La fede non ha corpo, quindi, è provata solo dalla speranza in un Credo. La morale naturale non si oppone alla speranza in un Credo, al più, non ci crede. Questo scetticismo, certamente non invalida la sua capacità  di poter concorrere alle necessità  unificatici dello Stato, e neanche la sua ricerca verso il bene individuale e sociale. Non trovandola in conflitto con la morale religiosa, quindi, (o quanto meno, con la mia morale religiosa) non vedo perchè non debbo accoglierla, ed al caso, difenderla. Tanto più, perchè non mi risulta che abbia un debole per le crociate e neanche per le crocifissioni. Questa debolezza li ha fatti morire.

Ottobre 2007

Parola e parole

Del Salmo, Il Signore è il mio pastore, salvo solo la prima quartina; solo lì ci trovo la Parola. Nel resto, parole. Come distinguere la Parola dalle parole? Se è vero (come credo vero) che il principio della vita è l’Amore, e che l’Amore è Comunione, allora, dove vi è comunione vi è la Parola, e dove vi è divisione ci sono le parole. Parola, è l’emozione della vita che dice se stessa. Quale, la prima emozione di Dio? Direi, vita. Allora, dove vi è vita data dalla Comunione vi  è la Parola, dove non vi è vita nonostante la comunione vi sono le parole. Niente di difficile, mi pare.

apenna

Ottobre 2007

Solo gli dei possono fare quello che vogliono

Dio è Principio assoluto. Un Principio assoluto non può emanare che stati del suo assoluto. Infatti, se conoscesse anche stati di non assoluto, o avremmo più Dio, o non ci sarebbe un Dio. Quale il principio assoluto in Dio? Direi, l’assoluto che ha emanato. Cosa, ha emanato? Evidentemente, quello che sentiva in assoluto, e, cioè, la vita della sua vita. Figlio di Dio, quindi, è la vita, in quanto potenza di Dio. Neanche Dio, allora, può avere altri figli! Solo gli Dei, possono fare quello che vogliono.

apenna

Il che vuol dire che Cristo non è figlio di Dio? No. Il che vuol dire, che è la vita di Dio in Cristo ad essere figlio di Dio, non, la persona di Cristo. Quello che vale per Cristo, vale per tutti noi; i noi che ci credono, ovviamente! Allora, se è la vita in quanto potenza di Dio, l’unico figlio di Dio, è chiaro che Dio ha permesso la vita di Cristo, come permette la vita di chi nega Cristo. 

Certamente si può sostenere che Cristo ha conosciuto il Padre, molto di più di altri fratelli. Questo, però, lo fa solo un eletto, perché di vita eletta: scusami se è poco! Lo fa, hai nostri occhi, però, ma, noi, che ne sappiamo, dello sguardo di Dio? Nulla. Ed è per questo, che dell’idea che abbiamo chiamato Dio, io prendo in possibile considerazione solamente il terzo stato della vita: lo Spirito.

Della Natura di Dio, infatti, non so nulla, come nulla so della Sua Cultura, se non, che è vita. Sappiamo solo, noi, che ci ha fatto a Sua immagine e somiglianza. Vero. Ancora non ci siamo resi conto, però, che leggiamo la Sua immagine guardando la nostra. E’ chiaro che non possiamo diversamente. Oddio, potremmo anche tacere e vivere, a dirla tutta, ma, tant’è! Ragionando così, però, non abbiamo fatto altro che traslare in un unico Dio, la preesistente somma di molti Dei. Dio, è altra Cosa! Forse più questa mia idea, che quella corrente. Perché vita che emozionalmente sentiamo eletta, (quella di Cristo) eletto sentiamo il messaggio di quella vita. Per quel piacere spirituale, lo sentiamo più giusto di altri pensatori, e per tale motivo l’adottiamo. Ti saluto con la speranza di non averti scompaginato le idee.

Ottobre 2007

La chiesa del Potere

La chiesa del Potere minaccia tuoni e fulmini, contro i soliti diavoli, e le solite diavolerie moderne.

apenna

Da “Uccideteci tutti”, allora, riprendo “Scomunicateci tutti!” In quanto ai treni che passano una sola volta non è mica detto! Ovvero, potrebbe esser detto per i treni di tipo “Rivoluzione”, ma, non cessano mai di passare, e di ripassare, i treni di tipo “Evoluzione”. Non li sentiamo passare, perché sono silenziosissimi! Non lo sono, però, all’orecchio della chiesa! Perché credi che si agiti tanto?!

Giugno 2006

Il Monoteismo tenga giù le mani da Dio!

Stavo collocando diversamente le categorie e i tag quando, dai pensieri, ancora una volta mi è emerso questo bellissimo commento di Luisa Ruggio: ed è stato un botto! Un sistemarsi di tessere! Come ho scritto a Francesco, non si può ignorare (i credenti non possono ignorare) che Dio (comunque lo si nomini o lo si intenda) è un principio assoluto.

afinepag

I principi assoluti non hanno confini (avendoli non sarebbero assoluti) e neanche possono sostener di aver confini: sostenendolo, riconoscerebbero di non essere assoluti. In quanto realtà assolutamente universale, quindi, un Principio assoluto neanche può essere confinato all’interno di una fideistica visione: per quanto elevata, necessariamente relativa. Il confinamento di Dio all’interno di un unico pensiero religioso, pertanto, è stato e continua ad essere la massima superbia culturale delle religioni monoteiste. Teniamo giù la mani da Dio!

Il “Dio disgustato di Wojtyla”

biblioscuro

Il “Dio disgustato di Wojtyla!” mi pare la proiettata immagine dell’IO che constata una semina insufficientemente confermata e poco intruppato il suo gregge piuttosto che l’immagine di Dio. Sarebbe ora di smetterla di immaginare Dio secondo una teologia a somiglianza della nostra psicologia. Da questa teofantasia, infatti, non può non risultare che i nostri discorsi su Dio sono il frutto di chi immagina vera la sua idea del Grande, solamente perché sta pensando in grande. La rivelazione di Dio è la vita. Che altro vogliamo da Dio? Vogliamo che ce la gestisca, o siamo alla ricerca di un colpevole senza attenuanti?

Datata

Nel Corano è scritto: Allah ama l’equità.

biblioscuro

L’equità nella giustizia, (simbolizzata dalla bilancia), è detta quando i due piatti sono allo stesso livello. Ovviamente, i due piatti sono allo stesso livello, quando, ciò che contengono, ha, (pur nella diversa sostanza), lo stesso peso, misura, massa, quantità, qualità, genere, ecc. Si può dire, così, che se un piatto contiene Il Bene, l’altro non può non contenere le storie positive e/o negative del bene agito. Se il piatto del bene, (e/o del vero) è in eccesso, chi giudica e/o si giudica alla luce di quel maggior carico, rischia l’esaltazione di sé, e/o di ciò che fa, e/o di ciò che vive, e/o su chi vive. Se pesa in eccesso il piatto del male, (e/o dell’errore), chi giudica e/o si giudica secondo il maggior peso di quel carico, rischia la depressione di sé e/o di ciò che fa, e/o di ciò che vive, e/o su chi vive. Un’equa posizione dei pesi nei due piatti, quindi (posizione da equa valutazione) oltre che giustizia morale e legale, (e medicina mentale ed esistenziale), è giustizia spirituale perché indica come deve essere la condizione dello spirito del giudicante: non da una parte, non dall’altra, ma, (come dicevano i latini), dove sta la virtù, cioè, in mezzo. Notoria esperienza insegna che un peso è agito più facilmente se è bilanciato da un contrappeso. Questa storia del bilanciamento che permette di portare i carichi con minor fatica, (in ciò, rendere lo spirito leggero perché meno gravato),  mi ha ricordato la profezia che dice: “Verrà uno spirito Paraclito”. La disse Cristo e la riportò Giovanni. Paraclito significa mediatore. La ricerca dell’equità dei pesi, è una ricerca mediatrice. Paraclito, quindi, è chi agisce ed insegna ad agire, (cercando ed insegnando a cercare), la mediazione fra contrapposte forze. Ciò che ha detto Cristo, è con altre parole ha confermato il Profeta, può non essere vero?

Datata

A Fabiola per la sua pastorale

biblio

Cara Fabiola: non so da che parte prendere il questionario che mi hai dato da valutare. Non mi è chiaro il perché, ma, mi irrita ogni volta lo prendo in mano. Subisco lo stesso atteggiamento nei confronti di chi, recitando una parte, è ipocrita. Da come è formulato, sembra proprio che lo stesore stia “menando il can per l’aia”. Il che, mi è di ulteriore irritazione. Vere o non vere che siano le mie interpretazioni, comunque scrivo quello che mi gira per la testa. L’intento è provocatorio.

La Chiesa nei credenti: questioni e questionario.

Le radici dell’albero vanno in molte direzioni e traggono alimento da molte direzioni. Portate da rami che vanno in molte direzioni, anche le sue foglie traggono alimento da molte direzioni. Se quest’albero è un pioppo, non per questo diventa un pino. Se un pioppo non teme di diventare un pino per il solo fatto che si nutre da molte direzioni, perché mai l’albero cristiano si nutre solo da radici e da foglie cristiane? Che forse un cristiano, ha meno fede nella Vita di un pioppo?

“Allah è Grande”. Se è il Grande, è anche il Tutto che tutto contiene. Se è il Tutto che tutto contiene, come può un islamico, a dirsi solamente mussulmano? E, come può un mussulmano a dire che non lo siamo anche noi, dal momento che tutti siamo contenuti dal Tutto che Cristo ha chiamato Padre? Pensando al suo Romeo, Giulietta si è chiesta: cos’è un nome? Non è una mano, non è Capuleti, non è Montecchi. Per lei, neanche Romeo era il nome. Il nome per lei, era ciò che provava: l’amore. L’amore è comunione. Nella comunione che permette di raggiungere l’amore, gli amanti con_fondendo la reciproca identità, diventano “una sola carne” e una sola vita. La vita, quindi, è la comunione d’amore di una mano (Montecchi, Catapulti e via dicendo) che ha infiniti nomi. Manderei i maestri cristiani e mussulmani a ripetizione da Giulietta. In quanto a me, dal momento che amo Giulietta, perché mai vivo il mio tempo con Romeo? la risposta é sempre quella: perché la vita è un nome che ha infiniti nomi.

Foglio 1 – A – “Ascoltare “

Risposta – Il basilare aspetto positivo che ho riscontrato nelle famiglie che conosco è presto detto: per quello che sanno, ascoltano quello che possono.

Domanda 2 – Risposta

Allo stesore di questa domanda raccomando “di scendere dal fico”. Una volta sceso, troverà da sé le risposte che chiede.

Domanda 3 – Risposta

Percezione di corrispondenza tanto quanto la proposta ecclesiale non pone dissidio e/o sofferenza. Percezione di separazione, tanto quanto la proposta ecclesiale pone di dissidio e/o sofferenza. Percezione di ipocrisia, tanto quanto la comunità ecclesiale induce i soggetti in questione, ad essere ciò che non sanno, e/o non possono, e/o non intendono essere. Per le famiglie non cristiane, o indifferenti, o non credenti, o comunque “irregolari”, di questo Punto non gliene può fregar di meno.

 Foglio 1 – B – “Rivedere la nostra identità”
Risposta Punto 1

Le famiglie ed i singoli credenti si aspettano che la comunità ecclesiale sia uno spirito compagno. Quando diventa uno spirito sovrano lo rifiutano.

Risposta Punto 2

La situazione attuale della famiglia richiede ai cristiani e alla comunità ecclesiale (grave lapsus, l’aver escluso la comunità ecclesiale dal testo della domanda) che “il modo di veder le cose”  tenga in debito conto l’insieme delle cose. Questo, sia negli atteggiamenti che nei comportamenti. Dopo di che, ad ogni caso la sua valutazione, e, ad ogni soggetto, la sua risoluzione.

Risposta Punto 3

Per “ai testi del Magistero”, immagino che lo stesore della domanda si riferisca al Vangelo, e/o alla Bibbia, e/o agli scritti papali, e/o di quanti hanno scritto sull’uno e l’altro testo, ma, cosa significa “in riferimento alla Parola di Dio?” La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Al principio della vita, l’emozione di Dio disse Sé stesso. Essendo la prima vita, che altro poteva dire se non la prima parola: “vita”: e la vita fu! Pensa te! La Genesi in appena due righe. Se ho potuto immaginarla in così poco, quanto infinitamente di meno può averci messo Dio? La storia dei sei giorni, quindi, da che parte salta fuori? Considerazioni a parte, se il senso del magistero divino è nel senso della Sua parola, (la vita)il senso del magistero ecclesiale sta nel conformarsi su quello divino: la vita. Attenzione, però! Solo il senso della parola divina, (la vita come creante concetto), è eterno ed immutabile. Diversamente, il senso umano non può non tener conto che la nostra vita, è lo stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati! I perché ed i percome dell’affermazione li puoi trovare nel dischetto che ti ho dato.

 Foglio 2 – A – “Ascoltare “
 Risposta Punto 1

E’ giusto il bene che corrisponde al vero. Nel giusto che è del bene che corrisponde al vero cessa il dissidio. Alla cessazione del dissidio segue la pace. La pace è quiete nel corpo, silenzio nella mente, tregua nello spirito. Nella pace conseguente la cessazione del dissidio, emerge l’emozione del Principio della vita: la vita. La vita è Parola di Dio perché emozione prima, voce prima, e verbo primo, dal  momento che “al principio della vita era il Verbo”: la Parola. La misura della giusta corresponsabilità fra i soggetti in questione, sarà detta dalla vita che sapranno attuare nella verità indicata dalla pace.

Risposta Punto 2

Sorgeranno problematiche e/o difficoltà, ogni qual volta i soggetti in questione ascolteranno le emozioni di separazione: avversarie della verità detta della comunione che è in ogni forma d’amore e d’amare.

 Foglio 3 – B – “Rivedere la nostra identità”
Risposta Punto 1

La risposta a questo punto è già in quanto sopraddetto. Lo stesso per il seguente Punto 2 e 3.

Datata

La fede è un principio che si ricongiunge al Principio

biblio

Il principio della spiritualità islamica è detto nel significato della parola Islam. Lo preferisco nella versione “dedicato a Dio”. Ora, chi è Dio? Poiché è il Principio della vita è, necessariamente, anche il Padre di quanto ha generato: la vita. Non entro nel merito di come. Checché raccontino le massime Teologie, è al di fuori di ogni possibile conoscenza. Ora, ammessi nei rispettivi principi di fede, gli intenti che l’Islam ammette esclusivamente per sé (il compito principe) ne deriva che il cristiano è anche islamico come l’islamico è anche cristiano. Certamente vedo della diversa cultura e della diversa ritualità, ma per la fede di chi si dedica al principio Padre cosa è fondante? La ritualità o la sostanza? Ad fedele la sua risposta.

Saramago contro la Chiesa?

biblio

“Scatena odio e alimenta rancori” dice la Chiesa. Non da oggi sostengo che, indipendentemente dal magistero attuato, a generare odio e rancore è la chiesa del potere. Non così, la chiesa dell’amore: cattolico, o mussulmano, o ebraico, o via elencando. Si può separare la chiesa del potere da quella dell’amore? Direi che lo può solo la coscienza del dato credente. Quanto è libera di discernere fra gli scopi del potere e quelli dell’amore, la coscienza del dato credente? Dove una coscienza non è libera, non si può dire che vi sia Chiesa. Si può dire, piuttosto, che vi sia Setta, indipendentemente, dal pensiero religioso che insegna. Distinto ciò che è della Chiesa da ciò che è della Setta, ognuno morda la sua mela.

Ottobre 2009

Ricerca del Padre

biblioscuro

Religioni naturali a parte, per immaginare Dio, ogni conoscenza è partita dall’Io, quindi, “ogni teologia è una psicologia”. O meglio, è la sublimazione, di una psicologia. Si può giungere alla conoscenza della vita umana e divina con altri mezzi dai propri? Tutto è via delle verità della vita. La risposta, quindi, è affermativa. I mezzi ed i passi non propri, però, possono far fare degli inutili giri, o mal che ci vada, condurre a dolorosi gironi. Pesto nei dolorosi gironi, stufo di inutili giri, e, ad innumerevoli parole, straniero, ho buttato via tutto ed ho ricominciato daccapo. A dirla tutta, non è stata la ragione che mi ha fatto buttare via tutto: ha svuotarmi di tutto è stato un dolore. Le vie della vita saranno anche infinite, ma chissà perché, a me non capitano mai le più semplici. Comunque sia, ho iniziato il viaggio di verifica del capo che avevo perso, dal capo che l’ha cominciato: sulla strada per Damasco. Molto di quello che culturalmente, moralmente e spiritualmente sono, infatti, è cominciato su quella via. Memore di ciò che era accaduto sulla stessa strada, ad un altro viaggiatore alla ricerca di sé e dei sé della vita, (a Saulo di Tarso), l’ho percorsa badando a quello che poteva accecarmi per troppa luce, (gli eccessi di verità), a quello che poteva farmi cadere da cavallo, (nel senso di farmi sbalzare dal mezzo che conduce la mia realtà), a quello che poteva rendermi privo della capacità di parola per ingorgo di emozioni. Ho badato, cioè, a non andar fuori di testa, a non andar fuori dalla mia vita. Ci sono riuscito, come riesce a mantenersi asciutto chi è sorpreso in strada da un temporale: più che altro difendendomi. E’ vero: nel difendersi dai temporali si impara a riuscirci. Nonostante gli anni trascorsi e l’esperienza accumulata, però, per quanto mi riguarda mi pare sempre da ieri, mi pare sempre poco.

Gennaio 2009

Della Genesi della Parola

L’umanità che eleva i suoi principi al Principio può immaginare molto ma non può “vedere” altro: men che meno oltre. Nonostante questo, l’autore della Genesi rilevò la Parola con queste parole:

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio...

Non so se è mai stato mai reso maggiormente comprensibile quell’enunciato, tuttavia ci provo:

il Principio è presso il Verbo, e il Verbo presso il Principio, e il Verbo è il Principio

perché, vita, è l’inscindibile unione tra il riconoscimento di sé (IO SONO) e la parola che dice quanto riconosce di essere: VITA.

aneolinea

LA PAROLA E’ L’EMOZIONE DELLA VITA CHE DICE SE’ STESSA

apenna

In nome del Principio

In nome del Principio tutte le religioni hanno imposto la loro Genesi martirizzando la vita.

afinepag

Per questo, nessuna può “lanciare il primo sasso” verso quella che ancora la martirizza nonostante non possa rendere più grande un Nome che è Infinito

secondo Natura

triangolo

secondo Cultura                                      secondo Spirito

come la vita di cui è l’unico Padre.  Se della vita, il Principio è l’unico Padre, verso chi lancia il suo sasso martirizzante il Credente di quella Religione? Verso un’altra Religione, o verso il Padre? Poiché il Padre è un principio assoluto e poiché un principio assoluto non può essere scisso dai suoi principi (tanto meno da quanto ha principiato) ne consegue che non si può non colpire il Padre quando si colpisce la vita che ha generato. Sulla questione, la riflessione è doverosa come doverosa la conseguente risposta. In attesa di sentirla, la risposta “per Damasco” è questa:

afreccecol

la parola

Nella ricerca della Genesi

biblioscuro

Degli edifici che in crescita mi hanno fatto abitare mi sono rimasti i diroccati, ma ancora mi pongo domande su quanto resta.  Non ho pretese da Risposta.

Nella ricerca della Genesi della vita, se per un aspetto il Testo rivela la capacità di elevazione culturale degli stesori, dall’altro, mi pare segnali che il Serpente non si limitò a tentare la sola Eva. A mio avviso, infatti, caddero nella tentazione (pericolosa tanto più l’imposero come verità rivelata dal Principio) di dire una realtà che, per ignoranza sul Principio della vita (la vita sino dal Principio) certamente non potevano conoscere, al più, immaginare, oppure, se dire per rivelazione, perché ispirati. Va beh!

Dal momento che il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male e dal momento che in alcun modo possiamo verificare lo stato delle “voci” ispiratrici (ripeto la domanda) da chi dette e/o rivelate, se in mancanza di verifica, tutto il nostro credere può anche essere stato basato sulla strumentalizzazione (in buonafede e/o in malafede che sia) di un bisogno di credere in altri conseguente alla mancanza della capacità di credere nel Padre tramite noi? Una elevazione spirituale può inebriare la ragione tanto da mandarla oltre il suo contesto storico personale e sociale. La può mandare “fuori” al punto da farla entrare in contatto con altri piani di vita. Non intendo la vita spirituale (che avendo vita ne siamo in contatto da sempre) ma quella spiritica. Al proposito, sappiamo l’opinione della Psichiatria, ma, se è vero che sull’argomento sa cosa dice, quanto può dire di sapere di cosa parla? Una mente ispirata oltre la sua realtà dalla forza della sua immaginazione (capacità di vedere culturalmente ciò che in cui si crede e che è elevata tanto quanto si ha fede in ciò che si crede) quanto sa distinguere se discerne secondo sé, o se lo può tramite altra vita? Nel caso sappia distinguere che non discerne secondo sè, e anche ammesso che sappia quale sia lo stato di vita che influisce sul suo discernimento, può verificarne (non dico l’identità) ma anche la sola attendibilità spirituale? Direi di no. Infatti, se può essere inimmaginabile la capacità di verità di uno spirito nel bene, così è inimmaginabile la capacità di menzogna di uno spirito nel male.

Così, data la facoltà e la capacità invasiva degli spiriti soprannaturali nella vita naturale (data la mia conoscenza dello spiritismo lo sostengo a ragion veduta, o meglio, sentita) non posso non dubitare (e, parecchio) che lo Spirito ispiratore sia stato quello del Padre. Il Padre influisce la vita che ha originato attraverso la Sua forza: il suo Spirito. Se l’ispirasse secondo la sua Cultura, assoggettando il nostro giudizio al suo, renderebbe serva la nostra. Rendendola serva, però, assoggetterebbe anche la nostra coscienza, ma, una coscienza è piena, solamente se è libera di conoscere, al caso, anche ciò che non gli corrisponde per poter sapere ciò che gli corrisponde! Ergo, neanche il Padre può far dipendere da sè, la vita che pure ha originato. Ciò significa che non possiamo credere a nessuno? No, ciò significa che dobbiamo credere nel solo Principio della vita: in ragione della forza dello Spirito, corrispondenza di stati nella data vita e fra la nostra e la Sua. Ulteriormente, questo significa che non puoi credere neanche a me? Ammesso e non so quanto concesso che ti sia mai girato per la capa, mi pare più che ovvio, per quanto riguarda la fede. Invece, per quanto riguarda la ragione, “credimi” solo dopo attenta valutazione!

Il principio che ha permesso la vita è quello della comunione fra stati. Allora, dove vi è la voce di uno Spirito che interloquisce fra vita e vita non può essere quella del Principio che dice circa i suoi principi, in quanto, già all’origine ne ha detto i massimi:

Il Bene per la Natura

minitria

Il Vero nella Cultura                                      Il Giusto dello Spirito

Quei principi sono massimi al punto da originare la vita e universali al punto da indicare ad ogni via della vita (ad ogni Natura) la sua verità, cioè, la sua Cultura. Per corrispondenza di principi fra la vita originante e quella originata, anche un qualsiasi Spirito soprannaturale non può in alcun modo interferire nella vita altra se non ledendo la corrispondenza degli stati della vita personale (o sociale tramite la Persona) su cui interferisce. Tanta o poca che sia la sua forza, uno spirito interferente, (tanta o poca che sia la sua vita) comunque erra perché devia la corrispondenza di vita e di forza fra spirito e Spirito.

Datata

“La favola di Cristo”

Ho appena terminato di leggere, “La Favola di Cristo”, libro denuncia di Luigi Cascioli. La mia ragione religiosa aveva già intuito la favola in quella storia. Nonostante questo, comunque quella figura fa ancora parte di me. Per l’uomo che sono diventato più che l’unico figlio del Padre è il fratello maggiore che non delude il minore anche quando non concorda.

A proposito di Giove e di Ganimede

biblioscuro

Chi legge questo scritto collochi Dio al posto di Giove. Al posto di Ganimede, invece, collochi il Magistero religioso: maschile o femminile che sia. Nell’immagine si vede Ganimede che, dopo essersi castrato, allontana da sé i naturali attributi della sua sessualità. L’immagine dunque ci dice che per amare pienamente un principio Sovrano è necessario allontanare dalla propria umanità ogni vincolo naturale. Quanto ha fatto Ganimede, così (onde essere maggiormente con_fusi con il Principio della vita e i suoi principi) fa il Magistero religioso. Se è ben vero che Ganimede ci rinuncia per libera scelta, così non è attualmente vero per i Castrati per Magistero. Non per ultimo, è anche vero che nessun Castrato per eletti motivi riuscirà in toto, ad allontanare da sé i dolori (e gli eventuali errori) conseguenti alla privazione della parte di sé che naturalmente fonda l’umanità. O meglio, riuscirà ad allontanarli tanto quanto l’idea adottata riesce a compensargli la rinuncia. Dove non ci riesce, (e non perché Dio lo chiede) la Castrazione perseguita a favore del principio è una lacerazione costantemente aperta. Come tale, fonte di Dissidio sia nella Natura, sia nella Cultura, sia nello Spirito. Il Dissidio (o meglio, i dissidi) conseguente alla castrazione viene certamente meno patito da identità sessualmente tiepide già per Natura, e/o già per Cultura, e/o già per Spirito. Nelle identità non sessualmente tiepide, invece, la rinuncia premiata dall’ideale è costantemente sotto assedio. Ci sono identità che sanno resistere. Ci sono identità che subiscono l’invasione dei piaceri allontanati. Che genere di Magistero possono servire gli invasi da non vinte emozioni? Quello formale quando non ipocrita? Come disse un personaggio di un film sulla Clausura femminile “i problemi (sessuali) sono nei primi trentanni”. Ma la virtù che comincia a dominare l’essere dopo quel tempo, è una virtù che vedo più con_vinta che con_vincente. Di più potrebbe con_vincere se  il Magistero vivesse un’umanità che ora (casi a parte) conosce (e giudica) solo con parole avulse dalle corrispondenti emozioni.

La fede non è una mongolfiera

Cominciamo con l’escludere che Dio sia la personale mongolfiera di chi intende elevare il suo pensiero. Tanto meno, che sia la scialuppa di salvataggio dei persi fra esistenziali e/o spirituali marosi. Dio è Dio: punto.

L’emozione è la parola della vita che dice sé stessa. Dall’emozione della Sua vita, ne consegue che la prima parola di Dio fu: vita. Essendo Egli supremo ed assoluto, suprema ed assoluta la Sua parola. Dal riconoscimento del Suo sé, il primo, (perché supremo ed assoluto), nome della vita: Dio. Nessuna mente può contenere l’idea di Dio. E’ possibile cercare ciò che non possiamo mentalmente contenere? Direi di no. Nel cercare ciò che non possiamo contenere, quindi, siamo destinati a confonderci fra vane emozioni e vane parole. Vita, è lo stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra tutti ed in tutti i suoi stati. Gli stati di principio della vita sono tre: Natura, Cultura Spirito. Se così è per la Somiglianza, così non può non essere per l’Immagine della vita.

 

Se ne faccia una ragione

Cortese signore: la mia idea di Dio non alberga in nessuna delle parole usate dal papa: (“Dio non si rivela più, sembra nascondersi nel suo cielo quasi disgustato dalle azioni dell’umanità”) ma certamente hanno offeso la mia idea di Dio. La mia idea di Dio si regge su due basilari concetti: l’idea cristiana del Padre, e l’amore oltre ragione, (in questo senso mariano), che Pietro manifestò verso l’Umanità chiamata Cristo. Se ci manca il senso dell’accoglienza mariana e petrina della vita in ogni suo stato non può esservi la rivelazione di Dio. Questo papa se ne faccia una ragione.

“Eppur si muove!”

Il raggio di conversione delle gambe è di un metro;
di una bicicletta, tre metri;
di una moto, quattro metri;
di una macchina otto metri;
di un pullman, quaranta metri;
di un camion, sessanta metri;
di un treno, chilometri;
di una nave, decine di chilometri;
di una vita, la sua vita;
della Vita, l’Infinito;
della Chiesa: “eppur si muove!”

a Don Carlo V.

Non sospirare ma stammi bene.