L’anima non è un laborioso macaco

Se pure non è tutto oro quello che luccica nell’incontro medianico fra il Muccioli ed una entità spiritica (notizia che leggo in “Lo chiamavano trinità ma di nome faceva Muccioli”) secondo la personale esperienza (culturale e medianica) qualcosa di vero c’è.

Se la vita è l’opera continua del suo Autore  (come credo) è indubbio che “nei cieli infiniti vi è una laboriosità continua”, ma se la continua laboriosità esclude che nei “cieli infiniti” vi sia riposo, allora non ci siamo. Trattandosi di spiriti, l’assenza di riposo potrebbe non essere cosa grave, sennonché, riposo è “shabbat”, giorno (o anche momento come credo) nel quale anche Dio si fermò per vedere (” Ed ecco…”) la bontà e la giustizia di ciò che aveva fatto. Sostengo che anche Dio si fermò, non perché lo so (al più lo credo) ma anche perché pure noi ci fermiamo in un momento di shabbat ogni volta ci è necessario considerare se ciò che abbiamo fatto “è cosa buona e giusta”. Se lo facciamo noi che siamo a Somiglianza dell’Immagine “può non farlo è il Principio di ambedue se non differenziando la corrispondenza fra Immagine e Somiglianza?

Il Muccioli (o chi per lui) sostiene dunque una cosa giusta quando dice della continua laboriosità ma non giusta se la continua laboriosità implica che non vi sia “shabbat”, cioè, il momento della riflessione. Nei cieli dove c’è la continua laboriosità, evidentemente, non c’è il tempo per riflettere se la continua laboriosità è “cosa buona e giusta”. Se non c’è questo tempo, direi conseguentemente, in quella laboriosità non ci può essere ogni considerazione su quanto é giusto.

Siccome non mi riesce di concepire che nei cieli nei quali c’è Dio manchi la considerazione su ciò che é giusto, da quali cieli infiniti proviene lo spirito che informa il Muccioli? Da quelli dove si ammira (e si mira) il Giusto della Vita che permette di mirare il proprio, o da quelli che ammirano il proprio e si mirano sul proprio?

Con raggio cristico, molto probabilmente il Muccioli intendeva dire il raggio di un influsso: cristico, appunto perché emanato da Cristo. L’emanazione di una forza si diffonde o direttamente dal soggetto che la emana o, indirettamente, per mezzo di un soggetto tramite; ad esempio un credente.

Non sempre (per non dire mai) siamo in grado di verificare la veridicità di uno spirito naturale. Figuriamoci di uno spirito soprannaturale. Se é vero che di uno spirito naturale siamo in grado di verificare almeno l’identità, così non possiamo per uno spirito soprannaturale. Lo stato di bene nel quale dice di essere uno spirito non può essere prova di identità. Alla stegua, possono dire di star bene anche gli spiriti che nel male ci stanno bene!

Uno spirito ombrato da ignoti influssi (come anche ombrante per gli stessi influssi) poco saggiamente ombra (e reca ombre) sia sul il suo rapporto con lo Spirito, sia il rapporto con lo Spirito del soggetto ombrato dalle sue ombre. Da qualche parte é  scritto che questo errore non sarà perdonato.

Sento le frasi “il concetto di monade quale parto divino”, e “la sua discesa avvenne dopo il moto di ribellione” più che altro piene del compiacimento culturale del professorone che si degna di parlare con dei macachi. Se nel padovano da dove provengo, “macaco” è sinonimo di sciocco, nel Madagascar è un lemure: scimmia di tipo macaco. Il duplice significato di “lemure” (sciocco e macaco) m’ha dato da pensare. Potrebbe essere che al Muccioli (di allora) lo spirito comunicante intendesse dirgli più cose contemporaneamente. Ad esempio: a) confermare le intuizioni di Platone;

b) affermare la teoria dell’evoluzione;

c) confermare la discesa dell’uomo dalla scimmia.

Le affermazioni di quello spirito, però, potrebbero anche avere un’appendice occulta; cioè: è periodo lemurico, quello nel quale gli atomi dell’uomo (macaco quando è sciocco come un lemure) avvolgono maggiormente la monade anima. Di cosa l’avviluppano? Premesse le mie scuse alle scimmie, di ciò che è sciocco perché macaco.

Corretta e meglio mirata molti anni dopo.

 

Esorcisti e logoramenti

Le possessioni avvengono quando un’identità è scissa dal suo bene. Il guaio è, che non sempre si riesce a capire se l’identità posseduta lo è da un altra identità, o da un’alta parte mentale della stessa identità. Con altre parole, non è facile distinguere lo schizofrenico dal posseduto; ed è per questo che ci vogliono due ausiliari: il sacerdote contro il male spirituale, e lo psicologo contro l’errore culturale che porta al dolore esistenziale. Le cure dovrebbero andare pari passo. Non vedrei male anche l’intervento del medico clinico. Ciò che ristabilisce il possesso della propria identità, infatti, è anche l’accertamento (e l’eventuale cura) delle condizioni fisiche. Non per ultimo, ci vorrebbe anche l’Assistente sociale. La possessione può essere favorita, infatti, anche da squilibri affettivi interni alla famiglia, e/o da un erroneo rapporto con il conteso sociale in cui agisce (o manca in agire) il soggetto che si ritrova posseduto. L’esorcista si logora per dissidio da confronto culturale (e morale ) sia nel caso di un’identità che ne possiede un’altra, sia nel caso dello schizofrenico. Esemplificando, analoga stanchezza mentale (e spirituale) la subisce anche l’insegnante che per anni deve confrontarsi con l’identità ignorante degli alunni. L’insegnante che ha allontanato la personalità negativa (l’ignoranza) nello studente (il posseduto dall’ignoranza) a fine corso si ritrova “svuotato” di sé, mentre lo studente, “riempito” di un sé, raggiunto per il travaso dell’identità culturale dell’insegnante nella sua, così come succede fra l’esorcista e posseduto. Si, esorcizzare è liberare lo spirito anche attraverso l’insegnamento, purché la liberarazione della mente dell’alunno sia nelle intenzioni dell’insegnante, ovviamente.

Gennaio 2008

Spiritualità o spiritismo di un rito ebraico?

In Israele, dei rabbini lanceranno una pesante maledizione contro alcuni malcapitati che si ostinano, nonostante le diffide dei religiosi, a voler edificare su un luogo sacro. Si pensi che una analoga maledizione (più leggera, si fa per dire) ha pressoché distrutto una famiglia di altri malcapitati. Nel rito, i rabbini invocheranno lo Spirito e gli chiederanno di essere l’artefice della giustizia che, evidentemente, non riescono ad ottenere in altro modo. Se i motivi della richiesta che rivolgeranno allo Spirito, si basano sulla giustizia, non vedo perché i rabbini debbano chiederla dal momento che, Dio, la vita di ogni vita che si manifesta, già opera con la forza del suo spirito (sia come giustizia che come vendetta) nella vita spirituale di ogni vita. Invocare Dio per chiedergli di manifestare quello che sta già manifestando (anche se non ci è noto come e ne quando) più che altro mi pare l’esigenza di volerla palesata subito. A quale scopo? A quello di vedere (e far vedere) confermato il compito di essere tramiti di giustizia fra la divina e l’umana? A quello di vedere (e far vedere) la grandezza di Dio? In ambo le ipotesi, a quelle esigenze sottostà una mancanza di fede nella Vita. Se la mancanza di fede è male, come fanno a dirsi sicuri i rabbini che alla loro istanza risponderà il Bene, che è assenza di ogni male? Giusto per intendersi fra “fratelli”, sono sicuri i “maggiori” che i riti a cui ricorrono sono della spiritualità e non, invece dello spiritismo?

Risposta ad un contestatore della lettera su “Spiritualità o Spiritismo ” in un rito ebraico?

Nella lettera “Spiritualità o spiritismo”, diversamente da come mi rimprovera il signor T., non entro, assolutamente, in merito alla fede ebraica, casomai in un rito con la quale si manifesta: rito che, credo appartenere più allo spiritismo (motivato fin che si vuole, ma legittimato non eé scritto da nessuna parte) anziché alla spiritualità. Ma, aldilà di quello che io credo, ai “fratelli maggiori” ho posto delle domande, non, fatto delle affermazioni. Come saprà bene il signor T., se affermare anziché porre delle domande è tipico dell’intollerante, ergo, non sono intollerante. Piuttosto, invece di accusarmi di mene politiche, perché non ha chiarito il dubbio che ponevo nella lettera? “per Damasco” è il nome dell’Associazione con la quale mi occupo di tossicodipendenze. Statuaria finalità dell’Associazione, è quella di fare in modo che la coscienza, rendendosi conto di se stessa, si liberi da ogni intossicante dipendenza. Secondo l’Associazione, una dipendenza diventa tossicodipendenza ogni qualvolta il discernimento di chi dipende da una qualsiasi realtà, viene reso subalterno dalla realtà che origina la dipendenza. Al caso, anche dalla tossicodipendenza politica, o spirituale o spiritica se una data persona vive la politica o la spiritualità o lo spiritismo come una droga. Lo stesso varrebbe anche per questa Associazione se “spacciasse”, allo scopo di drogare l’arbitrio, delle fissanti ideologie. Rendendomi conto delle infinite pastoie amministrative, legali, economiche che avrebbero reso l’Associazione tossicodipendente di altre pastoie, per non rischiare una intossicazione da “droghe”, per quanto notarilmente costituito, ho preferito agire come Associazione di fatto. Così, chi è d’accordo con l’Associazione e socio della “per Damasco” e, tanto quanto non lo è, non è socio chi non è d’accordo. Il signor T. potrà anche pensare che oltre ad essere un intollerante sia anche uno sciocco, ma, se aspirassi a “misere lotte per ragioni politiche e geografiche” (la mena geografica non l’ho proprio capita) non creda che io sia tanto incosciente da non rendermi conto che la strada che ho scelto porta a non fare parte di nessuna parte: nè politica, nè religiosa, ne quanto d’altro. Non sciali il suo spirito dispiacendosi per me, il signor T., non solo perché le vesti costano e non è il caso di strapparsele per niente, ma anche perché, a dolermi dei miei dispiacerei basta il mio.

Se lo crede questa lettera si può anche ridurre. Se ho aggiunto delle informazioni sull’Associazione, non l’ho fatto solamente per far capire meglio le cose al T, ma, al caso, anche alla Digos, dal momento che i miei discorsi sullo Spirito, sulla spiritualità e sullo spiritismo potrebbero far pensare che, fra altre mene e/o menate potrei avere anche quella (orrrrore!) di fondare una Setta.

Santità, papi, e schizofrenia.

Chissà perché la coscienza dello stato soprannaturale della vita è schizofrenia nei medium e merito di santità nei papi e/o nei cosiddetti santi. Di diverso, infatti, c’è solo il personale percorso, non, la facoltà di per sé, quindi, o è vera in tutti i casi o di inattendibile origine in tutti i casi.

Aprile 2008

L’acqua è sempre acqua: H2o.

Oltre allo stato naturale della vita, vi è quello soprannaturale. Baso il mio conoscere sulle mie esperienze nella medianità. Poca cosa, tuttavia, H2o è in un oceano come in una goccia. Naturalmente, non posso provare la mia affermazione, come d’altra parte, non si può provare che l’aspetto soprannaturale della vita, altro non sia che una parte incognita della mente, nonostante questo, cambiano i fattori ma non i risultati. Ciò che dice l’integrità della personalità, è il possesso della coscienza di sé. Nei casi di traumi (fisici o mentali) la certezza di quel possesso viene scissa dall’incertezza. Cosa succede, allora, nel traumatizzato? Succede, l’emersione del buio. Con ciò intendendo, l’emersione di un’altra parte della stessa personalità (se l’invasione viene da un’altra parte della mente) o di un’altra personalità se l’invasione avviene da un’altra parte del mondo: dal soprannaturale. La medicina dice che il traumatizzato da cause fisiche e/o mentali è uno schizofrenico. L’esorcista dice che è un posseduto. Distinguere, se malattia o possesso è estremamente difficile. Nei casi di quell’alterazione della personalità, allora, è doveroso intervenire sia in modo medico, che in modo “magico”. Quale, il senso dell’esorcismo? Direi, quello di ricondurre la personalità del malato e/o del posseduto al soggettivo sé. Con altre parole, di ricondurlo all’ascolto delle sole sue emozioni, e quindi, dell’ascolto di ciò che appartiene alla sua sola identità, allontanando, appunto, l’ascolto di altri influssi. Ho detto “magico” l’intervento dell’esorcista, mica perché sia un mago, ma perché, per legare una mente al solo suo stato di vita, ricorre a riti. Ogni cultura ha i suoi. Anche a me è capitato di essere influito oltre misura. Quale è stato il mio rito? Semplice! Ho detto a quella mente, e/o a quelle menti, o alla mia: fate quello che volete ma lo fate contro la mia volontà. Pertanto, vostra, è la responsabilità, e mia, la richiesta di giustizia. Sarà caso, sarà quello che sarà, ma gli influssi andarono tacendo. Niente di complicato, come vedi. Che sia perché non sono mica tanto normale?

Giugno 2008

Dalla Cesira in medium

Caro Graziano: numerosa, la compagnia che mi hai presentato. Stavo per dirti anche bella, ma mi sono fermata. Mi sono fermata, perché nessuno dei tuoi conoscenti, (neanche gli amici che hai detto senza virgolette! ) m’ha detto: piacere, Cesira. Sono un amico di Vitaliano! Da dove mi trovo, la cose che sono riuscita a capire non sono poche, ma questa, proprio no! Ciao, tesoro! E, ricordate: “quando te ve’ a casa de qualcuno, porta sempre un cabarè de paste!”

To’ mama!

No, Cesira non ha mai scritto questa lettera. Nei pochi contatti non rammento messaggi di nota: li ricorderei Spinto da una forte emozione l’ho scritta io: forse, perché avrei desiderato riceverla. Sapevo che era Cesira perché, sino dalla prima volta, si firmava disegnando il gatto che teneva in braccio quando l’ho fotografata.

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Nella firma stava seduto sul sedere. La coda leggermente ondulata finiva a manico di ombrello. Il disegno del gatto aveva sempre la stessa posizione e sempre la stessa misura. Non c’era ombra di differenza: erano tutti eguali! Non credo ci sia nessuno che possa riuscirci. Non ho nessuna delle testimonianze di Cesira come anche in nessun altro caso. Le ha l’amico mediun: ammesso che le abbia ancora. Conservo io, solo quella del segno culturale.

Trance?

Molti anni fa andai a perorare la causa di una Comunità per Td. che un Borgo di Verona non voleva inserita nel suo contesto. Quando mi fu data la parola iniziai l’intervento dicendo: ” vi parlerò di vita e di sangue “. Non mi piacque il tono baroccoso di quell’introduzione. Mi parve spropositato. Ricordo che lo pensai, dopodiché, buio. Al cinema, le è mai capitato di vedere lo schermo nero e poi un ” occhio ” che allargandosi rivela una immagine? Ecco, successe così che ripresi a vedere dove stavo, con chi stavo e a sentire che stavo parlanndo. Mi risveglio’ il pss – pss di un relatore che, o si era stufato del mio intervento, o temeva che il tempo del mio togliesse tempo al suo. Uno psichiatra (dr. Alessandro B.) che era li per analoghi motivi, mi disse: hai detto quello che io non ho potuto dire. Di quello che ho detto non so assolutamente nulla, ma se intervento c’e’ stato,  e se non da me perché non ne ho coscienza, da chi? Se questo è ”trance”, l’ho chiaramente subito perché non ho fatto e detto assolutamente nulla per raggiungere quella condizione da vita altra.

Bevuto il caffé

Bevuto il caffé, sul fondo della tazza vidi l’immagine di un anziano con la testa china. Schiena contro schiena con l’anziano c’era l’immagine di una entità caprina (con tanto di corna) anche questa a testa china. Da come la polvere del caffè aveva disegnato ambedue le figure, si capiva che stavano a capo chino come sta il capo di chi ascolta un giudizio interiore o un giudizio superiore, oppure, come chi, nella condizione di inseparabili siamesi, rassegnato. In una macchia d’inchiostro, la testa dell’anziano si rivelò altre due volte. Nel primo caso l’anziano mi apparve all’interno di una figura a testa di leone. Da sola, invece, mentre firmavo una lettera. Allora, usavo firmare le lettere con una penna di vetro. Dato il nominativo dell’associazione (tramite un medium, il segno mi pervenne per scrittura automatica) l’immagine dell’anziano potrebbe anche essere quella di Paolo, l’apostolo. D’altra parte, se con ”per Damasco“, si intende anche la via che si deve percorrere per giungere ad una rivelazione, allora, non è necessariamente detto che quella figura sia di Paolo; può anche essere quella di un qualsiasi filosofo che cerca se stesso e/o i suoi principi. Come so che era un filosofo dal momento che c’è ne saranno stati anche senza barba e con capelli e ci saranno stati anziani con barba e senza capelli ma che non erano filosofi? Infatti. non lo so. Lo penso perché l’immagine me ne ha suggerito l’idea. Quel anziano (che dimostrava circa una settantina d’anni) aveva un naso, che più rincagnato di così, non ne ho visto uno di eguale. Una volta recepita l’immagine e accantonato l’idea di fotografarla, ho lavato la tazza.

A dirla tutta, una somiglianza storica con l’Apostolo l’avrei anche: ambedue abbiamo iniziato a capire la vita solo dopo aver incontrato lo spirito che “corrispondeva” alla vita che cercavamo.

Apparizioni

Se il caso di Fatima è un’apparizione privata, allora, lo sono anche analoghi fatti. Si veda l’Annunciazione, la storia sul Sinai, quella sulla strada per Damasco, ed altre che farebbero questo scritto, corposo come un elenco telefonico. Può giudicarsi attendibile una Istituzione ecclesiastica, che da secoli si serve, promuove, divulga e fiancheggia, delle informazione che provengono dalla dubbia fonte dello spiritismo?

Luglio 2006

Le possessioni “sataniche”

sono favorite da castranti realtà

Difficile capire se una mente è invasa da un’altra forza, o se (stabilmente o no) per un’insieme di cause si è scissa in due conflittuali forze. Comunque stiano le cose, dove non risove la psichiatria ci prova l’esorcista. Attraverso il rito, (comunque attuato) l’esorcista usa le emozioni che la sua azione procura per chiudere la porta della coscienza dell’invasato alla parte inconscia della mente. Tanto più la forza emozionale dell’esorcista è maggiore della forza invasiva, e tanto più riesce a far emergere, riportandola a coscienza, l’identità originale: originale, almeno per quanto mostrava di essere prima della crisi. Cosa permette la possessione? Principalmente, direi, la volontà di celarsi in altro “mondo” e/o “realtà”; volontà che, a mio vedere, è estrema difesa da estremo rifiuto dai condizionamenti imposti da norme religiose. Non risulta (o quanto meno non risulta a me) che vi sia posssessiva invasione di forza su forza (o di spirito su spirito) motivata da dissidi verso delle imposte norme sociali. Al più risultano alla psichiatria. Non per ultima importanza, l’invasione può esser mossa dai sensi di colpa che il “fuorviante” prova per essere e/o sentirsi estraneo alle suddette norme. Per questa ipotesi, un’invasione potrebbe essere l’inconsapevole recita che rivela il rifiuto di diventare quello che si vuol far diventare un dato vivente. Della possessione si può anche dire, quindi, che è una estrema richiesta di liberazione, ma da quale genere di forza (o spirito) assogettante? Una divisoria che si origina nella mente del dato influito e/o posseduto (e per questo, diabolicamente terrena) oppure, appartenente ad un inverificabile oltre? Momentanea e/o fallace, l’esorcizzante risposta, se non libera la mente del posseduto dalle cause umane e/o sociali, e/o religiose, che l’hanno ridotto in quell’angolo.

Della mente in medium?

Durante il riposo, guardando in avanti ad occhi chiusi vedevo un tondo in oro con all’interno dell’azzurro: pulsava. Ai bordi di quello che vedevo, mi pareva ci fossero delle presenze. Non ne ero certo ma ”sapevo” che c’erano. Ero fortemente attratto da quella visione. Mi capitò di arrabbiarmi perché, non rivelandosi con chiarezza, mi escludeva la possibilità di sapere. Il fatto che mi arrabbiai mi fece capire che non ero pronto ad accogliere solamente ciò che mi veniva dato di vedere e, dunque, sapere. Non dubito che si possa anche interpretare quella manifestazione come una qualche disfunzione oculistica ma, perché era preceduta da una debolezza e perché (la visione durava, forse 10/15 minuti) quando mi alzavo dal divano ero riposato come neanche dopo otto ore di sonno? Qualche volta ancora, sempre ad occhi chiusi, mi capita di vedere delle ”nuvolette” bianche (qualche volta azzurre) che passano sulla mia vista come se fossero un cielo. Una volta, mi resi conto dopo, che ero nel dormiveglia, mi sembrò di avere il faro di una macchina puntato sugli occhi: sul destro più che sul sinistro. Pensai di essere capitato in mezzo ad una strada. Quella luce e l’inspiegabilità del fatto mi sorprese così tanto che mi svegliai di soprassalto. Mi capitò di vedere, all’interno della fronte come se fosse uno schermo, dei volti imperturbabili: in bianco e nero, trasparenti, bellissimi. Qualche volta, invece, i visi avevano tratti più ” umani ” ma non per questo piacevoli a vedersi come gli altri: mi lasciarono dentro della paura. Una volta (sempre all’interno della fronte) vidi un gruppo di figure: giovani. Le vidi dal torso in su.

Fui colpito dal fatto che avevano le orecchie a punta come quelle del dottor Spok. In alcun modo avrei potuto saperlo ma sentivo che il giovane davanti a tutti era il mio amico. Per quanto naturalmente belle, l’insieme non mi piacque e, rifiutai la visione. Un’altra volta vidi il mio amico. Lo vidi dentro la cassa come se fossi stato (dalla parte dei piedi) ad una certa distanza. L’immagine era a colori: bellissimi. Era scomposto. In effetti, non si era fermato tranquillo. Anche senza quella visione, sapevo già che il sonno l’aveva vinto ma non convinto. Una sola volta, sempre all’interno della fronte, vidi il viso di Cristo. L’immagine era in bianco e nero: quella classica dei santini. Provai paura. Non perché l’immagine facesse paura, ma perché mi sentii come un poveraccio che, senza sapere come, anziché a casa sua si sia ritrovato nel bellissimo e ricchissimo appartamento di un altro. Siccome c’è la mania di dirsi ”Signore, non sono degno” (come se si potesse veramente sapere chi lo è o no o se lo siamo o meno agli occhi della vita ) mi ritrassi da quell’immagine. Che deficiente! Era così bella. Mi sorrideva. Nonostante mi ponessi in aspettativa, non mi riapparve. Una notte di marzo, seduto sulle panchine della stazione stavo pensando a me, ai miei scritti, a cosa farne, come e perché farli conoscere, se è quanto era giusto farlo, ecc. Sopra i tetti delle case di fronte ad un certo punto ci fu una traccia luminosa, brevissima. Una stella cadente di marzo? Pensai di più, ad uno di quei barattoli che mandiamo su e che ogni tanto vengono giù. Ma perché in coincidenza con i miei pensieri? Solamente caso? Comunque sia, da quel ” caso ” trassi questa lezione: più si penetra velocemente nella vita e più ci si consuma velocemente. Morale della storia: se la mia opera non si afferma ” velocemente ” è perché la Vita mi difende, non perché mi limita. Una volta sognai che stavo scaricando dei tubi da un camion. Non so dire se fu perché caddi o perché scesi, tanto il cambio immagine fu repentino, ma mi ritrovai seduto in quello che mi parve un mucchio di neve. Davanti a me un palazzo bellissimo. Occupava tutto il mio orizzonte visivo. Sembrava di ghiaccio o di cristallo. Non c’era nessuno ( solo silenzio ) eppure sentivo, che, o c’era della vita oltre le sue finestre, o che era lui ad essere vivo.

Lo guardavo ma nel contempo sentivo che, o mi si guardava o che era lui che mi guardava. Non so perché ma ero diviso tra la voglia di stare sempre li (o perlomeno di avere più tempo per stare li) e la fretta di tornare perché sentivo che non c’era tempo ( o che non era il tempo ) per fermarmi in quel posto. Alla mia sinistra, come da dietro un muretto, vidi uscire Cesira, mia madre. Era vestita di nero. Non sembrava contenta. Mi sembrò che mi guardasse severamente, oppure che guardasse, intimorita, o me, o qualcosa o in me o vicino a me che io non vedevo. L’inevitabile paragone fra il Palazzo e questo ” condominio ” certamente non mi allietò la giornata. Ritrovare il ” mio ” spirito (la persona che ho amato) a me esaltò la vita: con la sua, infatti, se n’era pressoché andata anche la mia. Ma più che esaltazione spirituale o spiritica di tipo medianico, molto più semplicemente fu la gioia (in certi momenti anche felicità) di chi ritrova l’amore che credeva perso. Non le so descrivere il calore che qualche volta sentivo nel petto, la dove si era collocato secondo quanto mi disse attraverso una trance del medium. Fu una felicità che non durò molto. Lentamente (non mi sembrava possibile!) e sempre più perplesso cominciai a capire che si serviva del mio essere, non per stare presso il mio, ma per avermi al suo servizio: così, come mi invitava a farlo quand’era in vita, cominciai a ” scendere dal figaro “. Non mi era mai successo prima della mia esperienza nello spiritismo, ma, da qualche tempo, ponendo le mani, si risolvono o si alleviano dei dolori. Dopo, però, (non sempre ma in genere se il contatto è con una donna) capita che mi ritrovo caricato di emozioni negative e/o indebolito. Perché? Perché è mia l’energia che do? Perché sono tramite di una energia (di uno spirito) sufficiente sì a togliere il dolore ma non a guarire? Ciò significa che sono tramite di una energia debole? Una che vorrebbe ma non può? Può essere che, comunicando energia divento il ponte attraverso il quale lo stato del dolente, passando attraverso me, altera il mio? A fine di bene sono anche disponibile a caricarmi delle tensioni altrui, ma, mi sono chiesto, e se (nel mio come in altri forse più probanti casi) il vero fine della forza della vita di origine spiritica non fosse quello di fare del bene fine a se stesso, ma di usare il bene allo scopo di ampliare le fede negli spiriti e, conseguentemente, deviare la fede nella vita, dallo Spirito della vita (il terso stato dell’immagine) agli spiriti a quello somigliante?  Questa ipotesi e’ piu cattolica che mia. La mia non e’ ancora compiutamente pensata.

Se uno spirito è francese o dice di essere me

L’avevo mandata a Eco in risposta ad un suo articolo sulla medianità. In occasione del rinnovo del programma in Rete l’ho riletta. Cosa cacchio ho scritto, e quel che è peggio, spedito?! E’ talmente ingarbugliata che non ci  capisco più niente!  L’ho rifatta e di brutto tagliata sia nel Marzo 2007 che nel Dicembre 2019! Taglia che ti taglia, del pensiero spedito a Eco è rimasto solo il titolo: lascio il resto.

Prossima o non prossima che sia, la corrispondenza fra i due mondi è permessa dalla  similitudine di spirito. Tanto più uno spirito è basso, e tanto più corrisponderà con gli spiriti bassi. Tanto più uno spirito è elevato, e tanto più corrisponderà con spiriti elevati. C’è una notevole differenza, però: gli spiriti elevati non interragiscono con il simile, bensì nella vita simile. Tanto più non sono conformate e confermate alla personale identità (le menti basse) e tanto più possono essere influite come bassamente influire. Lo possono sino all’invasione di forza entro forza sotto l’aspetto della vitalità naturale: di mente entro mente sotto l’aspetto della vitalità culturale; di vita entro vita sotto l’aspetto della vitalità spiritica. Perché ci può essere un’invasione di influsso (più o meno determinante) che può giungere all’invasione di spirito entro spirito? A mio supporre è possibile perché la vita, essendo corrispondenza di stati, non concepisce il vuoto che è la non corrispondenza, e quindi, non_vita. Dove vi è non_vita per mancata corrispondenza fra i suoi stati, la vita riempie la falla con altra vita, e/o con altro spirito. Influssi del genere succedono anche fra spirito umano e spirito umano, quindi, vi è spiritismo anche fra umano e umano. Per spiritismo intendo rapporto di corrispondenza con i portatori dei principi culturali della vita. Per spiritualità, invece, intendo rapporto di corrispondenza con i principi della Vita: il tutto dal Principio. Non è detto ma potrebbe anche succedere. In un futuro più o meno prossimo, qualche medium potrebbe sostenere di essere tramite del mio spirito. Che vi si creda o no, malattia o no che sia, fatti del genere sono successi, succedono e succederanno. Ebbene, siccome nessuno sarà in grado di verificare se è effettivamente il mio spirito quello che comunica con il tramite, si tenga presente che sarà il mio, tanto quanto (poco o tanto che sia) non condizionerà la vita di nessuno e, non sarà il mio, tanto quanto, (poco o tanto che sia) risulterò condizionante. Pur credendo molto poco alla possibilità che dico, sento di dover mettere le mani avanti.

vena

L’origine della scrittura è medianica?

scritturaarabadueLe scritture sono tutte belle, ma l’araba mi prende in particolare modo. E’ sempre stato come se insistesse per farsi guardare; come se avesse la prevalente caratteristica dei soggetti amati: la vanità. Vero è, che è ben presente nella traccia del carattere: enfatica, come generalmente enfatici sono loro. Nell’esempio che allego, verticalizzanti: e lo sono anche loro. Visti nel medaglione i caratteri, come mossi da un ondeggiante melodia direi anche. Sono così anche loro e la sentono solo loro: sono fortemente egocentrici, infatti. Conosco da anni quei ragazzacci e da anni vedo esempi della loro calligrafia, ma solo stamattina mi sono chiesto come mai nella loro scrittura non ci sia evidente separazione fra parola e parola come nella nostra.  Strano mi sono detto, e sono andato a vedere se è proprio così. Se ho capito bene, è così, ma è anche non così. E’ così perché è continuativa, e non è così perché la separazione è indicata dal carattere finale che ricongiunge l’iniziale. L’arabo che sa distinguere il carattere finale&iniziale, così, le vede separate, mentre non le vede separate chi non lo conosce. Che strano mi sono ridetto. C’è analoga caratteristica anche nella scrittura medianica. Anche in quella, infatti, non par avere interruzione, invece c’è, ma la vede il solo medium, perché solo lui la sa leggere. Simbolizzando, allora, anche del medium si può dire che è il “carattere” finale che collega l’iniziale. Per altro dire, è il “carattere” che collega della vita e della vitalità ulteriore con la vita di questo piano, e quindi, un fine&inizio. Ancora per altro dire, collega la parola con la Parola, o per altra funzione, i principi della vita con i principi del Principio. La capacità di tramite fra vita e vita, però, dipende massimamente dallo stato della vita emozionale e spirituale del dato medium ma, c’è un ma! Nessuno può affermare di possederla in pieno, al più, in ragione del loro stato di coscienza sulla vita. Siccome nessuno può affermare (anche solo a sé stesso di esserne pienamente cosciente) tutto può essere come per niente.

Nel de_scrivere il nostro stato di coscienza, scriviamo (vivendola) il nostro Libro, ma come la vita è stato di infiniti stati, così, anche la nostra coscienza: luogo di quanto abbiamo a conoscenza. Ne consegue, che la vita è piena di Libri: contenitori di contenuti. Dei contenuti c’è chi si fa carne. Chi si fa mente. Chi si fa forza. E’ eletto chi li vive in pari stato. Praticamente nessuno. Di fatto, c’è un solo Eletto, ma non è in discorso. La descriviamo secondo emozioni. L’emozione è la parola che dice sé stessa. Lo stato delle emozioni dice lo stato della parola. Lo stato della parola su quanto abbiamo a conoscenza, e che vivendole scriviamo, tracciano la calligrafia personale. L’universale è tracciata dalla vita: il tutto dal Principio. Siccome non c’è coscienza eguale a un’altra, così non c’è inchiostro (Cultura) eguale a un altro, e lo stesso per la forma calligrafica: il Corpo, che nello scrivere si scrive. Se ciò vale per la “calligrafia” araba (segno di vita nato dalla vita), non di meno vale per la “calligrafia” del medium, e non di meno vale per tutti. Ammesse le mie speculazioni mattiniere (sono al Pc dalle 6 e mezza e non mi sono ancora lavato la faccia!) anche della scrittura araba (date le somiglianza che ho rilevato) si può dire che ha trovato iniziante fonte nelle manifestazioni della medianità fra vita e vita? Ammesse analoghe somiglianze anche tutte le calligrafie? Come nel caso della medianità, tutto può essere come per niente. Della conclusione che, almeno in apparenza non porta a nulla, ne rido per primo, ma a mezza bocca: alla Vita piace fare l’invitato di pietra.

Ai consolati dai carismi

Almeno i carismatici di fede cristiana dovrebbero ricordare che sono tenuti a credere in un solo Principio.

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Ammettendo che la vita sia una vigna, e il Principio il suo proprietario su chi basano la propria fede i carismatici? Sul Titolare mi diranno con unica voce. Come mai, allora, le conoscenze sulla vigna offerte dal Titolare, subiscono l’ascolto delle conoscenza di operai, non tutti nel suo libro paga? Perchè nella nostra gavetta, quegli operai mettono del cibo che fa parte della loro? Dove è scritto che quel cibo è naturale parte del nostro culturale e spirituale stomaco? Perché ci piace? Perché ogni tanto bisogna cambiare il casalingo Menu, se no, è una noia? Perché ogni tanto bisogna cambiare cucina alla fede, se no, i gusti si appiattiscono? Perché si ha l’inconfessato bisogno di sentirsi eletti e/o importanti per sé se non anche per altri? Non sono mai giunti, i carismatici, al punto da constatare che solo per “i poveri di spirito”, non tutto è vanità? Certamente non posso sapere cosa intendesse dire il Cristo con “beati i poveri di spirito”, tuttavia, date come vere le affermazioni evangeliche, si può ben pensare che sia stato un medium (lo è chi ha lo spirito fra uno stato della vita e l’altro) notevolmente carismatizzato dalla coscienza di ciò che aveva in conoscenza circa la vita del Padre e nel Padre. L’influito da quella conoscenza, è anche influito da quanto è in essere presso il Padre e/o da quanti gli sono prossimi: maggiore la conoscenza, maggiore la quantità. Sulla qualità di quella quantità nessuno può dire niente, e ciò che si pensa non è verità! Un animo influito dalla quantità e/o qualità dei prossimi al Padre, se da un lato è un arricchito in conoscenza, dall’altro è anche un appesantito da quella conoscenza. Per come la vedo, un appesantimento di tal fatta, può giungere a mettere in ginocchio la vitalità del Medium. In un Cristo che immagino provato dalla fatica di reggere la sua Medianità, allora, (la medianità è prova che prova) e nondimeno dalla ricerca dell’Identità da quel mezzo frastornata, trovo umano molto umano quel sospiro dal sen sfuggito: Beati i poveri di spirito! In quel senso, lo sono quelli che vivono solamente con il proprio e per il proprio spirito. Parafrasando il proverbio: carismatico informato, mezzo salvato.

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Un carismatico ed io

Non sono in grado di sapere cosa e/o quanto conosci sugli argomenti che avendo tempo e comodo ti invito a leggere, così, per non trascurare qualcosa mi vedo costretto ad agire come se ti conducessi per mano. In tutti i miei scritti non offro risposte: offro domande. Le risposte, ognuno deve trovarle da sé. Tieni presente che mi esprimo in modo metaforico, carsico, e che sto andando a ruota libera. Nell’immediato ti risulterà disorientante. Ciao, Vitaliano.

Chi non ha coscienza dell’errore, non è cosciente neanche di quanto ne consegue, quindi, non è portatore di colpa, al più del dolo che non volontariamente ha procurato. Il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. In genere non capiamo un portatore di male nella nostra realtà, figuriamoci nella soprannaturale che al caso ci può contattare. La posizione della chiesa è più che giusta, tuttavia, suo principio di contraddizione, si è servita delle apparizioni spiritiche ogni quel volta un credo popolare poteva porre in crisi la sua supremazia. Notevole il Francesco che si è opposto nel caso Meggiugori (non mi ricordo come si scrive) Al proposito della differenza fra il dire e il fare, il precedente papa, che è andato a fare dalla medium Suor Lucia? A domandargli come sta la Madonna? Come mai la chiesa promuove santi e beati, degli spiriti che non più quello che erano, (come anche non sappiamo quello che ora sono) e che pertanto non sappiamo se siano stati veri in vita, come non sappiamo se sono veri adesso. Io non do nomi a realtà che non conosco. Guaio è, purtroppo, che se mi ritrovo a parlare con un francese non posso non usare la stessa lingua, indipendentemente dal fatto di concordare o no su quanto si sta dicendo fra quello e me. Con altro esempio, se sto parlando di aspirina in un contesto di persone solo mediamente aggiornate, rischio di non essere capito se la cito come acido salicilico. Da questa contraddizione non ho modo di uscirne. Almeno al momento. L’immagine di me che si mette a distribuire la comunione m’ha fatto ridere non poco, non per questo, però, non lo faccio. Lo faccio ogni volta metto la vita (o una vita) in comunione con la Vita, ad esempio. Dove è scritto che solo i preti possono farlo.

L’importante, è che non mi spaccia da prete, ma per quell’intenzione, sto a zero! L’opinione della chiesa sui carismi come doni dello spirito è accettata solamente perché conferma i carismi sugli apostoli e degli apostoli, quindi, è un’opportuna verità, o una verità opportuna nel senso che fa comodo? Mi considero certamente fuori dal cattolicesimo ma non per questo dal cristianesimo pedagogico, purché non vi sia ombra di dogma. Sia del dogmatico che del pedagogico ho altri pensieri. Avrei per questo un principio di contraddizione? Ciò che importa è non avere principi di falsità. A questo proposito, io sono più pulito della chiesa. Come le ho già detto in un precedente commento, sulla chiesa non fondo assolutamente nulla: conto di più sulla vita. Durante il periodo medianico (l’ho interrotto) non so se in sogno o nel momento di uscirne, nella testa sento una voce di donna: cantata, bellissima. Mi dice “cristiano non cristiano, cristiano non cristiano, cristiano non cristiano. Poi mi sveglio. Naturalmente, mi sono chiesto come mai tre volte. Mica sono sordo come neanche tonto. Ripensandoci, mi sono detto che l’ha fatto tre volte perché tre sono gli stati della vita, e che se la sua intenzione era quello di influenzarmi, l’ha fatto, per la mia Natura, per la mia Cultura, per il mio Spirito. E’ successo parecchi anni fa. Anche le mie culturali e spirituali contraddizioni, quindi, hanno trascorsa data. Vitaliano

ps. Diversamente presi nel senso di non coscientemente presi.

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Per essere medium?

Semplice! Basta essere schizofrenici in vario modo e/o condizione, oppure, possedere una conoscenza di ulteriori possibilità della vita. Come si ottiene quella possibilità? Semplice! Bisogna andare fuori il reale costituito e che costituisce la personalità, oppure, non essere ancora dentro ciò che costituisce la personalità: caso questo, dei medium in età e/o di mente che ancora non hanno raggiunto la piena coscienza del loro essere, in essere su questa realtà, non, in un qualsiasi altrove. La medianità che si manifesta nelle personalità appena dette, con il loro crescere, cioè, con il loro prendere atto della realtà loro e della circostante, in genere, cessa.

schiżofrenìa s. f. [dal ted. Schizophrenie, comp. di schizo- «schizo-» e -phrenie «-frenia»]. – In psichiatria, psicosi dissociativa caratterizzata da un processo di disgregazione (dissociazione) della personalità psichica; si manifesta con gravi disturbi dell’attività affettiva e del comportamento che possono assumere forme diverse distinte in s. semplice, s. catatonica, s. ebefrenica, s. parafrenica, s. paranoide.

Concordo e no su quanto dice la Treccani. Concordo dove una personalità fissa la sua dissociazione in maniera patologica a più livelli: nel personale, nel suo morale – spirituale, nel suo sociale. Discordo, invece, dove la data personalità, può tornare nella sua prima, e/o principale, e/o prevalente identità, quella, cioè, esistente prima della dissociazione manifestata. Schizofrenia, inoltre, è un nome che definisce una assoluta condizione. Diversamente, è nome che contiene diversi stati e/o condizioni del suo nome, così come, vita, contiene infiniti stati di vita. Si può dire, allora, che vi sono medium malati, solo quando trovano nella loro medianità, un esclusivo riferimento di vita; diversamente, non sono malati i medium che considerano la vita della medianità (o data dalla medianità) solo uno dei tanti riferimenti a loro offerti offerti dal mondo. Cosa tutela il medium dalle incognite che gli giungono dalla medianità: mare magnum sempre gorgo, anche quando non è in burrasca? Lo tutela, un attaccamento al suo “qui ed ora”, che deve essere senza ombra di dubbio.

Le terapie degli esorcisti

Il nostro spirito è invaso da altra forza, tanto quanto il nostro bene è separato dal suo vero. Può succedere per cause dipendenti dal nostro vivere, come per cause imposte al nostro vivere: imposte perché non corrispondenti. Nella separazione fra il bene e il suo vero, succedono degli stati di vita non vita. Di uno stato di non vita, possiamo dire che è un “vuoto”. Ci diciamo vuoti, infatti, tanto quanto non “pieni”, vuoi della nosta vitalità, vuoi di più integra e complessiva esistenzialità. Ci diciamo vuoti, infatti, tanto quanto non “pieni”, vuoi di vitalità, vuoi di più integra e complessiva esistenzialità. In quanto stato di pienezza, la vita non ammette il vuoto. Al più, lo subisce come sofferenza. Della sofferenza possiamo dire che è uno stato di vita concavo; concavo, appunto perché si fa catino d’altro: vuoi di dolore, vuoi di errore. Tanto quanto non siamo in grado di riempire quel catino (cioè, riportarci a pienezza) e tanto quanto, quella concavità viene riempita da altra vita e/o da altri valori: vuoi positivi, vuoi negativi. Se riempiti da altra vita, ci possiamo ben dire posseduti. Se riempiti da altri valori, influiti. Nessuno può dire la misura del possesso come neanche la misura dell’influsso. La vita, infatti, è stato di infiniti stati di vita, quindi, definibile solamente per accordi fra parti. Si pensa che il male che è dello spirito che tende a possedere un altro, o dell’errore che è dello spirito che influisce un altro spirito, sia causato da scelte, prese, o da chi tende alla sovranità, o da chi tende all’influsso. A mio avviso, non è così. Succede, invece, perché la vita è la potenza che tutto è, e tutto occupa. Dove non tutto è occupato, riempie della sua potenza. Con altro dire, del suo spirito. Lo Spirito della vita al principio è un Assoluto. Come tale, concede il suo assoluto, cioè, la sua forza (la sua vita) nella sua totalità: altro non può. Come mai, allora il posseduto e/o l’influito si ritrova abitato da culture, avverse a quanto ha in coscienza? Mi rispondo: forse perché non tutto ha in coscienza; ed è in quella parte di non tutto che può operare la forza estranea. Ammesso che vi sia colpa in chi forzosamente possiede e/o influisce (una colpa è corrispondente allo stato di coscienza su un dato errore) possiamo escludere colpa in chi non sa, o non può, o non vuole rendere pieno solo di sé il suo catino?  Direi di no. Come rendere pieno, solo di noi stessi il soggettivo catino? La risposta è una sola: ponendo in corrispondenza di vita, il giusto (Spirito) per ciò che siamo (Natura della vita) e per quanto sappiamo: Cultura della vita. Dove questo è variamente impedito, è inutile andar a cercar cause in altre case, perché, a quel punto, le cause (e le case) siamo noi: esorcisti compresi! Ammesso come vero quanto sostengo, agli esorcisti (ma non solo a loro) raccomanderei quello che è stato chiesto a un certo Zaccheo: scendi dal siccomoro che devo venire a casa tua! Chi deve venire a casa nostra? Secondo me, uno spirito lucido perché non convenzionale.

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Della Metempsicosi si può dire

Della Metempsicosi si può dire che è il viaggio di ritorno della vita che vuole capire nuovamente il suo stato, o dallo stesso punto di vista, (ritorno allo stesso stato), o da un altro punto di vista: ritorno in uno stato diverso dal precedente. La vita, però, è uno stato di infiniti stati di vita. Così, sia lo stato del ritorno che i punti di vista per i quali si ritorna per un ulteriore capire possono essere infiniti. Con l’affermazione non intendo porre dubbi sulla Metempsicosi, tutt’al più, cautela su ciò che afferma l’identità che ritorna, (o l’identità che contiene quella che ritorna), appunto, perché la vita, nel bene come nel male, nel vero come nel falso, è infinite identità di spirito. Tutte dicono quello che sono ma noi non possiamo verificare nulla. Il dubbio, pertanto è quanto meno doveroso.

Pranoterapia – Orgine, sensi e facoltà medicante.

venaminiHo già avuto modo di dire che ho manifestato la facoltà pranica dopo aver vissuto delle esperienze nello spiritismo. Non grandi cose, ma non da oggi nel grande c’è il piccolo, come nel piccolo c’è il grande. H2O, ad esempio, è stessa formula dell’acqua, sia in una goccia che in un mare. Nella mia esperienza nello spiritismo, tutto cercavo fuorché il far ballare tavolini. Cercavo nell’Oltre, la vita che mi era mancata in questo. Lo spiritismo, è tutto fuorché scientificamente accertabile, quindi, scienza e scienziato, altro non possono essere che il soggetto che vive quell’esperienza. Comunque stiano le faccende, soggettivamente parlando, è un’esperienza che ho sentito vera, e per tale la spaccio!

La mia ricerca nell’Oltre della vita che ho amato, è stata la medicina e la cura che mi ha consentito di superare uno squassante lutto. E’ iniziata, dunque, in un momento di fortissimo dolore. Se da un lato è stata medicina e cura, dall’altro, è stata anche la chiave che ha aperto gli occhi alla mia coscienza, da prima e da sempre, vista che riguardava solo questo piano della vita. Si, posso dire che è stata il mio “Terzo occhio”. Secondo lo stato della loro forza, gli spiriti sono identità che furono, nella Forza della vita che sono. Sono ancora tali e quali? No! Non lo permette la maggiorata conoscenza circa la coscenza della forza del loro spirito. Spiriti tali e quali a com’erano, rimangono quelli che non prendono e/o non vogliono prendere atto della diversa identità data dalla diversa conoscenza. Come nella relazione con voi la mia vita trova di che aver maggior forza, così, nella relazione con gli spiriti mi sono ritrovato ad avere un maggior spirito; ed in me, quel maggior spirito è stato l’origine della mia facoltà pranica. Andando avanti con la lettura, capirete che data la sua motivante sostanza, non è uno spirito leggero. Beati i poveri di spirito, ebbe a dire il Cristo. Più di una volta mi sono domandato, se dato il notevole peso della sua forza guaritrice, non avesse rimpianto i tempi in cui non la possedeva. Si. Anche ad una Grande Anima può capitar di cadere sotto il peso della sua vita.Naturalmente, non tutte le vie della vita sono eguali, così, non eguali sono le facoltà praniche, tanto più, che si corrisponde con gli spiriti, in ragione del nostro stato di spirito. Con questo voglio dire che se il nostro spirito ha valore 3, corrispondiamo con uno spirito di paritario valore.

Si da il caso, però, che il nostro spirito sia di mutevolissimo valore, al che, non potremo mai dirci di corrispondere solamente con lo stesso spirito. Al più, se il nostro spirito è di prevalente valore 3, prevalentemente corrisponderemo con uno spirito di eguale prevalenza. Occhio! Non sempre siamo in grado di affermare circa lo stato della forza del nostro spirito. La nostra vita, infatti, è attuata da conoscenze consce ed inconsce. Pertanto, ulteriormente non sempre siamo in grado di affermare circa lo stato della forza dello spirito che corrisponde con il nostro. Secondo infinite scelte di vita (nel vero e/o nel falso, nel bene e/o nel male) in ciò che siamo e con ciò che sappiamo, la forza del nostro spirito forma il nostro prevalente carattere. Verso il bene ed il vero se quello è il nostro prevalente percorso, o verso il falso ed il male (errore che origina dolore) se quello è il percorso che si sceglie. Parlo di prevalente carattere, perché, vita, è stato della relazione di corrispondenza fra tutti ed in tutti gli stati della vita: nostra, altra, o, per chi ci crede, superiore e/o inferiore. Nella prima ipotesi, così come nella seconda, relazioneremo con spiriti di paritaria scelta. Ciò che muova la prima scelta, forma il carattere amoroso di chi la pratica. Chi pratica quel carattere della forza, relazionerà con spiriti di eguale pratica. Il carattere amoroso del nostro spirito, permetterà accesso nel nostro spirito, del carisma amoroso dello spirito con cui si corrisponde. Sarà amoroso, quindi, il carattere della prano che manifesteremo.

Amoroso, è chi è incline a durevoli sentimenti di tenerezza, dedizione, protezione. Per tali sensi, si può dire, pertanto, che chi è amoroso, non può non essere compassionevole. A mio vedere, sono talmente inscindibili quei due sentimenti, che in assenza di uno non può esservi che recita dell’altro. L’amoroso è compassionevole, perché agisce con amore (e per amore) anche se fra vita e vita (e/o fra spirito e spirito) non vi è corrispondenza di stati. L’amore, infatti, per essere tale, l’esige. Naturalmente, l’esige per principio di significato e senso, che per principio di vita in pratico, è relativo alla realtà delle due persone in sentimentale comunione. Come l’amoroso si fa provvido ma momentaneo Cireneo della vita a cui solleva la croce, così, il carattere della forza della sua prano. Ne consegue, allora, che è una forza che cura ma che non guarisce. Con altre parole, è un pronto soccorso, ma non l’ospedale. E’ certamente vero che vi sono amorosità di valore 1, 3, 23, e via aumentando. Così, il carattere della prano dato dal carattere della compassione del prano. Diffido, ed invito a diffidare della prano definitivamente guaritrice, in quanto, ognuno di noi è via della vita della propria verità. Una prano definitivamente guaritrice, pertanto, non può non far deviare il personale percorso alla forza del nostro spirito. Occhio! Dico deviare, non arrestare, che nulla può arrestare la nostra vita. Al più, la vitalità nel nostro corpo. Sostengo che il deviare sia un grosso errore, sia nel caso che permetta al nostro spirito di percorrere una strada più breve, sia che gliela allunghi. Nostra deve essere la gestione della strada, come nostra deve essere la gestione della vita, che tutto possiamo essere fuorché a somiglianza di spiriti, di inaccertabile identità. E se questo vale per il piano degli spiriti, questo vale anche per il piano del nostro spirito.

Discorsi sulla Medianità

Lo Spirito, essendo forza da la vita sino dal principio e nello stesso Principio del quale è inscindibile parte. Perché vita in stato d’assoluto, il Principio è Motore Immobile: mobile perché la sua vita è attiva, immobile perché un assoluto non può dare che il suo assoluto. Ogni altro stato della vita è mobile per infiniti stati di vita. La capacità di mobilità negli spiriti di qualsiasi stato corrisponde a quello che sono in ragione di quanto il loro principio sente il Principio. Ciò li fa prossimi o non prossimi, secondo lo stato di infiniti stati di quanto sono e sentono.

Indipendentemente dallo stato del loro spirito, tutti gli immateriali interagiscono nella vita perché la vita non concepisce il vuoto (stato di non vita) e neanche a vuoto: stati senza senso di vita. Non può concepire il vuoto perché è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati. Non può concepire a vuoto perché ciò ammetterebbe che al Principio di ogni principio vi possano essere degli stati di separazione. Su questo piano della vita, stati di vuoto gli sono il dolore e la non coscienza.  Nella vita degli spiriti invece, il vuoto è detto dalla mancata corrispondenza fra forza e forza, ma poiché una mancata corrispondenza non può essere in alcun caso assoluta, (se lo fosse, sarebbe un inconcepibile stato di morte) si può dire che “vuoto” è detto da una estrema lontananza. A immagine dello Spirito, gli spiriti elevati interloquiscono con questo stato di vita dandogli forza, ma non pongono condizioni alla loro forza per non condizionare la vita a cui danno forza. Secondo stati d’infiniti stati, non coscienti e/o avversi ai principi del Principio che sia, gli spiriti che condizionano la vita tanto quanto interloquiscono con la loro Cultura nella nostra, possiamo dirli bassi, non tanto per un inverificabile giudizio spirituale, quanto perché la loro forza è ancora prossima a questo piano della vita. Gli spiriti non interloquiscono con la loro cultura per mezzo della parola ma per corrispondenza di emozioni fra le loro e le nostre. Siccome non vi è vita uguale a un altra, la corrispondenza non può avvenire che per affinità di spirito, ed è, quindi un dialogo, che nel renderlo pubblico diventa fonte di erronee emulazioni quando non di confusione. Siccome le emozioni cambiano secondo quanto cambiano gli stati di una data vita sia in questo che nell’altro piano, nulla garantisce che si sia “parlando” sempre con lo stesso spirito. Pertanto, neanche con la stessa identità spiritica. Quando il destinatario di una possibile visione, vede ma non sente, vuol dire che lo spirito che si rivela gli emoziona il pensiero. Quando sente ma non vede, vuol dire che lo spirito gli emoziona il corpo. Quando vede e sente, vuol dire che lo spirito gli sta agendo la vita, ma a chi permettiamo di farlo? Non lo possiamo sapere per questa semplicissima banalità:

Il male può fingere il bene molto bene tanto quanto è male.

Il che vuol dire che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

 Se vera l’ipotesi, (e la credo vera) chi c’era sul Sinai con Mosè? Nella grotta con il Profeta? Nella rivelazione a Saulo e in tutti gli altri casi, prossimi o no? C’erano quelli che hanno detto di essere. A causa della capacità di finzione del male e/o dell’errore (volente o no, cosciente o no che sia), l’affermazione non è attendibile, come non può essere bastante l’affermazione “io sono quello che sono” perché, se lo può dire il Vero, lo può anche l’Errore. Di attendibile, quindi, c’è un solo Spirito ed è quello della vita originante che dico Principio, e il Principio si è manifestato e si manifesta in ciò che ha originato: la vita.  Per occasionale corrispondenza di emozioni con il soggetto che sente e vede e quello che appare, anche altri possono vedere la visione, ma non sentire un eventuale dialogo, appunto perché il “canale” che permette la “voce”, pur permettendo una condivisione di emozioni, non agisce il loro spirito. Su comunque stiano le cose e sui motivi delle apparizioni, non siamo in grado di verificare alcunché. La fiducia e/o la fede (che pure è necessario tramite di medianità) non può essere considerata motivo verificabile, e i miei discorsi, almeno sino a prova contraria sono delle speculazioni culturali, sia pure supportate da esperienze medianiche. Per l’impossibilità di verifica, un credo che si basi anche sullo spiritismo è destinato ad essere deviante, tanto quanto (volente o nolente) fa passare l’animo dalla fede sul Principio, alla fede su dei principiati, santificando e/o beatificando delle figure, il cui attendibile Fare, non necessariamente corrisponde con il loro Essere, né per quanto riguarda la vita incarnata, né per quanto riguarda la disincarnata. Lo spirito che per le sue azioni riconosciamo santo e/o beato, infatti, di attendibile perché accertabile ha solo il servizio. Per questo, un accertato Servo del Principio, dovrebbe essere collocato al primo e unico posto. Il resto è “vanità solo vanità. Comunque motivato, l’aspetto prodigioso di qualsiasi manifestazione spiritica è dimostrazione di potenza, ma non necessariamente di verità, tuttavia, è esente da colpa lo spirito non cosciente dell’errore, ma non è esente dalla responsabilità per il dolo provocato alla Verità.

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Discorsi sulla Metempsicosi

Vi sono due generi di Metempsicosi. Vi è quella attuata dal Principio della vita, che “incarnando” la sua forza (incarna nel senso di porre vita nella materia) la mette in vita, e vi è quella degli spiriti che hanno vissuto questo piano dell’esistenza. Naturalmente, il Principio della vita incarna il suo Spirito,  non la sua identita’. Essendo assoluto perche’ l’Uno, infatti, non puo’ ripetersi in altro principio. Non solo: solo il Principio puo’ contenere il suo principio. Si puo’ dire, allora, che il Principio della vita e’ la sempiterna incarnazione del suo principio: la vita. Si puo’ dire, inoltre, che la sua metempsicosi durera’ sino a che durera’ la vita. Oltre non “vedo”.

5 Gennaio 2019 – Ho rivisto lo scritto sino questo punto. Superata ogni altra interpretazione di analoghi punti.

Lo spirito che incarna la sua forza in un’altra forza è invasivo tanto quanto lo fa e lo può. Si può pensare allora che vi sono spiriti con intento dominante, e spiriti che dico compartecipi. I compartecipi influiscono ma non condizionano la volontà della vita che inconsapevolmente li ospita. Siccome agiscono secondo Spirito (i non condizionanti e/o comunque interferenti) li si può dire spiriti Alti ma di inverificabile… altezza.  Secondo stati di infiniti stati, la metempsicosi avviene nella carne per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del corpo. Avviene nella mente, per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del pensiero. Avviene nello spirito, per l’anima che sente di dover ripercorrere le emozioni della forza. Avviene nel corpo, nella mente, e nell’animo, per lo spirito che sente di dover ripercorrere il suo vissuto. Tanto quanto ne sente il bisogno e tanto quanto può diventare invasivo sino al dominio della vita che inconsapevolmente lo ospita. A maggior ragione se fra lo spirito ospite e l’ospitante si stabilisce un “cosciente” rapporto di reciproco uso. E’ quello che in genere succede nei casi di più eclatante medianità. Non tutti gli spiriti rivelano la loro presenza. Lo fanno i dominati dai dissidi fra ciò che erano e facevano e ciò che credono di essere e di poter fare. Lo possono fare anche spiriti “mistici” a vari livelli e condizioni. Come tali (o tali si credono) sono i più influenti, ma non per questo non spiritualmente dominanti. Diventano spiritualmente dominanti, non perché invadono intenzionalmente il nostro spirito, ma perché glielo permettono i nostri bisogni da superiori rivelazioni. Per infiniti stati di vita, lo spirito che cerca il bene, il vero, e il giusto si reincarna secondo spirito di verità, ma quale stato di conoscenza hanno della Verità? Non di certo dell’Assoluta.

E’ inevitabile, quindi, che siano portatori di parziali quando non del tutto erronee verità. La forza che anima il corpo (luogo della Natura della vita) e la mente (luogo della sua Cultura) è lo Spirito.La vita dello Spirito (la Natura della sua Cultura) è il principio della vita della mente a cui da vita. Sia nel supremo che nell’ultimo, vita, è rapporto di corrispondenza fra Natura (il corpo), Cultura (la mente) e Spirito: la forza che si origina dalla corrispondenza fra i due stati. Lo Spirito origina la vita secondo la sua forza ma la vita originata persegue il proprio spirito secondo la sua. Da ciò ne consegue, che la vita originata dall’influsso dello Spirito delibera il suo inizio naturale ed il suo principio culturale e spirituale secondo quanto stabilisce di accogliere dello Spirito della vita che l’ha principiata. Ciò che delibera lo stato dell’accoglienza dello Spirito è il rapporto di corrispondenza fra gli stati della vita principiata. Lo Spirito che origina la vita, è il corpo interiore (l’anima) che anima ciò che anima. Ciò che si anima per la sua forza (per la sua Natura) e per la sua vita (per la sua Cultura) è il corpo esteriore dello Spirito animante. Del corpo esteriore, allora, si può dire che è l’anima materiale che contiene l’anima spirituale (il corpo interiore) della forza della vita: lo Spirito.  Siccome vi è la forza dello Spirito (l’anima che anima la vita del Principio) e la forza degli spiriti (l’anima che anima la vita dei principiati dalla forza del Principio) allora, vi sono due stati di Metempsicosi: quella dello Spirito che si “incarna” nella vita, e quella degli spiriti che si incarnano nella vita originata dalla Vita.

La Cultura della Natura dello Spirito (ciò che sa sulla sua forza) origina il corpo naturale. La Natura della Cultura dello Spirito (ciò che sa sulla sua vita) origina la vita: corpo naturale che, dato lo spirituale, corrisponde con il culturale. Poiché Metempsicosi è trasferimento di un corpo in un altro ed il ha corpo tre stati (Natura, Cultura e Spirito) sia sul piano sovrumano che su l’umano, da ciò ne consegue che lo stato della reincarnazione ha tre stati di vita: la naturale, la culturale e la spirituale.  Nella Metempsicosi data dallo stato supremo della vita (quella del Principio soprannaturale) lo Spirito incarna la forza (la sua Natura) della sua vita (la sua Cultura) ma della sua Cultura ne incarna il principio: la vita. Nella metempsicosi data dagli stati della vita che sono conseguiti al Principio, in ragione dello stato del loro stato (soprannaturale o naturale) anche gli spiriti incarnano la forza (la Natura) della loro vita (la Cultura) ma incarnano il principio di spirito che sono, cioè, la loro vita. L’unità della trinità degli stati della vita è solo dello stato supremo: il Principio della vita. Data l’unità della trinità dei suoi stati, la metempsicosi dello Spirito, è reincarnazione della sua totalità: la vita. Gli stati principiati sono unitari tanto quanto si corrispondono. Da ciò ne consegue che solo lo Spirito incarna la vita (unità dei suoi stati) mentre gli spiriti incarnano stati di vita, cioè, parti di sé. Lo stato della reincarnazione è corrispondente allo stato dell’influsso: supremo quello dello Spirito e, secondo stati di infiniti stati di vita, corrispondente al loro stato quello degli spiriti. Lo stato dell’influsso è corrispondente allo stato della corrispondenza con lo stato in corrispondenza. Tanto quanto lo sono, la Metempsicosi avviene fra spiriti affini. Siccome l’affinità di spirito fra vita e vita è stato di infiniti stati di vita, da ciò ne consegue che anche gli stati della metempsicosi sono infiniti. Lo stato della forza dello Spirito dice lo stato della vita. Lo stato della vita (corrispondenza fra Natura, Cultura e Spirito) dice lo stato della forza.

In ragione dello stato della sua forza, vita, è bene nella Natura, vero nella Cultura e, giusto nello Spirito. Se uno spirito di valore cinque (tanto per dire la misura di uno stato di vita) si colloca presso lo Spirito del Principio in diversa misura, (ad esempio: quattro o sei), avendo subordinando la ragione della sua Cultura (il vero) a quella pretesa di bene, sarà ingiusto sia verso lo Spirito che verso il suo Spirito. Per il male naturale e spirituale che è in ogni errore culturale, dunque, sarà sofferente sino a che non si collocherà nello stato che gli corrisponde: il cinque in esempio. Per quanto è a conoscenza della loro coscienza, da ciò ne consegue che: in ragione del confronto di vita fra la forza dello Spirito e la loro, gli spiriti che tornano allo Spirito, si collocano presso quello stato secondo il loro stato di spirito, cioè, secondo lo stato della forza della loro vita. Uno spirito è vita nello Spirito, secondo lo stato di somiglianza fra la sua vita e quella dello Spirito: immagine del Principio della forza. Tanto più uno spirito è somigliante allo stato Spirito e tanto più è vicino al principio della forza: lo Spirito. Di converso, tanto più uno spirito non è somigliante allo stato dello Spirito e tanto più è lontano da quel principio. Tanto più è lontano dal principio della vita (la forza dello Spirito) e tanto più è vicino al proprio principio: la forza del proprio spirito. Tanto più gli spiriti sono vicini allo stato dello Spirito e tanto più presso di quello si identificano. Tanto più si identificano nello Spirito e tanto più sono identificati dallo Spirito. Tanto più sono identificati dallo Spirito e tanto più sono lontani dal loro. Tanto più sono identificati dal proprio spirito e tanto più non lo sono dallo Spirito.

Secondo stati di infiniti stati di vita (e secondo infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito) uno spirito, meno è somigliante all’Immagine dello Spirito e più conserva l’immagine del proprio stato di spirito. Lo stato della Metempsicosi, dunque, è corrispondente allo stato dello Spirito che si incarna. Lo Spirito, dando la sua forza ad ogni stato di vita, necessariamente, è via di congiunzione (dallo Spirito al nostro e dal nostro allo Spirito) fra il Suo stato ed il nostro. Poiché lo è di ogni stato di vita, sia sul piano naturale quanto soprannaturale è via di congiunzione sia di quella spirituale (spiritualità è diretto rapporto fra la vita umana e qiella del Principio) che di quella spiritica. La vita spiritica è rapporto fra spiriti: forze naturali della vita e che è, e che furono in questo stato di vita. Nello stato soprannaturale gli spiriti sono forze che ancora conservano degli stati di spirito dell’umana identità che furono. Nello stato naturale, invece, gli spiriti umani sono forze che ancora conservano degli stati della spiritualità della vita che li ha originati sino dal Principio. Lo Spirito non può non essere continua emanazione di forza in quanto la vita non può concepire stati di interruzione. Non lo può perché ogni stato di interruzione sarebbe uno stato di morte della vita, ed in ciò, estrema contraddizione con il suo principio: la vita sino dal Principio. Ogni volta lo Spirito concede la propria forza (la Natura della Sua vita) concede la Sua totalità. Non può diversamente se non aprioristicamente discernendo come, a chi, o se dare più o meno forza. Questo, però, significherebbe che lo Spirito predetermina la vita che ha originato ma la predeterminazione si scontra col principio dell’arbitrio: giudizio che è libero solamente se condizionato dallo spirito di chi discerne.

Il condizionamento dell’arbitrio della Vita (l’Universale) sulla vita principiata (la Particolare) si ovvia perché se è vero che lo Spirito da vita agli stati della vita è altresì vero che la vita determina la propria secondo la forza dello spirito che si origina dallo stato della corrispondenza fra i suoi stati. La vita originata che segue le indicazione della giustizia nella sua forza ( la pace ) non per questo è predeterminata verso quella meta spirituale. Lo Spirito del Principio, essendo l’origine della forza che proviene dal giusto che corrisponde dal vero che è nel bene, necessariamente, non può non guidare che secondo il suo principio. Non per questo, però, Lo Spirito predetermina la vita a cui da vita, in quanto la vita originata corrisponde fra di se secondo il proprio. Si può dire, allora, che in ragione dei principi adottati (quelli di bene e/o di male) la vita umana si predetermina in ragione dello stato di vita di prevalente scelta. Gli spiriti che tornano a questo stato di vita, se seguono il Principio della vita (lo Spirito) reincarnano la loro forza, ma, se seguono il principio della loro vita, il loro spirito, si reincarnano come Natura (forza) della loro Cultura: vita. Gli spiriti che tanto più conservano il proprio stato di vita, tanto più influiscono della propria personalità, la vita in cui si incarnano. Pertanto, nel bene come nel male, sono elevati gli spiriti che influiscono la loro forza e sono bassi gli spiriti che influiscono la loro vita. Citando un mio sogno, paragono lo stato dello Spirito ha un palazzo di cristallo. Si può pensare di poter entrare in quelle stanze (stati della Vita) con le scarpe (il discernimento) ancora sporche d’incoscienza? Con questo non intendo dire che lo Spirito impedisce l’ingresso alla vita che vuole entrarci ma che sarà questa che si impedirà di farlo.

Infatti, alla luce di un rinnovato giudizio (quello dato da una più cosciente conoscenza di se) confrontando la propria stanza (lo stato della propria vita) con quella dello Spirito (lo stato della Vita) si impedirà di farlo ogni volta constaterà una mancata corrispondenza di spirito (di forza) fra la vita dello Spirito e la sua. Nella vita dello Spirito, ogni differenza dallo Spirito è differenza di vita fra il nostro stato ed il Suo. In quanto ogni differenza è separazione fra Vita e vita, allora, ogni divario di vita fra i due stati non può non essere che dolore da separazione dal Principio: la vita di origine. Poiché la differenza è dolore e, poiché il dolore essendo separazione dalla Vita non è vita tanto quanto è dolore, ecco che si è lontani dal Principio della vita tanto quanto l’ingiustizia nel nostro spirito ci ha reso dolenti. Poiché il dolore dato da ciò che non è stato giusto al nostro spirito si è originato dal male dato dalle erronee corrispondenze fra i nostri stati, ecco che, allo scopo di annullare (nel senso di chiarire ciò che impedisce di entrare nel Palazzo) ciò che è male per la Natura, falso per la Cultura e conseguentemente ingiusto allo Spirito della vita personale quanto verso quello della vita Universale, non si può non tornare a questo principio di vita. Non si può non tornare perché, presso la vita dello Spirito non vi può essere dolore in quanto il dolore, essendo un male, presso il Bene non può essere del Giusto. Uno spirito può arbitrariamente spostare il suo stato verso uno più elevato? Direi che non lo può. Non lo può, perché quell’azione di egoistico bene non corrisponderebbe a ciò che è vero al Vero, e quindi giusto al Giusto. Per quanto uno spirito non voglia capire e/o accettare ciò che è bene, vero e giusto, comunque non può modificare l’evoluzione del suo discernimento se non fermando la sua vita allo stato di prevalente scelta. Può fermare la vita della sua conoscenza (ed in ciò separare la sua Natura dalla sua Cultura) solamente lo spirito che non vuole vivere ciò che sa.

Lo spirito che separa la sua Natura (la sua forza) dalla sua Cultura (la sua vita) è uno spirito basso in quanto agisce secondo il principio di un bene, legato al principio del suo vero, ma slegato dal principio del Vero. Un giudizio che non è definitivo se non quando viene espresso da chi si giudica, necessariamente, ha degli stati sosta: quelli concessi dai tempi dati dalla volontà e dalla capacità di discernimento. Nella sosta, il discernimento giudica ciò che è giusto perché vero al bene. Ogni stato di sosta, essendo arresto dell’elevazione verso il Bene data dal discernimento è purgatorio: luogo della pena della Cultura della vita che sosta la sua strada. Purgatorio non è condanna, ma stanza (stato) nella quale si attende alla giustizia secondo ricerca di verità. Per quel bisogno di verità secondo giustizia, allora, ci si reincarna sino a quando la si è raggiunta. La reincarnazione, dunque, può anche essere intesa come l’appello che il giudice di primo grado (il nostro spirito) rivolge allo Spirito: il giudice di supremo grado. Direi, che la definitiva collocazione presso lo Spirito (e, dunque, la cessazione delle metempsicosi) succede quando uno spirito ha compiuto il suo discernimento sulla Vita, mentre il ritorno verso questo stato di spirito (di vita) succede perché uno spirito non lo ha ultimato. In ragione delle reincarnazioni e/o del loro stato, quando si torna a questo principio di vita, vi si torna con ciò che in precedenza si fu: le identità date dagli stati che si è vissuto. Siccome le identità che abbiamo vissuto possono essere infinite, allora, può esserlo anche l’identità spirituale e/o spiritica. E’ normale alla vita che vi sia reincarnazione di forza ma anormale che vi sia invasione di vita. Infatti, i rapporti di interferenza fra Vita e vita, cioè, fra lo Spirito e uno spirito, sono invasivi tanto quanto ingerenti sia sul piano soprannaturale che su quello naturale. Lo è perché un’invasione di vita devia e/o altera un percorso che non può non essere che personale. Come impedire l’invasione di vita? Direi che l’integrità della vita personale (stato dell’unicità dato dalla corrispondenza con i soli suoi stati) è già, ciò che la impedisce. Anche lo spirito più collocato nella Vita dello Spirito comunque conserva l’identità dello spirito che nel bene e nel male è, in quanto, è l’identità dell’essere che è ciò che lo distingue dall’identità dell’Essere che in assoluto è. Nelle manifestazioni spiritiche, (elevate e/o basse che siano e comunque avvengano) e nei casi di manifesta reincarnazione e, al caso, di accettazione e seguito da parte della vita ospitante, questo dovrebbe essere un ulteriore e grosso motivo di riserva culturale e spirituale.

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Mentre stavo rileggendo la Confronti

Qualche giorno fa, mentre, per l’ennesima volta stavo rileggendo la verifica della lettera che ti ho “mandato”  il 28 Settembre, un forte schiocco m’ha fatto sussultare. Aveva tono deciso, secco, senza echi. Non aveva suono da sasso, da muro, metallo o legno. Mi sembrò arrivato dalla mia sinistra: notorio luogo dello Spirito quando ci facciamo il segno delle Croce. Per quanto penso, è luogo anche degli spiriti che ancora non se la sono tolta dalle spalle. La croce, infatti, simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura: peso, che può far cadere sulle ginocchia come anche schiantare in ragione dello stato dell’errore. E’ l’Amato mi sono detto; ed è pure incazzato perché ho dubitato di lui e delle possibilità ulteriori della vita. Perché so che è lui e perché so che è incazzato? Lo so perché la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa in ogni stato o condizione della vita. Anche la spiritica, dunque, comunica parole comunicando emozioni. Si possono sentire ed interpetare in ragione della reciproca corrispondenza di spirito, ma poiché nulla sappiamo di certo sulla reciproca corrispondenza, è chiaro che ogni emotiva relazione fra quella vita e la nostra è da prendersi con le molle.  Per quanto riguarda la corrispondenza di spirito fra quella vita e la mia, mi posso dire possibilista perché vi è stata reciproca amorevolezza.

Ho usato “possibilista” ancora anni fa e parlando di Droga alternativa. Si, quando si ama, le parole dell’emozione si sentono eccome: anche come botti! A dirla tutta, succede anche quanto non si ama a causa di infinite ostilità contro la vita, ma allora, ascoltiamo quelle del dissidio: infinita biblioteca dell’errore. Non mi piace ammetterlo ma lo devo: quanto affermo è provato solo da quello che penso, e questo penso: checchè abbia detto il perseguitore Saulo sul suo incontro, è interpretabile esattamente come il mio: alla cieca. Secondo quanto penso di sapere, dalla sua cecità fisica il Saulo non ha tratto la spiritica indicata: non posso dir di sapere (e quindi affermare) perché sono cieco. Ovvia lezione se la si interpreta una cecità secondo Natura e Cultura. Non ovvia se interpretiamo una cecità anche simbolicamente. Simbolicamente parlando, una cecità dice i limiti culturali e spirituali che possiamo vedere e agire in questo stato della vita. In questo stato della vita, quando non si può dire perché non possiamo “vedere”, tacere è dovere. In alternativa, dire ma dubitare. Non per ultimo, ricordare che ogni corrispondenza fra spiriti avviene per corrispondenza di spirito e che per questo ogni relazione è personale e quindi privata. Comunicare e rendere note quelle rivelazioni, quindi, è utile come dar delle medicine ai sani. E’ chiaro che sullo spirito che si è rivelato al Saulo non posso dire nulla, tuttavia, non lo penso Basso, pur avendo dimostrato la possibilità di agire nella materia. Nulla prova, però, che fu quello spirito l’operatore di cecità nel Saulo. E se, invece, fosse stata provocata da l’epilessia patita dal Saulo? Ammessa l’ipotesi, è possibile pensare che quello spirito si servì della cecità a causa dell’epilessia, per far capire al Saulo (o a noi interpretare) che lo era (cieco) anche culturalmente? Non escluderei del tutto l’ipotesi. Vi sono spiriti, infatti, che entrano nella nostra vita per mezzo del nostro dolore. Se tanto mi da tanto, è anche possibile pensare che quello spirito entrò nella vita del Saulo usando a sua fine quello che già c’era. La non interferenza sulla Cultura della nostra vita è degli spiriti Alti: indipendentemente dal nome che hanno avuto, o per il titolo che ora agiscono.

Ho rivisto e modificato questa parte della lettera in data 06/10 c.a.

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Non pochi pensieri mi sono rimasti nella tastiera

a proposito della Confronti: li riprendo.

Sto verificando la lettera “Confronti”. La prima stesura risale a più di venticinque anni fa. Nella lettera metto confronti fra l’esperienza medianica vissuta dal Saulo di Tarso con quella mia. Direi interessanti le conclusioni che ne ricavo. In particolar modo per i casi di medianità, a storto collo subiti dalla chiesa giusto per poterli verificare quando non variamente gestire. Anche nella tua Danimarca c’è del marcio ma il tuo Stato l’affronta solo se proprio_proprio costretto. Almeno sinora, non può diversamente. Infatti, quando (sia pure con chiara ragione) minaccia di taglio del vello le pecorelle che seguono delle spiritiche fonti, altro non ottiene che trasformarle in fideistiche tigri. La storia le dice anche scannanti quelle che, a favore del tuo stato, il tuo Stato ha irretito ed usato. Dice scannate come scannanti anche quelle che l’hanno subito. Nel proseguo della lettura, più volte mi sorprendo a dire: un momento! Durante le sedute medianiche L’Amato non mi ha mai confermato di essere lui! Ho sempre creduto che quella presenza fosse la sua, perché chiamando un nome, mica ci si aspetta che ne venga un altro! Siccome nello spiritismo è impossibile verificare se un nome è quel nome, tre le decisioni: o si interrompe il caso, o si rinuncia a quell’esperienza, oppure, avendone bisogno, si finisce con credere quello che si ama pensare. Certo! Ho avuto delle conferme per fatti che solo quello spirito poteva conoscere: pensavo. Non lo penso più, perché se è vero che lo Spirito è l’universale H20, è anche vero che non esiste separazione di forza fra H20 e h2o, come non esiste separazione di goccia fra acqua e acqua. Se mai, separazione esiste per il diverso stato della condizione della rispettiva forza. Non essendovi separazione fra forza e forza, ne consegue che la conoscenza di uno spirito (conoscenza data dal sentire lo stato della sua forza) può essere sentita (e quindi usata) anche da un altro spirito, sia per desiderii da parallela eguaglianza (come qualche volta è stato nel mio caso) sia per spiritica dominanza: come il più delle volte è stato sino a che ho cominciato a fermarla. Morale della fava: prima che mi liberassi da ogni genere di influsso (almeno dai coscienti, che dalla conoscenza di quella realtà è impossibile) con chi sono stato in contatto? Non lo so più. Se tanto mi da tanto, neanche il Saulo può dire di sapere il suo!

28 Settembre 2019

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Esorcista è la ragione!

Mio caro, non sono in grado di sapere cosa e/o quanto conosci sugli argomenti che avendo tempo e comodo ti invito a leggere, così, per non trascurare qualcosa mi vedo costretto ad agire come se ti conducessi per mano. In tutti i miei scritti non offro risposte: offro domande. Le risposte, ognuno deve trovarle da sé. Tieni presente che mi esprimo in modo metaforico, carsico, e che sto andando a ruota libera. Nell’immediato ti risulterà disorientante. Ciao, Vitaliano.

Ogni culturale superamento della forza naturalmente raggiunta implica delle necessità di lotta, sia quando la si impone su di sé, sia quando la si impone su altro/i da sé. Da quanto mi risulta l’hai attuata (in ragione di motivazioni consce o no, e/o con te stesso, e/o, al caso, contro te stesso) 

servendoti di ciò che favorisce lo sviluppo del corpo;

servendoti del pensiero che ti ha portato a farti fotografare con l’animale feroce; 

servendoti del non poco sfidante genere di lavoro.

Il bisogno di maggioranti sfide che permettono il raggiungimento di una maggiorata meta, implica che alla base vi sia una considerazione di sé, in dissidio fra reale (ciò che prevalentemente è una persona) e ideale: ciò che in prevalenza aspira ad essere. Nasce il bisogno di farsi attivi guerrieri quando vi sono e/o si avvertono delle forze ostili. Ve ne sono di consce, e/o di inconsce; di soggettive e/o di oggettive; reali e/o immaginate e/o solo temute, ecc, ecc. Così per i fronti: vuoi interni, vuoi esterni il guerriero. I fronti che dipendono da realtà esterne (società micro e/o macro) sono “facili” da appurare. Non così per i fronti interni. Nell’interno del guerriero, è fronte prevalente il timore di riconoscersi come un qualsiasi (dal punto di vista dell’amor proprio e/o della vanità) e, sotto l’aspetto della virilità, un non potente dal punto di vista dell’amor proprio e/o della vanità. “Qualsiasi” e “Non potente” sono definizioni assolute. In questo, se da un lato possono essere giuste, dall’altro possono essere anche non giuste, perché vita, è stato di infiniti stati, e quindi, definibile solo per convenzione.

Ci sono lotte casuali (e casuali lottatori) e lotte, che i tatuaggi fanno intendere orlate e/o ornate (in presenza di orgoglio e/o vanità propria e/o tribale) come pure tramate e/o con trame in presenza di volontà di potere proprio e/o tribale. Diventa guerriero con trame e/o tramato, chi è parte di una lotta pianificata da fini di conquista: vuoi per il raggiungimento e/o superamento di sé, vuoi per il raggiungimento e/o il superamento di fini collettivi. Il timore alla vista dei guerrieri trova origine nella paura del più forte. Può anche essere, però, che sia perché ogni spirito guerriero, ha, nonostante la forza del suo spirito, un destino segnato. Ora, è stata la loro immagine di spiriti guerrieri, ciò che ha mosso la tua paura, o è stata l’immagine di un destino segnato da lotte? Di chi? Tue e/o di altri a te prossimi o no? Dalla vista dei “morti”, o dalla vista della “morte”? Nel guerriero, il sacrificio della vita (totale e/o parziale) è intrinseco destino di chi si offre come capro sull’ara di più elevati intenti. Nei tuoi più reconditi pensieri ci può essere e/o c’è stata anche in te un’analoga disposizione verso l’animo capro? Ipotesi sia, su quale ara avresti pensato di far salire a maggior cieli la tua vitalità, e per chi, il sacrificio del capro? Per l’insieme delle supposizioni si può pensare che quelle presenze potrebbero essere lo specchio di quello che (coscientemente o no) è il tuo spirito: un pianificato guerriero tribale (secondo i fini detti) provato, su vari fronti (interni come esterni, famigliari e/o sociali) da destini di lotta.

E’ lutto, il senso dell’abbandono che proviamo quando sentiamo calare la forza del nostro spirito. A quella prova non sfugge nessuno. Non sfuggì neanche chi ebbe a dire: “Padre, Padre, perché mi hai abbandonato?” Il senso dell’abbandono provoca stati di prostrazione: “atto di chi si prostra per manifestare sottomissione.” Sottomissione nei confronti di chi e/o cosa? Dell’umano destino, o di spiritica volontà? Quando non è violentemente imposta, la sottomissione è possibile se vi è accettazione. L’accettazione è permessa se vi è volontà accogliente. Ora, nei casi di spiritismo passivo (nei sensi di non voluto e/o cercato) quanto la nostra identità può dirsi sovrana? Direi, tanto quanto il nostro spirito non è condizionato da altro spirito. Cosa conferma che il nostro spirito non è suddito di altro spirito? Lo conferma l’assenza di ogni manifestazione spiritica e/o medianica, o, se vi sono state, la cessazione. Dove vi è continuità medianica, non può non esservi che il proseguo della sottomissione nella Natura, per accettazione di altra Cultura, data l’accoglienza (nel nostro spirito) della maggior forza di un altro spirito. Dove, fra spirito sottomettente e forza sottomessa (cosciente o no, volente o no che sia) vi è conflitto fra volontà, vi è un guadagno di forza dello spirito che l’impone, (spirito umano o no che sia) è un’usura di forza di chi (spirito umano o no che sia) la subisce. Può essere, un’usura così motivata, l’origine della debolezza che senti? L’inspiegabile aumento della tua muscolatura può essere un “dono” ausiliare della forza spiritica che usa la tua come tramite della sua volontà di vita? L’ipotesi non è da escludere. Guaio è, purtroppo, che se da un lato quel dono ti regge lo spirito, dall’altro regge il proseguo della sottomissione e della conseguente usura. Ipotesi sia, lo possiamo dire dono gratuito, l’aumento della muscolatura? Direi proprio di no se ti è concesso da uno spirito parassita. Può considerarsi gratuito, invece, se ti viene donato da uno spirito che, pur influendo con il tuo spirito, non condiziona la tua vita perché in alcun modo manifesta la sua.

Siamo in grado di verificare chi sia il soggetto e/o i soggetti donanti per scopi di dominio, o chi sia chi non pratica quell’intento? Il male (così come l’errore) sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Ne consegue che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Ad affermazione data, ne consegue che non siamo in grado di capirlo, quindi, per quale fiducia accettiamo caramelle da sconosciuti? E per quale fiducia le “perline”; notorio tramite d’induzione a sottomissione? E’ un grossissimo errore credere che le possibilità medianiche siano doni dello Spirito. Lo Spirito, essendo un assoluto, non può dare che un dono assoluto, ed essendo assolta forza della vita, quella da in assoluto. Ogni altra “mela” è dono degli spiriti che diciamo “bassi” e/o “alti” secondo le idee che in molti modi ci comunicano tramite le molte forme della medianità: “bassa” e/o alta”, tanto quanto reputiamo basse e/o elevate le manifestazioni della medianità. Come lo Spirito concede un solo dono (la vita) così concede un solo carisma: la coscienza delle sua esistenza. La corrispondenza fra spiriti ulteriori e il nostro, avviene in ragione dell’affinità di spirito. Per quanto ben intenzionato e diretto verso il bene, il vero, e il giusto, nel nostro spirito, comunque ci sono delle zone dove alberga l’errore quando non il male. Ne consegue impossibile, quindi, che noi si sia in corrispondenza di forza con spiriti senza le stesse zone. Lo spirito umano che ignora questo è quanto meno incauto quando non sciocco; e se per gli incauti e/o sciocchi, comunque vale la candela, con quella, prima o poi si scotteranno. La medianità, infatti, è una prova (della vita) che prova la vita che ci prova, in ambo gli stati in corrispondenza. Vero è, che tutti siamo vie che portano a capire la vita. Per quanto mi riguarda, quindi, ad ognuno la sua strada. Tanto più, perchè nessuno usufruirà dei guadagni spirituali di altri, come nessuno pagherà le perdite spirituali di altri.

Ammessa la premessa, la materia che si anima per la forza dello spirito animante, assume il corpo dato dalla forza della sua vitalità. Per l’insieme di qualità e quantità, la forza immessa nel corpo (i contenuti) forma l’immagine del corpo ottenuto. Poiché non vi è qualità e quantità di forza come un’altra, nessun corpo contenitore risulta come un altro. Alla fine della nostra esistenza fisica, la nostra forza (il nostro spirito) torna allo Spirito. Con altro dire, la vita particolare torna all’universale. Al ritorno, si pone prossimo o non prossimo allo Spirito, in ragione dello stato del suo spirito. Se 5, ad esempio, nello Spirito si collocherà fra gli stati di analogo valore: così per infiniti stati ed esempi. Sia in questo stato della vita che nell’ulteriore, l’immagine di quello che uno spirito sente della sua forza, forma e conforma l’identità spiritica maggiormente raggiunta. Poiché vita, è stato di infiniti stati che si originano dalla corrispondenza fra tutti i suoi stati, la trinitaria unione in un unico stato non è possibile a nessun spirito. Solo il Principio di ogni principio della vita è l’assoluta unità della sua trinità. Fra lo spirito 4 che in questa vita tua nonna poteva essere, e il 5 che si ritrova ad essere (magari il tre) comunque vi sono stati di infiniti stati di spirito. Così, ciò che di tua nonna appare è una commistione di forza fra ciò che prevalentemente era e ciò che di prevalenza è. Se tu la vedi eguale, ciò significa che anche il suo spirito è rimasto eguale. Gli spiriti che ci appaiono eguali a ciò che erano, provengono dal limbo spirituale di chi (nolente e/o volente, cosciente o meno) sosta lo sviluppo del suo stato. Non per questo gli spiriti in quel limbo sono contrari ai principi della vita: il bene, il vero, il giusto. Lo diventano, però, tanto quanto si fanno tramiti, nel nostro stato di vita, di proprie necessità, comunque motivate.

Se le conferme delle necessità giungono a fissare un arbitrio, i soggetti in corrispondenza lo fissano (nondimeno si fissano) in mediun fra questa e quella realtà. Da questo loro e nostro stare fra mondi si originano le nostre possibilità medianiche. Ci liberiamo dalla dipendenza da spiritismo, tornando a corrispondere con la vita, solo per mezzo del nostro spirito. Per quanto offerto dalla medianità, il nostro spirito può essere portato a sentire una sorta di immiserimento della sua forza. Quanto sia erroneo crederlo, lo seppe bene chi ha detto e/o scritto “Beati i poveri di spirito”. Solamente chi si ritrova gravato da forze non proprie, (come futilmente fortificato in diversi casi) può giungere a quella constatazione. Se ti riconosci (in molti modi, stati, e/o casi) dipendente da quei doni, è per tua volontà o per volontà indotta? L’amore, è comunione. Una comunione fra spiriti di limitata coscienza da limitata conoscenza, quanto può dirsi amore? E in quell’amore, quanto può essere escluso l’errore? Se un amore fissa e fa fissare in medium una vita (vuoi umana come non umana) quanto e perché è doveroso accettarlo? O è amore il porre necessaria separazione perché è necessario che il cammino di ogni spirito possa proseguire per propria coscienza, data la propria conoscenza? Le intrusione degli spiriti sono possibili, quando l’unità dell’identità è scissa dal suo bene, dal suo vero, dal suo giusto. Tanto quanto le preghiere e/o i riti (anche i non religiosi) riescono a ricomporre un sé schizofrenico (non necessariamente in senso psichiatrico) e tanto quanto fermano le forze estranee alla data identità. Dove un’identita’ non è conformata e confermata, è possibile che nella forza di spirito nello spirito influito avvenga della regressione, tanto quanto uno spirito interferente non contribuisce a stabilizzare nel nostro spirito, i principi che permettono ad un dato sé di ritrovare sé stesso.

La medianità è “come” il diabete

C’è chi sostiene che non esiste lo stato soprannaturale della vita come neanche i suoi inquilini. Chi è di questa opinione afferma che gli “spiriti”, non sono altro che presenze mentali originate dalla schizofrenia. Se per schizofrenico si intende lo scisso fra Bene e Male, fra Conoscenza e Ignoranza, o fra Giusto e Ingiusto, allora tutto il mondo è da ricoverare. Vi sono scissioni che in più modi e stati invalidano l’identità, e scissioni che la diversificano. Il mondo dell’arte è pieno dei diversificati da schizofrenia. In quella categoria pongo anche i medium. Si dice e/o viene detto medium, l’individuo che sta (o dice di stare) fra i due stati della vita: il naturale e il soprannaturale. Dei due stati, è accertabile il naturale. Il soprannaturale, invece, è questione di fede. La mente razionale non crede nell’esistenza di quel mondo, e quindi, neanche su quanto si dice. Per la mente razionale, la fede (ragione della speranza, non della conoscenza) è un inverificabile delirio. Anche la facoltà medianica viene intesa così. Per quanto mi riguarda la considero una delle infinite possibilità della vita: non la escludo ma neanche la seguo. Vero è che per qualche anno l’ho fatto, e che se non l’avessi fatto avrei continuato a conoscerla per libro, non, per vita come è successo. Anche ammettendo che non sia vera l’opinione razionale sulla medianità, comunque, di quella realtà non si può provare nulla. Mi fermo su un solo fondamentale perché: non possiamo provare nulla perché il male (come l’errore) può fingere il bene molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore dove è maggiore una rivelazione. L’impossibilità di accertare l’identità dell’essere (soprannaturale e/o proveniente da un delirio che sia) rende, inattendibili (spiritualmente come religiosamente parlando) anche le origini delle Religioni del Libro: non solo. Come è di inattendibile provenienza la medianità, inattendibile diventa il medium che tanto o poco se la rende atto pubblico; inattendibile, non tanto perché asservito servitore del Male (per esserlo è necessario conoscerlo e perseguirlo in piena coscienza) ma perché asservito servitore dell’errore, quando non maestro. Ammesso quanto sostengo, chiedersi se esistono o non esistono gli spiriti è una mera perdita di tempo. Sull’argomento, infatti, ogni “toccato” crede a quello che più ama credere: e non c’è ragione che tenga. Dove la verifica di un dato essere (vuoi spirito e/o vuoi medium) è impossibile, è possibile invece, verificare l’azione concreta; ed è da quella verifica che si può capire l’effettiva sostanza spirituale, sia dell’identità influita che dell’identità influente. Anche in questo caso, però, restano inesplicabili i motivi e i fini. A maggior ragione, quindi, cautela! Accettare caramelle dagli sconosciuti è potenzialmente erroneo non solo per i bambini. Presso di noi, un medium diventa portatore di fede, tanto quanto manifesta i cosiddetti “doni dello Spirito: i carismi. Il portatore di fede spirituale sa che lo Spirito fa un unico dono: la vita come potenza derivata dalla sua. Ogni altro dono è carisma di origine spiritica. I carismi, oltre che maggiorare la personalità del medium aureolandolo di varia santità,  hanno l’implicita funzione di annulla diffidenza e/o di raccatta semplici o anime perse, vuoi per un dolore, vuoi per esistenziali confusioni, vuoi per misticheggianti ricerche: un’ipotesi non esclude le altre. I carismi non rientrano nella categoria dei volontariamente e liberamente dati. Bensì, in quella degli inevitabilmente concessi. Noi sappiamo che, fissata una data operazione e/o app, due cellulari, palmari e computer possono entrare in reciproco contatto: lo sappia o meno uno dei contattati, lo sappiano o meno chi contattano una volta avviata quella possibilità: mi venga un accidenti se mi ricordo come si chiama. Analoga comunione succede fra la forza (spirito) di uno spirito, e la forza (spirito) del nostro. L’influsso fra spiriti (vuoi fra disincarnati che incarnati) è perennemente continuativo, perché la vita, essendo corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati, ammette la divisione fra stati solo nei casi di dolore e/o di incoscienza da ignoranza. Vista da vicino, però, quello che ci appare come una divisione per quei motivi, in realtà è solo un’attenuazione del filo (forza o spirito) che collega vita a vita.  Per quanto sostengo, quindi, uno spirito soprannaturale, una volta in collegamento con uno naturale non può non passare il dono (la vita) ricevuto dallo Spirito. E’ prossimo allo Spirito, lo spirito che passa la sua forza al nostro. Non e’ prossimo allo Spirito che nel nostro passa la sua conoscenza: cio’ che sente della sua forza. Non vi può essere percepibile passaggio, però, dove, al proposito, non vi è coscienza di quella possibilità. Ho affermato prima che il passaggio avviene per affinità di spirito. Già sappiamo poco sul nostro spirito, figuriamoci sulle possibili affinità fra spirito e spirito. Con il che intendo dire che neanche nulla sappiamo su quanto donato  dagli spiriti, come nulla sanno di certo (se di incerta conoscenza di quanto hanno in coscienza) sul dono passato; le certezze che al caso diciamo di avere, altro non sono che delle soggettive convinzioni! Quando anche non chiaramente espresso, il medium diventa, volente e/o nolente, un risvegliatore di coscienza.  Di per sé non è un’opera negativa. A mio modo lo sto facendo anch’io. Quello che in genere non fanno i medium, però, è avvisare le persone influite, dei rischi insiti nel luogo del risveglio. In genere non lo fanno perché diventerebbero meno fascinosi agli occhi di un bisognoso di Oltre. Tanto più, se della loro medianità (vero o spacciata come vera che sia) ne hanno fatto un mestiere. Altrettanto vero, se ne hanno fatto una “mistica” missione. Quale il filo Arianna può portarci fuori da questo intrico fra intenti e/o convinzioni? Come accennato sopra, lo studio del Fare di un Essere. Dove il Fare dell’Essere disincarnato (ma vale anche per l’incarnato) genera (direttamente come indirettamente) il Dissidio nella sue infinite forme (funzioni, scopi palesi o impliciti, ecc, ecc) là vi è l’errore, e/o quanto può portare all’errore. Perseguendo l’errore e/o quanto può portare all’errore, può formarsi, in primo il male (dolore naturale e spirituale da errore culturale) e nel proseguo dell’asservimento all’errore, al Male dato dal maggior errore. E’ certamente vero: l’errore può essere perseguito in buonafede sia dal medium che dallo spirito che lo comunica. A maggior ragione, quindi, è meglio non superare la soglia fra stato e stato della vita: una volta superata, infatti, non si torna più alla coscienza di prima,, e nel dopo, non sarà più possibile capire (ammesso e non concesso che prima lo sia stato) se siamo gestori di quell’esperienza, o se  ancora ci ritroviamo ad esserne i gestiti. Se gestiti, da chi? E qui casca l’asino! Comunque ricevuto dagli spiriti, il carisma non si può restituire, perché una volta aperta la coscienza (è il luogo di ogni conoscenza) non si può più rinchiudere. Al più si può tacitare, o allontanare di memoria. In ciò, allontanare e/o sopire sia gli influssi che gli effetti deleteri della medianità. Alla fine di quanto detto mi resta un’ultima domanda: per quanto di pesantemente negativo può  portare,  la medianità val bene una messa? Rispondere con un sì dopo tutto questo lo direi da imbecilli. Rispondere con un no, comunque è influire la vita altra, e ciò può diventare altrettanto negativo. Penso infatti, che ognuno sia la via delle proprie verità, e che la ricerca delle proprie verità non vada intralciata: lo possono fare anche le buone intenzioni. Della morale della favola giunti al punto, non mi resta che questa: l’importante è ricordare che la medianità è come il diabete: non si guarisce. Al più, si può contenere.

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