Gli abiti del piacere

Vi sono identità, che sotto la spinta del desiderio si spogliano della personalità sessuale che sono (o pensano di essere) e si vestono con un’altra. E’ il caso della personalità etero che si veste di omosessualità. Raggiunta l’intesa e soddisfatta come si rivestiranno, dopo? Da simili, certamente no. Si rivestiranno, quindi, con i propri abiti: l’omosessuale con i suoi, e l’etero con i propri. Nude o vestite che sia le personalità coscienti di sé non subiscono problemi. I problemi invece, accadono nelle personalità scardinate dalla propria cultura eterosessuale a causa della forza di desideri che sono parte di quella vita anche se non fra quelli che la fondano. In quei casi potrebbe succedere così che la personalità che si è scardinata sotto la spinta del momentaneo desiderio non riesca pià a vestirsi degli abiti che aveva: vuoi perché gli si sono ristretti, vuoi perché gli si sono allargati. Comunque rivestito, come reagirà quella diversità (l’eterosessuale) nei confronti di chi l’ha fatto sentire simile, e quindi, omosessuale? Eliminando il testimone che lo vede falsamente rivestito dopo essersi egualmente spogliato? Non tutti i casi giungono a questo, ovviamente, tuttavia l’ho pensato per non pochi casi. L’ho pensato anche nei casi di patricidio e matricidio. Dove un un figli* non riesce a togliersi gli abiti non suoi perché impedito dall’opinione di quelli che l’hanno impropriamente vestito potrebbe scegliere di togliersi dalle spalle gli erronei vestitori anche eliminandoli dalla sua vista dove non riesce ad eliminarsi dalla loro.

In attesa di divorzio

In attesa di divorzio, lui, quarantenne, è tornato da mammà. Terminato il lavoro allena una squadra di calcio maschile. Peste ti colga, Vitaliano, se solo osi pensare ad una qualche sensibilizzazione, verso (e/o in basso) a chi si fa la doccia dopo l’allenamento. Lei, transessuale. Ragionando da maschio, la dico femmina dalla punta dei capelli a quella delle scarpe. Si incontrano ed è tutto un falò, poi, “ho qualche problema, mia moglie ha preso un investigatore, vuole addossarmi la causa di divorzio, sono costretto a non vederti con la frequenza di prima, ti amo; poi, telefonatine e messaggini enigmatico – romantici. Questo, via, via distanziando, e stringi_stringi, tacendo. Ci resta male, lei, ma reagisce con classe: siamo grandi, que sera sera, “mandami tante rose ma non spinose”, e chiude la linea. Che ne pensi, Vitaliano? Mah, tesoro. I casi sono due, o lui si sta distanziando perché passata la scuffia sta riacquistando la sua vista (e tu, sei un’altra vista) oppure sta provando se la sua semina ha messo radici. Se gli fai capire che ha messo radici, prima o poi non mancherà di chiederti acqua. E, se non mi chiedesse acqua ma neanche si facesse rivedere? Mah! Direi, allora, che sta togliendo le sue radici dal tuo vaso. Ma dai, Vitaliano! Quarant’anni e ancora manca il coraggio di sé stessi! Capita mia cara, a quelli che, molto più probabilmente, vogliono navigare su mari senza rive.

Vi scrivo

Ai Gentlemen-Di-Grindr – Vi scrivo per la posta del Culo (Culo con lettera maiuscola, per favore!) una questione non da culo. Non preoccupatevi se non in anonimato perché ho smesso quella preoccupazione da mo’. Avendo sempre preferito i variamente etero omo_sensibili non ho mai potuto pretendere un uguaglianza di comportamento, in qualche modo confortato anche dall’esempio etero che per via di paritario stile sponsale, non esisterebbe se non fosse stato reso obbligatorio dal Principato e dalla Religione. Così, rimango disorientato dal vedere la generalità del mondo in Lgbt, alle prese con la ricerca di formali unioni para etero, se no, ciccia! Ora, mica mi aspetto che le nostre accoppiate siano aperte sino al troiaio, ma che chiedano di essere più lealiste dell’etero re mi pare quantomeno eccessivo! E’ ben difficile che un sentimento possa contenere una vitalità sessuale. tanto più se giovane, tanto più se non sperimentata, direi quasi sino all’indifferenza verso un corpo altro. Cacchio! Io ci sto riuscendo, solo adesso! Ma anche adesso che non tira più l’affare tirano sempre le emozioni; solo che tirano ma non durano perché so e sento, adesso, che sono dei fuochi fatui. Leggo di gente, invece, che spera sul tredici già alla prima schedina! No, per evitare delusioni da mancata schedina, bisogna eliminare le illusioni sul gioco! La prima di tutte, è pensare (quando non pretendere) che una controparte possa dare ed essere tutto quello che l’altra sogna. Questo non è amarla per quello che è: è amare in un altro corpo quello che amiamo del nostro. Naturalmente ci sono delle eccezioni ma quelle non fanno testo: al più felicità, o mal che vada,  avvelenati da quell’errore ad ampio spetro che è il dolore.

Non siamo diversi

Carissima: non siamo diversi (in quanto Finocchi) perché alcuni hanno l’indole verso un non comune uso del sedere. Siamo diversi perché noi stessi o perché no. Questa diversità, volenti o nolenti ci accomunerebbe agli etero se solo sapessero essere diversi perché sé stessi. Rileggi a mente fredda il mio post (se è quello che ha motivato il tuo commento) e vedrai che non è il razzismo, il soggetto del discorso. Nessuno (almeno nessuno che conosco) è di per sé contro un altra razza. Al più, è contro forme di non corrispondente civiltà, usi, o costumi. E’ anche vero, però, che anche a noi capita di essere barbari a noi stessi. Capita anche, però, che non siamo abbastanza razzisti verso la nostra barbarità. Saremmo probabilmente migliori se lo fossimo. Saremmo in Paradiso se lo fossimo. Invece, siamo in Adamo: nel nato dalla terra. Porta pazienza, allora, se qualche volta ti diamo (gay e no) dei motivi di sconcerto.

Alfa o Beta il maschio gay?

Necessaria premessa: paragono la verità ad un arancio. Come dell’arancio vediamo gli spicchi che abbiamo davanti gli occhi, così, è della verità, e così, la scelta, necessariamente contenuta delle mie opinioni su “Contro Natura? Qualsiasi genere di potere si costituisce e si mantiene per mezzo di regole divisorie: giusto o ingiusto, vero o falso, bene o male. Di queste regole pretende di essere il maestro di significati, vuoi per la Natura della vita (il sentire) vuoi per la sua Cultura: il sapere. Per il potere sociale la fissazione delle regole si pone lo scopo di formare il cittadino. Per il potere religioso di formare il credente. Il concorso fra poteri si prefigge lo scopo di formare la città di Dio nella città dell’Io. Chi aderisce alle regole di quei poteri è secondo norma tanto quanto è in grado di aderire: vuoi sinceramente, vuoi ipocritamente. Chi non aderisce non è secondo norma (vuoi per scelta, vuoi per limiti) tanto quanto non vuole o non sa aderire. La norma, certamente pone separazione fra cittadini, ma non deve essere l’essere il soggetto coinvolto nella separazione, bensì, il fare. A priori del fare, quindi, siamo tutti normali, perché, né contro la natura della vita (il sentire, appunto) né contro la sua cultura: il sapere. Su una qualsiasi identità, quindi, ogni giudizio deve essere a posteriori, e, già che ci siamo, (visto che è tipico della Cultura normale) non sul posteriore! Se a priori del giudicabile fare, né l’eterosessualità e neanche la sessualità in Lgbt sono contro la natura della vita, come mai viene presa di mira la sola realtà in Lgbt? Semplice, direi! Perché ogni genere di potere fortifica le sue fondamenta gettandovi (e/o non impedendo che si getti) delle vittime create ad arte; ed è appunto per questo bisogno di vittime che il Gatto sociale e la Volpe religiosa impediscono al Pinocchio in Lgbt, di possedere, paritariamente, i diritti dei Pinocchi in Etero. Chiederci se siamo o non siamo contro Natura, a mio capire è sterile, non tanto perché lo sia, ma perché è domanda rivolta a ragioni che della sordità verso una via della vita hanno tratto di che sussistere. Attuale tragedia vuole che i detentori dei poteri non possano diversamente, perché ogni potere sottomette chi lo serve. Anagraficamente parlando sono nato nel 44, ma a me stesso, a Verona nel 71. Avevo 26 anni e non poca conoscenza come non poca deficienza, ma lo stesso, tutto ero fuorché (fondamentalmente parlando) una bella addormentata! Così, non ci ho messo molto per capire il genere di cella che mi aspettava se solo avessi cercato di praticare la regola (sociale e religiosa) che pretendeva la rinuncia della mia umanità. All’epoca, sentivo chi ero ma ancora non lo sapevo bene cosa ero, tuttavia, sia pure nella generale incertezza, sapevo di non essere di Monza e men che meno monaca. Sapevo altresì di non voler diventare un’altra sepolta viva! Non lo sono diventato, perché, fra la mia realtà e la realtà ho messo mediazione. Proseguendola e sempre di più affinandola, sono giunto a costituire me stesso con quanto mi era prossimo, e a difendermi da ciò che non mi era prossimo rifiutandomi di subire i patimenti da erroneo influsso. Fra i maggiori quelli a me non corrispondenti del Principato. Fra i maggiori, quelli a me non corrispondenti della Religione. Per mia difesa da erronee corrispondenze ho messo il Principato fuori dalla porta di casa. L’ha raggiunto anche la Religione! Non per questo li ho esclusi dalla mia vita, ma per questo li faccio entrare caso per caso e solo per il tempo dovuto a un dato caso, dopodiché, Fuori! Saremo meno esiliati dal sociale e dalla religione tanto quanto ci rifiuteremo di essere capri da esposizione su banchi da macellai. Dobbiamo farlo, non come la volpe che dice non buona l’uva solo perché non ci arriva. Dobbiamo farlo (caso per caso) perché non è buona la vigna! Punto! Vuoi per forza, vuoi per necessità, vuoi per acritica abitudine ma in Omosessuale e Gay non mi sono mai riconosciuto. Non per rifiuto di me come si può intendere, ma proprio perché accetto le etichette solo se appartengono al mio esistenziale bagaglio. Rifiuto quelle definizioni, anche per un ulteriore ed importante motivo. Le vedo, infatti, come tizzoni per falò! Liberi di opinare sulla quantità e qualità del genere, tuttavia, io sono un maschio. Se proprio devo riconoscermi in una etichetta, quindi, mi direi che sono un Beta. Non Alfa, è vero, tuttavia, caso volendo, nella possibilità di esserlo. So bene che è difficile cambiare strada. Per più di un motivo, ma se da froci, culattoni e busoni siamo passati a gay, da gay possiamo anche proseguire verso nomi che disattivino la violenza contro la Persona, evitandone la superficiale ed inutile emersione del genere.

Devo “Principato e Religione” al mai dimenticato Ordinario di Scienza dell’Educazione dell’Università di Verona: l’esodato padre Aldo Bergamaschi.

1) Ciao, Vita! La sai l’ultima?

Il mio uomo ha fatto le valige! Allora (mi dice l’amica) giovedì sera ricevo un messaggino dal piccolo. Leggo: ti lascio. Sono in viaggio per casa. Non ti vedo più come la mia donna. Ti vedo come mia madre. Antefatto. Lei: transessuale. In età. Regge bene. Femminile. Carattere viriloide. Lui: militare. Sui trenta e qualcosa. Non male. Anche lui, a mio conoscere, è un transessuale, sia pure a livello di passaggio da Etero ondivago, ad Omo con difficoltà d’accettazione. Tradimenti del genere, sono l’amaro destino del Transessuale che si evira per sentirsi completamente donna. Secondo me, il piccolo, ha solamente trovato una madre non operata, ma sono pressoché sicuro di una cosa: non si fermerà neanche lì. Sento di potermi dire, ancora, che prima o poi, troverà un padre che non ha proprio nessuna intenzione di operarsi. Al più, di operarlo.

Complici un paio di 45°

Complici un paio di 45°, ieri sera Patty ha affermato: omosessuali si nasce. In seguito a non poche riflessioni, affermo, invece: lo si diventa. Ulteriormente ti dico, che ogni sessualità lo diventa. Lo diventa in modo culturale, tanto quanto siamo coscienti di sapere circa il nostro piacere. Lo diventa in modo naturale, tanto quanto non siamo coscienti di sapere circa il nostro sentire. Seguimi sino al nostro primo momento di vita e di vitalità. Il quel momento, noi, espresse conseguenze di volontà genitoriali, siamo Natura che attua il perseguimento ed il mantenimento del proprio stato: punto! In quel dato momento di vita, quindi, non vi è nessuna predeterminazione culturale circa la sessualità dell’uomo o della donna che diventerà quell’iniziale Natura. A quel livello, pertanto, non si nasce già etero o omo, al più, inizia a nascere il piacere di un vivere che, nel proseguo delle infinite informazioni di bene, metabolizzate da quel corpo, gli farà prendere la strada sessuale che vivrà sano se volente o malato se nolente. Nel decidere di vivere le informazioni acquisite attraverso il piacere della genialità, mano a mano si vorrà anche attuarle. Attuare un bisogno, implica la culturizzazione di quel bisogno. Nella volontà di culturizzare quel bisogno, direi inevitabilmente, diventeremo ciò che abbiamo culturizzato. In ragione del raggiungimento di quel proposito, quindi, assumeremo l’identità sessuale che, di prevalenza, risulterà dalla somma dei bisogni sperimentati: solo i coglioni crescono comunque! Chi vuole il raggiungimento di sé stesso, invece, lo deve volere. Diversamente da ogni teoria medica sostengo che si nasce vita, e che la vita non è etero o quanto d’altro, ma solamente vita. Dopo di che, quella vita sviluppa sé stessa in ragione della relazione che ha con il suo mondo e con il mondo. Vita si nasce, quindi, e nel tutto si diventa, o non si diventa, ovviamente, in ragione di infinite impotenze, negazioni, e/o ignoranze di sé. Nel mio caso, ho avuto pulsioni sessuali verso il simile a precocissima età. Il che vuol dire che sono nato Finocchio? No, il che vuol solamente dire che la mia coscienza ha preso atto di quel sentire a età precoce. Non è scritto da nessuna parte, però, che quella precoce pulsione abbia contribuito alla definitiva formazione della mia sessualità, come di una sessualità comunque indirizzata. Sino a non avvenuta presa, della prevalenza di un dato istinto sessuale, si può affermare solamente che, sessualità, è transito fra pulsioni sessuali, e che l’identità sessuale che ne consegue si conferma solo per il perdurare del dato istinto sessuale. Prendiamo invece il caso di persone che si scoprono omosessuali solo in tarda età e dopo avere già avuto altre relazioni con eterosessuali… in questo caso lo si è diventati? No. Quelle persone hanno solamente preso atto di un sopito indirizzo sessuale che il dato caso ha fatto emergere. Nulla esclude, che delle ulteriori emozioni eterosessuali, “coprano” ancora una volta, quello che le omosessuali avevano portato in superficie. Al proposito, come esempio ti ricordo le manifestazioni sessuali che sorgono in dati momenti di costrizione da ambiente, (carceri, collegi, o similia) e che poi “spariscono”, una volta terminata la costrizione. Nelle costrizioni in esempio, succede anche che la “scoperta” così avvenuta, possa poi conformare definitivamente omosessuale, una personalità che prima era prevalentemente etero. Non è escluso il caso inverso, ma, a mio avviso, solo in personalità in “transito” sessuale, non in quelle giunte alla definitiva lucidità circa sé stessi. Detto questo, possiamo dire della vita quello che diciamo di certi antibiotici, cioè, è ad ampio spettro, e così può formare, anche della non recintata sessualità, quella cioè, che si usa dire non normale perché esclusa dalle regole con le quali la società, a spese dell’umanità personale, ha inteso formare il cittadino sociale. Naturalmente, all’umanità personale non tutto può essere lecito, ma l’illecito avrebbe dovuto riguardare il solo comportamento personale a posteriori un dato illecito, mentre, invece, è diventato identitario giudizio a priori.

Siamo quello che amiamo?

Molti anni fa attorno ad un mio amico gravitava un giro di militari. All’epoca uscivano in divisa e tutte le streghe avevano l’ospitale casetta sia per il cambio che per il contraccambio. Per amor di compagnia, più che di seduzione, accompagno un paio di quelli a casa loro: nel pavese. Arrivati, se ne vanno per i fatti propri. Io resto in un bar. Forse perché novità in un piccolo paese, vengo avvicinato da un gruppo di ragazzi/e. Se ciacola, si ride. I militari tornano, saluto la compagnia, saliamo in macchina per tornare a Verona. Sto per avviarla, quando una ragazza apre la porta, mi bacia, la rinchiude. Resto al volante, o meglio, non so più se sono al volante! In quel dato momento, a puttane tutte le mie sicurezze sessuali! Qualche giorno dopo, discuto la faccenda con uno di loro. Gli dico: ma cosa si aspetta da me, quella ragazza? Non di certo, fisicità! Mi risponde il ragazzo: cosa vuoi che sia! Mentre sei con lei, puoi anche pensare ad un uomo! Cacchio, Maluna, sono andato a puttane, un’altra volta! Non solo perché mi sono riscoperto di tutto fuorché lo scafato che mi credevo, ma anche perché non vi è consiglio che non nasca da esperienza: propria o d’altri che sia. Morale della favola: visto da vicino, nulla è normale! Oppure, non capiamo e non viviamo più la vita, perché c’è l’hanno messa troppo distante per vedere com’è!

L’Omosessualità non esiste

Secondo la Vita elevata a supremo vissuto non esiste l’Omosessualità. Esiste, invece, l’Eterosessualità fra mentalmente e  somaticamente diversi, e l’Eterosessualità fra mentalmente e somaticamente simili. Nel senso detto, l’Eterosessualità fra simili e diversi è resa laicamente e spiritualmente universale tanto quanto è bagnata nel fiume Omoculturalmente spirituale, odiernamente gestito da religioni (e/o da moti simili) che in non poche parti e per non pochi poteri da vita su  vita e/o da vanità su vanità hanno deviato e/o inquinato e/o affossato.

Omosessualità

L’omosessualità che riscontriamo su molte specie di animali, più che un’altra sessualità, potrebbe anche essere dettata da imperi di questo tipo. Quando si sostiene che l’uomo discende dalle scimmie, speriamo proprio che non sia per ancestrali ricordi di sopraffazione fisica a livello anale e, che non sia per quelle ataviche rimembranze che si rifiuta la pur necessaria remissività culturale. Potrebbe esserlo, sai! Non per niente, quando ammettiamo a noi stessi e/o con altri che la nostra volontà è stata forzata, comunemente diciamo che “l’abbiamo preso nel ….” Può essere semplice ironia? Parallelo di immagine fra la realtà culturale dei babbuini e quella nostra? O, immagine crassa di una sopraffazione culturale che, emozionalmente, si riflette nel nostro corpo (nella nostra Natura) anche come violenza sessuale? Gli influssi delle emozioni culturali nel nostro ano, non sono una novità. Il timore fa stringere i suoi muscoli ed il piacere li allarga. I muscoli preposti all’ano possono stringersi anche nei confronti del piacere, se è quello che “spaura”, come stringersi anche per protrarlo, quando anche il dolore è parte del piacere. Seriose ironie a parte e, indipendentemente dalle scimmie, vuoi vedere che la remissività culturale viene vissuta come segno di deviazione dalla virilità in quanto potrebbe non essere solamente intesa come accoglienza culturale e spirituale ma anche come accoglienza naturale ed in ciò comunicare paure da sopraffazione di tipo sodomitico? La remissività (oltreché principio dell’accoglienza culturale e spirituale) certamente è anche principio dell’accoglienza sessuale, ma, un conto è il piacere della sessualità (Natura della Cultura della vita finalizzata alla sua perpetuazione) e un conto è il piacere della genitalità: Cultura della Natura della vita finalizzata al piacere di sé.