Onda dopo onda può darsi

acapoverso

La ricerca di un’immagine neutra mi diventa particolarmente difficile perché vedo significati simbolici da tutte le parti. Finalmente l’ho trovata, mi dico, guardando l’ultima che sto usando. E’ un’onda a due colori: sotto un’ombra. In origine era un trattino nero. Con un antico WordArt (opzione di un antico FrontPage) l’ho variato così: procedendo a tentoni come il mio solito. Contento dell’immagine solo decorativa, ci sono rimasto sino a quando mi sono accorto che non è vero: l’immagine parla: eccome parla! L’onda (che sia onda lo dice la sua forma) è composta da due colori: azzurro e verde. Penso l’azzurro come un cielo. Penso il verde come l’acqua di un mare. Certo! Il verde può essere quello di un prato, ma non conosco prato che sia ondulato così: così, solo l’acqua mossa da un vento senza fretta. I colori dell’onda sono tenui. Alla mia sensibilità ciò dimostra che l’immagine non è impositiva. Il carattere non impositivo mi dice che l’immagine è leggera. L’onda, pertanto, non è da mare turbolento. Sotto l’onda di quel cielo e di quel mare nuota_naviga un ombra. Non è speculare: è sè stante. La sinuosità di quell’ombra me l’aveva fatta intendere come un delfino, ma i delfini non hanno il muso a spada! C’è l’hanno invece i pescespada. Sul pescespada non mi viene alcun significato simbolico. Ben diversamente, se divido un pescespada in pesce_spada. Quando ho iniziato queste considerazioni stavo rileggendo un post sul Padre. I pensieri sul Padre portano a pensieri sul Figlio. Sulla figliolanza di Cristo non la penso come la dottrina cattolica ma il soggetto delle riflessioni non è questo, quindi, passo oltre. Rammento che i primi cristiani (in vero, protestanti a loro insaputa) si riconoscevano fra di loro disegnando un pesce; un pesce perchè così risulta in greco il nome di Cristo. L’immagine del pesce che loro disegnavano, però, non era quella di un pesce_spada. La spada che non aveva Cristo in greco (in pesce) l’aveva, però, il Pesce (il Cristo) non in greco. Concludendo questo giro di pensieri si potrebbe pensare (o io lo potrei pensare) che l’immagine del pesce che sto usando come capoverso, sotto onda riveli (in questo lavoro) la spirituale presenza del Pesce_Cristo che nella sua vita (e della vita) fu capoverso di Storia religiosa e non? Secondo cattolicità lo è ancora e sommamente. Guaio è, che la chiesa, se da un lato ha posto una sua verità, dall’altro non si è separata dalle sue falsità. La costringerà un Pesce_Spada? Onda dopo onda può darsi.

17 Maggio 2021

Riguardando l’immagine ho avvertito gli scompensi che erano già iniziati ieri. Pensa che ti ripensa, vedi che ti rivedi, ho visto che l’orizzontalità la faceva sembrare il coperchio di un contenitore. Ora, coperchio di un post contenitore passi, ma chiuso, no! Sono uscito dall’inghibbo inclinando l’immagine. Inclinandola, l’ho liberata dall’idea di coperchio _chiusura_scopo iniziato e finito, e l’ho resa, onda dopo onda, emergente. Un po’ alla volta sostituirò i post con l’immagine orizzontale.

amezzosepara

Sermoni americani

neocapoversoMi hai fatto vedere dei sermoni che ti sono giunti da un gruppo ”Swedemborg” americano. A quei fogli, in angolo, ne mancava un pezzo grossomodo quadrato. Secondo una lettura per corrispondenze, il fatto potrebbe avere anche questo significato: poiché anche uno scritto è una costruzione (ideologica) ai pensieri che strutturano la costruzione di quei sermoni, manca la pietra che completa la testata. Dal momento che la lacerazione è sulla sinistra, luogo nel quale facendoci il segno della croce citiamo lo Spirito, la pietra che manca potrebbe concernere quella forza.

aneogrigia

Marzo 2007

La ghianda, la quercia, le farfalle e i cacciatori.

arossogrigioIn una seduta fra amici, il medium con quella possibilità (il Lalo per gli intimi) ad un certo punto scrive l’opinione della presenza Francesco: in vita, suo zio. Rivolgendosi a me, Francesco gli fa scrivere: perché tu sei una quercia … Aggiunse anche altro ma andrei fuori tema. Ora, ammesso che anche qui si sia riconosciuto il mio essere quercia, non per questo non c’è più la ghianda che sono. Vuoi come quercia o vuoi come ghianda, comunque non capisco il cacciatore di farfalle che si appresta al lepidottero facendo rumore. Alla stregua, non capisco il cacciatore di pensieri che condivide un’opera applaudendo. Se è vero che nel primo caso si impedisce a quanto si caccia di posarsi su una siepe, nel secondo è anche vero che si impedisce ad un pensiero di posarsi nella mente.

aneogrigia

Nessuna vita sfugge alla ripetizione della Reincarnazione

acapoverso

Doverosa premessa

Non sono sicuro di aver espresso il mio pensiero con chiarezza e dovuta ragione pertanto considero questo testo non ultimato. Lo pubblico lo stesso perché solo dopo aver editato un testo riesco a vedere dove sono stato mancante. Sarà anche perché, pur avendolo scritto e riscritto numerose volte (o forse a causa di questo) ascolto quello che sento di dover dire più di quello che sento di aver detto. Ho patito questa condizione da quando ho iniziato a scrivere: ormai da un trentennio. Non per ultimo: le ipotesi che esprimo sono frutto di “visioni” culturali. In quelle, direi necessariamente, so quello che dico ma non so di cosa parlo.

amezzosepara

La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Come lo è la parola (un’emozione della vita) così anche per lo Spirito è “parola” l’emozione detta dalla sua forza (a livello naturale) e dalla sua potenza: a livello culturale.

Vi è Spirito e spirito. Con la maiuscola penso allo Spirito che ha originato ogni spirito. Con altro dire, all’Immagine da cui deriva ogni Somiglianza, come anche dal Principio da cui deriva ogni principio.

La vita (corrispondenza di spirito fra i suoi stati) è stato di infiniti stati di vita. Come lo è la vita, così è anche il nostro spirito: stato di infiniti stati di forza e di potenza.

In quanto massima corrispondenza di forza e di potenza fra i suoi stati, lo Spirito dell’Immagine della vita è Assoluto. Ne consegue che lo Spirito è l’immutabile forza che manifestando l’assoluta condizione del suo stato mostra l’assoluta via (la vita) che deriva dalla sua Vita. Dal suo essere Principio assoluto della vita ne deriva lo stato di Immagine assoluta della vita.

In ragione della vita dello stato dei nostri stati, il nostro spirito è soggetto a un aumento della sua forza come anche a un possibile diminuzione. Lo spirito che è aumentato o diminuito in ragione dello stato della corrispondenza fra i suoi stati, aumenta o diminuisce gli stati che l’aumentano o lo diminuiscono.

Raggiunto il massimo stato del suo stato in questo piano della vita, nell’ulteriore il nostro spirito si collocherà prossimo alla forza e alla potenza dello Spirito in ragione dello stato della propria forza e della propria potenza.

Nel piano ulteriore della vita non esiste il tempo come lo concepiamo viviamo in questo: esiste lo stato della condizione dello spirito: condizione che muta in ragione della sua elevazione verso il Principio o di una discesa (avvertita e/o temuta come caduta) verso il nostro principio. La continua caduta – discesa degli spiriti verso il nostro principio di vita (il nostro spirito) permette la vita continua di questo piano della vita.

Si, a causa della discesa – caduta anche noi siamo degli spiriti discesi – caduti: caduti, però, se ragioniamo secondo verticalità, Se invece ragioniamo secondo orizzontalità, allora, al nostro inizio non vi è stata caduta ma solo un allontanamento dal Principio di ogni nostro principio. Sarà anche una questione di lana caprina ma “caduta” e “allontanamento” hanno sensi ben diversi.

Mi sono chiesto: perché mai i prossimi al Principio dovrebbero mutare il loro stato di vicinanza visto che ciò li allontanerà dallo stato maggiormente raggiunto? Mi sono risposto così: non lo fanno perché lo vogliono. Lo fanno perché, per quanto beata, non c’è emozione che non scemi. Non tanto per un qualsiasi genere di usura comunque provocata ma perché la continuità di un qualsiasi stato in e_stasi, stabilizza ogni e_stasi in stasi. Se ciò è del nostro spirito, ciò è anche dello Spirito?

Diversamente da lo stato del nostro spirito (mutevole appunto per variabile stato) lo Spirito del Principio, avendo aggiunto la massima corrispondenza fra i suoi stati, è Assoluto. Ne consegue assoluta anche la sua e_stasi. Dalla sua e_stasi è esclusa la stasi, appunto perché una vita assoluta non può alcuna modifica al suo stato.

Parentesi necessaria: per motivi di lavoro ho conosciuto una sergente americana: proveniva dalle Havai. Durante un inverno tipicamente veronese (in genere molto umido, tendente al nebbioso, e freddo veramente solo nelle sue montagne) alla Mary dico: ma che ci sei venuta a fare in questo clima di merda! Quasi miagolando mi risponde: faceva sempre caldo!!

Ecco, noi sentiamo cos’è caldo perché sentiamo cos’è freddo. Dove sentiamo il solo caldo, alla lunga o alla corta non sentiamo più alcuna differenza. Nel perdere la differenza perdiamo le emozioni che strutturano le parole che strutturano le differenze.

Ritroviamo emozioni, parole, e alterne strutturazioni delle parole tanto quanto il nostro stato emigra verso un altro stato. Ad esempio ammesso si può sostenere che la reincarnazione è un’emigrazione: quella dello spirito di una vita verso un’altra vita.

Ci escludiamo da rinnovate e rinnovanti emigrazioni tanto quanto una vita nel nuovo stato saprà (potrà e/o vorrà) ricongiungersi (per rinnovata conoscenza) con il Principio e i suoi principi:


Il Bene per la Natura


il Vero per la Cultura                    il Giusto per lo Spirito


In ultimo ma non per ultimo: poiché nulla sappiamo di veramente attendibile circa la condizione del nostro spirito, così, nulla possiamo dire di veramente attendibile circa la vita che, reincarnandoci, ci ritroveremo a vivere.

Poiché solo uno spirito assoluto può sfuggire alla Reincarnazione, e poiché il nostro spirito non lo è, ne deriva che sono soggetti al ritorno per Reincarnazione anche gli spiriti più eletti.

Non è scritto da nessuna parte che l’emigrazione degli spiriti eletti che furono, avverrà secondo quanto furono. Non è possibile saperlo perchè le strade della vita sono infinite come infinite le sue verità. Al più possiamo ipotizzare; ed è quello che ho appena finito di fare.

amezzosepara

La Cina non si avviCina

Da “la Repubblica” di oggi (14 Agosto) leggo: la Cina all’attacco dei Cattolici: arrestati un vescovo ed un prete. In cella anche 90 fedeli della Chiesa clandestina. Sarò sintetico: vista l’attitudine all’ingerenza, che la “Città di Dio” pratica nella Città dell’Uomo non me la sento proprio di dar torto alla Cina. Il Cardinale Francesco Pompedda, giurista e presidente della Cassazione Vaticana dice: Perché l’Onu non interviene? Quel regine, reprime ogni libertà! Senti chi parla?! E tutte quelle voci, che, il suo regime, ha represso?! Niente Onu, per quelle, vero?! Francesco d’Assisi predicava la parola di Cristo, solamente, attraverso l’esempio di vita. Quindi, niente “abiti”, niente chiese, niente martirii da usare a proprio beneficio, e niente ricorsi all’Onu! Ma, il Pompedda è diventato un Cardinale, mentre Francesco è rimasto un folle di Dio.

Agosto 2006

Sogni e confini

All’improvviso (non saprei dirti se nel sonno o nei momenti che lo precedono o lo finiscono) mi sono trovato davanti ad una giovane donna. Indossava una camicia bianca. Aperti i primi due bottoni. L’immagine, la vedevo solo a mezzo busto. I suoi capelli erano corti, biondi e ricciolini. I lineamenti del suo viso erano morbidi. Gli occhi (vividi) non blu ma più intensi dell’azzurro. Mi guardava non come si guarda un amico e non come si guarda un amante, ma, certo, come si guarda chi ci è motivo d’amore. Sentivo che ciò che la rendeva stupenda era esattamente quel motivo, anche se, proprio non saprei dirti perché lo trovasse mentre guardava me. Non chiedermi come si guarda chi ci è motivo d’amore. Vuoi perché quando guardo i miei, certamente non mi vedo (al più mi sento) vuoi perché non sono mai stato guardato così. Forse è per questo che lo sguardo di quella donna lo dico d’amore. Non perché lo so, ti ripeto, ma perché è quello, lo sguardo, che testimonia il raggiungimento della nostra suprema speranza: essere amati come si ama. Quella donna aveva un bambino in braccio. Lo avresti detto: tutto sua madre! Anche lui mi guardava con lo stesso incantamento. Sapevo (perché lo sentivo) di ricambiare lo stesso modo e lo stesso stato di intensità verso ambedue.

ali

Diversamente da altri sogni (li interpreto come messaggi di spiritualità) nei quali sento che non è tempo e/o non ho tempo per restare lì, di fronte a loro non me ne sarei mai andato ed il doverlo fare l’ho sentito come uno strappo nella zona del petto dove terminano le costole e che credo si chiami plesso solare. Come quello che ho sentito in quel sogno, nulla, se non un eguale sentimento, potrebbe reggere l’idea dell’amore (intensa comunione) che quella donna rappresentava presso di me. Era un’idea così elevata che potrebbe anche riuscire a confinarmi in un limbo d’impossibilità ad amare qualcosa di più terra – terra se non fosse perché, non in conflitto da affermazione di uno sull’altro ma in parallelo, vivo abbastanza serenamente sia il mio ideale che il mio reale: ciò che sono per quanto sento di ciò che so. Certo è, che da quella notte, mi è diventato più difficile credere di saper scrivere sull’amore: neanche per recita. Per quanto amante del teatro ti sento donna non amante del teatrante. A maggiore ragione, nel momento che stai attraversando. Scrivere d’amore ad una persona che in questo momento sembra non amarsi (tanto è usa svilirsi) potrebbe essere come offrire una importantissima cena a chi ha grandi bruciori di stomaco. Certo, si può invitare a cena chi non è in grado di mangiare (l’amore è un alimento) o perché non si è sensibili alla vita altra, o per il solo piacere di ascoltarsi presso l’altrui sensibilità, ma, ambedue questi aspetti della vanità non mi appartengono:  almeno non credo. A chi vive certi stati di dolore, più che dirgli su ciò che uno/a brama, mi appartiene di più l’idea di abbracciarlo, ma, se mi è spirituale, non mi è naturale e ne culturale abbracciare te.

ali

Non perché tu dei donna ed io un certo tipo d’uomo ma perché sento che in te vi è conflitto fra l’identità di Enza donna (quella che vive il giorno alla luce della sua ragione) e l’entità di Enza bambina: la romantica che vive la notte alla lunare luce dei suoi desideri amorosi. Ma, cosa non può più ottenere la parte di Enza che è ancora bambina? Direi, necessariamente, che non può più ottenere di essere amata secondo il suo sentimentale stato. La Enza bambina, però, percepisce quella impossibilità come una violenza contro i suoi diritti e, la violenza, come appunto ti dicevo nel biglietto, in molti casi per non dire tutti, è l’aggressiva difesa dei violentati: aggressività erronea, tanto più quando anticipa non una violenza in atto ma una verosimile possibilità. I casi di violenza non effettiva, o effettiva perché possibile perché temuta, potrebbero essere dei veri e propri deliri della mente. Dai deliri della mente ci si libera attenendoci costantemente al qui ed all’ora o, con altre parole, al dato momento. Per quanto giustificata da comuni interessi (la civile convivenza) volendolo, anche l’insegnamento delle regole che compongono la Norma potrebbe essere avvertito come una violenza. Lo potrebbe, quando l’educatore (famiglia e/o istituzioni preposte, e/o Stato) si impone con eccesso di forza. Si applica l’insegnamento della Norma con eccesso di forza quando la si attua senza quel calore (il sentimento verso l’umanità indipendentemente dal suo stato) che come nei metalli naturalmente piega ciò che deve formare. Senza il calore che naturalmente normalizza ciò che deve formare, si attua un “educativo” sopruso ed il suo corrispondente dolore.

ali

Che la normalizzazione avvenga in modo normale (cioè, naturalmente indotta dal calore del sentimento), o anormale (cioè, innaturalmente indotta perché senza calore) comunque vi è dolore, però, mentre nel caso del dolore da naturale normalizzazione, la ragione del crescente lo fa superare, nel caso della violenza da sopruso, non sempre il crescente lo sa e/o lo può, e/o lo vuole. Nei confronti della crescita culturale, il dolore che non si sa, e/o non si può e/o non si vuole superare, nella mente è ostacolo psichico, e nel corpo un ostacolo fisico. Sino a che non lo si è risolto (se a causarlo è un errore) o guarito (se a causarlo è una malattia) quell’ostacolo rimane come una barriera che, tanto quanto separa la Persona da sè (o da della vita altra o dai suoi principi di vita) per molti versi frena l’evoluzione anche sino al punto da fermarla. Tutti gli stati di sosta nell’evoluzione culturale sono ciò che formano il “bambino” dell’età adulta.  Se è ben vero che fermando la crescita (cioè, restando culturalmente bambini) si può anche fermare il dolore da erronea educazione allo sviluppo culturale, è anche vero che fermando la crescita resta continuamente bambina la parte fermata. Succede così, che la parte fermata non diventa parte del tutto “persona” ma resta vita a sè. In questo senso, entità in altra entità. In quella condizione, come dei divorziati in casa, non ci viviamo come totalità ma come due forze, in genere contrapposte e, pertanto, il più delle volte in dissidio. Oltreché alla forzata normalizzazione (o diversamente dalla …) l’aggressività che ti denota potrebbe anche essere conseguente alla paura di un dolore che si è subito e che non è ancora guarito. E’ l’aggressività tipica, la tua, di chi, essendosi scottato gravemente, comincia a temere la presenza di quella causa ancora prima di esserti avvicinato.

ali

Ti sia esempio una pentola in ebollizione per un ustionato o una scottante situazione per una persona. Se mai tu lo sia stata, non ho la più pallida idea di cosa ti abbia “scottato”. Posso solamente ipotizzare:
* un dolore nella tua Natura: ad esempio una malattia;
* un dolore nella tua Cultura: ad esempio, un erroneo modo di vivere o di non potere o sapere vivere o la tua vita o degli stati della stessa;
* un dolore nel tuo Spirito: un erroneo modo (erroneo perché depresso o eccitato) di vivere la tua forza.
Se le ipotesi fossero, sino a che tu non elabori la tua guarigione discernendo su quei dolori, non permetterai a nessuno di avvicinarti più di tanto se non alle tue condizioni. Situazione vuole, mia cara, che non noi dettiamo condizioni alla Vita ma è lei, quella che c’è le detta, presentandoci i casi sui quali svolgere il nostro tema; cioè, il nostro vissuto. Piaccia o no, faccia o no comodo, giunto a questo punto del capire, comunque, torniamo al punto di partenza, cioè, a noi stessi. Non solo nel tuo caso ma in tutti noi (casi della vita perché processi di vita) se non accogliamo le sue condizioni (lo facciamo quando riusciamo ad elaborarle non solo attraverso il bene ma anche attraverso il dolore. Con il dolore, la vita ci prova e continuerà a provarci sino a che non ne capiamo le sue ragioni. Rifiutandoci di farlo non riusciremo a cavare un ragno dal buco. Non riuscendoci, continueremo, oltre ragione, a girare in tondo come legati ad un piolo, o come falene, a sbattere le ali contro il vetro (ostacolo trasparente e per questo non visibile) che separa la nostra vita dalla luce (la verità) e dal calore: il sentimento.

ali

Si vive oltre ragione (sia della vita nostra che quella della Vita) quando si vuole sapere ciò che non si vuole o non si può sentire, o si vuole sentire ciò che non si vuole sapere o non si può sentire. L’affermazione che sostengo, potrebbe essere provata dal fatto che se effettivamente volessi sentire ciò che sai, o sapere ciò che senti, perché mai affronteresti delle relazioni sentimentali, nelle quali il dolore (se non la ragione) ti dimostra che stai vivendo delle scelte che prima o poi ti lasciano quasi sempre senza scelte? Ricominciare da capo, a questo punto, dovrebbe esserti un imperativo categorico. Per ricominciare da capo (e, dunque, vivere il nuovo) sarebbe più che indispensabile eliminare dal nostro spirito (dalla forza della vita) tutto ciò che ci è causa di male. Lo dovremmo fare anche se farlo ci è causa di ulteriore sofferenza. Ti sia di esempio il fatto che se non schiacci (con altro dolore) il foruncolo che ti ha provocato il male, quando mai guarirai la pelle? Ciò che è vero per la vita della tua Cultura, nell’immediato forse non saprà cosa fai, ma senza dubbio, pressoché immediatamente lo saprà ciò che è bene per la vita della tua Natura. Non ci si può sentire naturalmente e spiritualmente bene se culturalmente si segue l’errore che porta al male. Il male é il dolore naturale e spirituale da errore culturale.

Circa la Genesi della Parola

L’umanità che eleva i suoi principi al Principio può immaginare molto ma non può “vedere” altro: men che meno oltre. Nonostante questo, l’autore della Genesi rilevò la Parola con queste parole:

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Non so se è mai stato mai reso maggiormente comprensibile quell’enunciato, tuttavia ci provo:

il Principio è presso il Verbo, e il Verbo presso il Principio, e il Verbo è il Principio

perché, vita, è l’inscindibile unione tra il riconoscimento di sé (IO SONO) e la parola che dice quanto e cosa riconosce di essere: VITA sino dal principio dello stesso Principio.

LA PAROLA E’ L’EMOZIONE DELLA VITA CHE DICE SE’ STESSA

Per i miei contestatori

Nei miei discorsi parlo dello Spirito e di spiriti. Dello Spirito, indico solamente i suoi principi. Ogni altro precedente scritto, lo considero una brutta copia. Li lascio nel Blog, perché testimoniano un percorso che per più volte e per anni, ho fatto mentalmente in ginocchio. Degli spiriti dico la sola esistenza. Di nessuno, infatti, ho mai detto l’identità con certezza. Non ci avrei scommesso una lira su quella che per amor di tesi mi è capitato di fare. Non vedo perché lo dovrei fare visto che nella medianità e nello spiritismo nulla è verificabile, quindi, nulla, nei suoi scopi e/o mete, è attendibile? Ricavarne motivi per essere e vivere non li rende verità. Come si raccomanda ai bambini di non accettare caramelle dagli sconosciuti, così non dovremmo accettarle da spiriti non conoscibili. Certo, i cosiddetti doni dello Spirito sono affascinanti, e per questo ci prendono la vita e non di meno la volontà. Il guaio è proprio questo: ci prendono. Chi lo fa? Per quali mete e/o motivi? Per le “dette”, o perché ve ne sono di tacitate? Alle domande si può rispondere per quello che crediamo vero, non, per quello che sappiamo vero! Ora, su quali basi intellettuali pretendete di capire chi vi è un perfetto sconosciuto, e che tale rimane visto che nei commenti mi dimostrate di aver capito solo quello che di voi e in voi avete capito? Poco e male a mio parere. Giusto per evitare futuri equivoci, ricordo che io sono Tizio e non assomiglio a nessun Caio, quindi, non venitemi a dire che sono “Antonio” perché assomiglio a “Guido! Giunto al punto, non vi dispiaccia se vi chiedo di verificare lo stato del vostro collegamento fra coscienza&conoscenza! Per quanto riguarda il mio, lo faccio da una trentina di anni, e ci trovo ancora errori! Dovrei considerare voi, invece, gli illuminati e illuminanti maghetti che pur nel giro di cinque scardinati minuti sono in grado di capire la totalità di un pensiero che spaccio per parere, non, per verità? Suvvia! Chi volete far ridere? Se l’intenzione è diretta a me, vi consiglio di usare il vostro tempo più utilmente: tanto più se per voi. Direi che ne avete bisogno.

Contro il castigo divino

“Ho ricevuto un audio Whatsapp che invita a pregare contro il ‘castigo divino’. Beh, un Dio così io ve lo lascio!”

E’ in queste particolari condizioni che mi spiego perché non hanno ancora staccato Cristo dalla croce. Meglio lì, infatti, che libero di rovesciare i banchi di ogni psichiatrica risma, per una presunta misticità generalmente originata da manifestazioni spiritiche, insufficientemente combattute da una chiesa fiancheggiante per comodo quando non per impotenza.

L’ovile cattolico

Blair lascia l’ovile anglicano e si ricovera in quello cattolico. Chissà dove è andata a finire la stanza dove ci si dovrebbe rivolgere alla Santità in cui si crede! Questo, almeno secondo il Cristo evangelico. Dev’essere finita, talmente ultima, nella nostra casa, che non sappiamo neanche più dove l’abbiamo messa! La troviamo subito, invece, quando deve diventare una testimonianza non dissimile dalla pubblicità. Il priore di Bose afferma: tanti i laici che ritrovano la vera fede!. Temperi le sue scoperte, il priore perché è anche vero che tanti credenti la perdono, anche se non sotto i mediatici riflettori! Comunque sia, buon per il Blair, se convinto della sua decisione spirituale. Non è mica questo che mi irrita! E’ la mano morta su ogni verità che mi irrita. Cosa cacchio significa, definire vera, la religione d’appartenenza, se non per implicito, definire false le altre! Della Verità, che cacchio ne sa il priore di Bose e quelli che la pensano come lui. La fede è un atto della speranza, non, della certezza! Che cacchio significa definire vera, una religione da casuale appartenenza se non istigare dissidi! Pronunciare motivi di crociate! Alimentare guerre! E questa sarebbe gente di pace? Ma facciano il piacere!!! Nelle scelte di fede, non sono contro nulla e nessuno! Se non altro, perché so di poter credere, come so di non poter sapere! Quindi, ad ognuno la sua strada! Invece, di che ti gioiscono questi scopritori di redenti?! Gioiscono del ritorno del Figliol prodigo, purché (se decide di farsi biondo) usi la tinta che si trova solo nel loro supermercato! Suvvia! Siamo ancora qui?!

Dicembre 2007 – Meglio mirata nel Maggio 2020

Seminaristi bonsai

Bisognerebbe innanzi tutto, capire che cos’è la “chiamata”, cosa si intende per sentirsi “chiamati”, e cosa rivela_nasconde la chiamata. All’epoca, l’avevo sentita anch’io. Ho sintetizzato il rifiuto dicendomi: Signore, non son degno. Perché mi sono reputato indegno? A mio avviso per due nascenti verità. In una già sentivo le pulsioni omosessuali. Nell’altra (sia pure molto confusamente) sentivo presente la paura del dopo collegio. Di quello che c’era fuori, infatti, non conoscevo assolutamente nulla! Se era la paura che mi aveva tentato con la chiamata come avrei potuto presentarmi con animo onesto? Devo anche dire che i preti del collegio non mi hanno mai chiesto se volevo entrare in seminario. Forse perché avevano intuito la mia omosessualità. Andando giù di piatto, però, si può anche dire che non me l’abbiano chiesto perché (a parte il prete che mi amò o mi usò che sia) di non gradito tipo. Da avviare al seminario, cercano angeli, i preti dei collegi! Nella motivazione della chiamata non si può trascurare neanche l’ipotesi di una sistemazione all’interno di schemi da esistenziale sussistenza. In questa ipotesi, il chiamato/a si avvia al seminario come in altre occasioni e/o casi e/o indole, un giovane o una giovane si avvia alla carriera militare. Che ne sarebbe stata della mia sessualità se avessi risposto alla chiamata? Come per quella etero avrei dovuto reprimerla, ovviamente, ma sarebbe bastato questo, per fermare lo sviluppo di quelle piante? Certamente no. Quindi, sarebbero cresciute comunque, o una sessualità resa bonsai resta come forma la religione e/o il religioso giardiniere nel seminario che fa da vaso? Alla domanda ha risposto più volte la cronaca. Nulla sappiamo invece dell’animo religioso quando viene potato, e nulla, a priori, possono sapere i potatori nei seminari: se ne stanno accorgendo.

Dicembre 2007

Di Dio non considero quanto gli si mette in bocca

Di Dio non considero quanto gli si mette in bocca. Se prenderò il Covid, quindi, non sarà perché non sono andato a messa. Un blogger m’ha rivelato che con imbecille si intende “microbo bisognoso di aiuto”. Per questo significato vedo piena di imbecilli la politica sociale di chi (per fazioso contrasto con il Governo) taglia il ramo dove é seduto. Pur da seduta sullo stesso ramo, la stessa chiesa parla di negazione del culto, quando il vero soggetto è la negazione degli assembramenti comunque motivati. Penso, invece che (a chiese già meno frequentate) il vero motivo sia la paura che gli italiani possano perdere l’abitudine “religiosa” che sinora occupa (o meglio, occupava) almeno un oretta della domenica mattina. L’aperitivo mica si può prendere alle nove, vero! Per fortuna Francesco ha messo a posto le voci bisognose! L’ha potuto, sia perché gesuita (e quindi, capace di maggior vista) sia perché non appartenente al sistema clericale pur appartenendo a quello evangelico. La chiesa è un’idra dalle molte teste. Francesco potrà anche trasferire le contrarie ma non le può decapitare nel senso di obbligarle al silenzio! Ne farebbe i martiri del loro bisogno. Tornando alla Bibbia. nel libro si racconta che i popoli dell’epoca raggiunsero tali vette di potere e di vanità, da farli crollare sotto il peso di quelle vette e di quelle vanità. Come sempre succede nei casi di maggior disastro, i religiosi (quelli pieni di vanità quando non di voglia di potere) addebitano quel genere di crolli alla giustizia di Dio. Ben diversamente, inconsapevoli artefici del crollo sono state (prese da deliri di potenza e di conoscenza) le stesse vittime. Tolti alla storia biblica tutti i fantasiosi orpelli di ordine fideistico, cosa distingue quel crollo da quello che stiamo subendo nell’odierna Babele di voci e di fatti? A mio vedere, solamente l’edile modernità della Torre.

Anticristo chi?

Il Cristo evangelico insegnò la nuova figura di Dio: il Padre. Prima di Cristo era il Padrone che ancora è rimasto per gli amanti della religione (cattolica, variata, o comunque avariata) quando si manifesta con gli stessi intenti: espliciti o impliciti che sia. Si possono dire anticristiani, dunque, tutti i possessori di quella padroneggiante e divisoria tentazione. Anche dello stesso Saulo, lo si può dire anticristo. Lo è, tanto quanto, impadronendosi dell’identità Cristo (mai conosciuto) sovrappose la sua. Ne consegue, ovviamente, che non è anticristo perché non è contro la sua idea di Cristo.

Marzo 2007 – Meglio mirata nel 2019 –
Rivista, ulteriormente tagliata e meglio mirata nel Marzo del 2020.

Se al principio

Se al principio non esiste che il Principio ciò significa che è senza nascita? Ragionando secondo Fede tutto è possibile. Ragionando secondo umanità non tutto è possibile. E’ possibile congiungere la Ragione con la Fede? Nelle parole della vita, no. Nella vita come Parola assoluta, si. Si può dire allora, che al principio, la vita (il suo tutto dal principio) ha originato sé stessa? E qui si torna daccapo: secondo parole, no. Secondo Parola, si. Questo discorso ha un possibile errore? Si! L’abbiamo compiuto da quando abbiamo nominato il Principio della vita (la Vita) con altri nomi. La Vita non necessita di nascita e di nomi: la Vita, è!

Quale sessualità nel Cristo evangelico? La Transculturale?

Caro Francesco: a che gender é appartenuta la spiritualità culturale di Cristo? Etero o Omo? Voglio dire, spiritualmente parlando, amò i diversi, o amò i simili? E chi l’uccise? La cultura divisiva perché condizionante (quella spiritualmente Etero) o la spiritualità Omo, che nel suo principio pone l’eguaglianza di spirito come alleante condizione? Per quanto è fondato sostenerlo, certamente amò la vita: crapulona o no che sia stata e/o che abbia trovato. Nella vita che amò, certamente ci sono stati quelli prevalentemente etero spirituali come anche quelli prevalentemente omo spirituali.Al proposito, sento il bisogno di vedere da vicino, se il suo amore per i simili abbia cambiato in simili anche i diversi. Basta un breve giro di Storia per vedere che in genere gli è andata buca. Dopo di lui, altri hanno colto il testimone, (il Principato e la Religione, indipendentemente dai tempi e dalle forme) ma come nel caso del Testimone del Padre, più di tanto non hanno potuto, o saputo. Bisogna ammettere, però, che più di tanto non hanno neanche voluto. Si sono immediatamente resi conto, infatti, che nella separazione impera la vita del Separante, (indipendentemente dalla forma e/o dall’identità) mentre nella spirituale conciliazione fra le parti, impera la vita, e nella vita (il tutto dal Principio) la soggettività spiritualità si abnega. Ammesso che di quella Figura sappiamo ciò che ci hanno detto di sapere, non prendo in ipotesi né la versione eventualmente sessuale immaginata dal credente, né quella omosessuale immaginata da un alterno pensiero. A tutto sono interessato, fuorché sapere il prevalente carattere sessuale della vitalità e della vita di Cristo! Mi interessa, invece, capire il carattere spirituale di quello Spirito. Fu prevalentemente determinante? Con altre parole, fu il classico maschiaccio arabo che tuttora ritroviamo nei suoi conterranei nel nostro tempo? O fu prevalentemente accogliente come in genere non è l’arabo di oggi, e Bibbia testimone, neanche l’arabo di ieri?

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Non sono uno studioso e neanche uno che ha studiato. La mia Cultura, quindi, è come un Emmental: piena di buchi! Fra buco è buco del mio formaggio, però, ricordo bene un pieno: chi è senza peccato scagli la prima pietra! Il Cristo evangelico l’avrebbe detto se non fosse stato un accogliente Omo spirituale? Direi proprio di no. Un carattere spiritualmente Etero (determinante) avrebbe lapidato quella donna, e poi sarebbe andato a lavorare, o in Sinagoga, o a sgridare i bambini, o nei casi peggiori a picchiare e/o usare la moglie! Ben vengano altre ipotesi.Confermato il tenore del carattere Omo spirituale del Cristo, fu simile a quelli del suo tempo o fu un diverso? E se diverso, come si visse e visse, se fra i suoi rischiava di venir prevalentemente giudicato come un estraneo (non dalle Donne, ci dicono) quando non, nel proseguo del suo pensiero, come un eretico bestemmiatore?Non serenamente, pare, se giunse a porre agli apostoli delle domande su di sé. Cosa mai potevano dirgli quegli affascinati dalla sua diversità, se non che gli volevano bene. Anche molto bene come, dicono, gli confermò il Cefa. Sono convinto che il Cristo conobbe molto bene la solitudine degli unici; unici, non tanto perché diversi, ma perché sconosciuti a sé stessi sia per un vago passato, sia perché di un vago futuro. A quella solitudine, il Cristo sfuggì perché trovò, identità e nome nello stessa identità del Padre: io sono quello che sono.Lo poté (sto fantasticando, ovviamente) nel momento stesso che si riconobbe pieno della stessa sostanza (spirito) dello Spirito apparso sul Sinai. Ecco perché si disse figlio del Padre: perché riconobbe di essere mosso dalla stessa forza che muove Iavè. Per Spirito intendo la forza della vita sia al principio che dello stesso Principio. Non me ne vogliano i non credenti del mio discorso. Non li sto convincendo a cambiare sponda: sto solo seguendo il mio pensiero. Per lo stesso motivo, non me ne vogliano neanche i credenti in disaccordo con le mie fantasie.Nella Cultura spirituale di rinascita, il Cristo evangelico scoprì un altro nome del Padre: lo disse Amore. Si può amare in toto una tale identità senza farsi totalmente accoglienti come bambini? Direi di no. Se da un lato il Cristo della nascita mi è pressoché ignoto (quello che raccontano si sta rivelando attendibile solo per una fede che esclude la ragionata conoscenza) quello della rinascita, invece, comincia ad “apparirmi” delineato.

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Dalla sua totale accoglienza del Padre – Amore, immagino anche l’accoglienza di quanto attuato dal Padre. Ammessa l’ipotesi, quella condizione del suo Spirito mi mostra l’aspetto materno del suo carattere spirituale. Non rivela l’aspetto umanamente paterno perché non ebbe genitore se non in una figura sostitutiva. Volenti o nolenti, le figure sostitutive non imprimono il loro carattere sul figlio adottivo. Si può pensare, allora, che fu quello della madre: a sua volta accogliente per il noto episodio: vero o non vero che sia, il punto non è questo. Altre ipotetiche forme di accoglienza della madre non sono in discorso e non m’interessano. Quello che immagino di un Cristo secondo il principio dell’Accoglienza anche spiritualmente materna nei confronti della vita, non lo penso del Mosè, ad esempio. In quanto guida e giudice di un popolo non poteva non essere che prevalentemente determinante, e quindi, gli sia piaciuto o meno, spiritualmente Etero. Certo, anche lo spirito etero sa farsi accogliente ma a delle condizioni che possono diventare anche inderogabili. Certo, anche Cristo dovette porre delle condizioni alla a sua accoglienza: mica viveva sul “Monte del sapone” a dirla con il Guzzanti. Ne ha poste, però, solamente di basilari. Non so se ne avesse avute anche di non basilari, visto che gli hanno tolto la parola molto in fretta.Quando tentarono di coinvolgerlo in una grossa questione (cos’è la Verità) ha risposto con il Silenzio. Vaglielo dire alla spiritualità dei suoi eredi che la Verità risponde solo nel Silenzio, e che è stato l’unico a sentirla! Vaglielo a dire alla spiritualità dei suoi eredi, così occupati a cercare la Verità che non si rendono conto che non è il luogo della Verità detto dal Cristo quello che stanno ascoltando, bensì, il luogo delle loro verità. Va bèh!

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Errare è umano, ma, diabolico secondo proverbio lo diventa quando (incuranti dei vespai che direttamente e/o indirettamente hanno provocato per secoli e che ancora provocano) affermano che la loro verità è più vera e più grande di un’altra.Abbiamo sempre pensato che prima maestra di vita sia la Cultura, sì, ma quale Cultura? Quella etero spirituale che ha riempito e riempie il mondo di Dolore? Sostengo invece, che sia la Natura. Per Natura intendo il Corpo della vita comunque formato. Dove la ricerca del Bene che porta al Giusto perché Vero è attuata dalla corrente Cultura, inevitabilmente si mostra incapace di trovarla, anche perché presa e condizionata da secolari vincoli. Così, finisce con il perdersi per infinite strade. La Natura, invece, non si perde mai! La Natura capisce subito se in essa vi è menzogna. Lo capisce perché immediatamente ed inequivocabilmente lo sente per mezzo del dolore.Il Dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale. Tanto è maggiore il dolore, e tanto è maggiore l’errore che porta al maggior Male. Se il Bene naturale ci dice la presenza della Verità tanto quanto cassiamo il Dolore che porta all’Errore, ci dice anche che per giungere al Vero di ciò che è Giusto allo Spirito, dobbiamo cassare il Dissidio.Si cassa il Dissidio, tanto quanto, fra vita e vita si diventa Omo spirituali. Con altro dire, di forza (vitalità e vita) simile. La spiritualità etero non può essere tramite di quel carattere dello Spirito. E’ vero: a suo modo anche la Cultura etero spirituale rincorre la Verità, ma sino a che resta strumento di Potere, è destinata a dividere le parti soggette sia in loro che fra di loro.

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Non può non farlo, vuoi perché le verità umane sono innumerevoli, e quindi, ingestibili da qualsiasi forma di centralizzante potere; vuoi perché tutti pretendiamo di agirle secondo verità pur non sapendo l’Assoluta; vuoi evitando che gli spiriti sottomessi, (gli incarnati, e /o cittadini che dir si voglia) si rendano spiritualmente conto che lo stesso Spirito, tanto è nel loro particolare, e tanto è nell’Universale. Fra Particolare e Universale, differenza vi è, non perché altro spirito, ma perché diverso lo stato dello stesso Spirito. Nel principio, infatti, è Assoluto, mentre il nostro corrisponde al nostro stato di vita: l’opinione è provata dal rapporto fra Immagine e Somiglianza.Ogni accentrante potere chiama unione fra soggetti, quello che di fatto è un contenimento_appiattimento di pensieri resi artificialmente ipocriti, cioè, omo spirituali nella forma. L’educazione spiritualmente etero, se da un lato contiene il Dissidio sociale (per il morale e lo spirituale non ci riesce neanche la sussidiaria Religione, se non continuando a dividere i suoi dagli altri) dall’altro non lo annulla. Al più, gli impedisce di esplodere ma, l’impedimento non disinnesca l’implosione interiore che si origina dai dissidi fra inverificabili verità. Per i motivi detti, la possibile implosione interiore ci dice la continuità del Dissidio.Ora, Caro Francesco, alla fine di questa pizza ti chiedo: ti preoccupa di più l’idea di amare la vita per cristiana Omo spiritualità in quanto ti ricorda l’omosessuale spauracchio, o ti preoccupa constatare che la farina macinata dalla Religione finisce sempre in crusca? Se ti può consolare, non solo la tua.

E’ capitato a Woitila

Ci sarà chi dice mancanza di rispetto aver chiamato per nome quella persona. Il fatto è che tutti i titoli che si è data la Chiesa o che ha dato agli appartenenti sono autoreferenziali. Pertanto, a parte la qualifica di Don e di Servo, non ne riconosco altri. Ora, (tu be or no tu be) apparire irrispettosi o sentirsi ipocriti? Ho scelto di non sentirmi ipocrita. Sia pure in ben diversi casi è capitato a don Woitila quello che si dice capitato anche a Cristo: sentirsi abbandonati dal Padre perché non ne sentivano più la voce. E’ padre chi procrea una vita. Elevando il pensiero, si può dire che è Padre anche chi ha originato la vita. Il chi, il come e l’identità non sono in discorso. E’ voce, il suono dell’emozione. Si può dire, allora, che non sentivano più la voce perché non sentivano più l’emozione che li faceva sentire vita della e nella Vita, o con altro dire, figli del e nel Padre. A un credente può capitare di sentirsi in relazione con il Padre, tanto quanto, fra i principi che reputa di Dio e i suoi, vi è stato di eletta comunione. Dove (almeno secondo fede) la morte non scinde (culturalmente e spiritualmente parlando) una vita dalla Vita, lo può la Natura: contenitore comunque effigiato, di contenuti comunque raggiunti. La scissione del contenitore della vita (la Natura) dal suo pensiero (Cultura) e dalla sua vitalità (forza dello spirito dato lo Spirito) può capitare all’improvviso come per gradi. Nei soggetti in esempio è successo per gradi, e per gradi, hanno potuto rendersi conto dell’abbandono che emotivamente vivevano, ma, è stato vero abbandono, e chi ha abbandonato chi? L’idea della vita che diciamo Dio e/o Padre è prima. Come prima, è sovrana e assoluta. In quanto tale, dipendente solo da sé stessa. In questo e per questo, esente da qualsiasi altro stato emotivo. Se questa è l’immagine prima della vita, questa non è l’immagine di qualsiasi somiglianza da quella derivata. Nella somigliante, infatti, la sua vita vive infinite emozioni, e fra queste (voluto o subito) l’abbandono. Ciò che non può essere del Padre e nel Padre, quindi, lo è nella sua “figliolanza”. Ed è solo della e nella “figliolanza”, pertanto, la capacità di abbandonare come quella di abbandonarsi. Da ciò ne consegue, che l’abbandono vissuto era di loro da loro, e che del Padre, da loro non poteva assolutamente essere abbandonati, avendo il Principio della vita, un solo principio di vita: quello di dare vita. Figlio, Santi o Profeti che si possa dire, all’umanità non sfugge nessuno, ma il Principio della vita (la vita del Padre) è Clemente e Misericordioso.

Quale chiamata campa sotto la tonaca?

Non vi è carisma sessuale che abbia la stessa forza. Neanche la stessa impronta “caratteriale”, e neanche lo stesso periodo biologico e culturale di rivelazione e riconoscimento. In una sessualità primitiva (primitiva nel senso che è il piacere a formare il sapere) il fatto non avrebbe alcuna importanza. Non pochi guai, ci sono, invece, in una sessualità non primitiva, cioè, in una sessualità in cui è il sapere che forma il piacere. Il sapere forma il piacere quando la sessualità è anche una questione sociale. In quanto questione sociale, la primitiva sessualità è formata e gestita da regole ed informazioni consce, e da regole ed informazioni non consce. Sono normali le regole e le informazioni che conformano il Soggetto sociale. Non sempre e/o comunque sono non – normali, le regole e le informazione che nel Soggetto sociale conformano la data individualità. Solo nei casi di una sofferenza mentale costituita vi è separazione di vita fra quanto è del Soggetto sociale e quanto è della sua Individualità. Non per questo non vi è sofferenza mano a mano un crescente sviluppa la conoscenza della sua identità. Già, ma, quale identità? Non ho mai creduto alla cosiddetta “chiamata” verso il sacerdozio, anche se sono disposto a crederci, quando, chi la sente, e di costituita e serena umanità. Non sono disposto a crederci, alla chiamata sacerdotale, tanto più, quando lo sviluppo dell’identità è ancora giovane, tanto più, quando, di fronte all’Infinito, il cuore, ancora “si spaura”. Credo, piuttosto, nella chiamata della vita. Quella che avviene nella personale che sta cominciando a rendersi conto, che al di fuori del suo mondo, vi è da affrontare il Mondo. Voce stupenda, quella della vita. Non altrettanto, o non sempre, quella del Mondo. Nella prima chiamata, l’Io canta sé stesso. Nella seconda, non sempre lo può, quell’Io. C’è chi è, e/o si sente compiuto al punto da saper unire la sua voce a quella del Mondo. C’è chi non si sente e/o teme di non sentirsi pronto a far parte del coro. Ma pronta o non pronta che sia una data individualità, la vita del mondo chiama lo stesso. Che fare? Per i non pronti, coscienti o non coscienti che sia, (e/o per quelli che temono di non esserlo) due le ipotesi di cura per le sofferenze da titubanza verso i richiami della vita: o edificarsi un mondo, o entrare in un altro mondo. La vita non accetta silenzi. Al più, attende.

Medianità?

neocapoversoBevuto il caffè, sul fondo della tazza vidi l’immagine di un anziano con la testa china. Schiena contro schiena con l’anziano c’era l’immagine di una entità caprina (con tanto di corna) anche questa a testa china. Da come la polvere del caffè aveva disegnato ambedue le figure, si capiva che stavano a capo chino come sta il capo di chi ascolta un giudizio interiore o un giudizio superiore, oppure, come chi, nella condizione di inseparabili siamesi, rassegnato. In una macchia d’inchiostro, la testa dell’anziano si rivelò altre due volte. Nel primo caso l’anziano mi apparve all’interno di una figura a testa di leone. Da sola, invece, mentre firmavo una lettera. Allora, usavo firmare le lettere con una penna di vetro. Dato il nominativo dell’associazione (tramite un medium, il segno mi pervenne per scrittura automatica) l’immagine dell’anziano potrebbe anche essere quella di Paolo, l’apostolo. D’altra parte, se con ”per Damasco“, si intende anche la via che si deve percorrere per giungere ad una rivelazione, allora, non è necessariamente detto che quella figura sia di Paolo; può anche essere quella di un qualsiasi filosofo che cerca se stesso e/o i suoi principi. Come so che era un filosofo dal momento che c’è ne saranno stati anche senza barba e con capelli e ci saranno stati anziani con barba e senza capelli ma che non erano filosofi? Infatti. non lo so. Lo penso perché l’immagine me ne ha suggerito l’idea. Quel anziano (che dimostrava circa una settantina d’anni) aveva un naso, che più rincagnato di così, non ne ho visto uno di eguale. Una volta recepita l’immagine e accantonato l’idea di fotografarla, ho lavato la tazza. A dirla tutta, una somiglianza storica con l’Apostolo l’avrei anche: ambedue abbiamo iniziato a capire la vita solo dopo aver incontrato lo spirito che “corrispondeva” alla vita che cercavamo.

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Discorsi sulla Metempsicosi

Vi sono due generi di Metempsicosi. Vi è quella attuata dal Principio della vita, che “incarnando” la sua forza (incarna nel senso di porre vita nella materia) la mette in vita, e vi è quella degli spiriti che hanno vissuto questo piano dell’esistenza. Naturalmente, il Principio della vita incarna il suo Spirito, non la sua identità. Essendo assoluto perché l’Uno, infatti, non può ripetersi in altro principio. Non solo: solo il Principio può contenere il suo principio. Si può dire, allora, che il Principio della vita e’ la sempiterna incarnazione del suo principio: la vita. Si può dire, inoltre, che la sua metempsicosi durerà sino a che durerà la vita. Oltre non “vedo”.

ali

Lo spirito che incarna la sua forza in un’altra forza è invasivo tanto quanto lo fa e lo può. Si può pensare allora che vi sono spiriti con intento dominante, e spiriti che dico compartecipi. I compartecipi influiscono ma non condizionano la volontà della vita che inconsapevolmente li ospita. Siccome agiscono secondo Spirito (i non condizionanti e/o comunque interferenti) li si può dire spiriti Alti ma di inverificabile… altezza. Secondo stati di infiniti stati, la metempsicosi avviene nella carne per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del corpo. Avviene nella mente, per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del pensiero. Avviene nello spirito, per l’anima che sente di dover ripercorrere le emozioni della forza. Avviene nel corpo, nella mente, e nell’animo, per lo spirito che sente di dover ripercorrere il suo vissuto. Tanto quanto ne sente il bisogno e tanto quanto può diventare invasivo sino al dominio della vita che inconsapevolmente lo ospita. A maggior ragione se fra lo spirito ospite e l’ospitante si stabilisce un “cosciente” rapporto di reciproco uso. E’ quello che in genere succede nei casi di più eclatante medianità. Non tutti gli spiriti rivelano la loro presenza. Lo fanno i dominati dai dissidi fra ciò che erano e facevano e ciò che credono di essere e di poter fare. Lo possono fare anche spiriti “mistici” a vari livelli e condizioni. Come tali (o tali si credono) sono i più influenti, ma non per questo non spiritualmente dominanti. Diventano spiritualmente dominanti, non perché invadono intenzionalmente il nostro spirito, ma perché glielo permettono i nostri bisogni da superiori rivelazioni. Per infiniti stati di vita, lo spirito che cerca il bene, il vero, e il giusto si reincarna secondo spirito di verità, ma quale stato di conoscenza hanno della Verità? Non di certo dell’Assoluta.

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E’ inevitabile, quindi, che siano portatori di parziali quando non del tutto erronee verità. La forza che anima il corpo (luogo della Natura della vita) e la mente (luogo della sua Cultura) è lo Spirito.La vita dello Spirito (la Natura della sua Cultura) è il principio della vita della mente a cui da vita. Sia nel supremo che nell’ultimo, vita, è rapporto di corrispondenza fra Natura (il corpo), Cultura (la mente) e Spirito: la forza che si origina dalla corrispondenza fra i due stati. Lo Spirito origina la vita secondo la sua forza ma la vita originata persegue il proprio spirito secondo la sua. Da ciò ne consegue, che la vita originata dall’influsso dello Spirito delibera il suo inizio naturale ed il suo principio culturale e spirituale secondo quanto stabilisce di accogliere dello Spirito della vita che l’ha principiata. Ciò che delibera lo stato dell’accoglienza dello Spirito è il rapporto di corrispondenza fra gli stati della vita principiata. Lo Spirito che origina la vita, è il corpo interiore (l’anima) che anima ciò che anima. Ciò che si anima per la sua forza (per la sua Natura) e per la sua vita (per la sua Cultura) è il corpo esteriore dello Spirito animante. Del corpo esteriore, allora, si può dire che è l’anima materiale che contiene l’anima spirituale (il corpo interiore) della forza della vita: lo Spirito. Siccome vi è la forza dello Spirito (l’anima che anima la vita del Principio) e la forza degli spiriti (l’anima che anima la vita dei principiati dalla forza del Principio) allora, vi sono due stati di Metempsicosi: quella dello Spirito che si “incarna” nella vita, e quella degli spiriti che si incarnano nella vita originata dalla Vita.

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La Cultura della Natura dello Spirito (ciò che sa sulla sua forza) origina il corpo naturale. La Natura della Cultura dello Spirito (ciò che sa sulla sua vita) origina la vita: corpo naturale che, dato lo spirituale, corrisponde con il culturale. Poiché Metempsicosi è trasferimento di un corpo in un altro ed il ha corpo tre stati (Natura, Cultura e Spirito) sia sul piano sovrumano che su l’umano, da ciò ne consegue che lo stato della reincarnazione ha tre stati di vita: la naturale, la culturale e la spirituale. Nella Metempsicosi data dallo stato supremo della vita (quella del Principio soprannaturale) lo Spirito incarna la forza (la sua Natura) della sua vita (la sua Cultura) ma della sua Cultura ne incarna il principio: la vita. Nella metempsicosi data dagli stati della vita che sono conseguiti al Principio, in ragione dello stato del loro stato (soprannaturale o naturale) anche gli spiriti incarnano la forza (la Natura) della loro vita (la Cultura) ma incarnano il principio di spirito che sono, cioè, la loro vita. L’unità della trinità degli stati della vita è solo dello stato supremo: il Principio della vita. Data l’unità della trinità dei suoi stati, la metempsicosi dello Spirito, è reincarnazione della sua totalità: la vita. Gli stati principiati sono unitari tanto quanto si corrispondono. Da ciò ne consegue che solo lo Spirito incarna la vita (unità dei suoi stati) mentre gli spiriti incarnano stati di vita, cioè, parti di sé. Lo stato della reincarnazione è corrispondente allo stato dell’influsso: supremo quello dello Spirito e, secondo stati di infiniti stati di vita, corrispondente al loro stato quello degli spiriti. Lo stato dell’influsso è corrispondente allo stato della corrispondenza con lo stato in corrispondenza. Tanto quanto lo sono, la Metempsicosi avviene fra spiriti affini. Siccome l’affinità di spirito fra vita e vita è stato di infiniti stati di vita, da ciò ne consegue che anche gli stati della metempsicosi sono infiniti. Lo stato della forza dello Spirito dice lo stato della vita. Lo stato della vita (corrispondenza fra Natura, Cultura e Spirito) dice lo stato della forza.

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In ragione dello stato della sua forza, vita, è bene nella Natura, vero nella Cultura e, giusto nello Spirito. Se uno spirito di valore cinque (tanto per dire la misura di uno stato di vita) si colloca presso lo Spirito del Principio in diversa misura, (ad esempio: quattro o sei), avendo subordinando la ragione della sua Cultura (il vero) a quella pretesa di bene, sarà ingiusto sia verso lo Spirito che verso il suo Spirito. Per il male naturale e spirituale che è in ogni errore culturale, dunque, sarà sofferente sino a che non si collocherà nello stato che gli corrisponde: il cinque in esempio. Per quanto è a conoscenza della loro coscienza, da ciò ne consegue che: in ragione del confronto di vita fra la forza dello Spirito e la loro, gli spiriti che tornano allo Spirito, si collocano presso quello stato secondo il loro stato di spirito, cioè, secondo lo stato della forza della loro vita. Uno spirito è vita nello Spirito, secondo lo stato di somiglianza fra la sua vita e quella dello Spirito: immagine del Principio della forza. Tanto più uno spirito è somigliante allo stato Spirito e tanto più è vicino al principio della forza: lo Spirito. Di converso, tanto più uno spirito non è somigliante allo stato dello Spirito e tanto più è lontano da quel principio. Tanto più è lontano dal principio della vita (la forza dello Spirito) e tanto più è vicino al proprio principio: la forza del proprio spirito. Tanto più gli spiriti sono vicini allo stato dello Spirito e tanto più presso di quello si identificano. Tanto più si identificano nello Spirito e tanto più sono identificati dallo Spirito. Tanto più sono identificati dallo Spirito e tanto più sono lontani dal loro. Tanto più sono identificati dal proprio spirito e tanto più non lo sono dallo Spirito.

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Secondo stati di infiniti stati di vita (e secondo infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito) uno spirito, meno è somigliante all’Immagine dello Spirito e più conserva l’immagine del proprio stato di spirito. Lo stato della Metempsicosi, dunque, è corrispondente allo stato dello Spirito che si incarna. Lo Spirito, dando la sua forza ad ogni stato di vita, necessariamente, è via di congiunzione (dallo Spirito al nostro e dal nostro allo Spirito) fra il Suo stato ed il nostro. Poiché lo è di ogni stato di vita, sia sul piano naturale quanto soprannaturale è via di congiunzione sia di quella spirituale (spiritualità è diretto rapporto fra la vita umana e quella del Principio) che di quella spiritica. La vita spiritica è rapporto fra spiriti: forze naturali della vita e che è, e che furono in questo stato di vita. Nello stato soprannaturale gli spiriti sono forze che ancora conservano degli stati di spirito dell’umana identità che furono. Nello stato naturale, invece, gli spiriti umani sono forze che ancora conservano degli stati della spiritualità della vita che li ha originati sino dal Principio. Lo Spirito non può non essere continua emanazione di forza in quanto la vita non può concepire stati di interruzione. Non lo può perché ogni stato di interruzione sarebbe uno stato di morte della vita, ed in ciò, estrema contraddizione con il suo principio: la vita sino dal Principio. Ogni volta lo Spirito concede la propria forza (la Natura della Sua vita) concede la Sua totalità. Non può diversamente se non aprioristicamente discernendo come, a chi, o se dare più o meno forza. Questo, però, significherebbe che lo Spirito predetermina la vita che ha originato ma la predeterminazione si scontra col principio dell’arbitrio: giudizio che è libero solamente se condizionato dallo spirito di chi discerne.

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Il condizionamento dell’arbitrio della Vita (l’Universale) sulla vita principiata (la Particolare) si ovvia perché se è vero che lo Spirito da vita agli stati della vita è altresì vero che la vita determina la propria secondo la forza dello spirito che si origina dallo stato della corrispondenza fra i suoi stati. La vita originata che segue le indicazione della giustizia nella sua forza ( la pace ) non per questo è predeterminata verso quella meta spirituale. Lo Spirito del Principio, essendo l’origine della forza che proviene dal giusto che corrisponde dal vero che è nel bene, necessariamente, non può non guidare che secondo il suo principio. Non per questo, però, Lo Spirito predetermina la vita a cui da vita, in quanto la vita originata corrisponde fra di se secondo il proprio. Si può dire, allora, che in ragione dei principi adottati (quelli di bene e/o di male) la vita umana si predetermina in ragione dello stato di vita di prevalente scelta. Gli spiriti che tornano a questo stato di vita, se seguono il Principio della vita (lo Spirito) reincarnano la loro forza, ma, se seguono il principio della loro vita, il loro spirito, si reincarnano come Natura (forza) della loro Cultura: vita. Gli spiriti che tanto più conservano il proprio stato di vita, tanto più influiscono della propria personalità, la vita in cui si incarnano. Pertanto, nel bene come nel male, sono elevati gli spiriti che influiscono la loro forza e sono bassi gli spiriti che influiscono la loro vita. Citando un mio sogno, paragono lo stato dello Spirito ha un palazzo di cristallo. Si può pensare di poter entrare in quelle stanze (stati della Vita) con le scarpe (il discernimento) ancora sporche d’incoscienza? Con questo non intendo dire che lo Spirito impedisce l’ingresso alla vita che vuole entrarci ma che sarà questa che si impedirà di farlo.

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Infatti, alla luce di un rinnovato giudizio (quello dato da una più cosciente conoscenza di se) confrontando la propria stanza (lo stato della propria vita) con quella dello Spirito (lo stato della Vita) si impedirà di farlo ogni volta constaterà una mancata corrispondenza di spirito (di forza) fra la vita dello Spirito e la sua. Nella vita dello Spirito, ogni differenza dallo Spirito è differenza di vita fra il nostro stato ed il Suo. In quanto ogni differenza è separazione fra Vita e vita, allora, ogni divario di vita fra i due stati non può non essere che dolore da separazione dal Principio: la vita di origine. Poiché la differenza è dolore e, poiché il dolore essendo separazione dalla Vita non è vita tanto quanto è dolore, ecco che si è lontani dal Principio della vita tanto quanto l’ingiustizia nel nostro spirito ci ha reso dolenti. Poiché il dolore dato da ciò che non è stato giusto al nostro spirito si è originato dal male dato dalle erronee corrispondenze fra i nostri stati, ecco che, allo scopo di annullare (nel senso di chiarire ciò che impedisce di entrare nel Palazzo) ciò che è male per la Natura, falso per la Cultura e conseguentemente ingiusto allo Spirito della vita personale quanto verso quello della vita Universale, non si può non tornare a questo principio di vita. Non si può non tornare perché, presso la vita dello Spirito non vi può essere dolore in quanto il dolore, essendo un male, presso il Bene non può essere del Giusto. Uno spirito può arbitrariamente spostare il suo stato verso uno più elevato? Direi che non lo può. Non lo può, perché quell’azione di egoistico bene non corrisponderebbe a ciò che è vero al Vero, e quindi giusto al Giusto. Per quanto uno spirito non voglia capire e/o accettare ciò che è bene, vero e giusto, comunque non può modificare l’evoluzione del suo discernimento se non fermando la sua vita allo stato di prevalente scelta. Può fermare la vita della sua conoscenza (ed in ciò separare la sua Natura dalla sua Cultura) solamente lo spirito che non vuole vivere ciò che sa.

ali

Lo spirito che separa la sua Natura (la sua forza) dalla sua Cultura (la sua vita) è uno spirito basso in quanto agisce secondo il principio di un bene, legato al principio del suo vero, ma slegato dal principio del Vero. Un giudizio che non è definitivo se non quando viene espresso da chi si giudica, necessariamente, ha degli stati sosta: quelli concessi dai tempi dati dalla volontà e dalla capacità di discernimento. Nella sosta, il discernimento giudica ciò che è giusto perché vero al bene. Ogni stato di sosta, essendo arresto dell’elevazione verso il Bene data dal discernimento è purgatorio: luogo della pena della Cultura della vita che sosta la sua strada. Purgatorio non è condanna, ma stanza (stato) nella quale si attende alla giustizia secondo ricerca di verità. Per quel bisogno di verità secondo giustizia, allora, ci si reincarna sino a quando la si è raggiunta. La reincarnazione, dunque, può anche essere intesa come l’appello che il giudice di primo grado (il nostro spirito) rivolge allo Spirito: il giudice di supremo grado. Direi, che la definitiva collocazione presso lo Spirito (e, dunque, la cessazione delle metempsicosi) succede quando uno spirito ha compiuto il suo discernimento sulla Vita, mentre il ritorno verso questo stato di spirito (di vita) succede perché uno spirito non lo ha ultimato. In ragione delle reincarnazioni e/o del loro stato, quando si torna a questo principio di vita, vi si torna con ciò che in precedenza si fu: le identità date dagli stati che si è vissuto. Siccome le identità che abbiamo vissuto possono essere infinite, allora, può esserlo anche l’identità spirituale e/o spiritica. E’ normale alla vita che vi sia reincarnazione di forza ma anormale che vi sia invasione di vita. Infatti, i rapporti di interferenza fra Vita e vita, cioè, fra lo Spirito e uno spirito, sono invasivi tanto quanto ingerenti sia sul piano soprannaturale che su quello naturale. Lo è perché un’invasione di vita devia e/o altera un percorso che non può non essere che personale. Come impedire l’invasione di vita? Direi che l’integrità della vita personale (stato dell’unicità dato dalla corrispondenza con i soli suoi stati) è già, ciò che la impedisce. Anche lo spirito più collocato nella Vita dello Spirito comunque conserva l’identità dello spirito che nel bene e nel male è, in quanto, è l’identità dell’essere che è ciò che lo distingue dall’identità dell’Essere che in assoluto è. Nelle manifestazioni spiritiche, (elevate e/o basse che siano e comunque avvengano) e nei casi di manifesta reincarnazione e, al caso, di accettazione e seguito da parte della vita ospitante, questo dovrebbe essere un ulteriore e grosso motivo di riserva culturale e spirituale.

Vi sarà un dopo?

Doverosa premessa: quanto sostengo è basato, direi ovviamente, solo su quanto credo, non, su quanto conosco. Queste “visioni”, pertanto, derivano dalla speranza, non, dalla certezza. Vi corrisponda ognuno per quanto crede. In ragione di infiniti stati di coscienza, vita, è stato di infiniti stati di vita. La vita è si originata dalla corrispondenza di forza e di potenza fra tutti e in tutti i suoi stati.

Natura

triangolo

Cultura Spirito

asepara

La vita è infinita come principio ma come è ampiamente noto, per Natura e per Cultura a termine nel nostro principio. Non lo sarà, però, per la forza e la potenza che conosciamo come Spirito. In ragione dello stato del nostro spirito, la nostra forza e la nostra potenza si collocherà, prossima o non prossima, al principio: lo Spirito. Lo Spirito è forza e potenza della vita sino dal principio e dello stesso principio. Se così è della vita in Basso così non può non essere della vita in Alto. Per Alto intendo l’immagine della Vita. Per Basso intendo l’immagine a quella somigliante: la nostra. Della morte, quindi, si può dire che è il necessario ricongiungimento della nostra vita con la Vita: il Tutto dal principio. Senza la precedente Natura e senza la precedente Cultura il nostro spirito tornerà ad essere la tabula rasa che è stato alla nostra nascita. Come è stato alla nostra nascita, alla rinascita non per questo resterà tale. Non resterà tale perché, come Cultura rinascerà secondo il corpo corrispondente a quanto hanno dato forma i contenuti derivati dalle precedenti azioni di forza e di potenza. Non resterà tale perché, come Natura, rinascerà secondo il corpo corrispondente a quanto hanno dato forma i contenuti derivati dalle azioni di forza e di potenza. Perché sostengo la rinascita del nostro spirito? Lo sostengo perché la vita, essendo stato di infiniti stati di vita in infinita corrispondenza di stati, almeno secondo logica, non può ammettere divisione fra stato e stato: la vita non concepisce il Nulla fra i suoi principi. Il nulla vi è invece quando, a causa del dolore e/o dell’errore subiamo separazione fra stato e stato. Il nulla nel nostro stato, però, tanto si forma e tanto si annulla. Si forma e si annulla in ragione delle riparazione che si attua per mezzo della conversione dei principi che l’hanno attuato: dal dolore al bene, dall’errore al vero, dall’ingiusto al giusto. La conversione avviene discernendo sui nostri vissuti. Comparando i nostri vissuti con il Vissuto che è della Vita raggiungiamo (sempre in ragione dello stato della rinnovata coscienza) la verità che è nel Vero.

La chiesa del Potere

La chiesa del Potere minaccia tuoni e fulmini, contro i soliti diavoli, e le solite diavolerie moderne. Da “Uccideteci tutti”, allora, riprendo “Scomunicateci tutti!” In quanto ai treni che passano una sola volta non è mica detto! Ovvero, potrebbe esser detto per i treni di tipo “Rivoluzione”, ma, non cessano mai di passare, e di ripassare, i treni di tipo “Evoluzione”. Non li sentiamo passare, perché sono silenziosissimi! Non lo sono, però, all’orecchio della chiesa! Sai perché si agiti tanto?!  Si agita tanto perché, per i drogati da potere, anche l’evoluzione è una rivoluzione.

Giugno 2006

Voci, luci.

Una volta (lo sentii nella testa) una voce d’uomo mi disse: scrivi. Stavo passeggiando in piazza Bra. Un’altra volta (sempre nella testa) una voce di donna, (cantata, sonora, bellissima)  mi disse: buongiorno: era mezzanotte. Sempre nella testa, una voce da ” rana ” mi disse: Ti fa piacere? In quel momento stavo sentendo del solletico fra i glutei. Un’altra volta nella testa sentii dei passi. Erano passi pesanti, dominanti, inquietanti, sicuri. Ad un certo punto non li sentii più. Non li sentii più perché cessai di udirli, o perché chi camminava era giunto alla meta? Dal momento che li sentivo nella testa, e che la testa è il luogo naturale del pensiero, cessarono perché erano giunti fra i miei naturali pensieri? E’ ben vero che chi mi disse scrivi non mi disse di farlo subito, così come un augurio di buongiorno non è meno valido se detto a mezzanotte ma, perché fuori contesto? Perché chi mi disse buongiorno era alla luce? Perché non in grado di vedere il nostro buio? E perché l’imperativo scrivi quando non ero in grado di farlo? Perché richiesta che non tiene conto del come e del quando? Quando chiudo gli occhi e guardo in avanti come se li avessi aperti, vedo dei punti luminosi. Qualche volta solamente uno, più o meno forte. Qualche volta più punti. In qualche caso hanno formato delle visioni: a triangolo con la punta in giù. Non so bene perché ma in quel caso mi lasciarono dentro una pessima emozione. Perché li sentii minacciosi, o perché considerai minacciosa la mia impossibilità a capire?

Datata

Presenze

La presenza di ciò che era stato un sacerdote disse che ero stato “provato”. Se per “provato” si intende affaticato da un peso, certamente fu pesante prova il peso del lutto che all’epoca stavo vivendo, ma ”provato” significa anche: “collaudato”, “sperimentato “. Al caso, da chi fui collaudato e/o sperimentato? O, in funzione di chi o di cosa? Non ricordo se fu prima dell’affermazione o se nella stessa notte o in quelle subito seguenti, nel dormiveglia, mi sentii toccare sulla fronte: anche forte. Sembrava che fosse stato fatto o con un dito (se lo era mi sembrò di osso) o comunque sia con un qualcosa di rigido. Subito dopo, sulla nuca sentii uno scappellotto. Hai mai dato uno scappellotto sulla nuca di un tuo amico quando si è comportato da sciocco, o in maniera scherzosa ti sta prendendo in giro? Ecco, l’emozione, che ricevetti da quel tocco fu di questo tipo. Non ricordo se sia di Swedemborg l’affermazione, ma mi pare che sulla nuca si ricevano le emozioni del male. Ne consegue che sulla fronte si ricevono quelle del bene? La manifestazione di quella notte, potrebbe essere stata sia una conferma del bene nella fronte che, sulla nuca, una spiritica derisione della mia aspettativa spirituale? Lo potrebbe.

Marzo 2007

Ulteriori esperienze e riflessioni mi dissociano dall’opinione di Swedemborg. Ragionando per corrispondenze sulla nuca si riceve quanto appartiene al passato. Sulle tempie quanto sta fra passato e presente. Sulla fronte quanto sta nel presente. Vita è stato di infiniti stati di vita per quanto è giusto al bene che corrisponde al vero, pertanto, nessuna vita può affermare circa lo stato del proprio stato. Così non può affermare che sulla nuca si ricevano solo emozioni di male. Così sulle tempie, così sulla fronte. Lo può certamente affermare, invece, se riceve dolore: male naturale e spirituale da errore culturale, tanto quanto è male naturale e spirituale da errore culturale.

Aggiunto nel Novembre 2020

Incontri di alterno tipo

Diversi anni fa passando davanti alla porta della stanza da letto che era al buio mi successe di vedere una luce verticale di un vivissimo color ametista. Illuminata dalla luce vidi una “macchia” a forma di corpo. La luce ametista non lo attraversava, quindi, quel corpo aveva una sua “fisica” consistenza. La direi araba, quella figura perché sul capo portava quel velo cinto da cordicelle con nodi che è tipico di quella cultura. L’avrei detta sul metro e settanta,  larga di spalle, non grosso o grasso, robusto. Era vestita con tunica e mantello. Non so come faccio ad affermarlo visto che nell’insieme era una macchia nera, tuttavia, più che sembrato così, mi sento di dire che era così. Ho vivo quel ricordo ancora dopo anni. Lo so che è azzardato sostenerlo, ma quell’ombra (vicino al comodino sul quale avevo posato la Bibbia che in quei giorni stavo leggendo) aveva una mano sul libro. Non saprei dire se quella luce sorgesse dal libro o vi cadesse. Il letto mi impediva di vedere se toccata il pavimento, però, giungeva al soffitto. L’apparizione durò un battito di ciglia. Non l’ho mai letta simbolicamente parlando. Troppe le ipotesi, complesse, e auto esaltanti: aborro l’esaltazione.

Manifestazioni

Avevo visto l’immagine che dico sul fondo della tazza dove avevo appena bevuto un caffè: rappresentava un anziano. Non sono in grado di sapere chi sia stato. Posso solo crederlo per via di altre supposizioni. La manifestazione di uno spirito su questo piano della vita necessariamente dimostra il ritorno della sua forza. Può anche dimostrare che non l’ha lasciato. Oppure, che si manifesta o no in ragione di infinite ragioni o casi. Quell’immagine era a capo chino, come sta chino anche il capo di un dolente. Ne conseguirebbe dolente quella che è tornata. Se lo è, allora, necessariamente, è una entità separata dal Principio della Vita, tanto quanto è dolente. Se è lontana dal Principio della Vita tanto quanto è dolente, ciò significa che gli è avversa? Certamente no. Se è volta alla ricerca del Bene, per quanto lontana dal quel Principio, comunque (secondo lo stato del proprio stato é figura di bene: al più, in errore. Possiamo dire che una figura è di male solamente se sappiamo con certezza che si è spiritualmente collocata in quello stato. Della certezza, però, in quell’ambito non abbiamo alcun possesso.

Se non medianità, stranezze.

Come malamente la ricordo, le racconto l’esperienza medianica di qualche anno. Tramite di medianica conoscenza fu un amico. Quando sentiva di dover scrivere puntava la biro sul foglio. La penna tracciava scritti non sempre facilmente leggibili, ora dei profili di volti, o immagini di personalità bestiali: sorta di incroci fra teste di cane e quella di scimmia. Qualche volta l’immagine di Tobj, un molosso nero che al mio amico era mancato per cimurro. In diversi casi è intervenuto Robert Kaufman: pensatore svizzero (di Brema o di Berna, non ricordo) vissuto ai tempi della Rivoluzione francese. Kaufman una volta si disegnò: viso piccolo e ovale. Indossava un colletto rotondo, a pieghe inamidate: credo lo si dica “alla Medici”. Fu Kaufman ad avvertirmi “di stare attento perché c’era molta negatività”. Non precisò se dentro di me o presso di me. Di Kaufman, lo spirito di Cesira disse: “ Gira da queste parti un tipo stranissimo”. Kaufman aveva una scrittura a ”penna d’oca” ma l’usava solo per poche righe. Si rivolgeva a me dicendomi “Illustre collega”. Proprio non capivo dove stava il mio illustramento, ne dati i miei approssimativi studi dove potevo essergli collega. Per quanto compiaciuto ne ero anche imbarazzato. Dei suoi scritti disse ”che non si era conservato più nulla di importante.” Anche Cesira (mia madre adottiva) si complimentava con me per la mia intelligenza: proprio non capivo. Tempo dopo ebbi anch’io quella possibilità. Diversamente dall’amico che riceveva scritture, io ricevevo disegni. Diventava “scrittura” (e messaggio) l’interpretazione che ne davo. Cessai quella facoltà man mano cessai di confidare su quel mondo. Capii così, che senza confidenza non è possibile attuare alcuna medianità. Capii, inoltre, che la medianità, più che un dono degli spiriti è da considerarsi un emozionale ricatto. I cosiddetti doni dello Spirito, infatti, creano delle forti dipendenze.

ali

Cesira era preoccupata perché continuavo a frequentare delle “zone scure”; non perché con poca luce come inizialmente ho pensato ma perché coscienze con poca luce come poi ho capito. I primi tempi subii la sua preoccupazione ma poi tornai alla mia volontà; non c’era solo bisogno di piacere in quelle zone ma anche bisogno di capire, così, la mia ricerca del piacere è stato tramite sia del capire che del far capire. Naturalmente, per quello che ho saputo e/o potuto. Fra i miei corrispondenti vi fu anche Giovanni della Croce: un carattere spiritico molto forte (sempre ché sia stato lui) e con il quale non corrisposi più di tanto. Vi furono delle personalità tossicodipendenti; anche in quello stato erano restii ad ammettere la loro tossicodipendenza. Nel usare la mia forma di scrittura, più di una volta mi capitò di sentire che con la penna non toccavo la carta. Aprendo gli occhi, mi accorgevo che stavo ”scrivendo” per aria. In quei momenti, il braccio era leggero al punto da sollevarsi per moto proprio. Dopo quelle esperienze di levitazione, per quanto di ”relativa” importanza, capii benissimo i voli di Giovanni della Croce, di Teresa d’Avila e di altri. Scendere da quei picchi di beatitudine significa ritrovare il peso della carne; ed è di tutto fuorché piacevole.

ali

Qualche tempo fa, sempre nella tazza del caffè, i residui della polvere composero due cuori. Uno più grande dell’altro. La parte destra del più piccolo stava sopra l’altro. Nel più piccolo, nella curva che si congiunge in basso, sulla punta si era disegnato il profilo di un volto di un quarantenne senza capelli e senza barba. Avrebbe anche potuto essere l’immagine di qualsiasi volto ma il naso, inconfondibile, era quello dell’Anziano. Chi sia l’Anziano, ora (12/2019) non ricordo più. A mio parere, il significato del messaggio è questo: il cuore è vita. Più si è collocati nel cuore della Vita (nell’immagine, il cuore più grande) più si è nel Principio della Vita. Poiché al Principio della Vita il cuore è giovane, più ci si avvicina al cuore della Vita più quella vita ci colloca nella sua giovinezza. Essendo forza, quella giovinezza, ne consegue che più si è collocati nel Principio della Vita, più lo Spirito ci rende giovani perché nella sua vita, forti. Dal momento che il cuore è il simbolo dell’amore, più si è collocati vicino al cuore della vita più si è collocati nell’amore della Vita. Naturalmente, si è collocati nel cuore della Vita tanto quanto si corrisponde con i suoi principi.

Lettera datata

Parlando della Pedagogia

Dopo aver parlato della Pedagogia con conoscenti mi venne l’impulso di puntare la penna su un foglio. La penna tracciò le immagini di due ”bestie“: la più piccola stava sopra la più grande. La più piccola aveva la lingua in fuori a mo’ di sberleffo. Ne trassi due conclusioni: o mi sbeffeggiava perché indispettita dal fatto che avendo detto del giusto avevo ”fregato” gli influssi del male (o dell’errore) di cui era immagine, oppure mi faceva capire di avermela fatta, cioè, di avermi fatto dire ciò che voleva quello spirito, non quello che voleva il mio: il che è come dire che aveva fregato me. Mi viene alla mente anche una terza considerazione. Dal momento che quello spirito sa, che non so quali delle due ipotesi sia vera, lo scopo della comunicazione non è stato quello di dare la sua spiegazione  (ci crederei con molta riserva) ma è stato quello di seminare dubbi; il che, è come dire che con una minima spesa ha tentato di avere il massimo guadagno. Per quanto riguarda me gli è andata buca, e per quanto riguarda gli altri (dando le spiegazioni che sto dando a lei) credo di avere vanificato il tentativo: prova ne sia il fatto, che nonostante avessi puntato ancora la penna, non c’è più stata nessuna comunicazione. Lo so che si può dubitare di chi dice di avere questo tipo di possibilità (la corrispondenza con gli spiriti) ma siccome non intendo fare nessun tipo di mercato, ne porvi la mia affermazione personale, che mi si creda o no, per quanto mi riguarda è irrilevante.

Urla e stridor di denti

Anni fa, in una sera di agosto ci fu un fortissimo temporale. Al mio rientro, sulla scrivania che avevo sotto la finestra c’era anche il giornale che trattava dei “delitti dell’autostrada”. Era pressoché inzuppato. Stavo per buttarlo, invece, ho seguito un impulso contrario. Una volta asciutto l’ho aperto. L’inchiostro aveva composto un’insieme di immagini. All’interno della testa di una fiera (un leone) si evidenziavano tre immagini di bestie. La più grande aveva sulla schiena una più piccola. A fronte, un’altra bestia, più piccola di quella più grande, ma più grande di quella sulla schiena della maggiore. Le une di fronte all’altra, si fronteggiavano minacciandosi. Credo sia stato Dante a parlare di “urla e stridor di denti”. Se avessi potuto sentire sentire quelle immagini, quello avrei sentito. Conservo ancora quel giornale fra le mie carte ma non l’ho più aperto. Non so, così, se dei curiosi nel futuro potranno vedere quello che avevo visto. Anche perché, morto me, chissà dove andrà a finire tutto il mio daffare. Va bè! Se sono un interesse della vita, la vita farà i suoi interessi!

Ho fortemente tagliato questa lettera. Alla data che cito ho visto che le conclusioni che all’epoca avevo tratto da quel “messaggio” erano verosimili perché mi era piaciuto considerarle tali.
Marzo 2020

Sogno con più amori

Sul tardi di qualche sera fa, dopo aver fatto l’amore con un amico arabo mi addormento, e sogno che sto facendo l’amore con un arabo. Mentre lo sto facendo, lo sguardo mi cade sul pavimento: sembra un cielo di vetro azzurro con nubi dorate. E’ percorso da strani ghirigori in nero. Bello, l’effetto. Guardo meglio. Non sono ghirigori: è calligrafia araba. Sollevo lo sguardo dal pavimento. Vedo un’ombra. E’ nera. Imponente. Mi viene da dirla, regale. Intuisco che porta un mantello che gli arriva ai piedi. Intuisco che porta un copricapo. Intuisco che è composto da un telo che non mi ricordo mai come si chiama: quello fermato da corde con dei nodi, mi pare. L’ombra mi guarda e sta, il tempo di scrivere sta, poi, la sua presenza cessa. Chi era? Cosa voleva? Cosa cercava? Cosa voleva farmi capire? Non ne ho la più pallida idea. Nulla potrebbe provarlo anche se l’avessi.

Marzo 2021 – Sto rileggendo il post: non lo ricordavo. A proposito dell’ombra che dico mi viene in mente quella vista nella camera. La descrivo allo stesso modo. Non ricordavo neanche questo. Penso che sia la stessa o amo pensare che sia la stessa? Mah!

Ci vorrebbe un Costantino – Ambasciata Americana in Roma

Non credo vi sarà mai una unificazione delle religioni: già sarebbe molto far sì che ognuna rimanga nella sua piazza!  Ciò che non vedo possibile alle tante cappelle, però, lo vedo possibile alla politica. Se fossi il Costantino di una grande politica, organizzerei un Congresso Mondiale delle Religioni. A quella sorta di ONU dello Spirito proporrei due temi di lavoro:

 *) la ricerca dei principi universali che guidano ogni religione particolare;

*) i principi fondamentali di una religione, quanto e quando possono legittimare la prevaricazione che è in ogni ideologia quando è imposta?

Ovviamente, nulla vieta a questo Ufficio di considerare folle questo scritto. Prima di escluderlo dalla sua considerazione per questo motivo, però, ricordi, che la follia è un pensiero bifacciale. Da un lato mentecatto, dall’altro, originale.


Non so spiegarmi cosa sia successo allo scritto originale. E’ completamente stravolto da inserimenti casuali che lo rendono incomprensibile in più punti. Lascio l’essenziale. Dovrei avere il fax originale da qualche parte.