Non tutti i tulipani sono tulipani

adivisorio

Un conto è insegnare la materia sessuale anche ai bambini e un conto è abituarli all’amante pedofilo: che cazzo! Un conto è amare un bambino. Un conto è usare un bambino: che cazzo! Mi par di una tal stronzata, sto tulipano olandese, che lo direi, opera più bassamente giornalistica, che notizia! Mi par di una tal stronzata, sto tulipano olandese, che lo direi più bassamente provocatorio, che notizia! Provocatorio, nel senso di voler suscitare un viscerale istinto da conservazione – repressione nella massa belluina. Non so che dire: è indubbio che un’over dose di libertà, è come un’over dose di alcool: fanno delirare!

adivisorio

Giugno 2006

Quando vedo una chiesa

adivisorio

Quando vedo una chiesa, non penso ai suoi stili, epoche, e quanto d’altro. Penso ai poveri cristi, che hanno pagato, sudato, e non si sa quanto d’altro ancora, per averla eretta, in nome di Dio, gli hanno detto, in nome della vanità dell’io, diversamente affermo. Quando vedo una chiesa, penso ai suoi martiri, ma certamente non dimentico le vittime della chiesa! Quando vedo una chiesa, penso che c’è quella del potere, e quella dell’amore. Per quanto mi riguarda, le chiese potrebbero diventare anche tutti musei del dolore nella bellezza estetica! Per quanto riguarda un giudizio sulla Chiesa, però, dirigiamo il nostro sguardo su quella dell’amore, oltre che su quella del potere. Dopo di che, nonostante che il Cascioli.it mi abbia “distrutto” la storia di Cristo, continuo a pensare che vi è colpa, dove vi è piena coscienza di compierla. I giudizi sulla chiesa del potere, quindi, vanno visti e rivisti, anche sotto questa luce.

adivisorio

La vita e la matematica

adivisorio

La vita non ama il + : più di questo, più di quello. Con dolore subisce il – : meno di questo, meno di quello. Rifiuta il : diviso da questo, diviso da quello. Ama il x: per questo, per quello. Adora l’= : eguale a questo, eguale a quello.

adivisorio
Giugno 2006

Oh, cavolo! Sono un eretico!

adivisorio

Definizione più, definizione meno, non me ne può fregar di meno! Tuttavia, neanch’io credo che Cristo sia il Dio in terra. Il che, farebbe di me un eretico perché non credo che Cristo sia figlio di Dio; Dio non ha e non può avere figli, a mio avviso, ma anche per amor di tesi sostenuto, chi è il Figlio? Cristo? No, a mio avviso, lo è l’opera del Padre: la vita. Vita come atto primo, però, non vita come atti di ciò che il Padre ha attuato. Se il Figlio di Dio è la vita nei termini sopra detti, la vita come atto primo, di per sé non ha identità sessuale. E’ l’atto in divenire che lo assume, in ragione di infiniti stati di corrispondenza, della volontà di vita dei suoi stati: natura per ciò che è, cultura per ciò che sa, e spirito per ciò che sente. Ciò che determina una sessualità, quindi, è il prevalere di un dato stato: maschile se determinante, femminile se accogliente. La vita, tuttavia, (o, meglio, il vivere) è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra volontà determinante e volontà accogliente. Anche la sessualità, quindi, è stato di infiniti stati; stati, sessualmente educati, in primo dalla naturale prevalenza di una data volontà sessuale su l’altro, ed in secondo, dal prevalere del carattere sessuale sociale, (nel senso più ampio del termine) sul personale. L’unica anomalia che vedo nell’omosessualità, pertanto, è che è difficilmente collocabile nella struttura che si socializza col fine di perpetuare sé stessa: o meglio, la vedo negli omosessuali che non contribuiscono a quel fine. Ce ne sono infatti, di quelli che contribuiscono. Ciò che è anomalo alla società, però, non per questo è anomalo nei confronti della vita. E’ anomalo alla società, perché questa si pone il fine di formare il Cittadino. Non sarebbe anomalo alla società, se questa si ponesse il fine di formare la Persona. Non ci resta che confidare nella Città di Dio. Non quella cartografata dall’uomo, ovviamente, che questa è indubbiamente anticristiana!

asepara

Mauro

Commento grandioso, mi fa venire in mente una sinfonia di Bruckner. Come ogni filosofo riconosciuto ti inventi un linguaggio rigoroso e poi martelli sempre con quello. Non condivido questa concezione della filosofia, come sai: tuttavia so ben sentire quando questa musica trasmette delle emozioni. Il rischio però, alla fine – quello che sento – è la stessa rigidità dei religiosi non eretici, che di fronte ai fatti della vita ripropongono sempre le stesse formule. Per fortuna sei anche un poeta e mi smentisci, altrimenti direi che alla fine rischi di perderti le emozioni. Io preferisco una interpretazione più mutevole e flessibile delle cose. E comunque condivido le conclusioni di questa tua architettura grandiosa. (io sarei partito semplicemente da lì, senza tante complicazioni). La sessualità cioè ê mutevole sia tra gli individui sia negli individui, sia nello spazio sia nel tempo. Introdurvi l’idea di norma biologica è una contraddizione in termini: la sessualità è flessibile perché la vita deve esserlo e la flessibilità e la varietà sono le condizioni stesse della evoluzione e della vita. Di ciò vi è una evidenza sperimentale che a me basta ma che non ho bisogno di giustificare con nessun principio superiore. E’ vero che la omosessualità, se integralmente vissuta, non contribuisce alla riproduzione biologica. Per fortuna siamo umani, infatti. Per fortuna la “riproduzione” culturale è ancora più importante. Per fortuna nessuno potrà dire che Michelangelo è stato inutile, perché non ha generato. Del resto i preti che rimproverano alla omosessualità il suo carattere non riproduttivo sono stati i primi a tirarsi fuori dal gioco della riproduzione! Credimi, perdama, semplicemente non vogliono concorrenti possibili nella loro comoda condizione di uomini che non hanno messo su famiglia!

asepara

Caro Mauro:

è tardi. Sono appena rientrato da una cena con amici. Domani mi devo svegliare alle sette. Non so bene chi sia Bruckner, e credo di aver bevuto un po’ troppo. Tuttavia, sento in pieno cosa vuoi dire, ed arrossisco. Non di vergogna, sia ben chiaro ma del piacere di sentirmi condiviso. Credimi, non vedo dove ci sia filosofia nel mio dire, tanto meno “linguaggio rigoroso”. Ho solamente scoperto tre concetti di principio, (Natura, Cultura, Spirito) e li uso, come una qualsiasi casalinga usa gli alimenti base dei suoi menù. Per fortuna, dai barattoli che trovo nella cucina “vita”, non traggo sempre le stesse ricette, ma, se devo fare un risotto, posso, come base, usare un qualcosa di diverso dal solito tritato di cipolle? E la vita, è sempre la solita base per ogni tipo di risotto. Vuoi se fatto con piselli, vuoi se fatto con funghi, vuoi se fatto col ragù. Di mutevole, quindi, non è la base, ma il risotto, indipendentemente, dalla mia capacità di cuoco, o se c’è un Cuoco oltre me. Certamente vi sono molte varietà di riso, “e la flessibilità e la varietà sono le condizioni stesse della evoluzione e della vita” vuoi del risotto, (la vita ) vuoi del dirmi autore di ricette, e di capacità di cottura delle stesse. Per fortuna, “la capacità di riproduzione culturale è ancora più importante” della mia capacità di cuoco. Così, nessuno potrà dirmi che non ho generato nessuna idea di vita: questa, mio figlio, e per questa, non deviante dalle norme che dice la buona Cucina. La Benetti se ne faccia una ragione. Dio mio! Chissà che occhiaie avrò domattina! Ciao.

adivisorio

Marzo 2007

Perderanno gocce i ru_binetti?

adivisorioNon vado in Discoteca solo per meravigliare dei poveri innocenti con gli ultimi fuochi della mia età, ma anche per vedere l’evolversi, in altri, della mia storia sessuale. Frequentando ho potuto rendermi conto di una felice sorpresa: il piacere omosessuale non necessariamente forma la personalità omosessuale. Ora, forma solamente un piacere. Se me ne sono accorto io, prima o poi se ne renderanno conto anche i binetti. Già mi par di sentirli gridare: nei giovani c’è sessualità indifferenziata! Invece, torna ad essere quello che per Natura è sempre stata: polivalente e senza cilici psichiatrici. Deo gratias!

adivisorio

Marzo 2007

Non ci sono più uomini. Non ci resta che confidare nei tentativi.

adivisorio

Non avevo voglia di farmi da mangiare, oggi, così, mi sono fatto 4 panini con la mortadella e una bottiglia di brut. Adesso sapete con chi prendervela! Un ragazzo di 16 anni, si butta dal balcone perché non regge le battute dei compagni di scuola su di una sua presunta omosessualità. Uno si butta, ed i compagni commentano: scherzavamo! Grazie per i fior! La preside dice, forse quel ragazzo aveva altri problemi. Certo che aveva altri problemi! Era meno duro del cemento, ad esempio! Lo dicevano più intelligente della media, ad esempio! Non era un burino, ad esempio! Sorrideva, ad esempio! Quando glielo permettevano, ad esempio! Solo il Signore sa quale pesante trucco sia il sorriso per chi, al caso, non ha proprio nulla da sorridere! Visceralmente, sarei portato a dare dei vigliacchi, a quegli avversari dell’intelletto! Sarei portato a dar loro delle jene! Poi, mi dico, che ne sanno questi del dolore e della fatica che si prova quando si vuol crescere a propria immagine! Per saperlo, bisogna non essere dei prestampati, ad esempio, ma per non essere dei prestampati bisogna non nascere da fotocopiatrici, ad esempio!

adivisorio

Aprile 2008

Parola e parole

Del Salmo, Il Signore è il mio pastore, salvo solo la prima quartina; solo lì ci trovo la Parola. Nel resto, parole. Come distinguere la Parola dalle parole? Se è vero (come credo vero) che il principio della vita è l’Amore, e che l’Amore è Comunione, allora, dove vi è comunione vi è la Parola, e dove vi è divisione ci sono le parole. Parola, è l’emozione della vita che dice se stessa. Quale, la prima emozione di Dio? Direi, vita. Allora, dove vi è vita data dalla Comunione vi è la Parola, dove non vi è vita nonostante la comunione vi sono le parole. Niente di difficile, mi pare.

afrecciarossa

Ottobre 2007

Discoteche: lettera al Ministro.

acapoverso

Non è rovinando delle Imprese, che si curano i malesseri nei giovani, signor Ministro; e non è nel favorire lo spasso della disoccupazione, (che le sue disposizioni ha originato in altri giovani) che si curano i malesseri dei giovani. Invece, è come se Lei avesse disposto di ridurre la produzione di autoveicoli, perché i limiti orari imposti dal Codice della Strada non ottengono lo scopo di impedire ai giovani di uccidersi in macchina, ma la Fiat è la Fiat, e noi, evidentemente, non siamo nessuno. Sbaglia, signor Ministro. Noi siamo dei nessuno che, globalmente, hanno più dipendenti della Fiat. E’ anche vero che ci mancano i Sindacati che curano gli interessi degli operai della Fiat, ma se una nostra debolezza può legittimare la Sua forza, allora, tutto è la sua contestuale politica, fuorché equilibrata. Siamo ben coscienti, del fatto che lo Stato che Lei rappresenta deve tutelare anche i suoi figli più incauti. Come siamo ben coscienti, del fatto che fa quello che può. Non è certo il dovere di tutela che contestiamo. Neanche contestiamo il fatto che è tenuto a fare di più di quello che può. Noi la contestiamo, Cortese Ministro, non perché ha fatto quello che ha dovuto, ma perché non ha fatto quello che doveva sapere. E Lei doveva sapere di più, prima di agire. Certamente, avrebbe saputo di più se ci avesse consultato. Attraverso le associazioni di categoria, ad esempio. E’ anche vero che avrebbero dovuto essere quelle associazioni a raccogliere le nostre opinioni, i nostri progetti. A dirle, quello che già stiamo facendo, ad esempio. Visto che non l’hanno fatto, lo facciamo noi. Ben pochi giovani, signor Ministro, possono permettersi il lusso di ubriacarsi in Discoteca. Lo sono, su di giri, già prima di arrivarci. E noi li accogliamo così come sono, così come stanno: fuori, ma non palesemente fuori. Se lo fossero palesemente, non li faremmo entrare. Ci pare ovvio. Secondo la logica delle Sue disposizioni, per impedire l’alcolismo nei giovani, o quanto meno ridurre i suoi effetti almeno nei fine settimana, avrebbe dovuto disporre un limite orario alla vendita degli alcolici anche nei Supermercati. Non ci risulta che sia stato fatto, eppure, dove crede che comperino i liquori che non possono permettersi di comperare da noi? E’ ben vero che non li comperano solo nei Supermercati. E’ ben vero che bevono anche al bar dove si riuniscono prima di andare a ballare, come è ben vero che prima di arrivare da noi, bevono nei bar degli Autogrill. Anche per questi ambiti, non ci risulta nessun limite orario per la vendita degli alcolici. E’ ben vero, anche, che, poco o tanto, bevono a casa! Non ci risulta che i genitori nascondano le bottiglie. Non ci risulta che lo facciano neanche nei fine settimana! Al proposito, non ci risulta che Lei abbia ordinato nessuna repressiva disposizione. Chiaramente ci risulta, invece, che solo noi Discoteche, siamo accusate di essere i ricettacoli di ogni bagordo. Chiaramente ci risulta, invece, che solo le Discoteche dovrebbero diventare i poliziotti dei Clienti. Chiaramente ci risulta, invece, che solo le Discoteche dovrebbero proibire quello che dovrebbero fare le famiglie dei nostri Clienti. Troppo comodo, cortese Signore. A noi Discoteche, si può imputare di essere causa della punta del problema “avventata guida dei giovani”, non, causa di iceberg come ci si sta processando: a vanvera, a nostro giudizio: Ce lo consenta. Le Discoteche, oggi, più che luoghi di spontaneo divertimento, a noi Titolari paiono diventate delle sorte di ambulatori. Non è dagli psicologi che i giovani curano lo stress da fatica di vivere. Lo fanno da noi. E noi stiamo diventando sia loro medici che i loro luoghi di cura. E’ vero che non tutti i medici sono capaci di idonea cura. E’ anche vero, però, che ci sono giovani, e/o loro particolari situazioni, fuori di ogni possibilità di cura. Non ci risulta che Lei abbia fatto chiudere dei luoghi di cura, o perché mancanti di per sé, o perché nulla possono per utenti fuori di ogni controllo. Che sia perché non Le è sfuggito che vi sono stati Cittadini che sono entrati con una malattia e ne sono usciti con delle altre? Che sia perché non Le è sfuggito che vi sono stati Cittadini che sono entrati con una gamba malata e si sono ritrovati amputati della sana? Umani errori, Lei ci dirà . Vero, signor Ministro. Questo ci dimostra, però, che in altri casi Lei tiene conto anche della fatalità , e che non fa di ogni caso un fascio, e tanto meno pensa che per tutte le malattie vada bene la stessa ricetta. Come mai l’ha fatto con Noi, cortese Ministro?

amezzosepara

L’ho scritta per un proprietario di Discoteca. E’ una bozza, pertanto, soggetta a modifiche. In data Marzo 2020 non più necessarie: per un motivo o per un altro non se ne parla più.
Ottobre 2007

Tu, amor mio.

acapoverso

Come tanti disperati e disperate per mancanza di parola, Mina è stata profetessa di storie a venire, di sospiri, di sogni, di dolori, e di cadute e ricadute a dirla con Battisti. Questa canzone l’ho anche sognata! Stavo senza luogo e senza tempo davanti a un furgone bianco. Non capivo da dove proveniva la voce che cantava. Sapevo che era di Mina ma nello stesso tempo non di Mina da tanto era indescrivibilmente più profonda: di un vibrante che mi rendeva vibrante. A pallido esempio, come quella di un organo rispetto ad un pianoforte. Alla ricerca del luogo di provenienza della voce giro attorno al furgone. Proveniva dagli sportelli aperti. Non faccio in tempo a chiedermi come sia possibile una faccenda dal genere che, un po’ alla volta, il furgone assume il volto di una Mina caricaturata. Ancora non faccio in tempo a meravigliarmi della mutazione che mi sveglio. Se c’é un messaggio nei sogni, quale, questo? Quello di una Mina che veicola un messaggio di vita, o quello della vita che si è servita del veicolo Mina per recapitarmi un messaggio profondo e vibrante? Rivedendo il video, vero è che nel volto di Mina non vi è corrispondenza di emozioni fra i sentimenti che canta e i sentimenti che mostra. Tanto da renderli caricaturali? Secondo il messaggero del sogno è così, e così pare anche a me. Fra le righe del canto c’è di che farmi pensare ad un’altra interpretazione. Ammesso il pensiero lo considererò privato. Non tanto perché mi sia vietato dirlo, quanto perché è meglio non dire quello che suppone una speranza ma, all’atto, non la sua ragione.

asepara

amezzosepara

Venditti: resta Antonello!

acapoverso

Nella sua biografia, Venditti dice del rapporto con una madre castrante. Racconta anche, come sia rinato dalle castrazioni che inibivano il suo diritto alla felicità, e che è proprio a sua madre che deve quella riuscita. Non tanto perché fosse il chiaro proposito di quella donna (almeno per quanto dice Antonello) ma proprio perché la negazione della felicità è stato l’humus che ha favorito il suo felice canzoniere. Riconoscendo quanto gli deve, ora ama la madre come non l’ha amata sino a che era in vita. Sia pure per altri versi ho patito anch’io l’infelicità da frustrazione provocata da quella madre che è la vita; ed è stato proprio a causa di quella lezione che ho potuto riconoscere la strada del bene, del vero e del giusto. Avrei scritto su cosa è bene,vero e giusto per la mia vita (e per la vita) se la madre che pensavo matrigna non mi avesse collocato nell’infelicità? No! Io avrei vissuto di arti già dette. Antonello di canzoni già cantate, e il Leopardi, da pastore non errante nella sua Asia.

amezzosepara

Datata – Meglio mirata nel Maggio 2020

Dio lo vuole? Non credo proprio!

acapoverso

Sarà anche perché ho un po’ bevuto, ma le ragioni del cuore mi stanno dicendo (stasera in particolare modo) che gli islamici (i poveri che conosco, almeno) soffrono di schizofrenia. La paranoia che riscontro in loro, però, non è malattia mentale (anche se lo può diventare) bensì, è la sofferenza esistenziale di chi si sente scisso dalle ricchezze del mondo, per quanto non scisso dalle ricchezze del Dio. Non cura la divisione, il fatto che la persona mussulmana possa aggrapparsi alle ricchezze del Dio per compensare quello che gli manca delle ricchezze della vita, al più, la può medicare: a sufficienza per chi confida solamente nel Dio, non a sufficienza per chi tende a confidare anche nelle ricchezze della vita. Se potessimo ascoltare le sole ragioni del cuore ci metteremmo un attimo a curare quella sofferenza, invece, dobbiamo ascoltare anche il cuore della reciproca ragione onde essere reciproca vita. Se da un lato è vero che la ragione del mussulmano lo sa bene, dall’altro è anche vero che la sua emozione fatica ad accogliere questo intelletto. Dove non l’accoglie, il mondo mussulmano è scisso anche da noi. Mi rifiuto di pensare che ci sia un Dio che lo vuole.

amezzosepara

Marzo 2007

Ti rispondo adesso perché stavo discutendo con Morfeo

acapoverso

Non è che non mi va di parlare del mutismo letterario che sto attraversando: letterario si fa per dire. Mi tacita un intortamento di motivazioni. Di queste, nessuna emerge in modo particolare e/o significativo, tuttavia, nell’insieme mi hanno pressoché zittito. Quanto al momento, non ti saprei dire. Come hai constatato, non taccio, però, nei commenti che lascio in giro, ma, direi che è solo là, che trovo un qualcosa di nuovo da dire, se qualcosa di nuovo mi dicono gli autori di quei post, ovviamente. Ho letto da qualche parte, che s’invecchia mano a mano il pensiero si fa memoria. In quello stato della memoria, l’inevitabile ripetizione. Ne faccio anch’io! Ulteriormente, ha contribuito un mio lento ma costante distacco dal sovraccarico emozionale che inevitabilmente succede quando si entra in altri ed in altri fatti. Ulteriormente ha contribuito una certa spiritualità buddista. Non prevalente, ma presente. Se ricerca del Nirvana è necessario allontanamento da ogni dissidio, (così come lo è la ricerca della pace spirituale, che ti ho già accennato in un mio commento) ne deriva anche allontanamento da quanti, scrivono del proprio sè in dissidio, e/o raccontano dissidianti fatti: d’arte o reali che siano. Recedo da quell’allontanamento, solo a fronte di due necessità: una, è la necessità di capire; ed è per questo essenziale motivo che non recedo da te. L’altra, se vedo possibilità d’aiuto in casi di sofferenza. In questi due casi, la mia vena non soffre d’aridità. Neanche negli altri casi, tutto considerato, ma è in una vena normale e/o concordata che mi ritrovo ad intingere la penna. Il che, mi riporta a certi dialoghi con i parenti che ho lasciato per la loro strada: ciao, come stai, che bella giornata, dicono che verrà brutto, i soldi non bastano mai, ecc, ecc. Morale della favola: la dove non sono un dato, preferisco essere ricordato, e la dove non trovo dati, preferisco mettermi in attesa di trovarli: tacendo se occorre. Ciao.

amezzosepara

Dicembre 2007

Trascinati come foglie

acapoverso

Cortese signore: trascinati come foglie nelle tempeste raccontate dalle cronache, è tutto fuorché facile trovare i bandoli delle matasse, pure, ci dobbiamo provare; ci dobbiamo provare, anche non rifiutandoci di percorrere delle alterne strade. Non è il mio già scritto futuro che si preoccupa per i fatti detti dalle cronache; si preoccupa per quelli che sono da scrivere, per quelli che non lo sanno scrivere; per quelli che pensano bella, la copia che stanno scrivendo. Ognuno di noi, signor Direttore, è via della propria vita. Nessuno di noi, però, abita sulla cima dei monti, quindi, la via personale non può non corrispondere con quella sociale. Lungi da me l’idea di pretendere della santità al mio prossimo. Al più, una decente media. Nel corrispondere con la via sociale, vi sono di quelli che viaggiano al centro, o per infinite posizioni del passo, ai lati della strada: qualche volta, anche agli estremi margini. Nei viaggi al limite dei confini della strada sociale (e non di meno personale) vi è di che maggiormente cadere nell’errore. Pure, ogni viaggio, è di per sé legittimo, quindi, nessun viaggio dovrebbe essere fermato, quando non interrotto. Il che vuol dire, che ogni viaggio è un legittimato fai da te? No. Il che vuol dire, che lo Stato – pastore deve guidare i suoi cittadini, non, sovrapponendo cultura a cultura, ma facendo emergere dalla coscienza della cultura personale, la coscienza della cultura sociale. Quale, lo strumento idoneo, se ogni cultura esterna alla persona può essere considerata una educativa forzatura? A mio avviso, lo può essere la riscoperta del dolore: sia esso subito che procurato. Nessun genere di pensiero, infatti, può esser considerato giusto, la dove origina del dolore. Ed è nella presenza del dolore, che io pongo la ricerca del vero. L’assenza del senso del dolore, è assenza di ogni limite al piacere che è nel vivere per il piacere. L’assenza di ogni limite al piacere che è nel vivere per il piacere, esalta la mente che non vede fermata in alcun modo la sua forza; esaltazione che noi ben vediamo negli stadi; nell’incosciente uso della personale vita (droghe ed altre sfide, delitti, follia, violenza stupida e/o gratuita, ecc.) Non c’è parola o norma, che barrieri quell’esaltazione; è l’esaltazione di chi sa, ma che, interiormente, non sente (e/o rifiuta di sentire) quello che sa. Chi non sente quello che sa, conosce la vita a metà; è la condizione, di chi sa l’amore, ma non ha mai amato; e la condizione, di chi sa il dolore ma non l’ha mai sofferto. Chi conosce la vita a metà, è un crescente a metà. Un crescente a metà, rischia di essere inoltrato alla vita, come siamo usi inoltrare, i barboncini: sì di razza, ma costituzionalmente più deboli dei meticci.

amezzosepara

Novembre 2007

Verona – Via XX Settembre

acapoverso

Via XX Settembre. Dovrebbero chiamarla via delle Nazioni. Ci sono, pressoché tutte le africane, e diverse Indiane e dell’Est. Gli abitanti di quella strada, sono disordinatissimi, coloratissimi, vocianti. Sono, fòra come i balconi: balconi nel senso di luoghi dell’affaccio sulla strada_vita. Sono, degli scamiciati: nel senso di privi di quell’abito che si chiama comune educazione. Sono, degli scoperchiati: nel senso di senza il coperchio delle nostre sovrastrutture; di una naturalità primitiva per quello e per come li vedo agire. Ci vado, quando ho bisogno di ricaricare la batteria delle emozioni. Ne sono affascinato. E’ indubbio che lo sono per le tensioni e tentazioni erotiche che mi comunicano ma anche perché, sia pure di striscio, (e per lo struscio) mi raccontano altre storie, altra vita. Per vedere altra vita, per sentir raccontare altre storie, c’è chi ha fatto il giro del mondo in mongolfiera. Io lo faccio in bicicletta: a Verona.

amezzosepara

[Per naturalità primitiva intendo la potenza psichica, che trova la sua ragione nella forza fisica.]

Il servizietto degli idoli

acapoverso

Doveva venire un nuovo collaboratore: pakistano. Gli dico, allora domani ci vediamo?! No, domani no, perché devo andar a vedere il papa. Ma, tu sei mussulmano! Che te frega del papa?! Mi risponde: non ho mai visto una cosa del genere! Fede e spettacolo: destino dei resi idoli e/o che si sono resi idoli. A quello che ci raccontano è successo anche a Cristo. Abbattere idoli non serve a niente. Bisognerebbe abbattere, invece, la voglia di idoli! Ma, cosa ci mettiamo al suo posto? Dovremmo metterci della Ragione: almeno in grano! Il guaio è, che per crescere, quel grano ci mette secoli! Intanto, ogni Pecora si ricovera nel suo Ovile, ed ogni Bue nella sua Stalla.

amezzosepara

Mele marce a Genova

acapoverso

“… io credo, la principale responsabilità delle forze dell’ordine sia stata quella di non aver saputo comunicare al suo interno.”

asepara

Vero, ma le forze dell’ordine (vedile come corpo) possiedono due interni, non uno. Possiedono un interno collettivo e l’interno singolo. Nell’interno collettivo, è chiaro che la comunicazione è andata a puttane, ma perché è andata a puttane anche la comunicazione morale, culturale, professionale anche del singolo con sé stesso? Cos’ha permesso al singolo di non ascoltare quella comunicazione? Cosa gli ha permesso di diventare schizofrenico, perché di scissa comunicazione fra animo privato ed animo professionale? In definitiva, quale chiave ha liberato la belva privata dalla professionale ingabbiatura? Se non vogliamo la ripetizione di quei casi, è soprattutto questo, il punto da studiare!

asepara

“e mi stupisce davvero che nessuno delle migliaia di poliziotti onesti, seri e sinceramente degni di un Paese democratico, non abbia sentito la necessità -prima di tre giorni fa- di smarcarsi da quei pochi DELINQUENTI che, indossando la loro stessa divisa, hanno disonorato il loro Corpo e spezzato la fiducia dei cittadini verso di loro.”

asepara

Ma, dove vive questo blogger?! Dove lo trova un commilitone, così eroico da denunciare i suoi pari col rischio di vedersi osteggiato, rifiutato, e trasferito quando non personalmente minacciato oltre che detto infame con la motivazione che sta buttando merda sul corpo?! Sono i vertici che devono avere quel coraggio! Se un vertice ha atteso sei anni per trovarlo, cosa si può chiedere ad un semplice pulotto?! In verità, le forze dell’ordine non possono permettersi il lusso di essere amate dai cittadini. L’amore non fa paura, mio caro, mentre la paura è fondamentale e preventiva manetta! Sbagliano? Forse. A personale esperienza, posso dirti che se incuto timore i miei collaboratori funzionano, e se non metto timore mi mandano a ramengo la comunicazione di lavoro che devo avere con loro. E’ triste, ma è così.

amezzosepara

Giugno 2007

Verità per Federico

acapoverso

In questa coppia sento la madre più determinante del padre. Nel formazione del carattere virile di un figlio questo crea degli strani pasticci identitari. Non sarebbero pasticci se formassimo l’umanità più che formare il normale (?) ma, purtroppo la norma sclerotizza le soggettive specificità. Ho un orrendo ricordo di una donna poliziotto, (una ufficiale) che ho visto agire nei confronti di un tossicodipendente che all’epoca seguivo sia come associazione che come conoscenza. Esaltata, sprezzante, inutilmente distruttiva la personalità dell’altro. Indubbiamente ricostruita a livello psicologico, sia dalla divisa che dal conforto di altri tre agenti, che, a dirla tutta, non sapevano più da che parte guardare per quell’inutile sceneggiata. Se non fosse stata in divisa, l’avrei detta impasticcata, o in “riga”. Non posso non domandarmi: quanto sono sani quelli che indossano una divisa come indossassero una camicia che da forza perché li forza? Si, questo, è il problema!

amezzosepara

Giugno 2007

3) La vita è nostra?

acapoverso

In questo momento storico, la società e la religione sostengono che la vita non è nostra. In queste due ideologie, non è esclusa l’ombra del possesso sulla vita che guidano, ora religiosamente, ora politicamente, ora in ambedue i casi. In quanto poteri, non possono diversamente. E’ triste, ma è così. Ora, chiediamoci, che cos’è vita? Ci sono miliardi di risposte. Credo che non ci siamo ancora messi d’accordo sulla risposta ultima. Chiediamoci, inoltre, quale lo scopo della vita. Miliardi di risposte anche qui. Chiediamoci ancora, quando posso dirmi di essere vita? E, per chi? Per un’idea di me? Per un’idea sociale? Per una più elevata idea? A mio avviso, ci si può dire vita nella vita, tanto quanto rechiamo vita: vuoi a noi stessi, vuoi al sociale, vuoi alle idee che vuoi. Ci sono casi, in cui non si può più esserlo, per nessuno dei casi che ti cito. O, esserlo, al più, sottostando, a pesantissime croci. Ci sono casi, in cui possiamo alleviare il peso di quelle croci. Ci sono casi, in cui non lo possiamo in alcun modo. Ebbene, con quale e per quale diritto si può dire ad un’umanità caduta sotto il peso della sua croce: mi dispiace ma devi continuar a portarla?

amezzosepara

 Giugno 2007

Vivere? Morire? Salti nel buio.

adivisorio

“… ma per me eutanasia e suicidio sono sinonimi di non coraggio a vivere la vita. Attenzione! Non ho usato volutamente la parola vigliaccheria perché avrei giudicato qualcuno che non la pensa come me, e giudicare è l’ultima cosa che voglio fare.”

asepara

Potresti dirmi, Giancarlo, dove trovi diverso il senso di non coraggio, e quello di vigliaccheria? A mio avviso, il problema non è eutanasia si, o eutanasia no. Il problema è che ognuno dovrebbe avere il diritto di gestire in proprio il grado di dolore che può sopportare. E se per qualcuno la vita gli diventa un massimo dolore, gli si dovrebbe dare massima scelta. E’ giusto? E’ sbagliato? Prima o poi lo saprò. In attesa di questo, “ognuno da quello che può!” Facci caso: non l’ho mica detto io.

adivisorio

Giugno 2007

India Festival degli Eunuchi

acapoverso

Mi rivolgo alle donne, perché gli uomini non sanno guardare, o non sono interessati a guardare, o hanno paura di guardare.

eunuco

Avete visto gli occhi di questo giovane? Non è l’effeminato che una qualche ragione potrebbe anche aver motivato il dolo, o il sacrificio religioso, o il mercato della prostituzione, o l’insieme delle cose. E’ una forza ancora maschia, quella che traspare dallo sguardo; tanto che lo dico, di chi non ha avuto scelta: rose sui cappelli, ora, e, per coprire il fronte, oro. Giusto per tacitar l’udito.

amezzosepara

Maggio 2007

Miracolanti e miracolati

acapoverso

Da tempo mi chiedo perché all’approvazione delle mie novità non segue un corrispondente seguito. La paranoia che mi ombra mi fa pensare: perché ho forze contrarie! Stupidaggini! Il calo del seguito avviene perché l’aderente alla scoperta della cosa nuova, necessita di un grado emozionale sempre maggiore per continuar a seguirla. Se non avviene secondo il bisogno emozionale di chi segue il miracolante, al miracolato dalle principianti emozioni succede:

  • di perdersi per strada
  • di cercarne delle altre
  • di farsi miracolante di quelle recepite dal miracolante che l’ha iniziato
  • di finire al seguito di un barabba che prima o poi si dovrà rassegnare di essere spodestato a favore dell’ultimo giunto.

Capita perché siamo fatti male, o per chi lo pensa, addirittura influiti del Male? No, succede perché le emozioni sono un cibo. Come il nostro corpo deve rinnovare il cibo che consuma, così, anche la mente. La mente si nutre, invece, della stessa emozione quando ne diventa tossicodipendente. Con tossicodipendente intendo uno stato d’arbitrio talmente fissato da arrestare il pensiero del miracolato al miracolo inizialmente scoperto ed emozionalmente assunto. Lo riconosca o no (un miracolato) le emozioni procurate dai miracolanti (persone e/o casi) scemano anche in quella forma di dipendenza. Questo destino succede in tutti i fatti da miracolante emozione. Giusto per dire i maggiori: arte, sport, religione, moda, politica. Come un miracolato rinforza le emozioni assunte è generalmente noto: praticandole. Nel praticarle, a sua volta diventa via via miracolante per miracolati dalle emozioni che espande. Un praticante maggiorerà il suo seguito, tanto quanto saprà (vorrà o potrà) farsi autore di continui miracoli per bisognosi di continui miracoli. Da questo gorgo escono i miracolati che confidano nelle emozioni della vita, indipendentemente dallo stato dei suoi miracoli o da come li presenta. Ciò significa che dobbiamo confidare nella vita anche quando ci presenta una pandemia? Dipende! Se ne abbiamo una visione particolare, no. Se invece ne abbiamo una visione globale, si. Questo significa che fra i miracoli della vita c’é anche il dubbio? No! Questo significa che fra i miracoli della vita c’è anche la scelta.

amezzosepara

Com’è buono lei!

acapoverso

A proposito delle più volte dette e ripetute paure sulla mancanza del mangiare, per cui è meglio occuparsi di questo e che i diritti all’umano riconoscimento possono aspettare, al Bonotto e ai suoi condivisori desidero ricordare “che non di solo pane vive l’uomo”. Vive anche di bisogno di giustizia; ed è il bisogno di giustizia che innerva le istanze del mondo in Lgbt.

asepara

Dice il Bonotto: dovremmo scindere le problematiche dei diritti individuali e della responsabilità collettiva.

asepara

Non vedo cosa impedisce di portarle avanti assieme! Una sottaciuta volontà, intimamente contraria ma non detta per non apparire conservatori destrorsi quando non fascisti e/o comunque non in linea con il grillismo che ho adottato e che voto e che voterò indipendentemente dai contrari alla questione?

asepara

Dice, sempre il Bonotto: il portare avanti queste battaglie su diritti più o meno marginali.

asepara

Prego?! Tutti quelli che non votano Grillo e/o il Movimento trovano che le sue battaglie, tutto considerato, siano marginali. Prima, gli interessi della mangiatoia politica, prima i soldi ai partiti, ecc, ecc. E, allora? Ripetiamo la storia che dice: i violentati (dalla politica) che si attuano in politica diventano violentatori dei divergenti in politica?

asepara

Bonotto: ognuno può fare quello che vuole nella vita, ma quando si passa a strutturare una società, è necessario far prevalere le regole naturali e condivise.

asepara

Sulla ricerca di condivisione (commosso sino alle lacrime perché consente al mondo Lgbt di vivere purché sotto traccia) non posso non essere che d’accordo con l’affermazione del Bonotto, ma, permetta un sussulto: far prevalere le regole naturali e condivise? Quali? Quelle delle scimmie Bonomo che si usano sessualmente senza problemi, e sono felici (naturalmente parlando) più di noi? Quelle degli orsi che curano la prole per tre anni e poi chi si è visto si è visto? Pur odiernamente sostituita da qualche siringa, la regola naturale per la procreazione prevede l’uso del genitali maschile e di quello femminile. La regola culturale invece (generalmente contraria ai colti) prevede l’uso della psiche maschile nella femminile e della femminile nel maschile. La regola dello Spirito, invece, prevede che dall’uso degli insieme si generi vita. In prevalenza, il mondo etero usa la prima, la seconda, e la terza regola. Quando non vi è intesa fra queste regole, vi è infelicità, tendenze suicidarie, omicidi, femminicidi, e malattie di genere psicologico quando non psichiatrico. Il mondo in Lgbt, (originato dal frutto della prima, e della seconda regola) protrae la sua vita e i suoi intenti di felicità per mezzo della terza regola. Ora, signor Bonotto (e fuori dai denti) dové il problema se il mondo in Lgbt manda avanti la sua volontà di vita per mezzo del piacere di vivere la vita, anziché per mezzo della procreazione? Qual’è il problema se, nel suo desiderio di alleanza, anch’esso cerca l’avanzamento fisico-psichico-spirituale che è offerto da ogni genere di legame sentimentale? Il mezzo del piacere di vivere in Lgbt toglie qualcosa al mezzo della procreazione in etero? Non vedo! Al più, vedo che toglie potere ai parassiti della vita altrui, quali sono gli ammalati mentali consapevoli di farlo, qual’è la politica, (o meglio, la partitica) che cura la propria rex anziché quella pubblica perché gli risulta marginale farlo! Parassita dello spirito altrui è una mal agita religione, quando, osteggiando la vita per infiniti opportunismi e conservazione dei pastori sulle pecorelle, opera contro le infinite possibilità della creazione. A cominciato 2000 anni fa e non ha ancora smesso, però, ama chi ha ucciso, e non dimentica mai di portargli dei fiori! Tante grazie! Il Crocefisso ne sentiva proprio la mancanza!

asepara

Bonotto: comportamenti fuorvianti e innaturali, è necessario riportarli in carreggiata, sempre con un’azione umanitaria.

asepara

Tante grazie, signor Bonotto, per l’intento umanitario! Sento di doverle ricordare, però, che anche gli hitleriani riporti in carreggiata di fosca memoria usavano azioni umanitarie. Infatti, prima di bruciare le vittime di cotanto sentimento, li gasavano! Naturalmente, ci sono gas e gas, pire e pire. Glielo preciso per evitarle di far delle corrispondenze non consoni al mio pensiero almeno in questa sede.

asepara

Bonotto – anche per me il matrimonio è concepibile solo tra uomo e donna, per il mantenimento della specie e per l’avanzamento fisico-psichico-spirituale.

asepara

Ringraziandolo sino alle lacrime per l’azione umanitaria a favore dei richiedenti diritto, non posso non rilevare che il pensiero del Bonotto è tipico del fondamentalismo cattolico! Il Bonotto può credere a quello che vuole, ma perché dovrebbe usare le sue idee per far padronato su quelle altrui? Sul quantitativo fallimento del cosiddetto avanzamento psicofisico offerto dal matrimonio ci sarebbe molto da dire, ma lascio la parola alla cronaca nera che, chissà perché, il Bonotto trascura. Chiaro che ci sono matrimoni felici e che durano tutta la vita. Mi commuovono sempre: vuoi perché nell’animo sempre orfano, vuoi perché nell’animo usato da un pedofilo! Per la cronaca, prete! Ricordo al Bonotto che il mondo Lgbt non si è mai opposto al matrimonio idealmente inteso. Preciso idealmente inteso perché in realtà, e per la gran parte, è sentina di molta sofferenza. Considerazione a parte, il che vuol dire che al mondo in Lgbt gli va bene, e che se non gli va bene, considera la sua scontentezza come fatto marginale. Lo chiamino come vogliono il Bonotto e i suoi condivisori, ma il mondo in Lgbt chiede solo la regolarizzazione di un sentimento su basi paritarie al matrimonio, non, un matrimonio; che poi lo festeggino come si usa nei matrimoni, e che questo lo faccia diventare matrimonio, vuol dire, prendere lucciole per lanterne, o come dice il Guzzanti, venir giù “dal Monte del Sapone”.

asepara

Bonotto – si fanno passare tante cose, nella vita, come progressiste, ma spesso esse sono in netto contrasto con la natura interiore degli esseri umani, e questo determina conflittualità personale e collettiva.

asepara

Il che vuol dire: fermi tutti altrimenti andiamo a fondo?! La paura di andare a fondo è sempre stata dei profeti di sventure, e da quelli usata per far mantenere, nel fondo, pur dando idee di salvazione! “In netto contrasto da conflittualità personale collettiva”, lo sono (profeti di sventura) dove è maggioritaria l’influenza religiosa sulle coscienza del cittadino. No, invece, dove, pur nella conservata spiritualità, vi è decondizionata conoscenza. Comunque sia, ad ognuno il suo pane, signor Bonotto, ma sollevi le mani da un mondo che non le ha mai chiesto di usare la farina in Lgbt per impastarlo. Dove, per convinzioni personali non si è a favore, ma neanche umanamente contrari, a mio vedere, i mentalmente sereni si astengono, o fanno come ho fatto io per la questione dell’aborto: si o no? Pur intimamente dissenziente, ho votato a favore. L’ho fatto, perché dove vi è dolore, non si aggiunge dolore a dolore. La mia azione umanitaria non corrisponde alla sua, signor Bonotto? Pazienza! In ultima, ognuno pagherà i suoi conti, e gioirà dei suoi guadagni. Per quanto riguarda me, anch’io pagherò i miei conti, ma saprò anche, che non avrò tolto nulla a nessuno! Cosi’ facendo non si formano i partiti? Lo so.

amezzosepara

ps. Lettera ai 5Stelle che non condividono le priorità del Bonotto circa le istanze sul bisogno in Lgbt di una riconosciuta alleanza.

Le piantagioni del potere

acapoverso

Sino a che non ci decideremo a potare quando non ad estirpare le piantagioni del potere, * “rifiutandoci di concedere loro ogni delega a priori”, non solo non ci potremo dire solamente vittime, ma renderemo vittima anche il futuro di chi non è in grado di scegliere il suo presente.

amezzosepara

* Principato e Religione, citando l’ex Ordinario di Pedagogia ddell’Università di Verona, padre Aldo Bergamaschi.

L’importanza del padre

acapoverso

L’importanza del padre biologico è superata (quando non annullata) dalla realtà. Un bambino, oggi, passa dal sapere chi è e cosa significa padre, ad altre forme paternali di cura e di magistero (asili, scuole, forme amorevolmente putative, parentali o no) in un fiat temporale rispetto agli anni che vivrà. Statisticamente parlando, almeno. Senza contare che l’importanza del padre è pressoché annullata dalle schizofrenie della società: padre culturale che forma, a sua immagine, il padre biologico. Per il crescente, il padre rimane solo il prevalente forte_fortilizio da conquistare, o da accantonare. Edipo, oggi, non ucciderebbe il padre: gli manderebbe un’e-mail!

amezzosepara

Per il resto

acapoverso“Per il resto Hasna era una normale ragazza terrorista.” Sento qualcosa di profondamente ingiusto/inclemente in questa tua opinione, Saverio. Da quello che anche si intuisce dell’identità della terrorista, (o che intuisce la mia sensibilità) è che queste figure sono coinvolte in fatti certamente più grandi di loro. Lo diventano, non perché “senza tetto e senza legge” ma perché impediti da trovare il loro tetto o la loro legge, quanto, al caso, di poter mediare fra tetti e leggi. Mi obietterai: tutti abbiamo sofferto della mancanza di un più corrispondente tetto e di una più corrispondente legge. Vero, ma ci sono soggetti che i tetti e i soggetti piegano, e soggetti che tetti e leggi spezzano. Per questi, l’atto terroristico che compiono accettando di morire, quanto e’ vera scelta, o quanto e’ vero suicidio? A questo genere di morituri auguro che gli sia leggera almeno la terra, visto che il loro cielo non lo è stato!

amezzosepara

Saremo tutti islamici?

acapoverso

Secondo statistiche l’Islam diventerà la religione più seguita del mondo. Alla statistica risulta che se tu mangi due polli e io neanche uno, ne abbiamo mangiato uno a testa. Giusto per dire che sono da prendere con le molle, tuttavia, segnano delle possibilità. Possibilità che si può anche verificare se non altro perché le nascite nel mondo islamico sono maggiori che nel nostro. La statistica previsione, però, non dice, non sa e non può dire se l’Islam che è sarà l’Islam che sarà. Non dimentichiamo che per i suoi scopi la vita è in grado di usare infinite vie. La statistica ne prova solo alcune: quelle che le appaiono di più. Non è scritto da nessuna parte che siano le più determinanti.

amezzosepara

Islam e scissioni

acapoversoE’ possibile la scissione dell’atomo islamico? Lodevole il tentativo occidentale di provarci, scindendo a responsabilità dell’Islam civile e religioso dalla responsabilità dell’Islam fanatico, ma è una parte che facciamo a nostro uso e consumo. E’ una parte che permette all’islamico che vive negli stati prevalentemente democratici di vivere la sua fede “moderatamente”, ma è pur sempre una recita, soggetta a una resa dei conti (anche violenta) fra mussulmani fondamentalisti e mussulmani poco o tanto occidentalizzati. Ci saranno anche martiri mussulmani a favore dell’Islam moderato come ci sono “martiri” mussulmani a favore della fede integralista? Non lo so. Quello che so, è che ogni libertà ha sempre preteso il prezzo del sangue.

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Libero dice

acapoverso

Libero dice: troppi mussulmani festeggiano le stragi di Parigi. Durante il fascismo, gli italiani non fascisti erano liberi di non festeggiarlo? No. Non lo erano ma dovevano sembrarlo. La stessa cosa succede fra i mussulmani. Come noi dovevamo appartenere visivamente alla stessa fede o allo stesso modo di intenderla, così loro. Come noi dovevamo appartenere visivamente alla stessa politica, così, loro. Come noi non potevamo essere di libero pensiero, pena l’ostracismo sociale, così loro. Come noi potevamo essere chiaramente antifascisti solo in esilio in qualche isoletta, o martirizzati quando non solo condannati, così loro. Come noi potevamo essere chiaramente atei o variamente disinteressati alla religione d’imperio, così loro. Qualsiasi genere di potere costringe all’uso della maschera.

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Eppure la vita ci parla!

acapoverso

Può essere come dici, ma, potrebbe anche non essere così. Potrebbe anche essere che non sai ascoltare, quando la vita ti “parla”. Non ricordo se ti sei detta una credente, ma giusto per amor di tesi, ti reputerò tale. Come credente sai che la vita, ha due piani di vita. Nel piano superiore, è collocata, (o meglio, abbiamo collocato) l’Entità creante. Se ammettiamo che quest’Entità creante sia vita, necessariamente ha “parola”. La parola, è l’emozione della vita che dice sé stessa. Siccome è il Principio che ha originato il suo principio, quale parola può dire quest’Entità? Direi che può dire se stessa. Quindi, essendo vita, la sua parola è: vita! E la vita è! [Detta e finita, questa è la Genesi “per Damasco”] In quanto prima vita, è un principio assoluto. Chi è principio assoluto, non può dire nulla di non assoluto. Pertanto, vita, è l’unica Parola di quel Principio. Scendiamo adesso su questo piano di vita. Anche qui, tu dici, la vita è quello che sopra affermi. Potrebbe essere, ma a mio avviso così non è. Su questo piano di vita le emozioni sono molte, pertanto, sono anche molte le parole che ci fa dire. Fra tante parole, quali, quelle del nostro principio di vita? Fondamentalmente, sono tre: depressione, esaltazione, pace! Depressione, quando, per eccesso o difetto di informazioni sbagliamo contro il Corpo. Esaltazione, quando per eccesso di informazioni sbagliamo contro la Mente. Pace, quando vi è corrispondente incontro fra le emozioni del Corpo e quelle della Mente. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra Corpo, Mente e Spirito. Lo Spirito, è la forza della vita, che si origina in ragione del Bene nel Corpo, e del Vero nella Mente. In ragione dell’infinita dinamicità dei rapporti emozionali nel mondo personale che si pone in relazione con le infinite dinamicità del mondo esteriore, direi che le parole che ci dice la vita sono infinite, altro, che la “muta” che dici! Mi piace, l’idea di vederti come una badante che assiste la vita ormai vecchierella. Mi fa tenerezza, ma per i modi sopra esposti mi risulta che sia la vita ad assistere te, non, il contrario. Siccome ha non poco e non pochi da assistere, delega il compito ad un’altra badante: il discernimento! Non dirmi che non l’hai mai ascoltato, vero?! E, se l’hai ascoltato come fai a dire che la vita è muta? Infine, solo gli animali sono solamente vivi. Se ne accompagni al macello, però, potrebbe venirti l’idea che sappiano di esserlo! Come l’umanità certamente no, ma cosa esclude che lo sappiano perché, pur sentendolo non c’è lo possono dire a causa della differenza fra il nostro linguaggio e il loro? Ciò fa pensare che, almeno in potenza, neanche loro sono solamente vivi.

amezzosepara